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Delirio, paura e sconfinamento

Oggi è il primo giorno di… sconfinamento? Deconfinamento? Scatenamento? Fine della quarantena? Insomma, si può smettere di uscire con un’autocertificazione infilata fra le chiappe in tasca e si può andare circa dove si vuole, in un raggio di 100 km, mantenendo le distanze sociali che tanto chi minchia vuole avere essere umani vicino. Alcuni sono tornati in ufficio, non Koris perché a Neutronland hanno deciso che non si torna prima del settordici di quaglio del duemilamai. A meno di contrordini dell’ultimo minuto a base di “domani vieni”, che sono tutt’altro che improbabili.

Koris ha ricevuto il computer per lavorare giovedì scorso. A quattro giorni dalla fine del periodo di quarantena, dopo due mesi di domande. Ha osato sperare che fosse rapido e operativo, invece assomiglia soprattutto a una macchina da scrivere con internet. O almeno, la sua utilità è quella. Non ha nessuno dei programmi che servirebbero a Koris per lavorare, non è chiaro se il servizio informatico possa installarli a distanza, c’hanno troppo da fare, loro. Koris ha fatto la sua solita scena isterica, poi le è apparso lo spirito del Replicante e del suo motto “se uno ha voglia di lavorare, trova gli strumenti anche se non li ha”. Quindi si è rassegnata a continuare a lavorare su Blatto, computer personale Debian-munito che è già abile e arruolato. È giusto continuare ad arrangiarsi con mezzi propri per lavorare? Noi di Voyager pensiamo di no, ma non se ne frega nessuno di quello che pensiamo noi di Voyager.

Koris continua ad aspettare risposte alle sua mail, correzioni ai suoi rapporti, segni divini, varie ed eventuali. Tutto tace che tanto i problemi sono sempre altri. E se chiedi ti accolli e se non chiedi non sai lavorare in team. Bisogna arrangiarsi e fare dei sacrifici, c’è grossa crisi.

Lo sconfinamento non dà a Koris quell’euforia che forse pervade qualcun altro. Sarà che la quiete marsigliese era una bella cosa, in nome del “si stava meglio quando si stava peggio”. Sarà che ormai permane la sensazione che sia andato tutto a culo, che ora è il momento di tornare a fare le cose di prima ma peggio e senza illusioni di sorta, che ci siamo scoperti fragili esseri umani più mortali che mai. Sarà che arriveranno risposte e le risposte saranno brutte, come per esempio “Potremo andare in vacanza in montagna? No, c’è da recuperare il tempo perduto” o “Possiamo tornare in grotta? No, è considerato uno sport di gruppo” o ancora “Il mio progetto verrà portato avanti? No, non ci sono progressi visibili”.

Comunque Koris è abbastanza convinta che fra due settimane il vairus sarà tornato signore e padrone dei luoghi, quindi lo sconfinamento durerà giusto il tempo necessario per illudersi che tutto sia andato bene.

La rivolta continua

Forse ci sarebbero un sacco di argomenti da trattare su un blog che ha un po’ perso la sua naturale regolarità (dobbiamo provare con gli yogurt cacaioli per tornare a scrivere un po’ più spesso? Noi di Voyager pensiamo di no). Per esempio che sabato Koris si è armata una grotta da sola senza farsela addosso (ancora similitudini cacaiole, ma lo sapete che è un blog di merda), anche se tutto sommato non merita gli onori della cronaca vista la sua assurda facilità. Del Koris-racconto che verrà pubblicato ne parliamo poi con calma, a tempo debito.

Quindi continueremo con la saga ininterrotta da fine gennaio ad oggi: la rivolta dei laptop. La situazione, su ogni versante, è tragica ma non seria.

