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Emozioni dominanti

S’è già detto che Koris ultimamente è attanagliata da questo sconosciuto sentimento chiamato nostalgia per un posto di lavoro precedente. Che poi sarà anche nostalgia della comfort zone creatasi nonostante tutto, però ci sono dati oggettivi che le fanno sentire di aver fatto proprio una cazzata. Come sentire la mancanza di avere un dosimetro e poter disporre di un acceleratore, il quale si rompeva ogni due per tre, ma insomma, sempre acceleratore era. L’idea di aver rinunciato alla parte sperimentale le suscita un groppo in gola che andrebbe a buttarsi ai piedi del vice-capo di Neutronland dicendo “ripigliatemi, vi prego”. Senza contare la suprema nostalgia per l’ex Capo, che non è nemmeno più a Neutronland, che non ha alzato un dito quando era il momento di imporsi, che non considerava un suo problema il naufragare del Koris-progetto. Tuttavia Koris lo ricorderà sempre come colui che le tese la mano per uscire dall’inferno di Neutroni Porcelloni e se non ci fosse stato lui ora non saremmo qui a lamentarci. O meglio, forse saremmo qui a lamentarci ma di cose molto peggiori e in uno stato mentale putrido a dir poco. Ancora una volta, sindrome di Stoccolma a palate.

Koris ha scoperto del tutto casualmente che nonostante tutte le rassicurazioni delle risorse umane (perché c’è sempre qualcuno delle risorse umane di mezzo? Misteri), pare non abbia diritto allo smartworking prima di un anno di anzianità. Questa cosa era scritta da qualche parte oltre che sul sistema che ti dice “sticazzi lo smartworking” come un Brunetta qualunque? Ovviamente no. Le risorse umane rispondono al telefono? Uh, proprio, credici. Koris aveva puntato a prendere un giorno di smartworking per poter fare la trafila per rinnovare gli occhiali? Certo, e alla pari di tutti i Koris-piani se n’è andato affanculo in malora. Per altro, tanto per cambiare, come se non ci fosse una pandemia in atto e come se Marseille non fosse il dipartimento meno vaccinato e con più casi della France Metropolitaine.

Siccome secondo un brocardo dell’Amperodattilo “a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca”, Koris ora è sul chi vive per tutte le cose che potrebbero aver dimenticato di dirle. Che so, che ha il diritto a un numero massimo di pisciate al giorno. O che il concetto di ferie non esiste prima della fine del fottuto periodo di prova. O che non avrebbe diritto alla mensa e dovrebbe consumare il pranzo assieme ai cinghiali che girano qui attorno. La cosa potrebbe andare in escalation, ma Koris è diversamente calma.

Sul fronte pratico ci sono delle simulazioni che girano ma che ci stanno prendendo troppo tempo per i Koris-gusti. Passiamo sotto silenzio l’ennesimo fattaccio informatico di lunedì, ovvero “ah, ma non i permessi per la job submission” (io vi intossico la vita, altroché job submission). ‘thieu si lamenta che “almeno le tue simulazioni girano, le mie si piantano” e Koris sa che dovrebbe tirarlo su di morale, ma la cosa le riesce alquanto difficile; anche perché ieri mattina ‘thieu ha finito i pan di stelle lasciando il pacchetto sullo scaffale e gonfio in maniera ingannevole, quindi Koris si è ritrovata senza biscotti alle sei del mattino ed è un’esperienza che non si augura a nessuno. In questo periodo Koris vorrebbe essere brillante, creativa ed empatica, e invece è solo stanca. Forse non è il momento di chiedere troppo da se stessi.

Boh, insomma, passerà anche questa, passerà anche il momento no se di momento di no si tratta. Se non è un momento no, vedremo. Intanto a complicare le cose ci si mettono i piccoli dolori da niente, ad esempio il condominio da pagare con spese da Billionaire o il sito di Gibert Joseph che non accetta più la carta di Koris. Certo, l’emozione dominante di Koris sarà sempre la rabbia, ma se l’universo non ci si mettesse di impegno magari si potrebbe cambiare questa tendenza.

In effetti è vero

Lavori, scritture e gheming leptop

Nonostante sia palesemente inadatta alla vita, Koris non lo sa e continua a vivere lo stesso. Questo per riallacciarsi all’ultimo post scritto. Diciamo che Koris è riuscita a non combinare ulteriori disastri che possano arrecare danni morali e materiali a cose o persone, all’infuori di Koris. All’interno di Koris c’è la solita alternanza di affannarsi a fingersi una persona normale e il devasto su tutta la linea. Non sempre è facile convivere fra questi due estremi, ma ormai ci siamo abituati.

Forse il lavoro sta andando un po’ meglio, o forse è solo un’apparenza. Koris ha deciso che farsi cacciare per farsi cacciare è meglio che sia perché ha rotto il cazzo all’universo, invece che per manifesta incompetenza. Ha quindi passato la fine della settimana scorsa a scassare la uallera cercare chiarimenti a svariati colleghi e le nebbie di Avalon che avvolgevano gli attinidi putridi si sono un po’ diradate. Questo non significa che lo studio sia andato a buon fine, però alcune cose hanno un po’ più senso di prima. Poco, eh. Poi ci si mettono gli strumenti informatici a dare di matto, col bonus del servizio informatico che ti chiede uno screenshot del problema per cui hai appena dato il codice di errore. Ed è un attimo che ti piglia la sindrome di Stoccolma per Neutronland.

Il Koris-romanzo non è stato fagocitato dall’oblio, la correzione era solo in pausa estiva. Koris ha avuto uno scambio con l’editor per via di vedute divergenti, da cui si è ritirata bofonchiando cose poco carine con chi è rimasto a Tolkien come modello. Koris è affetta dalla solita sindrome del “sentirsi stocazzo”. C’è una possibilità su un milione che la prima parte del malloppo sia pubblicata l’anno prossimo, se per allora sarà rimasto qualcuno vivo.

Koris si è inoltre decisa a mettere in servizio un gheming leptop (sic) che i Maiores le avevano recapitato a sorpresa a inizio luglio. Com’è e come non è, da luglio in poi Koris non ha trovato un attimo per smanettarci seriamente, dove smanettarci significa installare Ubuntu in dual boot e vedere di farlo funzionare malgrado i disagi del firmware Intel. Koris ha approfittato del TFR di Neutronland per dotare il gheming leptop di un ssd da 2 Tb e di 8 giga di ram in più, quindi ha aspettato un momento propizio per installare il tutto. Ora il gheming leptop si chiama Arael (come il quindicesimo angelo di Neon Genesis Evangelion e niente è lasciato al caso) e sta scaricando “Dragon Age: origin” comprato alla folle cifra di cinque euri su GoG. Koris sta cercando di procurarsi “Napoleon Total War” e di trovare il coraggio di spendere ben venti euri per “We. The revolution” ora che il problema “uè the resolution” è risolto grazie alla presenza di una scheda grafica. Se avete proposte di videigiochi che Koris si è persa dal 2010 (ma pure prima) ad oggi fatevi avanti.

Per il resto Koris cerca di sopravvivere fra il sonno che la piglia alla sprovvista e il far finta di essere un umano funzionale. Il fresco notturno aiuta, il problema è lo sbalzo di temperatura in giornata. C’è bisogno di vacanze. Peccato che le più vicine siano le vacanze di Natale…

Ma solo se me la controlla qualcun altro

Inadatta alla vita e oltre

Koris è maldestra, si sa. Anche malsinistra alla bisogna. Diciamo pure malambidestra che non ci si sbaglia. Nonostante cerchi di barcamenarsi nella vita, c’è sempre qualche dettaglio che le scappa e che la fa scivolare verso il ridicolo o addirittura l’assurdo.

Durante la settimana scorsa ‘thieu ha chiesto a Koris di trovare un alloggio per il week-end in uno dei tanti posti sperduti in cui ci sono più grotte che esseri umani, per partecipare a un raduno speleo. Koris è andata sul solito sito e si è messa a cercare, mentre faceva altre mille cose come la doccia, la cena, la ricerca del calzino perduto. Durante la ricerca dell’alloggio impossibile (troppo lontano dal raduno, troppo caro, troppo sailcazzocosa), il sito è crashato e Koris lo ha ricaricato con un certo scazzo. Segnatevi il dettaglio, non è trascurabile. Koris trova quindi un alloggio papabile e paga senza farsi troppe domande.

I giorni seguenti sono trascorsi nel tentativo di contattare la persona che gestiva l’alloggio, in più ore del giorno e della notte, su telefoni cellulari o fissi, quest’ultimo sempre staccato. Al quarantesimo messaggio lasciato in segreteria e al terzo sms minatorio, la tizia si degna di richiamare.
“Senta, sono la persona che ha prenotato l’alloggio per questo week-end”
“… questo week-end?”
“Sì, perché, c’è un problema?”
“No, no, nessun problema, mi dica” (segnatevi pure questo)
“Noi arriviamo da Marsiglia venerdì per 20:30, come facciamo a recuperare le chiavi?”
“… le 20:30?!”
“È troppo tardi per lei?”
“No, no, nessun problema, manderò una persona ad accogliervi alle 20:30”

La sfiga volle che venerdì sera le autostrade francesi erano la fiera dell’ingorgo, quindi un tragitto che doveva prendere due ore e mezza era dilatato fino a quattro ore. Vedendo che non si poteva arrivare all’ora stabilita, Koris si è attaccata al telefono per avvertire la tizia del ritardo. Le chiamate sono finite nel vuoto siderale o su segreterie telefoniche ai confini dell’universo, dove la mente umana non può arrivare. La situazione cominciava a farsi inquietante.
“Se non è del tutto scema ha dato il mio numero alla fantomatica persona che deve accoglierci, non vedendoci arrivare alle 20:30 chiameranno”

Alle 21:00 il telefono taceva e si era ben lungi dall’essere arrivati. Sempre nessuna risposta dalla tizia, il cui telefono doveva essere caduto in una frattura spaziotemporale, oppure risucchiato da una dimensione alternativa. ‘thieu iniziava a stressarsi dicendo che avrebbero dormito in auto, tanto avevano i sacchi a pelo.

Erano le dieci passate quando il GPS della macchina ha indicato l’arrivo in località Le Pient. Un ammasso di case buie in mezzo alla tenebra ha accolto Koris, assieme a un senso di sgomento. L’unica luce visibile esclusi i fari veniva dall’ultima casa isolata: botta di fortuna, è l’alloggio in questione. Forse la tizia non è così scema come fa pensare, ha scordato il telefono a casa e ci aspetta lì. Un attimo, ma perché hanno delle valigie in soggiorno?

Koris e ‘thieu cercano di attirare l’attenzione di due vecchietti che stavano guardando la televisione, forse un horror in cui due vecchietti vengono mangiati vivi da due speleologi senza cena. Il tutto cercando di non spaventarli a morte, cosa che si rivela impossibile. Si comunica tramite il vetro della cucina.
“Scusate, noi avremmo prenotato l’alloggio questo week-end”
“Non è possibile, noi siamo qui fino a mercoledì”
“Ma noi abbiamo prenotato per…”

E qui si consuma lo psicodramma di Koris: sì, ha prenotato, ma per il week-end successivo. Colpa della stanchezza? Colpa del crash del sito? Difficile a dirsi, fatto sta che se Koris avesse potuto morire fulminata sul colpo lo avrebbe fatto di buon grado. Odiandosi molto e odiando anche la proprietaria che non ha presente chi abiti il suo alloggio, Koris si è prosciolta in un profluvio di “mi dispiace”, mentre ‘thieuSantoSubito ripeteva “c’est pas grave” e si chiedeva dove minchia dormire almeno quella notte.

