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Countdown natalizio

Mancano dieci troppi giorni alle vacanze natale e Koris, come ogni anno, non è sicurissimissima di mantenere la sua integrità strutturale fino ad allora. Quest’anno ripete un po’ meno il suo mantra “fuga in Georgia Australe” solo perché le temperature oscillano fra, appunto, Georgia Australe e foresta pluviale. Ma non è ancora del tutto scongiurato che vada in onda il cinepanettone “Natale a Grytviken“.
Koris pensava di essere a posto con i regali natalizi, specie con l’operazione “Terroristi della felicità” che dovrebbe essere a buon punto. Poi ha scoperto che il regalOrso, ordinato a fine novembre, è al momento bloccato alla dogana tedesca di Singapore. Da una settimana. Perché sia lì e come vi sia arrivato non è dato sapere. Forse non si vuole nemmeno sapere.
Al lavoro l’universo si è reso conto che è la fine dell’anno e che bisogna fare cose e vedere ggggente al più presto. Peccato siano cose che esistono sulla to-do-list da giugno e a cui tutti avevano risposto “lalalalala non sento!”. Non sarà il Natale a farvi aprire gli occhi, regà.
Dottorando Santuzzo vive la sua vita all’insegna del periodo e gioca coi Koris-nervi facendosi vivo in particolare per… cazzate. Di preferenza alle quattro e mezza e con le idee non chiare. Koris inizia a chiedersi se anche il Replicante si sentiva così e se questo non sia l’inizio di un processo di Replicantizzazione. Koris non ha ancora cominciato a portare esclusivamente t-shirt, quindi forse non è ancora così grave. Però un dottorando al terzo anno non può venire a chiedere quale sia l’intergrale di exp(x), nemmeno il venerdì pomeriggio. Se no si attiva il mini-Bazilla sulla spalla che si mette a strillare “Al DAMS! Deve andare al DAMS!”.
Dei contratti ancora non si sa niente, chi vuol esser lieto sia, del diman non v’è certezza. Forse è davvero venuto il momento di dichiarare aperta la decadenza e comprare un cesso d’oro e due leopardi.
La settimana prossima dovrebbe essere il trentunesimo Koris-compleanno, se ci si arriva vivi. Quest’anno non si festeggia in grotta, Koris vorrebbe una sacher ma ha il terrore di dare origine a un’orgia di carboidrati e grassi insaturi che terminerà solo a inizio gennaio. Magari è il caso di non aggiungere sei uova e un barattolo di marmellata. ‘theiu ha deciso di sfidare il Karma e il Karma lo ha punito severamente con “articolo indisponibile”. Uno mica si improvvisa terrorista della felicità così su due piedi, ci vogliono anni e anni di cospirazioni compleanniche e di complotti natalizi, una mano ratta e dei complici infallibili.
Tutto andrà meglio quando, fra dieci giorni, Koris avrà il culo sul Flixbus verso Merdopoli. Sempre che il meteo regga.

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Boicottaggio

Ci sono delle mattine in cui il presentimento che ci sia sotto qualcosa si fa pressante. Momenti in cui ti svegli e senti che qualcosa non è al suo posto. Che nell’ordine cosmico si è aperta una falla, che l’eterna spirale del tempo per una volta si è inceppata.
C’è una falla nel sistema. Un piccolo ingranaggio della grande macchina universale è uscito dalle sue sedi e ha dato origine a qualcosa che non dovrebbe essere.
C’è uno strappo nel velo di Maya che permette di intravedere la realtà, come dovrebbe essere.
Stamattina era una di quelle mattine.
Koris si è svegliata stranamente riposata per essere un lunedì mattina. Nell’aria c’era qualcosa di strano, insolito. Si udiva dalla strada un via vai di veicoli inaudito per le del mattino. Ha schiacciato il pulsantone dello SmartPhogn per sapere che ore fossero.
Nessuna risposta. Schermo nero. Buio.
Colta da un terribile sospetto, Koris è andata in cucina. Il microonde segnava inesorabile tre numeri: 8:15.
“In piedi, bestio, non è suonata la sveglia, sono le otto passate!” ha urlato Koris a un ‘thieu dormiente con la stessa inerzia di un masso.
Dinamica dell’incidente: lo SmartPhogn deve aver fatto un aggiornamento truffaldino che lo ha prosciugato della batteria per ragioni scosciute. L’oggetto del demonio ha quindi boicottato la sveglia.
Non capitava dal 2013 e nonostante ‘thieu continuasse a ripetere “Smettila di stressarti, non è la fine del mondo”, Koris non può non vedere in questo boicottaggio la sopita necessità di un periodo di vacanza prolungato. Per tutti, SmartPhogn compreso.

In una sola giornata

Ci sono giorni in cui il letto grida “non lasciarmi!” e bisognerebbe dargli ascolto. Koris stamattina non lo ha fatto e mal gliene incolse.
Koris aveva la macchina parcheggiata a un livello sotterraneo che non credeva esistere. ‘thieu le ha consigliato di farsi accompagnare da Orfeo, in quanto la macchina doveva stare proprio accanto a Euridice all’inferno. Al solito, conversazioni leggerissime.
All’uscita degli inferi del parcheggio, la strada era bloccata da un argutissimo omino pulitore che aveva abbandonato il suo pick-up con spruzzino in modo da ostruire totalmente le tre vie esterne. Non è stato facile fargli capire che era giusto un po’ in mezzo alle palle.
L’autostrada era felicemente bloccata non da uno, non da due, ma da tre incidenti. Quarantacinque minuti solo per fare un tragitto che normalmente ne richiede dieci.
Arriavata quasi a destinazione, al casello di Mordor c’era coda. Altri venti minuti, giusto per arrivare con un’ora di ritardo alla riunione diversamente utile che allieta le Koris-giornate lavorative in questi giorni.
Un tizio che doveva organizzare una riunione in Skype da ottobre circa, dopo l’ennesimo sollecito, si è fatto vivo. Ha proposto come data per la discussione “il 25 di questo mese o un qualunque giorno di quella settimana”. Ne ha ricavato una maschera viso esfoliante a base di sputi.
Dottorando Santuzzo è in fase accollo. Ha cercato di placcare Koris mentre stava facendo scaldare il cuibo, è stato liquidato con “non ora”. Non pago, un’ora dopo ha deliberatamente ignorato il segnale “occupato” su Skype e ha iniziato uno stalking informatico a base di “sei in stanza? Posso passare? Posso parlarti?”. Quindi ha mandato una mail per un meeting questo venerdì. Quindi ha mandato una mail per dire che aveva mandato una mail per un meeting questo venerdì. Bromuro nella colazione di dottorando Santuzzo, per piacere.
La neve ha cominciato a scioglersi, la voglia di vivere pure. Speriamo che nevichi di nuovo al più presto, altrimenti Koris ricomincia a sognare la Georgia Australe.

Sorprese mattutine

Lasciatasi alle spalle Marseille Nord, Koris ha scoperto che il resto del dipartimento si era svegliato sotto una spolverata di neve, come non si vedeva da qualche tempo.
In Koris convivono due anime: una mediterranea, dettata dalla genetica di chi è nato in una regione costiera collocata nell’Italia settentrionale per errore, e una montanara, per amore a prima vista sul Gran San Bernardo.
Stamattina il frammento di anima mediterranea ha visto la neve e si è messo a urlare: “Argh! Cos’è questa cosa bianca, scivolosa e fredda? Nevica! Aiuto! Le strade bloccate! Chiudete tutto! Dichiariamo lo stato d’emergenza! Chiudiamoci in casa sepolti sotto otto strati di pile e attendiamo il disgelo!”. In questa circostanza il Koris-pensiero va sempre a Iset, donna del Grande Inverno Valbormidese con annesso branco di metalupi, che talvolta al liceo chiamava all’alba dicendo “ha nevicato, nessuno pulisce le strade, sticazzi che vengo a scuola”. Questo è il sentimento che domina mezza Koris mentre sfreccia sull’autostrada per andare al lavoro.
L’altra mezza Koris invece si fermerebbe a giocare con la neve perché la neve è una cosa magica e meravigliosa. Poi si ricorda che dovrebbe andare al lavoro. Poi si ricorda anche che l’autostrada che la porta al lavoro finisce a Gap, proprio sotto le alpi. Uno potrebbe benissimo sbagliarsi e finire a farsi una giornata in montagna.
Insomma, Koris oggi ha il cervello in anticipazione da week-end. E da domani sarà un cervello surgelato, se andrà davvero a spalare nuove grotte sotto la neve…

