Le 6 fasi di Koris in cucina

(Sì, è il primo post dell’anno, quindi dovrebbe essere un post di bilanci, propositi, aspettative -tanti regali-, ma anche sticazzi)

Il rapporto di Koris e la cucina non è propriamente conflittuale, tant’è che Koris riesce a sfamarmi da sé, con alti e bassi, da un po’ più di dieci anni. Questo non fa di lei un’aspirante MasterChef (e nemmeno BastardChef) e Koris ne è ben cosciente, tant’è che si guarda bene dal postare qualsivoglia sua creazione su Istagram (non pervenuto) o simili.
Capita tuttavia il momento in cui Koris, colta da follia culinaria, decida di lanciarsi in una nuova ricetta. Vegeta allora un tempo indeterminatamente lungo sui blog di cucina per trovarne una che riempia alcuni requisiti fondamentali, quali difficoltà bassa, ingredienti di facile reperibilità (no zenzero dell’Himalaya, ma anche no stracchino che siamo in Francia, lo stracchino è 404 not found), tempo di preparazione inferiore all’ora. Trovato il santo Graal o presunto tale, Koris si lancia periodicamente a sperimentare. Dimenticandosi di essere un’imbranata cosmica.
A questo punto, si avvicendano diverse fasi psicologiche della Koris in cucina.
Fase 1: l’entusiasmo. Raccolti gli ingredienti, essi vengono pesati, triturati, sminuzzati con precisione submillimetrica e valutando le relative incertezze di misura. Koris è sicurissima che il piatto verrà una favola. Un bijou. In quest’epoca cucinano cani e porci, vuoi che non ci riesca lei.
Fase 2: la buona volontà. La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni e le piastrelle della cucina devono essere impastate nello stesso materiale. Koris a questo punto normalmente mescola gli ingredienti sempre ligia alla ricetta. Ma il diavolo si annida nei dettagli e un pizzico di pressapochismo q.b. manderà tutto a puttane. Solo che Koris non lo sa.
Fase 3: il dubbio. La ricetta reciterà qualche cosa come “la vostra minestra avrà la consistenza del distillato di elisir di lunga vita” e invece quella di Koris sembrerà più Blob il fluido mortale. Oppure “le vostre verdure saranno croccanti al punto giusto” mentre per Koris si può parlare piuttosto di primo stadio di scorie radioattive. In questo momento nella mente di Koris si insinua il dubbio che qualcosa sia andato orribilmente storto.
Fase 4: il panico. Se in cucina la maionese impazzisce, non si vede perché non dovrebbe farlo anche Koris. Ai fornelli scatta l’autogestione della pietanza, che fa un po’ il cazzo che vuole mentre Koris aggiunge spasmodicamente ingredienti a caso, nella speranza di tappare la falla. Siccome le ricette all’impromptu non sono esattamente il suo forte, nella maggior parte dei casi il tentativo di restauro aumenta esponenzialmente il danno. Il panico viene alimentato di conseguenza.
Fase 5: la rassegnazione. La ricetta sullo schermo fissa il coso di Koris e sentenzia “nun me somiglia pe’ niente”. E come dargli torto? Koris accetta più o meno il suo fallimento (a seconda che questo la lasci senza cena o meno) e si consola raccontandosi fandonie come “nessuno è perfetto”, “ho un dottorato in fisica, non in cucina”, “ho anche altri pregi”. Il cibo finisce di cuocere divenendo qualcosa di mai cucinato prima e che probabilmente non rivedrà la luce una seconda volta.
Fase 6: la faccia da culo. Nonostante ciò che esca possa difficilmente essere considerato mangiabile, Koris lo porta in tavolo lo stesso. E lo mangia lo stesso. Certo, non sarà più “formaggi gratinati su leggo di patate croccanti” ma piuttosto “arrosto di feto alieno”. La “delicata vellutata di cavolo cappuccio con pepe armeno” è diventata “hangover di brontosauro con la cirrosi”. Ma sono dettagli, come si diceva in Collegio “cosa buona più cosa buona uguale cosa buonissima”, brocardo in grado di temprare anche i più pavidi tratti gastro-esofagei.
Sì, insomma, Koris è maldestra ed è in grado di sbagliare le dosi anche facendo i panini (passeremo sotto pietoso silenzio il suo esperimento con la cioccolata calda in assenza di Ciobar o simili). Tuttavia continuerà a sperimentare, senza risultati apprezzabili. Per fortuna ‘thieu sostiene di non essere all’antica e di non volere necessariamente l’angelo del focolare in cucina (perché ha trovato piuttosto il demone del microonde).

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8 thoughts on “Le 6 fasi di Koris in cucina

  1. altrirespiri 2 gennaio 2017 alle 13:47 Reply

    secondo me scegli le ricette sbagliate.
    Come per le piante (bisogna saper scegliere quelle adatte a sopravviverci) per le ricette bisogna avere fiuto. Che si sviluppa con l’esercizio.
    Quindi non demordere.
    A me vengono praticamente sempre quelle che provo da GialloZafferano.

    Se vuoi tirarti su il morale: Mug Cake. Infallibile, facile, golosa. Io faccio quella al cioccolato, con cuore di cioccolato bianco. Anche quando ho sbagliato, perchè mi hanno distratto, è stata spazzolata allegramente.

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    • yaxara 2 gennaio 2017 alle 13:49 Reply

      Io su GialloZafferano anni fa riuscii a trovare la ricetta della crostata col numero di uova sbagliato. Fu molto divertente.

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      • altrirespiri 2 gennaio 2017 alle 13:52

        ahahah
        Allora al momento tu hai fiuto per le ricette sbagliate!

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  2. fradicuneo 3 gennaio 2017 alle 14:19 Reply

    Io anche mi mangiavo improbabili piatti, ora la cosa é piú complicata l. ha già detto il un paio di occasioni:”quando lo fai buono me lo mangio” inutile dire che il vero cuoco é mio marito..

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  3. laTigli 6 gennaio 2017 alle 08:13 Reply

    due giorni fa ho insegnato a fare sfoglia e ripieno dei cappellacci di zucca ad un amico amante del cucinare (bravissimo, ma veneto quindi questo piatto gli manca). svolgimento:
    – come si prepara il ripieno?
    – cuoci la zucca in forno, a 200° per 45 minuti, la fai raffreddare poi aggiungi parmigiano grattugiato finché i due sapori si sentono distintamente, a quel punto inizi ad aggiungere noce moscata finché ne senti il profumo.
    – …
    ha detto che proverà 🙂

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    • yaxara 6 gennaio 2017 alle 13:00 Reply

      Gnam! Non parlarmi di cose buone che ho Binomio che sta mangiando roba di McDonald in ufficio per l’ottava volta in 5 giorni…!

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      • laTigli 6 gennaio 2017 alle 16:47

        Ma che persona penosa. Binomio non si smentisce mai. Purtroppo.

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