Il caso ha voluto che per una volta il mezzo del nulla fosse a venti minuti da una città di dimensioni medie, dove la speranza di trovare un letto non era nulla. Non che la cosa sia stata facile e che il fantasma della notte in auto non fosse una reale minaccia. Primo hotel dotato di una reception notturna: completo, andate altrove. Secondo hotel, senza reception notturna: la macchinetta per il check-in è stata messa fuori uso, solo reception diurna. Il terzo hotel era accanto a un bowling e se fosse stato a Marsiglia le attività ludiche proposte sarebbero state gare abusive in macchina e spaccio, ma per fortuna nel mezzo del nulla sono meno inclini a tali pratiche. Pagata una camera alla macchinetta automatica, alle undici passate ci si può buttare in un letto che pare persino pulito, al di là di ogni aspettativa. Senza cena, che fra ingorghi e inghippi cenare è un lusso superfluo.

Koris non si riprenderà molto facilmente da questo smacco, visto che si è sempre considerata un drago della logistica. Forse è il momento che anche il drago della logistica si prenda una vacanza. Ma in campeggio, così male che vadano le prenotazioni c’è sempre la possibilità di buttarsi in un campo e dormire con confort relativo.

Se un messaggio fosse mai arrivato…

Momenti di Dunning-Kruger

Dicesi effetto Dunning-Kruger una curiosa capacità delle mente umana a credersi capacissima di tutto quando invece non sa una mazza. Si tratta alla fine della fiera di un grossolano di autovalutazione che porta a pensare di essere i migliori. Il contrario della sindrome dell’impostore, insomma. Si chiama così dai nomi degli scopritori, ma anche perché “sindrome del galletto sulla monnezza” suonava male e “sentirsi stocazzo” ancora peggio.

Sono due giorni che Koris è affetta da questa sensazione di pseudo-onnipotenza e ha l’illusione che, da non capire una fava, è passata a capire tutto. Un po’ come quando in Matrix Neo viene attaccato alla conoscenza via usb nella nuca, ma meno spettacolare. Koris non ha idea della causa di questo suo delirio di (in)comprensione degli attinidi da riciclare, ma visto che ha passato i quattro giorni precedenti a reputarsi una merda secca e a voler tornare a Neutronland, si gode il momento. Tanto la caduta le farà malissimo come al solito.

La nostalgia di Neutronland è sempre lì e Koris non sa bene cosa farne, visto che è la prima volta che non ha lasciato il prima con la voglia di farlo saltare per aria. O meglio, sì, è già capitato, ma ci sono voluti mesi per rendersene conto e comunque tornare indietro non era mai stata una soluzione. Da una parte Koris si dice che se per assurdo la grande congiura di palazzo andasse dritta, potrebbe persino… o forse no, le idee non sono chiarissime in merito. Tanto è tutto ipotetico.

I problemi informatici di ogni genere e numero paiono essersi fermati, cosa che ha permesso a Koris di concentrarsi su codici e non su “chiamare il tecnico e dare di matto”; e forse anche questo aiuta ad avere meno terrore di quella roba là che c’è da consegnare per fine ottobre. Koris vorrebbe che la tizia con lo scazzo imperiale le passasse gli script aggiornati, così magari ci può mettere le mani per davvero e non elucubrare su un vecchio esperimento di cui manca il quadro generale, per cui non si sa quanto uranio ci vuole per fare la salsa tonnata radioattiva.

Koris si vergogna tantissimo a dire che è un’ex-fisica delle particelle, ex-strumentista, ex-quella che ha fatto un po’ di tutto nella vita perché bisognava portare a casa la pagnotta e non era portata per fare la escort. Poi ha scoperto di non essere l’unica, che ci sono due ex-particellari e un ex-cosmologo, quindi insomma, se ce la fanno i cosmologi forse può farcela anche Koris (non abbiamo quasi niente contro i cosmologi, quasi, eh). Il tempo porterà le risposte, e soprattutto le porterà il tempo di calcolo.

