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Quanto i Numi ti mandano segni…

… tu, Koris, maledetta testolina di minchia in agrodolce, dovresti starli a sentire. Mica a intestarsi e andare avanti col parere contrario degli aruspici. Anni di versioni di greco e latino non ti hanno insegnato niente, altro che maturità classica.
Che poi la giornata era cominciata anche bene. Koris si è risvegliata fra le braccia dle suo bello (perché il bello è negli occhi di chi guarda, anche se sono miopi), dopo una serata passata ad ascoltare la parodia de “Il combattimento di Tancredi e Clorinda”. Perché a noi piace così: non prendiamoci mai sul serio (Orso nel mentre invoca il complesso edipico). La verità è che Koris avrebbe dovuto restarci, nelle medesime braccia. O quanto meno raggiungerle la sera ad Aix, quando il Koris-bello avrebbe suonato al ballo rinascimentale.
Parentesi: sì, pare la scusa più assurda del mondo per disfarsi della proprio ragazza per una sera. Se solo non fosse vero.
However, Koris aveva da lungo tempo detto di no, che non ci sarebbe andata, che sarebbe andata ad arrampicare a Bibemus, quindi alla festa del Maitre-de-Jeu. Perché Koris è una ragazza moderna, emancipata, che non rinuncia alle proprie passioni per quelle altrui. Facendo en passant il gesto dell’ombrello al Sonno della Ragione.
Però stamattina Koris di arrampicare non aveva assolutamente voglia. Ma proprio zero. Avrebbe preferito poltrire, possibilmente in prossimità di uno specchio d’acqua.
Solo che no, ormai si era ingaggiata ad andare a Bibemus nel pomeriggio, giammai si sarebbe tirata indietro, perché è una ragazza moderna con gli altri titoli e con venti eccetera ed è ancora un’arrampicatrice e sono solo una speleologa.
E fin qui la giornata pareva bisognosa solo di una spinta motivazionale.
Koris è passata da A. a recuperare il sostituito dello smartphogne non sopravvissuto all’esorcismo. E qui scassamento di palle numero uno della giornata: Smartphogne II non accoglie le sim, ma solo le microsim. Come cambiare la sim proveniente da un operatore online probabilmente mariuolo e sicuramente irraggiungibile? Fa parte del terzo segreto di Fatima. Quanto a cambiare operatore si è visualizzato il messaggio di errore “404 sbattimento not found”. Koris rimanda a data da cestinarsi.
Quindi fatta una spesa che una spesa non è, va a prendere la prendere la tipa con cui arrampicare. La quale abita due palazzi più in là delle Casa Rosa sulla Collina, set preferito de “Il Sonno della Ragione”, in omaggio impraticabile viabilità rifatta. Insomma, come ingoiare una Madeleine di Proust ripiena di aringhe e guttalax.
La tipa non ha ben chiaro quale sia il luogo di ritrovo coi di lei compagni di merenda. Alla stazione di Aix. Sempre alla stazione, ma a quella dei bus. Nel quartiere di Pont de l’Arc. Sulla circonvallazione del tredicesimo anello di Saturno. Koris, i cui nervi sono già stati ampiamente provati dal traffico marsigliese prima e dall’autostrada con le buche poi, cerca di mantenersi zen.
Si scopre quindi che i compagni di meredende sono un Punkabbestia rasato con annesso cane e un Marpione Casuale. Koris ha cominciato a nutrire dubbi sulla bontà della sua idea iniziale. Ma oh, non partiamo prevenuti.
Giunti sul sito di boulder di Bibemus, il Punkabbestia non smette di ciarlare (anche se nessuno lo ascolta) di tre cose: di quanto lui sia uno sfattone zen, di quanto sia gelosa la sua ragazza, di quanto si sia disfatto in palestra di roccia all’altra sera. Nel mentre, il di lui cane si aggira freneticamente con un freesbee in bocca. Quando posa il freesbee, vomita. Anche a un nanometro dalle Koris-scarpe da arrampicata, oggetto di venerazione. Koris, che già ama poco i canidi, vorrebbe farne un civet sul posto. Il Maropione Casuale marpiona e non fa sicura a nessuno, tanto a che serve?
Nostalgia del gruppo speleo ivi compresi anche i Puffi adolescenti: oltre il livello di guardia.
Il pomeriggio si chiude con: una sola via tentata e una rovinosa caduta dalla slackline. Nel mentre ci sono trentacinque gradi, il Punkabbestia rasato si è rollato anche le meningi, il suo cane ha percorso l’equivalente della circonferenza terrestre sgranocchiando il freesbee. Koris risale sulla Ya(xa)ris, diventata un forno, dicendosi che tanto domani va a sotterrarsi nell’Aldilà (in realtà si chiala Eau-de-là, ma il gioco di parole è troppo bello).
La tipa ha vaghissime idee su come ritornare a casa, tant’è che Koris si ritrova spersa nel porto commerciale. Una gioia. Ritrovata la Collina e depositata la tipa, Koris può finalmente portare la Ya(xa)ris a nanna. Solo che è una marmellata di Koris e, tanto per gradire, entrando in garage dà una botta alla macchina. Nello stesso posto in cui l’aveva già data mesi fa, quindi non è che si veda. Però aggiunge la ciliegina a codesta giornata da frullato di marroni.
Nel mentre Koris è in ritardo di due ore per la festa del Maitre-de-Jeu. E deve ancora farsi la doccia. E dovrebbe andare a riprendere la macchina. E riscoprire il percorso su Google.
Ancora una volta il cervello di Koris sforna il codice di errore “404 sbattimento not found”.
Quindi eccola là.
Forse, se anziché intestardirsi a voler dimostrare a sé stessa di non essere vittima della seconda serie del Sonno della Ragione, Koris avesse accettato di poltrire la giornata e presentarsi alla sera dal suo bello, forse le sarebbero girate meno le palle.
Pertanto sticazzi la ragazza moderna emancipata blablabla, Koris probabilmente se ne resta all’antica, ad interpretare i segnali degli dei. A U Babbu la responsabilità di negoziare il prezzo della dote.

