Il sonno della ragione: il prequel

(A grande richiesta, l’ultima puntata: come tutto cominciò. Una sorta de “La minaccia fantasma” ma senza Anakin Skywalker)

Era il giugno del 2011, a fine mese. A inizio aprile Koris era stata scaricata dal Senzaddio per lettera raccomandata, ma senza TFR, eppure si era rimessa abbastanza velocemente in virtù del brocardo “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”. Quel sabato sera dopo la spiaggia non è che Koris morisse dalla voglia di uscire, ma le compagne di sventura dottorale insistevano tanto e un concerto di musica occitana può motivare anche i pigri. Così si mise il vestito bianco e nero rubato alla Cuginastra, gli orecchini dell’Amperodattilo e i sandali da frate e andò.
Lui era lì, coi suoi capelli neri tagliati da ragazzino, occhi castani che non avrebbero fatto male a nessuno, orecchie come i manici di una pentola, alto e secco come un chiodo. Persino carino. E guardava intensamente Koris. Il destino cinico e baro volle che le due dottorande conoscessero un italiano amico di Lui, così si finì per fare conoscenza.
“Ti va di andare a bere qualcosa assieme?” domandò Lui guardandosi intensamente i sandali sgangherati.
“Domani devo svegliarmi presto, abbiamo deciso di andare a spiaggia alla Calanque de Sormiou” rispose Koris.
Il giorno dopo, per qualche strano miracolo, se lo ritrovò a Sormiou, in costume da bagno e ossa sporgenti ovunque. Lui invitò Koris alla seconda parte del concerto quella sera e Koris non disse di no.
Passarono due settimane in cui Koris necessitava di fare stalking, ma le fonti erano parche di informazioni. Nel mentre Koris aveva scommesso con Junior che la conquista sarebbe stata rapida e veloce.
Ottenuto il suo numero di cellulare col buon vecchio metodo diretto “dammi il numero di Tizio”, Koris lo invitò nel mucchio assieme ad altri a un concerto della Vegetable Orchestra sull’Île du Frioul. Lui si presentò assieme a un’amica ingombrantissima che venne scambiata per la di lui ragazza. Koris, indispettita al sommo grado, usò la tecnica ninja del “facciamo finta di fare la corte a tutti gli altri” e alle quattro di quella notte stessa i due si scambiavano baci sotto casa di Koris.
Lui era molto dolce e Koris non chiedeva altro, dopo i modi bruschi del Senzaddio. Era anche molto serio, con un suo lato da poeta maledetto che sfogava suonando la chitarra.
“Sono un ragazzo selvaggio, adoro la libertà” proclamava a più riprese. Koris sapeva che a inizio settembre avrebbe finito il tirocinio all’università e se ne sarebbe tornato a Bordeaux dove studiava, forse o forse no. Contava di passare una bella estate e fine lì, del resto i primi tempi si sentiva più intrigata che innamorata.
Cosa passasse per la testa a Lui non era dato sapere, elemento che fu una costante in seguito. Pontificava di dottorati, ma per l’anno successivo, che ormai era troppo tardi. Pontificava anche di viaggi in Sudamerica, ma non sapeva nemmeno lui come/chi/quando, sul perché non discutiamo neppure. Koris lo lasciava parlare, nel mentre passeggiavano assieme per la Provenza. Lui si fidava di Koris quando Koris non si fidava di lui, ma Koris si faceva servizievole, fino a fargli da infermiera quando gli estirparono i denti del giudizio.
Poi a settembre Koris ebbe una sorpresa.
“Ho deciso di restare, in attesa del dottorato campo facendo ripetizioni e coi miei risparmi. Ma per te voglio restare”
Koris si sentì più che mai scombussolata. Stava bene con Lui, certo, ma non aveva pensato fino a quel punto. A lei piaceva perché rispetto al Senzaddio era normale, ordinario, standard, a tratti quasi noioso.  Lei contava di baccagliare un tipo carino in occasione della Summer School di Parigi, non di ritrovarsi un ragazzo servizievole che la portava a prendere l’aereo per Bamberga alle quattro del mattino. Koris cominciò a chiedersi se non meritasse fiducia per davvero.
Venne l’autunno. Koris ricominciò ad arrampicare al seguito di Lui. Nonostante ogni tanto Koris non fosse esattamente d’accordo con certe frequentazioni (hipoppettari, fricchettoni estremisti, vecchi appassionati di esoterismi assortiti), le cose andavano bene. Koris iniziava a crederci davvero e in dicembre si definì serenamente innamorata di lui. O forse si era solo affezionata, perché dopo sei mesi ci si affeziona anche al pesce rosso, ma non si poneva il problema. Persino l’Amperodattilo, quando lo conobbe, ebbe il coraggio di sentenziale: “Vedi di non fartelo scappare, questo!”.
Giunse dunque il 2012. Koris passò capodanno fra i ruolisti appena conosciuti, perché Lui doveva dagli amici suoi in Savoia. La sera del tre gennaio i due stavano rientrando nella tana di Koris, quando a un certo punto Lui si voltò:
“Ho deciso di partire due o tre mesi per il Cile con un’amica, a marzo. Che se inizio il dottorato poi non avrò più tempo per farlo. Voglio conoscere nuove culture. Anzi no, vogliamo fare un reportage sui modi di vita alternativi, magari un libro. Anzi no, voglio andare a fare woofing. Anzi no, voglio andare a trovare mia sorella”
