Distanziamento sociale fatto bene

Un giorno un team di scienziati bravi riuscirà a spiegare perché Koris non riesce a dormire in un letto ordinario come tutti gli esseri umani. In compenso dorme benissimo in tenda, nel suo sacco a pelo piumoso, mentre la notte delle Alpi sfodera le sue stellate da sei gradi centigradi. Di solito impiega quelle due ore ad addormentarsi, ma nel campeggio de La-Chapelle-En-Valgaudemar si piazza sul materassino dalla morbidezza del granito e ronfa in cinque minuti netti. Ibernazione? Mancanza di ossigeno già a mille metri? Misteri, qui a Voyager.

Sirac

Facciata Nord del Sirac

Dopo il confinamento, il trekking in montagna non è uno svago, è una necessità. Per staccare il cervello in maniera prolungata per 48 ore, per non vedere più il palazzo di fronte, sentire le marmotte che fischiano e non i clacson. E vedere la neve che quest’anno ancora nada de nada. Bonus: le ranocchie al lago del rifugio di Vallonpierre.

Perché Koris ha questa strana dissonanza personale, l’essere nata e il vivere al mare, ma avere sempre e comunque la montagna nel cuore. O non apprezzare il mare quanto il roccia-neve-ghiaccio (dell’incapacità di apprezzare in qualunque modo la pianura non parliamone proprio). Comunque lassù sta meglio in qualunque altro posto, tanto da avere pensieri folli come “ma perché non provare l’alpinismo una volta nella vita?”. Poi ti capita un soccorso alpino proprio sulla parete sopra al tuo naso e ti dici che forse la speleologia basta e avanza, ma solo forse.

Col de Vallonpierre, 2500 m.

Almeno due giorni lontani dalla civiltà, a praticare il distanziamento sociale senza sentir parlare del vairus. Che ‘thieu ha preso questa terrificante abitudine di tirarlo nel discorso ogni tre per due, ma non in montagna. In montagna il problema è mangiare abbastanza per far sì che lo stomaco si senta sazio per cinque minuti, visto che bruci tutti i nutrimenti che hai.

Insomma, come sempre quando va in montagna, la parte più difficile è sempre la solita: convincersi a tornare a casa. E non passare i giorni seguenti cercando su internet “riconversione professionale come malgaro”.

Obiettivo per il prossimo confinamento: passarlo qui. Un po’ caro farsi recapitare la spesa in elicottero, forse.

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8 thoughts on “Distanziamento sociale fatto bene

  1. io boh 22 giugno 2020 alle 12:33 Reply

    Il mare è sopravvalutato – e diciamolo!

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  2. rO 22 giugno 2020 alle 18:34 Reply

    Ipotizzo che la presenza di maggiore ossigeno all’aperto possa giocare al tuo sonno. Può essere?

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  3. Emanuele Balboni 23 giugno 2020 alle 09:54 Reply

    Riconversione come malgaro, guardaparco, scalpellino, falegname, tracciasentieri, osservanuvole, impilapietre, pettinamuschio, contastelle…

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    • yaxara 23 giugno 2020 alle 16:08 Reply

      Spingitori di stambecchi, su Rieducational Channel!

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