Un miglio alla volta

Quello che probabilmente il Fato non ha ben capito è che l’arrivo della Koris-patente targata République Française (nonché dipartimeno 13, quello dei pazzi furiosi al volante) non ne giustifica un uso intensivo.
Va bene, la Ya(xa)ris, va bene quanto sia bello guidare senza un pacco di fotocopie da esibire, ma non abusiamo delle cose buone.
E della benzina, che costa.
Che ieri Koris voleva andare ad arrampicare in un posto tranquillo ed era anche dispostissima a muovere il bolide. Ma all’interno dei confini cittadini (c’è chi può, sì). Solo che poi la compagna insiste con “Andiamo a La Ciotat, andiamo a La Ciotat?” e che fai, le dici di no? Contando che poi le tue idee sul sito erano più che vaghe, per non dire inesistenti.
Quindi piglia la Ya(xa)ris per il tragitto più lungo mai realizzato in autostrada, fino alle porte del dipartimento 83 (per gli amici il Var). Autostrada, più perdersi nella periferia di La Ciotat, più strada sterrata per arrivare all&Etoile; Noire.
Che poi per arrampicare come salami Koris si chiede se non sia meglio darsi alla pétanque (che sarebbero le bocce, ma sono lo sport nazionale marsigliese), ma alla fine basta accettarsi maldestri così. Ecco, accettarsi.
L’esperienza non sarebbe stata così negativa se, giunti alle porte di Marseille, il Koris-occhio destro, quello che ci vede qualcosa, non avesse deciso di esplodere in un fiume di lacrime ed altri fluidi non identificati. Quando il tachimetro segnava i novanta all’ora. Il momento ideale per il panico, insomma.
Koris avrebbe volentieri rinviato la sua prossima avventura automobilistica a data da cestinarsi. Poi stamattina, il maledetto dì di Pentecoste festivo sì-no-forse a scelta del datore di lavoro, Koris è arrivata in stazione solo per scoprire che il suo capo e il gestore della rete di bus avevano idee contrastanti: uno ha dato ferie, l’altro no. Vi si lascia scoprire chi è chi.
Koris ha avuto la piacevolezza di perdere mezz’ora per arrivare alla stazione, girare sui tacchi, riprendere il metrò, tornare a casa, recuperare le chiavi della Ya(xa)ris, uscire a prendere il bolide, rimettersi in strada.
Va detto che la città era deserta, l’autostrada quasi, Koris ha fatto in 28 minuti netti il tragitto per cui normalmente impiega 50 minuti. Roba da Fast’n’Furious. Ma l’evento è chiaramente eccezionale.
A meno di preventivare un massiccio intervento a base di aerografie tamarre, alettoni, led viola e cerchioni cromati d’oro per la Ya(xa)ris.

