Archivi categoria: andate e ritorni

Ora o mai più

Con la recrudescenza del vairus che comincia a uscire dalle fottute pareti un po’ dappertutto, Koris ha dovuto prendere decisioni difficili per quanto riguarda i suoi ritorni in Italia. Ovvero prendere armi e bagagli e fare una toccata e fuga su un week-end, prima che le frontiere si chiudano dall’oggi al domani o richiedano quarantene in lazzaretti isolati in attesa di un tampone che potrebbe anche essere mai.

È stato un comportamento giudizioso? Forse sì, forse no, ma ormai è fatta. Il casus belli del resto era la revisione della Ya(xa)ris, macchina diciottenne che nonostante tutto fa ancora il suo sporco lavoro di utilitaria spartana. Ma se Koris avesse indugiato ancora, la Ya(xa)ris forse non avrebbe mai potuto passare la revisione italica. Sono cose complicate, signora mia.

Nel mentre, in famiglia sono tutti sopravvissuti con più o meno danni al confinamento e alla convivenza dal vairus.

U Babbu assume una dose giornaliera di 50 versi dell’Odissea in lingua originale. Si lamenta del suo accolito Tortellino che capisce poco. Inviato a fare la spesa, riesce ad arrivare con enormi provvisioni di qualunque cosa tranne ciò che gli era stato richiesto. Essendo alla fine dell’estate, è color terracotta e se ne vanta alquanto.

L’Amperodattilo ha lo stesso colorito. Di solito parla di cibo, quando non si lamenta del vairus e “io una roba così non l’avevo mai vista”. Ogni tanto legge cose a caso e fa strafalcioni del calibro di “torre merdata”; potrebbe essere un segno dei tempi, invece è sempre stato un segno distintivo del personaggio. Oltre a parlare di cibo, ne prepara in quantità industriali e si lamenta quando si consiglia di finire gli avanzi. “Cosa penserà ‘thieu che gli diamo da mangiare i resti del giorno prima?” si duole l’Amper.

Orso dice alla sorella che è meno magra del solito, ignorando deliberatamente la trave che si trova nel suo occhio. Lavora imprecando a un ritmo importante. Spacca il caricabatterie del MacBook e mentre va a comprarne uno l’Amperodattilo ripara il danno.

Il meteo annunciava temporali e siluri volanti, mentre il tempo meteorologico si è limitato ad essere umidiccio e stinfio. Koris aveva pianificato un nulla cosmico e ha passato 48 ore a scusarsi di non aver pianificato.

Il prossimo transito italico potrebbe risultare alquanto complicato. Ma del resto, del diman non v’è certezza e di questi tempi ancora meno del solito.

Speleo Things, stagione 6

Nuova stagione. Loffia.

Come in tutte le serie che si rispettino (ma anche no), capita che una stagione sia più sotto tono delle altre. Dove c’è poca trama e troppo sviluppo di personaggi di cui non è che ci fosse proprio bisogno. Questa stagione del campo speleo alla Pierre Saint Martin è stata proprio così. Ma tutto sommato grasso che cola, visto con la piega presa dagli eventi a marzo, il campo speleo poteva non esserci proprio.

Koris e ‘thieu hanno passato gran parte delle due settimane ad allargare un meandro di quindici metri a -70, sempre nel loro BB26 adorato che tanto li aveva viziati l’anno scorso. Quest’anno no, niente vizi, solo duro lavoro nella corrente d’aria a 5 gradi. Per arrivare, qualche giorno fa, su una saletta in cui si intravede… la continuazione del meandro. Quindi la stagione 2021 si aprirà paro paro che la 2020, ma non precorriamo i tempi.

‘thieu non ne è stato molto entusiasta. ‘thieu ha molto imprecato perché il meandro era (ed è ancora) diversamente largo. ‘thieu si è scoraggiato molto più di Koris e in certi giorni ha inalberato un’espressione truce, dichiarando di non volerne sapere più nulla. Alla fine voleva saperne ancora, ma lamentandosi ad ogni centimetro. È un mondo difficile.

Al contrario, Koris era motivatissima a spaccare roccia e infilarsi nel meandro intimo. Ma Koris è in uno stato mentale assai bizzarro per cui le vanno bene un sacco di cose, soprattutto se non hanno a che fare con le persone. Poi fare su e giù per trenta metri di pozzo potrebbe aver giovato alla sua fifa dei pozzi grossi. Potrebbe, eh. Per conferma si potrebbe fare a settembre l’Abisso delle Patate col suo gustoso P65.

Sviluppo dei personaggi, si diceva. Quest’anno, strano ma vero, al campo speleo c’era più gente del solito. Koris ha fatto conoscenza con un geek degli esplosivi (ciao agenti della CIA, felice di vedervi) che si è rivelato essere un personaggio sotto molti aspetti, fra cui quello di grande gueule de Ch’ti. Koris, abituata alla dizione marsigliese o parigina di ‘thieu, ha imparato un sacco di cose nordiche. E con nordiche si intende da “Giù al Nord“. Ha anche appreso un sacco di cose per fare grandi kaboom, ma non è sano discuterne.

Personaggi di cui invece si sarebbe fatto volentieri a meno: Pisellone II. Pisellone I era uno speleologo marsigliese che credeva sempre di avercelo più grosso, lungo e magnifico degli altri. Pisellone II uguale, ma da Lione. Caratterizzato dalla più pura essenza di mascolonità tossica, Koris ha tirato un sospiro di sollievo quando si è infine tolto dai piedi. Lui e la sua teoria per cui “no, ma il BB300 ha l’aspetto di un vero abisso, il BB26 non continua”. Try again, ciccio, piglia e porta a casa il tuo P20, noi siamo a -70. In miniera, ma a -70. Che poi per Koris ognuno può fare quello che vuole, ma senza denigrare il lavoro degli altri.

Personaggio minore: il pompiere del Nord trasferito nel Gers (questa cosa ripetuta in media ogni 5 minuti) che allietava le cene raccontando disgrazie, incidenti stradali, incendi, gente morta male. Costui si è tirato dietro la moglie e i figli pro-ana, alimentati a mezza salsiccia a pasto. Parentesi: Koris ha dei grossi problemi di incomprensione con le mogli non-speleo degli altri speleo, ma questo merita un post a parte.

Koris è sopravvissuta a una delle peggiori avventure culinarie della sua vita, ovvero la sauce bolognaise. Che nella mente malata di qualcuno che non sapeva non solo cucinare, ma manco mangiare, dovrebbe essere il ragù. Il sugo “sauce bolognaise”, abbreviato “bolò” (perché pare un bolo alimentare in via di digestione), è giunto in barattolo. Già se fosse stato ragù Saclà sarebbe stato poco apprezzato, la “sauce bolognaise” marca falso-italiana BuonGustoMaAncheNo non aveva alcuna speranza di essere mangiabile. La moglie del pompiere ci ha aggiunto delle carote (“così mangiamo un po’ di verdura”) e una scatola di funghi interi. Una cucchiata di tale intruglio era servita su un piatto di pasta padana (sic!) messa a bollire per venti minuti e lasciata raffreddare per un quarto d’ora perché “tanto la pasta sta”. In seguito all’episodio e al “a me datene poca, eh!”, Koris è stata classificata come “di gusti difficili”. Una medaglia al valore, in pratica.

Quest’anno loffio ha portato a delle esplorazione loffie. Ma finché c’è vita e corrente d’aria nel meandro c’è speranza. L’anno prossimo si spera che il meandro “della lingua e del dito” (ciao, Celia) porti al tanto agognato pozzo Ziogatto. Non ci resta che sognarlo per un altro anno.

Odissee casalinghe

Koris se la sentiva che non dovevano andare a passeggiare. O meglio, che dovevano andare a passeggiare sopra a Aubagne e non nel Luberon. C’era quel presentimento di fregatura nell’aria, un uccellino del malaugurio che si mette a cinguettare fra le meningi. Ma niente, non lo si ascolta.

La passeggiata non era neanche male. A parte i “due passi” trasformati in dieci chilometri, ma quella è un’abitudine perniciosa.

Si torna a casa, tempo stimato un’ora, alle sei e mezza. Ci sarebbe il tempo per rifare il letto, fare un minimo di spesa e preparare qualcosa di mediamente squallido. Facciamo una pasta? I rotolini di prosciutto? Un cake salato? Quattro cacche in padella?

A Vitrolles un cartello luminoso indica “traffico sulla A7, consigliata la A55 litoranea”. Cosa avrà voluto dire? Vabbè, tanto per entrare sulla A7 c’è sempre traffico, ci sarà stato un incidente, magari è risolto e si passa senza problemi. Si commette l’atto di ubris di non dare retta al cartello e si continua fieri e alteri sulla A7.

Si arriva alla biforcazione con la A55, completamente intasata, si passa oltre. Si ignorano le proteste del navigatore che intima a più riprese “uscite da questa autostrada il prima possibile, folli!”. Ma siccome il navigatore ha già portato Koris a perdersi in posti improbabili come Oppedette, non è ritenuto affidabile.
All’entrata nell’orbita marsigliese, il traffico si fa denso come la pece. Poi dalla densità estrema passa all’immobilità. Vabbè, sarà il passaggio da tre a due corsie, condito con l’inciviltà marsigliese tipica. Si prosegue, sempre ignorando il GPS.

