Rumente nucleari e cucine

Koris non è deceduta per i postumi da soccorso speleo, anche se visti i lividi che ancora le ornano le gambe la cosa non era così scontata. Non aver potuto prendere il lunedì di ferie per mangiare, lamentarsi e dormire a causa del fottuto periodo di prova non ha aiutato.

Sul cosiddetto lavoro Koris ha finito una parte dei conti che doveva fare per fine ottobre, o forse metà novembre, o forse chissà, il capo Giuseppi talvolta è chiaro come l’omonimo premier a cui assomiglia. Ora arrivano gli uccelli senza zucchero, i fringuelli per diabetici, insomma, i cazzi amari. Perché la seconda parte dei conti è terra incognita, non l’ha mai fatto nessuno, non si può che sperare che funzionino. Questa cosa genera in Koris un grande giramento di zebedei perché alla soglia dei 35 le pare di averla vista fin troppo spesso. Forse ci sono problemi di merda che le vengono riservati d’ufficio.

Per altro ci sarebbero da spendere due parole su questo esperimento pieno di cose fatte un tanto al chilo, proprio “so’ du’ etti e mezzo de plutonio, signò, che faccio, lascio?”, a cui Koris deve trovare un senso. E soprattutto fatto il 31 agosto 1988, più di trent’anni fa. In quella data Koris era probabilmente a spiaggia a giocare col “pesce-pempa” (pesce-pentola, un secchiello a forma di pesce palla di una bruttezza imbarazzante), l’Amperodattilo correggerà se non è vero. Non pensava minimamente che a qualche centinaio di chilometri le stavano rendendo la vita difficile in prospettiva con attinidi assortiti. Anche perché se a un anno e mezzo conosci gli attinidi hai bisogno di un esorcismo. Però a dirla tutta quelli della generazione di Chernobyl un po’ di confidenza con gli attinidi ce l’hanno innata, come succhiata col latte o trasmessa nel ventre materno… vabbè, stiamo divagando.

Trenta e più anni dopo, Koris passa le giornate a scrivere “homo” e “hetero” sulle composizioni dei suoi isotopi; al copia-incolla numero 666 capace che le appaiano senatori leghisti col farfallino, a cui potrà rispondere che rispetta tutte le inclinazioni, ha anche tanti amici transuranici, ma che certe cose è meglio che ognuno se le calcoli a casa sua. Soprattutto se equivale a ripetere dieci volte per otto composizioni gli stessi conti facendo copia-incolla che possono quintuplicare il rischio di introiarsi male. Ne vedremo delle brutte.

Al di fuori del rutilante mondo dei prodotti di fissione d’annata, è la stagione dei sequel. E proprio come la HBO se ne esce con una nuova porcata serie sulla scia di “Game of Thrones”, “Fire and Blood”, ci cui nessuno sentiva proprio il bisogno dacci Winds of Winter brutto chiattone, anche sulle sponde Marsigliesi si ripropongono vecchi format. Pare che dopo vicissitudini degne dell’Odissea, ‘thieu possa finalmente rifare la cucina. Narrami o musa del versatile pensile alto che perduto andò nei mesi del covid. E insomma, ci sono tutti i presupposti perché finisca come un sequel di Game of Bidet. I lavori dovrebbero iniziare il due novembre, che a noi la superstizione ci fa il pippone proprio, e cosa c’è di pronto? Nulla.

In tutto ciò Koris vorrebbe solo spiaggiarsi a fare cose molto utili alla società come giocare a “Dragon Age: Origins”. E visto il meteo forse salta pure lo speleo-ponte nelle fredde contrade del Vercors…

Infatti sopravvivere al periodo di prova è un’usanza sopravvalutata

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