Le risposte del fuggitivo

Mettiamo subito in chiaro una cosa: io non sono stata espulsa dall’Italia, me ne sono adnata di mia volontà. Perché, ci stavo così male nel laboratorio che mi ha cullato per due anni e mezzo? Col cappero, ci stavo benissimo. Ma avevo anche due occhi per vedere e due orecchie per sentire. La mia correlatrice che se ne dovette andare perché non aveva più un contratto. Un altro che ogni tre mesi incrociava le dita perché restassero abbastanza soldi per pagarlo. Una ragazza che ha potuto fare il dottorato solo perché c’era il co-finanziamento con Lione. Un altro che dottorato sì, ma senza borsa.
Ed io, con quattro offerte di dottorato all’estero che mi permettevano di che vivere dignitosamente e autonomamente per tutta la durata del PhD, avrei dovuto dire “no, grazie”? Ma sticazzi.
È vero, l’Italia mi ha pagato tutto il percorso scolastico. Pure l’università, a dire il vero. E poi? Poi sarebbe stato il momento in cui avrei dovuto pagare io. Ma non con le mie competenze, sia chiaro: magari chiedendo ai genitori di pagarmi l’affitto un mese qua e un mese là, sperando che in un cassetto della facoltà si trovassero duemila euro con cui stipendiarmi tre mesi. Avrei dovuto sopravvivere e fare ricerca, gratis. Ecco, mi pare un po’ un sovrapprezzo.
Lungi da me dire che sono un cervello in fuga. Non sono geniale, non ho mai vinto borse prestigiose e gli articoli da me firmati hanno lo stesso impact factor di un catalogo di sanitari. Volevo solo fare ricerca fuori da uno scantinato e pagata per il LAVORO (perché di LAVORO si tratta), per questo me ne sono andata. Ma rivendico lo stesso il diritto ad incazzarmi.
Specie quando leggo certi commenti…

Lo sa quanto costa un dottorato alla collettività? Certo è un delitto non valorizzare i talenti e che in Italia sia l’ università che l’industria spende poco in ricerca. Questo è perchè le risorse le abbiamo sperperate in un debito pubblico da capogiro e in un esercito di dipendenti pubblici. E questo non da ora. Lei almeno ha avuto la fortuna di poter studiare con i soldi della collettività: adesso si preoccupai di restituire alla collettività una parte di quei soldi. Mantenga la residenza in Italia e paghi le tasse anche qui.
La FORTUNA, certo. Mica il merito. Del resto le borse di dottorato le sorteggiano come alla Lotteria della Befana. Paga le tasse e restituisci il malloppo che la FORTUNA ti ha gentilmente donato.

…questo è diventato ormai un discorso stantio! Mio padre, come molti altri, in altri tempi, per lavorare ha varcato il mare!
Il che è sintomo di una nazione attanagliata dal morbo del benessere. Del resto è dall’inizio del secolo che i ricercatori hanno preso a fuggire, il discorso è vecchio, parliamo d’altro. Delle scie chimiche, ad esempio.

I ricercatori, al contrario di tanti altri, hanno il privilegio di fare un lavoro di grande soddisfazione intelletuale e hanno, o dovrebbero avere, gli strumenti culturali per parlare delle cose a un livello più alto dei risentimenti e dei casi personali, dell'”Italia non mi vuole”. Altrimenti si resta al livello dei vaffa grillini che raccolgono voti di facile protesta ma non producono nulla.
Questa è una di quelle considerazioni che mi mandano in bestia. Fai un lavoro che ti dà delle soddisfazioni, quindi fallo per uno stipendio da fame e non osare lamentarti. Del resto lo fai per passione, più che un lavoro è un hobby. La prossima volta andate dal panettiere e chiedetegli se gli piace il lavoro che fa. Qualora vi rispondesse in maniera affermativa, pagategli 30 centesimi per un chilo di rosette. In fondo le ha fatte con piacere, non merita altro che non sia la sua soddisfazione intellettuale.

…ma non è la scuola italiana che li ha formati? Si vuol fare solo polemica senza costrutto e lo scopo ormai si conosce. Ci saranno ancora altri articoli sul giornale!
Possiamo solo dire bene della scuola italiana, se ha formato tanti ricercatori capaci. Ma se non si danno i mezzi per esprimere le competenze apprese, beh, la formazione serve a ben poco (in un’ottica economica di investimento e ritorno del medesimo).

Perlomeno io mi aspetterei un po di gratitudine dai ns ricercatori emigrati. Se sono bravi è perchè la ns scuola gli ha consentito di diventarlo (e il costo non è certo coperto dalle tasse universitarie da loro pagate) E siccome parte delle tasse che pago (e sono tante) sono servite a questo scopo, mi aspetterei almeno un grazie.
E un cioccolatino con la nocciola dentro no?

