Archivi categoria: Casa Koris

Dieu, pourquoi moi?

Forse non c’è bisogno di prendersi in faccia la Guerra dei Trent’anni e svariate pestilenze per mettersi a sragionare come un Johann Christoph Bach qualunque.
Basta essere al quinto giorno senza gas perché boh, uno dei vicini ha sentito odore di gas e ha fatto chiudere tutto. Senza lasciare alcun avviso in merito. Interpellato in materia, il gestore della rete ha detto “non è un mio problema, se vuole io il gas glielo faccio riaprire”. Però se il vicino lo fa richiudere siamo punto e a capo. Per ora si tiene botta perché sono comparse le piastre elettriche d’emergenza, che fanno molto Collegio vista la praticità ridicola, e perché il circuito dell’acqua calda per lavarsi è alimentato elettricamente. Se cala l’inverno siamo fottuti. Se la situazione si protrae ad libitum (e visti i presupposti potrebbe anche darsi), si fugge lemmi lemmi a casa Koris. Ingorghi seralmattutini permettendo. Per la prima volta, si è visto ‘thieu dormire in pigiama full-plate e non con la solita maglietta. Forse non siamo pronti per il SonnoDellaRagione Reloaded.
Basta anche concludere una settimana di riunioni in cui un tizio usa termini come “core businnes” e “selling point” parlando di un rivelatore. Cercando di rimpiazzare componenti all’interno di un cubo di tungsteno senza aperture. Venditori di pentole, insomma. Koris ha evitato di fare commenti imbarazzanti, mentre si faceva troppe domande, del calibro “ma perché lui è ricercatore al CNR e io tiro l’anima coi denti?”. La parte eroica sostiene che sia perché hai deciso che far parte della corte di un super professore in Italia sperando nella sua benevolenza non faceva per te. La parte realistica invece dice che sei semplicemente cojona.
Basta anche continuare a farsi le solite domande e chiedersi se la risposta non sia anche averne l’intenzione, non tenemo guiderdone, il che è molto probabile. Nel mentre il Capo è andato il loop chiedendo “Allora hai risolto con FISPACT?” e Koris vorrebbe solo urlare che, nonostante le dicerie, non è un Cylone e quindi non fa interfaccia con codici sconosciuti ficcandosi direttamente una penna usb nei polsi. Anche se come suicidio sarebbe stiloso.
Probabilmente ci sono altre ragioni al “Dieu, pourquoi moi?”, ma un meccanismo di difesa non le permette di ricordarselo.

“Koris, hai risolto con FISPACT?”
“‘nattimo!”

