Ode allo sbrocco

E poi alla fine delle fini, non ce la fai più e l’unica cosa che vorresti fare è evadere. Quindi evadi dalla realtà che non ti piace leggendo, scrivendo, videogiocando… insomma, qualunque cosa pur di annullare il presente e forse anche il futuro, che non sembra riservare prospettive. E già che ci siamo annulliamo anche tutto il passato e i relativi rimpianti, rimorsi e “What’s if”, che se mia nonna avesse avuto le ruote sarebbe stata una carriola. Evadere, andare via e non tornare, sarebbe bello.

L’incertezza non aiuta, qui di certezze ormai ce ne sono poche. Il governo italiano sta rendendo inverosimile il ritorno di Koris a Merdopoli. Forse. Non si sa. A giorni alterni. Un po’ rosso, un po’ arancione, un po’ gialle, Giuseppi comanda colore. In un periodo in cui l’incertezza regna sovrana, continuare questo balletto fuori tempo è né più né meno che una vigliaccata. My apologies, but I will say what I want. La questione non è più se chiudere o aprire, la questione ormai è dirlo, fare un minimo sforzo per prendere una cazzo di decisione chiara e magari mantenerla. Questo tentennamento perenne non fa bene a nessuno, ancor meno a chi per ricongiungersi con la famiglia ha bisogno di un minimo di pianificazione. Di chi vive lontano ma non così lontano da giustificare lo spostamento con un volo (non parliamo di treni, che li hanno tolti) e quindi come si certifica? Col grande boh, sperando di non incontrare controlli, sperando che se si fa controllare non ci sia lo stronzo di turno che ha voglia di appioppare una multa per sentirsi stocazzo. Non si può pianificare così. Si sbrocca a basta.

Anche dalla parte francese è tutto un programma. Se dicono liberi tutti per le vacanze, non si sa cosa accadrà a gennaio. Koris non avrebbe più diritto al lavoro a distanza, perché da gennaio tornano ad averne diritto solo i permanenti. Allo stesso tempo dal governo raccomandano di lavorare da casa, quindi che si fa? Non si sa, ma alla fine chissenefrega, i non-permanenti sono carne da cannone per le pubblicazioni. Il lavoro in sé mah. Koris ha l’impressione di lavorare per nulla, del resto il Capo aveva detto che il progetto era “tanto per, in attesa di”. Solo che l’attesa di si è rivelata l’attesa di un bel nulla, quindi? La Capa, quando è dell’umore per parlare, ascolta passivamente, dice due cose riassumibili con “ma tanto vedremo poi sperimentalmente”, non è d’aiuto. Non si sa quando arriverà il rimpiazzo dello strumento rotto, tutti dicono “vabbè, prima o poi”. Che è un ottimo termine se hai tutto il tempo di questo mondo, un po’ meno se invece senti nel cervello la sveglia del coccodrillo di Peter Pan che sussurra “il tempo sta passando e non hai fatto un cazzo”. Cosa che si applica in generale alla tua vita, e non aiuta.

Insomma, qui nessuno si aspetta che alla fine di questo torbido 2020 si disegnerà un arcobaleno in cielo con scritto “complimenti per essere sopravvissuto, ecco i tuoi punti esperienza”. Diciamo che la fine dell’anno è un termine fittizio per sperare la fine di questo casino, che non terminerà magicamente allo scadere della mezzanotte del 31, tramutandosi in zucca. Però ecco, le circostanze sono tali che cercare di mantenere la lucidità è improbabile, l’incertezza divora tutto e certe decisioni imbelli e ritrattate seicento volte non fanno che peggiorare la situazione. Per tirare le fila, qui si sta sbroccando di brutto e tenere assieme i pezzi è un’impresa più che epica.

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2 thoughts on “Ode allo sbrocco

  1. io boh 17 dicembre 2020 alle 12:18 Reply

    Questo 2020 mi ha fatto rivivere quel tira e molla delle frequentazioni sentimentali da strapazzo, solo piu’ concentrato e spalmato su piu’ ambiti della vita (viaggi, rivedere famiglia/amici, lavoro, futuro, salute -e mi sa che e’ tutto).
    L’incertezza non mi piaceva da single – dal sentimento facile- e di certo non sentivo il bisogno di riviverla. Grazie 2020!

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    • yaxara 18 dicembre 2020 alle 11:58 Reply

      Vero. Sarebbe uno di quei tizi tossici da mollare subito senza rimpianti.

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