Fermi. Bloccati. Si fa un metro ogni cinque minuti quando va bene. C’è sicuramente un incidente sotto al tunnel di Saint Antoine, è il posto preferito in cui la gente si cappotta o si tampona, una sorta di must per il guidatore distratto. Gli argomenti di conversazione scarseggiano, la chiavetta usb con la musica ha marcato visita ed è rimasta a casa, complice il “tanto abbiamo solo un’ora di strada da fare”. Illusi.

Si arriva al fantomatico incidente e non è sotto al tunnel. C’è una macchina in verticale a cavallo della barriera divisoria, nessun veicolo di soccorso, una macchina tamponata davanti. Nessuno pare essersi fatto nulla. Affascinante. Koris si domanda come sia possibile parcheggiare una macchina in tal modo e a quale diversamente moderata velocità viaggiasse il tipo per sperimentare questa sorta di decollo. Ma tanto ormai l’incidente è passato, si potrà rientrare senza intoppi, giusto?

No. Traffico post-incidente ancora più denso di prima, non si avanza per nulla. Sono quasi le otto, il supermercato sta chiudendo, ormai per cena ci si deve arrangiare con quello c’è in casa. Alla radio si alternano dirette dal salone dell’agricoltura, inclusi amorazzi fra allevatori, e un concerto che si scoprirà poi essere di Stravinsky, non esattamente la musica più apprezzata dai nostri eroi. Il navigatore ormai è offeso e lampeggia sullo schermo “cazzi vostri”.

Ore otto e mezza. Metri fatti: sette e quarantacinque centimetri. Ormai i nostri sanno tutto sui problemi degli allevatori francesi. Non sanno però se riusciranno mai ad arrivare a casa. Koris si decide a guardare sul quotidiano locale, La Provence, cosa stia succedendo. Gli onori della cronaca sono per la partita OM-Nimes, che il calcio sempre e comunque prima di tutto. Poi, in un trafiletto invisibile, scrive: “un uomo è stato ucciso con un’arma da fuoco mentre guidava sulla A7 alle 17:30 all’altezza delle Aygalades, l’autostrada è tutt’ora chiusa, o forse aperta, o forse no, ma che ci frega, c’è la partita”. Meraviglioso.

‘thieu fa una manovra marsigliese doc per prendere l’uscita Aygalades, giusto in tempo per evitare di finire infognati nel posto di blocco. Koris sbircia e le pare che l’autostrada sia effettivamente chiusa. Vabbè, poteva andare ancora peggio, sono le nove, quando si arriva a casa si ordina una pizza. Mentre si fa il tour dei quartieri nord, il navigatore inizia a ripetere “ve lo avevo detto, coglioni”.

Posseduto dallo spirito del ragionier Filini, ‘thieu esclama dal nulla “prendiamo la L2, evitiamo i quartieri nord e facciamo prima!”. Quindi si butta per riprendere l’autostrada. Si accorge subito di averla presa nel senso sbagliato. Anziché verso Marsiglia, va verso Aix, direzione opposta. Come Ulisse che arriva in vista di Itaca, ma poi l’equipaggio apre l’otre dei venti e manda tutto in vacca.

Koris vorrebbe picchiarlo molto forte. Siccome la cosa non risolverebbe il problema, si inquieta.
“Ma benzina ce n’è?”
“Credo”
“Quanta?”
“Ahem… autonomia 80 km, siamo in riserva.”
Meraviglioso.

Si esce a Septème con l’idea di ritornare verso i quartieri nord. Tutto bloccato. Koris inizia a sentire l’ansia di quando la macchina va in riserva, a differenza di U Babbu che potrebbe farci il Camel Trophy senza porsi problemi. Koris propone di lasciare perdere i quartieri nord, di tirare fino a Plan de Campagne, fare benzina e mangiare in loco, che ormai sono le nove e senza carboidrati si fanno solo cazzate.

Ci si ferma a un camion-pizza meno malfamato degli altri a Septème. Il pizzaiolo dice di aver sentito alla radio che dei tizi in macchina hanno sparato colpi di kalashnikov contro un furgone cellulare che trasportava dei detenuti, l’autostrada è chiusa perché la scientifica faccia i suoi rilievi. Mentre si mangia la pizza in macchina come i peggiori disperati, si discute se sia un’evasione o un modo per chiudere la bocca a qualcuno che ne sapeva troppo. Aspettiamo il referto del dottor Pasquano.

