Il cerchio è chiuso

Dopo anni-secoli-millenni di fifa nei pozzi rivelatasi del tutto ingiustificata (o almeno, ingiustificata per una speleologa che in teoria dovrebbe saper fare), Koris si è decisa a rimettere il culo in carreggiata e il discensore in un pozzo serio. Solo che quando la tua vita va a brandelli è difficile riportare le chiappe sulla giusta via, quindi Koris ha iniziato a chiudere il cerchio della paura solo nel 2019, dopo tre anni di tentennamenti, terrori e altre cose poco lusinghiere. Poi vabbè, è successo quel che è successo, coviddi, confinamenti e coglioni girati, perché quando il Cetriolo Cosmico ci si mette fa le cose per bene.

Il primo cerchio è stato chiuso giusto un attimo che si chiudesse l’universo per la seconda volta nel 2020, alle Doline. E nonostante la soddisfazione di essere riuscita a calarsi giù per quel gustoso pozzo di 50 metri che le tendeva le braccia dal 2017, Koris non era contenta. C’era ancora una macchia su sul cv speleo e quella macchia era il maledetto Thipauganahé, che ha dato origine alla catena di terrore dei pozzi nell’ormai non vicinissimo 2016.

È dovuta passare un po’ di acqua sotto ai ponti perché Koris trovasse il coraggio di rimetterci piede e di non reagire d’istinto rispondendo “Thipaucaca” (maturità prima di tutto). Un afoso giorno di giugno il coraggio è arrivato e Koris ha fatto opera di persuasione verso un malmostoso ‘thieu che era più propenso a restare sul divano per lamentarsi del caldo.

Il giorno designato ‘thieu era del suo solito non-gaio umore, Koris ha sollecitato lo stesso.
“Hai paura che andiamo e che io non riesca a scendere?”
“Un po’ sì”
Koris è quindi entrata nello stesso stato d’animo di quando, qualche millennio fa, quello stronzone di Lerry l’aveva iscritta senza tempo alle regionali di atletica. Che si può riassumere con “te lo faccio vedere io”, ma in verità è un po’ più elaborato e contempla l’opzione “ok, vabbè, avevi ragione tu”, che nella vita non si sa mai. Ad ogni modo, c’era tensione nell’aria, Koris non era sicurissima della riuscita dell’impresa, ma era abbastanza persuasa a provarci.

Il Thipau non è cambiato e Koris ha riconosciuto la macchia di alberi in cui ha vagato nel buio di quel tardo pomeriggio di febbraio in cui non sapeva bene se era davvero viva o se era solo una manifestazione della sua stessa fifa. Questa volta c’erano sani sani 25 gradi di più e un sole implacabile. Koris ha iniziato a ripetersi che è un essere umano abbastanza cambiato rispetto al 2016, al di là del discorso che le cellule si rigenerano ogni sette anni e altra amenità del caso. E poi l’imbrago è un comodo modello col sottocoscia e ben regolato, non quel cesso rosso preso da una cantina perché quello ufficiale era sfilacciato e regolato alla buona. Alla fine tutto quel casino era solo colpa dell’imbrago, vero? Vero?!

‘thieu ha armato la grotta in quanto armare e combattere i propri demoni interiori non è proprio semplicissimo e per una volta Koris voleva una cosa semplice. Della grotta in sé Koris non ricordava granché. O meglio, non ricordava i primi due pozzetti perché probabilmente all’ultimo transito era in uno stato mentale alterato e vedeva i draghi. Non si ricordava nemmeno bene la sommità del maledetto pozzo che in tutto fa 80 metri, di cui 40 in un tubo di due metri di diametro e gli altri 40 nel vuoto. Come cadere dall’intestino in un gabinetto, amis les pöetes bon soir. Koris ci ha messo le chiappe dentro, che tutto sommato era già un bel passo avanti, visto che fino a non così tanto tempo fa la cosa sarebbe stata parecchio difficile.

Il Thipau e il suo pozzo-cesso

Poi giù per il tubo. A differenza del resto, Koris ricordava abbastanza bene il tubo, così come aveva impresse nelle memoria tutte le prese a cui si attaccava in lacrime perché “non mi fido dell’imbrago, è troppo largo, ci cado attraverso” (no, non sarebbe stato possibile). Anche il frazionamento di mezzo del tubo era impresso nella Koris memoria, come uno di quei posti in cui non passeresti più di tanto tempo. E invece questa volta ha approfittato del paesaggio perché al di sotto c’erano problemi logistici.

“C’è la corda tutta arrotolata”
“Senti, sei tu che hai deciso di buttarla dall’alto, eh…”
“E ho rischiato di ammazzarmi”
“IN CHE SENSO SCUSA??”
“Ho fatto male un nodo e stava scivolando. Vabbè, non mi sarei proprio ammazzato, ma comunque ora scendo…”

Che poi era tutto quello che Koris voleva sentire proprio nella grotta in cui lei aveva pensato di non sopravvivere. Grande momento di solitudine: che facciamo, ritentiamo una prossima volta che potrebbe anche essere mai? I presupposti non sono rassicuranti e in questo posto ci sarebbe bisogno di un po’ di rassicurazioni e per adesso non è che ne abbiamo ricevute granché…

Però ormai siamo qui, ci sono solo quei trascurabili quaranta metri che dividono Koris dal suolo. Nel vuoto. A quel frazionamento protagonista di una crisi di nervi coi fiocchi, dove le stalattiti ti guardano negli occhi e se le fissi troppo iniziano ad assomigliare a zanne pronte a mordere. Ok, forse stiamo divagando. Se non fosse quel frazionamento sarebbe un frazionamento come tutto gli altri, no? A parte i quaranta metri sotto al culo che insomma, se fossero solo dieci sarebbe meglio…

Quaranta metri di buio, quaranta metri di corda che scivolano nel discensore mentre Koris lo fissa perché attorno c’è solo nero o un fotone disperso su una parete lontana. Poi la terra rossiccia, prima i piedi, poi le chiappe perché le gambe hanno una strana consistenza gommosa. Il frazionamento adesso è quaranta metri più in alto, Koris è a terra. Viva. Dopo più di sei anni di terrori, plus peur que mal.

Panini, test fotografici di ‘thieu che stampano flash a piena potenza sulla Koris-retina, poi si risale, sperando di non fare come Orfeo che si è bruciato nella salita tutti i frutti della discesa agli inferi. Quaranta metri di vuoto in un imbrago da cui non si cade più, quarante metri di tubo, un totale di ottanta metri di sudore. Koris arriva in cima al P80 sentendosi come il personaggio di uno scabercio fantasy motivazionale che ritrova il suo potere scoprendo che il suo peggior nemico in realtà è se stesso. ‘thieu disarma perché “ho fatto troppo casino”, Koris esce per i pozzetti rimanenti portandosi attaccati al culo il sacco foto e un sacco di corda.

E nella calura pomeridiana la maledizione del Thipau è infranta, Koris sentiva che era anche l’ora. Forse se quel giorno del 2016 avesse deciso di starsene a casa invece di rimediare un imbrago di fortuna, tutto questo non sarebbe stato necessario. O forse sì, perché certe cose sono inevitabili e se devono succedere poco importa il luogo (‘thieu il pragmatico risolve la question con “è successo, l’abbiamo gestita, passiamo oltre”). Però adesso Koris è tornata ad essere una speleologa decente, l’incubo del pozzo del Thipau è finito e possiamo iniziare a divertirsi. ‘thieu ha preso la palla al balzo e ha proposto l’Aven Aubert col suo agevole P100, seguito dal P140 della Muraille de Chine, però solo in inverno e sottozero perché altrimenti c’è dentro una cascata. Tanto per stare tranquilli.

Messo il tag:, ,

4 thoughts on “Il cerchio è chiuso

  1. un Lich 8 giugno 2022 alle 08:59 Reply

    La catabasi e anabasi sono da poema epico. Io mi sento l’eroe anche quando risalgo alla luce da una cantina, figurarsi 40 metri…

    "Mi piace"

    • yaxara 19 giugno 2022 alle 18:26 Reply

      In realtà in tutto erano 80 di pozzo, 120 di grotta intera ^^

      "Mi piace"

  2. Emanuele Balboni 9 giugno 2022 alle 08:49 Reply

    Sono andato a vedermi gli scatti di ‘thieu e mi è quasi venuta voglia di provare a fare speleo.

    Piace a 1 persona

    • yaxara 19 giugno 2022 alle 18:26 Reply

      Provare non costa niente e sono sicura che un gruppo speleo piemontese sarà più che lieto di farti provare una volta!

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: