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Un paio di avvenimenti fantozziani

Koris è appena tornata dalla Haute Loire, dove ha passato quattro-ma-in-realtà-cinque giorni dai genitori di ‘thieu (gli pseudosuoceri). Questo post doveva chiamarsi “il polpettone di Fantozzi”, ma un altro avvenimento degno di nota deve essergli affianco.
Polpettone fantozziano: posseduta dal sacro foco dell’Amperodattilo, Koris ha avuto la pessima idea di ricambiare l’ospitalità producendo un polpettone Liguria edition. Ora, sappiamo tutti che Koris in cucina è un disastro, e come dice l’Amperodattilo “non sei l’angelo del focolare, al massimo il demone dello sciacquone”. Ma Koris se ne frega e cucina lo stesso. Poi se ne pente, ma è un altro discorso. Onde evitare di dilungarsi, partita con le migliori intenzioni con cui pavimentare un’autostrada per l’inferno, a Koris è accaduta la seguente lista di intoppi:

  • La pentola a pressione replicava la pressione dell’Everest e le patate hanno impiegato sedici ore a cuocersi;
  • Le zucchine erano acquose come solo le zucchine scure sanno essere;
  • Ad uno stadio troppo avanzato per abbandonare l’impresa, Koris si è accorta che i Francesi schifano, oltre al parmigiano, anche la maggiorana. Rimpiazzata con generiche “erbe di Provenza”, si sente più la pezza che il buco;
  • Il polpettone si è rivelato essere una sorta di blob fluido mortale della quantità di sei tonnellate circa, perché Koris e le dosi a cazzo sono una congiunzione a fallimento sicuro;
  • Il pan grattato necessario alla doratura superficiale è stato rimpiazzato con una sorta di crackers sbriciolati in mancanza di meglio;
  • In convocazione straordinaria via wazzapp, l’Amperodattilo bofonchiava che il polpettone mancava di Santi Crismi (= tutti gli ingredienti che rendono un polpettone degno di essere mangiato);
  • Mentre cercava di gestire le multiple crisi e la sua sindrome dell’impostore in cucina, Koris ha dovuto rispondere a domande del calibro “ma se ci sono le patate è una specie di purè?” oppure “al posto del parmigiano possiamo mettere l’emmental?”. Koris non si sente italiana, tranne quando in materie culinarie, per cui si trasforma in una specie di mafia-pizza-mandolino e le si accapponano pure i villi intestinali.

Alla fine il polpettone era mangiabile, a detta di ‘thieu era anche buono, ma ‘thieu è adorabile e non avrebbe mai detto “cos’è ‘sta merda?”. Il resto della famiglia Koris, qualora fosse stato convitato, probabilmente non si sarebbe fatto remore.
Secondo avvenimento fantozziano: Koris doveva tornare a Marseille domenica per recarsi al duro lavoro lunedì. Ma Mercurio, protettore (ma anche no) dei viaggiatori, ha deciso altrimenti. Koris aveva progettato di prendere un mini-treno della microscopica stazione di Langogne, giungere a Nimes dopo un viaggio campestre e lì attendere per un’ora la coincidenza con Marseille. Liscio, regolare, semplice. Ma Mercurio voleva divertirsi un po’.
Arrivata con ‘thieu a Langogne Koris si è accorta che regnava un certo fermento per una stazione in cui passano due treni al giorno. Si è scoperto così che il treno del mattino aveva esalato l’ultimo respiro sui binari nel ridente paesino di Monistrol d’Allier e lì abbandonato a bloccare il traffico per il resto della giornata, in assenza di motrici per rimuoverlo.
“Il treno è soppresso, ma c’è un bus che sta scendendo da Clermont-Ferrand, arriverete lo stesso a Nimes” ha detto una povera capostazione che manteneva la calma davanti a cotanta catastrofe.
Secondo ‘thieu c’era un forte rischio di un cambio al volo a Nimes, visto che i tempi di percorrenza su asfalto e su rotaia non sono gli stessi. Koris si è fatta bella dei suoi trascorsi con Trenitalia, per cui se non sei adatto al cambio al volo puoi essere una vittima della selezione naturale ferroviaria.
Tutto sembrava già abbastanza fantozziano, quando un montanaro ha chiesto alla capostazione:
“Ma ci entriamo tutti sul bus?”
In stazione c’erano venti persone. Si è scoperto che il bus stava arrivando a Langogne già pieno, forse un posto, massimo due. Si è scatenato il caos. La capostazione ha promesso di far giungere un secondo bus per un secondo viaggio della speranza, ma non sarebbe arrivato prima di un’ora.
“Ma io ce la faccio a prendere il mio treno a Nimes?”
“No”
“C’è un treno dopo?”
“Un TGV, ma è già pieno”
“E dopo non c’è niente?”
“C’è il regionale delle cinque del mattino, al massimo posso vedere se le troviamo una stanza d’albergo a Nimes”
Koris ha declinato l’offerta e si è messa a ridere. Del riso isterico dei folli. Perché non è possibile che ogni volta che debba prendere un treno ne succedano di ogni, che siano linee dimenticate dall’universo o tratte a massima percorrenza. Finita la crisi di nervi, dopo una rapida consultazione con ‘thieu, si è giunti alla conclusione che la cosa migliore sarebbe stata rientrare entrambi in macchina l’indomani, Koris allungando la vacanza di un giorno, ‘thieu accorciandola di due (#ThieuSantoSubito trend topic su Twitter).
L’Amperodattilo, dal carattere sempre costruttivo, ha suggerito a Koris di andare dal vescovo di Le Puy en Velay per farsi dare una benedizione.

Follie di fine anno

Per il ciclo “Fai qualcosa di inedito ogni giorno”, Koris ha deciso di chiudere in bellezza questo 2017, una volta atterrata in Haute Loire dopo un rocambolesco cambio di treno in due minuti alla stazione di Lyon Part Dieu. No, inedita non è stata la supplica al capotreno perché il TGV aveva 10 minuti di ritardo e mandava a spigolare i 12 previsti per la coincidenza (Koris, anni e anni di Trenitalia non ti hanno insegnato proprio niente). In compenso chiunque abbia progettato la stazione di Lyon Part Dieu non sapeva cosa volesse dire prendere un treno al volo, data la presenza di assurde scale ellittiche e di binari fianco a fianco ma raggiungibili solo tramite un periplo odissiaco. Vabbè, ce l’abbiamo fatta lo stesso. Passiamo sotto silenzio la scena fantozziana di Koris che si butta sul regionale mentre le porte si chiudono, sommersa da qualche chilo di zaino.
Comunque, si parlava di cose inedite.
Cosa inedita numero uno: una giornata di sci di fondo. Da brava discesista dall’età di anni quattro, Koris ha sempre vituperato tale attività all’urlo di “sai che palle”. Poi è giunto ‘thieu e il “non puoi criticare se non conosci” e Koris ha accettato la sfida. Non essendo dotata di materiale, ha avuto il tutto in prestito dalla sorellina di ‘theiu. Equipaggiamento di Koris:

  • Sci circa della sua altezza, se alzi bene il braccio ci arrivi
  • Scarponi taglia 38 su un piede 36 scarso, tenuti in loco da ben tre paia di calzettoni pelosi
  • Bastoncini che le arrivano al naso
  • Vestiti raffazzonati e rigorosamente a strati, ma almeno a misura di Koris (essendo i suoi)

Koris non aveva cogitato che con un paio di sci senza lamine la parte più perigliosa potesse essere la discesa. Gli sci senza lamine non frenano. Almeno, non nel modo in cui Koris è abituata. Morale della favola, Koris è caduta tre volte mentre faceva lo spazzaneve, cosa che non accadeva da almeno venticinque anni. Non si è fatta male da nessuna parte, salvo nell’amor proprio. E chiunque dica che è una cosa da vecchietti in passeggiata mente sapendo di mentire.
Cosa inedita numero due: il fiume sotterraneo. Qui ammettiamo che Koris ha davvero pensato che non avrebbe mai visto l’alba del 2018, se non sotto forma di surgelato venduto alla Findus.
“Andiamo a Pré de Mazel, bisogna andare a quattro zampe nell’acqua, talvolta ci si bagna fino alla vita, l’acqua quando è calda fa otto gradi. E quando usciamo potrebbe nevicare”
Koris non era molto convinta dell’impresa, tanto più che Koris in grotta ha un atteggiamento felino: si tiene alla larga dall’acqua. Però la muta con 5 millimetri di neoprene ha fatto una sorta di miracolo e, piedi a parte, Koris aveva quasi caldo. Almeno, non ha sofferto come quando hanno cercato di gettarla nel sifone a novembre. Il meteo è stato più clemente del previsto, all’uscita c’erano ben cinque gradi e non nevicava. Ora non resta che trovare dei calzini di neoprene da 5 millimetri, visto che quelli da 3 hanno restituito a Koris un paio di piedi insensibili. Ma tanto i Koris-piedi sono gelidi per natura, non è che cambi molto.
Fra due giorni Koris torna al lavoro e ritorneranno gli assilli. Ma il fioretto, o meglio la katana, per il 2018 è prendere tutto con molto sticazzi e qualche santo sarà, in qualunque caso.

