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Finally home

Koris è viva. In quindici comode rate, ma viva.
Non si sa cme abbia fatto a sopravvivere e forse non si vuole nemmeno sapere.
Domani scarcherà le foto, ne posterà qualcuna sul blog, rimuoverà la spina che ha or ora scoperto in un dito.
Tutto questo domani. Adesso si gode le virtù del mondo civilizzato, quali la doccia e  l’Amperodattilo che asciuga i capelli.
Se vi gira di sapere dove Koris ha trovato l’eterna dannazione, cliccate qua.

By flash and thunder fire
And I’ve survived

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Ordinaria amministrazione

Koris ha scritto per un’ora la tesi, immobilizzata sulla sedia dall’ampero-gatta che si era addormentata in braccio. Cosa buona: il capitolo numero due è quasi finito, manca solo la seconda metà del paragrafo "spettrometri muonici". Cosa cattiva: Koris aveva appena fatto la doccia, pertanto il ritardo di un’adeguata asciugatura le ha donato la parvenza di un asparago cotonato in shcok anafilattico. Karma.
L’Amperodattilo parte domani e va a Cracovia, ufficialmente in Toscana. No, non è un attacco di orsite geografica ("Ma il Chianti non sta in Piemonte?!" ipse dixit quondam), bensì la versione ufficiale e ufficiosa per difendersi dall’occhio indagatore della Grande Nonna, che vuole vigilare su noi tutti. Quindi il volatile d’altri tempi ha cambiato qualche euro in zloty da spendere nel granducato di Toscana. Convine non indagare.
Lo Stato Maggiore avrà in cura per due giorni la parte maschil e felina della famiglia. E promette che saranno uccelli senza zucchero.
Ad Arunka: immagino che ci metta un secolo a caricarsi perché l’immagine è enorme. Solo che non ho mai pensato a un’ottimizzazione del template. Poi oggi ho già toccato il fondo con la ricerca assatanata di un convertiore da qualsiasi estensione grafica a eps, per cui lo farò domani (che, com’è noto, non arriva mai!).

Now I’m sleeping like a princess
Never touch the road…

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Caldo e truzzaggine

Caldo e truzzaggine. Ci sono tutti gli ingredienti atti alla ricetta di una notte insonne. Per il caldo non posso inoltrare recalmi, per la truzzaggine potrei anche. Non è strettamente il massimo della vita avere un crogiolo di tamarri riuniti a sudare nel parcheggio della coop, all’ombra di troneggianti cubi di Rubik. Che cavolo, ci sono dei metallari che vorrebbero anche dormire. A proposito di metallari, ho attualmente una messa in piega che farebbe impallidire i più devoti cantori del viking metal, potenza dell’umido e della treccia attorcigliata su sé stessa.
Ora lo Stato Maggiore sta ringraziando i celesti o Ilùvatar con tutti i Valar o il Dio Abissale o chi per esso per non dover fronteggiare la kahlessi dothraki e il ko (che potrei anche soprannominare Zollo, in onore dei Bravi Camerati o Guitti Sanguinari che dir si voglia… Bloody Mummers, così ci capiamo) domani mattina, visto che la nottata si prospetta ardua. Nel frattempo, abbiamo le armi da offesa generosamente donateci, ovvero le Casse Fikissime, che tengono alla larga la truzzeria. Per purificarci stiamo lurkando da YouTube il live dei Queen a Budapest nel 1986, che a mio modesto parere (IMHO, come al solito) è superiore a quello di Wembley. Ma è solo un mio parere. Dopo la nerd dinner e relativo after dinner (ovvero l’occasione più antisociale si possa immaginare fra ventenni e limitrofi) posso dire qualsiasi cosa.
Ho scoperto che lo Stato Maggiore in gonnella turba più animi che Max Bryde nella stessa tenuta…

This rage that lasts so thousand years

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La doccia del Helkaraxe

Era ovvio. Scontato quasi quanto il desiderio di farsi una doccia dopo tre ore di studio. Farsi una doccia non  un’impresa eroica degna di menzione dei libri di storia. È un gesto spontaneo (o quanto meno si spera), non necessita di grande coraggio e sprezzo del pericolo. Nessuno si è mai gettato sotto la doccia urlando "Banzai!" o "Un cuore pavido non ha mai conquistato una donzella!". Non se l’acqua viene calda. Non se la lunghezza dei capelli non supera i dieci centimetri.
Lo Stato Maggiore chiude uno dei troppi libri che affollano la scrivania e si dirige in bagno. Gira tutto a sinistra il rubinetto dell’acqua per farla venire calda. Sweet the water runs. E aspetta, spogliandosi con le movenze meno sexy da qui alla galassia di Andromeda. L’acqua sarà tosto venuta calda. Alla prova però sembra il torrente sorgivo di un ghiacciaio. Aspettiamo ancora, mentre l’Oceano Pacifico corre verso lo scarico. Dopo un po’ comincio a spazientirmi. Va bene tutto, ma non metterti fra me e la mia doccia. Colta da un sospetto, sottopongo a verica anche l’acqua del lavandino e di quel meraviglioso strumento che tutto il mondo ci invidia chiamato bidet. L’acqua viene più calda di cica 0,6 gradi kelvin. Riproviamo con la doccia, hai visto mai. We were lost on grinding ice. Come del resto era ovvio. Mi incazzo. Devo fare ‘sta maledetta doccia, volente o nolente. Ma gradirei altresì non provare le stesse sensazioni di un tour nel Cocito, ove possibile. Bisogna elaborare un piano. Non posso lavare in un batter d’occhio la mia lunga chioma da Glorfindel. La coda dell’occhio vede le forbici divaricate appoggiate sul tavolo. L’idea è fulminea. "Vado e le pianto nel bulbo oculare del responsabile. Ove non ci sia alcun colpevole evidente, pratico la tecnica della decimazione". Tanto più che metà della chioma è fradicia.
Qui urge un piano. Vedo la brocca dell’acqua. Vedo il lavandino. There’s no release. Non posso lavarmi i capelli e imbalsamarli senza rischiare un principio di assideramento. La decisione è forzata: si pratica un’antica arte dell’Amperodattilo, tramandata in saecula saeculorum per tradizione orale. Ed è "lavati i capelli come lavi i panni". È una tecnica a colpo sicuro, che ha come controindicazioni dolori tipo parto alla cervicale e immani quantità di shampoo negli occhi. Ma tutto si può sopportare.
Si passa quindi, con pletora di bestemmie incorporate, al lavaggio parte prima, che termina col bagno trasformato in una piscina olimpionica. Mancano giusto le corsie, poi c’è tutto. Fra poco uscirà un alligatore dal water per domiciliarsi nella palude in cui un tempo sorgeva il bagno. Ma non è questo il problema.
Manca ancora la parte tragica: il lavaggio parte seconda, ovvero tutto il resto.
Yaxara fissa la doccia con uno sguardo che sembra Kazumoto ne "L’ultimo samurai". La doccia incombe su Yaxara col piglio della caldaia di "Nightmare", ma con tutt’altra temperatura. Entrambi esitano un attimo, incerti se girare o meno un film horror ambientato nel Giappone di metà Ottocento. Poi Yaxara va ai blocchi di partenza. Prende la ricorsa. Stacca. Afferra la manopola della doccia. Apre a tutto volume. Dead winter reings. Siccome la resistenza dopo tre ore di studio (o presunto tale) è ai minimi storici, bisogna puntare tutto sulla velocità. E in cinque punto sette secondi è fuori. Afferra l’accapatoio come se fosse il suo bene più caro al mondo e se lo caccia addosso. Guada la palude che ricopre il pavimento schivando le ninfee ed esce, con la furia omicida di un berseker.
Ora, io posso patire qualsiasi sevizia, comprese quelle della meccanica quantistica, ma mi sorge spontanea una domanda: perché anche questo? Per rispondermi come farebbe Winston, è un dio che ti punisce.

When the night is overcome
You may rise to find the sun

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Il carciofo è tornato

Era da un po’ che non litigavo con i miei capelli ed era parecchio che non me ne lamentavo. Forse perché eravamo arrivati ad un onorevole compromesso e a un’alchimia di shampoo e balsamo che evitava sconvenienti pettinature alla Sainte-Juste. Si aggiunga a questo il fatto che non li taglio da… sei mesi? E con questo intendo una potatura da Amperodattilo, siccome io dal parrucchiere non ci vado nemmeno se mi deportano ai ceppi. A presciendere dalla lunghezza che ormai si è sistemata sull’"insostenibile" oppure alla Sierva Maria per chi ha letto Marquez, oggi c’è stata una rivolta. In effetti ormai vale il "dove li metti stanno". Il problema è che ho scoperto che vale solo per la prima volta. Se li sistemi non devi avere ripensamenti. Non esiste "vediamo come mi sta la riga dall’altra parte" o "e se provassi a spostarli su una spalla". No, escluso. Allora scatta la rivolta. Al primo colpo di spazzola, divento letteralmente una rosa di Jericho. E ce ne vogliono altri mille per darmi una lontana parvenza di normalità. Dopo di ché si è tornati alla solita configurazione di equilibrio stabile, ovvero la prima acconciatura raggiunta. Quindi niente, tutti gli sforzi sono vani e con esse le speranze. Per di più ormai fra i colori che ho in testa manca solo il nero con sfumatura bluastra, poi siamo al completo!

Snow-white her hands and golden her hair
But she’s not the one

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