E il tutto in 48 ore

Venerdì sera.
Torna dal lavoro, addormentati in bus perché è venerdì sera e il venerdì sera è giusto essere stravolti. Però non troppo, eh.
Molla il surplus a casa, riparti con lo stretto necessario per andare a Vitrolles a preparare le corde per l’uscita di domenica. Che ti eri offerta volontaria, tirare bidone all’ultimo momento pareva brutto, proprio brutto.
“L’uscita di domenica sarà tranquilla e anche quella della successiva. Quella della settimana dopo, nel Var, però te la sconsiglio, l’entrata della grotta è molto stretta. Per darti un’idea, la cavità si chiama La Tomba e quella a fianco, ancora più stretta, Il Sarcofago”, perché l’umorismo del Var non si smentisce mai.
Torna a casa alle nove, dopo aver ribadito di prendere delle corde belle lunghe perché non sai ancora volare. Preparati salsiccia e patate fritte mentre guardi Crozza.

Sabato
Sveglia alle sette e mezza perché quando Bazilla ti scriveva “MASOC!” sulle relazioni di laboratorio mia aveva torto.
Che si fa, si va ad arrampicare? E certo, mica ti svegli all’alba per stare sul divano.
Raccatta cibo e altre chincaglierie, butta tutto nello zaino da arrampico, recupera la Ya(xa)ris e vai all’appuntamento agé del sabato.
Si decide di andare a Lascours dove non c’è parcheggio, quindi abbandona la Ya(xa)ris in centro. La macchina per vendetta decide di mettersi in riserva.
“Va bene, andiamo a Lascours, ma io faccio solo cose facili che ho un dito in meno e domani devo essere in forma”
E poi stocazzo, insomma, ritrovati appesa a un 5c+ in strapiombo e un 6a del disagio, perché con te stessa sei donna di parola.
Torna a casa in ritardo sulla casella di marcia, fatti una doccia, preparati ad uscire con Van.
Passa una serata simpatica fra giochi di società e perfetti sconosciuti. Carino, ma coi ruolisti veri è un’altra cosa.
Alle undici ripieghi a dormire perché ti si chiudono gli occhi. Mentre stai per addormentarti ti ricordi che il cibo ingurgitato nella giornata ammonta a due barrette di cereali, una manciata di albicocche secche e qualche fetta di salame.

Domenica
Ti svegli da sola alle otto perché le dormite mattutine sono fuori moda. Ti illudi dunque di avere un sacco di tempo prima dell’appuntamento in grotta all’una e mezza.
Alle nove vai a fare la spesa che la dispensa langue.
Poi pulisci casa che sta diventando un merdaio. Poi fai una lavatrice (che tu non lo sai ancora, ma resterà da stendere).
Sono le undici, c’è ancora un sacco di tempo, quindi decidi di andare a sfamare la macchina. Che in fondo mica ci si può lamentare, la Ya(xa)ris aveva visto l’ultimo pieno il 13 dicembre.
Mentre torni a casa scopri che l’amica A. ha troppo da fare e non verrà in grotta, però può essere spiritualmente presente prestandoti la tuta degli omini deformi (quella che ha le gambe di tredici centimetri e il tronco di tre metri).
Arrivi a casa dopo mezzogiorno e mezza e ammetti candidamente a te stessa di essere in ritardo. E il sacco da speleo non è pronto. Quindi prepara una pasta a cazzo e il sacco di conseguenza, cercando solo di non mettere un uovo nello zaino e il discensore in padella.
All’una e mezza riesci ad essere puntuale. Si parte per la montagna della Sainte Baume, in cui fa un caldo assurdo.
“Forse ti ho trovato una tuta per te, è di uno della sezione ragazzi a cui è diventata piccola. Però è taglia dodici anni”
“Dodici anni è la mia taglia preferita”
Arriva ai due buchi gemelli, Les Aubagnais e La Sainte Thérèse. Il pozzo di 36 metri di Les Aubagnais mette un po’ di disagio, però poi passa. Arriva ai piedi di una gigantesca cascata di calcare bianco, per scoprire che l’equipaggiamento è vetusto e non permette di continuare. Fai marcia indietro.
“Possiamo andare alla Sainte Thérèse, sarà la tua prima strettoia”
Però c’è un vantaggio all’essere tappi: per quella strettoia è un’autostrada. Tu sei maldestra come una Panda senza servosterzo, ma è un altro discorso. Scendi fino in fondo alla Sainte Thérèse, impara manovre nuove. Risali chiededo di disequipaggiare tutto perché non sei più a disagio. Anzi, ora che l’imbrago non ti sega più una coscia sei quasi comoda. Esci dal buco dopo aver spiato un pipistrello che si sveglia dietro una vela di calcare.
Arriva a casa alle otto passate. Fatti una doccia per salvare le apparenze, scoprendo di avere più lividi che ginocchia. Ora puoi andare a dormire.

Per fortuna oggi è lunedì e ci si riposa.

P.S. Koris deve cominciare a riflettere a una categoria apposta per le uscite speleo. Suggerimenti?

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7 thoughts on “E il tutto in 48 ore

  1. Mezzatazza 16 aprile 2015 alle 09:11 Reply

    Beh superfigo però dai!
    Io non potrei mai fare cose del genere.. Oddio, magari con una grappa motivatrice in fondo al tunnel..

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    • yaxara 16 aprile 2015 alle 09:32 Reply

      Beh, mi è stato detto che se riesci a prendere tranquillamente l’ascensore, riesci anche ad andare in grotta. Sarà che qui in Francia gli ascensori te li vendono da 4 persone e non ce ne stanno due.
      Poi sia chiaro che arrivo devastata al lunedì mattina, eh.

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      • Mezzatazza 16 aprile 2015 alle 09:49

        Io non pensavo di avere problemi di claustrofobia, poi quando mi son trovata 600 metri sottoterra nelle miniere di sale di Cracovia, non riuscivo a stare in piedi… Non avevo paura, solo fisicamente non reggevo, strano!

        Beh questo è un we che suona come quelle vacanze da cui poi devi prendere altre vacanza per recuperare

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      • yaxara 16 aprile 2015 alle 09:58

        600 metri… tutta la mia stima! Poi pare ci sia anche un discorso di porti in cui si accumula anidride carbonica, ma parlo per sentito dire, mai sperimentato.
        Lo so, ci vuole sempre un we per riprendersi dal we. Se poi sei tornato in famiglia anche peggio.

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      • Mezzatazza 16 aprile 2015 alle 09:59

        Sì ma erano gallerie ampissime eh, con anche due cappelle all’interno, una cosa monumentale e bellissima 🙂

        La famiglia è la cosa da cui mi serve sempre più tempo per riprendermi

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      • yaxara 16 aprile 2015 alle 10:01

        Allora magari era la forza di gravità che voleva abbracciarti forte! 😛
        Dopo la famiglia in certi casi ci vorrebbe un ricovero. Del resto ho concordato con una mia amica di origini corse che la famiglia mediterranea è uno sport estremo e di combattimento…

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      • Mezzatazza 16 aprile 2015 alle 10:43

        Lol, che visione poetica del rischio di svenimento costante!

        Confermo, molti più lividi lì che a rugby

        Liked by 1 persona

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