Cronaca di un giorno di pioggia

Ti svegli coi lampi. “No, ma vai tranquilla, sono solo due gocce” disse quello che ha dei geni Ch’ti. Ora, le due gocce di uno Ch’ti corrispondono circa a un’allerta meteo di livello arancione per il Mediterraneo medio.

In strada è buio. Ma non buio naturale da cambio di stagione in atto, le tenebre complete. I lampioni sono spenti perché il comune deve aver trascurato di pagare la bolletta, ma sarebbe capacissimo di dire che è una procedura ecologica per risparmiare elettricità. Come no. Ti avvii nel buio sotto la pioggia, sentendoti già un po’ sfigata per il quadro e perché sono le 6:50, e non osi attraversare la strada per paura di essere investita da: A) una macchina coi fari spenti, B) un ratto di fogna mutante, C) un monopattino elettrico contro mano.

E ancora hai culo che non ti muovi negli orari di entrata scolastica. Altrimenti dovresti fare il percorso di guerra fra i veicoli ammassati davanti al portone della scuola, nel tentativo di far sbarcare i pargoli direttamente dal sedile alla soglia della classe. Ma del resto, in questo XXI secolo, il “allora ti sgancio in corsa, eh” e lasciare che il bambino attraversi da solo la palude stigia dei giardini delle elementari De Amicis sarebbero considerati abbandono di minore e denunciati ai servizi sociali.

Arrivi finalmente sulla Cannebière dove ci sono ben due lampioni accesi che fanno luce a un tizio impegnato in un’inversione a U in pieno senso unico. Vabbè, entri nel parcheggio. Dove due uscite su tre sono bloccate per ragioni imperscrutabili, ma te lo hanno già detto, qui siamo a Marseille, se vuoi un posto con senso civico devi emigrare in Svizzera (lett.).

Entri in macchina, metti in moto che già non ne hai voglia. Nota di colore sulla macchina di funzione, Christine III ed ultima: non è dotata del pulsante che attiva automaticamente lo sbrinatore per i vetri. Il conducente deve girare le manopole di direzione del getto e temperatura fino a trovare la soluzione a mano. Livello di ergonomia: Wolkswagen Jetta del 1984.

Anche sul tratto urbano dell’autostrada i lampioni sono spenti e le righe delle corsie non si vedono. La gente va un po’ a cazzo di cane e tu con lei. Ma che bisogno c’è della luce, no? In fondo si sa che i Marsigliesi sono sempre così ligi alle regole… abbastanza da considerare i collaudi una formalità inutile e continuare a guidare la Clio del defunto zio Toninu, immatricolata nel ’90, sprovvista di frecce, stop, pezzi di carrozzeria a scelta e con gli abbaglianti come unica opzione per i fari. A confronto la Ya(xa)ris entra nella categoria auto di lusso. Cosa può mai andare storto? Ah, dimenticavi: ci sono anche lavori e relative voragini sparse qui e là per il tragitto.

Termini, tant bien que mal, il percorso del combattente marsigliese per arrivare alle porte di Aix, ovvero Fighettolandia in cui funziona tutto tuttissimo, che mica siamo a Marseille, oh. Peccato che per attraversare sani e salvi il tratto autostradale di Aix sia consigliabile avere una macchina con l’opzione U Boat, per guadare indenni le pozzangere con una profondità stimata di un paio di metri.

Arrivi finalmente sull’autostrada di Gap, passati i due tornanti della muerte che escono da Aix. Ora dovresti essere un pelo più tranquilla, nonostante la pioggia che ti limita ai 110. Almeno finché non ti trovi in coda un* stronz* (la pessima abitudine si è rivelata essere gender neutral) con, a scelta, una Audi/Mercedes/BMW/Porche/Maserati (nella campagna Aixoise hanno la riccanza, loro) che ti si incolla al culo, in barba a qualunque nozione di distanza di sicurezza, perché a suo dire non stai andando abbanstanza veloce e stai facendo perdere tempo prezioso al bizness. Già ti girano i coglioni a raffica.

Superi l’ultimo ostacolo della coda al pedaggio, che questa volta ha deciso di accettare la tua carta di credito senza protestare, almeno quello. Parcheggi, ma vorresti solo buttare la macchina (ora in riserva) nella Durance e ritirarti a fare l’eremita all’Adaouste assieme ai pipistrelli.

Poi ti dicono anche “eh, ma vuoi mettere la comodità della macchina rispetto ai mezzi pubblici?”.

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