Diario delle vacanze

Day 0:
Si parte con una macchina stracarica e tante cattive intenzioni. Otto ore e quattro cambi di conduttore dopo si arriva a Sante Engrace, in Basco Santa Grazi, ai piedi della San Martiko Harria (Pierre Saint Martin per i Francesi), fra la frontiera spagnola e il canyon Inkhazkubu (che no, non è un mostro di Lovecraft). Accoglienza fra una moltitudine di speleologi che discutono su quale sia il grado di sopportazione della puzza dopo svariati giorni di bivacco sotterraneo.

Pierre Saint Martin, day 1:
L’obiettivo numero uno è un potenziale buco interessante. Pieno di neve, perché questo è l’anno della neve fuori stagione, da maggio ad oggi non si ferma più. Quindi neve, ghiaccio assortito, un’atmosfera da freezer per mantenere il tutto. E un passaggio, stretto, che pare scendere ancora di più. Koris oggi si sente particolarmente ispirata: «vado io, per ora non lo allarghiamo di più». L’ispirazione di Koris finisce in una strettoia che necessita una ventina di minuti di sforzi per uscirne con tutti i pezzi e non a rate. ‘thieu fa saltare un blocco malefico, il seguito a domani.

Day 2:
The cold never bothered me anyway. Altro giorno, stessa grotta con doppia dolina, estiva a venticinque gradi, invernale a cinque. Gradi stimati in grotta: due e non vi sono intesi. Koris e ‘thieu fanno la cartografia della prima sala, per scoprire di avere le chiappe su due metri di ghiaccio e neve. Sotto non si sa bene cosa ci sia e forse non vogliamo nemmeno saperlo. Koris passa la strettoia del giorno prima, opportunamente allargata. Where no man has gone before, e il man ci aveva anche ragione perché fa un freddo vergognoso. Il metro laser dice che oltre ci sono almeno altri otto metri di cunicolo. Suspense.

Day 3:
Si sale nel nebbione, forse siamo stati teletrasportati a Broni-Stradella senza che nessuno avvertisse. La grotta è sempre il frigo abituale. Koris passa un tempo incommensurabilmente lungo nel budello gelato, cercando di capire se vuole passare una seconda strettoia oppure no. Visto che il posto è intimo ed esclusivo (ovvero, ci passa solo Koris), in mancanza di principi azzurri formato ultra slim, Koris decide di non rischiare di ripetere l’esperienza di due giorni prima. Ma il luogo, nonostante la temperatura non accomodante, resta interessante, pare.

Day 4:
Fatica generale, si decide per una giornata di pausa: cioccolato e foto ai fiorellini. Koris si abbrustolisce al sole mentre le libellule la assaltano. Si prepara una tonnellata di bracassus (la sbobba tipica speleo a base di ceci, chorizo e pomodoro cotti insieme per risparmià tempo) per la squadra che torna da due notti di bivacco a -450 m (dimenticandoci il materiale cartografico, come si scoprirà dopo).

Day 5:
Il capo esplorazione va a vedere la strettoia in cui Koris, dopo intenso training autogeno, ha deciso di buttarsi, e vieta categoricamente di metterci piede. L’ambiente è poco salubre e potrebbe nuocere gravemente all’integrità strutturale dello speleologo. Si sta per sgomberare la grotta ghiacciata quando compare una corrente d’aria da sotto una cascata di sassolini. Si scava, si tirano due colpi di mazzetta. Pare ci sia un passaggio da questa parte, ci entra già metà Koris e il metro laser dice che ci sono almeno sei metri.

Day 6:
Rischio di temporali, visto che nessuno ha voglia di farsi folgorare nel bosco non si fa niente di utile.

Day 7:
Se non è la giornata più umida dell’universo ci va vicina. Si cammina un’ora e mezza sotto la pioggia, ci si ghiaccia il culo in attesa di un prosieguo al buco abbandonato l’anno scorso. Pare che si attenda in vano perché il budello è molto più stretto del previsto e molto più pericolante. Mugugno generale, Ô rage ! ô désespoir ! ô viellesse ennemie !
N’ai-je donc tant vécu que pour cette infamie?
.

Day 8:
Ci si sveglia circondati da una gang di enormi lumache nere senza guscio, che hanno invaso l’abside della tenda. Sono capeggiate da un’altrettanto enorme lumaca color cacchetta che le incita all’attacco. I gasteropodi invasori vengono fatti sloggiare con le cattive, solo per scoprire che hanno già cacato più o meno ovunque. Respinto l’assalto delle lumache cagone, si parte per la solita ghiacciaia. E questa volta Koris passa un meandro infame alla maniera egiziana (i.e. di profilo geroglifico). Solo che la grotta non scende, sale. Perplessitudine da chiarire appena ci sarà qualcuno accanto a Koris arrampicatrice.

Day 9:
Nessun assalto cacatorio, noto anche come lumacAttack, ma una mancanza di motivazione generale per fare un’ora e mezza di marcia nella foresta. Ciò nonostante, ci si arma e si parte. Tuttavia, lo spaccamento di pietre non è sufficiente a far passare qualcuno accanto a Koris arrampicatrice. Il prosieguo della storia all’anno prossimo, forse. Intanto Koris ha passato il pomeriggio nella ghiacciaia e se non fosse per il doppio calzino, la calzamaglia sotto al pigiamone di pile, i guanti a più strati e il burqa da grotta, sarebbe commercializzabile a marchio Findus. Si cerca disperatamente un nano-speleologo da appioppare a Koris nelle sue esplorazioni in ambiente ostile. Intanto la ghiacciaia viene rinominata «la Grotta del Paté Basco», in onore di una scatoletta di paté che è stata conservata al suo interno per tutta la settimana.

Day 10:
Bisogna andare a recuperare del materiale cartografico dimenticato la settimana scorsa. A -450 m, dopo duecento metri di pozzi e due meandri. Koris ha cercato di defilarsi e smarcarsi in ogni modo, ma è stata tirata dentro d’ufficio. L’uscita in verità meriterebbe un post a sé, ma si può riassumere con brevi episodi: la sequenza di pozzi scoscesi, il meandro (anzi due) infame e infernale che non finisce mai, gli scivoloni nelle gallerie finali fino al bivacco. Koris si procura lividi in zone che nemmeno sapeva di avere. Si esce a mezzanotte dopo un po’ più di dodici ore di speleo. Per arrivare alla macchina, ancora 45 minuti di cammino. Per arrivare al campeggio, ancora 30 minuti di macchina. Koris va a dormire mentre altri due membri della squadra fanno lo spuntino delle due di notte a pane e camambert.

Day 11:
Come giuratosi durante l’interminabile discesa agli inferi di -450, Koris passa la giornata a fare poco o niente. Il più grande sforzo è portare alla bocca cibo di qualunque origine, anche sconosciuta. Ci sono riserve di grasso da reintegrare.

Day 12:
Ultimo giorno di campo. ‘thieu vuole approfittare dello scazzo generale per andare fare foto nel sistema Verna-Chevalier, una roba enorme di un centinaio di metri di altezza per 350 di lunghezza. L’ammutinamento del materiale fotografico rende l’assideramento parziale di Koris, dati i 4.5 gradi del luogo, non esattamente utile.

Day 13:
Si smonta il campo e si torna a casa. Nove ore di macchina dopo, si dorme in un letto che sia un letto e non un materasso gonfiabile. Tuttavia, la prospettiva di rivedere Binomio dopo altrettanti giorni di disintossicazione è tutt’altro che allettante.

Annunci

Messo il tag:, , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: