Carichi e punti di rottura

E niente, e niente, e niente. Koris pensava che a suon di delusioni ci si fa il callo. O quando meno pensava che delusione recente si stesse in qualche modo rimarginando per arrivare allo stadio “ogni tanto ancora me viè da piagne, ma in compenso non me ne frega più un cazzo”. E invece è bastata la riunione congiunta con gli stronzi i colleghi di FarFarAway, che già sapevano tutti e che forse hanno pilotato tutto fin dall’inizio, per riaprire la piaga e tutto l’ascesso che c’era sotto. Che forse quella speranza tanto millantata dal Capo per un anno non c’è mai stata, solo che il Capo non ne era al corrente; non che questo cambi il risultato finale. La riunione di ieri è stata come organizzare una festa a cui non si è invitati, o peggio, una festa di laurea altrui sapendo che a te è saltata la sessione (2008 vibes, ci piacerebbe crederci che dopo c’è stato il grande rilancio del 2009, ma ormai le aspettative per il nuovo anno si limitano alla sopravvivenza). Comunque Koris chiederà di essere manlevata da questo genere di riunioni in cui passa due ore a scartavetrarsi le gonadi per parlare mezzo secondo; ci devono essere anche dei privilegi in quel contratto del cazzo.

‘thieu e Koris stamattina si sono salutati dicendo “j’ai pas envie” (non ho voglia) ancora prima di buongiorno, il che riassume molto bene la situazione. Che in quest’anno del cazzo, sul punto di vista personale, non sono successi dei grossi cataclismi irrisolvibili; però è stato tutto un susseguirsi di merde, merdine e scassamenti di cabassisi mai controbilanciati da cose veramente positive. Insomma, facendo la retrospettiva, non c’è una grossa soddisfazione a cui attaccarsi e quelle piccole sono sommerse da uno tsunami di fuffa. È un po’ come continuare ad aggiungere dei piccoli pesi a una struttura poco solida senza aumentare i sostegni: ci si ritrova al punto di rottura anche se una catastrofe. Certo non sarà la stessa rottura e gli stessi danni, ma si tratta pur sempre di un crollo. Sì, è vero, i problemi sono altri, tuttavia se continuiamo con questa dialettica dei “altri problemi” si finisce a fare l’hit parade delle sventure ce non aiuta nessuno.

Koris dovrebbe lavorare ma anche lì, non ha ben chiaro quali importanti passi avanti potrebbe fare da sola, sulle simulazioni, in attesa di un miracolo. La Capa la settimana scorsa ha definito le capacità informatiche di Koris “buffe, nel senso che sei un sacco a tuo agio, che cosa strana”. Koris avrebbe voluto ripeterle che sono frutto di anni e anni di esercizio informatico, che non sono buffe proprio per l’anima del cazzo perché sempre di competenze si tratta, e che forse sarebbe il caso che si facesse due domande se continua ad usare codici Fortran dell’anteguerra (punica) e mettere i dati in un file Excel. Alla fine Koris non ha risposto niente perché qualunque cosa risponda suona malissimo. Però verrà il giorno in cui arriverà in orbita la starbase cylon e la nostre skill informatiche con testate nucleari non saranno più tanto buff… vabbè. Lasciamo stare.

Ora cerchiamo di combinare qualcosa, in attesa che nel frattempo Giuseppi&friends decidano cosa si può fare a Natale. Perché sì, è vero che Koris può rientrare in Francia in teoria perché ci lavora e anche perché è francese, però… uno, non ha un documento francese per ragioni già espresse nel precedente post. Due, non ha nessuna attestazione lavorativa perché viene rilasciata giorno per giorno e se sei in vacanza ciccia. Tre, se incontri il gendarme Maximilien Minutes (family joke) il cui obiettivo è trovare il minimo cavillo per rispedirti a casa con le pive nel sacco e una multa, c’è poco da (auto)certificare. Quest’anno tutto è complicato, l’incertezza è complicata e tutto si aggiunge al maledetto carico che ci portiamo dietro. Diretti al punto di rottura, senza bisogno autocertificazione.

Quest’anno si può riassumere in citazioni di Boris, una al mese se non di più

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4 thoughts on “Carichi e punti di rottura

  1. delilahdevore 15 dicembre 2020 alle 10:58 Reply

    Il 2020 ha decisamente rotto il cazzo. Questo è stato il mio pensiero mattutino. Ci siam capite.

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    • yaxara 15 dicembre 2020 alle 11:38 Reply

      Io ormai lo ripeto in diverse lingue, più volte al giorno.

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  2. io boh 15 dicembre 2020 alle 12:17 Reply

    Ok, butterò benzina sul fuoco: buffe? Buffe? Che razza di… di… BUFFE?!

    Una volta ho avuto un cliente che ha definito il mio accento ‘horrific’. Ho alzato le spalle e detto ‘thank you’ – credo che non lo scorderò mai.

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