‘thieu dice “niente Plan de Campagne, seguiamo la strada per Mimet e poi di lì scendiamo su Allauch e fino a La Rose e a casa, dovremmo trovare una pompa di benzina da qualche parte”. Koris risponde “va bene, ma se riprendi l’autostrada ti picchio e ti faccio male”. Si riparte appena buttato il cartone della pizza.

Strade collinari nel buio della campagna di Gardanne. Non sappiamo dove andiamo ma ci andiamo lo stesso. ‘thieu ripete “meno male che non abbiamo bambini al seguito, sarebbe stato un incubo”. Koris risponde dall’altro dell’esperienza di fatto di ingorghi e strade sbagliate accumulata dalla famiglia Koris, quando sei disperso in macchina stai zitto e mosca che se no le prendi ancora, meglio giocare con gli obbligatori Biker Mice ed evitare conflitti in quell’aria di scazzo frizzantino che si creava nell’abitacolo della Jetta/Suzuki/Citroen. Citiamo per dovere di cronaca quella volta in cui da Piacenza, anziché andare a Merdopoli, si finì a Varese.

Mimet. Della pompa di benzina nemmeno l’ombra. Altitudine 500 metri sul livello del mare, gradi tre. ‘thieu comincia ad inquietarsi, poi si tranquillizza pensando che tanto ad Allauch ci sarà sicuramente un distributore.

Ad Allauch c’è il nulla cosmico e niente benzina. ‘thieu non osa accelerare e ci sorpassano da tutte le parti anche le lumache. La macchine prosegue solo perché la strada è in discesa e non è il momento di protestare.

Cartello fine del comune di Allauch, “città fiorita”, inizio del comune di Marsiglia, città fiorita di kalashnikov. È la terza volta che i nostri entrano nell’orbita marsigliese, questa volta sarebbe meglio restarci. Koris ripete ancora una volta “se cerchi di prendere di nuovo la L2 ti faccio a pezzi, ti mangio e poi ti caco sulle ortiche”. Perché l’amore si sente sempre nei momenti perigliosi.

Avenue de La Rose, non una, ma ben due pompe di benzina. Si fa il pieno perché ormai è successo di tutto. Cartello centro città. I viali di Sakakini vuoti che ci mancava solo un ingorgo pure lì. Gente trasgressiva che non si sottomette alla lobby dei semafori e ci sgomma davanti mentre siamo fermi col rosso. Boulevard Chave. Garage. Casa.

A casa ci si ricorda che il letto è ancora disfatto. Siccome sono le dieci e mezza, si decide di dormire nella camera degli ospiti perché ormai anche la decenza è morta. Koris continua a ripetersi che se le fosse successo mentre faceva le andate-ritorni da Neutroni Porcelloni avrebbe avuto un tracollo nervoso.

Ma tutto bene quel che finisce bene. Con tre ore di ritardo.

P.S. Koris è appassionatissima da questa storia poliziesca a km 0 e vorrebbe sapere tutto sulle dinamiche della sparatoria autostradale, ma visto che pare sia una storia abbastanza comune sarà arduo saperne di più. Va bene, ok, sono curiosità morbose, non si fa, è vero… (oh, se ci hanno fatto anche serie su Marseille una ragione ci sarà…)

Laser show ma anche no

Oggi Koris è dovuta andare in uno dei tanti posti sperduti dell’Ile-de-France, che per assonanza chiameremo Saclà anche se non ha nulla a che fare coi sottaceti. Koris doveva andare a Saclà per una questione di laser spingitori di neutroni su cui non ci dilunghiamo. Koris non ha molta simpatia per l’Ile-de-France al di fuori di Parigi (e a piccole dosi), ma se s’ha da fare, facciamo. Era abbastanza convinta di poter prendere il TGV per la capitale e quindi di affrontare il magico mondo della RER che chissà come funziona, se funziona. Ma il grande vantaggio ipotizzato era il treno: si arriva alla stazione un po’ prima delle 6, si sviene sul sedile del TGV e ci si risveglia tre ore dopo nel caos assoluto di Chatelet-Les Halles. Una sorta di drag&drop del dormiente con annesso risveglio traumatico.

Si è scoperto in seguito che per raggiungere l’assai poco magico mondo di Saclà in realtà si fa prima in aereo. Nel senso, uno dei tanti aeroporti parigini è in linea d’aria più prossimo a Saclà, rendendo l’opzione più appetibile, almeno sulla carta. E poi si evita il caos della capitale.

Ora, non è che Koris abbia paura di volare o robe del genere. Però l’aereo è un’immensa rottura di quaglioni. Un po’ perché bisogna andare a sbattersi a Marignane con mezz’ora di navetta se-ti-dice-culo (ma alle 5 del mattino ti dice culo, almeno quello), mentre il TGV è a una fermata di metro. Un po’ per il dover essere lì un’ora prima, i controlli, le attese, lagggente che si mette in coda al gate sedici ore prima. Il tutto per un’ora di volo in cui fra un decollo e una scoreggia del vicino non si ha nemmeno il tempo di schiacciare una pennica. Insomma, se si può scegliere, meglio il treno. Nonostante Koris sia stata a lungo una Trenitalia-user su tratte di lunga percorrenza ed elevato disagio come Genova-Rimini, cambi al volo a Voghera e mantra di “ci scusiamo per il disagio”.

Stamattina è stata una di quelle mattine in cui Ermes, dio dei viaggiatori, appare in sogno e dice “senti, dai retta, statti a casa”. E ne avrebbe anche ragione, altrimenti non sarebbe dio dei viaggiatori.

Koris è svegliata alle maledette 5:15, dopo aver passato le due ore precedenti a sognare di perdere l’aereo. Si è vestita, si è lavata ed è uscita alla volta della stazione per prendere la maledetta navetta verso il maledetto aeroporto. L’autista del bus la ha fatta salire subito, nonostante la navetta dovesse partire solo dieci minuti dopo. “C’è un tizio bizzarro che si aggira da queste parti e prende per il collo i passanti per derubarli” ha spiegato poi. Ottimo, cominciamo bene.

In aeroporto Koris temeva di non trovare la Capa (siamo sempre a corto di soprannomi), invece la cosa è stata meno tragica del previsto, per quanto all’alba delle sei sia tutto abbastanza tragico. La tragedia è venuta dopo: aereo in ritardo di un’ora per avverse condizioni atmosferiche in Ile-de-France.

“Strano, avevo visto le previsioni e dicevano che ci fosse il sole”
“Deve essere quella l’avversa condizione atmosferica, non ci sono abituati”

Al contrario, come si scoprì all’atterraggio, l’avversa condizione atmosferica era il nebbione, così fisso che il pilota ha fatto atterrare la baracca solo con la strumentazione. Guarda, mamma, con visibilità zero.

Il tizio dei laser aveva scritto che sarebbe venute a prenderle. Koris si immaginava in macchina. Invece si è scoperto un tizio con la berretta rossa in attesa al terminal 2 che era… venuto coi mezzi. Parecchi mezzi, per altro.

Inizia quindi una transumanza a base di OlryVal preso nella direzione sbagliata e rettificato correndo in maniera poco canonica, RER B, dieci minuti di bus che forse erano più venti che dieci. Attraversare mezzo nulla cosmico dell’Ile-de-France per arrivare nel campus di Saclà ha rinforzato in Koris la condizione che in quel posto forse si può sopravvivere, ma non vivere.

Sul sito dei laser show aspettavano una coppia di colleghi dell’istituto, ma del centro di FarFarAway, altro posto sperduto in Ile-de-France ma che necessita solo uno spostamento in macchina e non la logistica delicata dei provenzali sfigati. Erano indispettiti dal ritardo, ma anche sticazzi.

Il laser show è stato da una parte istruttivo, dall’altra… beh, dall’altra Koris pensava di essersi sciroppata la sveglia alle 5 e le amenità aeroportuali per discutere di cose di scienza dopo. Invece, quando si è proposto di andare a pranzare, la coppia di colleghi da FarFarAway ha risposto così: “No, noi ce ne andiamo che abbiamo una riunione questo pomeriggio, pensavamo di fare tutto entro la mattina ma a quanto pare… vabbè, ci sentiremo via Skype, cià”

Koris era un po’ indispettita, la Capa anche, ma la Capa ha potuto commentare “loro sono così, loro sono… parigini”. Paris-shaming fatto da due che hanno a casa dei Parigini, quindi Paris-shaming fatto con cognizione di causa.

Dopo un pranzo con Berretta Rossa e il clone di Renè Ferretti che però non veniva da Fiano Romano, si è cercato di fare un abbozzo di discussione. Invano.

“Vabbè, vi mando dei dati e poi discutiamo per bene via Skype” ha concluso Berretta Rossa.

Koris e la Capa hanno quindi fatto il percorso del combattente al contrario, permettendosi svariati “potevano anche dirlo, non è che avremmo attraversato la Francia per nulla”. Per altro, se all’andata avrebbero potuto tranquillamente prendere l’aereo dopo, al ritorno avrebbero potuto permettersi quello prima. Ma non è stato possibile, perché quando non è giornata, non è giornata e basta.

Del Koris-feeling e della subitanea illuminazione “sto diventando la Tacchettina, ziogatto!” parleremo in un post apposito con meno disagio aviotrasportato.

Numerologggia

Secono la definizione di uichipidia, dicesi numerologia una pratica di divinazione basata sui numeri. Lo stesso principio su cui si basano i sogni in cui la prozia Cenzina che ha lasciato questa valle di lacrime nel 1888 circa vi appare e vi elargisce i numeri da giocare al lotto. Forse zia Cenzina, più che poteri divinatori, aveva intrallazzi col ministero delle finanze.

Koris ieri ha compiuto 32 anni. Trentadue, ovvero 2 alla quinta, numero pari. Il due simboleggia la cooperazione, i risultati ottenuti in squadra, bianco e nero, l’uno e il molteplice, il maschio e la femmina. Il cinque invece rapprensenta i sensi, la consapevolezza, il potere dell’uomo, la base del pentacolo. Ma se sommiamo cinque e due, otteniamo sette, il numero spirituale che conduce all’illuminazione ultima, lo svelamento della realtà. Cosa significa tutto questo? Una mazza, grazie per averci seguiti fin qui.

Molto più interessante dal punto di vista numerologico è la soluzione trovata da Orso e Celia e adottata da Koris per tornare in Francia il 27 (27, tre al cubo, 3×3=9 ma anche 2+7=9, solo una coincidenza? Noi di Voyager pensiamo di no).

Un passo indietro: Koris deve essere a Parigi la sera del 27, quando si sveglierà a Merdopoli la mattina stessa. L’aereo è escluso per via bagagli ingombranti e biscotti di contrabbando, tocca fare tappa a Marseille per mollare il malloppo. In un mondo comodo e strafottente, Koris pensava di farsi catapultare a Nizza verso mezziogiorno, arrivare a Marseille verso le tre e zompare sul treno per Parigi alle cinque e mezza.

Poi l’Amperodattilo si sfracellò e l’ipotesi di farsi recapitare a Nizza per pacco celere via i Maiores è diventat meno praticabile. Koris non si perde d’animo e si è detta “come prendo il Thello all’andata per fare Marseille-Merdopoli, potrò prenderlo anche al ritorno”. Ma la Sfiga Ferroviaria regna sempre su di noi, quindi la tratta del Thello si trasformò in un ThelLoMeni, perché il treno giunge a Marseille a notte fondissima. Sticazzi, in breve (anche il versatile “sticazzi” ha sette lettere, a parola magica corrisponde numero magico, le coincidenze non esistono).

Koris s’è detta che il ritorno in Francia sarebbe diventata un’Odissea, ma tanto peggio, si fa Merdopoli-Ventimiglia, Ventimiglia-Nizza, Nizza-Marseille, Marseille-Parigi. Poi si muore, di solito. Ma il Fato empio&crudele ha deciso che tale combo maledetta non era fattibile per il vuoto siderale di treni in orario pasti a Nizza, che avrebbe fatto arrivare Koris a Marseille in un orario troppo prossimo al TGV parigino. Koris sa che quando la sfiga veglia su di te, devi minimizzare i cambi e allargare gli intervalli temporali per accomodare ritardi dovuti a guasti, ciscusiamoperildisagio, pecore suicide, gilets jaunes, sciami di locuste.

Koris stava per fare seppuku con una penna a sfera di fronte al sito del SNCF, quando Celia e Orso le hanno simultaneamente proposto il Flixbus. Che a ottobre fingeva di essere morto, e ora è tornato in auge. Senza necessitare passaggi per ponti genovesi fantasma, come proponeva due mesi fa. Problema risolto, insomma.

C’è un dettaglio numerologico che tuttavia ha attirato l’attenzione di Koris. La linea che fa Merdopoli-Marseille è la numero 404. Per tutti i non-nerdoni e i Maiores meno informatici, 404 è il codice di errore della pagine di internet quando non si trova quello che si era cercato. La pagina che non esiste, insomma. Richiesta non completata, attaccati al.

Koris teme che l’universo stia cercando di mandarle un messaggio numerologico in groppa al bus numero 404.

404

Koris, poi non dire che l’universo non ha cercato di avvisarti

Un paio di avvenimenti fantozziani

Koris è appena tornata dalla Haute Loire, dove ha passato quattro-ma-in-realtà-cinque giorni dai genitori di ‘thieu (gli pseudosuoceri). Questo post doveva chiamarsi “il polpettone di Fantozzi”, ma un altro avvenimento degno di nota deve essergli affianco.
Polpettone fantozziano: posseduta dal sacro foco dell’Amperodattilo, Koris ha avuto la pessima idea di ricambiare l’ospitalità producendo un polpettone Liguria edition. Ora, sappiamo tutti che Koris in cucina è un disastro, e come dice l’Amperodattilo “non sei l’angelo del focolare, al massimo il demone dello sciacquone”. Ma Koris se ne frega e cucina lo stesso. Poi se ne pente, ma è un altro discorso. Onde evitare di dilungarsi, partita con le migliori intenzioni con cui pavimentare un’autostrada per l’inferno, a Koris è accaduta la seguente lista di intoppi:

  • La pentola a pressione replicava la pressione dell’Everest e le patate hanno impiegato sedici ore a cuocersi;
  • Le zucchine erano acquose come solo le zucchine scure sanno essere;
  • Ad uno stadio troppo avanzato per abbandonare l’impresa, Koris si è accorta che i Francesi schifano, oltre al parmigiano, anche la maggiorana. Rimpiazzata con generiche “erbe di Provenza”, si sente più la pezza che il buco;
  • Il polpettone si è rivelato essere una sorta di blob fluido mortale della quantità di sei tonnellate circa, perché Koris e le dosi a cazzo sono una congiunzione a fallimento sicuro;
  • Il pan grattato necessario alla doratura superficiale è stato rimpiazzato con una sorta di crackers sbriciolati in mancanza di meglio;
  • In convocazione straordinaria via wazzapp, l’Amperodattilo bofonchiava che il polpettone mancava di Santi Crismi (= tutti gli ingredienti che rendono un polpettone degno di essere mangiato);
  • Mentre cercava di gestire le multiple crisi e la sua sindrome dell’impostore in cucina, Koris ha dovuto rispondere a domande del calibro “ma se ci sono le patate è una specie di purè?” oppure “al posto del parmigiano possiamo mettere l’emmental?”. Koris non si sente italiana, tranne quando in materie culinarie, per cui si trasforma in una specie di mafia-pizza-mandolino e le si accapponano pure i villi intestinali.

Alla fine il polpettone era mangiabile, a detta di ‘thieu era anche buono, ma ‘thieu è adorabile e non avrebbe mai detto “cos’è ‘sta merda?”. Il resto della famiglia Koris, qualora fosse stato convitato, probabilmente non si sarebbe fatto remore.
Secondo avvenimento fantozziano: Koris doveva tornare a Marseille domenica per recarsi al duro lavoro lunedì. Ma Mercurio, protettore (ma anche no) dei viaggiatori, ha deciso altrimenti. Koris aveva progettato di prendere un mini-treno della microscopica stazione di Langogne, giungere a Nimes dopo un viaggio campestre e lì attendere per un’ora la coincidenza con Marseille. Liscio, regolare, semplice. Ma Mercurio voleva divertirsi un po’.
Arrivata con ‘thieu a Langogne Koris si è accorta che regnava un certo fermento per una stazione in cui passano due treni al giorno. Si è scoperto così che il treno del mattino aveva esalato l’ultimo respiro sui binari nel ridente paesino di Monistrol d’Allier e lì abbandonato a bloccare il traffico per il resto della giornata, in assenza di motrici per rimuoverlo.
“Il treno è soppresso, ma c’è un bus che sta scendendo da Clermont-Ferrand, arriverete lo stesso a Nimes” ha detto una povera capostazione che manteneva la calma davanti a cotanta catastrofe.
Secondo ‘thieu c’era un forte rischio di un cambio al volo a Nimes, visto che i tempi di percorrenza su asfalto e su rotaia non sono gli stessi. Koris si è fatta bella dei suoi trascorsi con Trenitalia, per cui se non sei adatto al cambio al volo puoi essere una vittima della selezione naturale ferroviaria.
Tutto sembrava già abbastanza fantozziano, quando un montanaro ha chiesto alla capostazione:
“Ma ci entriamo tutti sul bus?”
In stazione c’erano venti persone. Si è scoperto che il bus stava arrivando a Langogne già pieno, forse un posto, massimo due. Si è scatenato il caos. La capostazione ha promesso di far giungere un secondo bus per un secondo viaggio della speranza, ma non sarebbe arrivato prima di un’ora.
“Ma io ce la faccio a prendere il mio treno a Nimes?”
“No”
“C’è un treno dopo?”
“Un TGV, ma è già pieno”
“E dopo non c’è niente?”
“C’è il regionale delle cinque del mattino, al massimo posso vedere se le troviamo una stanza d’albergo a Nimes”
Koris ha declinato l’offerta e si è messa a ridere. Del riso isterico dei folli. Perché non è possibile che ogni volta che debba prendere un treno ne succedano di ogni, che siano linee dimenticate dall’universo o tratte a massima percorrenza. Finita la crisi di nervi, dopo una rapida consultazione con ‘thieu, si è giunti alla conclusione che la cosa migliore sarebbe stata rientrare entrambi in macchina l’indomani, Koris allungando la vacanza di un giorno, ‘thieu accorciandola di due (#ThieuSantoSubito trend topic su Twitter).
L’Amperodattilo, dal carattere sempre costruttivo, ha suggerito a Koris di andare dal vescovo di Le Puy en Velay per farsi dare una benedizione.

Follie di fine anno

Per il ciclo “Fai qualcosa di inedito ogni giorno”, Koris ha deciso di chiudere in bellezza questo 2017, una volta atterrata in Haute Loire dopo un rocambolesco cambio di treno in due minuti alla stazione di Lyon Part Dieu. No, inedita non è stata la supplica al capotreno perché il TGV aveva 10 minuti di ritardo e mandava a spigolare i 12 previsti per la coincidenza (Koris, anni e anni di Trenitalia non ti hanno insegnato proprio niente). In compenso chiunque abbia progettato la stazione di Lyon Part Dieu non sapeva cosa volesse dire prendere un treno al volo, data la presenza di assurde scale ellittiche e di binari fianco a fianco ma raggiungibili solo tramite un periplo odissiaco. Vabbè, ce l’abbiamo fatta lo stesso. Passiamo sotto silenzio la scena fantozziana di Koris che si butta sul regionale mentre le porte si chiudono, sommersa da qualche chilo di zaino.
Comunque, si parlava di cose inedite.
Cosa inedita numero uno: una giornata di sci di fondo. Da brava discesista dall’età di anni quattro, Koris ha sempre vituperato tale attività all’urlo di “sai che palle”. Poi è giunto ‘thieu e il “non puoi criticare se non conosci” e Koris ha accettato la sfida. Non essendo dotata di materiale, ha avuto il tutto in prestito dalla sorellina di ‘theiu. Equipaggiamento di Koris:

  • Sci circa della sua altezza, se alzi bene il braccio ci arrivi
  • Scarponi taglia 38 su un piede 36 scarso, tenuti in loco da ben tre paia di calzettoni pelosi
  • Bastoncini che le arrivano al naso
  • Vestiti raffazzonati e rigorosamente a strati, ma almeno a misura di Koris (essendo i suoi)

Koris non aveva cogitato che con un paio di sci senza lamine la parte più perigliosa potesse essere la discesa. Gli sci senza lamine non frenano. Almeno, non nel modo in cui Koris è abituata. Morale della favola, Koris è caduta tre volte mentre faceva lo spazzaneve, cosa che non accadeva da almeno venticinque anni. Non si è fatta male da nessuna parte, salvo nell’amor proprio. E chiunque dica che è una cosa da vecchietti in passeggiata mente sapendo di mentire.
Cosa inedita numero due: il fiume sotterraneo. Qui ammettiamo che Koris ha davvero pensato che non avrebbe mai visto l’alba del 2018, se non sotto forma di surgelato venduto alla Findus.
“Andiamo a Pré de Mazel, bisogna andare a quattro zampe nell’acqua, talvolta ci si bagna fino alla vita, l’acqua quando è calda fa otto gradi. E quando usciamo potrebbe nevicare”
Koris non era molto convinta dell’impresa, tanto più che Koris in grotta ha un atteggiamento felino: si tiene alla larga dall’acqua. Però la muta con 5 millimetri di neoprene ha fatto una sorta di miracolo e, piedi a parte, Koris aveva quasi caldo. Almeno, non ha sofferto come quando hanno cercato di gettarla nel sifone a novembre. Il meteo è stato più clemente del previsto, all’uscita c’erano ben cinque gradi e non nevicava. Ora non resta che trovare dei calzini di neoprene da 5 millimetri, visto che quelli da 3 hanno restituito a Koris un paio di piedi insensibili. Ma tanto i Koris-piedi sono gelidi per natura, non è che cambi molto.
Fra due giorni Koris torna al lavoro e ritorneranno gli assilli. Ma il fioretto, o meglio la katana, per il 2018 è prendere tutto con molto sticazzi e qualche santo sarà, in qualunque caso.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: