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Pet Sematary, versione informatica

Per chi non lo sapesse, “Pet Sematary” (in italiano tradotto con “Il cimitero degli animali”) è un romando di Stephen King abbastanza inquietante. Per farla breve e raccontarla male, c’è un cimitero in cui la terra “miracolosa” (o quasi) riporta in vita gli animali domestici. Fantastico, geniale, meravigl… uhm, no. Perché gli animaletti così resuscitati hanno una certa aggressività e propensione alla stronzaggine generalizzata, che non li rende proprio piacevoli. Per di più, puzzano. Verso la fine del libro ci provano con un essere umano e vabbè, leggete il libro se volete saperne di più.

In questi ultimi giorni la vita di Koris si è trasformata nella versione informatica di “Pet Sematary”.

Il suo macbook Trillian è stato riportato alla vita due settimane fa, con una nuova scheda madre. Avviava anche il sistema operativo Slax, da un vecchio cd che si era tenuta dentro dal 2015 ad oggi. Tutto sembrava andare per il meglio. Mancava solo andare a comprare un nuovo hard disk e magari cercare di togliere quello sgradevolissimo odore che non si sa bene da dove venga.

Come al solito, sticazzi.

Koris ha comprato il nuovo venerdì, approfittando della mezza giornata libera. Lo ha inserito al suo posto, ha fatto un dvd di Linux Mint pronto alla bisogna e si è preparata a un’installazione rapida, liscio come piscio.

Trillian non ha voluto sapere di vedere il dvd di avvio. “Ma che dici a me?” sembrava annunciare al mondo con strafottenza. Koris le ha dato una seconda chance con una più versatile Ubuntu. Stesso risultato.

Scoperta raccapricciante numero uno: potrebbe essere che il firmware che permette di avviare il sistema operativo sia a 32-bit, a fronte del sistema operativo a 64. Seguono imprecazioni in atzeco. Koris spera che Steve Jobs stia lavando i cessi di un girone infernale.

Dopo una compulsiva ricerca sull’internet, pare che un disagiato mentale abbia fatto delle versioni di Linux che hanno l’avvio a 32 bit, ma il sistema a 64. Ok, questa volta potrebbe funzionare, daje forte. Facciamo un dvd, che con le usb non ne vuole sapere.

Risultato: manco per il cazzo.

Altra ricerca sull’internet, pare che la versione scriva “qualcosa” (cosa?) sul disco prima di installarsi (lolwut?). Non sarà mica che Trillian non vede il disco interno?

Scoperta raccapricciante numero due: già, Slax non ne vuole sapere di vedere il disco. Perché forse non è formattato come gli garba. Riformattare tutto, please. Koris si augura che la Apple vada in malora e venga acquisita dalla Assistenza Marranzi Computer, negozio che fornì i primi computer alla famiglia (ad ora fallito).

Ora non resta che convincere Trillian ad avviare qualunque cosa non sia a 32 bit. E che non sia Slax. Perché installare una versione di Ubuntu a 32 bit e passarla a 64 tramite il cross-grading potrebbe nuocere gravemente alla salute mentale di Koris, giù scarsa. Fino ad ora, scarsissimi risultati.

Nel mentre Blatto, il pc Debian-Dell che rispetto a Trillian pare fatto con la Lego, ha deciso di fare uno scherzone e fingere di non avere più audio. Un riavvio a suon di insulti gli ha fatto passare il capriccio.

Pare che la prossima mossa sia cercare di reinstallare un firmware che abbia senso e che permetta di avviare qualcosa, contro la volontà della stronzissima Trillian rediviva. Che a questo punto, forse, stava meglio nel regno dei morti e non è stata felice di essere portata via di lì. Mortacci suoi. Koris inizia ad odiarsi per aver scelto un Macbook nel 2007 anziché una pratica lavatrice.

E non dite che a questo punto si potrebbe anche lasciare perdere perché ormai è diventata una questione di principio.