Operazione Oca

L’Operazione Oca è stata progettata metà novembre e, nonostante Trenitalia ci sia messa d’impegno perché Nostra Signora della Sfiga Ferroviaria regna tenacemente su di noi, è stata portata a termine con successo.
In una Milano Silent Hill Edition e deserta, con un’abbondante mezz’ora di ritardo causa attacco al treno da parte delle nutrie mannare, Koris ha ritrovato J e Salo e trovato Celia live per la prima volta. A narrarla con toni dell’oracolo di Delfi, si potrebbe dire che ne venne una per ogni punto cardinale. Circa, al netto del pressappochismo oracolare.
E si è celebrato questa sorta di piccolo miracolo compiuto dal web che le ha fatte trovare per caso e zompare sul treno in una delle rare occasioni in cui si trovavano tutte e quattro nello stesso paese.
Per scoprire che il senso estetico è una cosa soggettiva, ma anche no.
Per ammirare il Bosco Verticale che nella nebbia è molto post-apocalittico, stile “la natura si riprende i suoi spazi”, palude inclusa.
Per fare ventimila passi e un totale di tredici chilometri, sentendosi un po’ stanche perché non si ha più l’età per certe cose.
La prossima volta ci si incontra in un luogo con un divano. O in primavera, in una giornata in cui il meteo non concili l’abbiocco fotonico. E possibilimente senza attendere anni il prossimo evento cosmico.
E in tutto ciò, Keep Calm and Kill Them Later.

P.S. L’Oca viene da “Shogun” di James Clavell, una delle citazioni più esilaranti che si possano trovare. Non sapendo quali siano i costumi sessuali dei nuovi arrivati Olandesi, i samurai si interrogano se, fra uomini e donne, non preferiscano le oche.
“Perché non chiediamo a una delle cameriere di andare a cercare un’oca?” propose amabilmente il vecchio samurai “Gleila lasciamo lì. Se la vuole bene, se no può sempre fare finta di niente”

Lezioni mediterranee

“Hai una famiglia molto organizzata, ma è un’organizzazione, come dire… mediterranea”
Questo il commento ‘thieu a caldo dopo un altro richiamo di italianità, offerto da tre giorni di permamenza a Merdopoli per il congresso italiano di speleologia. Nella breve permanenza non è ben chiaro se ‘thieu abbia imparato nuovi vocaboli, ma ormai la si considera una causa persa.
L’uscita speleo prevista agli Scogli Neri per cui Koris ha un sacco insistito è stata fatta sì, ma alla bersagliera. Non si andava così veloce nemmeno al soccorso speleo (e grazie al cavolo, con la barella al seguito…). ‘thieu è riuscito a fare qualche foto, ma meno del previsto. Pazienza per la grotta fast’n’furious.
Koris, durante le presentazioni del congresso, si è incazzata come una biscia di fronte alle esplorazioni di un gruppo russo che è arrivato a quota -2200 alla Sima Veryovkina. Koris non se l’è presa tanto per la profondità, che tanto o si fanno esplorazioni nel Caucaso o si raggiuggono col ca… ucaso, appunto. Se l’è presa a morte perché questi sono passati in quattro anni da -400 a -2200. Hanno esplorato pozzi e pozzi senza mai dover tirare secchi di terra, senza essere costretti a scalpellare strettoie, senza avere il minimo dubbio del “ma sarà da quella parte? Boh!”. Ecco, tutto questo non è carino di fronte alla gente che esulta per aver percorso dieci metri dopo mesi e mesi di spaccamento di pietre (e non solo pietre). Koris ha passato il resto della serata strillando “non è giusto, però!”.
Au passage, Koris si è improvvisata interprete di qualunque lingua passasse sullo schermo verso il francese. Non c’è alcuna garanzia sul risultato.
L’Amperodattilo, in preda alla sindrome dell’ospite, ha cucinato il cucinabile fra focacce, ravioli, cappelletti, salsicce, patate e antipasti vari. ‘thieu ha chiesto se facesse sempre così, gli è stato risposto che può essere anche peggio. U Babbu ha effettuato un certo numero di viaggi in cantina e altrove da ampero-gregario.
Orso è diventato BarbOrso, nonostante la sorella lo osteggi in qualunque modo.
“Orso, sai cosa c’era fra le clausule del trattato di pace che Carlo Magno impose al duca longobardo di Benevento?”
“No, cosa c’era?”
“Di tagliarsi la barba”
Koris è tornata in Francia con due chili di Pan di Stelle generici della Coop, focaccia secca, olive taggiasche, parmigiano e altre cose da tipico “pacco da giù”, solo che in questo caso il pacco è da est. ‘thieu ha avuto un subitaneo amore per la focaccia di Recco e chiede perché in Francia non si trovi lo stracchino. Non ha ancora finito di stupirsi per come si possa passare dal livello del mare a settecento metri di altitudine in soli tre chilometri, ma ehi, è la Liguria, baby, e tu non puoi farci niente. Intanto Koris ha potuto staccare la spina e non pensare ai mille assilli che la aspettano all’uscita dell’autostrada di Marseille.
Prossima puntata a Natale. C’è del potenziale.

Situazioni pre-natalizie

Mancano due giorni (vabbè, un po’ meno di due giorni) alle Koris-ferie. La voglia è morta tempo fa, la pazienza è inumata assieme a Thutmose III nella Valle dei Re, sull’attesa abbiamo messo una pietra sopra. E un’altra pietra. E un’altra ancora. In pratica, ci abbiamo messo una frana sopra. Se ne riparla… no, facciamo che non se ne riparla proprio e a gennaio si prenderanno decisioni in merito.
Incredibile ma vero, coi regali stiamo apposto. È stata durissima, ma ce l’abbiamo fatta. Tutto quello che poteva succedere è successo, Babbo Natale è in grembo a Zeus.
Koris dovrebbe partire venerdì per Merdopoli. Il condizionale è d’obbligo e riguarda il mezzo. Prima doveva partire in treno, poi le è stato offerto un passaggio, quindi il biglietto del treno è stato annullato. Ieri il passaggio ha iniziato a tentennare con un “sì-no-forse-ci penso-ti so dire” affatto rassicurante. Ri-prendere un biglietto del treno potrebbe essere complicato e BlablaCar scarseggia di tragitti Marseille-Merdopoli. Lo spettro di uno scammellamento via Ya(xa)ris sull’AutoFiori non è impossibile, ma se non ci fosse la Ya(xa)ris fruibile in caso di bisogno saremmo veramente nella cacca. A venerdì l’ardua sentenza.
‘thieu (attualmente in grotta quindi mortacci suoi) si lamenta di dover andare a Parigi e a Parigi piove, e a Parigi fa sempre brutto, e cosa ci faccio io a Parigi. Koris liquida la cosa con cinismo dicendo “la prossima volta prima di nascere a Parigi ci pensi due volte”. Comunque se vogliamo fare cambio Parigi-Merdopoli…
Koris vive in funzione della prospettiva di appallottolarsi sabato mattina assieme a gatta Spin, disattivando qualunque sveglia nel raggio di 3 km dal suo giaciglio.

Pasqua’n’furious

La vera novità della Pasqua 2016 è stato il viaggio Marseille-Merdopoli effettuato sulla Ya(xa)ris quasi senza scalo a parte una pisciata rapida prima di Albenga, perché la Koris-vescica non reggeva più. Koris è giunta a Merdopoli per trovare quella che in piemontese si chiama la porta ‘d bosch: ovvero chiusa fuori di casa e i Maiores in coda sull’Aurelia.
Il collaudo della Ya(xa)ris è stato parimenti trovato nell’uovo di Pasqua. La macchina rischia di cadere a pezzi e fischia ai 130 km/h, ma il bollino della revisione è stampigliato sul libretto. Santa burocraizia.
Il meteo di Merdopoli è ottimizzato per far sì che il tempo di cacca faccia capolino esattamente quando si decide di uscire. O quando si decide di emigrare in Valbormida alla ricerca delle orgini. Il tempo merdoso non ha impedito la calata dei Longobardi in Riviera, rendendo improbabile qualunque speranza di parcheggio nelle zone del litorale. Fine del servizio da Studio Aperto.
L’Amperodattilo ha scoperto lo streaming online. Nel mentre cerca di sbolognare a Koris una parte consistente della biblioteca di casa.
U Babbu ce l’ha accoratamente col parcheggio delle gru sotto casa, con la piattaforma dei container nel porto e con gatta Spin nel suo parossistico andare e venire per la cucina.
Gatta Spin, in quanto felino di un metro quadro, odia tutti in maniera incondizionata. Soprattutto quando viene manipolata e puzza di umano. Poi detesta la Pentax di Koris, ma è un altro discorso.
Orso è sempre lui, personificato talvolta nel suo stesso torcicollo. Si bea della presenza a Merdopoli della sua ex futura macchina per vantarsi di un parco macchine degno del principe di Galles:
“Quindi stasera posso scegliere se prendere la 500 o la Ya(xa)ris!”
Velleità prestamente sedate.
Come le veilleità di rientrare a Marseille a un’ora umana, dopo una sosta nel VarVunciume per un tradizionale piscio-su-pianta. Si arriva in vista delle Sainte Baume, con lo stesso valore simbolico del San Luca Bolognese fuori dal finestrino del coast-to-coast, e ci si illude di essere giunti. E invece si è solo giunti alla coda del casello di Aubagne, scoglio su cui si infrangono le speranze.
Ma finché non si infrange il paraurti, si può andare.

Incubi dall’Ile-de-France

Quando Koris, un anno e mezzo fa, si ripeteva ossessivamente “io non voglio andare a lavorare in Île de France” non ci aveva visto giusto.
Ci aveva azzeccato in pieno. Poteri divinatori che scattano al quarto anno di residenza marsigliese, probabilmente quando un ratto di fogna ti morde a tua insaputa.
Koris si trova attualmente nel nulla brumoso dell’Île de France (ovvero vicino a Parigi, ma stocazzo Parigi) per un corso su un codice di simulazione nucleare. Il corso è figo, tutto il resto è un incubo che fa desiderare ardentemente di avere le chiappe sul TGV per il Sud dopodomani sera.
Gif-sur-Yvette non è un formato di compressione di immagini, è più lo scenario ideale per un efferato delitto. Da persone normali che si trasformano in Patrick Bateman, quelli che ammazzano tutta la famiglia, animali domestici inclusi, per suscitare ai vicini il commento “salutava sempre”.
Ma non è questo il problema. Fosse per Koris potrebbero trucidarsi tutti in un tripudio di follia omicida.
Il problema è il trasporto. Poi uno dice che a Marsiglia è impossibile vivere. Tralasciamo il solito momento alla “Giù al nord” in cui si arriva a Gare de Lyon sotto le nubi basse quando 1000 km prima a Gare Saint Charles c’era il sole. Koris ha fatto un fly-by parigino riassumibile con “correre nel metrò dietro al metrò”. O dietro alla RER, il che uguale. Giunta 40 minuti dopo a Gif-sur-Yvette, trovato il giusto autobus e scesa alla giusta fermata per arrivare in tempo limite al corso, ha osato sperare che la parte complicata della giornata fosse finita.
Sticazzi.
Finito il corso, il bus che doveva riportarla a Gif-sur-Yvette non è passato, manco fosse il 21 di Luminy il giovedì sera. Koris ha preso un altro autobus che la riportasse sulla tratta della RER, possibilmente prima che finissero gli autobus e fosse condannata a dormire nel vuoto del centro atomico. Giunta alla stazione della RER, ci è voluto un’ora prima che le si palesasse l’arcano di dover prendere non uno, ma due treni. Per fare tre fermate.
Il lunedì sera la movida di Gif-sur-Yvette offre solo uno Spizzico (che sarà fallito vent’anni fa, ma Koris non si è più aggiornata) fetido. Ma tanto Koris ha saltato il pranzo, quindi qualunque cosa fosse commestibile andava bene.
Il ritorno del martedì non poteva essere parimenti sfortunato.
Infatti è andata peggio.
A Koris è stato consigliato un secondo bus, solo che ignorandone il tragitto si è chiesto all’autista se poteva indicare la fermata giusta. L’autista si è finto Giapponese. Una signora dal trucco plastico e le labbra a canotto si è offerta di indicare la fermata.
Giunta in una zona residenziale su una collina che rinomineremo Montenotte-en-Essonne, data la spiccata somiglianza con la Val Bormida, Koris cominciava ad inquetarsi. La signora col canotto labiale è scesa dalle nuvole:
“Oh, mi sono dimenticata di indicarti la fermata! Meglio se scendi qui e vai a piedi”
Koris ha pensato di scioglierla nell’acido. Poi ha escogitato un modo nuovo ad ogni metro fino a coprire a piotte i 4 km fra Montenotte-en-Essonne e Gif-sur-Yvette. Per arrivare in albergo e scoprire che nessuno si era degnato di portarle il phon richiesto. Drammi dell’esistenza, già.
Koris preferisce non pensare a quali peripezie la attendono domani. Anche perché è appena uscita a consolarsi con una crêpe nutella, banana e panna Chantilly, meglio non osare troppo.

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