L’anno senza feste

Dopo Pasqua, nel 2020 annodemmerda è saltato anche Natale. Oddio, non proprio saltato come Pasqua, ma Koris si è scoperta molto legata alle tradizioni della sua italica famiglia, in barba ai suoi “massì, Natale lo puoi fare come vuoi”. Spoiler: no. O forse non per forza di cose, se fosse stata una scelta e non un’obbligazione covidica le cose sarebbero andate diversamente. O forse no, ma non è dato sapere.

Koris ha sentito nostalgia di cose sepolte nell’oblio dei secoli e che non aveva mai avvertito prima d’ora. Come la nostalgia del presepe, tradizione che è andata persa negli anni per mancanza di sbattimento, di spazio e di quant’altro. Ma non un presepe qualsiasi: il presepe dell’Amperodattilo, a basso contenuto di religiosità, quanto basta di tradizione e un sacco di modellismo ingegneristico. Le montagne con l’anima di carta di giornale, la copertura fatta con la carta giusta e la spruzzatina di neve sopra. Le mini-casette da sistemare sulle montagne, perché “la prospettiva è così, sono lontane” (AmperoCit.). Le lucine nelle casette con erba e sassi sistemati meticolosamente in modo che non si vedesse il filo, “se no viene fuori un arrabaio”. Il classico fiume di carta stagnola. I pastori che più che adorare bambinelli si facevano la sporta degli affari loro. Koris non ci pensava da un sacco di tempo, ma ci ha pensato quest’anno.

Anche l’albero di Natale, prima sul terrazzo davanti con decorazioni anni ’80, poi evoluto in palo di Natale (non chiedete) e divenuto infine albero da mettere via già pronto all’uso è mancato un po’. Soprattutto la valanga di regali sotto. Anche se a casa dei Maiores stazionava sotto l’albero un sacco che sembrava compost e ha un po’ mitigato la nostalgia. Santa chiamata su Wazzappo con Orso in pigiama scozzese, Amperodattilo che piazzava le natiche sempre e comunque davanti alla telecamera e U Babbu che spacchettava il saccone. Che uno potrebbe dire “è un modo anche quello per stare assieme”, però è un modo della mutua. Menzione speciale per lo spacchettamento del regalo di Iset, filmato in diretta: la donna che spacchettò delle ciabatte a forma di unicorno vestita ella stessa con una tuta da unicorno. Perché vent’anni di amicizia fanno questo ed altro.

Ora inizia una carrellata da Italiano all’estero pizza-mafia-mandolino, quindi se siete individui di mondo si consiglia di passare oltre. Un’altra cosa che a Koris è mancata parecchio è il cibo. L’AmperoPrazo natalizio è qualcosa che si ricorda nei secoli dei secoli amen, farne a meno è un dolore non indifferente. Soprattutto quando sei abituato al pranzo del 25 da proletariato urbano e ti ritrovi all’improvviso a fare una cena del 24 da alta borghesia/classe dominante. Con le ostriche, le lumache e il fois gras, trio di cui Koris evita di nutrirsi; non solo Koris, a dire il vero, anche il ben più raffinato fratello Orso, che quando ha ricevuto una foto della tavola ha commentato “cosa sono quei budini andati a male?!” (era il fois gras). Koris potrebbe aver bisogno di un ciclo di terapia perché non aveva mai visto mangiare le ostriche prima d’ora e adesso ha chiaro perché “huitres” in francese denota tanto le ostriche quanto le caccole di naso. Nel mentre, nella cucina del Terzo Stato a Merdopoli, l’Amperodattilo faceva a meno di porcellane di Sevres e argenteria, e impastava ravioli in quantità industriale. Ricevuta la foto di cotanto cibo, lo stomaco di Koris ha mandato un messaggio al cervello del calibro fratello non temere che corro al mio dovere, trionfi la giustizia proletaria.

Fine della lamentela culinario-italico-lotta di classe.

A Natale nel mezzo dei vulcani spenti è arrivata anche la neve, che fa un Natale molto suggestivo. Ma ancora una volta, sarebbe stato meglio se fosse stata una scelta e non un ripiego, il Natale dai genitori di ‘thieu. C’è sempre questa specie di magone fissato in gola (e non è un’ostrica) che fa pensare che c’è qualcosa di sbagliato, qualcosa che ancora una volta non è andato come doveva in quest’anno storto.

