Una cosa che ho imparato

Una delle ragioni per cui Koris aveva deciso di buttarsi nella speleologia (ignara di tutto il guazzabuglio pipistrellico che ne sarebbe poi seguito) era l’ossessione per il grado che stava prendendo in arrampicata. In pratica, se non riusciva ad arrampicare almeno un 6a per week-end (e non ci riusciva) non era contenta. Seguivano frustrazione, senso di inadeguatezza, insoddisfazione e allora no, grazie, ce n’è già abbastanza nella vita reale.
La grotta ha il brutto vizio di diventare monopolizzante, quindi Koris ha arrampicato sempre meno, da quell’aprile 2015, fino a lasciare le scarpette e l’imbago nelle loro saccocce. Non è nemmeno che le dispiacesse poi tanto, era un po’ come se la smania si fosse calmata e ciao 6a, ciao.
Ma un po’ di voglia è sempre rimasta, quello che mancava del tutto era l’occasione. E il partner, perché ‘thieu è una bestiola per lo più cavernicola. E siccome in arrampicata serve un partner che si conosce e di cui ci si fida, tanto vale tenersi la voglia.
Finché l’occasione non si è ripresentata.
Oggi Koris è andata ad arrampicare, dopo un sacco di tempo, sul sapone calcare di Morgiou. Senza caricarsi di particolari aspettative, perché tanto dopo due anni è già tanto se non ti marciscono i piedi dopo la prima via.
In effetti i piedi non sono marciti. Koris è pure riuscita a fare una via da prima, che onestamente dopo due anni di nulla cosmico o quasi non è proprio da buttare via. Diciamo che poteva andare peggio.
Ma soprattutto, Koris si è divertita. Perché arrampicava per arrampicare e non per dimostrare qualcosa a qualcuno. Senza l’ansia di dover fare N vie di tale difficoltà, senza la vergogna di dire “ho male ai piedi, io smetto”.
Sarà che forse la speleologia le ha insegnato che voler fare confronti è inutile, che si può andare a -500 più facilmente che a -120, e che non è con la profondità che si misura il divertimento. E quindi neanche con il grado quando si è arrampicatori della domenica. Sarà che forse ha assimiliato il contentuo e l’essenza dell’articolo “I falliti” (che in realtà è molto interessante anche dal punto di vista non arrampicatorio). O sarà semplicemente che Koris sta invecchiando e certe pratiche da chi ce l’ha più lungo le lascia ai giovani.

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2 thoughts on “Una cosa che ho imparato

  1. Elena 23 aprile 2018 alle 14:02 Reply

    Sempre detto io, che con l’età aumenteranno gli acciacchi e le rughe, ma anche la superba arte del fregasega si maneggia molto meglio !!Un bacio,Elena

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    • yaxara 23 aprile 2018 alle 14:27 Reply

      Credo non ci sia niente di più potente dello sticazzi! 😀

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