Speleo-blog-terapia

Questo è uno di quegli speleo-post più introspezione che non interessano a molti e che non fanno big like. Ma al grido di “il blog è mio e me lo gestisco io”, verrà scritto lo stesso. Anche se U Babbu o Mezzatazza potrebbero non apprezzare (siete stati avvertiti).
In speleologia, la lettera e un numero indica il pozzo e la sua altezza in metri.
P40, P155, P55, P50, P92.
Queste alcune lunghezze significative che Koris ha percorso durante il suo primo anno di speleologia intensiva. Tutte passate senza grossi drammi, senza terrore, piuttosto a suo agio fra corda e discensore.
E ora l’idillio è finito: se un pozzo non è stretto quando Koris vorrebbe o non è frazionato a suo gradimento, Koris va in pappa e ti saluto e sono l’uscita speleo. Cosa che la lascia molto insoddisfatta di sé stessa, perché sa di saper fare, ma sente di non poter fare.
Cosa è accaduto a turbare l’animo di Koris sottoterra? Sostanzialmente tre cose.
Primo evento: a gennaio 2016, mentre Koris stava armando un P50 al Gouffre des Encanaux, c’è stato un momento di incomprensione fra Koris e un nodo regolato male. Il momento si è protratto più del necessario, Koris non ha saputo bene come fare, ‘thieu le ha detto “smonta tutto e risali, poi rifai da capo”. Koris si è messa sui bloccanti per la risalita su corda, o almeno ha pensato di farlo. Perché ha scordato di chiudere il croll, bloccante ventrale, cosa di cui si è accorta mentre cercava di risalire. Ne è seguito un urlo e un terrore senza limiti, perché a detta di Koris il croll si era aperto da solo (spoiler: non è fisicamente possibile che un croll si apra da solo, se è caricato col peso di una persona). Koris ha veramente rischiato di finire spiaccicata sul fondo del P50? No, era assicurata ad altri due punti, entrambi indipendenti, di cui uno dei due in tensione. Non rischiava niente se non una caduta di dieci centimetri, ma vallo a spiegare a chi ha visto aperto un croll che doveva essere chiuso. Ci sono voluti alcuni mesi e parecchie rassicurazioni perché Koris capisse che l’errore era stato suo e il croll non aveva colpe.
Secondo evento: a febbraio 2016, il vecchio imbrago di Koris mostrava chiari segni di usura, ma Koris voleva uscire lo stesso. ‘thieu le ha prestato un suo vecchio imbrago assai spartano che Koris non si è data la briga di stringere a pennello, al grido di “tanto è un’uscita facile”. Nel rimontare il P40 nel vuoto cosmico del Thipauganae, con due kit al culo, Koris pensava che l’imbrago si stesse sfilando e che lei stesse per precipitare (spoiler: gli imbraghi da speleo, anche i più spartani, sono fatti in modo che non si possano filare, se non sono aperti sul davanti). Fu una salita penosa quella del P86, con Koris che piagnucolava e scalava la parete, invece di usare la corda come mezzo di progressione. Due giorni dopo aveva un imbrago nuovo, suo e solo suo, stretto come si deve.
Terzo evento: il principale, quello veramente drammatico, non tocca direttamente Koris. A marzo 2016, Koris riceve una mail. “C’è stato un incidente alla palestra di roccia in cui facciamo gli allenamenti speleo. Una ragazza del Club Alpino ha fatto una caduta di sei metri mentre manipolava il suo discensore. È caduta sulla schiena, ha tre vertebre incrinate, ma se non ci fossero stati per puro caso dei materassi sotto non sarebbe viva. Visto che il discensore era chiuso correttamente, non si capisce come sia potuto succedere”. La frase finale ha gettato Koris nel panico più totale: non poteva non esserci una spiegazione all’incidente (spoiler: e infatti c’era, la ragazza ha lasciato il discensore e il discensore speleo non frena da solo). Non poteva più fidarsi né delle sue mani né del discensore. Panico, terrore, non fatemi più vedere un pozzo in cui io non tocchi a destra e a sinistra e magari anche dietro, se poi fa al massimo 30 metri ancora meglio.
E la cosa dura, nonostante le rassicurazioni di ‘thieu e di mezzo consiglio dipartimentale di speleologia. “Koris, tu fai troppa attenzione a quello che fai per commettere un simile errore” dicono. Va bene, ma se succede?
Koris ha, come al solito, una gran fifa a doversi fidare di se stessa. Non teme l’incidente in sé, teme le condizioni che potrebbero portare a un incidente. Ma questa fifa sta diventando paralizzante in ogni posto un po’ interessante in cui si vorrebbe andare e finisce a schifio perché magari potrebbe succedere qualcosa di imprevisto. Ciò detto, di questi imprevisti non ne è mai capitato mezzo, Koris non si è mai veramente messa in pericolo, nemmeno quella volta in cui ha passato mezz’ora bloccata fra il ghiaccio e la roccia del DS46. Questo avrebbe dovuto metterle una fifa blu delle strettoie in cui entri e non esci più, invece nada, più è stretto e più le piace.
Koris, ma perché questa paura stupida? Perché se è successo all’altra ragazza potrebbe succedere anche a me. Anche se io faccio seimila manovre di bloccaggio prima di lasciare la corda e ho un freno che fra un po’ non mi fa manco scendere. Ma sono imbranata, hai visto mai.
Koris, ma tu hai mai lasciato una corda sul discensore? No, anzi. La maggior parte delle volte non lascio nemmeno scivolare la mano sulla corda come fanno tutti, la passo di mano in mano. E se fosse la chiave di bloccaggio del discensore ad essere mal fatta?
Koris, ma tu hai mai sbagliato a fare una chiave di bloccaggio? Una volta, alla mia terza uscita. Dopo no, perché è una cosa talmente facile che la sbagliano solo gli idioti e i principianti.
Koris, e allora? E se mi sbaglio e lascio la corda?
Koris, ma tu hai mai lasciato il reverso mentre facevi sicura ad arrampicare? No, nemmeno quando venivo rimbalzata sui muri perché l’arrampicatore faceva un volo. Nemmeno quando il SonnoDellaRagione mi ha fatto volare di tre metri. Nemmeno quando lo shock mi ha fatto prendere una ginocchiata sulla parete. Ho sempre chiuso gli occhi e tenuto la corda.
Ecco, ultimamente all’apice dei grandi pozzi cui sono due Koris: una che dice “sai di saperlo fare” e l’altra che esclama “sai di non poterlo fare”. Per paura che tutta la squadra perda un tempo considerevole durante la disquisizione Koris bi-partisan, vince spesso a man bassa la seconda.
Ma Koris, l’unica e vera, vorrebbe che questa storia finisse qui. Ed è anche per questo che si è finalmente decisa a scriverla: ogni tanto, quando le paure sono nero su bianco e sono fuori dal circolo vizioso delle meningi, sono più facili da affrontare.

