Delirio, paura e sconfinamento

Oggi è il primo giorno di… sconfinamento? Deconfinamento? Scatenamento? Fine della quarantena? Insomma, si può smettere di uscire con un’autocertificazione infilata fra le chiappe in tasca e si può andare circa dove si vuole, in un raggio di 100 km, mantenendo le distanze sociali che tanto chi minchia vuole avere essere umani vicino. Alcuni sono tornati in ufficio, non Koris perché a Neutronland hanno deciso che non si torna prima del settordici di quaglio del duemilamai. A meno di contrordini dell’ultimo minuto a base di “domani vieni”, che sono tutt’altro che improbabili.

Koris ha ricevuto il computer per lavorare giovedì scorso. A quattro giorni dalla fine del periodo di quarantena, dopo due mesi di domande. Ha osato sperare che fosse rapido e operativo, invece assomiglia soprattutto a una macchina da scrivere con internet. O almeno, la sua utilità è quella. Non ha nessuno dei programmi che servirebbero a Koris per lavorare, non è chiaro se il servizio informatico possa installarli a distanza, c’hanno troppo da fare, loro. Koris ha fatto la sua solita scena isterica, poi le è apparso lo spirito del Replicante e del suo motto “se uno ha voglia di lavorare, trova gli strumenti anche se non li ha”. Quindi si è rassegnata a continuare a lavorare su Blatto, computer personale Debian-munito che è già abile e arruolato. È giusto continuare ad arrangiarsi con mezzi propri per lavorare? Noi di Voyager pensiamo di no, ma non se ne frega nessuno di quello che pensiamo noi di Voyager.

Koris continua ad aspettare risposte alle sua mail, correzioni ai suoi rapporti, segni divini, varie ed eventuali. Tutto tace che tanto i problemi sono sempre altri. E se chiedi ti accolli e se non chiedi non sai lavorare in team. Bisogna arrangiarsi e fare dei sacrifici, c’è grossa crisi.

Lo sconfinamento non dà a Koris quell’euforia che forse pervade qualcun altro. Sarà che la quiete marsigliese era una bella cosa, in nome del “si stava meglio quando si stava peggio”. Sarà che ormai permane la sensazione che sia andato tutto a culo, che ora è il momento di tornare a fare le cose di prima ma peggio e senza illusioni di sorta, che ci siamo scoperti fragili esseri umani più mortali che mai. Sarà che arriveranno risposte e le risposte saranno brutte, come per esempio “Potremo andare in vacanza in montagna? No, c’è da recuperare il tempo perduto” o “Possiamo tornare in grotta? No, è considerato uno sport di gruppo” o ancora “Il mio progetto verrà portato avanti? No, non ci sono progressi visibili”.

Comunque Koris è abbastanza convinta che fra due settimane il vairus sarà tornato signore e padrone dei luoghi, quindi lo sconfinamento durerà giusto il tempo necessario per illudersi che tutto sia andato bene.

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