U Babbu, depositario di tutto l’ottimismo familiare, ha detto che si recupera appena possibile, alla prima festa pagana disponibile. Si spera di potersi ritrovare ai Lupercalia, anche se non è chiarissimo come si festeggino i Lupercalia. Ad ogni modo, se Lupercalia devono essere, Koris ha intenzione di far servire in tavola un’assai poco filologica insalata russa, perché necesse est.

P.S. per i benaltristi: sì, è vero, c’è chi ha passato Natali peggiori, c’è chi ha passato questo Natale in maniera atroce. Però questo è il Koris-blog, il Koris-diario di bordo e si lamenta di quello che vuole, fosse anche la tragedia delle doppie punte.

P.P.S. per l’Amperodattilo: no, la Koris-chioma non ha le doppie punte. E no, non arriva ancora alle ginocchia.

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9 thoughts on “L’anno senza feste

  1. io boh 26 dicembre 2020 alle 21:48 Reply

    Sogno un pasto costituito unicamente da insalata russa – e oggi ho pure scoperto che l’insalata russa avanzata migliora nel tempo. Cibo degli dei!

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    • yaxara 27 dicembre 2020 alle 16:54 Reply

      Chili e chili di insalata russa! Nuotare nell’insalata russa! Sì, sono in astinenza.

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  2. Emily 27 dicembre 2020 alle 09:48 Reply

    La menzione del fiume di carta stagnola ha fatto riaffiorare in me ricordi che credevo sepolti per sempre… Emozioni pure!

    Le ostriche invece, che ho assaggiate anni fa e poi never again, hanno fatto riaffiorare incubi: mi ricordano di quando da piccola non sapevo nuotare, affondavo e inghiottivo l’acqua del mare perché onestamente hanno lo stesso sapere.

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    • Emily 27 dicembre 2020 alle 09:49 Reply

      *Lo stesso sapore, non sapere, ma ok, ci siamo capiti.

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      • yaxara 27 dicembre 2020 alle 16:55

        Ci siamo capiti, babbo lo chiama “sapore di marinazzo”. Io non ho il coraggio, già ho problemi ho col pesce in generale…

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  3. Uh, hai descritto così bene il tutto che mi hai fatto venire il magone anche a me..

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  4. nimerya 30 dicembre 2020 alle 10:10 Reply

    Noi di solito facciamo un Natale in Italia e uno in Francia, ma quest’anno il fatto di essere “obbligati” a rimanere qua l’ho patito abbastanza. Sarà che i pranzi di Natale a base di ostriche, fois gras, lumache e terrine di ogni tipo a me non dicono niente perché non le mangio.
    Un anno avevo proposto di fare un bel primo, tipo i ravioli al sugo, ma mi é stato risposto “la pasta non è un piatto da pranzo di Natale, é roba da studenti senza soldi” 😦
    Mia suocera quest’anno ha fatto il presepe perché aveva delle belle statuette provenzali che gli ha regalato anni fa una sua amica e, pare, siano costosissime. I bambini volevano, ovviamente, toccarle e giocarci e io, cresciuta a mega presepi fatti dai miei nonni col fiume in carta stagnola (ah che bei ricordi), non ci vedevo niente di male. Cosi lei ha passato il tempo a dire “non toccatele che si rompono”, un’ansia!
    Momento epico e senza senso di questo Natale, il 23 il piccolo chiede chi é il bébé nella paglia e io gli spiego dicendo che, pero’, in teoria non é ancora nato e si aspetta il 25 per metterlo nella stalla e mia suocera “e io che ne so, non conosco niente di ste robe religiose”. Quindi perché fare il presepe e rompere ogni 2 secondi se è fragile se, tanto, non te ne frega niente? (niente, quest’anno ho patito il rimanere qua e sono acida :p )

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    • yaxara 30 dicembre 2020 alle 21:01 Reply

      Potrei dire che, piccolo a parte, abbiamo avuto natali molto simili. Questa cosa che le cose viscidose sì, ma la pasta no perché è da poveri deve finire! Altrimenti altro che diventare acidi…

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