Quello messo peggio è sempre Blatto, per quanto stia meglio rispetto a dieci giorni fa. Dopo aver clonato dischi, restaurato partizioni, spolverato file, ricucito librerie e fatto decluttering con componenti
fondamentali di Debian, ora Koris passa le serate a reinstallare pacchetti. Ogni sera è un “domani è l’ultimo giorno, poi reinstallo direttamente Debian”, poi finisce che non reinstalla un tubo perché ormai è diventata una questione di principio. In compenso ha imparato un sacco di cose sul filesystem di Debian, come l’esistenza di una libreria dall’evocativo nome “libvoikko”, che pare un mobile Ikea e invece fa un non meglio precisato trattamento liguistico. Koris non ha idea del perché fosse installata su Blatto, ma ormai non si stupisce più di nulla, nemmeno se stasera si trova installata libkittemmuort.

Trillian non era morta, come al solito faceva solo finta. Quello morto era l’alimentatore. Il problema è stato brillantemente risolto da ‘thieu che ha fornito un alimentatore di un altro MacBook, non si sa quale e non si sa di chi. Si sa solo che giaceva in un armadio in unversità e ‘thieu, posseduto dallo spirito di un Kender, si è detto “bah, se è per lasciarlo lì…”.

Anche il MacBook di Orso ha visto tempi migliori e non funziona più lo schermo. Orso ha chiesto aiuto alla sorella, ma Koris non è ancora in grado di fare diagnosi informatiche a distanza, nemmeno aiutandosi con la lettura dei tarocchi o coi fondi delle tazze di Nesquick. Orso ha dovuto rivolgersi a un riparatore di fortuna, dopo essersi fatto schifare da un centro Apple. Saltiamo a piè pari la parte in cui Koris vi dice che Apple e la sua politica fanno schifo, tanto sapete come la pensa.

E ora veniamo al grande ritorno di Marvin, il primissimo laptop di Koris, il primissimo maltrattamento a base di svariate distribuzioni di Linux di un periodo oscuro. Comprato nell’omai lontano 2005, Koris pensava che Marvin fosse destinato a restare un cimelio informatico senza alcun uso pratico. Questo finché il computer che pilota lo spettrometro gamma, coetaneo di Marvin, non ha esalato l’ultimo respiro lasciando tutti in braghe di tela. I driver dello spettrometro, ovviamente, non girano su nulla che non sia un Windows Xp a 32 bit. A meno di non sborsare svariate migliaia di euri e cambiare tutta la baracca, in tempi non del tutto compatibili con la data di scadenza che Koris ha stampata sul culo. Marvin, però, è in effetti un aitante Windows Xp a 32 bit che poteva salvare capra e cavoli emettitori di gamma. Koris ha proposto alla Capa, la Capa ha detto perché no. In effetti Koris è riuscita a installare i driver dello spettrometro e anche il software di acquisizione dati in meno di un’ora questa mattina. Solo che Marvin e lo spettrometro non si sono parlati. Forse si sono proprio mandati a cacare, ma non ne abbiamo la certezza. Koris ha speso il resto della giornata per cercare di riappacificarli via protoccoli TCP/IP, ma niente, nada de nada. Per fortuna Koris era sola nel laboratorio di misura, così nessuno ha potuto sentire le sue urla.

Tornata in ufficio a fine giornata con le pive nel sacco, Koris si è accorta che nel manuale, in una pagina perduta in mezzo alla fuffa, in un minuscolo font a piè di pagina c’era scritto “attenzione, dovete inserire la chiavetta usb di sicurezza perché vi sia trasmissione dati”. Koris è stata molto vicina a spaccare tutto, ma si contiene. L’attività “spaccare tutto” è un’opzione che si sblocca solo quando sei in un posto di lavoro per più di sei mesi. Diamo l’illusione di avere contegno, ancora un po’.

Tanto domani si può provare a reinstallare tutto e a sperare che la rivolta informatica sia repressa nel sangue silicio. Sempre domani, come Godot.

Necromanzia informatica, episodio due

Sottotilo del post: ci mancava solo questa.

La prima necromanzia Koris se l’era andata a cercare. E proprio tanto, perché resuscitare il MacBook Trillian dato per morto da più di tre anni non era la cosa più banale del pianeta. Però quanto a necromanzia ci si poteva anche fermare lì, a posto così, grazie.

E invece no, col cazzo.

