Speleo-bagni di mezzanotte

Ed ecco qui, dopo due anni di assenza perché col vairus certe cose non si possono fare, torna lo speleopost con un po’ di soccorso speleo in tutto questo disagio. Molto disagio, acquatico per di più. Andiamo con ordine.

Il disagio è arrivato anche via mail, con un cambiamento di destinazione all’ultimo minuto: invece dell’inaccessibile Aven Mouret, il soccorso speleo ha deciso di ripiegare su una meno originale e più battuta Grotte de la Castelette. Koris s’era già rotta le scatole alla sola idea, anche se la Castelette è stata la sua prima uscita speleo in assoluto, almeno fino a un ostacolo malefico dall’evocativo nome francese “voute mouillante”, ovvero “la volta che banga” senza significati soft-erotici (ci torniamo dopo, all’ostacolo speleo, non al significato post-erotico). Il soccorso speleo aveva però previsto di andare oltre, al fondo che Koris non aveva mai visto ma che immaginava come una sorta di passeggiata per un fiume sotterraneo, al massimo con l’acqua fino alle cosce.

Il primo disagio è stato di ordine organizzativo, perché se per l’Aven Mouret Koris e ‘thieu avevano previsto di soggiornare in loco già da venerdì sera, la Castelette dista solo 45 minuti da casa. ‘thieu propendeva per arrivare sabato mattina, con calma, Koris ha insistito che dovevano essere lì presto perché si erano ingaggiati già per venerdì sera. Alla fine è stato il solito miscuglio fra i due, si sono presentati in loco alle nove, su una Sainte Baume su cui stava sorgendo un sole caldissimo.

Le prime squadre erano già partite, cosa che sotto sotto ha irritato Koris, perché di solito si trova nelle prime squadre che partono. Che si fa, quindi? Magari qualche missione fino alla voute mouillante senza passarla, qualcosa di supporto. Insomma, ci siamo scomodati a portare la muta per nulla. Dalle nove a mezzogiorno Koris staziona davanti al posto di comando ricevendo ordini e contrordini, muta sì, muta no, pronti a partire fra mezz’ora, non partite prima di stasera, non si sa in che squadra ti hanno messo. Questo fa sì che né Koris né ‘thieu pensino a montare la tenda per la notte, convinti che tanto sarebbero usciti dalla grotta all’alba (pare un dettaglio trascurabile, invece no).

Alla fine Koris si trova nella squadra che dà il cambio all’assistenza vittime, situata al fondo. La squadra, di quattro individui più Koris, si rivela essere “potrei essere tuo padre”, ma anche di gente che fa la Castelette integrale quattro o cinque volte all’anno, quindi vanno spediti verso l’ingresso. “Andate che poi a una certa ora mandiamo il cambio anche voi” dicono gli organizzatori, sapendo di mentire.

Koris entra già con la muta, la neoprene di 3 mm comprata ben undici anni fa per fare vela e in cui entra ancora la fierezza di chi non ha mai cambiato una taglia dopo i 14 anni. Supera l’ingresso che nel 2015 le era parso strettissimo, supra il P20, supera la medusa di calcite. Ed eccola lì, in tutto il suo non-splendore, la voute mouillante: un passaggio basso con l’acqua a diversi livelli. Il livello della Castelette è l’acqua fino al naso, una sacca di dieci centimetri in cui respirare. Per fortuna è una breve tortura di un metro e mezzo. Mentre una squadra cerca di pompare via l’acqua (ci vorranno ore per guadagnare altri 20 cm), Koris si butta e afferra la corda che guida il passaggio. Non è stato un passaggio piacevole: fra l’acqua che entra nella muta, il naso sott’acqua, il casco che raschia contro la roccia e i piedi che non toccano il fondo, Koris è stata felice che fosse un passaggio breve.

Letteralmente questa (photo credits: Philippe Crochet)

Koris si era bellamente illusa che il peggio fosse passato, che ormai fosse solo una passeggiata un po’ acquatica; grossolano errore. Koris inizia col sudarsi l’anima, nonostante la muta bagnata, in un passaggio di blocchi caotici in cui non si passa sui blocchi, ma sotto. Quindi si torna in acqua, in una successione di vasche, cascatelle e passaggi del genere. Arrivata sul bordo di una vasca chiamata l’Acquasantiera, Koris scivola malamente e finisce in acqua di testa come nei cartoni animati. Dopo le imprecazioni e le bestemmie, l’Acquasantiera dovrebbe cambiare nome.

Dopo passaggi a quattro zampe nell’acqua e passaggi in cui tocca nuotare con svariati chili di roba addosso, si arriva in vista del sifone finale, nonché della finta vittima. Che sta giocando a briscola nella tenda riscaldata con alcuni speleologi che avrebbero dovuto piazzare equipaggiamenti, ma questa è un’altra storia. La squadra assistenza uno se ne va, la squadra assistenza due prende le redini della situazione in attesa della barella per iniziare l’evacuazione. Koris sa che questi sono i momenti di calma di cui bisogna approfittare prima che la situazione degeneri, quindi si fa un panino (annacquato) col paté nonostante sia piuttosto l’ora di merenda; il tutto sotto il poncho da grotta, perché dopo il bagno integrale non fa caldissimo. Attorno c’è gente che mangia patatine col cappuccino liofilizzato, per aumentare il disagio ambiente.

