Storie postali

Koris pensava che un titolo del genere poteva essere dedicato ai pacchetti mandati in giro prima di Natale, diretti in svariate direzioni del globo, con pochissima serietà al loro interno. Ma con grande sorpresa, i pacchetti sono giunti tutti a destinazione in tempo, persino quelli fragili sono arrivati integri. Magie natalizie che scaldano il cuore e ti danno fiducia nell’umanità per un quarto d’ora.

Questa storia ha invece per protagonisti Koris e U Babbu, più le poste nelle loro velleità bancarie. Sedetevi che sarà lunga e complicata.

Sono stati trovati alcuni buoni fruttiferi risalenti al secolo scorso e intestati in parte a Koris, in parte a U Babbu. Questi buoni fruttiferi fanno parte di una lunga e tortuosa storia familiare di cui non discetteremo perché appunto troppo lunga e tortuosa. Fatto sta che i buoni scadono, le poste tomo tomo cacchio cacchio se li sarebbero anche tenuti, ma l’Amperodattilo li ha trovati in un cassetto e con le poste nessuna pietà. A quanto ammontino addì fine 2019 non è dato saperlo, si sa solo che l’importo iniziale era di cento mila lire (cinquanta euri, una cena fuori al cinese all you can eat o in pizzeria se non prendi il dolce). Ma tant’è, era ormai una questione di principio.

Nota di colore: tali buoni possono essere ritirati solo all’ufficio postale Merdopoli 1, che non sono le poste centrali, relegato in un antro del mercato civico e semi-sommerso dalle cacche dei piccioni. Seconda nota di colore: l’ufficio postale è aperto solo di mattina.

Da lontano la cosa pareva se non semplice, almeno fattibile. Si fanno i documenti per la successione (trentadue euri di marche da bollo, inestimabile tempo di code in comune per gli atti notori), si prova che U Babbu è l’erede universale, Koris firma quello che deve firmare, si ritira il cash al netto delle tasse di successione e poi ci si va a mangiare una pizza, integrando quello che manca.

Facile, no? No.

Non è che Koris nei suoi rari transiti merdopolesi smani dalla voglia di buttare tempo in coda alle poste, ma ha deciso di fare questo sacrificio il 24 mattina. L’ufficio postale era aperto, non si vedevano intoppi di sorta. Assieme a U Babbu si è mossa verso l’orario di apertura pronta ad apporre le firme necessarie e a tornare al suo stampo furbo con cui sfornare torte.

Ovviamente il tentativo di anticipo è stato inutile, i diversamente giovani aficionados della posta erano già lì in pole position. Allo sportello un’unica impiegata. Koris ha erroneamente pensato che ne fosse arrivata una seconda, ma la tipa in questione ha spazzato il suolo, vuotato i cestini della spazzatura e se n’è andata.

Dopo telegrammi e prelievi al banco (che il bancomat esiste solo da una trentina d’anni, la gente deve ancora abituarsi), è venuto il turno di Koris e U Babbu.

“Senta, sappiamo che le daremo un dispiacere, ma dovremmo ritirare questi buoni…”
“Non posso farlo”
“Come, scusi?”
“Sì, è una procedura lunga e io sono sola ed è la vigilia di natale…”
“Vabbè, ma la posta è aperta, dovreste erogare il servizio”
“No, sono da sola e c’ho il pubblico, non posso passare tutto il tempo con voi, è la vigilia di Natale”
“Senta, mia figlia viene dall’estero, è venuta apposta, non è che può prendersi una settimana di ferie per venire in posta qui.”
“Ma sono da sola…”
“Abbia pazienza, ma i problemi di gestione del personale della posta non ci riguardano!”

U Babbu di solito non alza mai la voce, sentirlo dire certe cose è sempre uno shock. Forse anche per l’impiegata.

“Ma è una successione, è lunga…”
“Abbiamo gli atti notori, abbiamo tutto”
“Vabbè, posso proporvi questo: mi lasciate i documenti, faccio una fotocopia delle carte di identità, se ho tempo mi studio la cosa fra un cliente e l’altro e tornate in orario di chiusura, vorrà dire che finirò più tardi”
“Basta che finiamo…”
“Beh, se finiamo alle tre del pomeriggio pazienza”

Koris e U Babbu se ne sono andati con la promessa di tornare verso la chiusura, mentre discettavano fra loro di quanti secoli fossero necessari per recuperare dei soldi che spettavano di diritto. Koris, detta anche la iettatrice, ha ipotizzato che non sarebbe finita così facilmente.

