Imbuti degli Inferi e spingitori di speleologi

Avvertimento: speleopost denso di tecnicismi e di cose luride, avventuratevi a vostro rischio e pericolo.

Già da venerdì sera si erano create due scuole di pensiero: quella di ‘thieu, ovvero “non ci chiameranno mai prima di mezzogiorno per l’esercitazione del soccorso speleo”, e quella di Koris che è la solita “meglio essere pronti a tutto, carichiamo la macchina”. Stallo messicano, macchina caricata in parte, roba mezza pronta a mezza no, dettaglio che si rivelerà fondamentale.

Sabato, ore 9:30. ‘thieu dall’alto della sua tronfiaggine lava pavimenti ripetendo “poi per mezzogiorno ci muoviamo con calma”. Suona il telefono di Koris, che arriva troppo tardi per rispondere, quindi suona il telefono di ‘theiu. “Ci serve Koris, adesso. E anche tu, ma più tardi”. Koris piazza un TeL’AvevoDetto in canna, si raccatta quello che è pronto e si parte per le assolate colline fra il Var e le Bouches-du-Rhone.

Sabato, ore 10:30. Si arriva in loco dove ci sono i responsabili del soccorso speleo, qualche giovincello e il nulla cosmico. Koris fa appena in tempo a mettere un piede fuori dalla macchina che viene placcata dal capo della baracca.
“La tua roba è pronta? Va incontro al resto della squadra e pronti a partire fra dieci minuti”
“Dovrei solo farmi un panino…”
“Hai ‘thieu, delega”
Koris esegue un veloce ‘sudo make me a sandwich‘, quindi va ad incotrare il resto della prima squadra assistenza vittime composta da giovani e meno giovani, tutti accomunati dalla voglia di non fare un gran cazzo di niente. Ma le squadre non si scelgono e Koris non è capo-squadra.

Sabato, ore 11:10. Dopo emozionante trasferimento per strade sterrate nel cofano della jeep dei pompieri, si arriva all’ingresso dell’Imbuto della Piana degli Inferi. Koris c’era già stata in soccorso speleo nel 2016, non le era piaciuto per nulla, ma non è lì per apprezzare l’estetica del luogo. Si inizia a scendere e Koris trova armi che non sono per niente di suo gusto, corde piazzate male che obbligano a spenzolare da una parte all’altra di un pozzo, placchette avvitate solo a metà, attriti su roccia che sarebbe meglio anche no. Koris si limita a dare qualche giro in più a viti posate un po’ troppo alla svelta, bestemmia spesso contro chi ha armato chiamandola VecchiaDiMerda, perché la gentile signora si crede stocazzo sotterraneo e fa commenti sgradevoli, quando uno stage di tecniche di base le sarebbe utile (Koris, dopo 48 ore sei ancora incazzata? Always).

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Sabato, ore 12:10. Si arriva al meandro del fondo, quota 150, in un’ora e cinquecentosessantaquattro bestemmie. La vittima, accompagnata dalla gentile signora di cui sopra, è un gagliardo maschio che lamenta dolori al petto e che, data la diagnosi, se fosse vero sarebbe morto da qualche ora. Inizia a consumarsi il dramma della grandissima voglia di non fare una ciolla. Fancazzista#1, il caposquadra, delega i ruoli, quindi sparisce dai radar per organizzarsi un angolo tranquillo, maledicendosi per non aver portato il telefono e le casse. Fancazzista#2 e Fancazzista#3 fanno un pallido tentativo con la radio sottrranea, abbandonano quasi subito decretando che non funziona. Fancazzista#4 fa qualche andata e ritorno nel meandro portando sacchi, per il resto è diversamente utile. Fancazzista#5, in quanto pompiere, fa il bilancio medico della vittima alla buona, ottima scusa per ritornare in superficie. Non si è ancora scoperto cosa abbia fatto Fancazzista#6, ma verosimilmente una mazza. Fancazzista#3 e Fancazzista#5 dicono che vogliono essere fuori per le 14, quindi accompagnano su la Vecchia che tanto non ha niente.

Sabato, ore 13:00. Koris è riuscita a convincere Fancazzista#4 per costruire una tenda termica per la vittima, il problema è che il meandro è largo un metro e scomodo, la tenda termica è un affare gigantesco pensato per sale dal diametro importante. Koris si barcamena con elastici, mollette e sempre tante colorite imprecazioni. Alla fine si mangia perché si muore di fame. Fancazzista#2 fa una cosa utile e porta due fette di salame.

Sabato, ore 14:00. Koris chiede se non si dovrebbe fare un bilancio dello stato della vittima, Fancazzista#1 risponde che tanto sono isolati dalla superficie, cazzocene. Si torna a parlare della rava e della fava.

Sabato, ore 15:00. Koris si rompe il cazzo e fa il bilancio dello stato della vittima perché hai visto mai. Fancazzista#4 si infila nella tenda e, nonostante la pronunciata scomodità, inizia a russare. Di Fancazzista#1, #2 e #6 nessuna notizia.

Sabato, ore 16:00. Arriva la linea telefonica, si può parlare con la superficie. Arriva anche un rivelatore di ossigeno che rivela una concentrazione di 18.2% su un minimo sindacale di 19, ecco perché respirano tutti come Darth Vader appena muovono un dito. Allargare il meandro con gli esplosivi sarà difficile, la barella non passerà, saranno uccelli per diabetici. Al telefono dicono che sta scendendo un medico vero per valutare lo stato della vittima.

Sabato, ore 17:00. Arriva il medico, Fancazzista#1 declina ogni responsabilità e incarica Koris di assisterlo. Il medico si mette a sparare termini tecnici che Koris riesce ad annotare solo grazie a un recente rewatch della serie “ER”. Il risultato assomiglia più a Stanis La Rochelle nei panni del dottor Giorgio, ma sono dettagli. Pare che sia arrivato il cambio per la squadra assistenza vittime, quindi si può uscire. Fancazzista#6 fa un cameo per dire “ah, io non ho fatto una mazza tutto il tempo”, per poi risalire senza prendere nemmeno un sacco per tenere fede al suo proposito. Fra polvere e ossigeno rarefatto, Koris risale su corda in stato semicosciente. Per fortuna non è l’unica ad avere l’impressione di essere finita a -600, a fronte di un misero -150.

Sabato, ore 19:00. Fuori, si respira a pieni polmoni. Si aspetta che la jeep dei pompieri passi a riportare tutti al campo. Nel frattempo si sentono battute di dubbio gusto, del genere “c’est pas bien quand la canicule s’emballe, mais c’est pire si les cannibales s’enculent” perché l’umorismo è quello che è.

Sabato, ore 20:00. Arriva la jeep che sbarca una consistente prima squadra di evacuazione fra cui ‘thieu. Koris ne approfitta per lamentarsi. ‘thieu la rassicura dicendo “hanno fatto le squadre per la notte e tu non ci sei, non ho visto il tuo nome sul tabellone, quindi hai finito”. Nella Koris-testa si creano scenari piacevoli di una cena consumata con calma, una notte nel confortevole sacco a pelo, preparare il caffè a ‘thieu per quando uscirà domattina.

Sabato, ore 20:10. Si arriva al campo base, Koris fa il suo trionfale ingresso sotto la tenda degli organizzatori. Quindi lancia un grido di dolore vedendo il suo nome a lettere cubitali sotto la mansione “squadra evacuazione 2”. ‘thieu ha mentito, pagherà caro, pagherà tutto.
“Ma a che ora ripartiamo?”
“Nella notte”
“Nella notte nel senso le quattro?”
“Più probabile che sia l’una, conviene che andiate a mangiare”
Koris, con un odio infinito per l’universo conosciuto, fa riscaldare un orribile cous cous alle verdure già pronto, aromatizzato con alcheni e cicloalcani. Mangia anche del pane senza niente perché ha fame, lo stomaco chiede se ‘ste verdure di merda sono solo un antipasto, quando arrivano le salsicce e le patate cotte nella sugna d’anatra? Per un lungo attimo Koris medita di ingurgitare anche una zuppa liofilizzata scaduta nel 2017 e trovata al fondo dell’equipaggiamento da campeggio, poi decide di darsi un contegno. Dolce non pervenuto, frutta nemmeno, bestemmie quanto basta.

Sabato, ore 21:00. “Pare che si parta a mezzanotte”. In seguito all’annuncio, Koris si dice che sarebbe carino dormire un paio d’ore,quindi si infila nel sacco a pelo con sottotuta speleo e puzza e di sudore. Come in parecchie circostanze della sua vita in cui è indicato il riposo, non ha sonno nemmeno per sbaglio. Per altro c’è qualcuno che russa come una sega elettrica nella tenda di fianco e da qualche parte si sentono i giovini che stanno discutendo a volume improbabile.Koris si maledice per non aver portato il lettore mp3. Sono quasi le 22 quando riesce a chiudere gli occhi in una parvenza di fase REM…

Sabato, ore 22:10. “Koris, sveglia che dobbiamo partire!”. Koris emerge dal suo sonno appena abbozzato, guarda l’orologio al polso e si lamenta.
“Ma non si era detto di partire a mezzanotte?”
“Contrordine, bisogna dare una mano alla squadra evacuazione uno che sono lenti”
Koris si rimette la tuta che ha lasciato circa due ore prima e va nella tenda comune per preparare il materiale. E qui si consumano i drammi. Il capo-squadra questa volta è un giovane volenteroso ma Incasinato, all’appello c’è anche Fancazzista#2 della missione precedente, qualche individuo mai visto ma che si crede stocazzo solo perché dotato dell’Impareggiabile Parte; per fortuna ci sono anche l’Astronomo e l’Ape Maia (che è un abbondante messere il cui soprannome deriva più da trascorsi col miele che dalla sua costituzione). Koris osserva gente che prende corde troppo corte,fettucce dinamiche quando servirebbero statiche, moschettoni e pulegge scelti perché fanno fèscion. Koris propone di prendere un trapano perforatore, Incasinato si stupisce.
“Perché vuoi prendere un trapano?”
“Perché potrebbero mancare degli armi nei pozzi per montare gli armi dei vari recuperi, sarebbe saggio portarlo”
“Ma no, usiamo degli armi naturali”
“Io sono già scesa e di naturale non ne ho visto mezzo”
“Vabbè, allora prendi il trapano, ma assicurati che le batterie siano cariche”
“Sì, ok, sono le basi, dove trovo una protezione per il trapano?”
“Lo portiamo senza, piuttosto le batterie sono cariche?”
“Sì, sono cariche, ma senza protezione il trapano arriva a pezzi. E poi serve anche una saccoccia con martello e piantaspit”
“Mi sa che si saccocce non ce ne sono, piuttosto le batterie sono cariche?”
“CRISTIDDIO SÌ, ma con le batterie e senza martello non si va da nessuna parte”
“Ho visto che c’è una mazza da cantiere da qualche parte, vabbè, è unpo’ pesante, altrimenti cerchiamo dei sassi in luogo”
Koris si sfava definitivamente e va dal consigliere tecnico a dire che senza saccocce possiamo anche tornare a dormire, abbandonando la vittima al suo triste destino. Il consigliere arriva, si incazza, fa smontare tutti i sacchi. Per miracolo compaiono le saccocce e la protezione per il trapano. Fatica infinita per rifare tutto, poi si può ripartire. Koris bofonchia imprecazioni perché ne ha piene le palle di passare per scema quando sono gli altri che fanno casini.

Sabato, ore 23:30. Ah, shit, there we go again. Si raccatta all’ingresso della grotta un’Idrogeologa masochista che vuole dare manforte. Si torna nell’imbuto. Koris per fortuna è assegnata all’atelier con l’Astronomo fino alla base del P30. Si piantano spits a mano perché il tanto vituperato trapano alla fine è utile altrove.Al posto telefonico si sentono lamentele perché non si hanno notizie della prima squadra di evacuazione, forse è il caso che qualcuno vada a sincerarsi che siano vivi.

