48 lunghissime ore

(Forse in altro universo in cui la vita è uguale a com’era nel 2019 questo sarebbe un post speleo, ma no, non è questo il caso)

Le notizie dal lavoro che arrivano la domenica sera sono raramente buone. E infatti. Suona il telefono di ‘thieu, il quale arriva in cucina con fare mesto mentre Koris sta cercando di avere la meglio su una pasta panna&piselli.
“Una mia collega è positiva sintomatica”
“E tu ci hai avuto a che fare?”
“Forse, ma credo sempre con la mascherina.”
“Sicuro sicuro sicuro?”
“Non ricordo”
‘thieu ha una pessima memoria per gli eventi che non riguardano la musica barocca o la speleologia. Ma gli vogliamo bene lo stesso, anche se in questi frangenti Koris vorrebbe sempre pestarlo fortissimo. Koris è stile Firefox, tiene sempre la cronologia. ‘thieu passa la serata ad annullare corsi e spostare orari, scrivendo agli studenti di andare a farsi testare perché la collega in questione aveva cipollato fogli e penne dei presenti. C’è gente che dopo un anno di pandemia non ha ancora capito una fava, succede. Koris dorme poco e male cercando di convincersi che ‘thieu è una persona responsabile e non avrà fatto cazzate. Possiamo fidarci? Il soffitto non le risponde.

Lunedì mattina, in ufficio, Koris non ha la luna storta, è piuttosto l’intera collezione di satelliti di Giove ad essere di traverso. Sono circa le undici e Koris si è finalmente decisa a cercare di capire se è la sorgente di MCNP ad essere scema o se è scema lei, quando suona lo SmartPhogn.
“Sono considerato contatto a rischio della collega?”
“In che senso, scusa?”
“Abbiamo mangiato nella stessa sala mercoledì, mi ero scordato”
“E quindi?”
“Quindi ora vado a casa ad isolarmi e cerco di prenotare un tampone. Ho chiesto per te, finché non si sa se sono positivo o meno tu non devi fare nulla”

Qui sarebbe bello ed edificante dire che Koris prende saldamente in mano la situazione, organizza tutto e cerca di tenere alto il morale. Ma sarebbe una lurida menzogna, perché Koris ormai è nave senza nocchiero in gran tempesta, in balia degli eventi e dell’unica cosa che proprio non ci voleva. Quindi fa l’unica cosa che le riesce: accosta la porta dell’ufficio e piange, che ormai le gocce non solo hanno fatto traboccare il vaso, hanno proprio allagato la stanza. Un collega, sentendosi stocazzo, ha la pessima idea di venire aprire la porta.
“Ah, c’è qualcosa che non va”
“Sì, il mio compagno è stato a contatto con una persona positiva e onestamente…”
“Il tuo problema è che ti preoccupi troppo, devi imparare a lasciare andare. Tu vuoi farti carico dei problemi del mondo, quando invece…”
“NO, IO VOGLIO ESSERE LASCIATA IN PACE”
Forse Koris aggiunge “scusa”, forse no, fatto sta che il collega batte in ritirata. Koris ha sicuramente torto, ma forse far presente a una persona in un momento difficile che sta sbagliando tutto non è un’idea luminosa.

Koris placca da lontano Stagista J, gli spiega la situazione e gli dice che per precauzione si vedranno su Teams, anche da un ufficio all’altro, pasiensa Segnù come si dice a Merdopoli. Quindi Koris passa il resto del pomeriggio a cercare di non soccombere all’ansia e mangiando unghie al gusto gel disinfettante. Il ritorno a casa è impiegato nella disciplina in cui Koris eccelle, ossia la previsione degli scenari più foschi: cosa fare se ‘thieu è positivo, cosa fare se si scopre che è positiva pure Koris, come minchia gestire l’installazione dello spettrometro se Koris deve isolarsi, cosa fare se ‘thieu ha sintomi, in un crescendo di “e se” che portano circa alla morte termica dell’universo. Il piccolo hikkikkomori apserger che vive nel Koris-animo fa presente che se vivessimo da soli non saremmo in questa merda e che prendere tutto e fuggire è sempre una soluzione.

A casa si stabilisce che fare camere separate è troppo tardi: dopo aver bevuto dalla stessa bottiglia si aspetta e si spera. ‘thieu sta bene, non è di umore massacrante, fa il tampone domani, sperando di avere i risultati nel pomeriggio. Koris, crogiolo di ansia, mangia numero due fagiolini e si ammazza di “Emperor: Rise of the Middle Kingdom” e di X-Files di conforto. ‘thieu si addormenta, Koris continua a conversare col soffitto come un Ikari Shinji qualunque. L’unica nota positiva è un micro-sogno in cui compare Celia che porta Koris a una rievocazione trecentesca prestandole un vestito e presentandole armigeri in lattina. Gli amici si vedono nel momento del bisogno, anche in sogno.

Stamattina, ‘thieu è in isolamento, Koris è in smart working, che non ha niente né di smart né di working. Si tratta piuttosto di un fissare uno schermo che non racconta niente chiedendosi perché non ne va mai una dritta, proprio quando hai ammazzato da un anno tutta la tua vita sociale, basta un anello debole della catena e zac, va tutto in merda. ‘thieu va a fare il tampone alle undici, Koris mangia moncherini di unghie conditi con pellicine e inveisce contro il Buffone di Parigi che non vuole un nuovo lockdown. Il faut vivre avec le virus e me cojoni. ‘thieu torna nel giro di dieci minuti, tirando su dal naso e lamentandosi della spiacevolezza della cosa.

Inizia la parte peggiore, l’attesa. Koris guarda le simulazioni, le simulazioni guardano Koris e le dicono “hai programmato 26 di tempo di calcolo, quindi ora aspetti pure noi, gne gne”. Durante un pranzo raffazzonato di quello che abbiamo l’ardore di chiamare riso cantonese, ‘thieu riceve un sms.
“Merda, sono positivo”
Momento di avvizzimento delle Koris-viscere, passa davanti tutta la vita futura, il riso cantonese risale le pareti dello stomaco, il grande trambusto sembra essere diventato realtà.
“Ah, no, ho letto male, sono le consegne da seguire nel caso io sia positivo”
Koris non dice nulla per amor di pace, in cuor suo ha appena perso un considerevole di anni di vita e vorrebbe moltissimo, se non strozzarlo, dirgliene di ogni. Poi pensa che magari più tardi arriverà un messaggio e sarà vero, quindi lascia perdere.

Il pomeriggio passa. Si sussulta per qualunque messaggio. ‘thieu perde la tranquillità delle ore precedenti e inizia a sbuffare come una teiera, che ‘thieu e le attese non vanno d’accordo. Koris ormai si sta mangiando le ossa delle falangi. Finito di lavorare (#credici) esce a fare la spesa, sempre assorta in pensieri cupi come “meglio fare un po’ di scorta che se dobbiamo isolarci tutti e due poi come si fa?”. Si illude che il Mistral le scompigli un po’ le idee, ma in giro c’è troppa gente con la mascherina messa in qualunque modo fuorché quello buono, quindi Koris si innervosisce e basta. Torna a casa, cerca invano di spandere ottimismo a ‘thieu dicendo che se gli danno il risultato domani magari è buon segno, significa che si possono prendere tempo perché è negativo. Appurato che è tutto inutile, Koris si seppellisce in “Sherlock Holmes: the Awakened“, che l’unico mondo buono è uno composto di pixel.

Sono le sette di sera, Koris sta per alzarsi a preparare la cena, quando ‘thieu esclama.
“Sono arrivati i risultati del test: è negativo”
“Negativo negativo?”
“Sì, negativo, giuro”
“Senza alcuna ambiguità possibile?”
“Dicono prelievo eseguito correttamente, nessuna presenza di coviddi rilevata. Vado a scriverlo a colleghi”
Koris vorrebbe alzarsi dal divano ma all’improvviso le sue articolazioni sono diventate di ricotta; sarà l’età, saranno gli stravizi della vita, ci vogliono cinque minuti buoni perché riesca ad alzarsi. Anche se il piombo nel diaframma si è un po’ diradato, per la prima volta da due giorni.

Koris e ‘thieu ritrovano la parola all’improvviso e anche la voglia di usarla. “Ma non potevo essere positivo, certo, stavo lontanissimo dalla collega” continuano a ripetere. Certo, come no, riparlatene ai voi stessi di un quarto d’ora prima. Koris resta convinta che questo scherzetto le ha portato via altri punti di sanità mentale e ormai le resta davvero poco prima di andare in giro dicendo di servire Yog Sothoth. Ma forse meglio Yog Sothoth del coviddi. E insomma, questa volta abbiamo schivato questa potenziale enorme, gigantesca, problematica rottura di coglioni. Not today ma anche e soprattutto…

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4 thoughts on “48 lunghissime ore

  1. delilahdevore 17 marzo 2021 alle 09:40 Reply

    Sono contenta che alla fine si sia trattato di un falso allarme!

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    • yaxara 17 marzo 2021 alle 10:51 Reply

      Sì, solo che adesso sta peggio perché lo ho menato. Così impara a mangiare coi colleghi nella stessa stanza, che è ‘sta socialità, ma su…

      Piace a 1 persona

  2. Er Matassa 17 marzo 2021 alle 10:44 Reply

    Meno male!
    Che Nando Martellone sia con voi.
    Un saluto,

    EM

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    • yaxara 17 marzo 2021 alle 10:52 Reply

      Martellone è la reazione più naturale in questo genere di circostanze!

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