Come organizzare un epic fail

Koris dovrebbe essere ormai cosciente di possedere un dono come re Mida, ma non della stessa qualità: tutto quello che Koris tocca si trasforma in fallimento critico, anche ove non sia necessario tirare un D20. Ne consegue che Koris non dovrebbe più prendere alcuna iniziativa. E in effetti aveva cercato di attenersi al piano, solo che poi le prende la smania di fare cose perché Spes Ultima Dea e finisce regolarmente a schifo.
Koris aveva organizzato da ottobre un’uscita per il week-end scorso nella grotta che dovrebbe essere una delle più belle di Francia. Guida necessaria, numero chiuso, jet set della speleogia, vi strapperete i capelli! Entustiasta di aver trovato una data dopo aver sgomitato via mail, Koris si rivolse al gruppo speleo chiedendo “chi vuole venire e per non perdersi questa occasione meravigliosa?” in modalità Dibbler-Mi-Voglio-Rovinare. All’appello hanno risposto ‘thieu e un altro, il resto del gruppo aveva da asciugare il gatto nel microonde. Vabbè, si farà un’uscita fra pochi intimi.
Poi qualcuno-di-cui-non-faremo-nome pensò bene di aprire l’uscita in interclub con quelli che sono un po’ dei salami su corda, nonostante il parere contrario di Koris. Ora, quando Koris dà parere contrario è già prona allo scassamento di gonadi, che si frantumano per un nonnulla.
“Ma perché proprio quella data lì?”
“Ma possiamo decidere noi a che ora uscire?”
“Ma non possiamo andare da soli noi sei?”
“Ma devo portarmi l’imbrago?”
“Ma devo portarmi l’acqua?”
“Ma devo davvero portarmi una tuta?”
“Ma davvero voi arrivate lì il giorno prima?”
Dato lo scambio di mail, Koris se lo portava talmente menato da casa che il rischio di dire “e allora fate voi, io me ne resto sul divano” era molto pronunciato. ‘thieu ha compiuto l’abuso di caricarla in macchina di forza.
Domenica mattina c’è stata un’ulteriore scena del “devo prendere questo? devo prendere quello?” e Koris si è trattenuta dal rispondere “sì e prendi anche il tuo culo”. Poi erano in ritardo. Koris odia poche cose come il ritardo. Ha detto ancora una volta che lei se ne tira fuori, ma invece no.
Nonostante le guide siano simpatiche, si comincia male: una discesa di 80 m su un’impalcatura arrugginita. Koris odia le scale in speleo. Koris forse si sarebbe fatta gli 80 m in un getto più volentieri, almeno non ti scivola il piede. Koris si odia molto per essere lì.
La grotta è un fiume sotterraneo. “Ma tranquilli, ci si bagna solo metà stivale” dicevano. Poi l’acqua entrò nello stivale. Poi l’acqua arrivò al ginocchio. Poi alla coscia. Poi alla cintola.
Koris ha camminato per non si sa quanto in un fiume di marmo blu (molto pittoresco) con l’acqua fino alla cintola e la faccia del gatto bagnato che l’avrebbe fatta pagare all’universo. L’unica fortuna è stata la sottotuta magica di Koris, che si asciuga in dieci minuti e non vogliamo sapere come e perché. It’s a kind of magic! One dream, one soul, one prize, one goal…

pissed-cat

Fedele descrizione di Koris nel fiume di Cabrespine

Arrivati a non molto lontano, si scopre che le guide hanno scelto di non andare nel ramo concrezionato, troppo fragile, urge autorizzazione papale. Il gurppo, soprattutto i tre invitati, fanno rimostranze.
“Ma eravamo venuti per quello!”
“Ma davvero non possiamo andare?”
“Ma non potevamo saperlo prima?”
“Koris perché non ce l’hai detto?”
Sulla fronte di Koris scintilla la scritta al neon “non sono una fottuta agenzia di viaggi”, ma non dice nulla perché potrebbe e non sta bene passare per quelli che si incazzano. Meglio passare per muti.
La grotta in effetti merita anche senza il ramo concrezionato, ma non quanto Koris si era aspettata. Mentre rimugina sul suo sconforto, Koris scivola su un duomo di calcite e si infrange il ginocchio sinistro. Livido numero uno.
Foto di rito. Koris continua a pensare a pratiche violente verso chiunque, tanto pensarle non è illegale e gli incidenti capitano.
Si torna indietro. Se prima si scendeva lungo il fiume, ora bisogna risalre la corrente come fottuti salmoni. Acqua di nuovo fino alla cintola. Acqua torbida, Koris non vede il bordo di una vasca, se lo prende nel ginocchio sinistro. Livido numero due. Koris cade di faccia nell’acqua, si rialza senza fiatare.
Il ginocchio e la coscia associata fanno un sacco male, ma Koris si trascinerebbe su un monopiede con la gamba mozzata nel kit, piuttosto che chiedere aiuto. Tanto l’acqua a 13 gradi raffredda il livido. Basta crederci tantissimo.
Quasi all’uscita, i salami decidono che non si può andare via senza la foto ricordo fatta con la compatta demmerda che richiede tre ore per essere messa a punto, senza comunque produrre risultati apprezzabili. Koris sorride sulla foto solo perché sta pensando come annegarli tutti in 10 cm d’acqua.
Uscita in vista. Altri 80 m di impalcatura da rimontare, Koris si odia, la tuta ormai è asciutta, l’universo deve detonare a breve.
Si arriva nella sala equipaggiata come grotta turistica. La gente guarda Koris-gatto-bagnato, Koris elargisce sguardi di “fatti li cazzi tua”. ‘thieu si avvicina in un momento di masochismo.
“Allora, valeva la pena venire?”
“Umpf”
“È un momento in cui bisogna evitare di farti domande?”
“Già”
Poi magari Koris deciderà che il fiume nel marmo blu è uno dei più bei ricordi della sua vita. Ma per ora ha fatto voto infrangibile che la prossima volta che organizzerà qualcosa sarà stocazzo.

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