Di nuovo sull’orlo del baratro

Dopo aver indorato la pillola in ogni modo, pare che ci risiamo, che la già scarsa libertà di movimento sta per diventare ancora più scarsa, fino a ridursi a “ora d’aria a correre fra le merde di cane”. Come dicono i Francesi, ce l’abbiamo appeso al naso. E visto che di naso si tratta, il qualcosa appeso al naso non ha nemmeno un buon odore. Nemmeno il Capo, ottimista fino all’assurdo, riesce ad essere ottimista, quindi la situazione deve essere catastrofica.

Koris ha la testa piena di fuffa, e come ogni volta che ha la testa piena di fuffa, diventa un fuffa-generator. I pensieri si rincorrono nella scatola cranica, vanno a sbattere contro le pareti, cercano di uscire e si trovano ancora più imbrigliati di prima. Finisce che Koris sente il bisogno di fare delle non meglio precisate cose, ci prova, si accorge di fare schifo più o meno in tutto, quindi non osa più fare un tubo. Ma il bisogno di fare cose non s’è calmato, quindi si sente in colpa di non fare. Così all’infinito, fino ad arrivare a una dimensione cosmica della colpa e del bisogno di fare. La serenità è un concetto ormai sconosciuto.

L’unico posto in cui Koris sta bene è in grotta, per alchimie non meglio precisate. Tuttavia non è ancora riuscita a farsi dare un lasciapassare anti-coprifuoco e anti-lockdown per andare in grotta anche in periodi impossibili, pare la speleo-terapia psicologica non sia riconosciuta dalla scienza moderna. Quindi niente, si va poco e male, quando Koris vorrebbe solo teletrasportarsi nel Vercors o alla Pierre-Saint-Martin, rotolare per pozzi e meandri fino a profondità importanti, uscire gelata e zozza, quindi lavarsi e mangiare l’equivalente del suo peso in trigliceridi. Invece no, col cazzo, quindi ci si sente in colpa anche a mangiare salsiccia&patate non giustificabili da uno sforzo fisico importante. Che vita impossibile.

Un’altra cosa di cui Koris sente crudelmente la mancanza è il gioco di ruolo, una delle due o tre occasioni di socialità che si concedeva prima della buriana covidica. Sarebbe bellissimo sedersi a sei attorno al tavolo sulla veranda di Van, ordinare la pizza unta da Michel che non consegna mai prima delle otto, tirare fuori dadi e schede dei personaggi e complicare azioni che nella testa del DM dovevano durare due turni, non fino a mezzanotte. E invece anche quello col cazzo; per altro la combriccola latita ed è restia a Skype, quindi nemmeno il gdr versione palliativa.

Per evadere, Koris ha iniziato a costruire un impero cinese a Emperor. Poi si sente incapace perché quegli stronzi di contadini cazzeggiano anziché coltivare canapa (o forse se la fumano), l’economia va in malora e la città si spopola. Quindi Koris si sente in colpa perché non finisce mai un gioco (vabbè, a pare “Syberia”) e a trent’anni e passa sarebbe anche il caso di darsi una regolata (o aspettare l’età dell’Amperodattilo, per cui l’essere gamer è giustificabile con… la stagionatura, diciamo). Poi si ricorda che dovrebbe scrivere mille cose, leggere pagine e pagine, fare mille altre cose, pulire i cessi o trovarsi un futuro e allora il baratro della colpa si apre sotto i suoi piedi.

Il lavoro ormai sta diventando un sequenza di cose boh. Koris sta organizzando una campagna di irradiazioni per fine maggio, ma… chissà. Perché non si sa quando arriva lo spettrometro gamma, indispensabile per le misure. O meglio, si sa ma non si sa, lo sapremo una decina di giorni prima della data pattuita (a cazzo, dal servizio acquisti, non ne parliamo che è meglio). Se non arriva, sono fringuelli per diabetici, perché non si sa bene come organizzare caratterizzazioni e tutto. Questo se non ci sarà il lockdown francese atto tre, perché in quel caso Koris non vuole nemmeno pensare cos’altro potrebbe succedere. Però Koris pianifica e fa i conti, perché la Capa ha detto di farlo e perché è tanto bello veder saltare per aria i propri piani, ancora una volta. Poi c’è l’arrivo del tirocinante a marzo e se non si possono fare le misure, che minchia gli facciamo fare, mistero. Ah, il tutto per un “grazie, ora se ne vada” fra un anno e mezzo. Merdaviglioso.

Insomma, c’è poco da stare allegri, e infatti non siamo allegri. “Uh, Koris, ma c’è gente che ha problemi peggiori” e lo sappiamo. Ma anche senza i problemi peggiori della fantomatica altra gente, la sanità mentale è appesa a un filo. Koris un po’ vorrebbe piangere, ma non ci riesce.

E infatti qui non si sta divertendo nessuno (pure la foto sulla neve, InspiroBot demmerda)

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6 thoughts on “Di nuovo sull’orlo del baratro

  1. io boh 25 gennaio 2021 alle 13:04 Reply

    In passato, quando avevo bisogno di piangere ma non mi riusciva, mettevo su un bel film triste. Poi ho visto una storia vera straziante e ho smesso di farlo, non ho piu’ il coraggio – gli effetti collaterali del rimedio si sono rivelati peggiori del sintomo.

    E niente, si sta come i lavoratori in lockdown…

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    • yaxara 25 gennaio 2021 alle 16:44 Reply

      Dovrei provare con un film collaudato per piangere, nel mio caso “Contact” o “L’ultimo samurai”. Il rischio è che non mi riprendo più.

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  2. Emily 25 gennaio 2021 alle 18:37 Reply

    Mi inchino di fronte all’espressione “fringuelli per diabetici”.

    Per quanto riguarda il resto, è un periodo demmerda, non ci sono dubbi, e a tutti quelli che dicono “c’è chi sta peggio” vorrei chiedere come questa nozione dovrebbe in teoria aiutarmi a sentirmi meglio anziché deprimermi ulteriormente.

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    • yaxara 25 gennaio 2021 alle 19:27 Reply

      L’espressione credo sia di mio babbo.
      E “c’è chi sta peggio” dovrebbe in teoria esortare ad apprezzare ciò che si ha. Solo che non funziona.

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  3. delilahdevore 26 gennaio 2021 alle 10:34 Reply

    “e allora il baratro della colpa si apre sotto i suoi piedi”… esatto, così mi sento io h24.

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    • yaxara 26 gennaio 2021 alle 10:42 Reply

      Eh, che poi c’è anche voglia di urlare “è un anno ormai che ci trasciniamo così, è già qualcosa se non passo le giornate sdraiata a terra a guardare i soffitto mentre la polvere mi seppellisce”

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