L’unità di misura dell’affetto

L’unità di misura dell’affetto è fratello Orso che in Giappone si è messo a cercare souvenir trash a tema Sengoku da portare alla sorella Koris. Li ha trovati. Koris è molto fiera e del fratello plantigrade, e dei pupazzini samurai con la faccia incazzosa. L’Amperodattilo ha commentato “ma guardate te, a trent’anni ancora coi giocattoli…”.

L’unità di misura dell’affetto è anche U Babbu che fa scorte di roba da portare in Francia come se ci si dovesse preparare all’assedio di Montségur (da assediati, eh). “Ti ho preso due Pan di Stelle Coop”, dove due è più vicino a due alla terza che a due naturale, ma la matematica non è il punto forte di U Babbu. Ha anche elargito tre pacchi di bibanesi (grissini tozzi che contengono cocaina, altrimenti non si spiega l’assuefazione) a ‘thieu, che non è stato messo nella posizione di rifiutare.

L’unità di misura dell’affetto è anche l’Amperodattilo che produce tonnellate di cibo. Litri di minestrone, battaglioni di gamberi, ettari di paste al forno, boschi di fragole, tonnellate di budini, metri quadri di torte di verdura. Perché, in fondo, in Italia l’affetto passa anche per il cibo e se nutri qualcuno significa che gli vuoi bene. Qualcosa che si capisce solo col tempo e che risulta del tutto incomprensibile al diciottenne medio, che trova tutto asfissiante, ma a diciotto anni ti credi tanto e non sei niente. ‘thieu ogni tanto bofonchiava “mangiamo troppo”, poi dimenticava la locuzione “basta così” appena seduto a tavola.

Nei quattro giorni di permanenza italica, ‘thieu ha imparato una nuova parola: “cesso”. Solo grandi progressi linguistici.

Koris è arrivata a Merdopoli che sembrava essere stata investita da un’orda di tir, dopo quattro giorni di cura familiare intensiva a mangiare, passeggiare e dormire, riusciva quasi a guardarsi allo specchio. Peccato che sarebbero serviti almeno due giorni supplementari.

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5 thoughts on “L’unità di misura dell’affetto

  1. Mezzatazza 24 aprile 2019 alle 12:59 Reply

    Daje! Ottima la colesteroloterapia!

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  2. Minestrella 25 aprile 2019 alle 17:47 Reply

    E se rifiuti il cibo è come se rifiutassi l’affetto, soprattutto.
    A me ultimamente mettono pure i pacchi di caffè in valigia. E ovviamente trovo lo stesso identico alla coop sotto casa, a volte pure in sconto.
    Ma il souvenir rumenta erano i pupazzini perché trash? O quelli erano la cosa bella (E’ difficile classificare, ho da poco contribuito a un regalo di dottorato in cui il pezzo forte erano delle padelline in miniatura e un guerriero playmobil con una fototessera incollata in faccia. A detta del festeggiato, il regalo più bello)

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    • yaxara 25 aprile 2019 alle 18:10 Reply

      Hanno provato a rifilare pacchi di caffè anche a me (che non bevo caffè), ma quelli sono riuscita a evitarli. Ma non la passata di pomodoro che “questa qui mica la trovi in Francia!”.
      Il regalo rumenta era in realtà vera rumenta, in quanto lattina di coca-cola vuota. Ma c’era il nome di uno dei miei samurai preferiti, quindi meraviglia.
      Il festeggiato aveva ragione, come puoi trovare meglio del guerrieri playmobil?

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