E infatti.

Puntuali come gli accolli, Koris e U Babbu si sono presentati alle poste in chiusura, ma ancora affollate della popolazione tipica da poste. Allo sportello la stessa tipa.

“Eccoci, siamo venuti come detto da lei.”
“Sì, lo so, ma ora non ho più la linea”
“… cioè in che senso?”
“Il computer non va.”
Koris, in uno slancio di metà scazzo, metà altruismo, si offre.
“Senta, io ci capisco di computer, se vuole ci do un’occhiata…”
“No, no, mi hanno tolto la linea dalle poste centrali, non posso più fare nulla.”
“Ma scusi, siamo a mezz’ora prima dell’orario di chiusura!”
“Eh, ma è il 24 dicembre, ce la hanno tolta un po’ prima…”
“Sì, ma noi non possiamo continuare a venire a caso sperando che voi abbiate la linea e che ci sia abbastanza personale”
“Ah, ma tanto i soldi mica ve li diamo subito”
“… sarebbe a dire?”
“Ora apriamo la successione, poi andrà allo sportello dodici cassa quindici caveau diciassette, vediamo se danno l’accordo e poi potete disporre dei soldi, una volta prelevate le tasse di successione.”
“E quando sarebbe?”
“Non le so dire in alcun modo”
“Sì, ma Koris non può prendere ferie così da un giorno all’altro sperando che vada tutto bene.”

Koris, forte della sua cittadinanza francese in fieri, ha avuto un’idea.
“Senta, ma non posso fare una delega a U Babbu? Un’attestazione sull’onore, scrivo che gli do il potere di firmare per me, con lo scan della carta d’identità e…”
L’impiegata si è messa a ridere.
“Deve farla convalidare da un notaio, viene a costarle di più dei soldi che deve ritirare. Qui mica siamo in Francia, eh!”
“Vabbè, ma allora come diamine facciamo?”
L’impiegata si è sincerata che l’ufficio fosse abbastanza deserto.
“Beh, è suo padre, no? Parto dal principio che siate d’accordo sul ritirare i buoni, quindi basta che falsifichi la sua firma.”
Ah. Ecco. No, raga, tutto apposto, scusate.
“E comunque c’è un problema con gli atti notori”
“ANCORA?!”
“Il comune non li ha fatti correttamente, devono essere rifatti”
“Ma sono 32 euri!”
“Beh, io non posso sapere se la moglie del deceduto rinuncia all’eredità, non c’è scritto”
“La moglie del deceduto è deceduta e noi siamo a corto di medium”
“Vabbè, facciamo che scriviamo sull’atto, tanto non ci guarda nessuno”

Koris è talmente francese che ancora si stupisce per queste cose. Appuntamento per questa valanga di falsi al 27 dicembre per avviare la pratica.

U Babbu si è presentato in posta il 27 per scoprire che no, la pratica non può essere avviata. Perché è stato trovato un libretto postale con ben OTTANTANOVE CENTESIMI, intonso dal 2001, che per qualche assurda ragione blocca tutto. Ora si sta cercando di annullarlo in extremis, nessuno sa bene cosa fare, l’impiegata delle maledette poste di Merdopoli 1 ha scritto alla sede centrale di Trieste per sapere cosa fare. Si aspetta una risposta, se mai risposta ci sarà. Restate con noi e (forse) scoprire il seguito.

A non-conclusione della vicenda, vi lasciamo un consiglio: se volete lasciare dei soldi in eredità, siate astuti e fate come la nonna di ‘thieu, lasciate dei lingotti d’oro.

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2 thoughts on “Storie postali

  1. Minestrella 3 gennaio 2020 alle 16:07 Reply

    Gli ottantanove centesimi sono un bel colpo di scena.
    Comunque questa cosa che dobbiamo passare tante delle nostre ore di vacanza nelle poste, non so, vorrei capire quanto è diffusa.

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    • yaxara 3 gennaio 2020 alle 18:02 Reply

      Non so quanto sia diffusa, ma mi pare comunque TROPPO.

      "Mi piace"

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