Una sera nel week-end Koris stava cazzeggiando felicemente col suo potentiZZimo Blatto, il portatile brutto ma performante. Sul divano, con Blatto poggiato accanto e i fili di mouse e alimentazione aggrovigliati (n.d.K. sì, il mous ha il filo, non venite a scartavetrare le gonadi). Stava facendo qualche aggiornamento di Debian, lib-sailcazzoquale-1.0.23, diciamo. Per qualche ragione, Koris ha sentito il bisogno di alzarsi dal divano.

Tutto è successo molto in una frazione di secondo. Il piede di Koris in qualche filo a casoo. Koris per terra. Blatto per terra. La batteria di Blatto altrove. Il cavo di alimentazione staccato.

Davanti a questo disastro, ‘thieu ha cercato di mormorare un “te l’avevo detto”, ma è stato cazziato subito, sur place, e ha capito che era il momento sbagliatissimo per la predica. ‘thieu è un uomo che vive sotto il giogo del terrore? Probabilmente sì ma non è questo il punto.

Appurato che le sue ginocchia doloranti si sarebbero riparate da sole ma il laptop no, Koris ha ricomposto Blatto, pensando che la maldestraggine lo aveva trucidato per sempre. E in effetti la prima volta non ha dato alcun cenno di vita. Poi le ventole hanno letteralmente sputato fuori uno sbuffo di polvere e sì, Blatto vive, bravi tutti, urgh, l’abbiamo scampata bella.

La cosa bizzarra è che su Debian non andava la rete. Boh, sarà il riavvio, vai a sapere. Riavviamo. Non va di nuovo. Che cosa bizzarra. Koris si è messa a smanettare sbottando per le turbe mentali di Debian e della rete, ma che roba, ma che due palle… un attimo. Che significa errore di input/output?

Altri scartabellamenti Koris ha scoperto che l’hard disk, o almeno la partizione Debian, pullula di bad sector, dati corrotti. La caduta ha rovinato il disco. O forse l’aggiornamento di Debian. O forse entrambi.
Koris ha rilanciato Blatto da live cd per vedere come stessero davvero le cose. La situazione non è stata incoraggiante: la partizione Winzozz pare sana, quella Debian… ha visto parecchi tempi migliori. Bakcup d’urgenza, cerchiamo di riparare i bad sectors.

Fallito. Colta da panico, Koris ha deciso di tentare il tutto e per tutto, comprare un disco nuovo e clonare il vecchio. Ad oggi, 24 ore dopo l’inizio della clonazione, Blatto è ancora lì che copia file. Difficile prevedere quando avrà finito. E se quando avrà finito non bisognerà formattare tutto e reinstallare da capo.

Diciamo che, nonostante apprezzi la necromanzia, queste procedure di emergenza Koris se le sarebbe risparmiate volentieri.

Pet Sematary, versione informatica

Per chi non lo sapesse, “Pet Sematary” (in italiano tradotto con “Il cimitero degli animali”) è un romando di Stephen King abbastanza inquietante. Per farla breve e raccontarla male, c’è un cimitero in cui la terra “miracolosa” (o quasi) riporta in vita gli animali domestici. Fantastico, geniale, meravigl… uhm, no. Perché gli animaletti così resuscitati hanno una certa aggressività e propensione alla stronzaggine generalizzata, che non li rende proprio piacevoli. Per di più, puzzano. Verso la fine del libro ci provano con un essere umano e vabbè, leggete il libro se volete saperne di più.

In questi ultimi giorni la vita di Koris si è trasformata nella versione informatica di “Pet Sematary”.

Il suo macbook Trillian è stato riportato alla vita due settimane fa, con una nuova scheda madre. Avviava anche il sistema operativo Slax, da un vecchio cd che si era tenuta dentro dal 2015 ad oggi. Tutto sembrava andare per il meglio. Mancava solo andare a comprare un nuovo hard disk e magari cercare di togliere quello sgradevolissimo odore che non si sa bene da dove venga.

Come al solito, sticazzi.

Koris ha comprato il nuovo venerdì, approfittando della mezza giornata libera. Lo ha inserito al suo posto, ha fatto un dvd di Linux Mint pronto alla bisogna e si è preparata a un’installazione rapida, liscio come piscio.

Trillian non ha voluto sapere di vedere il dvd di avvio. “Ma che dici a me?” sembrava annunciare al mondo con strafottenza. Koris le ha dato una seconda chance con una più versatile Ubuntu. Stesso risultato.

Scoperta raccapricciante numero uno: potrebbe essere che il firmware che permette di avviare il sistema operativo sia a 32-bit, a fronte del sistema operativo a 64. Seguono imprecazioni in atzeco. Koris spera che Steve Jobs stia lavando i cessi di un girone infernale.

Dopo una compulsiva ricerca sull’internet, pare che un disagiato mentale abbia fatto delle versioni di Linux che hanno l’avvio a 32 bit, ma il sistema a 64. Ok, questa volta potrebbe funzionare, daje forte. Facciamo un dvd, che con le usb non ne vuole sapere.

Risultato: manco per il cazzo.

Altra ricerca sull’internet, pare che la versione scriva “qualcosa” (cosa?) sul disco prima di installarsi (lolwut?). Non sarà mica che Trillian non vede il disco interno?

Scoperta raccapricciante numero due: già, Slax non ne vuole sapere di vedere il disco. Perché forse non è formattato come gli garba. Riformattare tutto, please. Koris si augura che la Apple vada in malora e venga acquisita dalla Assistenza Marranzi Computer, negozio che fornì i primi computer alla famiglia (ad ora fallito).

Ora non resta che convincere Trillian ad avviare qualunque cosa non sia a 32 bit. E che non sia Slax. Perché installare una versione di Ubuntu a 32 bit e passarla a 64 tramite il cross-grading potrebbe nuocere gravemente alla salute mentale di Koris, giù scarsa. Fino ad ora, scarsissimi risultati.

Nel mentre Blatto, il pc Debian-Dell che rispetto a Trillian pare fatto con la Lego, ha deciso di fare uno scherzone e fingere di non avere più audio. Un riavvio a suon di insulti gli ha fatto passare il capriccio.

Pare che la prossima mossa sia cercare di reinstallare un firmware che abbia senso e che permetta di avviare qualcosa, contro la volontà della stronzissima Trillian rediviva. Che a questo punto, forse, stava meglio nel regno dei morti e non è stata felice di essere portata via di lì. Mortacci suoi. Koris inizia ad odiarsi per aver scelto un Macbook nel 2007 anziché una pratica lavatrice.

E non dite che a questo punto si potrebbe anche lasciare perdere perché ormai è diventata una questione di principio.

Necromante Informatico

Non è morto ciò che in eterno può attendere. Anche se “in eterno” uguale “da settembre 2015”, quindi è un eterno recente. Vabbè, non fissiamoci coi dettagli.

Facciamo un enorme passo indietro. Trillian è/fu/è stata il MacBook di Koris dall’ottobre del 2007, il computer con cui ci fu amore a prima vista, forse per il rene costato per pagarlo. Trillian ha avuto una vita molto piena a base di spostamenti internazionali, treni, aule, laboratori, cadute in bicicletta, tesi e romanzi scritti, cipolle informatiche varie. Trillian è morta un certo numero volte per le più svariate ragioni, fra cui annoveriamo assaggiare la colazione di Koris, dischi fulminati, la non-voglia di avviarsi per non andare a Mosca. Fino a settembre 2015, quando la cpu si mise a sputare errori logici che non potevano essere curati se non con una nuova logic board e Koris si convinse che dopo otto anni forse era il momento di lasciarla andare nei Campi Elisi dei portatili che hanno vissuto con gloria, nel Valhalla in cui un MacBook può vivere per sempre, anche a 64 bit.

Koris ripose ciò che restava di Trillian, ormai senza disco, in uno sgabuzzino, dicendosi “prima o poi la porto allo smaltimento informatico, ma voglio farlo di persona”. Ma Koris è pigra. Ora avete capito quel “ciò che in eterno può attendere”? Ecco.

Da qualche mese a questa parte Koris doveva fare dei conti di simulazione nucleare per Neutroni Porcelloni e le serviva un pc a 64 bit che avesse più di 1 giga di RAM (ora chiederete “ma se è per lavoro non dovrebbero fornitelo?”, la risposta giusta è “lassamo perde che è mejo”). LoSmilzo, ex pc dell’Amperodattilo riciclato da Koris per le esigenze che non possono aspettare i tempi geologici del servizio informatico, non poteva accollarsi tale pratica a meno di metterci secoli dall’alto del suo unico giga. Serviva un computer da lavoro e constograndissimocazzo che Koris avrebbe scomodato Blatto, il suo computer di casa, il portatile non portale di sedici chili.

Che poi è anche un po’ colpa di Junior, diciamolo, che è ora che laggenta si prendano le loro responsabilità (lett.). Junior ha parlato un po’ troppo delle riparazioni che faceva su Thanathos, il macbook gemello di Trillian che però ha visitato meno volte l’inferno. Si è scoperto che entrambi sono a 64 bit. E Trillian ha/ebbe/ha avuto 4 giga di ram. A Koris non è servito sapere altro.

La settimana scorsa ha esumato i miseri resti dallo sgabuzzino. Quindi ha comprato una nuova (vabbè, “nuova”) logic board, uguale alla vecchia. Guida di iFixit sotto gli occhi e dai dai dai. Del resto, cosa c’era da perdere?

La procedura si è rivelata più rapida meno agevole del previsto. La parte più critica sono stati i sensori di temperatura che non si volevano togliere di mezzo, per cui è stato necessario l’intervento di ‘thieu (“come hai fatto a toglierli?” “ho strappato tutto, tanto hai detto che la vecchia scheda si butta”). In un inferno di contenitori pieni di viti onde evitare di perderle, è stata tartinata la pasta termica sul nuovo processore, quindi Koris ha seguito la guida al contrario col terrore di dimenticarsi connettori per strada. O di strappare fili. “Ci voleva coraggio per farlo” ha commentato ‘thieu, quando Trillian assomigliava di nuovo a un macbook e non a un ammasso di pezzi esplosi.

A dirla tutta, nonostante la sicumera affettata, Koris non era proprio sicurissima della buona riuscita dell’operazione. Una volta rimesso il top case era più scettica che mai, un sacco di cose potevano andare storte. Ma tant’è, bisognava sapere. Koris ha schiacciato il pulsante di accensione. Il “boing!” del boot Apple è risuonato per tutta la cucina. Trillian vive! Di nuovo.

Si è anche scoperto che Trillian ha passato gli ultimi tre anni con un live cd di Slax nel lettore, ma dettagli. Il cd di Slax ha permesso di scoprire che per un caso fortuito funziona tutto: la rete, l’audio (nonostante la cassa di sinistra abbia visto cose che voi umani…), i sensori. Insomma, nessun connettore è stato massacrato nel tentativo.

Da ieri sera, Koris mostra un sorriso ebete e ripete a se stessa “non ci avrei mai scommesso”. La sua parte superstiziosa sente che l’ordine naturale delle cose è stato ristabilito, perché boh, Trillian è sì un computer ma è anche un po’ un simbolo.

Trillian è un po’ l’horcrux di Koris. O forse viceversa, non è ben chiaro, visto che si resuscitano a vicenda.

Excalibur per re Artù, il re, il regno, la spada e tutte quelle robe lì. La spina dorsale del drago e anche la cpu.

Alcesti che torna dagli inferi anche senza l’intervento di Eracle. O il ritorno di Euridice nella versione di Gluck, anche.

Ora, al netto di alcune trascurabili manutenzioni software, bisognerà spiegare a Trillian cosa si è persa negli ultimi tre anni e come può rendersi di nuovo utile. Koris nel mentre ha deciso di ritirarsi in una grotta e abbracciare definitivamente la carriera di necromante informatico. Perché questo va al di là del sogno contorto di qualunque fixer.

trillian

Qualcuno dirà “Photoshop!”