P.S. In realtà un po’ di fifa è sempre bene averla per evitare di fare stronzate che possono costare care. Ma fra avere tutti i dubbi del mondo e credersi il padrone del mondo sotterraneo c’è sicuramente un’aurea mediocritas. Bisogna solo trovarla.

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14 thoughts on “Speleo-blog-terapia

  1. Mezzatazza 19 marzo 2017 alle 21:58 Reply

    Eh, infatti a “se un pozzo non è stretto” mi è venuto male. Riprovo domani, che i due bicchieri di Sauvignon potrebbero aver abbassato la mia soglia d’ansia.
    PERLAMISERIACELADEVOFARE.
    Maledizione alle mie suggestioni.

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    • yaxara 20 marzo 2017 alle 07:26 Reply

      Che poi “maledizione alle mie suggestioni” è un po’ la morale del post…

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      • Mezzatazza 20 marzo 2017 alle 09:15

        SESCRIVICOSEINQUIETANTICOMEFACCIOSECONDOTEADARRIVAREALLAMORALE!

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      • yaxara 20 marzo 2017 alle 09:24

        Ma, ma, ma! Ho messo anche il disclaimer stavolta! Un po’ come i bollini verdi-gialli-rossi di Italia1 di vent’anni fa, di cui effettivamente nessuno si curava.

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      • Mezzatazza 20 marzo 2017 alle 09:26

        Eh ma ormai i tuoi speleo-post per me sono come il solletico: so costa vuoi farmi ed è come se già me lo stessi facendo.

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      • yaxara 20 marzo 2017 alle 10:40

        Speleo-sado-maso (il che è anche vero).

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      • Mezzatazza 20 marzo 2017 alle 10:41

        Lol, mi gasa!

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  2. Celia 20 marzo 2017 alle 08:17 Reply

    Ecco, un’altra cosa in cui ci somigliamo (anche se io là sotto e/o là sopra non ci vado manco morta, sorry). C’è una Celia che si ripete “non lo so fare”, “non sono capace”, “non sono all’altezza”, “gli altri si sbagliano”. Ma il mio para-buon-proposito-2017 è imparare a fidarmi… se non di me stessa, almeno delle persone competenti che mi conoscono bene, e che certe cose non le dicono per incoraggiarmi, ma perché a quanto pare sono oggettivamente vere.
    E se persone che da anni si calano nella panza della terra appese a un filo ti dicono che sei troppo attenta per commettere errori del genere… beh, credici.
    Che tanto se devi morire per sfiga, ti assicuro che può capitare anche perché cade un vaso di petunie dal balcone di qualche vecchietta, e tu sei sotto in perfetta perpendicolare. Quindi tanto vale, no?

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    • yaxara 20 marzo 2017 alle 08:35 Reply

      Sei una persona saggia. ‘thieu ha detto che tanto le paure sono irrazionali e che bisogna aspettare che qualcosa nel cervello faccia click. Ma io sono dell’idea che se non lo aiutiamo un po’ non farà mai click. E visto che sono molto culturale, mi viene in mente la frase del film “Jumanji”, ovvero “un avversario prima o poi va affrontato” (cose molto anni ’90).

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      • Celia 20 marzo 2017 alle 10:37

        Qualcosa nel cervello deve fare click. Vero. Ma se nessuno ti indica il pulsante e non ti presta una sedia per arrivare fin lassù in alto e pigiarlo, col cavolo che fa click.
        Questo intendo (e no, non sono saggia!)

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      • yaxara 20 marzo 2017 alle 10:39

        Infatti ora cerchiamo di costurire la sedia, se ci riusciamo. Senza schiacciarci troppo le dita.

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  3. altrirespiri 20 marzo 2017 alle 14:45 Reply

    Io credo che se son tutti convinti che sei attenta, hai dimostrato di esserlo.
    Credo anche che ognuno muore alla sua ora. Magari incianpando sul marciapiede.
    Quindi… di a quella Koris là che ha rotto… che si contenga un po’, faccia il suo ruolo di farti stare attenta e basta.

    Suvvia! Sennò come ti diverti?

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    • yaxara 20 marzo 2017 alle 15:23 Reply

      Quello che si è inciampato nel marciapiede rientrando dall’uscita speleo è ‘thieu, che si è giustamente scorticato un ginocchio.
      Quella Koris invece ha rotto, ma bisogna insegnarle a stare buona…

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