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Aggregati di fuffa di fine agosto

Essere al lavoro senza Binomio il Minghiascaro porta note sublimi alla propria condizione di lavoratrice in solitudine. Sapere che il capo non tornerà fino alla prossima settimana precipita inoltre Koris in una dimensione zen degna di un monaco centenario sperduto in Tibet. Poi Koris sollecita la gente del gruppo di ricerca sui Neutroni Porcelloni convinta di non avere risposta, invece la ottiene e quelli rispondono “Oggi è un’ottima giornata per un meeting”. Ciao, dimensione zen, ciao.

La sindrome de La Pierre Saint Martin fa sì che Koris si butti in qualunque buco del terreno alla ricerca del prossimo -1000 di Francia. Incurante della presenza di ragni, lumache e ranocchie. Si auspica una cura a base di qualche sessione cartografica all’Adaouste per farle passare la voglia.

Dopo aver sperimentato la presenza di un 4% di anidride carbonica nell’aria (e i relativi postumi), l’espressione “momenti che tolgono il respiro” assume tutto un’altro significato.

Koris vorrebbe fare la pizza, ma vorrebbe anche che la pasta si facesse da sola. Grandi dilemmi della pigrizia umana.

Il capriccio del mese di settembre prossimo venturo è “voglio un partner di arrampicata fisso per tutte le volte che non sono sottoterra”. Perché se continuiamo con le arrampicate mercenarie finisce che nei sabati brumosi invernali, in cui ‘thieu vive il suo idillio fra i fagotti, Koris sente più il richiamo del divano che quello della falesia e non è bene.

Non si capisce chi sia più stupido fra MCNP e Koris. Stay tuned.

Collassi dello spaziotempo e affini

Quando una blogger con un non-fèscion blog incontra due bloggers con dei non-fèscion blog succede… beh, succede di tutto.
Tanto che ci vorrebbe un post parecchio lungo per raccontare la permanenza di J e di Salo in Provenza.
Dall’arrivo in mezzo a una mandria di tifosi polacchi in esodo verso il Velodrome. Bonustrack, il tizio con la trombetta che cercherà di suonarla per una gran parte del dopo partita, pare senza alcun successo.
Koris e J hanno scoperto di essere due simil-personaggi Disney gemelli che parlano in coro senza essersi coordinate prima. Solo che spesso e volentieri in coro dicono “Sticazzi”, che non è molto Dinesy, in effetti.
J e Salo hanno preso molto seriamente il motto “climb every mountain!”. Tant’è che Salo si è procurata delle scarpette ad arrampicata vere e, si dice, J abbia tentato di scalare l’Ile d’If dove erano andate a trovare il Conte.
Vivissime congratulazioni al trio per essere riuscite ad arrivare al sito di arrampicata di Calissanne sbagliando strada una sola volta in tutto il tragitto e solo alla fine. Roba che non si crede.
Momenti di intensa emozione in falesia. Salo affronta il dolore delle scarpette e il “fai una cosa spaventosa ogni giorno”, ivi compreso il turbine che ti assale appena arrivato in cima. J prende la locuzione “momenti di intensa emozione” per il suo vero senso: grandi bestemmie on the rock. Koris fa una cazzatona di via in testa dopo secoli e millenni di astinenza. Il momento dell’abbiocco post prandiale all’ombra della falesia mette d’accordo tutti. D’accordo a dormire sui caschi.
La Ya(xa)ris segna 36°C. Pausa acqua e pausa doppio gelato perché non fanno più le confezioni da tre. O da 4 o da 6 e pareva brutto avanzarne uno.
Svacco serale a casa Koris con la pizza del take away sotto casa perché, come dicono i Giapponesi, mendokusai. E dopo l’arrampicata il mendokusai scorre potente. Anche se J ha già la nostalgia della falesia e si metterebbe ad arrampicare la facciata del palazzo lì subito immediatamente.
E siccome la Francia non vuole proprio lasciare J e Salo, il loro volo è cancellato per sciopero dei controllori (Salo dovrà abituarsi ai formaggi che puzzano).
Ma loro sono intrepide e si lanciano in un viaggio della speranza in treno, per portare l’anello a sud, assieme a Salo che mangia funghi di Mordor.
E Koris, anche se non ha segretamente fomentato lo sciopero, non avrebbe voluto lasciarle andare via perché sono le amiche che vorresti alla porta accanto.
Ma tanto hanno già detto che in primavera atterreranno per un secondo round di falesia, quindi non resta che attendere.

Riassumendo

Gli ultimi dieci giorni sono riassumibili in codesta maniera:

  1. Cinque uscite speleo di cui abbiamo già parlato in un florilegio di formaggi che olezzano;
  2. Due giorni di lavoro (o presunto tale) con Binomio che si esercita nel caso, hai visto mai, tornasse in vita Luigi XIV e aprisse posizioni per una nuova corte. Nel dubbio potrebbe anche mandare un’application a Ferdinando di Borbone, perché mai limitare i propri orizzonti?
  3. Un’uscita trekking-arrampi-speleo. Ovvero: farsi 5 km e 400 metri di dislivello sulla Sainte Victoire, arrivare ai piedi di una falesia che definire sapone è dir poco (settant’anni di gente che ci passa, malimortà…), arrampicare con rinvii e armamentario la siddetta falesia per entrare quindi in grotta. Il tutto con un imprecisato numero di flash e materiale fotografico nello zaino. Se no mica è divertente;
  4. Una passeggiata che è evidentemente sfuggita di mano, anzi, di piede. Sulle prime voleva essere solo un’uscita pomeridiana per andare a provare l’ultima Koris-follia, un grandangolo Samyang da 10 mm per cui Koris farà penitenza nei secoli dei secoli, amen. Poi un passo ha tirato l’altro e ci si è ritrovati al Socle de la Candelle, immersi nella bruma (Zeus ha saputo che hai comprato il grandangolo e te l’ha fatta pagare. Pensavi di godere di uno dei più bei paesaggi delle Calanques? E mo’ è no!), per ritornare alla macchina al Col de la Gineste sei ore dopo, con 400 metri di dislivello nelle zampe.

Koris comincia a pensare che sia il caso di darsi una calmata, perché questo lunedì è decisamente difficile da vivere.

Broccolamenti letterali

Se non fosse giunto ‘thieu circa dieci mesi or sono a chiudere, più o meno definitivamente, la questione, Koris dovrebbe interrogarsi seriamente sul genere di esseri umani che attrae. Considerando forse anche le circostanze.
Ieri, palestra di roccia, Koris con l’amica A. Come secondo la migliore tradizione dei giorni piovosi marsigliesi, c’è l’universo. In tutta questa umanità arrampicante, anche un giovinotto con una maglietta recante “Go vegan for justice” (“Diventa vegano per giustizia”, così anche gli Amperodattili possono gustarsi l’aneddoto). Koris si chiede se costui sia un omologo del SonnoDellaRagione o se sia un vero e proprio virus diffuso su scala nazionale. Facendo spallucce, Koris torna alle sue vie per arrampicatori scarsi.
Dopo un po’ si accorge che il dichiarato vegano la segue. Per una ragione o per l’altra si trova sempre sulla via di fianco. Non arrampica neanche male, ma la cosa inizia ad essere sospetta.
E infatti il Vegano si accolla appena Koris si siede per allargare quelle torture cinesi che porta ai piedi, chiamate anche volgarmente scarpette da arrampicata.
“Ehi, ma tu sei italiana! Di dove?”
Koris riconosce ormai la faccia e il tono del broccolamento da una certa distanza, ma attualmente è molto più interessata al dolore dei suoi alluci.
“Son cinque anni che sono in Francia” risponde, col tono di chi non ha nessunissima vogli di fare converazione, girare al largo, raus! Ma per sdradicare i broccoli ci vuole il decespigliatore.
“Fico! E cosa fai qui? Studi?”
Per scollarsi di dosso certi individui bisogna caricare il fucile a pallettoni. Capace che se è così smaccatamente vegano sia anche ecobiodinamico e altre variazioni sul tema.
“Sono un’ingegnere nucleare”
Questo dovrebbe chiudergli il becco. Quello ride.
“Fai le bombe?”
“Eh, sì, proprio…”
Koris si alza per andarsene, il tizio cerca di andarle dietro.
“Aspetta, che via vuoi provare?”
“Guarda, sicuramente non la tua”
A quel punto di VeganoStammiLontano si sono perse le tracce. L’amica A. avrebbe proposto di rispondergli che Koris al cetriolo preferisce la salsiccia, nel caso tornasse all’attacco.
Ora, Koris dovrebbe chiedersi:

  1. Perché le sue chances di rimorchio aumentano vertiginosamente quando è implicato un imbrago?
  2. Perché le si accollano di preferenza individui improponibili e sempre SonnoDellaRagione-style?

Tuttavia, visto che Koris si aggira canticchiando Sieguo Cupido, amo un bel volto, eviteremo di chiedercelo. Almeno fino a eventuale nuovo ordine.

L’importanza della prima volta

Koris ci rifletteva mentre era appesa sabato a una corda sulla falesia di Colline de Lun: la prima volta è fottutamente importante. Soprattutto quando lasci la tua comfort zone per lanciarti in imprese semi-disperate.
Se escludiamo la parentesi dello scorso millennio, Koris ha avuto la sua iniziazione in falesia all’inizio del Sonno della Ragione. Se n’è già parlato in altra sede, ma si ribadirà qui. Finché c’era da accontentare Koris e farla salire da seconda andava tutto bene, quasi fosse un male necessario in cambio di un’assicuratrice e uno sherpa che portasse la corda. Quando Koris iniziò a voler provare a salire da prima/en tête/leading, lì si trasformò nel partner di arrampicata più sgradevole possibile, avrebbe quasi potuto scriverci una guida su WikiHow. Il greatest hits delle sue uscite migliori conta:
“Tanto è importante che io ti faccia sicura, quando si arrampica da primi non bisogna cadere”
“Io non ho voglia di passare mezz’ora a farti sicura, se non sei capace non arrampicare nemmeno, del resto sei troppo imbranata”
“O finisci la via o ti arrangi, io non ho voglia di ramazzarti i rinvii perché tu non sei capace”
Da questa iniziazione Koris non si è mai veramente ripresa, nemmeno quando arrampicava come una matta l’anno scorso. L’appresione, l’idea di tentare e non riuscire e portare via tempo prezioso alle vie altrui, il chiodo fisso dell’essere maldestra hanno continuato a perseguitarla in falesia.
A Koris era parso parecchio bizzarro il modo di fare di ‘thieu, che già in tempi non sospetti ripeteva in continuazione, con fare da chioccia, “se non te la senti, non sei obbligata ad andare avanti. Nessuno te ne farà una colpa. Facciamo speleo perché ci piace, non per farci paura inutilmente”. Koris si disse che cotanta pazienza doveva venirgli dal suo essere insegnante.
Sabato Koris è andata ad arrampicare con una certa Lisetta, una coetanea di un metreo e un barattolo che arrampica il 6c senza farsi problemi.
“In realtà sono solo sei mesi che arrampico da prima. Un giorno mi sono stufata di arrampicare solo 5c appesa come un salame e i progressi sono venuti da soli. Credo che sia stato quello il segreto: nessuno mi ha imposto di fare nulla e ho sempre fatto a sentimento, senza pressioni o gente che si aspettasse qualcosa da me”
Koris si è sentita così a suo agio da voler provare una via da prima, dopo sei mesi di niente (vabbè, sei mesi di speleo intensiva). Non c’è riuscita fino in fondo, ma per una volta si è sentita meno stressata, con la voglia di ritentare (ma magari non subito immediatamente, ecco).
E si è detta che se sulla sua strada per la falesia avesse incontrato Lisetta e non lo stronzetto strafottente, forse ad oggi sarebbe un’arrampicatrice migliore.

Quanto i Numi ti mandano segni…

… tu, Koris, maledetta testolina di minchia in agrodolce, dovresti starli a sentire. Mica a intestarsi e andare avanti col parere contrario degli aruspici. Anni di versioni di greco e latino non ti hanno insegnato niente, altro che maturità classica.
Che poi la giornata era cominciata anche bene. Koris si è risvegliata fra le braccia dle suo bello (perché il bello è negli occhi di chi guarda, anche se sono miopi), dopo una serata passata ad ascoltare la parodia de “Il combattimento di Tancredi e Clorinda”. Perché a noi piace così: non prendiamoci mai sul serio (Orso nel mentre invoca il complesso edipico). La verità è che Koris avrebbe dovuto restarci, nelle medesime braccia. O quanto meno raggiungerle la sera ad Aix, quando il Koris-bello avrebbe suonato al ballo rinascimentale.
Parentesi: sì, pare la scusa più assurda del mondo per disfarsi della proprio ragazza per una sera. Se solo non fosse vero.
However, Koris aveva da lungo tempo detto di no, che non ci sarebbe andata, che sarebbe andata ad arrampicare a Bibemus, quindi alla festa del Maitre-de-Jeu. Perché Koris è una ragazza moderna, emancipata, che non rinuncia alle proprie passioni per quelle altrui. Facendo en passant il gesto dell’ombrello al Sonno della Ragione.
Però stamattina Koris di arrampicare non aveva assolutamente voglia. Ma proprio zero. Avrebbe preferito poltrire, possibilmente in prossimità di uno specchio d’acqua.
Solo che no, ormai si era ingaggiata ad andare a Bibemus nel pomeriggio, giammai si sarebbe tirata indietro, perché è una ragazza moderna con gli altri titoli e con venti eccetera ed è ancora un’arrampicatrice e sono solo una speleologa.
E fin qui la giornata pareva bisognosa solo di una spinta motivazionale.
Koris è passata da A. a recuperare il sostituito dello smartphogne non sopravvissuto all’esorcismo. E qui scassamento di palle numero uno della giornata: Smartphogne II non accoglie le sim, ma solo le microsim. Come cambiare la sim proveniente da un operatore online probabilmente mariuolo e sicuramente irraggiungibile? Fa parte del terzo segreto di Fatima. Quanto a cambiare operatore si è visualizzato il messaggio di errore “404 sbattimento not found”. Koris rimanda a data da cestinarsi.
Quindi fatta una spesa che una spesa non è, va a prendere la prendere la tipa con cui arrampicare. La quale abita due palazzi più in là delle Casa Rosa sulla Collina, set preferito de “Il Sonno della Ragione”, in omaggio impraticabile viabilità rifatta. Insomma, come ingoiare una Madeleine di Proust ripiena di aringhe e guttalax.
La tipa non ha ben chiaro quale sia il luogo di ritrovo coi di lei compagni di merenda. Alla stazione di Aix. Sempre alla stazione, ma a quella dei bus. Nel quartiere di Pont de l’Arc. Sulla circonvallazione del tredicesimo anello di Saturno. Koris, i cui nervi sono già stati ampiamente provati dal traffico marsigliese prima e dall’autostrada con le buche poi, cerca di mantenersi zen.
Si scopre quindi che i compagni di meredende sono un Punkabbestia rasato con annesso cane e un Marpione Casuale. Koris ha cominciato a nutrire dubbi sulla bontà della sua idea iniziale. Ma oh, non partiamo prevenuti.
Giunti sul sito di boulder di Bibemus, il Punkabbestia non smette di ciarlare (anche se nessuno lo ascolta) di tre cose: di quanto lui sia uno sfattone zen, di quanto sia gelosa la sua ragazza, di quanto si sia disfatto in palestra di roccia all’altra sera. Nel mentre, il di lui cane si aggira freneticamente con un freesbee in bocca. Quando posa il freesbee, vomita. Anche a un nanometro dalle Koris-scarpe da arrampicata, oggetto di venerazione. Koris, che già ama poco i canidi, vorrebbe farne un civet sul posto. Il Maropione Casuale marpiona e non fa sicura a nessuno, tanto a che serve?
Nostalgia del gruppo speleo ivi compresi anche i Puffi adolescenti: oltre il livello di guardia.
Il pomeriggio si chiude con: una sola via tentata e una rovinosa caduta dalla slackline. Nel mentre ci sono trentacinque gradi, il Punkabbestia rasato si è rollato anche le meningi, il suo cane ha percorso l’equivalente della circonferenza terrestre sgranocchiando il freesbee. Koris risale sulla Ya(xa)ris, diventata un forno, dicendosi che tanto domani va a sotterrarsi nell’Aldilà (in realtà si chiala Eau-de-là, ma il gioco di parole è troppo bello).
La tipa ha vaghissime idee su come ritornare a casa, tant’è che Koris si ritrova spersa nel porto commerciale. Una gioia. Ritrovata la Collina e depositata la tipa, Koris può finalmente portare la Ya(xa)ris a nanna. Solo che è una marmellata di Koris e, tanto per gradire, entrando in garage dà una botta alla macchina. Nello stesso posto in cui l’aveva già data mesi fa, quindi non è che si veda. Però aggiunge la ciliegina a codesta giornata da frullato di marroni.
Nel mentre Koris è in ritardo di due ore per la festa del Maitre-de-Jeu. E deve ancora farsi la doccia. E dovrebbe andare a riprendere la macchina. E riscoprire il percorso su Google.
Ancora una volta il cervello di Koris sforna il codice di errore “404 sbattimento not found”.
Quindi eccola là.
Forse, se anziché intestardirsi a voler dimostrare a sé stessa di non essere vittima della seconda serie del Sonno della Ragione, Koris avesse accettato di poltrire la giornata e presentarsi alla sera dal suo bello, forse le sarebbero girate meno le palle.
Pertanto sticazzi la ragazza moderna emancipata blablabla, Koris probabilmente se ne resta all’antica, ad interpretare i segnali degli dei. A U Babbu la responsabilità di negoziare il prezzo della dote.

Un miglio alla volta

Quello che probabilmente il Fato non ha ben capito è che l’arrivo della Koris-patente targata République Française (nonché dipartimeno 13, quello dei pazzi furiosi al volante) non ne giustifica un uso intensivo.
Va bene, la Ya(xa)ris, va bene quanto sia bello guidare senza un pacco di fotocopie da esibire, ma non abusiamo delle cose buone.
E della benzina, che costa.
Che ieri Koris voleva andare ad arrampicare in un posto tranquillo ed era anche dispostissima a muovere il bolide. Ma all’interno dei confini cittadini (c’è chi può, sì). Solo che poi la compagna insiste con “Andiamo a La Ciotat, andiamo a La Ciotat?” e che fai, le dici di no? Contando che poi le tue idee sul sito erano più che vaghe, per non dire inesistenti.
Quindi piglia la Ya(xa)ris per il tragitto più lungo mai realizzato in autostrada, fino alle porte del dipartimento 83 (per gli amici il Var). Autostrada, più perdersi nella periferia di La Ciotat, più strada sterrata per arrivare all&Etoile; Noire.
Che poi per arrampicare come salami Koris si chiede se non sia meglio darsi alla pétanque (che sarebbero le bocce, ma sono lo sport nazionale marsigliese), ma alla fine basta accettarsi maldestri così. Ecco, accettarsi.
L’esperienza non sarebbe stata così negativa se, giunti alle porte di Marseille, il Koris-occhio destro, quello che ci vede qualcosa, non avesse deciso di esplodere in un fiume di lacrime ed altri fluidi non identificati. Quando il tachimetro segnava i novanta all’ora. Il momento ideale per il panico, insomma.
Koris avrebbe volentieri rinviato la sua prossima avventura automobilistica a data da cestinarsi. Poi stamattina, il maledetto dì di Pentecoste festivo sì-no-forse a scelta del datore di lavoro, Koris è arrivata in stazione solo per scoprire che il suo capo e il gestore della rete di bus avevano idee contrastanti: uno ha dato ferie, l’altro no. Vi si lascia scoprire chi è chi.
Koris ha avuto la piacevolezza di perdere mezz’ora per arrivare alla stazione, girare sui tacchi, riprendere il metrò, tornare a casa, recuperare le chiavi della Ya(xa)ris, uscire a prendere il bolide, rimettersi in strada.
Va detto che la città era deserta, l’autostrada quasi, Koris ha fatto in 28 minuti netti il tragitto per cui normalmente impiega 50 minuti. Roba da Fast’n’Furious. Ma l’evento è chiaramente eccezionale.
A meno di preventivare un massiccio intervento a base di aerografie tamarre, alettoni, led viola e cerchioni cromati d’oro per la Ya(xa)ris.

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