Torrenti in piena e farfalle nei calzini

(Disclaimer: post con una o due foto fuori fuoco perché, mannaggialcazzo, si è scoperto troppo tardi che la modalità “apertura” e gli obiettivi 100% manuali non vanno d’accordo; la Pentax mente sui tempi di posa, accadono cose valide nel 1880, Koris si sfava e vuole buttare via tutto per darsi al selfie anche senza labbra a canotto. L’unica buona notizia è che anziché buttare via o macchina o obiettivi, basta girare la rotellina della modalità. Mannaggialcazzo si è già detto, sì?)

Koris è riuscita ad andare finalmente in montagna per la prima volta in questo periodo estivo, schivando di misura i temporali che si sono imbucati alla festa per due settimane. A onor del vero, è stato un flop. Koris non dirà che lo aveva detto, ma ‘thieu se n’è uscito che andare nel Champsaur a 2500 m sarebbe stata un’ottima idea. E in tempi normali lo sarebbe probabilmente stata.

I due sono partiti fieri e alteri dal campeggio alle nove del mattino, diretti al Lac des Pisses, che Koris aveva tradotto in maniera innocente “lago dei pesci”, ma invece no, pare essere proprio “lago delle pisciate”. Dopo vedremo perché se lo merita. Arrivati in località Prapic, i due si rendono subito conto che in quota c’è un sacco di neve, ma che ci frega, questa volta abbiamo i ramponcini, non ci ferma nessuno. Aspetta.

I due si incamminano lungo il torrente, passano un primo ponte in mezzo nugoli di mosche attirate da una produzione industriale di cacca ovina, si inerpicano per i primi tornanti. Fino a una passerella che attraversa il torrente Diolon sul pelo dell’acqua. O meglio, sul pelo dell’acqua in condizioni normali: in questa allegra giornata di disgelo la passerella è felicemente sommersa. Momento di esitazione da parte di Koris che vorrebbe non bagnarsi le scarpe da montagna e i piedi ivi contenuti. Poi alla fine si risponde che c’è una prima volta per tutto, anche per contravvenire al diktat dell’Amperodattilo “non mettere i piedi nell’acqua”. La corrente che cerca di portare a valle i Koris-piedi, non ci riesce, grande giubilo e grandi dubbi per il cuoio bagnato. Menzione speciale per i due giunti in loco in scarpe da ginnastica che hanno passato la sdrucciolevole passerella a piedi scalzi.

Regge lo cavalcone?

Si prosegue, dopo lo cavalcone, che lungo est lo cammino, ma grande est la meta. I piedi paiono asciugarsi, o almeno, l’attrito dà questa illusione. Si passa un secondo torrente non menzionato sulla descrizione, cosa che di solito non è proprio buon segno. Si vede gente tornare indietro. Superata quota 2000 m, si dovrebbe passare il torrente Blasil su un comodo pontone. Solo che il pontone è 404 not found, o meglio, resta una testa di ponte e quattro massi in mezzo a una cascata. Il resto deve esserselo portato a valle il disgelo delle nevi tardive. Koris e ‘thieu restano per un lungo momento su un masso in mezzo alla cascata; alla fine Koris ammette che le sue gambe diversamente lunghe potrebbero non permetterle di zompare sulla testa di ponte. E Les Pisses pisciano troppo per osare passare in acqua. Morale della favola: si torna indietro con le pive nel sacco e un senso di inadeguatezza in questo mondo di cicogne.

Koris si sta ancora lamentando che l’acqua è meglio sotto forma di neve che in forma liquida, quando ‘thieu fa notare che più in basso, a 1800 m, c’è una biforcazione per il Plateau de Jujal, magari si può andare a dare un’occhiata lì. Anzi, forse c’è pure un lago e con un po’ di culo si raggiunge l’Estaris. Koris bofonchia un po’, poi si rimettono in cammino, fra i formicai, le ortiche e le vestigia delle valanghe. Sul sentiero non c’è anima viva, almeno non umana.

Si arriva finalmente al Plateau de Jujal, questa volta senza ostacoli idrici. Il sole si fa vedere oltre un fastidioso velo di foschia, è ora di pranzo. Koris e ‘thieu si accasciano accanto a una cascata del torrente Diolon e ne approfittano per far asciugare le scarpe umide. Koris piazza sullo zaino i suoi calzini dall’odore assai poco invitante, che tuttavia vengono subito usati dalle farfalle come piattaforma di atterraggio. Segue riflessione che piacerà a Minestrella: Koris non ha le farfalle nello stomaco, al massimo ha i pipistrelli nel cervello e alle farfalle lascia solo i calzini puzzoni. Forse ci si può fondare una scuola filosofica, bisogna rifletterci un po’.

Farfalle di dubbio gusto e calzini sovraesposti

Finita la pausa pranzo e il momento farfalle feticiste dei piedini, ‘thieu si rimette in testa alla Filini dicendo “conosco il sentiero!”. Si segue il corso del Diolon, pregustandosi le foto al Lac d’Estaris, immaginando una traccia che risale il plateau. A un certo punto ricompare il sentiero, però de un’altra parte, ovvero sulla sponda opposta del Diolon, il cui corso vorticoso non si presta a guardi arditi. Ci sarà un passaggio più a monte, continuiamo a risalire. Si arriva in vista delle orribili seggiovie della stazione di Orcières-Merlette, che a Koris evocano non proprio edificanti ricordi dell’era SonnoDellaRagione (per la cronaca, l’ultima volta in cui Koris ha messo gli sci da discesa). Tuttavia del guado nemmeno l’ombra.

Arrivati ad una cascata, col sentiero che beffa dall’altra parte del torrente, tocca arrendersi: non si sentono abbastanza salmoni per poter risalire il corso dell’acqua. Koris, amminchiatissima col lago, propone di passare scalzi in un punto in cui la corrente è meno insidiosa, ‘thieu fa il pavido dai piedini nevicati. In cielo iniziano a triangolarsi nuvoloni neri al di sopra della foschia, ‘thieu piglia il cumulonembo al balzo per proporre di tornare a valle, tanto sono già le tre del pomeriggio. Koris è di umore non proprio gaio, per cercare di rallegrarla ‘thieu si mette a pontificare che si può tornare in agosto, fare un bivacco al Lac des Pisses con annessa foto notturna, quindi riprendere la mattina dopo il cammino per l’Estaris e quindi scendere a valle per mangiare come fogne ignobili come s’è fatto a Petarel.

La notte porta con sé quello che sotto la tenda sembrava un acquazzone, ma che al mattino si è rivelata essere sparuta pioggia di sabbia che ha lasciato la tenda sì asciutta, ma anche smerdata. Koris ha proposto di andare a lavarla sotto i temporali del Vercors la settimana prossima, un po’ perché è masochista, un po’ perché ha bisogno di una rivincita.

Messo il tag:, ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: