Il corso di recupero di Sun Tzu

Per chiunque non sia un nerd di storia orientale e/o di strategia militare e/o di discutibili giochi di strategia, Sun Tzu è stato un generale cinese vissuto 1500 anni fa, che ci ha lasciato uno snello libello dall’evocativo titolo “L’arte della guerra“. Più che un manuale vero e proprio, trattasi di una raccolta di aforismi da rimaneggiare all’evenienza, pertanto sempre attuali (“Koris, ma tu l’hai letto, che ne parli così?” Sì, abbiamo altre domande sciocche? No? Bene).

Siccome in questo XXI secolo occidentale l’arte del menarsi a colpi di spada e lancia non è più di moda e le guerre piacciono solo in televisione (siano esse film o reportarge sulla Siria da dimenticare alla prima pubblicità), Sun Tzu si è riciclato. Sai, dopo 1500 ci vuole una riconversione professionale, dicono. E quale miglior riciclaggio se non nel management?

È probabile che qualcuno abbia cercato di applicarlo anche qui, come ogni cosa che va di moda al momento, dall’abuso della parola “holistic” in qualunque locuzione (“holistic integration engineering”, porcazzozza, ci mancava solo), a training di dubbia (ovvero nulla) utilità come il “risk and opportunity management” (cioè se spenzoli da un burrone puoi cogliere l’opportunità di osservare il paesaggio? Non so, chiedo).

Solo che se ad applicare “L’arte della guerra” sono astuti generali spreguidicati la cosa ha un senso, altrimenti diventa “L’arte della fuffa”. O peggio. Diciamo che la Koris-gerarchia non ha proprio le capacità organizzative e strategiche del Giulio Cesare di passaggio. Anzi, i capi e i megaCapi sembrano avere ottime capacità disorganizzative.

Per dimostrare la tesi di cui sorpa, cercheremo di applicare alcuni buoni vecchi precetti di Sun Tzu a situazioni di vita reale.

  • Ciò che è essenziale in guerra è la vittoria, non il prolungarsi delle operazioni.
    “Facciamo un meeting per discutere di cosa trattare nel meeting in cui organizzeremo il lavoro”
    “Ma se invece iniziassimo a fare il lavoro e basta?”
    “Allora ci vuole un kick-off meeting per definire il lavoro di cui definiremo la strategia nel meeting successivo, per poi discutere l’organizzazione in un terzo meeting”
  • Un comandante esperto ottiene la vittoria dalle circostanze, non la chiede ai suoi subordinati.
    “Perché non hai fatto questo e questo?”
    “Perché non sapevo fossero da fare e credevo lo facesse qualcun altro”
    “E perché non sapevi che fossero da fare?”
    “Perché non me lo hai detto”
    “E perché non te l’ho detto”
    “Non lo so, telepatia è una skill del mio pg di Dungeons&Dragons, non della mia vita reale”
  • Un generale comanda con l’esempio, non con la forza.
    “Avrei bisogno di discutere questa cosa della propagazione degli errori con te che sei esperto…”
    “Veditela tu”
  • Tratta i tuoi uomini come i tuoi figli e ti seguiranno fino alla valle più profonda.
    “Koris, non ti sto ascoltando. La tua opinione non mi interessa minimamente”
  • La velocità di esecuzione è essenziale.
    “Ma è da dieci anni che questa storia va avanti?!”
    “Beh, sì.”
    “E in dieci anni nessuno ha mai fatto un passo avanti?”
    “Sai com’è, la vita…”

Se Sun Tzu ha intenzione di tenere un corso di recupero sulle sue massime, Koris ha una lunga lista di persone da iscrivervi.

suntzu

Sun Tzu ci disprezza tantissimo.

P.S. Post direttamente ispirato dall’ennesima riunione ai confini della realtà col MegaCapo. Perché uccidere è illegale, scrivere post no.

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5 thoughts on “Il corso di recupero di Sun Tzu

  1. Celia 10 gennaio 2019 alle 11:35 Reply

    “Siccome in questo XXI secolo occidentale l’arte del menarsi a colpi di spada e lancia non è più di moda.”
    Parla per te. Dipende tutto dal contesto.
    Secondo me con una morning star accanto alla scrivania molte cose si risolvono.
    (prima che tu me lo chieda: sì, avendo la palestra dietro al dipartimento, spesso andavo a lezione con la spada.)

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    • yaxara 10 gennaio 2019 alle 11:37 Reply

      Beh, su grande scala non va più di moda, questo è innegabile.

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      • Celia 10 gennaio 2019 alle 23:13

        le mode si impongono.
        come le mazzate sulla zucca.

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  2. Emanuele Balboni 10 gennaio 2019 alle 11:38 Reply

    Vorrei commentare suggerendo di nascondere la spada dietro al sorriso, ma non so se dei 36 sia davvero il più adatto. O forse sì, ma non mi assumo la responsibilità di eventuali conseguenze.

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    • yaxara 10 gennaio 2019 alle 11:40 Reply

      Anche perché oggi tirerei fuori la spada per futili ragioni e non garantirei sull’uso responsabile della stessa.

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