“Ma tu vorresti che restassimo assieme comunque?”
“Boh, non so. Due mesi sono tanto tempo. Durante i viaggi la gente cambia. Poi non potrò chiamarti mai. E del resto non ti ho mica mai detto che saremmo rimasti assieme due anni o dieci o che so io…”
Koris ci stette parecchio male. Si sentiva vagamente tradita ad essere abbandonata nel momento stesso in cui aveva deciso che quel cucciolo indifeso così simile a un pulcino ne valesse la pena. Era talmente giù di morale che nemmeno un week-end di sci la consolò (il fatto che il week-end di sci fosse con la sua simpaticissima madre e di lei marito è un dettaglio). Così Koris si trovò di fronte il verdetto:
“Ho visto come ti sei comportata e non è questo che voglio dalla mia ragazza. Quindi possiamo stare assieme finché non parto per il Cile, poi ognuno per conto suo”
Koris, la cui ragione sonnecchiava già ma possedeva ancora uno scatto vitale, decise di farlo ingelosire alla morte la sera seguente a un compleanno pseudonerd, trasformandosi nella Paolina Borghese dei Geek e ballando Argentino. Lui si sciolse in lacrime una volta preso a quattr’occhi.
“Scusami, non volevo dire quello che ho detto. È che fra il viaggio e le domande di dottorato sono troppo stressato, non so nemmeno io cosa voglio”.
La situazione rimase sospesa così fino a due settimane prima della di Lui partenza. Quando una domenica sera post arrampicata si gettò sul letto di Koris sentenziando:
“Mi sa che ho preso l’influenza”
Solo che l’influenza non porta con sé sette giorni di febbre da cammello e tosse da espettorare la trachea. Koris passò giorni e notti con Lui tremante fra le braccia, ad ascoltare deliri sulla falsa riga “non mi lasciare, ho paura”, mentre la di Lui madre minimizzava la cosa facendo presente che non avrebbe pagato l’assicurazione sanitaria per così poco. Ci vollero svariate visite dal medico, una giornata al pronto soccorso e due settimane di Koris-notti insonni per capire che quell’influenza era in realtà una polmonite e forse ci volevano gli antibiotici adeguati.
“Ora che sto meglio vado da mio padre in campagna. Vedo se riesco a posticipare il viaggio. O lo annullo, il tempo di riprendermi. Non dimenticherò mai quello che hai fatto per me”
Due giorni dopo Koris si stava riprendendo dal debito di sonno e dallo stress, quando ricevette una telefonata.
“La mia amica vuole davvero partire e alla fine ha ragione, tanto ormai contro la polmonite ho gli antibiotici. Quindi domani prendo l’aereo per il Cile e per un po’ starò nella giungla. Non so quando avrai mie notizie”
Koris passò due mesi spiazzata, non sapendo se considerarsi libera o vedova bianca. O vedova tout court nel caso un’iguana gli avesse mangiato gli antibiotici nella giungla. Decise di continuare ad andare a vela ed arrampicare come se niente fosse, tanto doveva preparare il lavoro da presentare alla conferenza a Kyoto. Il tempo avrebbe portato le risposte.
E il mese di maggio riportò Lui sulla soglia di casa Koris, uno dei giorni in cui il Replicante sequestrò Koris fino alle dieci di sera in laboratorio.
Iniziarono strane meccaniche. Lui stava nel Var da suo padre, sperso nella campagna, cercando di far spuntare fagioli boliviani mentre attendeva le graduatorie di dottorato. Koris lo raggiungeva nei week-end, cercando di condividere la calura dell’estate imminente e l’amore per il lavoro dei campi, che sperava fosse viatico per l’arrampicata.
Poi una notte Lui si fece avanti:
“Se mi accettano a fare il dottorato a Marseille, ti propongo di andare a vivere assieme”
Koris si disse “perché no, tanto quel dottorato non lo avrà mai”. E infatti ci azzeccò in pieno: perché le borse di dottorato sono come i fagioli boliviani, bisogna innaffiarle e dirigerle con amore perché sboccino”.
Ricominciò un periodo in cui Koris, complice una pillola che non avrebbe mai dovuto prendere, vedeva tutto nero e cominciava a chiedersi quando sarebbe stata scaricata. Cosa passasse per la testa a Lui, al solito, non era dato sapere.
“Ora che so che non avrò il dottorato potrei andare a costruire capanne nel bosco. Oppure potremmo scappare assieme a Londra e trovarci un lavoro per fare soldi”
Koris lo lasciava dire, mentre annegava nella sua melma verde senza accorgersene. Di ritorno da un week-end di non-arrampicata in Ardèche, all’altezza di Martigues, con Koris di immotivato umor nero e sull’orlo delle lacrime, Lui prese la decisione.
“Cerco un lavoro da informatico a Marseille. Per la casa possiamo cercare qualcosa di pari al tuo affitto attuale, così non sarai troppo carica di spese mentre io aspetto di trovare uno stipendio. Ah, non ci voglio le piastre elettriche, tutto a gas. E poi la lavatrice non è necessaria, possiamo lavare da mio padre. E anche il frigo, conosco sistemi per conservare gli alimenti senza”
“Non sono molto convinta…”
“Facciamo così, un mese di prova senza elettrodomestici. Se è davvero impossibile ti giuro che compriamo tutto. Ci stai?”
“Possiamo provare”
Koris non lo sapeva, ma il Sonno della Ragione era appena cominciato.