La barella arriva portata da ‘thieu e altri un’ora dopo. ‘thieu si ammutina subito dalla squadra evacuazione per far parte di una più tranquilla squadra recupero del telefono filare. Koris inizia a riempire bidoni e sacchi da portarsi dietro per seguire il finto ferito e fare un bilancio dello stato di salute ogni ora. Sorge subito il problema di cinque sacchi per quattro persone, per cui uno verrà portato a rotazione.

Inizia quindi l’evacuazione più raffazzonata della storia perché il conterranei del SonnoDellaRagione (e come te sbagli?) pensano di saltare ostacoli con la sola forza bruta. Tanto se la barella con vittima scivola in una vasca che ci frega, l’importante è non perdere tempo a mettere corde di sicura. O a cambiare corde con segni evidenti di usura. Siccome la squadra evacuazione ogni tanto cincischia, l’assistenza vittime aka Koris e i “potrei essere tuoi padre” ogni tanto prestano gambe e spalle per far avanzare la barella, quando dovrebbero solo portare i sacchi e assicurarsi che la finta vittima non diventi vera. I bellimbusti dell’evacuazione ogni tanto scordano sacchi in giro, quindi Koris si ritrova in fretta con il suo sacco designato e un altro sacco personale di un non meglio precisato “casco verde”. Giostrare due sacchi quando si nuova o quando si superano passaggi vertiginosi (senza corda, vuoi mica perdere tempo) non rientra nella top ten delle piacevolezze sotterranee.

Breve excursus termodinamico sulla muta di Koris. Le mute funzionano bene se sono bagnate tutto il tempo, creando una sorta di strato caldo fra la pellaccia e il neoprene. La Koris-muta riusciva ad asciugarsi fra un ostacolo acquatico e l’altro, facendo in modo che Koris potesse provare l’ebrezza dell’acqua a tredici gradi come se fosse sempre la prima volta. Numero di calorie spese per riscaldarsi: immenso e non reintegrato, perché la frutta secca di fiducia, unico elemento che mantiene Koris viva, si trovava nel sacco stagno che è troppo una menata aprire a intervalli regolari. Koris ha pensato per un attimo di soddisfare il bisogno di una vescica piena da ore e ore, poi s’è detta che è o troppo vecchia o troppo giovane per pisciarsi addosso. No, la Koris-muta ha l’apertura sulla schiena, quindi non c’è una maniera indolore di trattare la pratica.

Koris iniziava a non poterne più quando alle undici, dopo sette ore sottoterra, si è giunti di nuovo in vista della voute mouillante. La squadra di pompaggio all’andata aveva promesso “non la riconoscerete al ritorno perché non ci sarà più acqua!”. Balle: si riconosceva benissimo. La squadra che doveva dare il cambio a quella di Koris è stata soppressa, quindi la missione continua. Fatta passare la barella, Koris inizia a soffrire psicologicamente perché dovrà nuotare ancora e bagnarsi muta e capelli, per uscire nella notte in cui ci saranno nove gradi se ci dice bene. La sofferenza psicologica, la fame atavica e la pisciata insistente fanno sì che il resto della cavità, senza difficoltà evidenti, sembri durare anni, secoli, millenni. Un ingorgo alla base del P20 non aiuta.

Ormai è l’una di notte quando Koris mette il naso fuori dalla grotta, sotto una volta stellata che solo temperature attorno ai due fottutissimi gradi possono garantire. Fuori c’è un tizio con le casse che ascolta musica techno e Koris vorrebbe spingerlo giù dalla falesia, per vedere quanti rimbalzi ci vogliono per far tacere smartphone e casse bluethoot. Si contiene perché a) vuole solo togliersi la muta bagnata, b) ha bisogno di pisciare. I vestiti caldi e soprattutto asciutti sono un dono divino che non è mai abbastanza apprezzato quando si vive nella civiltà. Purtroppo non si può fare niente né per le scarpe bagnate, né per i capelli che sono soltanto umidi e non fradici come si temeva. ‘thieu è l’ultimo ad uscire dalla grotta, quindi ci si incammina per la scarpinata di un’ora fino al campo base.

Le due di notte sono suonate da un pezzo quando si arriva in vista della macchina. I nostri eroi non hanno nessuna tenda montata e pronta ad accoglierli perché hanno erroneamente pensato che sarebbero usciti a mattina inoltrata. Lì vicino c’è un gruppo elettrogeno e qualche squadra uscita prima di loro che sta facendo l’aperitivo (?) con ancora più casino del gruppo elettrogeno, quant’è bella giovinezza che rompe il cazzo tuttavia. Koris se ne esce con una proposta rivoluzionaria: “E se ce ne tornassimo a casa a dormire?”. Mozione approvata all’unanimità. I due si cambiano le scarpe e si mettono in macchina, sgranocchiando grissini nel cuore della notte. Diretti verso Marsiglia, verso la doccia e soprattutto verso un letto vero.

Foto promozionale della Castelette di qualche anno fa (credits: ‘thieu)

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4 thoughts on “Speleo-bagni di mezzanotte

  1. un Lich 19 ottobre 2021 alle 11:58 Reply

    Guarda, sento l’umidità da qui.
    Sei bionica (seppur non impermeabile).

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    • yaxara 25 ottobre 2021 alle 16:31 Reply

      Per l’impermeabile ci stiamo attrezzando

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  2. Emanuele Balboni 23 novembre 2021 alle 07:48 Reply

    Grazie ai tui speleopost ho capito che io, la speleologia, continuerò a… leggerla!

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    • yaxara 23 novembre 2021 alle 18:05 Reply

      Un giorno dovrei fare un post di cose meravigliose e compagnia, ma mi manca la poesia necessaria

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