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La dura vita di una file hoarder

Dicesi “file hoarder” un individuo dedito all’accumulo più o meno indiscriminato di file di sorta. Come gli scoiattoli con le nocciole, solo che anziché riempire le tane si riempiono gli hardisk (grazie, Junior, per la terminologia e la similitudine).

scoiattolo

Koris mette in ordine i suoi files.

Da quando la vita sul web si è fatta dura, Koris è diventata una file hoarder compulsiva al grido “quando ci ricapita?”. Probabilmente lo era già da prima, ma da quando si è diffusa la cultura simil-Netflix, simil-Spotify del consumo via etere, la tendenza all’accumulo si è inasprita parecchio. Sì, possiamo rigirare la frittata come vogliamo, si chiama vecchiaia: Koris è un dinosauro del web ed è consapevole di essere pronta a diventare un fossile.
Ormai, i giorni dei pari nostri sono numerati. L’unico dio viene a scacciare via i molti dei. Gli spiriti dei boschi e dei torrenti cominciano a tacere. È il destino delle cose. È il tempo degli uomini e dei loro modi.
In tutto ciò, cosa è successo per scatenare cotanto flame?
Ieri Koris ha pensato di rimpiazzare un libro che perde le pagine col suo corrispettivo informatico, in modo da averlo sotto mano ovunque e di pronta consultazione (leggerlo per intero era già stato fatto). Tutta contenta di allinearsi per una all’evo moderno in maniera diversa da pdf-del-libro-fotocopiato-passato-di-straforo, Koris ha speso l’incredibile cifra di dieci euri per comprare l’ebook. Prima di lanciarsi nell’impresa, aveva persino scaricato l’antemprima, che si rivelò essre un praticissimo epub da dare in pasto a Calibre. Il libro doveva essere della stessa risma.
Certo, come no. LOL.
Completato il pagamento, Koris si è vista recapitare nella casella di posta un link per scaricare l’ebook. Che si rivelò essere un file in formato ascm. Cosa esser tu? Non il libro, ovviamente, ma un file che rimanda all’ebook. Come si apre questo file sconosciuto? Con un solo programma, Adobe Digital Editions (da ora nel post sarà conosciuto come AdobeSticazzi per brevità). Che ab origine esisteva solo per Windows, poi è stato ampliato per Mac OS. Utenti Linux attaccatevi al cazzo (lett.).
Koris, che era già abbastanza indispettita da questo razzismo verso il suo sistema operativo di elezione, si è indiposta ancora di più quando ha scoperto che Wine, l’emulatore di ambiente Windows, non ne voleva sapere di installare AdobeSticazzi. Installato quindi su una copia vagante di Windows 10 (Koris e il suo rispetto alquanto discutibile per i dual boot), AdobeSticazzi continuava a dare “errore nel server, il suo libro non è disponibile”. Anche se lo hai pagato.
È stato necessario scomodare il Windows 7 nascosto nel cuore di VeloBlatto per riuscire ad insallare AdobeSticazzi, programma che per inciso può girare solo su un numero limitato di dispositivi perché se no fa brutto, dicono. Il programma dal ascm ha partorito con dolore un epub, Koris pensava fosse finalmente finita lì.
Certo, come no. LOL. (ep. II)
Il libro era protetto dai diritti d’autore, quindi poteva essere solo con AdobeSticazzi, su un numero limitato di computer. La cosa è diventata una questione di principio e Koris, con parecchie colorite imprecazioni, ha tirato furoi gli strumenti del mestiere per esorcizzare l’epub. A fine serata erano nati un epub free, un pdf, un docx e un file testuale perché hai visto mai. Per esclusivo uso personale.
A Koris, fossile informatico, girano tantissimo i coglioni. Perché ha pagato per avere quel file, com’è giusto che sia, ma non può farne quello che vuole, anche per un uso esclusivamente personale. Deve stare al capriccio di Adobe, che sottostà al capriccio di Microsoft. Altrimenti sticazzi l’ebook, anche se hai pagato. Per proteggere i diritti d’autore, dicono.
Alla fine di tutta questa trafila, Koris si è sentita presa per i fondelli. O meglio, truffata. Compro un ebook e non ne sono interamente proprietaria. Non posso leggerlo sul supporto che voglio e dove voglio. Come se comprassi un libro e potessi leggerlo solo in salotto e in camera da letto, nel cesso no. Non posso prestarlo a un amico a meno che non venga a leggerlo nel mio salotto (rigorosamente non nel cesso). Sarà Koris ad essere un fossile, ma questo modo di fare non le piace nemmeno un po’. Nel dubbio, meglio ammassare.

pirateria

Però anche rompere i coglioni a chi vorrebbe il suo file PAGATO in pdf, eh.

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Il mio robot speciale

Nel 2010 piombò a casa dei Maiores un Roomba, il robot pulitore. Il Roomba, più che come aspirapolvere robotico, deve la sua fama ai video sui YouTube in cui è impiegato come trasportatore per gatti. Poi magari pulisce anche, ma sopratttutto trasporta gatti. Viste le dimensioni e il peso specifico di Spin, qualora il felino avesse mai pensato di salirvi sopra, il malcapitato robot si sarebbe trasformato in una focaccetta di plastica e silicio. Quanto al suo impiego primario, a casa dei Maiores niente può competere con la pulizia dell’Ampero-Robot (ovvero l’Amperodattilo istesso).
Fu così che Roomba fu impacchettato e relegato in cantina fino a data da destinarsi.
Un anno fa Koris, noto angelo caduto del focolare e nonché paladina delle pulizie sommarie, ricordò l’esistenza di Roomba e, vista la sua virtute nei lavori domestici, pensò bene di richiederlo se nessuno lo impiegava.
“Come vuoi, ma è rotto”
Koris lo recuperò lo stesso. Trasportato sulle sponde della Provenza e spacchettato, Roomba si accese, si guardò attorno e urlò al mondo il suo disappunto sotto forma di:
“Errore di carica: 3!”
Koris, esperta di turbe mentale di apparecchi informatici capricciosi, si armò di cacciavite e aprì il robot. Ivi scoperse che la batteria era ossidata, probabilmente a causa del disuso prolungato. ‘thieu, voltmetro alla mano, confermò la teoria.
Venne comprata una nuova batteria compatibile e una volta inserita Roomba fu di nuovo un robot felice, zampettante e pulente.
Per una sera.
Al secondo tentativo, la batteria era scarica. Koris fece per mettere Roomba sulla sua base quando il robot incontrò nuovamente il male di vivere.
“Errore di carica: 3!”
Forse è la base che non va. Il voltmetro disse che la tensione era buona.
Forse è il trasformatore che non va. Il voltemtro disse che anche il trasformatore era in buona salute.
Si decise di spostare Roomba a casa di ‘thieu, ove vi sono tutti gli strumenti per l’elettronico che non deve chiedere mai, e formulare un verdetto sulla sorte del robot: riparazione casalinga o discarica, visto che a sette anni dall’acquisto di garanzia manco a parlarne.
In un pomeriggio di particolare noia, ‘thieu ha smontato motori e schede elettroniche, con dialoghi di questo calibro:
“Errore di carica: 3!”
“Tua madre in bermuda, stronzo!” (n.d.K. pare che fra i Parigi la locuzione sia particolarmente offensiva)
Insomma, la tanto temuta guerra dei robot di Asimov sarebbe ancora molto lontana dall’avverarsi. Da questi suoi scambi filosofici ‘thieu arrivò a un aut-aut: o la batteria si è nuovamente fusa, oppure c’è un errore nel circuito di carica, ma in questo caso servono le specifiche della scheda madre per sapere quali transistor bisogna cambiare.
Caricata la batteria con un alimentatore stabilizzato gentilmente prestato dall’università, si è arrivati alla conclusione che sono i mosfet del circuito di carica. Koris, che non è esattamente un genio in microelettronica, non era sicura si avere il coraggio di cambiare transistor (“ah, signorina, e che facciamo, pistoliamo i mosfet?” pareva dire il mini-Bazilla sulla sua spalla). ‘thieu magari anche sì, ma forse era il caso di passare per metodi meno invasivi.
Volle che il caso che su e-Bay circolassero degli alimentatori esterni, forse rubati alle università, vai a sapere. Koris ne ha comprato uno, in modo da manlevare Rooba dall’usare il suo circuito mutilato.
Il robot è tornato fieramente alla vita venerdì sera. Essendo un robot semovente dotato, se non di volontà, almeno di un algoritmo di tracciamento, la prima cosa che ha fatto è stata fiondarsi nel cesso e uscirne con la guida del trekking nelle Bouches-du-Rhone. Visto che ora può muoversi, vuole visitare posti nuovi. ‘thieu e Koris hanno passato il venerdì sera ad inseguire Roomba e a fissarlo sbigottiti mentre il robot scorrazzava per casa. Koris si immaginava che il robot borbottasse fra sé “questa casa è così lurida che fra un po’ cammina da sola!” (cit. dal “Lamentationes pro domo mundanda”, Amperodattilo).
Forse la guerra dei robot è iniziata e la prima parte del loro piano è infiltrarsi fra gli umani, convincendoli di essere al loro servizio e minare il sistema dall’interno.

La Databasiade

Tanto tempo fa, nel 2009, un cuggino del nipote della sorella della zia di uno del gruppo speleo venne incaricato di fare un sito che pubblicizzasse on line le attività arrampico-alpino-trekking-speleologiche. Il cuggino del […] prese un sito precotto dal suo savoir faire, cambiò due o tre cosette e lo consegnò al gruppo molto sportivo ma poco information.
Meno tempo fa, nel 2015, Koris arrivò nel gruppo, vide il sito e pensò “Minchia che accozzaglia di pagine a metà fra web1.0 e web2.0 vorrei ma non posso!”.
Ancora meno tempo fa, a settembre 2017, Koris si disse che il sito era un reperto muffito e meritava una rinfrescatina.
Tale risoluzione si rivelò essere come un po’ tutte le Koris-idee: non lo avessi mai fatto.
Il sito si appoggiava ad un database in cui erano memorizzati tutti i resoconti delle uscite, più altre cose. Fino a pochi giorni fa, Koris si era sempre tenuta alla larga dai database. Con ragione, ora possiamo dire.
Il database in questione parlava la malefica lingua del MySQL, Koris no. Essendo tuttavia Koris una sorta di poliglotta informatica, non c’è voluto molto perché i due cominciassero a comunicare. A gesti. Dell’ombrello.
Koris ha scoperto che fra i plurimi megabyte del database c’erano non meno di 3500 commenti a vecchi resoconti. “Apperò,” si disse Koris “un tempo la gente sì che era attiva”. Al cinquantesimo “hypnotize women into bed”, s’è capito che i commenti, privi di qualunque moderazione, erano il regno di Spammolandia.
Deciso che la tabella “commenti” doveva essere distrutta col fuoco purificatore, Koris si è domandata perché ci fossero due tabelle apparentemente omozigote, news_new e news_news, forse una versione moderna della iota differenzia. Fuochino (purificatore, anch’esso). La tabella news_news raccoglie i resoconti delle uscite, quella news_new sostanzialmente… anche. Solo che vengono identificati come nuovi. E quand’è che diventano vecchi? Mai, se il moderatore non ci mette le mani. E se la gente ignora da che parte si piglia un database? Si sedimenteranno per sempre.
Anche la tabella news_news, oltre ad essere piena di colonne “NULL” perché mica abbiamo l’horror vacui, era foriera di sorprese. Come l’assenza di qualunque indicativo per il genere di attività, speleo o arrampicatoria che fosse. In compenso aveva una colonna flag, che si riconosce in un’ennesima tabella in cui quel flag corrispondeva all’attività. Chiunque abbia pensato questa cosa, doveva essere allergico al varchar.
Dracarys.
Con questa consapevolezza, Koris non poteva lasciare il sito in quello stato, la sua coscienza nerd non glielo avrebbe mai perdonato. Le riflessioni serali hanno fatto approdare a una conclusione ovvia: l’hosting lo abbiamo, nuclearizziamo tutto quello che c’è e facciamo risorgere un fantastico sito WordPress da quelle ceneri.
“Bisogna portarsi dietro anche tutti i resoconti dal 2009 ad oggi” hanno risposto gli altri.
I resoconti, epurati da Spammolandia e da ripetizioni inutili, erano in tutto 379. Koris ha avuto una fugace immagine di se stessa a fare copia-incolla per 379 volte. Non era cosa.
Ma se anche WordPress usa i database, magari si può fare un burinissimo trasferimento da un database all’altro e nessuno ha visto niente. Tralasciamo la narrazione di come Koris ha imparato a sue spese le query per la struttura pericolante. Una volta riempito alla bella e meglio il database tarocco di WordPress, Koris ha provato a importarlo sul suo spazio dedicato, per vedere come reagiva WordPress.
Male, ha reagito male.
Lo spettro del copia-incolla furioso si è ripresentato, assieme a un “gettiamo la spugna con disonore e facciamo seppuku con una penna USB”. Non esisteva proprio.
Koris è venuta a conoscenza di un plugin che importa database scaberci in wordpress. Solo che serviva un hosting (e no, quello del sito speleo non era utilizzabile, metti che si scassa tutto, poi come si spiega agli altri?). Il vecchio hosting del qui presente blog ha chiuso i battenti alle Isole Tuvalu. Gli hosting gratis in realtà sono gratis a pagamento.
Koris ha guardato Blatto, Blatto ha guardato Koris. “Vuoi diventare un server locale?” gli ha chiesto Koris. A giudicare dalla fatica successiva per installare XAMPP, la risposta doveva essere “manco per il cazzo”. Tralasciamo anche tutte le peripezie del caso, le turbe mentali di localhost e gli accessi negati perché sì. Diremo solo che per fermare il demone MySQL è stato necessario un esorcismo.
Parecchi chmod 666 dopo, Koris è riuscita a installarsi un interfaccia WordPress locale con siddetto plugin. Il quale ha avuto bisogno di parecchie pernacchie prima di decidersi a lavorare. Ma alla fine lo ha fatto: 379 post ora sono esportati in formato WordPress, in attesa di essere caricati su un sito “Welcome to the XXI century” che possibilmente faccia meno cacare del predecessore.
Ora che tutto più o meno funziona, le probabilità che il resto del gruppo dica “ma no, perché cambiare sito? È sempre andato benissimo” sono altissime. Ma in questo caso Koris ne avrà sempre tratto grandi lezioni di vita. Come restare il pù lontano possibile da database, server e MySQL.
Altro che “geekette” come la chiama ‘thieu, Koris è una fantozziata nerdaccia. Cambiamento di iniziale a piacere.

Paranormal informatic activity

Koris aveva sempre detto di non essere praticissima del codice di simulazione MCNP (non quello di #MaiUnaNJOY, un altro, che qui ci si diversifica), per non dire di essere come il diavolo e l’acqua santa (o come Koris e l’acqua santa, che è quasi la stessa cosa). Dopo aver fatto pressioni presso i Capi perché dispensassero la cifra folle di 150 euri, ovvero una settimana di benzina delle loro macchine da miniPiselli*, per comprare la licenza di MCNP, Koris ha passato il mese di luglio e agosto a disperarsi (ma dai?).
MCNP si è rivelato essere un vesapio di errori e ogni compilazione pareva un rodeo a cavallo di un tirannosauro sotto dieta macrobiotica. Koris aveva quindi osato sperare che MCNP cadesse nel dimenticatoio, in favore di un più intuitivo e meglio conosciuto TRIPOLI4.
Et ho errato.
Ovviamente i neutroni porcelloni hanno chiesto “e se facessimo i calcoli con MCNP? Dai, Koris, daje di MCNP”. Koris ha passato cinque lunghissimi secondi in cui avrebbe voluto sprofondare sotto terra, e non in senso speleo, e poi ha risposto “Ok, I will do that”. Dopodiché ha chiesto un tempo smodatamente lungo per fare i siddetti calcoli, più un preventivo per tutte le sedute di obbligatoria psicoterapia successiva.
Si è seduta davanti al pc pUtento e ha temuto il peggio.
E invece è andata in onda la scena di Matrix, in cui Neo si sveglia dicendo “I know kung fu!” e Morpheus risponde “Show me!” (Koris pensa sempre a Matrix in lingua originale perché Gul Sauk, la professoressa di anglo-sardo del liceo, gliene ha imposto la visione almeno una decina di volte).
In pratica, Koris ha imparato MCNP. Solo che non sa bene né come né quando.
Sono due giorni che tutto funziona, il che è abbastanza perverso.
Perché se le cose non funzionano, puoi sempre spaccarti la testa a cercare di capire perché non funzionino. Se funzionano invece è strano.
Comunque Koris si gode il momento, tanto sa che il Grande Cetriolo Cosmico saprà ripresentarsi sotto forma di bug informatico nel momento più opportuno.

*miniPiselli: una teoria statistica dice che la potenza e il costo della macchina siano inversamente proporzionali alle dimensioni dell’Impareggiabile Parte, a partire da un certo valore di soglia.

Ops, I did it again (and again)

Ante-antefatto: al liceo Koris era un’abbastanza accanita giocatrice di Play-Station, per lo più perché, una volta comprata la consolle, la storia finiva più o meno lì, i giochi non chiedevano folli schede grafiche che Koris non ha mai posseduto (vabbè, un giorno arrivò la Play2, ma sono dettagli). La sua carriera terminò nel 2005 circa, quando lasciò Merdopoli per Boulogne. Lì un manipolo di collegiali dipendenti propose di comprare una Play-Station comune, ma il malvagio rappresentante Bailorg disse che era fuori discussione. “Se compriamo una Play-Station, qui c’è gente che non si laureerà mai più” disse e la questione fu chiusa.
Antefatto: nel settembre 2008 una Koris totalmente allo scazzo per essere stata bocciata a microelettronica, dovendo così ritardare la laurea di sei mesi, riuscì per caso a far funzionare l’emulatore Play-Statio per Mac Os X. Grosso errore. Il secondo grosso errore fu dirlo a Junior che, in circa 8 nanosecondi dall’annuncio “il robo funziona”, aveva già organizzato una di Final Fantasy Tactics. Si aggiunse dopo pochissimo tempo anche il Mathematicus (non prima di aver commentato “questo gioco fa schifo!”), che ne divenne dipendente. Il terzetto era arrivato quasi a finire il gioco. Poi boh. Poi Koris fece l’errore (a tutto tondo) di mettersi col Senzaddio e prese a passare le sue serate su ICQ. Final Fantasy Tactics finì dimenticato nell’hardisk di Trillian, ad oggi fuso.
Finita la parentesi emulazione, Koris pensava di aver chiuso coi videogiochi. Una meteora Warcraft II andò in onda col SonnoDellaRagione per un paio di settimane, ma come ogni cosa vagamente divertente legata al SonnoDellaRagione non era destinata a durare e doveva essere espiata con dolore.
Pareva che la storia fosse giunta veramente al termine.
E invece.
Koris aveva installato su Blatto anche l’emulatore PCSX, finito nel mucchio dei software del “non si può mai sapere”. Solo che la configurazione di base non funzionava e Koris non aveva voglia di sbattersi. Poi cazzo ti metti a giocare alla Play-Station nel 2016 a trent’anni?
L’altra sera, in un momento di poco acume, Koris cipollava con impostazioni assortire. Quando Koris è in momenti di poco acume, possono succedere le peggio cose.
Per esempio, PCSX si è avviato. Col logo vintage della Play-Statio.
Koris è rimasta a fissarlo per cinque minuti buoni, senza osare toccare la tastiera di Blatto. Qualunque mossa sarebbe stata azzardata.
PCSX potrebbe ripiombare nel suo oblio per i prossimi otto anni. Oppure… beh, oppure… una iso di un gioco si trova pure. Poi però glielo spiegate voi ai Capi che no, Koris non può venire al lavoro perché le servono sedici livelli da knight, sette da monk e cinque da summonner…

PCSX

Perché per funzionare, funziona benissimo!

Spirali attorno alla situazione

Ogni tanto Koris si chiede se è cretina o cosa. Dove per “cosa” si intende “Koris è VERAMENTE cretina”.
Comunque, tanto per, facciamo un incomprensibile (ma a un certo punto divulgare è inutile) riassunto di tutto ciò che ha portato all’attuale situazione assai poco lusinghiera e densa di cretinaggine assortita.
Il 29 aprile, parlando coi tizi dei neutroni sociopatici, si arriva alla conclusione che se la radioattività per i fotoni è un terzo di quanto si attende, probabilmente è colpa delle sezioni d’urto, perché usare le stesse avrebbe semplificato di troppo il problema. Vuoi mettere con la gioia di stare a chiedersi per giorni il perché e il percome.
Soluzione lampante: cercare le stesse sezioni d’urto, scaricarle, implementarle nel codice e tutti a casa felici.
Sticazzi, ovviamente.
Koris trova effettivamente la libreria di sezioni d’urto che le servono la prima settimana di maggio, subito prima di imbarcarsi per la Dent de Crolles. Solo che col piffero che si implementa ad occhi chiusi: sono solo file testuali, il codice vuole un file binario. Come si passa da un file testuale a un file binario? Con un compilatore, tale NJOY, distribuito aggratisse dai tizi che regalano dati nucleari. Benissimo, fantastico, meraviglioso, Koris ordina NJOY e parte a fare speleo. Dentro di sé si augura che per una volta si tratti di un programmino stupido con interfaccia grafica a cui si dà da mangiare un file di input per vedersi sputare un output bello pronto.
Certo, credici.
NJOY arriva effettivamente il martedì della seconda settimana. E appena aperto il DVD si scatena l’inferno. Si tratta di un programma sviluppato nel 1992, in Fortran. Ora, il Fortran è un linguaggio di programmazione che ha l’età dell’Amperodattilo e che sarebbe salutare andasse in pensione (come l’Amperodattilo). Koris aveva già avuto a che fare col Fortran quattro anni fa (sempre per una questione di sezioni d’urto, yay!) e aveva giurato “mai più nella vita”. Ma la vita non la ha ascoltata.
NJOY si rivela particolarmente malvagio, tanto da farsi forgiare l’hashtag #MaiUnaNJOY. Primo: esiste la versione Windows e la versione Linux. Koris opta per Linux e si mette a compilare quel relitto del XX secolo. Palate di errori, compilatori incompatibili, la macchina del tempo non va. Koris decide in via del tutto straordinaria di provare a buttare tutto su Windows. Dai, su, Windows è per gli utonti, vuoi che non abbiano messo una versione idiota punta-e-clicca?
No, certo che no.
Koris si fa un giro nel magico mondo del DOS, direttamente dal mondo dei videogiochi anni ’90. Santissimo retrogaming. Tant’è che la pila di errori non diminuisce. Per farsi sto sangue marcio torniamo su Linux. Windows torna nel dimenticatoio con la dicitura Windowsdimmerda.
Nel mentre Koris riceve finalmene una risposta dal “support” del codice nucleare in uso (non NJOY, quello delle simulazioni). Il support dice che l’aiuterebbero anche e le darebbero le sezioni d’urto precotte, ma bisogna prendere accordi e pagare. E anche se per assurdo i Capi fossero d’accordo a sborsare (cosa che non corrisponde a verità, perché in ogni ambito la ricerca deve sempre essere low coast e Koris è un po’ la Ryan-Air), quando arriverebbe il tutto? A settembre. Ma vaffanculo un po’.
Siamo al 17 maggio, giorno in cui Koris apre gli occhi e scopre che c’è un bug negli installer di NJOY. In pratica, i programmatori hanno lasciato uno spazio dove non dovevano e il Fortran non ha gradito. Tolto lo spazio, gabbato lo santo. Evviva, NJOY è pronto per essere utilizzato, la storia va verso la fine.
LOL
In realtà NJOY è un vespaio del cazzo. Per farla breve, è una sorta di puzzle con delle tessere in più e, spesso e volentieri, senza il disegno originale. Koris passa momenti di cupo sconforto su articoli del 1990 e simili per vedere quali tessere usare e quali no. E con quale file di input. NJOY la percula la maggior parte delle volte.
Ci vuole una settimana di pena perché Koris trovi il modo di tradurre burinamente i suoi file testuali in binario. Siamo al 24 maggio, il Piave mormorava, NJOY si lamentava. Ma le prima sezioni d’urto sono prodotte ugualmente. Al culmine dell’eccitazione molesta, Koris le butta in pasto al codice nucleare…
… stesso risultato, uguale a prima, niente di nuovo sotto il sole.
Grande momento di odio e depressione.
Koris è al momento in cui fa e disfa le tessere del puzzle NJOY. Ogni tanto sbatte il muso contro un crash, ogni tanto va meglio ma il problema di fondo. Koris vorrebbe sbattere ferocemente la testa contro uno spigolo, per vedere se ci sono dentro solo gelatina e cazzate.
Ah, ovviamente #MaiUnaNJOY.