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Il mio robot speciale

Nel 2010 piombò a casa dei Maiores un Roomba, il robot pulitore. Il Roomba, più che come aspirapolvere robotico, deve la sua fama ai video sui YouTube in cui è impiegato come trasportatore per gatti. Poi magari pulisce anche, ma sopratttutto trasporta gatti. Viste le dimensioni e il peso specifico di Spin, qualora il felino avesse mai pensato di salirvi sopra, il malcapitato robot si sarebbe trasformato in una focaccetta di plastica e silicio. Quanto al suo impiego primario, a casa dei Maiores niente può competere con la pulizia dell’Ampero-Robot (ovvero l’Amperodattilo istesso).
Fu così che Roomba fu impacchettato e relegato in cantina fino a data da destinarsi.
Un anno fa Koris, noto angelo caduto del focolare e nonché paladina delle pulizie sommarie, ricordò l’esistenza di Roomba e, vista la sua virtute nei lavori domestici, pensò bene di richiederlo se nessuno lo impiegava.
“Come vuoi, ma è rotto”
Koris lo recuperò lo stesso. Trasportato sulle sponde della Provenza e spacchettato, Roomba si accese, si guardò attorno e urlò al mondo il suo disappunto sotto forma di:
“Errore di carica: 3!”
Koris, esperta di turbe mentale di apparecchi informatici capricciosi, si armò di cacciavite e aprì il robot. Ivi scoperse che la batteria era ossidata, probabilmente a causa del disuso prolungato. ‘thieu, voltmetro alla mano, confermò la teoria.
Venne comprata una nuova batteria compatibile e una volta inserita Roomba fu di nuovo un robot felice, zampettante e pulente.
Per una sera.
Al secondo tentativo, la batteria era scarica. Koris fece per mettere Roomba sulla sua base quando il robot incontrò nuovamente il male di vivere.
“Errore di carica: 3!”
Forse è la base che non va. Il voltmetro disse che la tensione era buona.
Forse è il trasformatore che non va. Il voltemtro disse che anche il trasformatore era in buona salute.
Si decise di spostare Roomba a casa di ‘thieu, ove vi sono tutti gli strumenti per l’elettronico che non deve chiedere mai, e formulare un verdetto sulla sorte del robot: riparazione casalinga o discarica, visto che a sette anni dall’acquisto di garanzia manco a parlarne.
In un pomeriggio di particolare noia, ‘thieu ha smontato motori e schede elettroniche, con dialoghi di questo calibro:
“Errore di carica: 3!”
“Tua madre in bermuda, stronzo!” (n.d.K. pare che fra i Parigi la locuzione sia particolarmente offensiva)
Insomma, la tanto temuta guerra dei robot di Asimov sarebbe ancora molto lontana dall’avverarsi. Da questi suoi scambi filosofici ‘thieu arrivò a un aut-aut: o la batteria si è nuovamente fusa, oppure c’è un errore nel circuito di carica, ma in questo caso servono le specifiche della scheda madre per sapere quali transistor bisogna cambiare.
Caricata la batteria con un alimentatore stabilizzato gentilmente prestato dall’università, si è arrivati alla conclusione che sono i mosfet del circuito di carica. Koris, che non è esattamente un genio in microelettronica, non era sicura si avere il coraggio di cambiare transistor (“ah, signorina, e che facciamo, pistoliamo i mosfet?” pareva dire il mini-Bazilla sulla sua spalla). ‘thieu magari anche sì, ma forse era il caso di passare per metodi meno invasivi.
Volle che il caso che su e-Bay circolassero degli alimentatori esterni, forse rubati alle università, vai a sapere. Koris ne ha comprato uno, in modo da manlevare Rooba dall’usare il suo circuito mutilato.
Il robot è tornato fieramente alla vita venerdì sera. Essendo un robot semovente dotato, se non di volontà, almeno di un algoritmo di tracciamento, la prima cosa che ha fatto è stata fiondarsi nel cesso e uscirne con la guida del trekking nelle Bouches-du-Rhone. Visto che ora può muoversi, vuole visitare posti nuovi. ‘thieu e Koris hanno passato il venerdì sera ad inseguire Roomba e a fissarlo sbigottiti mentre il robot scorrazzava per casa. Koris si immaginava che il robot borbottasse fra sé “questa casa è così lurida che fra un po’ cammina da sola!” (cit. dal “Lamentationes pro domo mundanda”, Amperodattilo).
Forse la guerra dei robot è iniziata e la prima parte del loro piano è infiltrarsi fra gli umani, convincendoli di essere al loro servizio e minare il sistema dall’interno.

Valigie

Koris è giunta a Marsiglia con uno zaino (anzi due) carico tutti i suoi regali di Natale (tranne “Kobane Calling”, finito a casa e lasciato all’Orso da leggere), più un contrabbando di parmigiano, torrone piemontese, coppa sottovuoto e biscottini.
Anche ‘thieu è rientrato da Parigi portando torrone, quindi ieri sera c’è stato uno scambio culturale nocciole&miele con caramello&mandorle. Approvati entrambi bipartisan.
Altra cosa che ‘thieu ha molto apprezzato è stato l’inventario delle grotte del basso Piemonte, anche se vi figurano alcuni abissi territorialmente francesi. Segue dissertazione sull’appropriazione del ducato di Nizza.
Koris nel mentre legge libri zozzi. E ‘thieu, contravvenendo al divieto di portare regali, si è presentato con l’edizione critica della storia di Gilgamesh (e qui escono battute a tema Final Fantasy, perché Koris sa essere molto culturale). Ma del resto ‘thieu quando vuole dimostra quattro anni (e mezzo), come nel ritrovamento del suo regalo di Natale, aperto in treno il 22 dicembre invece che alla data stabilita, come promesso.
Siccome recuperare il sonno arretrato a casa dei Maiores è out, Koris ha pensato bene di ricominciare a dormire male, con incubi e compagnia, in concomitanza col ritorno della sveglia alle sei e mezza. Quindi oggi, ultimo giorno feriale del 2016, ha una valigia di sonno paragonabile agli zaini che si è trasportata l’altro ieri nelle stazioni della Provenza.

La nemesi del tunz tunz

Quando OccupyCasaKoris diventa realtà, un po’ per approfittarne, un po’ perché ci sarebbe da cucire la tela da aquiloni e farla diventare un vero poncho da grotta.
Solo che chi semina vento raccoglie tempesta, chi semina Mistral si ritrova il Cetriolo Cosmico mandato dal Karma proprio dietro le proprie terga. In realtà è sempre stato lì, ma ogni tanto decide di schiacciare a tavoletta sull’acceleratore.
Risultato: ieri sera al parco troppo vicino a Casa Koris c’era una sorta di festa techno o roba del genere. La chiamano “discoteca effimera”, solo che per essere effimera è durata anche troppo. Da Casa Koris si sentivano solo le vibrazioni d’urto, purtroppo non era un T-Rex. Quando c’era lui gli allosauri arrivavano in orario, bei tempi.
Per contrastare la discoteca effimera, ‘thieu si chiuso in un mutismo pseudototale a base di Ars Subtilior. Perché si ammorbano con la techno, bisogna usare le maniere forti.
Koris avrebbe voluto cucire, ma si è dimenticata il modello perché è poco furba. Quindi ha ciondolato per casa saltellando da un libro a Trillian rediviva senza concludere granché.
Il T-Rex ha continuato a danzare la techno fino alle undici e oltre. A un certo punto Koris è stramazzata dal sonno, per risvegliarsi solo nella notte per una pausa pipì. Nell’oscurità della camera, si ergeva un monilite sul letto. Era ‘thieu che ronfava tenendo un cuscino in verticale a mo’ di menhir.
Stamattina Koris è quanto si più simile a uno zombie, inutile a sé stessa e agli altri. Vive pregando che le cinque del pomeriggio arrivino in fretta e indenni.
Quando il Cetriolo Cosmico ti fa ballare i T-Rex vicino a casa per tutta la notte, non hai che da espiare mantenendo un basso profilo.

Collassi dello spaziotempo e affini

Quando una blogger con un non-fèscion blog incontra due bloggers con dei non-fèscion blog succede… beh, succede di tutto.
Tanto che ci vorrebbe un post parecchio lungo per raccontare la permanenza di J e di Salo in Provenza.
Dall’arrivo in mezzo a una mandria di tifosi polacchi in esodo verso il Velodrome. Bonustrack, il tizio con la trombetta che cercherà di suonarla per una gran parte del dopo partita, pare senza alcun successo.
Koris e J hanno scoperto di essere due simil-personaggi Disney gemelli che parlano in coro senza essersi coordinate prima. Solo che spesso e volentieri in coro dicono “Sticazzi”, che non è molto Dinesy, in effetti.
J e Salo hanno preso molto seriamente il motto “climb every mountain!”. Tant’è che Salo si è procurata delle scarpette ad arrampicata vere e, si dice, J abbia tentato di scalare l’Ile d’If dove erano andate a trovare il Conte.
Vivissime congratulazioni al trio per essere riuscite ad arrivare al sito di arrampicata di Calissanne sbagliando strada una sola volta in tutto il tragitto e solo alla fine. Roba che non si crede.
Momenti di intensa emozione in falesia. Salo affronta il dolore delle scarpette e il “fai una cosa spaventosa ogni giorno”, ivi compreso il turbine che ti assale appena arrivato in cima. J prende la locuzione “momenti di intensa emozione” per il suo vero senso: grandi bestemmie on the rock. Koris fa una cazzatona di via in testa dopo secoli e millenni di astinenza. Il momento dell’abbiocco post prandiale all’ombra della falesia mette d’accordo tutti. D’accordo a dormire sui caschi.
La Ya(xa)ris segna 36°C. Pausa acqua e pausa doppio gelato perché non fanno più le confezioni da tre. O da 4 o da 6 e pareva brutto avanzarne uno.
Svacco serale a casa Koris con la pizza del take away sotto casa perché, come dicono i Giapponesi, mendokusai. E dopo l’arrampicata il mendokusai scorre potente. Anche se J ha già la nostalgia della falesia e si metterebbe ad arrampicare la facciata del palazzo lì subito immediatamente.
E siccome la Francia non vuole proprio lasciare J e Salo, il loro volo è cancellato per sciopero dei controllori (Salo dovrà abituarsi ai formaggi che puzzano).
Ma loro sono intrepide e si lanciano in un viaggio della speranza in treno, per portare l’anello a sud, assieme a Salo che mangia funghi di Mordor.
E Koris, anche se non ha segretamente fomentato lo sciopero, non avrebbe voluto lasciarle andare via perché sono le amiche che vorresti alla porta accanto.
Ma tanto hanno già detto che in primavera atterreranno per un secondo round di falesia, quindi non resta che attendere.

È qui la festa?

Era una festa e sembrava una guerra,
Era Roma e sembrava il Vietnam

Non era Roma, ma sembrava il Vietnam lo stesso.
Koris è una persona che non ama il calcio. Per niente. Già in condizioni normali ne farebbe benissimo a meno, ma tant’è, è uno sport. C’è a chi può piacere.
Già l’idea di avere gli Euro2016 sotto casa non la sconfinferava per niente, per questioni di gusto personale. Ma Koris mugugna anche quando l’Olympique Marseille gioca in casa, quindi sarebbe stato normale.
Passi il fatto di non poter muovere la macchina perché la strada sotto casa è bloccata dal mattino e se esci non rientri più.
Passi il disagio di non poter andare in grotta perché altrimenti si passa la serata negli ingorghi di tifosi che cercando di arrivare in centro.
Passino tutti gli imprevisti del caso.
Poi giocano Inghilterra-Russia.
E non passa più un cazzo.
Da giovedì sera bande di teste di cazzo armate di bottiglie, sedie e altro si pestano al Vieux Port. Francesi contro Inglesi. Poi arrivano i Russi. Più che l’Euro2016, pare Lipsia1813. Finché non arriva la polizia a disperderli a suon di nerbate e lacrimogeni. La calma dura un’oretta, poi qualcuno più ubriaco di prima torna alla carica. E si ricomincia da capo. Si narra che sul viale che porta allo stadio si siano visti tifosi Russi che portavano sedie a tracolla. Ripeto: sedie a tracolla. E no, non nel caso fossero rimasti solo posti in piedi. Sono arrivati, hanno caricato i tifosi inglesi e se ne sono andati. Ovvero, le teste di cuoio li hanno dispersi altrove. Si dice che anche allo stadio sia successo di tutto. Gli ospedali hanno dissuaso i locali a recarsi al pronto soccorso se non per problemi di estrema urgenza.
Per una partita che si è conclusa con un pareggio, per altro.
Ora, Koris scrive come una persona che non ha avuto danni in prima persona. Semplicemente non si è usciti di casa per una giornata, dalle finestre aperte è entrato l’odore dei lacrimogeni, si sentivano ambulanze andare e venire, andare a fare una spesa minima ha necessitato una missione stealth tale che i ninja dell’Ise stavano prendendo appunti.
L’unico disagio che Koris avrà sono le tasse locali che sborserà per pagare i danni. Perché non li pagheranno né il teppista vodka-addicted di Staminkioskaja, né l’hooligan pieno di birra di Mecoglionyfiled. Tanto è Marsiglia, è brutta per definizione, chissenefrega se non erano nemmeno due anni che il Vieux Port era stato rifatto.
L’organizzatore degli Euro2016 ha così commentato i fatti di ieri: “Forse non avremmo dovuto far giocare una partita così a Marsiglia, scusate, non abbiamo pensato che la città potesse essere problematica”. Eh, si sono confusi con Cosio Valtellino. Così simili che uno rischia di sbagliarsi.
Che poi ci mancherebbe, non sarà sicuramente colpa del calcio, poteva succede con qualunque cosa. Però il mese scorso, col concerto degli AC/DC al Velodrome, non è stato necessario schierare 1200 poliziotti, i lacrimogeni e un cannone ad acqua.

Audit e pellegrinaggi

Mentre Koris si è autonominata Gran Maestro dell’Ordine Plutonico del Fagiolo Radioattivo (“L’Organizzazione degli Sticazzi Atomici chiede un referente aziendale per i codici di simulazione, posso farlo io. No, aspetta, che cazzo sto dicendo?”), la casa è pronta e le visite pastorali iniziano a fremere. Per prima, quella dei Maiores.
“Se volete venire a vedere la casa nuova, la cucina e le minchie di mare, sono disponibile il primo week-end di febbraio”
“Le cosa?”
“Le minchie di mare. Abito al mare, mica potevano essere minchie di montagna”
U Babbu ha promesso di scaricare a casa Koris un tir di mezze penne e pan di stelle, l’Amperodattilo si è messo a delirare sulle date di andate e ritorni dei suoi troppi figli (due). Gatta Spin non ha espresso preferenze telefoniche, croccantini a parte.
L’Orso londinese, che a Natale lamentava di non aver ancora avuto il piacere di conoscere né ‘thieu né il Koris-domicilio, ha deciso di programmare la sua visita nella bella stagione “per venire a godersi l’estate”. Come gli Inglesi con le case in Costa Azzurra. Quindi la severissima Audit del Plantigrade dovrà attendere ancora.
‘thieu domanda timidamente quale sia il suo posto il tutto questo, Koris gli consiglia caldamente una comoda poltrona nella retrovie. Ché la famiglia italiana, a differenza della speleologia, è uno sport estremo.

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