Osmosi

“Tu sais tout faire. Il faut tout simplement que tu t’en aperçois”

Koris è sempre stata abbastanza convinta di non saper fare granché, anche sottoterra. Soprattutto sottoterra. Che finché è ‘thieu che arma (leggasi: “fissa la corda e tutti i ninnoli annessi per scendere in sicurezza”) la grotta è un conto, siccome il ragazzo sa quello che fa. Se lo fa Koris, si verificano regolarmente scene fantozziane a base di “mi fido/non mi fido”, “ma questo coso regge veramente?”, “e se poi te ne penti?”.
La peculiarità di Koris, in caso di uscita intima a due, tête à tête sotterraneo, è di iniziare ad armare, piantarsi poco dopo e piagnucolare dando moschettoni e chiavi inglesi (ebbene sì, in speleo si usa la chiave inglese del 13) a ‘thieu dicendogli “fai tu che io non so fare”. ‘theiu insiste un po’, poi essendo un sant’uomo (o un pover’uomo, come dice Orso) passa davanti e si mette ad armare. Koris però lo ha sempre osservato con attenzione.
Per questa totale mancanza di sicurezza nel suo armo, nei suoi moschettoni, nei suoi nodi ma soprattutto in sé stessa, Koris aveva un sacco di dubbi sullo stage di armo di domenica. Ancora più dubbi quando ‘thieu le ha detto “classe avanzata, se no non ha senso”. Koris si vedeva già ridotta a un bozzolo di corda a fare lo yo-yo in un pozzo.
E invece.
Una volta sottoterra col suo kit attaccato alle chiappe, Koris ha scoperto che le cose non erano così difficili come sempre, nonostante la grotta fosse stata caratterizzata come “folkloristica” (ovvero “non so dove mettermi la corda per scendere in sicurezza e conforto”). All’improvviso tutto è diventato logico e conseguente. Da paura.
C’è da dire che il buco, per quanto complicato (dicono) ad armare, era stretto e intimo come piacciono a Koris, non quella roba larga, enorme, di cui non si vede la fine, come tutti gli altri apprezzano. Koris si è trattenuta dal criticare l’altro compagno di stage perché già che è la prima volta che non te la fai nelle mutande, almeno evita di fare l’Hermione Granger di staminchia. Però Koris avrebbe armato meglio. Per esempio al di fuori della cascata (e finché le cascatelle sono a 13 gradi ci si può anche bagnare, vai a bagnarti nel Vercors o alla Pierre Saint Martin, poi ne parliamo, ciccio).
“Ma come hai fatto a trovare l’armo naturale in quella fessura? Sapevi che c’era?”
“No, ma se osservi la conformazione della fessura non poteva che esserci qualcosa”
‘thieu sostiene che a suon di osservarlo armare, Koris ha imparato per osmosi e ha assunto gli stessi automatismi. Solo che deve ancora bene convincersi di saperlo fare realmente.
(Poi si vede mentre parla che ‘thieu è fierissimo della sua allieva, ma questo è un altro discorso).
E Koris è uscita da quella grotta infame che è il Trou du Loup (mettiamo il link, così Mezzatazza è libera di non cliccarci ^^) sordidamente soddisfatta del suo livello di speleologa. Che meno di due anni di arrampicata era sempre a piagnucolare sugli stessi 5c, senza progressi evidenti. Merito (anche) di avere accanto una persona che spiega, che insegna e che capisce.
(Ma anche un po’ merito di Koris che imparare in fretta, più in fretta di quanto pensi lei stessa)

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6 thoughts on “Osmosi

  1. Celia 28 novembre 2016 alle 10:15 Reply

    Mi dicono dalla regia che a forza di osservare gli arcieri bevanati io ho pure vinto una gara senza allenarmi. (no, con la scherma non funziona, ma l’osmosi esiste eccome!)

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  2. altrirespiri 28 novembre 2016 alle 11:48 Reply

    si impara tutto, prima di tutto, guardando!

    Link in francese ed io non sono una sola parola in francese… uff!

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    • yaxara 28 novembre 2016 alle 12:55 Reply

      Il link è soprattutto per la topografia, più che per il testo (il testo anzi è inutilissimo anche agli speleologi).

      Liked by 1 persona

  3. junior 29 novembre 2016 alle 17:42 Reply

    Ci sono fonti storiografiche note per la loro accuratezza che testimoniano del potere dell’osmosi. Qui una delle migliori prove:

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    • yaxara 29 novembre 2016 alle 18:22 Reply

      Troppi riferimenti culturali in comune, dobbiamo smettere.

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