Attuali videodipendenze

Nonostante cerchi di far credere il contrario, Koris non aveva una così pronunciata dipendenza dai videogiochi in gioventù. Sarà che quando si è giovani e non si studia un cazzo si ha più tempo a disposizione, si può approfittare del mezzo videoludico senza la bulimia del “giocare quanto più possibile prima che le faccende da adulto ti subissino”. Salutiamo l’Amperodattilo che commenterà questo post dicendo “Non è vero, tu e tuo fratello ci stavate anche tutto il pomeriggio!”. Ciao, Amper, ricordati le ore passate a giocare a “Louvre” o a “Versailles“.
Koris ha provato un attaccamento intensissimo e temporaneo a certi videogiochi in età adulta, di soltio in periodi in cui la sua vita è un po’ miao o non succede niente di interessante. Si ricorda per esempio una fine 2013 in cui Koris ha avuto una dipendenza da Caesar III, così forte da farle passare gran parte del giorno di Natale a costruire magazzini per la sua colonia di Capua. Poi la dipendenza si è smorazata così com’è venuta e Koris ha perso tutte le sue vellità di prefetto della Roma antica. E comunque il commercio delle sue colonie era fiorentissimo.
Qualche mese fa si è rischiata un attaccamento morboso a Diablo II, spacciato niente popo di meno che da ‘thieu (drogato in anni giovanili, anche se aveva ferocemente negato ogni coinvolgimento nei videogiochi), poi PlayOnLinux lo ha sabotato, Wine ha marcato visita e un aggiornamento truffaldino di Winsozz7 ha affossato tutte le veilleità di far funzionare il gioco. È vero, nerd-Koris non dovrebbe arrendersi per così poco, ma Windows est, non legitur.
Da sabato, ovvero da quando il gioco si è deciso a girare, Koris ha sviluppato una dipendenza per The Sims.
Parentesi: come farebbe notare Orso, sempre sul pezzo con le ultime novità, Koris è un’attiva sostenitrice del retrogaming. Anche perché quando andavano di moda codesti giochi per pc, Koris militava fra gli adoratori della Play Station. Inoltre, il computer Mercury così pUtento che si accendeva dal tasto reset aveva risorse limitate e non adatte a farne una macchina da gioco. Quindi Koris ha perso un certo numero di pietre miliari del videogioco su computer, perché troppo occupata a giocare a Tomb Raider, Crash Bandicoot, Final Fantasy VIII… e qui ci asciughiamo i lacrimoni di commozione e andiamo a passare la vecchiaia a sfamare i piccioni al parco (di Silent Hill).
Comunque, alla bella età di trentun’anni e qualche, Koris si è messa a costruire casette per famiglie virtuali, i cui componenti devono essere mandati al cesso altrimenti se la fanno sotto. Nell’ottica di un esperimento antropologico-virtuale, Koris ha cercato di riprodurre una famiglia nelle stesse condizioni da lei vissute durante il SonnoDellaRagione. Risultato: dopo poche settimane, il Sim maschio è dato fuoco e pace ai pixel dell’anima sua. La Sim femmina, invece, ha raccolto le ceneri del coinquilino, le ha gettate in giardino, si è trovata un lavoro da informatica, quindi ha riarredato casa e ora vive da single felice andandosene in vacanza sulla neve. Solo una coincidenza? Noi di Voyager pensiamo di no.
In attesa di uscire da questa sua dipendenza, il piano di Koris è popolare la città di coppie omosessuali del ceto medio con gatti e bambini, case superchic e piscine (tanto si sa, è complotto della ricchissima lobby gay). Poi magari il 4 marzo Salvini vince le elezioni e arriva con la ruspa a spianarle la SimCity, per farne una cittadina di gente per bene timorata diddio, mamme casalinghe, babbi con la fabbrichètta e figli naziskin iscritti a Casa Pound.

La dura vita di una file hoarder

Dicesi “file hoarder” un individuo dedito all’accumulo più o meno indiscriminato di file di sorta. Come gli scoiattoli con le nocciole, solo che anziché riempire le tane si riempiono gli hardisk (grazie, Junior, per la terminologia e la similitudine).

scoiattolo

Koris mette in ordine i suoi files.