Domenica, ore 01:30. Succedono cose confuse, Koris e l’Idrogeologa si scambiano confidenze anche se non si conoscono, scoprono di essere coetanee e si spartiscono del cioccolato alla base del P30. Si trasferisce materiale da una parte all’altra della cavità secondo il collaudato metodo “il lupo, la capra e il cavolo”. La vescica di Koris si fa viva e chiede attenzioni.

Domenica, ore 02:30. Nel P30 piovono sassolini, che lancianti da 30 metri di altezza non è che facciano piacere. Koris urla contro uno degli Stocazzari in cima al P30, quello le risponde che è la vita, mica può anche stare attento a dove mette i piedi, oh. Altri Stocazzari nel pozzo più in basso si fanno infamare dall’Astronomo perché non sanno usare un trapano. La Koris-vescica manda solleciti.

Domenica, ore 3:00. Si sente un rumore poco rassicurante dalla cima del P30 assieme a un’imprecazione dell’Ape Maia. Koris ed altri, alla base del P30, si inquietano.
“Cos’era quel rumore?”
“Ahem, avete presente quel masso incastrato su cui siamo passati tutti da stamattina, proprio sotto l’armo?”
“Sì, che c’è?”
“C’è che non è più incastrato e adesso si muove”
Si fa vivo lo Stocazzaro dall’alto.
“Se vi spostate lo faccio cadere”
“MA COL CAZZO PROPRIO, rischi di rovinare la corda e non possiamo nemmeno toglierla”
“E allora?”
“Vi mandiamo il trapano, piantate due chiodi, legate il masso esperiamo che regga”
Seguono lunghi attimi di silenzio mentre il trapano vola su per il P30. Nascosta sotto una sporgenza, Koris pensa che è proprio una brutta fine morire spiaccicati e con la voglia di pisciare.

Domenica, ore 3:30. Il masso è stato ancorato con successo, Koris e l’Astronomo risalgono il P30 per andare a preparare l’ultimo paranco prima dell’uscita. Pausa in cima al P30 con scambio di convenevoli con l’Ape Maia e lo Stocazzaro. La Koris-vescica potrebbe esplodere.

Domenica, ore 4:30. All’uscita del meandro, Koris riesce finalmente a trovare un angolo per pisciare, visto che la situazione stava virando alla tragedia. Al telefono dicono che ‘thieu e un’altra della prima squadra stanno uscendo in anticipo per evitare ingorghi, visto che le due squadre di evacuazione hanno finito per incontrarsi. Koris e l’Astronomo discutono di quanto maschilismo ci sia nelle formazioni scientifiche. Ogni tanto qualche fine umorista mette della musica techno nel telefono, siccome la diplomazia è al minimo Koris gli urla di smetterla.
“Ma è musica? Pare che abbiano registrato il tamburo della lavatrice sul programma centrifuga”
“Devi essere fatto per considerarla musica”
“Allora non siamo abbastanza fatti”

Domenica, ore 5:00. Arriva ‘thieu e si aggiunge per un po’ alla conversazione. Si lamenta che è stanco e che i pozzi del fondo sono troppo stretti per far passare la barella. Beve ed esce. Passa altra gente, Koris sequestra materiale per montare il suo paranco.

Domenica, ore 6:00. Il paranco è montato, lo stomaco fa presente che sarebbe ora di colazione ma non c’è né tempo né colazione. Pare che la barella sia alla base del P30 e che ci sia un gran casino fra contrappesi e coglioni appesi.

Domenica, ore 6:30. La barella arriva al paranco manovrato da Koris in solitaria. Vittima di almeno 80 kg contro la titanica potenza di 50 kg scarsi di Koris. Maledizioni perché quel paranco doveva avere almeno altri due rinvii, ma mancavano le pulegge. Al ritmo di “tira! tira adesso!” e “trazione di dieci centimetri, non di più”, Koris si scortica le mani sulla corda nonostante i guanti.Domenica, ore 7:10. La vittima è fuori. Koris vorrebbe uscire, ma deve lasciare passare gli altri.

