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N’importe quoi

Ah, sono passati dieci giorni dall’ultimo post? Come passa il tempo quando NON ci si diverte. Cioè, in verità no, Koris è abbastanza convinta che la relatività ci abbia messo lo zampino e si diverta a dilatare le ore passate al lavoro, per restringere quelle devolute al tempo libero. Le settimane ormai sono composte da millemila giorni tutti uguali, l’unica differenza è che alcuni giorni si lavora senza reggitett… ahem, in smartuorchi, altri si familiarizza con gli acari dell’ufficio. Smartuorchi per altro dovrebbe terminare questa settimana, forse. Poi non si sa niente, Capo Giuseppi tace, l’altissima gerarchia tace, l’unico in possesso di tale segreto deve essere il sacrosantissimo stocazzo. Perché l’organizzazione è tutto.

Koris ha capito di questi attinidi bizzarri che fanno n’importe quoi importa soltanto a lei. Sta quindi cercando di imparare l’arte di fottersene, o meglio, del va bene così se va bene agli altri. Non è facilissimo ma qui bisogna salvaguardare la sanità mentale di qui all’agognato mese di marzo. Che sappiamo quanto può sia poco gradevole essere trasportati nel vortice del dover fare non meglio determinate tuttecose, sappiamo cosa si trova nell’occhio del ciclone e non è proprio la pace auspicabile. Quindi a un certo punto tocca cercare di salvarsi l’anima e la sanità mentale.

In compenso, nonostante tutto, Koris è riuscita a mettere a profitto il suo incauto investimento, in barba al riscaldamento climatico: gli sci da fondo. I primi sci che Koris compra con i suoi soldi, quindi si poteva scommettere che non sarebbe più nevicato per i successivi ottocento anni. Sia chiaro, Koris continua ad essere una schiappa senza tecnica che si ritrova senza fiato ogni cento metri, ma almeno adesso è (ancora più) motivata ad andare per ammortizzare l’investimento.

Varie ed eventuali: c’è una nuova campagna di gioco di ruolo che sta per partire e una maga dei venti con l’hobby per la necromanzia che non vede l’ora di fare danni. Nel cervello di Koris si è formata una strana idea per una campagna di “Call of Cthulhu” in Vaticano, ma bisognerebbe saper fare il master per lanciarsi davvero, anche se Iset sarebbe fomentatissima per giocare. I concorsi letterari che Koris aveva adocchiato probabilmente passeranno in cavalleria perché non c’è né il tempo né la voglia di correggere i racconti da mandare. Del romanzo non si hanno più notizie, a questo punto toccherà mettersi il cuore in pace e prendere decisioni poco piacevoli. Vabbè, fa parte della vita anche quello.

Forse si potrebbero scrivere tante cose più o meno trascurabili, ma sarà il caso di andare a fare una lavatrice, piuttosto.

Lavatrici mistiche pronte ad apparire in sogno

Urlare nei gomitoli

E non solo perché oggi è l’otto di gennaio. Urlare nei gomitoli potrebbe essere una valida valvola di sfogo a sedersi per terra e piangere come un treenne a cui è stato rubato il ciuccio. Le ragioni ci sono tutte e anche se non ci fossero arriverebbero presto.

‘thieu ha avuto la folle idea di voler abbassare la cappa in cucina. Chiariamoci, l’idea in sé non sarebbe folle, non fosse che s’è capito che la cucina va guardata da lontano senza andare troppo nei dettagli, altrimenti si scoprono miserie. Ad esempio, la cappa era stata intonacata assieme al muro, non era stato tolto il cellophane dentro, non era stata fissata con le apposite viti ma con della colla merdosa e, dulcis in fundo, il muro dietro alla cappa non è stato né dipinto né intonacato. Siamo al livello superiore del “nascondere la polvere sotto al tappeto”. Koris è abbattutissima perché deve rifare l’intonaco prima che sia rimessa la cappa e non è che il lavoro sia stato fatto da Peppino l’usuraio in pensione, che a tempo perso fa il muratore in nero. Sta minchia di cucina è stata fatta da un’azienda seguita da un architetto e ci si ritrova comunque a dover rifare cose. Abbattimento generico.

La ripresa lavorativa è una pestilenza, nel senso letterale del termine. Le norme anti-coviddi sono complicate, imperscrutabili, interpretabili, più generiche del sistema della pila di una partita di Magic: The Gathering con mazzi blu primi anni 2000: se gioco l’istantaneo “droplets” sulla stregoneria “mascherina di stoffa” ha effetto prima o dopo dell’incantesimo “vaccino booster”, sapendo la creatura “coviddi” ha attacco improvviso e attacca senza TAPPare? (Scusate, nerdaggini di un’altra era) Insomma, il succo del discorso è “fate un po’ come cazzo vi pare, basta che non dichiarate che vi contaminate al lavoro e che venite almeno due giorni a settimana”. Capo Giuseppi fa lo gnorri e Koris ormai ha alzato un altare votivo all’ex-capo di Neutronland, che le manca tantissimo. Siamo alla fine della civiltà occidentale, iniziata coi Greci e finita con le lettere greche.

Lo studio che si trascina da settembre sclera. O meglio, il nettunio sclera. O piuttosto, ha una differenza del 5% con quello che dovrebbe essere, che secondo Koris viste le circostanze è grasso che cola, ma pare di no. Anche se la quantità studiata, che doveva essere lineare, forse lineare non è, chi può dirlo. Koris non sa più cosa inventarsi e ne avrebbe anche un po’ le palle piene di sacrificare ore supplementari, week-end e anche vacanze. Tuttavia teme che questa mancanza possa pesare sul periodo di prova, che finirà sempre troppo tardi per la Koris-sanità mentale.

Insomma, Koris vorrebbe sparire due settimane sotto i Pirenei Atlantici fra gli speleologi puzzoni che mangiano salsiccia, patate e formaggio facendo battute di dubbio gusto, ma bisognerà aspettare agosto per tanta grazia. Per ora ci si può drogare di videogiochi e sperare che il Maitre de Jeu mantenga la sordida promessa iniziata con “ho un background di una grossa campagna già pronto”. E cercare gomitoli in cui urlare il proprio disappunto.

Mistici gomitoli della follia, un racconto inedito di Lovecraft

Anno nuovo, vita boh

Ed eccoci pronti e carichi per un nuovo inizio scoppiettante e pieno di energia! No, che cazzo stiamo dicendo, urgono le ferie per riprendersi dalle ferie, altro che energie, scoppietti e via dicendo. L’unica cosa che è davvero scoppiettata è sempre la caldaia, che forse verrà riparata mercoledì, forse no, chissà, iniziare l’anno con delle certezze sarebbe in effetti chiedere troppo.

Per restare sulle certezze, il rientro in laboratorio è stato all’insegna del boh. Già da prima di capodanno si sapeva che a Manù nostro sarebbe molto piaciuto (spoiler: no) se fossimo restati in smartuorchi tre giorni a settimana, per risparmiarsi fastidiose lettere greche in giro per l’aere. Koris ha passato le vacanze, oltre che a controllare le simulazioni, a sbirciare nella casella di posta in attesa di una mail delle gerarchia che desse qualche gerarchia; la gerarchia doveva essere ancora sbronza di champagne e salatini, non dava segno di vita. La situazione si è trascinata fino alla quindici di oggi, ora in cui dall’alto dei cieli è giunta una mail dicendo “fatevi tre giorni a casa un po’ come pare al vostro capo laboratorio”. Ora, Capo Giuseppi era l’unico ad essere in smartuorchi e, secondo la peggiore tradizione, ha usato la tecnica dell’opossum fingendosi morto e non rispondendo a nessuno. Koris domani andrà in laboratorio perché hai visto mai, qualche santo sarà.

Sul fronte vacanze, meh. Koris ha lasciato le sponde dei Maiores con un solo pacco di pan di stelle e anche solo questo sarebbe male. La scappata nel paese del formaggio puzzone e delle grotte non ha portato alcun formaggio puzzone e grotte un po’ di recupero. Anche perché i pozzi erano trasformati in docce senza manopola dell’acqua calda, non proprio auspicabili. Koris sperava di fare qualche uscita conseguente, invece se n’è tornata alla gelida casa con le pive nel sacco. Ormai non ci si crede più.

Koris avrebbe sedici tonnellate di paturnie da scaricare su questo blog, ma siccome è il primo post dell’anno facciamo che ci asteniamo. Non perché “chi si lamenta a capodanno si lamenta tutto l’anno”, che poi è scontato lamentarsi tutto l’anno. Unico buon proposito per il 2022: cambiare generatore di immagini per post che non ne hanno una loro. Lasciamo InspiroBot al 2021 e (ringraziando Celia) diamo il benvenuto a Wombo (le immagini sono generate inserendo il titolo del post e scegliendo un filtro a caso).

L’oracolo vuole forse proporre un anno denso di montagne?

Natale Reload

Ci si alza a un’ora scandalosa come le nove meno venti, quindi si passa il tempo a speculare sui pacchetti sotto l’albero, in attesa che si svegli anche l’Orso. I Maiores elucubrano che secondo i dettami di Orso, che sostiene che “marrone è una casa da vecchi”, bisogna apportare delle migliorie alla decorazione del salotto: l’Amperodattilo vuole ridipingere cornici, lampade e forse anche mobili di bianco o di azzurro; U Babbu non sembra convinto. L’Orso si sveglia, effettua la sua routine mattutina sul periodo medio-lungo, quindi ci si può infine dedicare al ricco spacchettamento natalizio, questa volta live e non via Skype come l’anno scorso. La catasta di pacchetti è talmente grossa che è un evidente recupero del perduto Natale 2020.

Dal mucchio selvaggio sotto l’albero escono maglioni, pigiami, guanti da sci, uno scanner per diapositive, joypad, giochi PS4 mutilati perché Amazogn ci odia, tute da speleo ma soprattutto un gigantesco vaso da piante indirizzato a U Babbu. Koris, individuo serio e compito, si infila nell’enorme sacco verde che impacchettava il vaso. “Ma quando diventa adulta questa?” si lagna l’Amperodattilo invano. Il regalo di Iset si rivela essere composto da due bottigliette alcoliche, una blu e una rossa, con le etichette “mana” e “vita” perché più di vent’anni di nerditudine vanno festeggiati in maniera degna.

Koris: “quindi adesso che non sono più ricattabile posso dirvi cosa mi ha regalato ‘thieu per Natale e compleanno!”
Amperodattilo: “No”
Segue mezz’ora in cui l’Amperodattilo cerca di convincere Koris, offesa, a confessare. Nel mentre U Babbu deve andare a cercare vini e mandarini. “Ma con uno champagne del 2007 ci avveleniamo?” è il dilemma che lo assilla. L’Amperordattilo e Orso elucubrano sui servizi di piatti.

Orso viene arruolato per decorare l’insalata russa, visto che è l’arbiter elegantiarum di casa. Pontifica dicendo che i gamberi andrebbero mangiati crudi, con grande sconforto di Koris e dell’Amperodattilo. “Ma noi li facciamo cuocere, che ci frega” sentenzia l’Amper. Orso insiste che la famiglia ha bisogno di un cane, Koris minaccia di non farsi mai più viva, quindi propone come potenziali animali domestici un ratto o una pogona. Via sms, ‘thieu si lamenta dei cani di sua sorella.

Mentre prepara teglie di gamberi e peperoni ripieni di bestie del Devoniano, l’Amperodattilo si lancia in commenti degni della Contessa Madre di Downton Abbey (sua guida spirituale) su come allestire le tavole natalizie. Koris lancia sguardi languidi all’insalata russa fatta coi santi crismi (cit. Amperodattilo) che tanto le è mancata l’anno scorso, segno dell’opulenza anni ’80. U Babbu ribadisce il suo astio per il tonno al naturale, aberrazione che non dovrebbe esistere, come anche il salmone al naturale. Arrivano gli affettati. “Ho preso pancetta, lardo, coppa, culatello, mortadella, prosciutto crudo toscano, salame milano, lo strolghino, poi c’è la mocetta da affettare. Dici che basta come affettato di antipasto? Dovevo prendere anche il vitello tonnato?” chiede l’Amperodattilo, organizzando l’orgia di trigliceridi. “Vabbè, per il nostro parco pranzo…” aggiunge, sapendo di mentire.

Si comincia a mangiare. U Babbu tesse le lodi del bagnetto piemontese, come ogni anno. Koris si suicida di affettati e insalata russa perché quando le ricapita? Dopodiché arrivano i ravioli, ragione che spinto Koris all’impresa del passaggio della frontiera. A posteriori possiamo dirlo: ne valeva la pena.

Arrivano quindi i gamberi, secondo leggero per cercare di far sopravvivere il quartetto fino alla fine del pranzo. Va in scena il seguente scambio:
Amperodattilo: “Aspetta che ti do due gamberi di più che se no sono tutte teste”
Koris: “Minchia, sembra il Terrore del 1793!”
U Babbu: “Era il piatto preferito di Robespierre!”
Amperodattilo: “Non trovo le code, ci sono le teste che vanno per conto loro…”
U Babbu: “Ecco, quelli che vanno per conto loro sono sempre decapitati per primi”
Koris: “Ma perché dici ‘ste stronzate?”
U Babbu: “Inizi tu, io ti vado dietro”
Orso racconta aneddoti raccapriccianti sugli astici, sostenendo che hanno un gusto di formaggio. Si discute sulla superiorità del filetto al Roquefort sul branzino.

Si giunge infine al dolce. U Babbu apre uno champagne del 2007 di cui Orso segnala un retrogusto vintage. Il plantigrade ci rende edotti che il vero panettone andrebbe mangiato tiepido, almeno secondo la scuola bergamasca. “Non vi ho portato il panettone artigianale perché tanto non lo sappiamo distinguere da uno industriale” si giustifica. L’Amperodattilo continua a ripetere di avere uno arrosto in repertorio pronto a presentarsi in un qualunque momento, anche a metà pomeriggio.

L’Amperodattilo si mette a giocare col suo nuovo scanner per diapositive e negativi, riesumando eventi lontani. Orso le guarda e considera “beh, però a vederle a non è che i tempi sembrino tanto cambiati”. U Babbu si indispettisce: “beh, non è nemmeno che fossero i tempi delle Guerre Puniche; erano gli anni ’70, mica dovevano andare vestiti come Pericle”. L’Amperodattilo decide di salvarsi tutte le foto con le pose fighe per metterle su Instagram con quasi quarant’anni di ritardo. Koris capisce che nella scelta del suo pool genetico, pur avendo una vasta scelta estetica, ha puntato tutto sulla simpatia.

La giornata termina sempre con l’Amperodattilo che decide di svuotare gli scaffali degli aggeggi informatici desueti. Orso è latitante, secondo la migliore tradizione che non si scalfisce nemmeno di fronte al coviddi. Koris magari si attacca a un videogioco per evadere a suo modo.

Selfie natalizi che puntano tutto sulla simpatia

Diasgi e dilemmi

Ovviamente non ci si poteva fermare su una nota positiva come il compleanno sugli sci, sarebbe stato troppo bello. Domenica, giornata che doveva essere dedicata all’acido lattico e a mettere a posto i bicchieri ancora in fuga per tutta la casa, la caldaia ha inizio a comportarsi in maniera bizzarra. Per prima scomparve l’acqua calda, che per questioni di impianti non-euclidei serve solo la cucina e non il bagno, alimentato in altro modo (per fortuna). ‘thieu si è messo smanettare con la caldaia, che a onor del vero non è proprio di primo pelo. La caldaia si è messa a sputare calcinacci, segno di maltrattamenti durante i biblici lavori della cucina. Dopodiché ha lasciato questa lacrime e intonaco caduto emettendo rumori tisici.

La prima balenata è stata smontare la caldaia e togliere tutti i detriti che dovevano essersi accumulati all’interno, salutando con affetto i mortacci degli operai che avrebbero anche potuto fare un minimo di attenzione (LOL). Poi si è pensato che non sarebbe stata una buona idea cercare di smontare un affare in cui circola gas e che sarebbe stato un peccato trasformare la cucina nuova in un cratere, con tutta la fatica fatta. L’opzione rimasta era truce ma necessaria: spegnere la caldaia e aspettare il tecnico.

Sono seguite ore di resistenza termica che sono diventati giorni. La temperatura è crollata da 18 a 15 gradi, in una sorta di declino da inverno antartico, col sole che ormai non sbuca più dall’orizzonte. ‘thieu pigola a intervalli regolari che ha freddo e ha insistito per mettere due coperte nel letto. Al contrario, Koris è forgiata dall’anno del disagio vissuto col SonnoDellaRagione, quando in casa c’erano dodici fottuti gradi costanti fino al disgelo e l’unico mezzo di riscaldamento era la CPU sotto stress del MacBook Trillian. Tuttavia un gioco è bello quando dura poco e sarebbe d’uopo che questa simulazione dei naufraghi sull’isola Elephant avesse un lieto fine. Almeno prima di andare a caccia di foche per nutrirsi.

Il dilemma invece è (tanto per cambiare) lavorativo e ha colto Koris all’improvviso, per caso. Incontrato un ex-collega di Neutronland a mensa, si è scoperto che il tizio assunto al posto di Koris molla l’incarico per aspirare a più lauti compensi e responsabilià. Com’è ovvio è seguito momento di Koris-furia perché potevi aspirarlo l’anno scorso e non prendere il Koris-posto, mortaccitua. Però ciò significa che l’anno prossimo a Neutronland si libera un posto (forse due, ma non sia, è ancora nebuloso). Questo ha fatto vacillare il Koris-sentimento che ha preso piede negli ultimi tempi, ovvero il “questo abbiamo, questo amiamo”. Con annessi dubbi del “forse dovevo restare a Neutronland”, anche se Koris è abbastanza sicura che se fosse rimasta a Neutronland sperando nel destino, il destino le avrebbe fatto il gesto dell’ombrello.

Interrogato in materia, ‘thieu ha risposto “conta che non c’è più il capo laboratorio che tanto ti voleva bene, quindi magari l’ambiente è cambiato e non in meglio. Forse adesso è il momento di voltare pagina”. Solo che Koris trova un po’ difficile voltare pagina, perché quel lavoro le piaceva davvero, al netto della delusione quando le dissero “no, il posto che ti avevamo promesso va a un altro”. Non è che il suo lavoro attuale non le piaccia, ma l’altro le piaceva di più. O forse era l’effteto di aver lasciato l’inferno di Neutroni Porcelloni a farle vedere tutto bello e glitterato, difficile dirlo. Fatto sta che se davvero il posto sarà aperto, Koris non saprà come sentirsi al riguardo (a meno che non l’abbiano cacciata a calci a fine periodo di prova, a quel punto lo saprebbe benissimo).

Intanto pare che queste domande siano un po’ troppo retoriche, visto che come al solito del diman non v’è certezza. E visto che domani Koris dovrebbe e si sottolinea DOVREBBE tornare in Italia, la citazione non è per niente a caso. Nuvole nere si addensano all’orizzonte e non è nemmeno il fumo della caldaia.

Diciamo che siamo a metà strada

Desideri di bambina

Per qualche ragione del tutto inconscia, innata e difficilmente spiegabile, Koris adora la neve e la montagna, pur essendo nata sulle sponde del mare. E non la adora nel senso “baita, tazza di tè davanti al camino mentre fuori nevica”, no, è più del genere “pigliamo qualunque mezzo di locomozione sia lecito per due piedi e andiamo in vetta”. Koris ha avuto un subitaneo amore con lo sci di discesa, che è stato ucciso a mazza dal SonnoDellaRagione (che strano) e dalla convinzione adulta che lo sci di discesa non è la migliore attività per vivere la montagna col dovuto rispetto. Un piccolo desiderio di baby-Koris era festeggiare il compleanno sulla neve e se possibile sugli sci, ma non era mai stato possibile.

Una settimana, nell’entroterra provenzale ai piedi delle Alpi (dove Koris lavora da quasi cinque anni, da una lochèscion all’altra) ha nevicato. Koris ha iniziato a fare calcoli cabalisitici perché se nevica a 200 metri di altitudine nevica pure più in alto, giusto? Noi di Voyager pensiamo di sì. Si era abbastanza certi che la neve si sarebbe sciolta sotto il sole del week-end, ma lunedì Koris ha scoperto che la maggior parte aveva resistito nelle zone d’ombra. È quindi iniziato uno stalking ferocissimo del sito di Col Bayard e della macchia di neve fuori dalla finestra dell’ufficio, col terrore che l’uno o l’altra indicassero la fine di tutte le Koris-speranze. Koris aveva annunciato il piano a ‘thieu a mezza voce, perché il Grande Cetriolo Cosmico del Riscaldamento Climatico ci sente benissimo e non ci mette niente a far venire trenta gradi a metà dicembre.

Venerdì Koris era tutta felice perché dalla webcam sembrava che a Col Bayard ci fosse ancora un sacco di neve, l’unica cosa strana erano i due sciatori, sempre gli stessi, che passavano davanti alla telecamera. Dubbio ferocissimo, verifica: la webcam indicava la situazione al 25/12/2020. Terrore, furia, raccapriccio. Il sito della stazione di sci di fondo continuava a dire “tutte le piste aperte”, ma metti che lo fanno per marketing e ti fanno sciare sulla moquette dismessa dal salotto della catanonna? Bisognava essere sicuri. Le webcam delle stazioni vicine mostravano che c’era effettivamente della neve, tuttavia non era proprio lo stesso posto, magari per questioni di esposizione, sfiga, radioattività naturale a Col Bayard si era già sciolto tutto.

“Vabbè, andiamo e vediamo” ha riassunto ‘thieu che è una persona misurata e pertanto non sa che una tale frase non poteva che alimentare la Koris-paranoia. Il piano di backup sarebbe stato prendere i ramponcini (“dove sono?” “davanti al tuo naso, maskio”) e la guida dei trekking nell’arrière pays de Gap e accontentarsi di fare una passeggiata. Del resto la legge di Murphy parla chiaro, se hai un piano di backup può anche darsi che il piano originale funzioni; oppure possono verificarsi catastrofi assortite, ma a quel punto la presenza del piano di backup diventa trascurabile.

Sabato, ovvero oggi Koris-compleanno, sveglia alle sette, preparazione dei panini al volo, colazione, recupero sci, in macchina e si parte. La guida dei trekking nell’arrière pays de Gap è ovviamente rimasta a casa, cosa di cui ci si è accorti troppo tardi per tornare indietro. Koris è andata nel pallone: prima ha iniziato ad autoconvincersi che se c’era neve verso Sisteron, ci doveva essere anche a Col Bayard, vero? VERO?! Poi ha iniziato a chiederlo a ‘thieu con un ritmo preoccupante, del resto doveva espiare la colpa di aver dimenticato la guida. Quindi si è messa ad emulare Zerocalcare e a ripetersi in loop “e vabbè, è andata così”, perché di neve forse non ce n’era abbastanza e di sicuro il Grande Cetriolo Cosmico l’aveva sentita.

E invece no. A Col Bayard c’era tanta neve quanto bastava per tenere aperte tutte le piste e ridicolizzarsi a dovere perché l’ultima volta che Koris ha messo gli sci era il normalissimo 2019, e se il fondo ti perdona la tecnica ti ammazza con la tua resistenza degna di una medusa spiaggiata. Un po’ arrancando, un po’ scivolando, un po’ notando che forse se metti i piedi in un certo modo si pattina meglio, Koris si è fatta quindici chilometri, il massimo che la sua tempra le permettesse. Che poi a trentatroppi anni ci si dovrebbe dare una regolata, ma Koris continua a portare una taglia 14 anni e ignora la sua età.

Ora le Koris-zampe vorrebbero chiedere la secessione all’urlo di “machicazzotelhafattofare”, però il resto del Koris-organismo è molto soddisfatto. Certo, forse la bambina di trent’anni fa non si immaginava proprio questa configurazione, ma va bene lo stesso. Un piccolo desiderio che si avvera dopo tre decenni, che era una cosa non fondamentale, ma che ha fatto un piacere immenso.

Selfie on the rocks all’ombra

Stati di emergenza

Meno pochi a Natale, meno ancora meno al Koris-compleanno, più un sacco di stress. A pacchi formato famiglia. Già, famiglia. Iniziamo con la lamentela uno.

Koris era abbastanza serena per il ritorno italico natalizio. Ha una terza dose, i Maiores pure, poteva farsi venire a prendere a Nizza spendendo la folle cifra di nove euri di Flixbus. Tuttavia le cose semplici non sono per noi, quindi l’Italia ha deciso che la terza dose anche sticazzi, fatevi un tampone se venite dall’estero. Per limitare lo spargersi di fastidiose lettere greche, dicono, anche se ormai le lettere greche sono un po’ ovunque e qui più che una pandemia pare una versione di Demostene. Cosa che a ben pensarci necessita uno stato di emergenza permanente, ma stiamo divagando. La necessità di tamponarsi rendere alquanto difficile per i Maiores saltare da una parte all’altra della frontiera e raccattare merce marsigliese di contrabbando, quindi l’opzione uno è diventata infattibile. Il Flixbus notturno arrivava troppo tardi per gli Ampero-gusti, urgeva trovare un’alternativa. L’opzione treno fino a Ventimiglia con agevole cambio a Nizza per la bagatella di quattro ore di trasporti sembrava l’unica possibilità rimasta. Poi i treni francesi decisero che era bello millantare lo sciopero a oltranza e allora tornava in auge l’ipotesi “preghiamo che la Yaris regga il tragitto”, non proprio la più auspicabile.

Situazione attuale: lo sciopero dei treni forse è revocato, Koris ha una prenotazione per un tampone mercoledì sera e un biglietto per il Flixbus notturno (che a un certo punto sembrava sparito pure quello) perché hai visto mai. Nel mentre il governo da questa parte delle Alpi forse domani annuncia nuove misure, ma Koris ha deciso che ogni giorno ha la sua pena e per questa settimana anche basta così.

Pare che Koris abbia ancora un lavoro, o meglio, che Capo Giuseppi non si sia incazzato come una biscia per lo studio che non procede come dovrebbe. Forse se ne frega, forse lo studio non è così importante, forse al solito è Koris che prende tutto male. Ai posteri l’ardua sentenza ma anche no, basta che la situazione si protragga fino al primo marzo. Nel mentre Koris lancia simulazioni, anche se preferirebbe lanciarle dalla finestra e fare tutt’altro. Forse dovrà ritagliarsi tempo durante le vacanze di Natale per fare anche quello.

Siccome il Koris-compleanno (il troppesimo) è alle porte, Koris avrebbe un sordido piano. Tuttavia ultimamente ogni volta che sono stati annunciati grandi piani è sempre arrivato qualcosa a distruggerli. Pertanto seguitiamo in questo stato di emergenza anche della iattura, e cerchiamo di uscirne il meno peggio possibile.

Cosa tutt’altro che semplice in questo momento
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