Il sonno della ragione: Born to Run (a pedali)

Koris non è mai stata un’appassionata di motori. Il massimo della trasgressione per lei, avezza alle performance della Panda anni ’90 (chiamata Crash Pandicoot dalla famiglia), era il vecchio Suzuki Santana che U Babbu comprò nel precedente millennio. Koris è l’individuo che prese la patente e se la dimenticò per una decina d’anni nel portafoglio, vergin di servo encomio perché non se n’era mai veramente servita. Le automobili sono sempre state l’ultimo pensiero da ritrovare nei suoi spasimanti.
Il Senzaddio usufruiva di quello che definiva un Panzer Indiano. In verità era la macchina di suo padre e non era mai disponibile all’uso, costringendo Koris a consegnare le sue sorti a Trenitalia.
A Koris non parve vero quando scoprì che il suo nuovo spasimante, all’epoca ancora pulcino implume e non ancora (almeno, non manifestamente) crudivoro-criptoanarchico-biodinamico, aveva una macchina sua, proprio sua.
Quando vide la macchina, non le parve vero che quella stesse assieme seguendo le leggi della fisica.
Si trattava di quella che viene definita una voiture étudiant, ovvero una macchina vecchiotta e prossima allo sfasciacarrozze concessa gentilmente a uno studente universitario.
Nel caso qui presente la macchina era stata direttamente recuperata dallo sfasciacarrozze ed era coetanea del suo proprietario, una ventina d’anni abbondante. E li dimostrava tutti.
Il James Dean de no’ antri raccontava con fierezza le sue gesta di meccanico-necromante.
“Non la ho pagata neanche un euro, la hanno portata a mio padre che non andava più. Io avevo un’estate libera e cercando sui forum me la sono messa a posto. Poi ho fatto tutti i passaggi per la carta di circolazione e, con la compiacenza di un meccanico, le ho fatto passare il collaudo. Così so esattamente cosa c’è dentro e posso ripararmela da me, senza spendere soldi”
Il principio era lodevole, il risultato un po’ meno. Crash Pandicoot, al confronto, era un bolide. La Ya(xa)ris non la menzioniamo nemmeno, gioca nella categoria “automobili di lusso” assieme alle Lamborghini.
La macchina era dotata di sedili anteriori rattoppati, quello del guidatore aveva la seduta sfondata e riempita con una vecchia giacca. I sedili posteriori, tuttavia, non avevano resistito alle ingiurie del tempo ed erano stati sostituiti da assi di legno con cuscini coloratissimi in gommapiuma. Vista la possibilità di mettere le cinture di sicurezza, la macchina era stata comunque omologata per cinque.
Il confano era perennemente ingombro di una gigantiforme cassetta degli attrezzi in cui figuravano utensili di ogni genere, fra cui un set di seghetti da traforo (hai visto mai uno volesse intarsiare i sedili posteriori durante una sosta in autogrill). Fra gli utensili c’era il collo di una bottiglia di coca-cola, perché comprare un imbuto era troppo mainstream. Faceva coppia con una bottiglia d’acqua con cui rabboccare il radiatore in caso di bisogno, visto che si svuotava senza ragioni evidenti.
Le gomme venivano cambiate una volta l’anno. Con gomme dismesse di seconda mano, ma questo è un dettaglio.
La carrozzeria era sverniciata in alcuni punti, il cofano anteriore proveniva probabilmente da un’altra vettura.
Ovviamente non vale la pena di menzionare grandi assenti come aria condizionata, air bag o servosterzo. Il riscaldamento c’era, qualora fossero sorti desideri suicidi per soffocarsi al monossido di carbonio.
Ma la pecca peggiore del veicolo era la velocità massima raggiungibile: 70 km/h. Pecca che trasformava qualunque tratta superiore ai 50 km nella Parigi-Dakar.
Koris sospettava che il viaggio della speranza a cui si sottoponeva ogni fine settimana per farsi deportare nelle campagne del Var non fosse affrontabile in meno di due ore e mezza. Finché U Babbu non disse: “100 km? In un’oretta ci siamo”. Ma U Babbu talvolta trova i limiti di velocità un’usanza folckloristica.
Un viaggio Marseille-Merdopoli durò ben otto ore. Al ritorno fu necessaria una tappa intermedia per riprendersi. Per arrivare a Grenoble, sapendo che il guidatore era contrario a sborsare anche solo un euro di autostrada, furono necessarie sei ore di strade campagnole. Ogni volta che si partiva, si imbarcavano cibo e acqua per ogni evenienza, hai visto mai il tragitto si trasformasse in una traversata transatlantica.
Ovviamente tale veicolo minimalista non era dotato di accessori a bordo. Quali le catene da neve. Si sentì fortemente la mancanza di queste ultime quando il guidatore decise di andare a trovare la sorella in uno sperduto villaggio vicino a Sisteron. La strada in pendenza, non pulita, la macchina con le gomme lisce, l’assenza del guardrail sul precipizio. Koris pensava che la sua fine fosse arrivata, o precipitando nel fosso, o surgelandosi durante la notte innevata. Giunse, per grazia ricevuta, una macchina con le calze che rimorchiò gli sprovveduti a destinazione.
Il proprietario era tuttavia gelosissimo di cotanto bolide e impediva tassativamente a Koris di toccarlo. “Tu sei impedita alla guida, non vorrei me la rovinassi sbattendo da qualche parte o facendoci qualche riga” ripeteva.
Tuttavia i vandali colpirono. Qualche disperato cerc&ograve di aprirla rompendo la serratura del passeggero, che non ne volle più sapere di spalancarsi. Koris fu costretta a passare a scelta dal finestrino o dal lato del guidatore. Questo finché il proprietario, sapendo di dove scarrozzare un’amica sua, non si decise a riparare la porta, sei mesi dopo. “Non posso mica farle fare delle acrobazie, poverina” si giustificò. Koris decise di prenderlo come un complimento per le sue doti atletiche.
Un fattaccio di inusitata gravità avvenne al crepuscolo del Sonno della Ragione, nel Vercors. La veneranda macchina si disfò del suo tubo di scappamento. Non si fosse trovata nel mezzo del nulla del villaggio di Chamaloc, Koris avrebbe deciso di abbandonare il relitto e prendere un treno per Marseille. Ma il meccanico di fiducia era ben lungi dall’esaurire le sue risorse. Gettatosi in un cassonetto della spazzatura, ne uscì trionfante con un tubo di aspirapolvere in mano. Tale reperto monnezzistico venne fissato con graytape e fil di ferro al posto del tubo di scappamento ammutinatosi. “Così possiamo tornare a Marseille tranquilli. Anzi, sai che ti dico? Io ce lo lascio per sempre, che il tubo di scappamento costa troppo caro, sai quanto risparmio?”. Si narra che tale ritorno a Marseille dal Vercors richiese circa dodici ore. Un tizio di nome Omero lo prese come base per un suo romanzo fantasy.
Qualcuno si chiederà qual è il lato bio-ecologico di tutto ciò. Perché il prorietario del veicolo era fortemente contrario all’uso delle auto. “Ma di quelle nuove! Che ti dicono che non hanno emissioni, ma come puoi esserne certo? E con tutta l’elettronica che hanno, secondo me ti spiano e mandano le informazioni sui tuoi tragitti. E poi io uso la macchina solo per andare a fare l’orto, quindi restituisco in ortaggi alla natura il mio quantitativo di inquinamento. Il giorno che avrò il mio terreno con la mia tenda non userò mai più la macchina”. In pratica, sono tutti ecologisti con la marmitta degli altri.
Del capannone in campagna pieno di taniche di benzina perché “non si sa mai, metti ci sia una crisi planetaria” vogliamo parlare? Facciamo di no.
Koris ebbe l’onore di fare il suo ultimo viaggio su tale veicolo quando venne portata al suo (ex)nuovo domicilio, la CasaDelleLibertà. Poi il Sonno della Ragione risalì sul suo bolide e sparì, col rombo di un aereo a reazione e in una nuvola di polveri sottili, dalla Koris-vita.

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10 thoughts on “Il sonno della ragione: Born to Run (a pedali)

  1. Fannes 7 gennaio 2016 alle 11:59 Reply

    Un po’ però lo ammiro, anche se da risk manager immagino che avreste potuto esplodere da un momento all’altro…

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    • yaxara 7 gennaio 2016 alle 13:08 Reply

      Anche il rischio ha il suo fascino! Più che esplodere, rischiava di lasciarci a piedi.

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  2. fradicuneo 7 gennaio 2016 alle 12:20 Reply

    Meno male stata fortunata ad uscirne indenne…dai viaggi e dal tipooo!!

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    • yaxara 7 gennaio 2016 alle 12:21 Reply

      Pero’ vuoi mettere il viaggio-avventura!

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  3. Mezzatazza 7 gennaio 2016 alle 12:30 Reply

    Allora, io in quanto ancora immersa in quello che tu chiami “sonno della ragione” e io “collezione di pessime idee” non posso giudicare
    ma
    te
    sei
    fuori.

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  4. altrirespiri 7 gennaio 2016 alle 12:49 Reply

    ma quanto eri innamorata di quel deficiente?

    Sono superfelice per te che hai la tua macchina, la tua casa, con tanto di lussuoso frigorifero, il tuo uomo… così. Cioè… fa ben sperare nella giustizia! 😉

    Ovvero… chissà cosa sta capitando a quell’essere (e qui scatta la risata diabolica)

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    • yaxara 7 gennaio 2016 alle 13:46 Reply

      La risposta alla domanda è “troppo”, al solito.
      Che poi per ora va tutto bene, mica detto che fra un anno non abbiamo il nuovo protagonista de “Il sonno della ragione 2 il ritorno dell’abbiocco”

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  5. altrirespiri 7 gennaio 2016 alle 14:40 Reply

    se vabbè… non è possibboli!!

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