E il tutto in 48 ore

Venerdì sera.
Torna dal lavoro, addormentati in bus perché è venerdì sera e il venerdì sera è giusto essere stravolti. Però non troppo, eh.
Molla il surplus a casa, riparti con lo stretto necessario per andare a Vitrolles a preparare le corde per l’uscita di domenica. Che ti eri offerta volontaria, tirare bidone all’ultimo momento pareva brutto, proprio brutto.
“L’uscita di domenica sarà tranquilla e anche quella della successiva. Quella della settimana dopo, nel Var, però te la sconsiglio, l’entrata della grotta è molto stretta. Per darti un’idea, la cavità si chiama La Tomba e quella a fianco, ancora più stretta, Il Sarcofago”, perché l’umorismo del Var non si smentisce mai.
Torna a casa alle nove, dopo aver ribadito di prendere delle corde belle lunghe perché non sai ancora volare. Preparati salsiccia e patate fritte mentre guardi Crozza.

Sabato
Sveglia alle sette e mezza perché quando Bazilla ti scriveva “MASOC!” sulle relazioni di laboratorio mia aveva torto.
Che si fa, si va ad arrampicare? E certo, mica ti svegli all’alba per stare sul divano.
Raccatta cibo e altre chincaglierie, butta tutto nello zaino da arrampico, recupera la Ya(xa)ris e vai all’appuntamento agé del sabato.
Si decide di andare a Lascours dove non c’è parcheggio, quindi abbandona la Ya(xa)ris in centro. La macchina per vendetta decide di mettersi in riserva.
“Va bene, andiamo a Lascours, ma io faccio solo cose facili che ho un dito in meno e domani devo essere in forma”
E poi stocazzo, insomma, ritrovati appesa a un 5c+ in strapiombo e un 6a del disagio, perché con te stessa sei donna di parola.
Torna a casa in ritardo sulla casella di marcia, fatti una doccia, preparati ad uscire con Van.
Passa una serata simpatica fra giochi di società e perfetti sconosciuti. Carino, ma coi ruolisti veri è un’altra cosa.
Alle undici ripieghi a dormire perché ti si chiudono gli occhi. Mentre stai per addormentarti ti ricordi che il cibo ingurgitato nella giornata ammonta a due barrette di cereali, una manciata di albicocche secche e qualche fetta di salame.

Domenica
Ti svegli da sola alle otto perché le dormite mattutine sono fuori moda. Ti illudi dunque di avere un sacco di tempo prima dell’appuntamento in grotta all’una e mezza.
Alle nove vai a fare la spesa che la dispensa langue.
Poi pulisci casa che sta diventando un merdaio. Poi fai una lavatrice (che tu non lo sai ancora, ma resterà da stendere).
Sono le undici, c’è ancora un sacco di tempo, quindi decidi di andare a sfamare la macchina. Che in fondo mica ci si può lamentare, la Ya(xa)ris aveva visto l’ultimo pieno il 13 dicembre.
Mentre torni a casa scopri che l’amica A. ha troppo da fare e non verrà in grotta, però può essere spiritualmente presente prestandoti la tuta degli omini deformi (quella che ha le gambe di tredici centimetri e il tronco di tre metri).
Arrivi a casa dopo mezzogiorno e mezza e ammetti candidamente a te stessa di essere in ritardo. E il sacco da speleo non è pronto. Quindi prepara una pasta a cazzo e il sacco di conseguenza, cercando solo di non mettere un uovo nello zaino e il discensore in padella.
All’una e mezza riesci ad essere puntuale. Si parte per la montagna della Sainte Baume, in cui fa un caldo assurdo.
“Forse ti ho trovato una tuta per te, è di uno della sezione ragazzi a cui è diventata piccola. Però è taglia dodici anni”
“Dodici anni è la mia taglia preferita”
Arriva ai due buchi gemelli, Les Aubagnais e La Sainte Thérèse. Il pozzo di 36 metri di Les Aubagnais mette un po’ di disagio, però poi passa. Arriva ai piedi di una gigantesca cascata di calcare bianco, per scoprire che l’equipaggiamento è vetusto e non permette di continuare. Fai marcia indietro.
“Possiamo andare alla Sainte Thérèse, sarà la tua prima strettoia”
Però c’è un vantaggio all’essere tappi: per quella strettoia è un’autostrada. Tu sei maldestra come una Panda senza servosterzo, ma è un altro discorso. Scendi fino in fondo alla Sainte Thérèse, impara manovre nuove. Risali chiededo di disequipaggiare tutto perché non sei più a disagio. Anzi, ora che l’imbrago non ti sega più una coscia sei quasi comoda. Esci dal buco dopo aver spiato un pipistrello che si sveglia dietro una vela di calcare.
Arriva a casa alle otto passate. Fatti una doccia per salvare le apparenze, scoprendo di avere più lividi che ginocchia. Ora puoi andare a dormire.

