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Giornate tipo

Tipo “girareComeLaMerdaNeiTubi” (Orso op. cit.), come ieri.
Koris si sveglia già devastata e con un vagone di sonno arretrato. A parte la notte fra sabato e domenica, che si paga in comode rate, c’è stata la cosiddetta Fete de la Musique, che in versione marsigliese diventa “Festa dei bar che affittano casse enormi e sparano tunz tunz tunz senza una ragione apparente”. Non paghi di cotanto entertainement, un gruppo di amanti del teatro ha pensato bene di rievocare il “Giulio Cesare” di Shakespeare in piazza. In versione realistica. Un gruppo di persone ha pugnalato uno, incurante che le idi di marzo fossero passate da un pezzo. Annesso concerto di sirene, polizia, ambulanze.
Koris aveva un programma fenomenale per la gioranta: cercare di finire le simulazioni, fare le riunione con la sicurezza nucleare, nascondersi in ufficio per sbrigare cose, filarsela un po’ prima delle cinque, fare benzina, fare la spesa, collassare ignobilmente sul divano. Era una to-do list fattibile.

ohno

Fumetti troppo relatable postati da Nami. Mannaggia.

Koris stava scartoffiando fra vari articoli in attesa della riunione (perché per finire i modelli mancano sempre dei pezzi) quando la ha chiamata il Capogruppo, il cancelliere Palpatine.
“Cosa stai facendo?”
“Le simulazioni per la calibrazione del braccio meccanico con la sorgente radioattiva”
“No, ho bisogno della presentazione pronta, quella che sarebbe per lunedì”
ZOMG.
“Vaaaabene, sarà fatto”
Koris intanto entra in una sorta di stato comatoso casa mancanza di sonno. Mette il pilota automatico per il meeting con la sicurezza nucleare, nessuno si rende conto che in realtà il suo cervello è in BSOD. Ora i casi sono due: o Koris ne sa senza rendersi conto ne sa, o gli altri non si sono resi conto che Koris non ne sa. Ai posteri l’ardua sentenza.
Koris mangia cercando di dare forma alla presentazione, Palpatine si ripresenta.
“Senti, io sono fregato tutto il pomeriggio, ce la facciamo a vedere la presentazione assieme fra le cinque e le cinque e mezza?”
ZOMG Koris che volevi svicolare via prima.
“Facciamo più le cinque che le cinque e mezza, dai” si sacrifica Koris. Palpatine accetta, Koris cerca di finire di mangiare, nel mentre si lamenta con se stessa perché anche ‘thieu esce tardi e checcapero, chi fa la spesa, non c’è niente da mangiare, minchia minchia.
Mentre Koris minchioneggia fra sé e sé, arriva Santuzzo Panda, lo studente di dottorato locale in freak-out perché se non sei in freak-out c’è qualcosa che non va col tuo dottorato.
“Avrei bisogno che mi facessi delle simulazioni di elettroni per la tesi. Ti prego, ti prego, ti prego, devo farci uscire un articolo e senza simulazioni non so come fare!”
Koris fraternizza empaticamente, ma all’improvviso capisce la rogna di un dottorando che pigola quando tu hai troppe cose da fare. Si ripete quello che doveva essere il motto di tutti i laboratori: “What do we say to the PhD student? Not today!” (so sorry, Orso).
“Ora non ho tempo, domani molto forse, ci provo la settimana prossima. Mandami tutti i dettagli per mail, se di qui a cinque minuti non mi ricordo nemmeno che esisti”
Santuzzo esce, Koris si domanda se il Replicante per caso non fosse stronzo, ma solo oberato di cose da fare. No, no, era proprio stronzo.
Dopo nemmeno dieci minuti rientra Palpatine.
“Dammi almeno il tempo di finire la presentazione!”
“Non sono venuto per la presentazione. Abbiamo deciso di recuperare il meeting dello spettrometro gamma, oggi alle quattro, via Skype”
“Che bello”
“Ma cercheremo di essere brevi”
Sarà che Koris forse sta diventando uno jedi (o un sith, a seconda di come si vuole vedere la cosa), ma ha percpeito menzogna nella voce del suo superiore. Si è rimessa mestamente a fare la presentazione con l’orrida sensazione del NonSeNeEsce.
Un po’ prima delle quattro Koris stampa la presentazione e la porta a Palpatine che sta discutendo con altra gente.
“Tieni, per quando hai tempo di darci un’occhiata…”
“Stai sbagliando tutto”
La dottoranda che è in Koris si rianima all’improvviso dall’apatia e va in freak-out come Santuzzo.
“Cosa ho fatto di male, questa volta?”
“Se mi dici così la risposta è che non ho mai tempo. Dimmi che è urgente e io ci guardo”
Palpatine, se ti metti pure tu a fare gli scherzi siamo messi male.
Arrivano le tanto agognate ore sedici. Il cervello di Koris è ridotto piuttosto male, ma riesce comunque a restare confinato fra le cuffie Skype. Cuffie che ai 35 gradi esterni fanno effetto berretto di pelo modello Siberia, ma qui siamo nati per soffrire. Chi anima il meeting è un pignolo per eccellenza e anche un po’ rompicazzo. Siccome in Francia l’espressione per il pignolo è enculeur de mouches ovvero “colui che ha rapporti anali non consenzienti con le mosche”, qui lo chiameremo semplicemente SodomizzatoreDiDrosofile. SodomizzatoreDiDrosofile chiede a una Koris disattenta di condividere il suo schermo per fare la rivista di tutti i documenti relativi allo spettrometro. Dopo nemmeno cinque minuti, Koris è stata colta da un’irresistibile voglia di aprire Paint e mettersi a disegnare cazzetti sullo schermo condiviso.
La riunione è talmente rapida che il Russo astuto a un certo punto sparisce, il SodomizzatoreDiDrosofile si delifa alla gallica dopo le cinque e mezza, un tipo a Milano fa in tempo ad andare a prendere il figlio all’asilo e tornare. Koris è sempre lì.

Stessa faccia, stessa posizione.

Il meeting finisce alle sei, sulle note di “Koris, manda la lista aggiornata a tutti”. Koris odia un po’ l’universo, ha la dispensa vuota e deve fare benzina.
Poi ti dicono che gli uomini di scienza non fanno un tubo tutto il giorno…

Sabato Gnocchi, domenica pure

(Disclaimer: speleo-post, ma senza roba verticale e/o orribile, figlio di un sacco di sonno arretrato. Se siete curiosi e non avete paura di sintassi approssimative o frasi lasciate a metà, andate avanti)

Koris era quasi sicura che per l’esercitazione del soccorso speleo in cavità alpina le avrebbero appioppato una sola missione e nemmeno troppo complicata. A giudicare dalla lista degli iscritti, c’era abbastanza gente perché Koris facesse il suo intervento e quindi se ne restasse al campo base a se dorer la pillule come dicono qui (ovvero, come dice U Babbu, “con le palle al sole”). Croce e delizia del soccorso speleo per chi ha tanto entusiasmo, ma manca di quei dieci anni di esperienza sotterranea. Ma in fondo in fondo, coi tempi che corrono, anche qualche ora di lettura sotto un albero, mezzo al sole e mezzo all’ombra, poteva non essere male.
Lo scenario del soccorso era questo: tre speleologi si sono persi nella grotta degli Gnocchi Forsennati, non vedendoli rientrare i familiari hanno chiamato i soccorsi, forse c’è un ferito. Semplice, conciso, gestibile in sei comodi chilometri di meandri e gallerie senza pozzi esagerati.

gnocchi

Sì, si chiama davvero Grotta degli Gnocchi Forsennati.

La sensazione di fregatura potentissima ha cominciato a farsi strada il sabato mattina, quando al campeggio nel Dévoluy c’erano trenta speleologi al massimo. Su cinque dipartimenti. Fanno sei speleologi per dipartimento. No buono, contando che i soccorsi si fanno a cinquanta e più. Forse la mezz’ora di marcia in montagna ha scoraggiato gli altri, lo speleologo è un essere pigro per definizione.
Koris ha guardato ‘thieu intensamente negli occhi, ‘thieu ha brevemente riassunto la situazione:
“Siamo qui, non siamo consiglieri tecnici, aspettiamo che ci dicano quello che dobbiamo fare”
Koris ha quindi raccattato una sedia da campeggio e il suo “La morte di re Artù” e, reperito un albero a una distanza consona dal posto di comando, si è messa a leggere. Ovviamente la cosa non è durata a lungo.
“Koris, sei nella squadra tre, ricerca vittime nella zona A, pronti a partire fra un’ora”
Chiudi il libro, verifica velocemente che nello zaino ci sia tutto, preparati un panino e il cibo d’emergenza. Si avvicina il caposquadra, uno del Vaucluse.
“Ci facciamo un sacco con del cibo in più e un fornello, che la nostra missione dovrebbe durare poco, ma è probabile che ci requisiscano per altri compiti e quindi non scendiamo dalla montagna fino a domattina”
Koris si fa un secondo panino e prende una seconda dose di frutta secca, detti anche i fruttini alla cocaina per l’effetto soprendete che non tarda a conseguir una volta che se ne mangia una manciata. Alle undici, sbocconcellando il panino numero uno, Koris zompa sulla camionetta dei pompieri diretta al vallone. Qui si potrebbe fare una disquisizione di quanto sia maledettamente divertente percorrere le strade sterrate sulla camionetta dei pompieri, ma soprassediamo.
Sotto un caldo semi-assassino, si sale il pendio fino a raggiungere un buco che soffia aria gelida sul fianco della montagna. Saltare nella sottotuta di pile, finire di vestirsi cercando di non socccombere, entrare ai sei gradi della grotta senza morire per lo sbalzo di temperatura.
La missione è stata rapida perché più che percorrere le gallerie e i meandri si è corso nelle gallerie e nei meandri. Esplorazione del ramo del Lago Nero: galleria, meandro, meandro, meandro stretto, cerca di non cadere venti metri più sotto, meandro stretto, lago. C’è nessuno qui? No, bene. Tira fuori il TPS (la radio adatta alle trasmissioni sotterranee), chiama il posto di controllo, rimetti a posto. Fai la strada al contrario fino alla giunzione col ramo del Primo Affluente. Galleria, galleria, cunicolo, galleria, galleria, cunicolo, cunicolo, “Koris, infilati in quel diverticolo infame che hai visto mai, ma dubito che la vittima sia lì, visto che ci entri solo tu”. C’è nessuno qui? No, bene. Tira fuori il TPS, chiama il posto di controllo, “noi qui abbiamo finito e siamo a mani vuote, usciamo”. Correre fino all’uscita dopo aver piazzato un posto radio in posizione strategica.
All’esterno c’è un bel sole, un temperatura gradevole e Koris si aspettava che le dicessero di rientrare in grotta al più presto. Curiosamente, la squadra tre ha ricevuto l’ordine di tornare alla base. Koris lì per lì voleva lamentarsi della fregatura, giusto due e mezza sottoterra, che gente, signora mia. Ma in soccorso se non sei (ancora) caposquadra obbedisci e stai zitto.
Koris è tornata al campo alle cinque del pomeriggio giusto in tempo per vedere ‘thieu che partiva con la squadra otto per l’assistenza alle vittime. ‘thieu pigolava perché non avrebbe avuto il tempo di farsi un panino, Koris gli ha elargito il suo panino di back-up. Koris ha quindi chiesto a una responsabile della logistica se doveva tenersi a disposizione.
“Un consiglio, da amica, vai a farti qualche ora di sonno, che stanotte rischi di tornare lassù”
Koris ha capito che sarebbe finita come al soccorso precedente, sveglia all’una di notte e si esce per pranzo. Pensando di avere qualche ora davanti a sé, Koris si è fatta un the e ha recuperato libro e lettore MP3, dicendosi che avrebbe dormito dopo, quando la temperatura in tenda sarebbe stata sotto i seimila gradi. Tre pagine dopo…
“Koris, sei nella squadra tredici, evacuazione vittime, pronta a partire fra un’ora”
Scoraggiamento a punti. Punto uno: ma come partire fra un’ora?! Tanto valeva restare in montagna, si evitava la risalita a piedi. Punto due: ma come evacuazione vittime?! Per i non addetti ai lavori, si tratta di spostare a braccia la barella col ferito dentro. La barella è ovviamente 100% trazione animale, ragion per cui la squadra è normalmente costituita da energumeni fra cui ‘thieu, non da nanerottoli. La struttura fisica di Koris la rende totalmente inadatta a fare parte della squadra di evacuazione, ma il consigliere tecnico se ne frega e ce la manda lo stesso. Tutta esperienza che entra, dicono.
Koris si fa un altro panino col fetido formaggio rimasto e si imbarca con altri otto energumeni più barella. Il caposquadra è un locale con lo sguardo spiritato ma che pare sapere il fatto suo.
Si arriva all’ingresso degli Gnocchi alle nove, con il sole che sparisce dietro ai profili alpini. Koris segue la squadra domandandosi se ne uscirà viva e, se sì, in quanti pezzi. A un certo punto il caposquadra sbaglia strada, passando per un fantastico cunicolo pieno di melma e costringendo la squadra a una discesa su roccia friabile. Koris, dall’alto della sua taglia XS, non ha abbastanza prese per scendere e dal basso le urlano “buttati che ti prendiamo al volo!”. Vantaggi dell’essere l’unico nano in una squadra di nerboruti.
Si raggiunge la squadra assistenza vittime e il ferito quasi alle undici. ‘thieu sta preparando del the da portare alla vittima, al riparo sotto la tenda. La squadra di energumeni fa partire immediatamente il perculamento a base di “scommettiamo che a tua moglie (!) non porti mai la colazione a letto”. Koris non pensa nemmeno lontanamente a difenderlo perché è stronza dentro.
“Scommettiamo che a casa non mette mai in ordine”
“In effetti lo fa raramente”
“Da che pulpito viene la predica!” si difende da solo il biondo (Amperodattili astiosi astenersi da commenti sgradevoli).
La vittima è sulla barella e pronta al trasporto a mezzanotte. E lì comincia il massacro. Per dare un’idea di cosa sia portare una barella in grotta, questo video è una versione light. In pratica, la squadra si passa la barella di mano in mano, ogni tanto la fanno scivolare sulle ginocchia dei soccorritori, ogni tanto sulla schiena. La vittima deve passare dov’è più comodo, il soccorritore dove può. Il che include arrampicato sopra la barella, sotto la barella, sulle spalle di un altro soccorritore, fra le gambe di un compagno, strisciando di profilo. Occorre avere molta fantasia, spirito di iniziativa e battuta sconcia facile, tanto si sprecano. Koris, nonostante il peso piuma, non fa eccezione, prendendosi la sua dose di botte, passaggi sulla schiena e trazione della barella nei punti più stretti perché “sei quella che passa più facilmente”. Il ricorso ai fruttini alla cocaina è stato frequente e indispensabile. Fortuntamente la vittima era una donzella dal peso contenuto. Dopo qualche meandro a serpetina coi soccorritori abbarbicati a cinque metri d’altezza, dopo due teleferiche, dopo un paio di cunicoli con fango e roccia tagliente (addio, Koris-scarponi che ora riposate nella rumenta, è stato bello), dopo un numero incalcolabile di battute oscene, cantando “La chenille redemarre” in un delirio trash, la barella esce in superficie. Sono le cinque e mezza del mattino.
Koris guarda l’aurora levarsi sulle vette, mentre finisce di scolarsi il sacchetto di frutta secca. Lo spettacolo è gradevole, la temperatura pure, le Koris-condizioni pietose. Tutto molto bello, ma ora anche basta.
La camionetta dei pompieri riporta i resti di Koris al campeggio alle sette passate. Koris si butta semi-vestita sul sacco a pelo e in meno di tre secondi si addormenta in maniera ignobile. Solo che la calura e il rumore la svegliano alle nove. ‘thieu, probabilmente colpito dal finto-perculamento sotterraneo, le preparara la colazione (e qui si organizzerà una petizione #ThieuSantoSubito).
Alla riunione post soccorso, davanti alla daube collettiva di ricompensa, vengono riconosciuti i seguenti punti:

  1. che un sacco di gente ha fatto sega, quindi abbiamo dovuto arrangiarci con la gente che c’era ma comunque bravi tutti;
  2. che la barella è uscita a una velocità allucinante con un’ora di anticipo rispetto a quello che pensavano i tecnici del soccorso speleo.

Koris, in overdose da fruttini alla cocaina, stava per rispondere #GrazieAlCazzo. Ma ha preferito trarre la legge fisica secondo cui la velocità della barella è direttamente proporzionale al numero di lividi e ai litri di sudore versati dai soccorritori.
Qualora vi fossero ancora dubbi, Koris ha capito che è meglio evitare di farsi male in grotta. Non foss’altro per evitare il massacro ai poveri sventurati che dovranno portare la barella.

Accozzaglie e accolli

Cose confuse e un po’ a cazzo di questa settimana che potrebbe anche essere la sagra dell’accollo facile.
Dall’alto del potere conferitole dai suoi pantaloni simil-pigiama taglia junior e Superga bianche numero 35, Koris non frequenta la quinta elementare della scuola Edmondo De Amicis, come si potrebbe credere, ma sopravvive nella giungla dei meeting. Compresi i meeting per organizzare i meeting. Sta cercando di elaborare un vaccino per “il preferirei lo facessi tu”, ma i test sperimentali non stanno dando risultati incoraggianti. Ieri aveva deciso che la migliore strategia era la quarantena, quindi si è barricata in ufficio. Nada, i guai sono venuti a cercarla lì.
Ci si è messo pure il CapoCapissimo inglese che ha chiesto di Koris mentre era in trasferta in Russia. Il Cancelliere Palpatine si è fatto latore del messaggio, dicendo “tanto l’esperta sei tu”. Koris sta ancora cercando di capire di cosa dovrebbe essere esperta, nel mentre prepara una presentazione per una riunione a cui non è ammessa perché non fa parte del jet-set. A meno che il CapoCapissimo non ci metta una buona parola.

palpatine

“E sto ancora aspettando i calcoli dosimetrici per il braccio meccanico”

Questo per quanto riguarda i Neutroni Porcelloni, il lavoro in cui inizi una cosa, scoppia un merdone, smetti la cosa, risolvi il merdone, riprendi la cosa, arriva una priorità, arriva Santuzzo Panda a chiederti che formato hanno i file MCNP, perdi il filo del discorso. Ricevi la mail di un Indiano che inizia con “Thank you for the mail and pray God to keep you healthy”. Pace e gioia sian con voi… Forse è venuto il momento di porsi delle domande esistenziali.
Senza essere evocato da nessuno, si è ri-rifatto vivo il SonnoDellaRagione, blaterando che tanto meglio se Koris non lo ricorda più, buon per lei. Ma la loro storia non è finita, è incompleta, manca qualcosa, dice. Che non vuole aver fatto del male involontariamente e che vuole riparare. Ma che se a Koris fa troppo male rispondere, di non farlo. Koris riesce a pensare solo a cose volgari, quindi non commenterà ulteriormente. A parte “Crucio!”, dai, non è volgare.
E per la serie “a volte ritornano”, si è rifatto vivo anche il CCC. Dinamitare la casella mail potrebbe essere un’opzione. Il CCC vuole vedere Koris per fare il punto della situazione, forse anche secondo lui hanno ancora tanto da dirsi. Koris potrebbe fare una mail di gruppo a lui e al SonnoDellaRagione spiegando con poche parole che l’unica cosa che hanno da dirsi sono moltissimi vaffanculo. Per guadagnare tempo possiamo anche vederci tutti e tre assieme.
Il CCC ha detto che ha cercato di occuparsi del problema chilometrico di Christine la macchina infernale, ma che boh, non sa. “Ti tengo informata”, dice, sempre con la palla nel suo campo. Solo che Koris è a più di 73000 km su 75000 massimi, fra un po’ la gente va in ferie e noi che si fa? Mo’ glielo buco, ‘sto pallone.
Varie ed eventuali: Koris dovrebbe smettere di ascoltare i podcast di “Guerra e Pace” da capo ultras. E smettere anche di leggere “La morte di re Artù” immaginandosi i personaggi di “Excalibur“. Più che un essere umano, un disastro.
Ma Koris cerca di sopravvivere a tutto questo pensando che passerà il week-end fra speleologi puzzoni e volgari, all’esercitazione di soccorso alla Grotta degli Gnocchi Forsennati. Conta di disintossicarsi un po’ e soprattutto

EDIT: … soprattutto stare lontani dalla casella di posta e dalla tastiera che si mangia la fine dei post.

La Via Crucis dei pantaloni estivi

Capita, anche nell’esistenza di una Koris qualunque, che ci si trovi nella necessità di dotarsi di pantaloni estivi, pena andare in ufficio in mutande, coi polpacci preda dell’aria condizionata. Capita anche che una Koris qualunque un sabato qualunque in cui è eccezionalmente libera decida di sacrificare una mattina per andare alla ricerca del siddetto copriculo. E capita anche che, per una volta nella vita, sarà forse il giro di boa dei trent’anni, Koris si impegni a non fiondarsi sul primo paio di braghe vagamente papabili e vagamente della sua taglia, ma a scegliere con criterio ragionato.
Capita tuttavia che l’Universo non ci creda nemmeno un po’ e decida di divertirsi.
Koris ha iniziato quella che nel suo immaginario è una via crucis con un minimo sindacale di buona volontà. Non può farti tutto schifo, Koris. Riuscirai a trovare un paio di pantaloni che siano presentabili a un gruppo sociale non composto esclusivamente da arrampicatori o speleologi (o fisici, perché non è che ci sia molto da stare allegri). E riuscirai a considerare il compito, se non piacevole, almeno sopportabile. Avanti, ammetti che quella dei tuoi anni precedenti era una posa e che c’è una femminilità nascosta dentro di te a cui fa piacere provarsi vestiario. Vestiario che non comprenda solo pile, neoprene o materiale tecnico di colori improbabili, si intende.
L’Universo ha ribato il suo perentorio LOL.
Entrata nel primo negozio, Koris aveva un’idea piuttosto precisa del pantalone che intendeva comprarsi. L’unica pecca è che doveva trattarsi di un’idea aggioranta alla moda 2010, perché di un simile capo di abbigliamento non si è trovata traccia. In compenso, eccezion fatta per i jeans che ai 30 gradi estivi potrebbero anche uccidere, sembrava di essere stati catapultati in Jumanji, complice la presenza di braghe zebrate, leopardate, pitonate, fintopelo. Nella giungla dovrai stare, finché una taglia 38 non compare. Non era decisamente cosa. Koris ha cercato invano una paio di pantaloni di lino, nella vana speranza che aumentare il budget servisse a qualcosa. I pantaloni di lino sono fabbricati esclusivamente per i baricentri importanti. Ricordiamo al pubblico pagante che Koris consiste in 46 kg strizzati in 155 cm. Non esattamente quello che si definisce una taglia forte, eccezion fatta per le cosce. Abdichiamo il pantalone di lino. Evitiamo anche Jumanji. Resta il reparto junior. Che oh, a Koris andrebbe anche bene. Ma i pantaloni rosa confetto taglia 12 anni anche no. I maschi non sono contemplati, maledetta teoria del gender.
Koris si dirige alla seconda stazione della via crucis, del resto fa anche caldo e la sofferenza comincia a farsi sentire. Il negozio in questione è più piccolo e luminoso, magari hanno in stock fantasie che non prevedono maltrattamenti di animali e di senso estetico. Ma non è mica così facile. Tutti i pantaloni vagamente Koris-papabili sono in tinta unita, delle seguenti tinte: arancione sparaflash, giallo fosforescente, verde vomito alieno, fucsia Barbie passione allucinogeni. Koris forse non è psicologicamente pronta per diventare parte di un trip da LSD. Se no si può sempre optare per un paio di pantaloni bianchi, ovvero le braghe usa-e-getta, messe un’ora, messe a lavare (e comunque non torneranno mai più come prima).
Terza stazione della via crucis, ecce Koris. È la stessa catena di negozi in cui l’Amperodattilo ha spesso trascinato Koris, in tempi di carestia vestiaria. Con un po’ di culo magari ce la caviamo con poco e in breve tempo. L’Unierso questa volta risponde ROTFL. Pantaloni animalier. Pantaloni floreali. Pantaloni fluorescenti. Pantaloni floreali animalier fluorescenti per zebre hippy dipendenti dagli acidi. Poi appaiono loro. Un paio di pantaloni leggeri, anonimi, beige. Un po’ da vecchia signora, ma con gli accessori giusti potrebbe funzionare, si dice Koris, ripetendo frasi a cazzo da “Il Diavolo veste Prada”. Se ne prova un paio che dovrebbero essere più o meno della sua taglia. E in effetti sono della taglia giusta, ma per due Koris. Inizia il balletto della ricerca della taglia perduta. Fino ad arrivare a quella che, qui in Francia, è contrassegnata come una taglia 34, minimo contemplato. Che di prosciutti cosce andrebbe anche bene. Ma non di vita. Lunghezza LOL.
Koris è sul punto di buttarsi in ginocchio in mezzo a teenagers shopaholic perfettamente a loro agio e mettersi a gridare “perché, perché mi tocca questa pena?!”. In latino. Al contrario. In un chiaro caso di possessione demoniaca, che sarebbe un’ottima scusa per andare in mutande al lavoro ed evitare questa pena.
Koris non se la sente di affrontare una quarta stazione della via crucis perché evidentemente il regno dei cieli sarà di qualcun altro. Qualunque velleità di impiegare un’oncia di buon gusto è andata a farsi friggere, prova ancora una volta che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Poi si decide che a mali estremi, estremi rimedi: reparto bimbi. Koris opta per due paia di pantaloni che siano il più anonimi possibile (tanto da lontano non si vede che sono fiorellini e forse anche rosa), trova una taglia che le entri e che la umili il giusto, quindi si avvia alle casse lanciando strali contro la società consumistica e la grande distribuzione dell’abbigliamento.
Ora, via crucis a parte, Koris ci avrebbe anche messo una certa buona volontà questa volta. Solo che proabilmente, se cercasse consigli top fèscion, più che il blog di Chiara Ferragni dovrebbe consultare il catalogo di Benetton 0-12.

Caina attende

Essendo cresciuta a dosi massicce di “Cerentola” di Rossini, Koris è sempre stata abbastanza convinta che la migliore strategia è e sarà la mia vendetta il lor perdono. Insomma, di essere un individuo capace di provare buoni sentimenti di fronte alle ingiurie passate e ormai fossili.
(Poi ti presentano il duo malefico Mozart/Da Ponte che si canticchiano la vendetta è un piacer sebrato ai saggi, obliar le onte e gli oltraggi è bassezza e ognor viltà e finisce tutto in vacca. Come alla discussione della magistrale che poco mancava che il presidente di commissione dicesse “la proclamo dottore in fisica, baciamo le mani”).
Comunque, libretti d’opera a parte, Koris pensava di essere abbastanza vecchia da innestare la modalità emozionale “sticazzi” e riuscire a provare persino un po’ di umana pietà per certi soggetti, in quanto appartenenti alla stessa specie. Fino a prova contraria.
Finché non è piombato nella sua casella di posta, dopo più di due anni di silenzio, lui. Proprio lui.
Il SonnoDellaRagione.
(Quindi se i bookmakers del blog se lo giocavano spacciato 25 a 1, andranno delusi)
Si è ripresentato a chiedere Koris-notizie.
Si è ripresentato a fare autodafè per essere stato troppo duro con Koris mentre stavano assieme.
Si è ripresentato raccontando una storia di miserie degna di Emile Zolà.
Si è ripresentato a mendicare un’ombra di conforto.
Koris, sulle prime, ha provato un’ondata di rabbia, in nome un sacrosanto “cazzovuoi?”. Se nessuno ti ha evocato da quando hai smarmittato fuori dalla Koris-vita un motivo ci sarà, no? Chieditelo. La risposta è dentro di te (epperò è sbajata).
Poi Koris ha cominciato a pensare.
Ha pensato che venire a chiedere scusa a tre anni dalla fine è insensato. Come dire “il gatto è morto tre anni fa, ma lo abbiamo tenuto in questa scatola, se vuoi puoi accarezzarlo ancora”. Come se Grouchy si fosse presentato la sera di Waterloo sul campo di battaglia chiedendo “sono mica in ritardo?”. Come se servisse a qualcosa parlare adesso della rottura, quando non si è voluto ascoltare prima per evitarla, ammesso che ciò fosse possibile.
Poi Koris ha pensato alla sua storia da novella verista. Al fatto che preferisce leggere Zolà che vivere in un romanzo d’appendice. E lì le è venuto da citare “Shogun”.
Karma, ne?
Che è più o meno traducibile con “era destino, non è vero?”. E in quell’istante Koris non è stata in grado di provare né pietà né empatia. Solo un vago senso di sollievo all’idea del “avrei potuto esserci ancora in mezzo”.
Il SonnoDellaRagione se n’era andato compiangendo Koris e la sua “piccola vita di merda”, facendole fare una vera vita di merda. E ora che Fortunae rota volvitur ha all’improvviso nostalgia di quella normalità che tanto ha vituperato, ora che si trova nel momento del bisogno (in una situazione che sembra essere molto colpa sua). Ora che, a suo dire, ha bisogno di svegliarsi da un incubo e sperare che questi tre anni non siano stati che un sogno.
C’è da riconoscere che il messaggio è stato sapientemente costruito: prima il velato rimprovero per non essersi più sentiti, poi l’evocazione dei bei tempi andati con tanto di pentimento, la narrazione della sua attuale situazione miserabile e per finire il rimpianto, con l’augurio che Koris stia bene. Tutto infiorettato per generare sensi di colpa, magari un po’ di rimorso, e infine una risposta che apra uno spiraglio.
No, SonnoDellaRagione, no.
Koris non si sente per niente in colpa, pensando a te e pensando a sé. Nemmeno nel momento del bisogno. Hai sempre rifiutato tutto quando eri ancora in tempo (e anche fuori tempo massimo), ma ormai sei un fossile nei Koris-ricordi. Sei cristallizzato nelle zucchine bollite, nell’inverno senza riscaldamento, nel tuo sentirti sempre migliore di tutti, nella tua follia, nelle lacrime che sei costato a Koris. E non per la rottura, a tuo dire dura: per la vita che c’è stata prima. Per l’aver preso e troppo raramente dato. Per aver metodicamente distrutto Koris, avvelenandole qualunque cosa positiva in momenti già difficili. Per aver denigrato e gettato alla polvere quello che ora chiami “un sogno” e che all’epoca definivi “la schiavitù della routine quotidiana”.
No, Koris non prova pietà, né per la tua situazione spinosa, né tanto meno in nome della nostalgia dei tempi che furono. Koris non ti darà alcun sostegno. Koris probabilmente non ti risponderà nemmeno. Anzi, Koris non riesce a non sentirsi sollevata a vedere tutto questo con distacco e dirsi “guarda cosa hai rischiato”.
E sì, probabilmente Koris ha già un posto prenotato nel lago ghiacciato della Caina all’inferno per questa mancanza di compassione. Ma di vita terrena, l’unica di cui può ad oggi attestare l’esistenza, ne ha una sola. E il SonnoDellaRagione non ha più alcun diritto di farne parte.

Nota: qualcuno potrebbe dire “facile per te, tu ora hai ‘thieu”. È vero che la presenza di ‘thieu mette un no categorico a qualunque minimo fraintendimento di sorta, anche se ‘thieu fosse solo un’unghia della persona meravigliosa che è. Ma a onor del vero, questo post (e tutto quello che vi è legato) è a prescindere da ‘thieu, dai suoi occhi blu, dal sieguo Cupido, amo un bel volto, né so mancar di fé. Koris ha speso troppe energie e troppo tempo ad aggrapparsi al bordo dell’abisso prima, a ricostruire i cocci poi. Il non concedere nemmeno un dito al SonnoDellaRagione lo deve innanzitutto a se stessa.

bridgetjones

“Francamente preferirei pulire il culo a Saddam Hussein”

C’est ainsi que l’Amour de tout temps s’est vengé:
que l’Amour est cruel, quand il est outragé!

Pienezze

Ci sono settimane che ti passano velocemente. Sopra. Prima avanti e poi in retromarcia. Tre volte.
Koris si è sbattuta un sacco per un documento fondamentale fondamentalissimo che doveva venire dall’Oriente prima, dalla Russia poi e che è finito col Senatore Palpatine che mercoledì ha sentenziato “Se chiedo a te di farlo so che per domani ho una bozza, quindi fallo tu”. Così lo ha fatto Koris, dal mercoledì alle undici al giovedì a mezzogiorno. Non non-stop, ma grazie a un certo numero di ore che chiameremo veramente straordinario perché, come dice l’economOrso politicamente scorretto, “prenderlo in culo con la ricorsa anche no”. Poi a Koris queste ore di straordinario non verranno mai riconosciute, essendo che il CapoPadroneDellaBaracca ha già sentenziato “c’è grossa crisi, se fai straordinari non te li paghimo, accordati ufficiosamente col cliente per arrivare più tardi un giorno” (eccerto).
Il concessionario che ha avuto in cura Christine la macchina infernale chiama Koris un paio di volte al giorno per pregarla di ritirare la valutazione al vetriolo. Dopo aver perso Christine nel loro garage. Dopo aver perso il Koris-assegno (“non è che può passare a farcene un altro?” “come vi suona il concetto di mancoperilcazzo?”). In parole povere, no way.
Koris vorrebbe fare tante cose, ma il divano sarebbe un’opzione allettante. Con tanti videogiochi fine anni ’90, primi anni 2000. Tanto sta diventando tutto abandonware. Potenza dell’essere vecchi. Poi tanto ci sono sempre dll che mancano e si finisce a giocare a solitario.
‘thieu santo subito perché ha capito che la soluzione a tutto di solito è il gelato. Col cioccolato fuso sopra. ‘thieu ne sa sempre un sacco. Prometti a Koris un gelato e sarà tua per sempre. In allegato il suo bagaglio di follia, prendere o lasciare.
Continua il caldo umido, il meteo delle mangrovie. E no, Koris non è ancora psicologicamente pronta al #jesusimangrovia. Bisognerebbe emigrare al di sopra dei 2000 m di quota. O al di sotto del circolo polare antartico.

Chemerdaum

(Disclaimer: essì, è ancora un post speleo, quindi con roba verticale, budelli stretti e gente zozzona. Non siete obbligati a leggerlo per soffrire)

Ci sono state alcune cose buone in questo mini-campo speleo, alcune cose un po’ meh. Ma è sempre meglio essere sulle Alpi Marittime che a crepare di caldo ai 30 gradi marsigliesi ritrovati dall’oggi al domani. Poi ci si aspettava di meglio dal Calernaum, ma andiamo con ordine.

calernaum

Ecco la bestia.

La cosa ottima è stata riuscire a scendere il P80 (che poi è P86, ma dettagli) senza troppo panico. Si vede che la terapia d’urto alla Cheminée è servita a qualcosa. C’è da dire che il pozzo non era particolarmente impressionante, a patto di non guardare troppo in basso. Tralasciamo il dramma del P12 che era brutto brutto bruttissimo. Ma era solo dodici metri.
Menzione speciale al mix di frutta secca e frutta candita, che probabilmente conteneva cocaina, visto l’effetto soprendente che ha avuto su Koris. Costo contenuto, massima resa e non è nemmeno necessario contattare un pusher. Accontentarsi con poco.
Però arrivati al fondo di quei 200 metri di pozzi uno si aspettava di meglio. Il rilievo era estremamente marketing-oriented. Fra i dettagli che si sono dimenticati di menzionare:

  • il passaggio nella pozza fangosissima che ti smerda da capo a piedi. Ma tu sei Koris e Koris può passare fra due lame nei 20 centimetri rimasti e smerdarsi in maniera contenuta, pappappero;
  • fango, fango, everywhere, not any drop to drink (o almeno si spera);
  • che la galleria del Mammuth ha un suolo sdrucciolosissimo. Più la pendenza a 45° fissi. Cercare di non sfracellarsi è stato meraviglioso;
  • che le concrezioni sono un’opinione.

Insomma, la truppa si aspettava di megio. Ma la truppa è anche parecchio viziata.
L’idea di avventurarsi in tre con cinque sacchi è stata parimenti discutibile. Normalmente una persona uguale un sacco, una Koris uguale tre quarti di sacco, se no è il sacco che porta Koris. Quando ormai erano le nove sera e si stava sbaraccando, è stato deciso che un sacco sarebbe stato lasciato a -50 e recuperato l’indomani. Koris ha dovuto cuccarsi il sacco di ‘thieu con novanta metri di corda, esperienza da annoverare alla voce “a posto così per i prossimi 5 anni”. Cazziare ‘thieu per ogni volta che dice “passiamo alla otto millimetri con armi solo in dyneema”: fatto.
La cena a mezzanotte passata con pane, formaggio e minestra in busta è stata ottima. Vino discutibile secondo chi se ne intende, ma è andato più anche quello.
Svegliarsi la mattina dopo alle otto convinta che fosse tardissimissimo, per colpa di volatili canterini, invece è cosa da non rifare. Bello l’assiuolo, eh, ma a un certo punto il fru fru fra le fratte lo lasci volentieri a Pascoli.
Leggere Zola, “La conquete de Plassans”, sul fondo della dolina, all’ombra dei pini, mentre gli altri due recuperano le ultime corde, era qualcosa che Koris bramava di fare da lungo tempo. Accorgersi di avere le tracce delle mani sull’abbronzatura, però, era evitabile.
Koris e ‘thieu pensavano di andare ad evitare la calura in montagna. Tanto cosa potrebbe mai andare storto? A parte i temporali previsti.

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