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32 thoughts on “Il sonno della ragione: il prequel

  1. io boh 27 maggio 2015 alle 15:27 Reply

    Ecco, per esperienza personale: quando si inizia a parlare di viaggi in Sud America (fatti o da fare), tagliare la corda, subito!

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    • yaxara 27 maggio 2015 alle 19:18 Reply

      Ora lo ho capito. Sud America e si fugge!
      (Quello nuovo parla dell’Islanda. Qual è il tuo feedback con l’Islanda?)

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      • io boh 27 maggio 2015 alle 20:51

        In Islanda ci andrei subito anche io, quindi se po fa’ 😉

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      • yaxara 27 maggio 2015 alle 21:17

        Prendo nota come cosa positiva (più c’è un passato viaggio in Siria, ma taaaaanto tempo fa; però non è il Sud America, no?)

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      • fradicuneo 28 maggio 2015 alle 08:50

        Piú che altro il viaggio in sud america con la sua amica e senza nemmeno dirti se ti vuoi aggregare…

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      • yaxara 28 maggio 2015 alle 10:38

        Si giustifico’ dicendo “Ho deciso senza di te perché tanto sarebbe stato inutile proportelo, non avresti mai preso due mesi di ferie. E non puoi nemmeno raggiungermi perché non so dove saro’…”

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      • fradicuneo 28 maggio 2015 alle 10:53

        Che uomo triste!

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      • io boh 28 maggio 2015 alle 16:28

        Mmm… Della Siria non so e quindi non mi pronuncio. E in India? L’India è un altro di quei paesi da vacanze\esperienze esistenziali che, non so, non mi convince. (ciò non toglie che, per quanto mi riguarda, viaggerei in Sud America e in India… Ma non vogliamo aprire una parentesi sulla mia disistima, no? Appunto).

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      • yaxara 29 maggio 2015 alle 06:49

        Anche io viaggerei in Sud America e in India, ma non per ritrovare me stessa! Per un viaggio esistenziale cercherei nel cesto della biancheria sporca…

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  2. rO 27 maggio 2015 alle 17:39 Reply

    Senza frigorifero no, dai, no… Nooo.

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    • yaxara 27 maggio 2015 alle 19:17 Reply

      E invece accadde! Ma mai più nella vita, giuro!

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      • rO 27 maggio 2015 alle 19:24

        Ecco, aripigliati! :)) che poi come si fa se no a tenere un po’ di gelato di riserva per i momenti di necessità?

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      • yaxara 27 maggio 2015 alle 19:35

        Appunto, non si poteva. Ma tutto ciò appartiene al passato, ormai c’ho tutte le comodità! E un sacco di gelato in freezer!

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      • rO 27 maggio 2015 alle 19:37

        Seguirò il romanzetto come già faccio da un po’ in attesa delle nuove vicende! Questa storiella mi piace proprio:) sono felice di questa scoperta.

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      • yaxara 27 maggio 2015 alle 21:14

        In realtà codesta era l’ultima puntata-prequel, ma inseguendo il tag “il sonno della ragione” si trova tutta la serie 😉 grazie per avere apprezzato!

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  3. fradicuneo 28 maggio 2015 alle 08:52 Reply

    Mi hai fatto venire voglia di un concerto di musica occitana!!

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  4. Mezzatazza 28 maggio 2015 alle 09:45 Reply

    Voglio il seguito, nel senso che – cortesemente – lo esigo.
    Specie perché solidarizzo estremamente con quella roba di sentirsi davanti al cucciolo sperduto salvo poi rendersi conto che si tratta di una facciadiculo e, che sia sperduta o meno, dove si trova se lo è meritato alla grande.

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    • yaxara 28 maggio 2015 alle 10:36 Reply

      Il seguito sono i diversi aspetti del Sonno della Ragione. Il cucciolo si trasformo’ nel Crudivoro, nel Criptoanarchico, in quello che portava a casa Barattoli Mostruosi e simili. Solo che non ebbi mai il coraggio di sfancularlo abbastanza, quella è la mia vera colpa…

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      • Mezzatazza 28 maggio 2015 alle 10:59

        A me servirebbe un post-indice, perché ne ho letti svariati ma mi ci sono un po’ persa 😬

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      • yaxara 28 maggio 2015 alle 11:15

        In realtà non c’è un ordine cronologico, succedeva tutto assieme. Solo che ho raggruppato i post per tematiche di follia. Ma posso sempre fare uno schemino di ripasso!

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      • Mezzatazza 28 maggio 2015 alle 11:21

        Se ti va, volentieri!

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      • Mezzatazza 28 maggio 2015 alle 11:00

        (Sul non sfancularlo abbastanza siamo tutti d’accordo credo, ma forse “abbastanza” è una misura che in questo caso tende in modo incommensurabilmente rapido a infinito)

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      • yaxara 28 maggio 2015 alle 11:14

        Ecco, infatti. Ma ormai è passato. Il ricordo se lo inghiottirà

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  5. altrirespiri 28 maggio 2015 alle 18:44 Reply

    te ne accorgi anche tu, a posteriori, che avresti dovuto eliminarlo subito?

    Sempre stato un signore, questo qua! Andrebbe d’accordo col mio capo…

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    • yaxara 29 maggio 2015 alle 06:46 Reply

      avrei dovuto eliminarlo ai tempi del Sudamerica. Pero’ come dice l’Amperodattilo “avessi e fossi è il potere dei grulli”.

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      • altrirespiri 29 maggio 2015 alle 13:29

        da queste parti si dice “se se… se mio nonno aveva le ruote era un carretto”

        L’islanda è il mio sogno, st’omo mi pare un bel tipo!

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      • yaxara 29 maggio 2015 alle 13:31

        St’omo è attualmenta in fase promozionale e Koris è talmente fusa che le piacciono pure i suoi calzini a righe!

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      • altrirespiri 29 maggio 2015 alle 13:34

        i calzini a righe, se le righe sono molto colorate, hanno il loro perché.
        Come il compagno della Brennan in Bones… 😉

        Godetevi il momento, poi si vedrà!

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      • yaxara 1 giugno 2015 alle 07:25

        Quello sì, ce lo godiamo un sacco!

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  6. tetto 29 maggio 2015 alle 10:36 Reply

    Allora, capisco che in un posto come Sormiou tutto sembri meraviglioso e uno si innamori come una pera.
    Capisco anche il senso di protezione verso il cucciolo smarrito
    E avrei pure io accudito un malato di polmonite, anche se un po’ stronzo, perchè comunque l’omissione di soccorso non la voglio sulla fedina penale.
    Però uno che parte senza di me e con l’amica…..
    NO, CAZZO!!!! come ha e hai potuto??

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    • yaxara 29 maggio 2015 alle 10:44 Reply

      Ho potuto perché io non pensavo a retroscena di nessun genere. La gelosia a me nemmeno sfiora. Non lo avevo proprio cogitato. Fosse partito con un amico sarebbe stato uguale (poi alla fine dei conti si è scoperto che non lo sarebbe stato, ma amen).

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