Per fortuna oggi è lunedì e ci si riposa.

P.S. Koris deve cominciare a riflettere a una categoria apposta per le uscite speleo. Suggerimenti?

La palla matta

Nel gergo della famiglia Koris dicesi “palla matta” una pallina di gomma affetta da rimbalzo compulsivo fino ad esaurimento della sua smodata quantità di moto gommosa. A un certo punto della loro vita, Koris e Orso collezionavano palle matte che recuperavano a 500 lire l’una, fino a riempirne un cartone intero. Cartone che regolarmente si rovesciava e a cui l’Amperodattilo giurava odio eterno.

Koris si trova in una fase dell’esistenza in cui è una palla matta.

Koris-domenica: nonostante la sveglia relativamente tardi (che sì, il sabato è bello andare a scorrazzare per cunicoli accarezzando pipistrelli, ma la sveglia alle setteemezza è il male), Koris ha passato la mattina a pulire casa prima, imbrago da speleo poi. Operazione quest’ultima dannatamente complicata, a causa della necessità di un canale di scolo per l’acqua argillosa che non tappasse gli scarichi. Ha mangiato di fretta. Alle due era in palestra di roccia. Alle quattro e mezza riprendeva la Ya(xa)ris per andare a casa di Van per giocare a Descent, partita che si doveva disputare da circa sei mesi. Solo che qualcosa è andato storto nella strategia ed è stato il massacro. Degno di nota il Maitre-de-Jeu (che per una volta non era Maitre-de-Jeu) la cui elfa formosa parava le stoccate con le tette. Koris arriva a casa alle undici ma decide di non prendere sonno fino a mezzanotte passata.

Lunedì: giorno in cui notoriamente succede di tutto. Ci sono circa quindici cose da fare al più presto. Ne scegli una, ci lavori. Il capo arriva e chiede di occuparsi di un’altra. Inizi ad occupartene. Mezz’ora dopo il capo arriva e chiede se vi state occupando di una terza cosa. Continuerà così a saltellare da un argomento all’altro fino a fine giornata. Sometimes you have to roll a hard six. Koris passa la serata a stirare guardando due puntate della seconda serie di X-Files, fingendo di essere una casalinga degli anni ’90.

Martedì: Koris aveva previsto di lavorare solo mezza giornata, che si rivela densa e a saltapicchiare da un argomento all’altro come il giorno prima. Evviva evviva. Koris riesce ad evadere a mezzogiorno, in stato di stordimento. Il piano prevedeva “arrivo a casa con calma, alle quattro vado in banca a fare il dossier del mutuo e poi magari vado ad arrampicare”.È con: arrivo a casa in ritardo sulla tabella di marcia, non mangio ma assimilo con un organismo unicellulare primordiale, alle due sono fuori di casa, abbandono la macchina in un parcheggio mariuolo a Mazargues, recupero le chiavi dell’appartamento pregando che la Ya(xa)ris non sia portata via né dal carroattrezzi né da automobilisti infuriati, fly-by velocissimo a fare la spesa, passo in banca cercando di scacciare le paturnie da mutuo incombente, crollo in palestra arrampicando come un prosciutto stagionato ma oh, a un certo punto mica si può pretendere. Morale della giornata: se non esistesse la Ya(xa)ris bisognerebbe inventarla.