Carne per dinosauri

Che uno mica poteva avere un ritorno al lavoro pacifico, eh. Ci mancherebbe altro. La coglionanza permea l’universo, altro che la Forza e il Lato Oscuro, Jedi e Sith si sono sbagliati di brutto.
Antefatto: Koris e Binomio il Minghiascaro sei mesi fa avevano finalmente ottenuto il permesso di comprare un computer superpUtente, detto “la stazione”. Binomio si è incaricato di cercare le specifiche, visto che lui, a suo dire, ne sa perché si tiene sempre informato sulle ultime novità. Ne è uscito con un computer con hardisk a stato solido, tanta ram, una scheda grafica folle e una spesa di svariati mila euri.
Tale stazione è stata usata fino ad ora solo da Binomio, per fare cosa non è dato sapere (“voleva giocare a Dragon’s Dogma con le supertette, te lo dico io” suggerisce Junior).
L’altro giorno Koris è stata incaricata di fare una simulazione massiccia di neutroni. Siccome il portatile scabercio del lavoro si è sentito male solo a sentirne parlare, Koris ha reclamato l’uso della stazione. Binomio ha traccheggiato per mezz’ora senza addurre motivazioni plausibili, poi ha mollato la stazione a Koris.
E qui sono cominciati i deliri.
Si è scoperto che non è possibile installare un altro sistema operativo perché il disco è criptato. L’unico modo per decriptarlo sarebbe disintallare Windows e nessuno è certo di avere di che reinstallarlo (don’t ask). Ovviamente qualunque boot da usb, hardisk e Avada Kedravra informatici vari non funziona manco po’ ‘o cazzo. L’unico boot alternativo di cui vuole sentire parlare è da dvd e che cosa ce ne facciamo del dvd, signora mia?
L’incazzo di Koris ovviamente non è quantificabile. Ed è arrivato ad un livello ancor più inquantificabile quando Binomio ha commentato con la situazione con “Beh, puoi sempre dire ai tizi del progetto di ricerca che hai provato a girare le simulazioni, ma che non sei capace”.
Da quando ‘thieu le ha svelato l’esistenza di uova di dinosauro vicino alla Sainte Victoire, Koris sogna di ripercorrere le orme di Spielberg e mettere su un Jurassic Park Aix. Con un T-Rex che riduce a una sottiletta la Porsche del capo e i Velociraptor che divorano il Minghiascaro sul cesso. Magari non saranno dinosauri bio, ma sono sicuramente a chilometro zero.

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