Da quando la vita sul web si è fatta dura, Koris è diventata una file hoarder compulsiva al grido “quando ci ricapita?”. Probabilmente lo era già da prima, ma da quando si è diffusa la cultura simil-Netflix, simil-Spotify del consumo via etere, la tendenza all’accumulo si è inasprita parecchio. Sì, possiamo rigirare la frittata come vogliamo, si chiama vecchiaia: Koris è un dinosauro del web ed è consapevole di essere pronta a diventare un fossile.
Ormai, i giorni dei pari nostri sono numerati. L’unico dio viene a scacciare via i molti dei. Gli spiriti dei boschi e dei torrenti cominciano a tacere. È il destino delle cose. È il tempo degli uomini e dei loro modi.
In tutto ciò, cosa è successo per scatenare cotanto flame?
Ieri Koris ha pensato di rimpiazzare un libro che perde le pagine col suo corrispettivo informatico, in modo da averlo sotto mano ovunque e di pronta consultazione (leggerlo per intero era già stato fatto). Tutta contenta di allinearsi per una all’evo moderno in maniera diversa da pdf-del-libro-fotocopiato-passato-di-straforo, Koris ha speso l’incredibile cifra di dieci euri per comprare l’ebook. Prima di lanciarsi nell’impresa, aveva persino scaricato l’antemprima, che si rivelò essre un praticissimo epub da dare in pasto a Calibre. Il libro doveva essere della stessa risma.
Certo, come no. LOL.
Completato il pagamento, Koris si è vista recapitare nella casella di posta un link per scaricare l’ebook. Che si rivelò essere un file in formato ascm. Cosa esser tu? Non il libro, ovviamente, ma un file che rimanda all’ebook. Come si apre questo file sconosciuto? Con un solo programma, Adobe Digital Editions (da ora nel post sarà conosciuto come AdobeSticazzi per brevità). Che ab origine esisteva solo per Windows, poi è stato ampliato per Mac OS. Utenti Linux attaccatevi al cazzo (lett.).
Koris, che era già abbastanza indispettita da questo razzismo verso il suo sistema operativo di elezione, si è indiposta ancora di più quando ha scoperto che Wine, l’emulatore di ambiente Windows, non ne voleva sapere di installare AdobeSticazzi. Installato quindi su una copia vagante di Windows 10 (Koris e il suo rispetto alquanto discutibile per i dual boot), AdobeSticazzi continuava a dare “errore nel server, il suo libro non è disponibile”. Anche se lo hai pagato.
È stato necessario scomodare il Windows 7 nascosto nel cuore di VeloBlatto per riuscire ad insallare AdobeSticazzi, programma che per inciso può girare solo su un numero limitato di dispositivi perché se no fa brutto, dicono. Il programma dal ascm ha partorito con dolore un epub, Koris pensava fosse finalmente finita lì.
Certo, come no. LOL. (ep. II)
Il libro era protetto dai diritti d’autore, quindi poteva essere solo con AdobeSticazzi, su un numero limitato di computer. La cosa è diventata una questione di principio e Koris, con parecchie colorite imprecazioni, ha tirato furoi gli strumenti del mestiere per esorcizzare l’epub. A fine serata erano nati un epub free, un pdf, un docx e un file testuale perché hai visto mai. Per esclusivo uso personale.
A Koris, fossile informatico, girano tantissimo i coglioni. Perché ha pagato per avere quel file, com’è giusto che sia, ma non può farne quello che vuole, anche per un uso esclusivamente personale. Deve stare al capriccio di Adobe, che sottostà al capriccio di Microsoft. Altrimenti sticazzi l’ebook, anche se hai pagato. Per proteggere i diritti d’autore, dicono.
Alla fine di tutta questa trafila, Koris si è sentita presa per i fondelli. O meglio, truffata. Compro un ebook e non ne sono interamente proprietaria. Non posso leggerlo sul supporto che voglio e dove voglio. Come se comprassi un libro e potessi leggerlo solo in salotto e in camera da letto, nel cesso no. Non posso prestarlo a un amico a meno che non venga a leggerlo nel mio salotto (rigorosamente non nel cesso). Sarà Koris ad essere un fossile, ma questo modo di fare non le piace nemmeno un po’. Nel dubbio, meglio ammassare.

pirateria

Però anche rompere i coglioni a chi vorrebbe il suo file PAGATO in pdf, eh.

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