Oggi mercoledì ed è l’inferno lavorativo. La to-do-list delle vita privata di Koris deborda. Forse si stava meglio sottoterra sabato, tanto piove e in falesia non si può andare.

Forse un giorno Koris smetterà di essere una palla matta che rimbalza ovunque senza fermarsi mai. Però quel giorno non è oggi e forse nemmeno domani.

Normale amministrazione

All work and no play makes Koris a dull girl.
Che se poi la domenica piove è pure peggio. Vabbbè, non lamentiamoci che abbiamo comunque recuperato l’arrampicata il sabato, pure con un 6a (Philou Volant), pure portando la pontentissima Ya(xa)ris giù per l’impervia strada di Minas Morgiou (per voi umani la calanque de Morgiou, quoi).
Però al di là del calcare non succede niente di nuovo sotto il sole, anzi, sotto il tempo incerto. Koris lavora, ma sogna una vita in cui è una scrittrice di successo che si siede alla sua scrivania in cerca di ispirazione, dopo essersi svegliata all’ora che le pare e non alle sei e quaranta. Ma è colpa della primavera incombente e del tempo umido, poi passa tutto.
Koris capisce di avere bisogno di ferie quando arriva al mattino e anziché con bonjour saluterebbe con ‘fanculo senza un’evidente ragione. Ma pasqua arriva presto, si spera. Non è detto che sarà rilassante, ma almeno si cambierà un po’ l’aria.
Ecco, dopo un paio di settimane in cui gli eventi più eccitatnti erano tutti di matrice arrampicatoria, si prevedono sette giorni della densità dell’uranio. Fra riunioni importanti e riunioni con gente sgradevole, compromessi per la casa che forse si firmano e forse no, finanziamenti da chiedere, ora di lavoro da recuperare perché “devo uscire prima ergo devo compensare perché sì”, Koris gradirebbe tanto avere un replicante con le sue sembianze per questa settimana. Mentre lei sta a casa, seduta alla scrivania in cerca di ispirazione, dopo essersi alzata all’ora che le pare.

Chateauvert 2015

La proposta del capogruppo di arrampicatori arriva così, all’improvviso.
“Domenica gran sole e niente vento, andiamo a Chateauvert?”
Koris credeva che accettare tale proposizione la avrebbe causato turbe mentali a non finire in posta celere direttamente dal passato. Un po’ come quando era andata a vela dopo essere stata scaricata dal Senzaddio, la circostanza in cui passò un tempo irragionevolmente lungo ad autopsicanalizzarsi per capire se era nostalgia, senso di colpa o testa di minchia (nel dubbio, sempre la terza).
E invece sticazzi.
Sticazzi perché si cresce, alemeno di testa se le membra non collaborano.
Sticazzi perché se proprio ci si deve crogiolare, che sia al sole e non in ricordi del piffero (“La merda più la si rimescola e più puzza” suggerisce l’Ampero-saggezza popolare).
Sticazzi perché dopo un certo lasso di tempo tutto cade in prescrizione e diventa una macchietta da serie blog.
E forse Koris è persino meno scarsa di quanto fosse tempo fa, perché i chiodi non sembrano più lontani sei metri, il calcare non è più brutto&cattivo ma si rivela pieno di prese simpatiche, i piedi reggono se ci si crede abbastanza (approcci filosofico-mistici all’arrampicata sulla falsariga del “Fidati dei tuoi piedi” oppure “Credi alla tua mano destra”).
E anche se Koris cade non è mica un problema, c’è la corda apposta.
Numeri da circo di Koris che si regge su un braccio solo con gambe posizionate a caso. E poi urla, come secondo la migliore tradizione.
Gente che dice “Prova questa via, sembra facile!” e poi è un 6b+ pieno di polvere.
Quello che fa l’illustratore e racconta che sta facendo la trasposizione in fumetto di un romanzo di fantascienza e Koris che non credeva che i fumettisti esistessero veramente fra la gente comune.
Sedici gradi che al sole sembrano trenta, i pettirossi che vengono a mangiare le briciole, le farfalle che si posano sulle corde. La primavera è qui anche il Var è deserto e tutti gli abitanti paiono essere fuggiti altrove.
Insomma, Chateauvert così divertente come non l’avete mai visto. E Koris, facendo pace con le falesie in riva all’Argens, si chiede perché prima dovesse essere necessariamente dolore, lacrime et sanguine.
(No, in realtà sa benissimo il perché, però è un altro episodio della serie Il Sonno della Ragione e fare gli spoiler non è educato)

