Ehi, ti ricordi di te?

Titolo copiato di bruttissima maniera da Celia che è una saggia donna.

C’era una volta, un sacco di tempo fa che era il 2016, in cui una giovane Koris-speleologa si era accorda di non saper fare più nulla. O meglio, di aver dimenticato tutto quello che aveva imparato nell’anno precedente, quando era passata da animale di superficie a “ehi, ma questa c’è nata sottoterra?”. Si è trattato di una sorta di consapevolezza che è passata per vari punti molto bassi, fra cui aver paura di tutto, compresa la propria ombra. Non si è nemmeno bene capito come sia successo, però è successo.

Uno dei punti assai bassi di questa parabola discendente è stata la prima volta nelle Causses. Le cose sono andate uno schifo diversamente bene e a Koris è rimasto per sempre il dente avvelenato per questi luoghi, redenti solo dalla presenza di formaggi puzzoni in ogni possibile manifestazione. La non-discesa all’aven de Hures ha aggiunto un’altra tacca, Les 4 Vents un’altra, La Barelle un’altra ancora e il Coutal non era riuscito a metterci una pezza in quanto orizzontale e le orizzontali sono facile (cazzate, Koris, le orizzontali sono mefitiche). Ah, anche la mancata sveglia per la Clujade sembrava voler avvalorare l’ipotesi della maledizione delle Causses. Insomma, fallimenti speleo e consolazioni casearie, solo che Koris temeva che prima o poi il resto del gruppo, ‘thieu compreso, l’avrebbero lasciata a casa.

Poi le cose hanno iniziato ad andare (un po’) meglio, piano piano. Così piano e così avanti e indietro che pareva di essere sempre allo stesso punto, complice una non facilissima situazione psicofisica (grazie Neutroni Porcelloni per questo attentato alla sanità mentale). Non nelle Causses, ma altrove le cose cominciavano a funzionare un po’. Poi c’è stato lo speleo st(r)age e Koris forse ha capito delle cose, o forse le sta ancora capendo.

Fatto sta che oggi, alba del 2020, Koris ha armato la sua prima verticale nelle Causses. Che sì, non era impressionante. E sì, c’era tutto il necessario per mettere moschettoni, corde e ammennicoli vari, senza cercare troppo. E sì, la verticale più grande faceva solo 23 metri.

Però ecco, per la prima volta dopo anni secoli millennimême pas peur. È stato sufficiente mettersi comodi nell’imbrago, dimenticare la paura e il culo nel vuoto e tendere le mani. E andare, scendere e risalire il Drigas con un sacco di svariati chili attaccato alle chiappe. Che -120 non sarà molto, certo. Ma è la prima volta che una verticale nelle Causses non causa a Koris scompensi, panico, voglia di essere altrove o quanto meno di mollare l’armo a qualcun altro. Koris era lì dove voleva essere e aveva tutto il diritto di esserci.

All’uscita, sotto un cielo grigio e tre umidissimi gradi, una Koris assai incredula ha sentito una vocina che diceva “Ehi, ti ricordi di te?”. Perché è stata la prima volta, dopo tantissimo tempo, che non ha mai dovuto ripetersi “va tutto bene, non può succedere niente, non chiedere aiuto, non guardare in basso”. Come se fosse stata la Koris munita di sicumera del 2016, prima dell’imbrago maledetto del Thipau, prima dell’incidente della tipa del CAF, prima di tutta la sequenza di mini-sfighe speleo.

In effetti, a dirla tutta, ‘thieu lo aveva detto subito a Koris-principiante: “ora impari tutto e ti sembra di fare passi da gigante, ma ci sarà un momento di stallo. Forse persino un momento di regressione. Può durare molto, può durare poco. Ma con un po’ di accanimento se ne esce. E dopo… beh, dopo sarai un razzo”. Ora, Koris non sa se è diventata un razzo oppure se oggi era particolarmente di buon umore. Ma tant’è, godiamoci il buono quando arriva.

KorisSpeleo

I have il culo nel vuoto and I like it

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