Dopo l’onda anomala

Dicono che il vairus se ne stia andando. Dicono. Almeno per l’estate, forse, non è detto, si vedrà. Koris è piuttosto cauta in materia. Inoltre Koris vorrebbe fare un post-pippone da “scienziata presso se stessa” (lett.) per spiegare (male) perché questa fuga di notizie dai pre-print alle prime pagine dei giornali non faccia bene a nessuno, del “non lo so” che è una risposta e anche del bel tacer di cui non fu mai scritto. Ma a qualcuno interessa il post-pippone? Se sì, fate sapere.

Nel mentre, la Francia si sconfina, i limiti cadono, da qualche parte la gente si riabbraccia e altre cose del genere, di diverso grado di smielaggine. Ma tant’è, Koris non partecipa dell’euforia generale. Sarà il telelavoro non sempre smart, sarà che sta tornando il caldo umido, sarà che due mesi di bollettini di guerra non si dimenticano con uno spritz (anche se Koris dovrebbe provare, non essendo consumatrice di spritz, magari funziona). Però qualcosa è rimasto e non è più come prima.

A Koris ricorda un evento della sua infanzia-adolescenza balneare, quando sui ghiaiosi lidi di Valinor scoccavano le tre del pomeriggio e dal porto partiva il traghetto per la Corsica. La traiettoria del traghetto generava uno tsunami formato mignon (all’epoca, poco nipponofili, la si chiamava “onda anomala”) che portava scompiglio nel bagnasciuga. Si racconta che facesse anche tre metri di altezza, ma potrebbe essere la solita esagerazione da marittimi incattiviti. Tre metri o meno, l’onda anomala era abbastanza potente da assalire gli incauti bagnanti portando via ciabatte, asciugamani, braccioli, giocattoli, talvolta persino borse e cellulari. L’onda anomala arrivava, inzuppava, devastava, risucchiava, quindi se ne tornava indietro, facendosi seguire da due o tre onde meno anomale ma comunque rimarcabili, per poi sparire nella quiete del Mediterraneo. Sulla spiaggia nel mentre si restava attoniti a riparare i danni.

Koris ha un po’ la stessa sensazione. L’onda anomala se n’è andata e ha lasciato dietro di sé un sacco di casino. Un asciugamano bagnato senza ricambio, una ciabatta preda di Nettuno: non è una tragedia, è solo una giornata rovinata, porco schifo, proprio ora che ci stavamo rilassando al mare. Forse c’è qualcuno che ha l’abitudine alle onde anomale dell tre e guarda sardonico il panico dalle file di ombrelloni. Forse ci sono altri che si sono fatti inzuppare e hanno anche avuto paura, ma ormai è passato, siamo tranquilli per il resto della giornata, torniamo a fare il bagno.

Magari più tardi andranno a posto anche i cocci, nonostante il clima del mondo (o meglio, da fine del mondo) che si respira non induca all’ottimismo spicciolo. Ma nel mentre l’onda anomala è ancora lì presente, o almeno, i suoi danni. Ti resta un umore malmostoso che vorresti non avere e che trovi fuori luogo, ma tant’è, è lì e ci resta.

Speriamo solo che, al sole estivo, l’asciugamano si asciughi in fretta.

hokusai

Un altro tsunami di Hokusai, meno mainstream.

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2 thoughts on “Dopo l’onda anomala

  1. Irene (la Gnoma) 2 giugno 2020 alle 22:12 Reply

    Di quello che si dice e non si dice, si capisce e non si capisce, io ho quasi smesso di interessarmi. Tanti si riempiono la bocca di paroloni ma, a conti fatti, la gente comune non accetta l’incertezza della scienza e della medicina.
    Forse l’onda anomala non ritornerà, forse sarà qui di nuovo domani, puntuale, alle tre. Credo che nessuno possa dirlo con assoluta certezza, ma son tutti pronti ad indignarsi qualunque cosa accada.

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    • yaxara 6 giugno 2020 alle 18:11 Reply

      L’indignazione è l’unica cosa che è sempre pronta.

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