But time… it went on,
Minutes… they ran too fast.
Like you they were gone…
Into the past…

Fra un aggiornamento e l’altro

La vita reale è quella cosa che succede fra un aggiornamento del blog e l’altro, quando non succede niente di importante da essere riportato. O meglio, accadono una miriade di piccole cose insignificanti da riportare in un blog. O meglio, che se riportate susciterebbero il sempreverde commento “esticazzi?”. Bene, questo è un post puntiforme esticazzistico riassuntivo. Peggio di così ci post col conto delle calorie di ogni pasto delle anoressiche di Splinderiana memoria, reperti dei primi anni del secolo. Ordunque, in questi giorni:

  • Koris ha confermato il detto di Lovecraft secondo cui non è morto ciò che eternamente giace, in particolare gli equipaggiamenti informatici. Mesi fa il suo hardisk esterno chiamato Memup pareva aver esalato l’ultimo respiro portandosi dietro gigabytes di film, serie e reliquie software di vario genere. Koris lo aveva rimpiazzato con due nuovi hardisk (il backup e il backup del backup). Due sere fa, colta da follia, Koris ha riesumato Memup dalla polvere della libreria, ha smontato il case e ci ha soffiato dentro, come i peggiori niubbi. Memup è tornato alla vita, facendole una pernacchia per aver comprato backup e backup del backup;
  • Memup ha riesumato con sé una filmografia epico-fantasy della peggior specie, che non ha giovato al Koris-inconscio, già di per sé devastato. Ergo Koris sogna ad occhi più o meno chiusi di gente in armature di dubbio gusto, di neri signori oscuri che forse non sono proprio neri ma solo sporchi, di draghi che risolverebbero il problema del traffico mattutino e altra roba che non sfigurerebbe in una canzone di Rhapsody of Fire;
  • è uscito “Beyond the Red Mirror”, il nuovo album dei Blind Guardian (per peggiorare il punto precedente). Koris è passata dall’eccitazione molesta al fare “da da da” con annesso headbanging su qualunque assolo di chitarra in qualunque posto si trovi (lavoro, bus, gabinetto). Ma poi le passa, eh. Tempo di ascoltare “The Throne” e “Grand Parade” venticinque volte cadauna nei prossimi tre giorni. (Nei commenti su IuTubbe si lamentano che l’album voglia assomigliare troppo a “Nightfall”, Koris risponde un “Ce ne fossero!”, con gli occhi a cuoricino).
  • visto il diluvio domenicale, Koris ha guidato in autostrada per la prima volta, uscendone inaspettatamente indenne. La scusa era andare a fare boulder nella Palestra dei Fighetti, quella con la peggiore musica si possa avere in una palestra di arrampicata. Ne è seguito un intenso dolore ad avambracci, spalle e orecchie.
  • i bioritmi di Koris sentono la primavera e hanno deciso di anticipare la sveglia di 5 minuti. Permettendo così a Koris di arrivare al lavoro alle otto e cullare l’illusione di uscire presto. Solo che poi a mezzogiorno scoppia il merdone, si mangia appena e si finisce per uscire alle sei. In ritardo per andare ad arrampicare, nell’unica congiunzione astrale in cui gli altri sono in anticipo. Così Koris fa cose a caso e si ammazza su un 6a+ che però è troppo facile per essere un 6a+. Vabbè, robe da arrampicatori (scarsi);
  • Koris non riesce a capire se quelli che stanno spuntando sono addominali o panza generica. Visto quello che mangia, si propende per la panza. Se no Junior ha proposto anche l’Alien.
  • un tipo, dopo aver ascoltanto l’orribile parlantina francesizzante di Koris, ha esclamato: “Si sente che lei ha l’accento del Midi! Viene da Tolosa, vero?”. Come no.

In tutto ciò, domani arrivano i Maiores per dare una sorta di placet (o non placet o “fa proprio cacare”) a una possibile Koris casa. E avere l’Amperodattilo sotto lo stesso tetto è una sorta di audit per il disordine casalingo. Sarà il caso di trovare il tempo per nascondere i detriti radioattivi che girano per il salotto.

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