Domenica, ore 7:30. Esce anche Koris, fra gli ultimi. Non ha sonno, ha soprattutto fame.

Domenica, ore 8:10. Si torna al campo base. Koris pensa che tutto sommato potrebbe infilarsi in tenda a dormire un po’, ma appena apre uno spiraglio viene investita da un solido muro di puzza: è ‘thieu che se ne sta spalmato e sudato nel mezzo, a russare. Koris ripiega per pisolare fuori dalla tenda, dove non si rischia l’anossia per la seconda volta in ventiquattr’ore.

Domencia, ore 9:qualche. Il capo base si anima, Koris si sveglia,’thieu si sveglia. Si consuma un dramma perché si scopre che il giorno prima, nella fretta della partenza, nessuno ha preso né latte né cacao, solo caffè. E non c’è niente di solido da mangiare. Koris ricomincia a mangiare il suo mix di frutta secca e frutta candita, pensando che ormai ne ha mangiati talmente tanti che sta per trasformarsi in un fottuto scoiattolo. Torna in auge l’opzione “zuppa liofilizzata scaduta nel 2017”, quando ‘thieu riesce a mendicare una bustina di té all’astronomo.

Domenica, ore confuse. Mentre si mette a posto il materiale, si soffre il caldo. ‘thieu fa la contabilità oraria.
“Quindi sono entrato alle otto di sera e uscito alle cinque del mattino, in tutto fanno…”
“Nove ore”
“Mica male. E tu?”
“Otto ore”
“Eh, vedi? Per quello sono stanco”
“Più altre otto di notte”
“Va bene, va bene, non dico più niente”

Domenica, ore 12:00. Aperitivo più debriefing. Koris vorrebbe dire tante volgarità ma si contiene perché tanto che non serve a niente. Fancazzista#3 del giorno prima giustifica la sua incapacità a usare la radio con “è stato spiegato a noi che siamo due ragazze, non possiamo mica capire queste cose tecnologiche per i maschi”, Koris è sul punto di rispondere che siccome la radio non usa il pisello come antenna non è una questione di genitali, ma di cervello. Poi ci facciamo le pugnette sull’inclusività, quando ci si sabota così… vabbè, lasciamo stare. Si passa un tempo indeterminato a lungo a discutere di stronzate come dotare il filo telefonico di elastici e chiodi per fissarlo meglio. Koris vorrebbe mettere un test d’ingresso per la partecipazione al soccorso speleo, perché non ci possono essere così tanti coglionazzi in circolazione. Siccome sa di essere già bollata come “quella che urla sempre”, preferisce non infierire, ma rumina.

Domenica, ore 15:00. Casa. Doccia. Merenda ad orari improbi. Oblio dei sensi.

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6 thoughts on “Imbuti degli Inferi e spingitori di speleologi

  1. un Lich 24 Maggio 2022 alle 13:01 Reply

    Comunque tutte le volte che leggo i tuoi post vado a visitare il sito delle attività speleologiche a Brescia per, eventualmente, informarmi, solo per poi ricordarmi che a me da fastidio anche solo il peso dello zainetto da asilo con il pupazzo di PiChan che uso d’estate per portarmi dietro il portafogli.
    Sono molto invidiosa.

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    • yaxara 24 Maggio 2022 alle 16:57 Reply

      Se il problema è il peso, le prime uscite sono promozionali, non ti danno niente da portare. Come con la droga, prima di tentano, poi finisci dipendente e accetti di tutto.

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  2. er matassa 24 Maggio 2022 alle 16:58 Reply

    Confesso che ho dovuto cercare la roba del sandwich “sudato” e che mi sono perso un po’ di cose tecniche.
    Post avvincente (anche nel senso etimologico del termine)!

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    • yaxara 24 Maggio 2022 alle 17:02 Reply

      Eh, il problema di questi post sono i tecnicismi, ma non so come renderli altrimenti…

      Piace a 1 persona

  3. Emanuele Balboni 1 giugno 2022 alle 09:45 Reply

    Speleo il weekend come strategia per far sembrare il resto della settimana una passeggiata bucolica?

    Piace a 1 persona

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