Madleine alla farina di ceci

La gente (o la gggggenta, qualora si parli di politica) sostiene che Merdopoli abbia due cose buone: la squadra di pallanuoto e la gelateria SuperFrutto (che l’Amperodattilo chiamerà Fruttolo fino alla fine dei tempi).
Koris non è molto interessata alla pallanuoto, ma ha trovato comunque un secondo lato positivo di riserva alla sua tanto deprecata città natale: la panissa/le fette.
Piccolo excursus culinario: dicesi panissa un impasto di farina di ceci e acqua, modellato a panetto e lasciato solidificare per un tempo indefinito ma lungo. Si mangia cruda in insalata, volendo. Quando la panissa viene tagliata sottile e getta nell’olio bollente, si trasfigura nella sua essenza sublime: le fette. Mangia sia a sé stanti, sia nella focaccetta, le fette sono un dono divino all’aspra terra di Valinor che alla fine non è che ne abbia poi tanti, sul punto di vista culinario.
Koris si è cibata di fette ad intervalli regolari praticamente da sempre. Le rare volte in cui usciva con Iset nei pomeriggi al liceo, la focaccetta con le fette era pellegrinaggio dovuto. Orso, che in fondo in fondo è un eretico, le mangia anche col ketchup.
Scappando a Boulogne nelle nebbie di Avalon, Koris ha scoperto un sacco di cose buone da mangiare, ma delle fette nemmeno l’ombra. Approfittava dei suoi transiti per Merdopoli per strafogarsi ove ne avesse il tempo. Una volta portò nelle nebbie di Avalon due liste di panissa da friggere sul posto. Le fette sparirono in un tempo record fra gli astanti.
Da quando Koris è approdata sulle sponde provenzali, ha sentito più volte parlare di panisse. In fondo, una fazza una razza. Sapeva anche che la panissa alla francese è reperibile al supermercato. Solo che, grande sgomento, non in tutti i supermercati e non quelli in zona. Il progetto “panissa all’estero” è stato quindi accantonanto, in special modo nel periodo del SonnoDellaRagione, quando il fritto era un crimine punibile con la morte (o lo scassamento di coglioni in secula seculorum amen).
Sabato Koris stava comprando broccoli in un supermercato un po’ fuori zona. E la ha vista. La panissa. Un panetto di 500 grammi nel banco frigo. L’istinto è stato più forte di lei. Agguantata panissa, agguanto olio da friggere, stasera amarcord.
Solo non si sapeva se a ‘thieu fosse piaciuta. Mentre friggeva il primo mezzo panetto (perché i selvaggi qui non la fanno di forma intelligente, ma cilindrica), Koris ha portato una fetta da assaggiare a ‘thieu.
“Tieni, non sia mai che ti infligga una cosa che non ti piace”
“Perché mai non dovrebbe piacermi?”
Manfatti, domanda idiota. Cuoci pure tutti i 500 grammi che tanto, Koris, lo sai che puoi anche mangiarteli da sola.
‘thieu ha gradito parecchio. Che Parigi val bene una messa, ma lì le fette non esistono.
“Credo di averla mangiata solo un’altra volta qui…”
“Sì, e io esistevo ma tu non sapevi che io esistessi. O meglio, io esistevo ma non volevo parlarti
“Tu non volevi parlare a nessuno. Comunque è molta più buona così…”
“Micojoni, ci credo! Qui i selvaggi la fanno la forno. La panissa si frigge. E la prima legge del fritto dice che fritta è buona anche una ciabatta”
Koris ha passato la sera a crogiolarsi nel piacere di aver ritrovato, almeno in parte, il sapore della sua gioventù.
Del resto, i luoghi in cui vivere mica si scelgono a caso.
Che Marseille sarà anche disgustosa come città, ma è uno dei pochi posti in cui si trova la panissa al di fuori di Merdopoli.

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11 thoughts on “Madleine alla farina di ceci

  1. Celia 6 dicembre 2016 alle 12:36 Reply

    Avrei voluto conoscerti a Bologna. Se non altro per integrare te (e la panissa) nei nostri FrittoParty in cui – in microscopiche cucine da studenti – friggevamo qualsiasi cosa transitasse a portata di mano o stesse ferma il tempo sufficiente per essere agguantata e impanata.

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  2. Celia 6 dicembre 2016 alle 12:39 Reply

    p.s.: in altre parti d’Italia esiste come cecìna o panella. A Bo c’è persino un locale che si chiama Pane e Panelle…

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    • yaxara 6 dicembre 2016 alle 12:59 Reply

      Sono parenti delle panelle, in effetti. E sì il FrittoParty ci sarebbe stato tantissimo. Figurati noi che vivevamo in open space. Quando la mia compagna di stanza cuoceva il cavolo l’odore si propagava su tutto il piano.

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  3. altrirespiri 6 dicembre 2016 alle 14:42 Reply

    Cioè a Merdopoli si coltivano i ceci?

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    • yaxara 7 dicembre 2016 alle 07:29 Reply

      Credo fossero una delle poche cose che si potessero coltivare nei tempi antichi. Non è una regione particolarmente fertile…

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      • altrirespiri 7 dicembre 2016 alle 08:39

        ma i ceci hanno bisogno di caldo… infatti sono cosa sconosciuta nelle nebbie padane.

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      • yaxara 7 dicembre 2016 alle 08:46

        Credo che faccia abbastanza caldo, basta scegliere le terrazze esposte a sud!

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      • altrirespiri 7 dicembre 2016 alle 09:30

        evidentemente sì, non avrei detto.

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  4. laTigli 11 dicembre 2016 alle 19:39 Reply

    partendo dal principio che, anche se sono ferrarese, mi sfondo di ceci in ogni loro forma… mi dai le dosi di farina di ceci e acqua? che io faccio solo la farinate e le panelle ma quelle non le faccio solidificare… se ti va eh?, per solidarietà bloggereccia 🙂

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  5. laTigli 14 dicembre 2016 alle 19:28 Reply

    Proverò di certo!

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