La movida sotterranea di Koris

C’erano potenzialmente due difficoltà: il pozzone da 70 m e il sifone. Il pozzone da 70 m in realtà non dovrebbe esserlo, ma se è quello in cui hai avuto lo speleo-problema namber uan allora magari più diventare un problema. Ed è il problema che ti fa sottovalutare il vero secondo problema: il sifone (in realtà il termine italiano non gli rende giustifizia, in francese si chiama voute mouillante “la volta che bagna”, mentre si usa “sifone” solo per lunghi passaggi sommesi; questa era spacciata per voute mouillante, che sembra un soft-pornachos ma non lo è).

encanaux

Se è porno tolgo (in realtà è pure bruttina, come grotta)

A dire la verità, la colpa è da attribuire anche alle voce messe in circolo fra il soccorso speleo.
“Date le precipitazioni attuali, il sifone sarà basso”
Koris, che avendo una genetica felina odia bagnarsi, ha avuto la paranoica pensata che avrebbe potuto salvarle la vita.
“Meglio che porti la muta?”
“Esagerata! Al massimo portati i leggins di ricambio se ti danno fastidio i vestiti bagnati”
Va bene, niente muta.
Mortacci vostri.
Il campo base è stato messo in un vallone che si chiama la Ghiacciaia. La temperatura nottura sottozero ne conferma ampiamente il nome. Gli organizzatori dell’esercitazione avrebbero rischiato il linciaggio se non avessero messo a dispozione dello speleo-popolo una tenda riscaldata in un cui radunarsi una volta calato il sole (ore 15). Date queste premesse e nonostante il sacco a pelo di piumino, passare la notte sotto terra a 14 gradi fissi pareva una cosa allettante.
“Koris, ti va la squadra di assistenza 2?”
“Certo!”
“Guarda che passate la notte sotto terra, entrate alle otto e uscite col ferito”
“E dove sarebbe il problema?”
“Lo vedrai”
Parlando con altri soccorritori si scopre però che il sifone non è così basso. E qualcuno ha tirato fuori la muta dal confano della macchina. Dalle descrizioni frammentarie, Koris si immagina che più che una vasca dal soffitto basso, il fantomatico sifone sia in realtà un budello con l’acqua a terra, altrimenti non si spiega perché la gente sia bagnata fino al torso. Vabbè, a un budello bagnato si può sopravvivere. Ci siamo fatti di peggio.
Dopo una cena super leggera a base di salsiccia e fagioli (sarà l’ulitmo vero pasto fino alla cena del giorno successivo), il gruppo si è incamminato su per il canyon per arrivare all’ingresso della grotta. Koris non era proprio sicurissimissimissima di voler entrare di nuovo nel suo incubo, ma ce l’hanno mandata a calci in culo. Alla fine il pozzone è passato indenne. O forse è passata la paura dei pozzoni. Veryovkina stiamo arrivando.
Tutto sembrava andare benissimo. Finché Koris non ha visto il sifone.
Che in effetti era un sifone, un metro di altezza con 50 cm d’acqua nella parte alta. La Koris-squadra ha cominciato a spogliarsi.
“Lo passiamo in mutande e poi ci teniamo i vestiti asciutti dopo”
“Buttiamo tute e tutto nei sacchi della spazzatura e passiamo”
“Tanto l’acqua è a 13 gradi, è calda”
Koris è rimasta in mutande come richiesto, ma il dubbio a attanagliava. Quando ha messo le ginocchia nell’acqua il dubbio si è fatto strada. Quando ha visto il passaggio più basso in cui la sua testa sarebbe finita sott’acqua, Koris ha ha fatto un salto come un gatto caduto per errore nella vasca da bagno.
“Io lì non ci passo”
“Ma è solo un attimo, butti giù la testa ed esci dall’altra parte”
“Sticazzi. Andate avanti voi”
Koris si è un po’ odiata per questa decisione, ma è meglio un dubbioso vivo che un temerario annegato. Senza contare che passare il sifone con le salsiccie nello stomaco e senza muta poteva essere un po’ troppo temerario. E poi il resto della squadra era dotato di utile strato lipidico isolante dal freddo, come gli animali delle regioni polari. Koris, essendo gatto (fa eccezione gatta Spin, che era lardo di Colonnata con la pelliccia), è molto meno termicamente isolata.
Koris si è quindi imbucata fra gli artificieri che avevano la consegna di allargare la volta. E poi diciamolo, far saltare per aria pezzi di rooccia è meglio che assistere feriti. Lasciamo che la selezione naturale faccia il suo corso, e che cazzo.
Il resto della nottata è passato come al solito, una volta finite le mini-cariche per divertirsi allargare il sifone in modo che la barella passasse comodamente. Attesa, “e che cazzo, che ora è?”, rispondi al telefono sotterraneo, tira la barella, prepara il paranco, passa davanti, prendi un sacco che pesa un quintale, aspetta, fai la coda, dai una mano al volo.
Koris è effettivamente uscita assieme al ferito alle cinque del mattino. Temperatura esterna non pervenuta ma sottozero. Arrivata al campo base erano ormai le sei, la tenda era gelida, il sacco a pelo anche, quindi sticazzi dormire, Koris ha optato per vegetare nella tenda comune riscaldata. A tratti si è addormentata sulla sedia da campeggio, con un intervallo temporale di cinque minuti.
Quando è sorto il sole ha inizio a molestare ‘thieu dicendo che voleva tornare a casa prima del pranzo comune, che la Ghiacciaia è bella finché dura poco, che dopo la notte insonne e col Mar Nero negli stivali si merita di buttare la giornata sul divano. ‘thieu è riuscito a convincerla a restare fino alle dieci per dare una mano a mettere a posto tutto il bordellame. Resta da vedere se riuscirà mai a convincerla a mettere la testa sott’acqua.
A mezzogiorno ‘thieu era stramazzato nel letto, Koris continuava a lampeggiare fra veglia e sonno, per cui il pranzo è passato in cavalleria nonostante la fame. Nel pomeriggio il mondo era uno strano posto incomprensibile, ‘thieu ha continuato a ronfare di tanto in tanto, Koris si interrogava sul per quale cazzo di ragione abbia deciso di andare al soccorso speleo. Dopo una parca cena perché nessuno aveva voglia di prepararla, Koris è andata a dormire allo gloriosissima ora delle otto e mezza, mentre le galline erano a spaccarsi in discoteca.

Toranaga-style

Koris ieri sera era talmente tranquilla che mentre lavava i piatti danzava e canticchiava a ritmo di questa melodia:

Fare-the-well, oh you barbary merchants
fare-the well to the spanish blockade
fare-the-well to the straits of Gibraltar
and the treacherous seas of Cathay

Questo significa due cose: 1) Koris è totalmente andata, ma lo sapevamo; 2) il divo Toranaga è stato scomodato dai suoi gozzovigli iperuranici per occuparsi della sua devota.
Nel caso il divo fosse troppo ubriaco di sakè per assumere il ruolo di commissario tecnico della Koris-vita, Koris stamattina ha messo gli orecchini maggici portaculo. Come si evince, la razionalità aveva preso ferie.
Oggi c’è stato il pranzo coi capi che doveva essere a ottobre ma che poi no. Per calarsi nella giusta atmosfera, riportiamo la chiamata preventiva col CCC, che ormai mai più senza.
“Allora ci vediamo davanti all’ingresso”
“Sì, va bene”
“Dove c’è la sbarra”
“Lo so, ci passo tutti i giorni”
“Ma non quella principale del sito, eh, quella del sito B”
“Sì, ok, ho capito…”
“Eh, non so se sei pratica di quei posti…!”
“… vabbè, cià”
Koris, oltre ad esserlo portato già preventivamente menato da casa come secondo la migliore tradizione, aveva rotto gli zebedei a ‘thieu e ai Maiores dicendo “ma se mi licenziano voi mi volete bene lo stesso?”. In breve, Koris era preparata al peggio del peggio del peggio.
Al pranzo c’erano l’immancabile CCC sempre sia lodato (ma anche no) e il Padrone della Baracca, vincitore di un sacco di Academy Awards come miglior attore protagonista della sceneggiata, categoria “c’è grossa crisi”. Soprendentemente, avevano tutti e due un basso profilo. C’è anche da dire che Koris si è presentata tutta sorridente e chi la conosce bene sa che Koris, se sorride, significa che ha appena fatto un massacro o sta per perpetrarne uno. Presente Mercoledì Addams? Uguale.
“No, ma come va fra i NeutroniPorcelloni? Vogliamo dire, ti trovi bene?”
Koris è stata graziosamente sulle sue, dicendo che sì, si trova bene, ma insomma, si lavora e si fatica per la legge dell’ortica. Si è evinto che i due avevano una gran fifa che Koris piantasse su un capriccio enorme e dicesse che lei fra i matti non ci vuole più stare, che le trovassero qualcos’altro da fare. Il che era più o meno l’ultima delle richieste di Koris, ma non era esattamente il messaggio che era scaturito dai suoi scambi precedenti col CCC. Il generale esperto logora il nemico tenendolo costantemente sotto pressione. Lo fa correre dappertutto adescandolo con vantaggi illusori. Grazie, Sun Tzu.
Koris ha detto che tutto sommato non le dispiacerebbe continuare a lavorare qui. In fondo, per l’azienda è importante e Koris è felice di potersi rendere utile. Anche se ogni tanto il lavoro è pesante, se siamo sempre sotto stress, se i tragitti sono lunghi. Koris, se ti fai cadere ancora un po’ più dall’alto finisce che hai bisogno di un elastico per il bungee jumping.
Le due serpi hanno ammesso che sarebbe bene se il contratto continuasse. Ancora meglio se fosse rinnovato per tre anni (qui Koris ha dovuto dissimulare un momento di gigantesco sospiro, se non la sua strategia finiva alle ortiche). Il Padrone assicura che non c’è motivo per cui non si faccia. Koris passa il resto del pranzo a ricordare al CCC che è il caso che ne parli col Megacapo di qui prima che sia troppo tardi. Non sono giunte prove a conferma che il CCC abbia capito, toccherà spiegarglielo altre sedici volte.
Un po’ di gossip: Koris ha chiesto notizie di Binomio il Minghiascaro. Padrone e CCC sulle prime erano restii a pronunciarsi. Poi il Padrone ha parlato:
“Non sappiamo che gli è preso. Doveva andare a presentare dei dossier a luglio a Parigi, il giorno prima ci dice che non ci va. Quindi si mette in malattia e chiede dei soldi. Ora siamo in contenzioso, lui è sempre in malattia… ma che strano, non ce lo saremmo mai aspettati da lui, sempre così accondiscendente…”
Koris ha cercato di restare impassibile, mentre dietro di lei il fantasma di Toranaga si scompisciava dal ridere e faceva gesti di maleducazione. Era chiaro come il giorno che Binomio il Viscidone sarebbe schizzato via come un anguillone nel momento meno opportuno. Un po’ se lo meritano. Un po’ tanto. Ma questa guerra fra minchioni deve essere talmente geniale che è un peccato non poter assistere in prima persona. Da una collina. In un bunker. Al riparo dagli schizzi di merda.
La situazione è la seguente, ordunque: Koris ha il beneplacito per mantenere la sua posizione ai NeutroniPorcelloni. Dal rapporto di alcuni shinobi indiscreti e chiacchieroni, pare che anche i NeutroniPorcelloni siano propensi per tenersi Koris. Non resta che combinare il tutto facendo incontrare le due parti. La cosa divertente è che in cotanta cospirazione Koris non ha mosso un dito per convincere nessuno. Almeno così pare. Ottenere cento vittorie su cento battaglie non è il massimo dell’abilità: vincere il nemico senza bisogno di combattere, quello è il trionfo massimo. Insomma, Toranaga-style.

trash-shogun

Shogun in versione trash. Ora manca solo il dance remix del balletto marinaresco.

Lezioni mediterranee

“Hai una famiglia molto organizzata, ma è un’organizzazione, come dire… mediterranea”
Questo il commento ‘thieu a caldo dopo un altro richiamo di italianità, offerto da tre giorni di permamenza a Merdopoli per il congresso italiano di speleologia. Nella breve permanenza non è ben chiaro se ‘thieu abbia imparato nuovi vocaboli, ma ormai la si considera una causa persa.
L’uscita speleo prevista agli Scogli Neri per cui Koris ha un sacco insistito è stata fatta sì, ma alla bersagliera. Non si andava così veloce nemmeno al soccorso speleo (e grazie al cavolo, con la barella al seguito…). ‘thieu è riuscito a fare qualche foto, ma meno del previsto. Pazienza per la grotta fast’n’furious.
Koris, durante le presentazioni del congresso, si è incazzata come una biscia di fronte alle esplorazioni di un gruppo russo che è arrivato a quota -2200 alla Sima Veryovkina. Koris non se l’è presa tanto per la profondità, che tanto o si fanno esplorazioni nel Caucaso o si raggiuggono col ca… ucaso, appunto. Se l’è presa a morte perché questi sono passati in quattro anni da -400 a -2200. Hanno esplorato pozzi e pozzi senza mai dover tirare secchi di terra, senza essere costretti a scalpellare strettoie, senza avere il minimo dubbio del “ma sarà da quella parte? Boh!”. Ecco, tutto questo non è carino di fronte alla gente che esulta per aver percorso dieci metri dopo mesi e mesi di spaccamento di pietre (e non solo pietre). Koris ha passato il resto della serata strillando “non è giusto, però!”.
Au passage, Koris si è improvvisata interprete di qualunque lingua passasse sullo schermo verso il francese. Non c’è alcuna garanzia sul risultato.
L’Amperodattilo, in preda alla sindrome dell’ospite, ha cucinato il cucinabile fra focacce, ravioli, cappelletti, salsicce, patate e antipasti vari. ‘thieu ha chiesto se facesse sempre così, gli è stato risposto che può essere anche peggio. U Babbu ha effettuato un certo numero di viaggi in cantina e altrove da ampero-gregario.
Orso è diventato BarbOrso, nonostante la sorella lo osteggi in qualunque modo.
“Orso, sai cosa c’era fra le clausule del trattato di pace che Carlo Magno impose al duca longobardo di Benevento?”
“No, cosa c’era?”
“Di tagliarsi la barba”
Koris è tornata in Francia con due chili di Pan di Stelle generici della Coop, focaccia secca, olive taggiasche, parmigiano e altre cose da tipico “pacco da giù”, solo che in questo caso il pacco è da est. ‘thieu ha avuto un subitaneo amore per la focaccia di Recco e chiede perché in Francia non si trovi lo stracchino. Non ha ancora finito di stupirsi per come si possa passare dal livello del mare a settecento metri di altitudine in soli tre chilometri, ma ehi, è la Liguria, baby, e tu non puoi farci niente. Intanto Koris ha potuto staccare la spina e non pensare ai mille assilli che la aspettano all’uscita dell’autostrada di Marseille.
Prossima puntata a Natale. C’è del potenziale.

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