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Stime

Piccolo problema di calcolo mentale: facendo riferimento alla figura riportata sotto, da quanto tempo Koris non degnava di fare un bucato degno di questo nome?

bucato

Corda da stendere in overbooking

Quesito opzionale: quante sono le probabilità che venga giù il diluvio universale, dati questi presupposti?
Comunque sia, Koris è viva, sta facendo molti respiri profondi per rimettersi a posto e per viziarsi se ne va ad arrampicare in palestra, in barba al vento. E la prossima volta vedrà di non lasciarsi accumulare sei mesi di bucato in attesa di un miracolo.

Poteva andare peggio

Poi arrivano quelle domeniche in cui il sole gioca a nascondino fra le nuvole grigie e soffia un vento umido di cui si farebbe volentieri a meno. Quindi che si fa, con un meeting fra una settimana? Si lavora. E si pulisce casa perché è una chiavica e gli scarafaggi non spuntano più perché la trovano repellente. Pure gli scarafaggi, sì.
E ci si ritrova a  lanciare una lavatrice con una mano, mentre calcoli l’area efficace del rivelatore. Oppure passi l’aspirapolvere sul tappeto meditando sull’analisi multivariata.
Tutto questo può portare a meditazioni perverse. Come domandarsi se in qualche universo parallelo c’è una versione alternativa di sé stessi che ha accettato un lavoro alle poste e ora sta cucinando una torta per i suoi quattro figli. O un’altra che ha scoperto una vocazione per l’alta finanza e adesso sta dormendo nel suo attico, per recuperare una notte brava nella movida milanese. Ecco, no, quest’ultima versione non può esistere, sarebbe una Koris talmente assurda che la realtà collasserebbe in una nuvoletta di impossibilità.
Comunque ci si trova nella versione “fisico” dell’universo, per cui si lavora.
Nel frattempo si cerca di entrare nella modalità buone notizie. Ci sono 72 ore per farlo. Troppo poche, altroché.
Verranno risparmiate tutte le riflessioni quali “la mia tesi fa schifo”, che tanto non sono costruttive.
Dal tappeto sta uscendo qualunque genere di schifezza, persino rifiuti che non sono mai entrati in casa Koris. Si direbbe che la ‘ndrangheta ci nasconda le discariche abusive. Per non parlare della scena surreale in cui Koris usa la katana come battipanni. Il tutto cantando “Radio Ga Ga”.
Poi c’è Orso che si è messo a fare il grammar nazi sul blog. Unico commento fattibile: belin. Se Orso fa il grammar nazi siamo fregati. Parimenti se Orso legge veramente il blog. Belin, la querela!
A proposito di blog, abbiamo trovato il responsabile dell’errore SQL assurdo che ammorbava i post da qualche tempo. Ora è stato estirpato e sostituito con qualcosa che si spera sia più agevole. Ai commentatori l’ardua sentenza.

bucato

Bucato. Tanto per far fesso il plugin, ah!

Dal tavolo lo sguardo ammonitore dell’affitto da pagare. Ma forse lo si può ignorare ancora per qualche giorno. Forse.
Ma tutto sommato potrebbe anche essere una giornata peggiore. Potrebbe piovere.

Preparando la campagna di Russia, episodio tre

Ovvero, l’ansia da meeting. Il concetto di ansia da meeting fu mirabilmente teorizzato da D. quando Koris era laureanda derelitta in OPERA. Adesso Koris ne risente più che mai, a meno di sette giorni dalla partenza. Lo Stato Maggiore, molto compreso nella parte, è preda di un vortice a base di job e analisi dati che non quadrano e non quadreranno mai in una settimana. Per di più Roy Batty ha ordinato di preparare un talk, su cosa non si sa. In pratica, siamo in rotta ancora prima partire.
Quindi Koris vive attaccata a Trillian ancor più che in tempi non sospetti, con l’occhio perennemente incollato alle macchine del laboratorio.
Per di più non si hanno notizie del visto. Probabilmente i Russi fanno terra bruciata preventiva
In tutto questo bisogna incastrare la logistica. Siccome a Mosca può fare qualsiasi tempo, dalla calura al famigerato buon vecchio Generale Inverno, lo Stato Maggiore ha deliberato che ci si porta dietro l’armadio. Peccato che dopo l’avventura campestre, fra osservatori e scarafaggi, nella profonda Provenza metà armadio sia da lavare. Per di più la Koris-tana, dopo tanti week-end in cui la proprietaria era a zonzo col vecchio compagno Tanìs/a Parigi dal Mathematicus/impegnata in operazioni di marketing a Merdopoli, assomiglia più a fogna che a una casa.
Oggi Koris ha fatto part-time: controllava le analisi dati fra una lavatrice e un passaggio di aspirapolvere, lanciava un job mentre toglieva peli e capelli dal tappeto, commentava i risultati con le braccia tuffate nel water a pulire la tazza del cesso (vale sempre il discorso Hartmann, ovviamente). Dopo aver tentato senza alcun successo di smacchiare un pigiama, Koris ha steso un bucato da esercito, mandato le ultime analisi sui computer del centro di calcolo e preparato una caprese, che con 30° non si può mangiare altro. Adesso, nella solitudine silenziosa dei panni che si asciugano, dei processi che si analizzano in quel di Lione e dei sui stessi processi digestivi, medita di fuggire nell’afa marsigliese.

