Grandi esplorazioni

The Descent” è un (spoiler: orribile) film horror in cui quattro peppie prive di qualunque nozione speleologica (ma anche di arrampicata, ma anche di attività necessitanti buon senso) decidono di andare ad esplorare una grotta sconosciuta e vengono divorate da mostri sotterranei. Probabilmente speleologi veri che le hanno viste scendere senza una topologia, senza una corda degna di tale nome, senza tute e con le torce elettriche in mano. Koris voleva farci un post di commento, ma forse anche no.
Una vera esplorazione non funziona così (ma nemmeno una piccola, ma nemmeno la passeggiata sotterranea della domenica).
Una vera esplorazione comincia ragionando sulla topologia della grotta, nel caso presente il Buco che Soffia sulla comune di Méaudre. Nove persone, due gruppi, una traversata. Un gruppo entra dai Santi di Ghiaccio ed esce al Buco che Soffia, l’altro fa il vicersa, appuntamento per cena alla sala della Congiergérie. Fra le due entrate ci sono 200 metri in superficie, 5 chilometri e 226 metri di dislivello sottoterra. Si esce all’ora che si esce, di preferenza durante la notte.

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Ecco a cosa assomiglia la prima parte questo buco

Il gruppo che parte dai Santi di Ghiaccio è composto da Koris, ‘thieu il suo bello e due Puffi under 20, Puffo Canterino e Puffetta. A Koris l’incarico di preparare il bidone col cibo e portarselo a spasso sottoterra.
Ore 14:30. Si entra, tutti belli puliti ed educati. Equipaggiamento di Koris per resistere un numero imprecisato di ore sottoterra a otto gradi: calzettoni da sci con panatura di calzini in neoprene, pigiamone di pile rosa con ricamo di pipistrelli gialli in prestito dall’amica A., tuta semi-impermeabile color canarino sempre in prestito dall’amica A., bandana blu per evitare che il casco si incolli alla fronte, due paia di guanti da giardinaggio verdi e stivali viola. Cromaticamente un disastro, termicamente il paradiso.
Ore 16:00. Tutto procede bene, eccezion fatta per Puffo Canterino che per dimostrare la sua ascendenza italica si esibisce nel greatest hits delle canzoni trash da Toto Cutugno a Ramazzotti. Koris e ‘thieu erano già venuti nella medesima cavità a maggio, quindi si passa senza problemi, les doigts dans les nez persino nel Meandro del Gatto Bagnato (così soprannominato poiché Koris per passarlo fece rumori da felino inorridito). Il ruscelletto è persino più secco che a maggio, quindi è tutto un piacere.
Ore 18:00. “Fine del percorso conosciuto!” annuncia ‘thieu, ai piedi dello scivolo fangoso dove si era fermato con Koris a maggio per mancanza di tempo. Ora non resta che procedere nella direzione giusta senza finire su un sifone e il gioco è fatto.
Ore 19:00. Sempre siano lodati gli stivali viola in combo coi calzini in neoprene che permettono di attraversare a piedi asciutti le pozzanghere verso i 30 metri di pozzo che conduce alla sala Hydrokarst. In cui si arriva accolti dal rumore di una cascata e da un lago che si perde nell’oscurità. Di lì ancora una mezz’ora o poco più per raggiungere la sala della Congiergérie dove attende l’altro gruppo e cenare. Arrivati a questo punto, il bon ton dello speleologo sdogana il rutto libero.
Ore 20:00. Fra le vasche perfettamente circolari del calcare urgoniano la mezz’ora diventa piuttosto un’ora.

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Tanto per darvi un’idea delle vasche (la foto NON è di Koris)

Con bonus di passaggio che non si trova fra i blocchi di roccia nera. Dopo essere scivolati su corda in un buco poco evidente ai piedi dell’unica stalattite, si scopre che il gruppo entrato dal Buco che Soffia, soprannominato il gruppo dei bruti per la loro velocità di progressione, attende nelle tenebre del passaggio. Loro hanno già mangiato, fanno tanti auguri per il prosieguo e si dileguando verso i Santi di Ghiaccio.

Ore 20:45. Ora di cena, si arriva alla sala della Congiergérie. Stasera ceneremo dell’Ade, lo abbiamo preso in parola. Koris tira fuori il bidone del cibo, seguito dal commento “c’è cibo per sfamare un battaglione”. Lo chef sotterraneo consiglia riso con lardo, pietanza dal sapore orribile ma che si rivelerà in seguito una bomba d’energia. A seguire, zuppa liofilizzata ad alto contenuto di convivialità causa presenza di un solo cucchiaio per ripescare la pastina. Ma tanto ormai abbiamo già sdoganato il rutto libero. Puffetta usa le dita. Cioccolato con le nocciole per dessert. Prima di ripartire, pausa toilette. Koris, costretta a denudarsi di tuta e pigiamone monopezzo agli otto gradi della grotta, vorrebbe tanto essere un maschio.
Ore 22:00. Dispositivi bloccanti sulla corda che risale la Congiergérie, ‘thieu stima di uscire dalla grotta alle due di notte.
Ore 22:30. Davanti agli occhi del gruppo si apre il Meandro Francesco.

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Cos’è un meandro? Ecco, questo è un fottuto meandro. (la foto NON è di Koris)

Koris adora i meandri quanto adora le traversate in arrampicata: meglio chiudersi le dita in un cassetto. Ma bisogna andare. I Puffi vanno davanti, Koris li segue e se non avesse ‘thieu alle spalle forse sarebbe ancora lì.
Ore 00:10 (stimate). Il meandro continua. Koris, colta da disperazione, si volta verso ‘thieu e gli confida “siamo al quarto atto di un’opera lirica francese, quello che normalmente si svolge negli inferi?”. Chi mai dell’Erebo fra le caligini, sull’orme d’Ercole e di Piritoo conduce il pié?. Solo che non c’è tempo per Gluck.
Ore 01:30 (stimate). Il menadro termina (credici), si arriva in un luogo poco ameno dal prosieguo incerto. C’è un’arrampicata di cinque metri, ci vorrebbe una corda ma i bruti non la hanno messa. Koris si prepara psicologicamente ad andare a mettera, ma ‘thieu la blocca. “La responsabilità è mai, vado io”. Ecco, diciamo che Koris avrebbe preferito non vederlo in piedi su una lama sottile a cinque metri d’altezza, ma quindici anni di patrica speleo non passano invano. Ovviamente, passata l’arrampicata il meandro ricomincia.
Ore “non voglio sapere quali” (Koris cit.). Il meandro finisce. Bivio. Dubbi sul prosieguo, un cunicolo molto stretto o una gallerria. Puffetta dice che la galleria termina con un pozzo non equipaggiato. Puffo Canterino ha smesso di cantare e mostra evidenti segni di stanchezza. Momento di non isperate più veder lo cielo . ‘thieu si infila nel cunicolo. “Conosco il posto, è il Laminatoio della Bacinella, siamo nella direzione giusta”. Koris si lancia in questo cunicolo di un metro di larghezza per cinquanta centimetri di altezza, un’infame lastra di gelida calcite su cui per fortuna il kit scivola col minimo attrito. “Tanto durerà poco” si convince Koris, augurandosi di vedere comparire il casco del suo bello da un momento all’altro e senza chiedersi il perché della bacinella. La luce di ‘thieu non compare, la bacinella sì. SPLASH! Impossibile da evitare, Koris striscia nella pozza, sentendo l’acqua che entra dal velcro della tuta. Si prepara psicologicamente al congelamento, intanto striscia e insulta il kit col bidone decibo, amichevolmente soprannominato SaccoDiMerda.
Ore 5:30. Il laminatoio esce su un balcone stretto di un metro per un metro con vista celestiale: la corda lascita dai bruti all’andata. “Siamo ai pozzi della Condensazione, due pozzi da dieci metri, un balcone esposto, un pozzo da trenta metri e due scale e siamo fuori”. Puffetta va per prima, Puffo Canterino la segue. Koris approfitta dell’inimità a due per svuotarsi nuovamente la vescica. Sì, su una polla d’acqua di un metro per un metro sotto gli occhi del suo bello. Rivestita con la tuta che per qualche miracolo si è asciugata (gloria eterna al pigiamone rosa di A.), Koris lascia partire ‘thieu, smonta gli armamentari e recupera le corde. Il gioco si inverte sul balcone esposto.
Fino ad ora Koris non ha sofferto né fame, né sonno, né freddo, né stanchezza, si sente fresca e ottimista come dopo una serata sul divano. Arriva al pozzo di trenta metri. Risale. Per qualche ragione, arrivata in cima senza più i Puffi, viene colta da sconforto e da “non so dove devo andare”. Aspetta che ‘thieu risalga. “Non sono stanco, va tutto bene, solo che è l’ora che tutto questo finisca”. I due si prendono per mano e risalgono alcune cascatelle passandosi i tre kit rimasti. Fino ad arrivare in vista delle due scale, mai così belle.
Ore 6:35. E quindi uscimmo a riveder le stelle. Anzi, sticazzi le stelle è l’alba. Il cervello di Koris, colto da jet lag ctonio, non ha assolutamente sonno e sostiene che sia ora di colazione. Rientrati in abiti non fangosi, minimo debriefing dell’uscita riassumibile con “bravi tutti, cazzofigata, però il percorso inverso era più facile, dobbiamo rifarlo ma non troppo spesso”. Koris si guarda nello specchio retrovisore della macchina e si chiede come possa essersi abbronzata così in grotta: no, Koris, è il fango del laminatoio e tu sei la digne copine du Boueux. Baci al gusto argilloso, si sale in macchina si va a perdere i sensi nel sacco a pelo al campeggio, almeno per un paio d’ore.

“Désormais on ne peut vraiment plus dire que t’es une spéléo débutante, tu es rentrée dans le group des grands!”

La possima follia comparabile prevista per la Pierre Saint Martin, nel mese d’agosto.

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5 thoughts on “Grandi esplorazioni

  1. psiconana 22 giugno 2015 alle 11:01 Reply

    Mi è venuta la claustrofobia… Aiuto!

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    • yaxara 22 giugno 2015 alle 11:25 Reply

      In verità a parte il laminatoio maledetto era tutto molto largo. Il meandro più che la claustrofobia dà le vertigini!

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  2. rO 22 giugno 2015 alle 11:37 Reply

    Paura…

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    • yaxara 22 giugno 2015 alle 14:50 Reply

      Nah! Basta farlo con cognizione di causa e sapendo cosa si rischia (e cosa fare per evitarlo).

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      • rO 22 giugno 2015 alle 14:53

        Ok ok ma non so come avete fatto per tutte quelle ore senza un pisolino. Super heroes!! 🙂

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