Il sonno della ragione: il barattolo mostruoso

Più che una categoria, questo è un episodio ben preciso che Koris aveva rimosso dalla memoria e che è riaffiorato a tradimento. Non si può iscrivere in nessuna delle serie finora descritte, ma quanto a “sonno della ragione” non c’è male.

Siamo in un periodo in cui Koris ha lo scazzo esistenziale. La sua voglia di fare il terzo incomodo nel ménage à trois “lui-lei-l’orto” è nulla. Quindi ha lasciato che Lui se ne andasse dall’altro vertice del triangolo, per darsi a pratiche con moschettoni e corde. Climbing, non bondage.
È domenica sera, Koris ha lo scazzo. Lui arriva dalle campagne con un orrido pacchetto.
“Non indovinerai mai che cosa assurda è successa!”
La risposta migliore sarebbe “hai ritrovato il buon senso perduto?”, ma l’evento sarebbe veramente assurdo nonché improbabile. E lo scazzo di Koris le impedisce di cedere al paranormale.
Lui si illumina.
“Un cinghiale è entrato nel giardino di mio padre!”
“Cosa ci sarebbe di sorprendente, visto che sei stato tu il primo ad ammettere che palizzata fatta con grigliato recuperato dalla discarica teneva con lo sputo?”
“Non è questo il punto. C’erano dei cacciatori sull’altra riva del ruscello e gli hanno sparato.”
“Cosa?”
“Hanno sparato al cinghiale in giardino e lo hanno ucciso con un colpo.”
“No, scusa, ma che senso ha? Ci saranno 50 metri di giardino fra il ruscello e casa vostra. E se avessero sbagliato mira? Se ci fosse stato qualcun altro in giardino?”
“È ben quello che mi sono detto anche io.”
“Ah, meno male. E li hai denunciati, allora.”
“No, no. Visto che il cinghiale è morto sul mio terreno siamo arrivati ad un accordo.”
“Cosa?!”
“Ecco, qui, guarda che meraviglia!”
Sul tavolo di cucina compare un orrido pacchetto incartato nel giornale. Pare una roba da film di Tarantino.
“Loro si sono tenuti la maggior parte della bestia e mi hanno lasciato la parte migliore. La ho lasciata all’aria ieri perché mi hanno detto che andava frollata. Ora lo cuciniamo.”
Koris è una persona piena di palle alimentari, colpa dell’Amperodattilo che ha la capacità di trasformare in un horror di Stephen King qualunque pietanza non sia di suo gusto. In particolare, Koris non ama la carne. Se poi la carne viene da una macelleria amatoriale, le prime cose che le vengono in mente sono “putrescina” e “cadaverina“. Buon appetito, insomma.
“Io non mangio quella roba.”
Lui trasecola. È l’istinto primordiale da cacciatore che porta il mammut nella spelonca, ferirlo equivale a risvegliare la bestia.
“Certo che lo mangi. Anzi, ne cuciniamo metà stasera e con l’altra metà ne facciamo un prosciutto”
“… un prosciutto?”
“Basta leggere su internet, non sarà così difficile.”
Internet, il male del mondo. Koris adora il prosciutto di Parma (cinque anni nelle nebbie di Avalon lasciano il segno), e anche il crudo toscano e anche lo speck. Ma questo va troppo oltre le sue possibilità. Tuttavia Lui è troppo compiaciuto della preda per accorgersi dello sgomento di Koris.
“Prendi la mannaia e taglia il pezzo a metà”
“No”
“Come sarebbe a dire no?”
“Io non lo mangio quel coso. Non ce la posso fare.”
“Lo ho portato e ora lo mangi!”
“No, mi ordino una pizza. Mi avveleno con lo pseudo-formaggio.”
“Mi stai dicendo che io porto un pezzo di carne fresca e naturale e tu ci sputi sopra per delle tue turbe da borghese frustrata?”
“Non mi fido di cose che hai letto su internet e non hai mai fatto prima. Non ne sai niente di come si tratta la carne e io nemmeno”
“Quindi non ti fidi di me?”
“No, in questo frangente no”
Ci sono momenti in cui prendi la mano del tuo bello e ti getti nel vuoto assieme a lui. Ci sono invece momenti in cui per fortuna l’istinto di sopravvivenza trionfa. L’orgoglio di cacciatore è ferito e sanguinante quanto il cinghiale sul tavolo.
“Allora esci dalla cucina e non entrarci finché non avrò finito di cucinare. Sei proprio stupida”
Koris decide che è meglio essere uno stupido senza vibrione che un genio col cagotto. Ripara quindi dietro a Trillian, ignorando i morsi della fame.
Al suo ritorno in cucina scopre che tutti gli ingredienti disponibili nella magra dispensa senza frigo sono stati utilizzati per cucinare la bestia. Dal vangelo culinario secondo l’Amperodattilo: se per cucinare una materia hai bisogno di aggiungere tonnellate di altri ingredienti, significa che allora la materia di suo tanto buona non è. Tralasciando il dettaglio che a Koris sono rimasti ingredienti sufficienti per una pasta all’olio e basta. La bestia bolle nella marmitta.
Koris fa per cercare il sale grosso nel suo triste barattolo e lo trova quasi vuoto. Fa per rimetterlo a posto e,a fianco alla pasta, trova una tupperware pieno di acqua torbida. Esita a prenderlo in mano. Nota che c’è del sale depositato sul fondo. E nel liquido nuota un pezzo non identificato, ma di origine organica.
“Cos’è quella cosa?!”
“Ah, un mio esperimento di conservazione.”
“E non basta vivere senza frigo come esperimento? Senza menzionare gli zucchini sotto aceto che hanno fatto i vermi e hanno un odore mefitico…”
“Vedrai che tempo tre mesi diventerà buono e a Natale avrò un fantastico prosciutto da portare a mia sorella”
“Tre mesi…?”

Il cosiddetto prosciutto sopravvisse fino a Natale sullo scaffale. Koris lo chiamava il Barattolo Mostruoso e le evocava i documentari sulle mummie di Luxor. Fino alla sua dipartita, giorno in cui Koris fu felicissima di essere altrove.
“Alla fine io e mia sorella abbiamo mangiato il prosciutto”
“Ah. E noto che siete ancora vivi…”
“Sì, era un po’ duro. Gli altri della famiglia non ne hanno voluto sapere. Anche se poi con la cucina di mia madre ho avuto mal di pancia per giorni. Questi cibi pieni di conservanti…”
“Eh, sì, sicuro!”

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8 thoughts on “Il sonno della ragione: il barattolo mostruoso

  1. fradicuneo 31 marzo 2015 alle 10:58 Reply

    A me cosa colpisce di piú di questo personaggio non sono le sue “stranezze”, ma come ti trattava!!

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    • yaxara 31 marzo 2015 alle 10:59 Reply

      Eh, lo so. A posteriori me ne rendo conto (e prendo nota!), ma sul momento talvolta lo giustificavo. Scema me.

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  2. altrirespiri 31 marzo 2015 alle 14:02 Reply

    Scrivi un romanzo, ti prego! Grey diventa rosa in confronto! (o almeno immagino).

    Comunque lo spezzatino di cinghiale è ottimo e va cotto molto a lungo, per diventare morbido. Quindi ammazzi tutto e non essendoci ossa, niente vibrioni.

    Il prosciutto… a me non pare che vada messo in salamoia. E deve essere stata una cosa terribile, io non l’avrei tenuto nella mia cucina!

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    • yaxara 31 marzo 2015 alle 14:23 Reply

      Se scrivo il romanzo mi ciuccio una querela! 😀
      Non metto in dubbio che lo spzzatino sia ottimo, solo che a me la selvaggina non piace. Mi considero già una leonessa in caccia quando mangio una braciola di porco, è un problema mio. Sul vibrione ho tirato a caso, lo ammetto!
      Mi vanto di dire che non vidi il prosciutto finale. E non partecipai all’apertura del barattolo mostruoso…

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      • altrirespiri 31 marzo 2015 alle 15:52

        capisco i tuoi gusti sulla carne. Dico che forse in una situazione diversa, avresti assaggiato, o comunque avresti cenato in compagnia del carnivoro.
        Probabilmente il barattolo mostruoso aveva un lezzo ancor più mostruoso, sei stata molto saggia a non partecipare.

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  3. vidaemquadrinhos 31 marzo 2015 alle 19:00 Reply

    Ossantocielo

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  4. tetto 8 aprile 2015 alle 12:40 Reply

    ecco, se un qualunque partner tornasse fiero a casa recando pezzi di preda uccisa e macellata davanti ai suoi occhi, ciò costituirebbe motivo più che sufficiente per metterlo alla porta all’istante e mandarlo a quel paese per l’eternità.
    Comunque la cosa più grave rimane come trattava te, come già ti hanno fatto notare!

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    • yaxara 8 aprile 2015 alle 13:02 Reply

      Mettiamola così: io non ho gradito, personalmente non andrei mai a caccia anche se non sono vegetariana, poiché non penso che nel XX secolo sia necessario. Ma se proprio la gente lo deve fare, che almeno si magni quello che ha ucciso (senza mettermi in mezzo, pliz). Idem per la pesca.
      Comunque quando accadde ciò eravamo già ai ferri corti per mille altre ragioni, quella fu l’ennesima goccia di follia.

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