Esegesi di uno shift

Al giorno uno del turno di macchina a fare le coccole ad Antares, nonché giorno di lavoro numero quattro, sei ancora troppo frastornato dal ritorno da Flatlandia per renderti conto che ti stai condannando a una sequenza di monitor da fissare per sette maledetti giorni. Sette giorni ininterrotti di tensioni che ballano, moduli ottici che si addormentano, pesci che passano e sballano il rivelatore. Ma tant’è, ti sei prenotato e devi farlo.
Al giorno numero due (nonché giorno cinque anche detto venerdì) ti rendi conto che non è poi così male, te lo ricordavi peggio. Forse perché eri a La Seyne con un freddo fottuto, un fottuto tempo da scirocco e senza riscaldamento. Ora te ne stai spaparanzato in ufficio perché ti godi le ebbrezze di un turno in remoto. C’è una bioluminescenza che impedisce la presa dati, ma mica si può avere tutto dalla vita.
Al giorno numero tre pensi che forse ci sono modi più divertenti per impiegare un sabato che non prevedano guardare colonie di batteri dare rave party a 2500 metri di profondità, ma seguiti. C’è il collega S. che lotta assieme a noi, per cui almeno questa è una consolazione.
Al giorno numero quattro, quando la sveglia suona alle 7:45 di domenica, non ci sono autobus causa corsa podistica e ti tocca fare Rond Point du Prado-Luminy a piedi (per ben 7 km in salita), cominci a pensare che qualche divinità sta giocando al tamagoci con te. Quando poi a metà strada decidi che potresti anche tornare suoi tuoi passi e sbatterti su una spiaggia a leggere e invece ti arriva un sms del collega S. che dice di non essere in grado di andare a lavorare causa malore, allora ne hai la certezza. Quindi passi un’adorabile domenica fra batteri che si riproducono emettendo luci stroboscopiche che accecano Antares, in un laboratorio deserto all’infuori della psicopatica presenza di Roy Batty.
Al giorno numero cinque, ovvero lunedì, il laboratorio si popola di nuovo. Tu sei sempre lì. Nella monotonia dei batteri che invece dimostrano di sapersi divertire un mondo, Antares decide di esplodere. Proprio quando tu pensavi di andare a pranzo. Dopo due ore di capricci, si rimette ad andare, ma il tuo umore ne ha risentito in maniera critica. Quando poi la serata pianificata con calze, mutande, macbook sul tavolo di cucina, bottiglione di Perrier ghaicciata, frittatone di cipolle, tifo indiavolato, rutto libero e "A Game of Thrones" va in fumo, allora un essere superiore non può negare un suo coinvolgimento. Essere superiore che viene accusato di atti osceni in luogo pubblico, ovviamente, soprattutto nel momento in cui una maglietta in lavatrice perde il colore e, nonostante l’acchiappacolore, tinge di rosa tutto il bianco che c’era.
Al giorno numero sei, nono giorno di travaglio senza sosta, sei più pericolosa di una testata nucleare abbandonata in soffitta. I batteri ballano, tu sei dietro a un codice incomprensibile, reduce da una lezione di francese sull’inutile andante e da una scarpinata a piedi causa sciopero selvaggio. L’universo circostante può solo ringraziare il fatto che Nimi non possa essere trasportata senza destare attenzioni moleste. Vorresti solo prendere un treno e andare a Saclay per strozzare l’autore del codice incomprensibile.

Gli ultimi due giorni del Koris-turno, amichevolmente detti decimo ed undicesimo giorno di lavoro della settimana, potrebbero non esistere perché:

  1. Koris si è rotta le palle e ha preso il primo aereo per la Siberia, dove ha intenzione di trasferirsi ad allevare buoi muschiati;
  2. Koris è in carcere perché ha piazzato una discreta carica di tritolo sotto la sede di Antares a La Seyne, preda della follia che tanti vorrebbero attribuirle e che ora le torna comodo.

Votate quale delle due opzioni preferite.

Poi succede che

Può capitare che una serata paia così snervante e schiacciante da farti sentire come Samara nel pozzo di "The Ring" e il seppuku sembra quasi un’opzione allettante, non foss’altro che mancano kimono bianco e wakizashi, nonché un secondo.
Poi succede che non vuoi alzarti dal letto perché pensi che un’altra giornata nuvolosa potresti non sopportarla. E invece c’è il sole.
Oppure scopri che la tua fotocamera ha un primitivo HDR. Dell’età della pietra, ma pur sempre HDR.
Oppure uno sconosciuto da cui ti aspettavi una trafila di insulti e un "scusi, ma lei dov’è vissuta finora?", si esibisca in un insieme scomposto di "super!", "ça va!", "très bien!" da portarti a credere che parliate davvero la stessa lingua, congiuntivo a parte (il congiuntivo è sempre una spina nel fianco).
Oppure andare alla rete del metrò sapendo che ti ripeteranno che per fare l’abbonamento annuale devi sgozzare un capretto, portare tre milze di canguro in dieci giorni e andare a Notre Dame de la Garde saltellando su un piede solo (cliccate sul link per sapere perché l’ultima impresa non è piacevole) e forse se gli aruspici sono favorevoli è possibile avere il biglietto, e invece sentirsi dire "sgancia la grana in cash, porta una foto, un documento di identità ed è valido da subito".
Oppure fare una lavatrice convinti che ne sarebbero usciti asciugamani verdi formato francobollo e ritrovarsi invece con un bucato normale e nemmeno scolorito (quest’ultimo per miracolo).

Koris ha avuto un paio di serate no, causa ferie dei membri decisi dello Stato Maggiore. Ma il sabato la ha fatta riprendere.

Lab-talk, doppi sensi

G.: altro che iPod, iPad!
E.: eh, quando è uscito l’iPad in America ridevano tutti…
G.: e perché mai?
E.: sai cosa vuol dire pad, vero?
G.: certo che lo so. E allora?
E.: non è un bel nome felice
G.: ma non lo ha inventato un Americano?
E.: sì, però il nome non è un gran ché, fa ridere!
G.: non capisco cosa ci sia da ridere…
E.: scusa, tu andresti in giro a dire "ti sta squilllando l’iTampax"?

Ovviamente stiamo ancora ridendo adesso

Sunday morning

Koris si farà odiare per questo post, ma lo scriverà lo stesso. Forse è il pensiero di aver dormito in maniera smodata ed essere comunque mattiniera… miracoli dell’ora solare.
Avendo finito tutti gli esami del primo anno della magistrale a settembre, Koris non avrebbe niente da studiare. Solo che gli altri studiano per gli esami. E Koris si sente in colpa perché non studia, anche se non saprebbe cosa. Koris è un individuo strano, bisognoso di comprensione e del suo analista.
In compenso, Koris sogna tutte le notti il Capo che la carica di lavoro, ovunque si trovi. Ha sognato di essere in traferta a Berna. Stanotte invece era al Gran Sasso (e per ragioni che esulano dall’umana ragione c’era anche il Senzaddio). Cambia il luogo, ma il carico di lavoro immane resta. Forse è colpa dei segmenti che nella lastra sette non si attaccano al vertice, forse di G. che aggiorna il logbook nei week-end. Inoltre leggere PhD Comics ha portato lo Stato Maggiore a riflettere, soprattutto alla decima striscia davanti a cui gridava "Ehi, ma questa sono io!". Nella fattispecie, il secondo quadro di questa striscia è accaduto davvero… E anche questo, con Koris nella parte del laureando!
Koris è nel frattempo dilaniata da conflitti interiori degni del "Matrimonio segreto". E ha scoperto che il Senzaddio e Orso non potranno mai essere cognati, in quanto uno ama la pannuccia (n.d.K. la patina che fa il latte quando viene scaldato) quanto l’altro la odia. E tutti sanno che Orso è democratico e di ampie vedute, ma sulla pannuccia non transige.
Insomma, la strada ancora è ancora lunga. E costellata di lavatrici. Di cui una proprio stamattina…

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