Il fatto di poter di nuovo usare ufficialmente Linux per lavoro e non di frodo è un piacere che non si provava dai tempi del dottorato, per restare in tema. Ma non è il caso di farsi prendere dalla nostalgia, che passa al primo “cmake command not found”. E non facciamoci prendere dall’entusiasmo che il segmentation fault è in agguato dietro l’angolo. A proposito, nella sala della stampante qualcuno ha appeso dei meme di programmazione; Koris aspetta di ambientarsi un po’ e poi aggiungerà il suo preferito.

Questo. Non programmatori astenersi

Koris è conscia che questo stato di grazia è transitorio come un nucleo instabile, per cui ne approfitta per farci un post. Tanto già questo week-end ‘thieu vuole andare a fare pozzi grossi nelle Causse, quindi l’inadeguatezza potrebbe presto essere il piatto forte del menù.

Argh

Ci sono titoli più accattivanti di un’onomatopea per invogliare alla lettura di un post. Però Koris non è nemmeno sicura di voler invogliare alla lettura, fate un po’ voi se volete leggerlo o no.

Potrebbe essere la volta buona che Koris ha fatto il passo più lungo della gamba, che dal basso del suo metro-e-nemmeno-sessanta ci vuole anche poco, ma teniamo conto di ciò che si diceva sui campi di atletica ovvero “Koris? Quella che ha le gambe di dieci centimetri e la falcata di tre metri?”. Ci stiamo incasinando, è evidente. Insomma, bella della sua capacità multiforme e del “se non lo so fare lo imparo”, Koris potrebbe essere arrivata al momento in cui la plasticità cerebrale non regge più e se non lo sai fare col cazzo che lo impari. Si sta parlando del lavoro, se non si fosse capito.

Koris sta passando le giornate per lo più a litigare col servizio informatico perché le manca… tutto, circa. Se adesso ha una mail, oggi ha dovuto litigare di brutto con un tecnico abbruttito perché le sue credenziali non la lasciavano connettere al server.
“Deve usare le stesse credenziali che per l’accesso Windows”
“L’ho fatto, mi dice access denied”
“Deve scrivere ssh -x…”
“Ripeto, è quello che ho fatto, mi dice access denied”
“Lei non sa connettersi in ssh, eh?”
“…”
“Vabbè, senta, prendo la mano sul suo computer… ah, ma le credenziali di Windows sono maiuscole! Deve metterle minuscole!”
“…”
Adesso Koris può connettersi al server ma nessuno le ha detto dove minchia sono gli eseguibili e il wiki non la lascia accedere. Dovrebbe anche avere un terminale tutto suo che doveva arrivare oggi, ma il servizio informatico ha chiamato che non avevano lo scazzo di passare.

Per il resto Koris-impostore cerca di tenere un basso profilo e di inventarsi competenze. Dovrebbe lavorare con una tipa che ha uno scazzo epocale e la cosa mette Koris un po’ in soggezione. Vorrebbe porre seimila domande per fugare i suoi dubbi, ma ha paura che siano domande sceme e che le valgano lo stigma sociale e la cacciata con ignominia dal periodo di prova. Quindi si tiene i suoi dubbi, scartabella bibliografia e non capisce se ha capito. Per lo più si sente un impostore e ha paura di qualunque cosa le chiedano; ogni tanto pensa che le manca Neutronland anche se Neutornland non aveva futuro.

Poi magari è solo il primo impatto e dietro tutto questo c’è un gomitolo psicologico che a sbobinare in questa sede farebbe fuggire chiunque. Tuttavia come al solito l’ottimismo non è di casa e Koris vorrebbe almeno poter cominciare a fare danni su un computer, che alla fine si impara solo sbagliando molto, quindi prima si comincia e più c’è una speranza di imparare prima della scadenza di fine ottobre.

Mi pare un consiglio sensato

Viva ma frullata

Rassicuriamo i lettori che Koris è ancora di questo pazzo pazzo pazzo mondo in cui, ça va sans dire, succede di tutto. Sì, la risposta a questa rassicurazione è “esticazzi?”, ma tant’è, qualora qualcuno si fosse fatto delle domande. La settimana in cui SuccedeDiTutto sta in effetti tenendo le sue promesse. Andiamo con ordine.

Martedì Stagista J ha discusso in un remoto luogo nel nord della Francia burrosa, tuttavia Koris non ha assistito. Né di persona, perché una discussione nella Francia burrosa al mattino non consente di mollare un lavoro in Provenza nel pomeriggio, né in videoconferenza, perché il tecnico informatico dell’università in questione è, come si dice in gergo, un branquignol.
“Non eravamo preparati”
Come se non ci fossero stati diciotto mesi di pandemia, fortunelli. Comunque, Stagista J deve aver discusso in maniera approssimativa come al solito; Koris è stata richiamata (al telefono) per la parte domande e avrebbe voluto strangolare lo stagista a distanza perché “io te l’avevo detto che il controrelatore è esperto di quella cosa lì e ti avrebbe fatto domande su quella roba lì, ascolta una vecchia scema” e invece no. Pazienza, si è tolto dai piedi con voto migliore di quello che si sarebbe meritato.

Il pomeriggio del martedì è stato dedicato a torte al cioccolato, crostate, lacrime e addii a Neutronland. Che in fondo in fondo Koris non voleva andare via, ma se non c’è un futuro certo è suicida restare. Però Neutronland l’ha tirata fuori dal gorgo nero e senza fine di Neutroni Porcelloni, le ha restituito un’esistenza che assomigliasse a una vita e non solo a una parvenza (coviddi nonostante), le ha fatto capire che tutto sommato ci azzecca. Come in tutto c’è stato il bene e c’è stato il male, ma questa volta possiamo dirlo senza dubbi: Neutronland ci mancherà.

E mercoledì fu il grande salto nel vuoto. Che Koris non ha ancora del tutto processato al giorno d’oggi. Mercoledì ha recuperato badge, firmato cose, incontrato gente, quindi si è fatta divorare dall’ansia e dalla sindrome dell’impostore perché anche CheMinchiaNeSoIoDiReattori. L’ansia ha toccato un vertice piuttosto alto quando il capo nuovo l’ha presa da parte per dettagliare le sue mansioni.
“Mi hai detto che ti piacciono le sfide, quindi fammi questo studio sugli attinidi minori per fine ottobre”
In quel preciso istante Koris è stata presa dal medesimo sentimento di panico di quando fece per la prima volta lezione ai Mostri: quel desiderio fortissimo e quasi inarrestabile di mollare tutto e fuggire dicendo “regà, mi sono sbagliata, non ce la posso fare”. Poi la disperazione passa, di solito quando hai deciso di chiuderti al cesso e meditare che ormai hic Rhodus, hic salta, è peggio tirarsi indietro. Quindi vai a chiedere una copia di ‘sto dossier sugli attinidi minori del 1996, per scoprire che qualcosina riesci a capire.

Koris non ha ancora una visione dell’insieme e la strada è lastricata di perigli. Ad esempio, ha avuto l’identificativo al computer standard solo oggi, e la mail solo nel pomeriggio. E deve ancora sbloccare il livello segreto “mail criptata”. In compenso non funzionano né Skype né le mail. Quanto al mega-computer con Linux, arriverà solo lunedì. Koris si sente un po’ in una situazione alla Enterprise B, dovrebbe essere tutto pronto ma non lo è. Vabbè, tempo di acclimatarsi e troviamo anche un modo di categorizzare questa nuova avventura sul blogghe. Che poi è anche stranissimo continuare ad andare nello stesso centro di ricerca e avere la stessa routine tutti i giorni, ma aver cambiato radicalmente il resto. Nel mentre domani c’è una riunione con dei non meglio precisati Giapponesi…

Come si sente Koris in questi giorni

La settimana del SuccedeDiTutto

Koris he cercato di ignorare la presente settimana in tutti i modi, compreso quello del Relatore Max che esclamava sempre “c’è tempo” negando l’evidenza. Koris ha tentato di fuggire dalla realtà nel Vercors, prima all’abisso dei Fiori Bianchi, poi nel ramo storico degli Chouats, perché se sei sottoterra le preoccupazioni non ti raggiungono. Solo che ti aspettano all’uscita della grotta, anche se fuori ci sono otto gradi e 100 km/h di vento sul plateau des Gagères. Insomma, non se ne esce; dalle preoccupazioni, non dalla grotta. Dalla grotta si esce luridi e con male al collo per aver bassamente sovrastimato la larghezza dei cunicoli merdosi e bagnati.

Ad ogni modo, disagio nonostante, lunedì è arrivato e Koris non è pronta per nulla. Non è concentrata su nulla che non sia il suo nervosismo, tant’è che sta fissando delle equazioni chiedendosi “ma sono davvero così importanti i prodotti di fissione? Ma dell’uranio non se ne può fare a meno? Ma è proprio importante sapere cos’è un reattore?” (non so, Koris, fai tu). Nel suo cervello c’è un misto di tensione e magone, perché alla fine potevi anche restarci qui e sperare che la sorte ti assecondasse. O magari no, come pensava Koris mentre fissava soffitti alle cinque del mattino, magari saremmo ancora a lambiccarci il cervello sul perché e sulle ingiustizie sociali. Koris non ha chiarissimo cosa stava pensando alle cinque del mattino, erano cose confuse in cui la logica era piuttosto a spasso.

Koris ha deciso di fare due torte da portare domani per “festeggiare” la sua partenza. Anche questa decisione genera un’ansia terribile per le doti culinarie di Koris, che come si sa sono inesistenti. Si è quindi deciso che una torta sarà una crostata con la pasta comprata già fatta (il backup a prova di scemo, ma non sediamoci sugli allori), l’altra una risposta di Google a “dolci facili e rapidi per persone incapaci”. Capace che viene uno schifo proprio, almeno ci sarà la crostata di backup. E se la Koris-vita non prevedesse di partire da casa alle 6:30, la soluzione migliore sarebbe stata portare croissant per tutti e contenti li sapienti e li minchioni. Ora non soffermiamoci a pensare se Neutronland ci mancherà davvero o se è piuttosto paura del futuro featuring sindrome di Stoccolma. O un discorso più elaborato in cui c’entra la fuga da Neutroni Porcelloni, queste cose le lasciamo alla psicologia.

L’enorme elefante nella stanza che continuiamo a ignorare è l’inizio del nuovo lavoro mercoledì. Che Koris non sa cosa aspettarsi, non sa niente, non sa nemmeno se vuole degli spoiler. Un po’ sì, un po’ no. Magari sono dei pazzi col botto come in Neutroni Porcelloni. Magari le fanno fare orari della follia e sono anti-bus, quindi tocca riprendere la macchina tutti i giorn. Magari la cacciano con ignominia perché Koris s’è messa le Converse durante il lunghissimo periodo di prova (sei fottutissimi mesi, ricordiamo). Ci sono tante cose che possono andare storte, anche se un sacco di gente persiste nel dire che per farsi cacciare durante il periodo di prova bisogna farla davvero grossa e che non avrebbe senso assumere qualcuno per cacciarlo dopo due mesi, ma Koris non sente ragioni, sente solo i suoi traumi.

Una mini-ragione di tensione è la discussione di Stagista J domani mattina, che potrebbe essere un bagno di sangue ma anche no. Ma anche chissenefrega, a un certo punto è un suo problema, non di Koris. Tanto ormai si è tolto dai piedi, Koris gli ha detto “per qualsiasi dubbio chiedi”, Stagista J non ha chiesto nulla, quindi si parte dal principio che non abbia dubbi. O che se ne sbatta il belino, cosa assai più probabile. Ripetiamolo ancora una volta: non è un Koris-problema.

E niente, questa settimana succederà di tutto, è circa inevitabile. Speriamo solo che non ci faccia troppo male.

Assolutamente

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