La parola Globalizzazione non dice niente a nessuno? E l’Europa unita neppure?
E’ vero che sarebbe bello avere un posto di lavoro ideale in Italia ed è vero che il sistema universitario e delle ricerca in Italia ha difetti.
Però tante lamentele di italiani “costretti” ad andare a lavorare in Gran Bretagna od Olanda ecc. mi ricordano le lamentele di alcuni miei compagni di università, quaranta anni fa, “costretti a lavorare a Roma o nelle industrie del Nord Italia, loro che erano siciliani! E’ normale uscire dal proprio guscio ed è normale girare il mondo e soprattutto l’Euiropa.

È che effetto fa varcare il confine sapendo che dall’altra parte, a livello professionale, probabilmente non potrai tornare? Mi ricorda il discorso di certi fossili unversitari che ti convincevano col “ma è normale dover girare come una trottola a destra e a manca senza sapere dove sarai l’estate prossima!” senza aver mai fatto nemmeno un mese di studio all’estero.

Poi la finisco qui, che ormai ho un’età anche io e mi rovino il fegato…

P.S. E comunque il lavoro che faccio qui, per quanto sia in grado di rompermi immensamente le palle, in Italia me lo sarei sognato.

Annunci

Messo il tag:, , ,

13 thoughts on “Le risposte del fuggitivo

  1. fradicuneo 16 febbraio 2016 alle 13:04 Reply

    Ma che sante parole Koris! L’altro giorno leggevo un articolo sui pensionati che se ne vanno a vivere alle Canarie perché non arrivano a fine mese in Italia e mi é venuta in mente una discussione che avevo avuto con il direttore della casa della cultura italiana a Barcellona durante la presentazione del libro Vivo altrove.
    Lui diceva che non solo i giovani dovrebbero aprofittare di questa grande opportunitá che é l’europa unita, ma anche i meno giovani. Gli dissi che in realtá dovremmo tutti avere la possibilitá di scelta e che andarsene per necessitá, non era ideale per nessuno. Mi rispose che ero un’esagerata…

    Anche i miei avrebbero potuto mantenermi quei 5/6 anni necessari ad arrivare ad uno stipendio degno di tal nome, dopo la laurea. Forse sono stata esagerata ad essermene andata ed aver trovato il modo di mantenermi da sola…

    Liked by 1 persona

    • yaxara 16 febbraio 2016 alle 13:41 Reply

      Eh, perché chi se n’è andato almeno in parte per necessità sa come si sta… poi ovvio che penso che siamo felici entrambi, adesso. Pero’ adesso, ecco.

      Liked by 1 persona

  2. altrirespiri 16 febbraio 2016 alle 16:11 Reply

    Questo signore, mi sa, è come il mio attuale primario: uno dei medici in dottorato da noi (cioè uno che ha fatto 6 anni di medicina e 6 anni di specializzazione) ha fatto presente che non può fare doppi turni, per la nuova regolamentazione sul lavoro a turno. Ha chiesto che trovino due soldi per pagare i suoi turni, così da poter ridurre quelli che fa in un altro ospedale, per pagare il mutuo. Risposta: eh ma ai miei tempi
    Ai suoi tempi i chirurghi venivano assunti subito. E lui è figlio di ex rettore, nonchè senatore… davvero possiamo credere che abbia lavorato gratis? o che abbia avuto difficoltà ad avere il posto di ricercatore?
    L’università è il posto del nepotismo. Anche quella in cui lavoro, che ha la parola libertà nel suo simbolo, nelle sue fondamenta, nel suo nascere. Soprattutto questa.

    Mi piace

    • yaxara 17 febbraio 2016 alle 07:54 Reply

      Le risposte in italico sono pescate dai commenti all’articolo su Repubblica. Poi ‘sta cosa di “ai miei tempi” è decisamente stupida. Ai miei tempi c’era l’impero romano, e allora?

      Mi piace

  3. Fannes 17 febbraio 2016 alle 09:53 Reply

    Io vorrei andare via per il puro gusto di andare via e vedere cosa c’è nel mondo, ma ho paura di perdere il posticino a firenze a causa del mercato del lavoro ingessato. è triste anche così.

    Liked by 1 persona

    • Ann White 17 febbraio 2016 alle 16:55 Reply

      Cialtrone! Sei stato dall’altra parte del mondo, cullato da signorine e piscine, per un sacco di tempo! 🙂

      Mi piace

      • Fannes 19 febbraio 2016 alle 18:25

        Cialtrona, perché non ho capito chi sei? XD

        Liked by 1 persona

      • Ann White 19 febbraio 2016 alle 18:27

        Perché non fiuti una preda in me! 😀

        Mi piace

      • Fannes 19 febbraio 2016 alle 18:30

        cos’è, vuoi sfidarmi?

        Mi piace

      • Ann White 19 febbraio 2016 alle 18:53

        Non sia mai! Sono una pavida, io! E tu hai sicuramente delle armi orientali temibilissime!

        Mi piace

      • Fannes 20 febbraio 2016 alle 19:59

        Tipo il durian?

        Mi piace

      • Ann White 20 febbraio 2016 alle 20:12

        Oddio. Che cos’è? C’è da temere?

        Mi piace

      • Fannes 22 febbraio 2016 alle 07:37

        è un frutto puzzone!

        Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: