Pipistrelli in Ardèche

L’ultima volta che Koris aveva messo il piede in Ardèche senza limitarsi al mero transito era giusto prima de “Il sonno della ragione”, con la scusa del “andiamo ad arrampicare in riva al fiume” che finì con “oh, del tutto casualmente mi sono dimenticato corda e imbrago, fa lo stesso se andiamo a visitare installazioni agricole alternative?”. Koris, avresti dovuto capirlo subito.
Questa volta le corde c’erano perché quando parti all’avventura con tre speleologi puoi stare tranquilla. Se poi sono tre energumeni maschi, sei anche tranquilla che le corde non cadranno sulle tue spalle.
La casa più che una casa è un rifugio di montagna ma in collina, e ricorda terribilmente la capanna in Antartide da cui partì la squadra di Scott. Ma è solo per tre giorni, nel VarVunciume vivono a titolo permanente senza acqua calda e riscaldamento. Ma il VarVunciume è uno standard difficilmente superabile.

“Ci siamo scordati i tovaglioli e non possiamo pulirci nella tovaglia. E non abbiamo nemmeno dei paperi”
“Perché Koris è scoppiata a ridere come un’indemoniata?”
“Perché è in fondo in fondo è una letterata”

Koris dorme su un letto a soppalco perché gli energumeni speleologi sono cavalieri e lasciano il giaciglio morbido. Almeno per le prime uscite, poi ciccia. Quindi godetevelo finché dura.

“Porta pure il bidone col materiale fotografico, ma stai attenta quando gli dai delle pedate”
“Sono una ragazza, sono delicata per definizione”
“Sei una ragazza che va in grotta, arrampica e nella vita fa il fisico. Dov’è la delicatezza in tutto ciò?”

E Koris si riempie gli occhi con i volumi enormi della Grotte Nouvelle, che nessuno avrebbe mai detto che entrando in quel buco per topi si sbucasse in una sala di settanta metri d’altezza, così grande che la lampada a led quasi non la illumina tutta.
E la scalata scivolosa per arrivare alla nicchia con le formazioni biancastre che sembrano neve, a piazzare flash e caschi rossi a caso per fare le foto. Pare che la testa di Koris sia stata usata come fotobomber. La medeisma Koris che ha passato un quarto d’ora appesa a una corda a fare tragedie perché era incastrata. Solo per ricavare un “smetti di scusarti e sii contenta di quello che fai, che non sono in tanti a riuscire bene come fai tu cossì in fretta”, condito con una carezza su guancia con dito sporco di fango che scatena uno sciame di pipistrelli.

“Come musica medioevale non sono espertissimo, ho ascoltato Adam de La Halle…”
“Ah sì, Le Jeu de Robin et de Marion
“Ah, ma vedo che sei colta davvero!”

Koris si sarebbe anche dedicata allo stalking, ma le informazioni si sono presentate da sole e quando le hanno confidato un hardisk non c’era quasi gusto a sfogliarlo. Solo la considerazione del “non sia nati nello stesso decennio e io sono di Parigi” ha creato un certo scompiglio in tutto codesto svolazzare di pipistrelli. Koris ha preso i piedi il giorno dopo e li ha portati a riflettere per sette chilometri, assieme alla Pentax con l’obiettivo macro in canna. Un sondaggio via Wazzapp ha optato per “gallina vecchia fa buon brodo” e poi Koris s’è detta che andandoci con molte cautele potrebbe valere la pena provare.
Poi arriva il settantenne arzillo che accompagna Koris a fare una passeggiata fra i blocchi di calcare del Bois de Païolive, a far finta di arrampicare e di strisciare nei cunicoli.

“Dobbiamo pensare alla colazione di domani, cosa prendi tu per colazione?”
“Io sono bambina dentro, bevo latte e cacao”
“Io bevo latte e cacao a colazione da ben prima che tu nascessi, ragazzina”

E nel mentre Koris si fa raccontare della geologia dell’Ardèche, tutta la geologia che l’Arkuzz non ha mai saputo insegnarle al liceo. E poi, sotto le falesie delle Gorges d’Ardèche, ascolta racconti di un’epoca in cui gli arrampicatori si facevano la Sainte Victoire in free solo integrale. E si ripete che tutto sommato non si sta così male ad arrampicare nel XXI secolo. Nel mentre si vuota un po’ il sacco su Il Sonno della Ragione, e la conclusione del saggio decano speleologo si riassume a “È uno stronzo, succede”. Finché Koris non riceva la telefonata che i due pipistrelli sono tornati alla base, grondanti fango e felici come pipistrelli infangati.
La serata finisce con Koris che si impunta a fare la pasta e pretende di occuparsene di persona.

“Sapete, sarei Italiana e questa sera vorrei cenare”
“Stai dicendo che noi Francesi non siamo in grado di cuocere una pasta al dente e che facciamo della colla immaginabile?”
“Beh, sì”

Al mattino Koris si sveglia catturata da una sorta di gioco di sguardi azzurri che non si capisce bene se stiano guardando veramente Koris, o se sembra così perché nessuno ha gli occhiali. La colazione porta consiglio.
Poi si ricarica la macchina con le corde e si parte per fare il picnic all’Aven des Pèbres.
La parte peggiore è sudarsi l’anima ad infilarsi tuta e imbrago ai 30 gradi esterni, quando nella grotta ce n’è la metà. Koris si sistema comodamente accanto allo speleologo morbido che in un frullio d’ali di pipistrelli sembra sul punto di dire qualcosa. Ma poi dal basso si sente gridare “corde libre!” e far aspettare i compagni di esplorazione non sarebbe bello. Quindi Koris scivola giù per il cunicolo che poi sarà tutta una gioia risalire, fino ad arrivare al pozzo.
E dal pozzo si arriva alla grande Sala del Caos, che oltre ad avere un nome orribilmente fantasy è dotata di enormi colonne tortili create dall’acqua e con gocce che brillano. Se Moria esistesse, sarebbe così.
Dopo scena da bondage-speleologi che provano manovre di soccorso, Koris che sghignazza finché non le tocca smontareil pozzo scivoloso e dopo aver scoperto che arrampicare soffiti è utilissimo per passare strettoie con fondo acquoso, si può collassare in macchina e tornare a Marseille.

“Se mi dai una mano a scaricare la macchina ti invito a cena. Conta che sarà à la fortune du pot, ovvero con quello che c’è in frigo, di cui ignoro il contenuto”

Pipistrelli e arcobaleni che cercano di non soccombere sotto la scalata dei tre piani con due kit pieni di corde luride in spalla. E mentre sorseggia pregiatissima acqua di rubinetto in calice e in attesa che il microonde scongeli un non-si-sa-bene-cosa-ma-ai-pipistrelli-va-benissimo, Koris vuota il sacco sul suo passato universitario.

“Ma quindi se eri insegnante in strumentazione eri nel gruppo coi Cojones, quello della Tacchettina?”
“Ahem, sì ma ogni tanto mi trovavo talmente male che mi chiedevo se fossi io il problema…”
“No, il problema sono loro che fanno cose al di fuori del regolamento, come tenersi la parte della loro cosiddetta ricerca fra poche persone e caricare di insegnamento i non permanenti”

Koris per un attimo è tentata di sciogliere tutte le riserve e urlare “dov’eri tu l’anno scorso mentre io mi scioglievo in lacrime chiedendomi cosa facessi di sbagliato?”. Poi si ricompone, offre di lavare i piatti e veleggia a casa sua per una doccie epocale. La polvere e il fango scivolano nello scarico, gli arcobaleni restano.

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10 thoughts on “Pipistrelli in Ardèche

  1. Celia 4 maggio 2015 alle 11:31 Reply

    Sto indegnamente esalando cuoricini per te.
    U___U
    Dall’identikit fornito, Sara/Celia approvano!!

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    • yaxara 4 maggio 2015 alle 12:23 Reply

      Va bene, sulla carta pare approvato. Poi vediamo. Il Questionario resta.

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  2. tetto 4 maggio 2015 alle 11:31 Reply

    dai, che è fatta….

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    • yaxara 4 maggio 2015 alle 12:24 Reply

      Urleremo che è fatta quando saremo sicuri che la Ragione sia ben sveglia. E che lo resti.

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  3. altrirespiri 4 maggio 2015 alle 12:08 Reply

    ma wow!
    son felice per te!

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  4. fradicuneo 4 maggio 2015 alle 12:41 Reply

    jiiiiiiiii bellooooooo!!

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    • yaxara 4 maggio 2015 alle 14:32 Reply

      Siiiii!! È stato il we che ci voleva!!

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  5. Mezzatazza 4 maggio 2015 alle 16:10 Reply

    Ottimo!
    Questi presupposti mi gasano!

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    • yaxara 5 maggio 2015 alle 06:55 Reply

      Io dico solo andiamoci piano 🙂

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      • Mezzatazza 5 maggio 2015 alle 10:04

        Piano, forte, va come ti pare che ognuno ha la sua velocità, purché si vada

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