La piaga del mansplaining sotterraneo

Attenzione: post da feminazi in pieno ciclo mestruale, guest star ormoni, isteria e tutte quelle cose carine che si usano per giustificare una donna incazzata (salvo pensare che possa esserci una vera ragione). Insomma, è un post orrido, volgare, pieno di patate&piselli e doppi sensi.

Che la speleologia sia nata come un’attività maschilista è sempre stato chiaro, basta pensare alle acrobazie che tocca fare per pisciare con tuta, imbrago e compagnia. Ma del resto ciò è vero anche per… uhm, quasi tutte le attività che non comportino ricamo, moda, punto croce, occuparsi di bambini e altre cose che se le fa un uomo è sicuramente un po’ finocchio o manca di testosterone o roba del genere.

Con questo, non è necessario che nel XXI secolo la speleologia debba essere ancora una roba “da maschi”. E non lo è, con buona pace di tutti quei residui pensino che una donna sottoterra sia necessariamente a rimorchio del proprio uomo e debba essere trattata come una statuina di cristallo che non sa fare una fava niente, e va pertanto seguita perché “oh, che pasticciona, combinerà sicuramente qualche pasticcio, ah, ah, ah, che dolce”.

I residui, già. Quelli che non capiscono che ti stanno scassando il cazzo a raffica seccando col loro modo di fare. Che non capiscono che te lo porti già menato da casa sei sottoterra per rilassarti. Che sai quello che fai e che non hai bisogno di uno che si misura in continuazione il pisello ti sta col fiato sul collo.

“Eh, ma Koris, pigli tutto sul personale, magari è il suo modo di fare.”

A parte che anche in tal caso, se stai dando sui nervi a qualcuno e si vede, magari cambi atteggiamento. Ma no. Due tette pesi, due misure. Perché un maschio può progredire, basta dargli tempo, la femmina sarà sempre la principessina scemotta da sorvegliare, compatire e sfottere per amicizia, tanto lo sa di essere inferiore. Quello che è peggio è che delle femmine stanno al gioco, perché credono che sia tutto uno scherzo, dai, vogliono fare i simpatici. No, vogliono assimilarsi ai loro tanto osannati organi genitali, ovvero vogliono fare i coglioni e ci riescono benissimo.

E poco importa se gli tiri fuori il sacco da tutte le strettoie di tutto il meandro perché da soli non ci riescono. No, per loro sei sempre qualcosa in meno perché hai la patata non possiedi un’Impareggiabile Parte con cui possano misurarsi. Sarà sempre un “perché non sei voluta andare in quella galleria? Avevi paura?” (perché ci sono già stata e so che non è niente di eccezionale), “perché non hai voluto passare la vasca? Non avevi la forza?” (perché a sei gradi non avevo voglia di bagnarmi e mi bagno solo con le persone giuste), “perché non usi quelle prese lì? Non lo sai fare?” (perché non c’è un solo modo di passare e io ho il mio che conviene alla mia morfologia). Avete i cazzi? Bene, approfittatene per farvi i cazzi vostri.

E se abbiamo le tette e l’esperienza, stateci. Smettete di credevi stocazzo perché, ops, muniti della suddetta minchia virile potenza. Smettete di volerci proteggere, che lo fate anche male: siamo damigelle che si sono messe in pericolo ma e con coscienza del pericolo, ce la caviamo benissimo da sole. Non vogliamo né premi, né medaglie, né contentini a base di “uh, ma brava per essere una ragazza”. Vogliamo che non ci rompiate le palle, che pur non avendole riuscite a scassarcele lo stesso.

Nota: questo post, grazie agli dèi ctoni, non si applica né a ‘thieu né a cospicua parte della comunità sotterranea, che pare aver compreso il messaggio “una volta lasciata la superficie, non siamo né uomini né donne, siamo tutti speleologi”.

Nota numero due: dovremmo veramente dire basta alla cultura del coglionesimo maschile vista come simpatia/segno di interesse/cura/protezione. Se loro si sentono in diritto di trattarci così è in parte anche perché lo accettiamo e lo sopportiamo. Non si dice di tirargli il discensore nei denti per quanto sarebbe un’idea, ma almeno evitare di ridacchiare e fargli notare che si stanno allargando.

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4 thoughts on “La piaga del mansplaining sotterraneo

  1. Minestrella 24 luglio 2019 alle 10:54 Reply

    “Avete i cazzi? Bene, approfittatene per farvi i cazzi vostri.”

    E’ il pensiero più perfetto degli ultimi mesi.

    Sono molto fortunata ad aver allacciato rapporti con gente che mi ha sempre lasciata arrangiarmi, o anzi al massimo a cui ho dovuto cedere qualche cassa d’acqua per non farli sentire troppo inutili.
    Quando lascio aprire i barattoli a gente che ci mette meno di me, precisando “E’ che ho delle mani di merda” mi dicono al massimo “Eh però allenati, se no come ci vieni in barca a vela?”
    (il che dovrebbe indicare che sanno che ce la posso fare e che l’avere le mani di merda è una caratteristica unisex, non che le ho e avrò sempre perché sono femmina).

    Ma, a parte i casi bellini, niente di guadagnano per le biologicamente femmine, con me molti si fanno i cazzi loro. Ma secondo me è perché sono sicuri che ne abbia uno tutto mio.

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    • yaxara 24 luglio 2019 alle 12:02 Reply

      Ogni tanto mi escono pensieri profondi, il problema è che contengono sempre volgarità.
      Ma esistono per fortuna anche individui bellini (e non solo belini in senso ligure), solo che i pisellocentrici sono monopolizzanti.

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  2. io boh 24 luglio 2019 alle 17:26 Reply

    “uno che si misura in continuazione il pisello” invece secondo me è una definizione che andrebbe registrata e tradotta in tutte le lingue del mondo. Descrive perfettamente una certa insicurezza infantile tutta maschile -no, vedi?! “uno che si misura in continuazione il pisello” è una definizione più precisa!

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    • yaxara 24 luglio 2019 alle 18:15 Reply

      Per il francese siamo pronti con “un mec qui passe son temps à mesurer son zizi”. Per l’inglese sono aperta a suggerimenti,

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