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Necromante Informatico

Non è morto ciò che in eterno può attendere. Anche se “in eterno” uguale “da settembre 2015”, quindi è un eterno recente. Vabbè, non fissiamoci coi dettagli.

Facciamo un enorme passo indietro. Trillian è/fu/è stata il MacBook di Koris dall’ottobre del 2007, il computer con cui ci fu amore a prima vista, forse per il rene costato per pagarlo. Trillian ha avuto una vita molto piena a base di spostamenti internazionali, treni, aule, laboratori, cadute in bicicletta, tesi e romanzi scritti, cipolle informatiche varie. Trillian è morta un certo numero volte per le più svariate ragioni, fra cui annoveriamo assaggiare la colazione di Koris, dischi fulminati, la non-voglia di avviarsi per non andare a Mosca. Fino a settembre 2015, quando la cpu si mise a sputare errori logici che non potevano essere curati se non con una nuova logic board e Koris si convinse che dopo otto anni forse era il momento di lasciarla andare nei Campi Elisi dei portatili che hanno vissuto con gloria, nel Valhalla in cui un MacBook può vivere per sempre, anche a 64 bit.

Koris ripose ciò che restava di Trillian, ormai senza disco, in uno sgabuzzino, dicendosi “prima o poi la porto allo smaltimento informatico, ma voglio farlo di persona”. Ma Koris è pigra. Ora avete capito quel “ciò che in eterno può attendere”? Ecco.

Da qualche mese a questa parte Koris doveva fare dei conti di simulazione nucleare per Neutroni Porcelloni e le serviva un pc a 64 bit che avesse più di 1 giga di RAM (ora chiederete “ma se è per lavoro non dovrebbero fornitelo?”, la risposta giusta è “lassamo perde che è mejo”). LoSmilzo, ex pc dell’Amperodattilo riciclato da Koris per le esigenze che non possono aspettare i tempi geologici del servizio informatico, non poteva accollarsi tale pratica a meno di metterci secoli dall’alto del suo unico giga. Serviva un computer da lavoro e constograndissimocazzo che Koris avrebbe scomodato Blatto, il suo computer di casa, il portatile non portale di sedici chili.

Che poi è anche un po’ colpa di Junior, diciamolo, che è ora che laggenta si prendano le loro responsabilità (lett.). Junior ha parlato un po’ troppo delle riparazioni che faceva su Thanathos, il macbook gemello di Trillian che però ha visitato meno volte l’inferno. Si è scoperto che entrambi sono a 64 bit. E Trillian ha/ebbe/ha avuto 4 giga di ram. A Koris non è servito sapere altro.

La settimana scorsa ha esumato i miseri resti dallo sgabuzzino. Quindi ha comprato una nuova (vabbè, “nuova”) logic board, uguale alla vecchia. Guida di iFixit sotto gli occhi e dai dai dai. Del resto, cosa c’era da perdere?

La procedura si è rivelata più rapida meno agevole del previsto. La parte più critica sono stati i sensori di temperatura che non si volevano togliere di mezzo, per cui è stato necessario l’intervento di ‘thieu (“come hai fatto a toglierli?” “ho strappato tutto, tanto hai detto che la vecchia scheda si butta”). In un inferno di contenitori pieni di viti onde evitare di perderle, è stata tartinata la pasta termica sul nuovo processore, quindi Koris ha seguito la guida al contrario col terrore di dimenticarsi connettori per strada. O di strappare fili. “Ci voleva coraggio per farlo” ha commentato ‘thieu, quando Trillian assomigliava di nuovo a un macbook e non a un ammasso di pezzi esplosi.

A dirla tutta, nonostante la sicumera affettata, Koris non era proprio sicurissima della buona riuscita dell’operazione. Una volta rimesso il top case era più scettica che mai, un sacco di cose potevano andare storte. Ma tant’è, bisognava sapere. Koris ha schiacciato il pulsante di accensione. Il “boing!” del boot Apple è risuonato per tutta la cucina. Trillian vive! Di nuovo.

Si è anche scoperto che Trillian ha passato gli ultimi tre anni con un live cd di Slax nel lettore, ma dettagli. Il cd di Slax ha permesso di scoprire che per un caso fortuito funziona tutto: la rete, l’audio (nonostante la cassa di sinistra abbia visto cose che voi umani…), i sensori. Insomma, nessun connettore è stato massacrato nel tentativo.

Da ieri sera, Koris mostra un sorriso ebete e ripete a se stessa “non ci avrei mai scommesso”. La sua parte superstiziosa sente che l’ordine naturale delle cose è stato ristabilito, perché boh, Trillian è sì un computer ma è anche un po’ un simbolo.

Trillian è un po’ l’horcrux di Koris. O forse viceversa, non è ben chiaro, visto che si resuscitano a vicenda.

Excalibur per re Artù, il re, il regno, la spada e tutte quelle robe lì. La spina dorsale del drago e anche la cpu.

Alcesti che torna dagli inferi anche senza l’intervento di Eracle. O il ritorno di Euridice nella versione di Gluck, anche.

Ora, al netto di alcune trascurabili manutenzioni software, bisognerà spiegare a Trillian cosa si è persa negli ultimi tre anni e come può rendersi di nuovo utile. Koris nel mentre ha deciso di ritirarsi in una grotta e abbracciare definitivamente la carriera di necromante informatico. Perché questo va al di là del sogno contorto di qualunque fixer.

trillian

Qualcuno dirà “Photoshop!”

Attuali videodipendenze

Nonostante cerchi di far credere il contrario, Koris non aveva una così pronunciata dipendenza dai videogiochi in gioventù. Sarà che quando si è giovani e non si studia un cazzo si ha più tempo a disposizione, si può approfittare del mezzo videoludico senza la bulimia del “giocare quanto più possibile prima che le faccende da adulto ti subissino”. Salutiamo l’Amperodattilo che commenterà questo post dicendo “Non è vero, tu e tuo fratello ci stavate anche tutto il pomeriggio!”. Ciao, Amper, ricordati le ore passate a giocare a “Louvre” o a “Versailles“.
Koris ha provato un attaccamento intensissimo e temporaneo a certi videogiochi in età adulta, di soltio in periodi in cui la sua vita è un po’ miao o non succede niente di interessante. Si ricorda per esempio una fine 2013 in cui Koris ha avuto una dipendenza da Caesar III, così forte da farle passare gran parte del giorno di Natale a costruire magazzini per la sua colonia di Capua. Poi la dipendenza si è smorazata così com’è venuta e Koris ha perso tutte le sue vellità di prefetto della Roma antica. E comunque il commercio delle sue colonie era fiorentissimo.
Qualche mese fa si è rischiata un attaccamento morboso a Diablo II, spacciato niente popo di meno che da ‘thieu (drogato in anni giovanili, anche se aveva ferocemente negato ogni coinvolgimento nei videogiochi), poi PlayOnLinux lo ha sabotato, Wine ha marcato visita e un aggiornamento truffaldino di Winsozz7 ha affossato tutte le veilleità di far funzionare il gioco. È vero, nerd-Koris non dovrebbe arrendersi per così poco, ma Windows est, non legitur.
Da sabato, ovvero da quando il gioco si è deciso a girare, Koris ha sviluppato una dipendenza per The Sims.
Parentesi: come farebbe notare Orso, sempre sul pezzo con le ultime novità, Koris è un’attiva sostenitrice del retrogaming. Anche perché quando andavano di moda codesti giochi per pc, Koris militava fra gli adoratori della Play Station. Inoltre, il computer Mercury così pUtento che si accendeva dal tasto reset aveva risorse limitate e non adatte a farne una macchina da gioco. Quindi Koris ha perso un certo numero di pietre miliari del videogioco su computer, perché troppo occupata a giocare a Tomb Raider, Crash Bandicoot, Final Fantasy VIII… e qui ci asciughiamo i lacrimoni di commozione e andiamo a passare la vecchiaia a sfamare i piccioni al parco (di Silent Hill).
Comunque, alla bella età di trentun’anni e qualche, Koris si è messa a costruire casette per famiglie virtuali, i cui componenti devono essere mandati al cesso altrimenti se la fanno sotto. Nell’ottica di un esperimento antropologico-virtuale, Koris ha cercato di riprodurre una famiglia nelle stesse condizioni da lei vissute durante il SonnoDellaRagione. Risultato: dopo poche settimane, il Sim maschio è dato fuoco e pace ai pixel dell’anima sua. La Sim femmina, invece, ha raccolto le ceneri del coinquilino, le ha gettate in giardino, si è trovata un lavoro da informatica, quindi ha riarredato casa e ora vive da single felice andandosene in vacanza sulla neve. Solo una coincidenza? Noi di Voyager pensiamo di no.
In attesa di uscire da questa sua dipendenza, il piano di Koris è popolare la città di coppie omosessuali del ceto medio con gatti e bambini, case superchic e piscine (tanto si sa, è complotto della ricchissima lobby gay). Poi magari il 4 marzo Salvini vince le elezioni e arriva con la ruspa a spianarle la SimCity, per farne una cittadina di gente per bene timorata diddio, mamme casalinghe, babbi con la fabbrichètta e figli naziskin iscritti a Casa Pound.

La dura vita di una file hoarder

Dicesi “file hoarder” un individuo dedito all’accumulo più o meno indiscriminato di file di sorta. Come gli scoiattoli con le nocciole, solo che anziché riempire le tane si riempiono gli hardisk (grazie, Junior, per la terminologia e la similitudine).

scoiattolo

Koris mette in ordine i suoi files.

Da quando la vita sul web si è fatta dura, Koris è diventata una file hoarder compulsiva al grido “quando ci ricapita?”. Probabilmente lo era già da prima, ma da quando si è diffusa la cultura simil-Netflix, simil-Spotify del consumo via etere, la tendenza all’accumulo si è inasprita parecchio. Sì, possiamo rigirare la frittata come vogliamo, si chiama vecchiaia: Koris è un dinosauro del web ed è consapevole di essere pronta a diventare un fossile.
Ormai, i giorni dei pari nostri sono numerati. L’unico dio viene a scacciare via i molti dei. Gli spiriti dei boschi e dei torrenti cominciano a tacere. È il destino delle cose. È il tempo degli uomini e dei loro modi.
In tutto ciò, cosa è successo per scatenare cotanto flame?
Ieri Koris ha pensato di rimpiazzare un libro che perde le pagine col suo corrispettivo informatico, in modo da averlo sotto mano ovunque e di pronta consultazione (leggerlo per intero era già stato fatto). Tutta contenta di allinearsi per una all’evo moderno in maniera diversa da pdf-del-libro-fotocopiato-passato-di-straforo, Koris ha speso l’incredibile cifra di dieci euri per comprare l’ebook. Prima di lanciarsi nell’impresa, aveva persino scaricato l’antemprima, che si rivelò essre un praticissimo epub da dare in pasto a Calibre. Il libro doveva essere della stessa risma.
Certo, come no. LOL.
Completato il pagamento, Koris si è vista recapitare nella casella di posta un link per scaricare l’ebook. Che si rivelò essere un file in formato ascm. Cosa esser tu? Non il libro, ovviamente, ma un file che rimanda all’ebook. Come si apre questo file sconosciuto? Con un solo programma, Adobe Digital Editions (da ora nel post sarà conosciuto come AdobeSticazzi per brevità). Che ab origine esisteva solo per Windows, poi è stato ampliato per Mac OS. Utenti Linux attaccatevi al cazzo (lett.).
Koris, che era già abbastanza indispettita da questo razzismo verso il suo sistema operativo di elezione, si è indiposta ancora di più quando ha scoperto che Wine, l’emulatore di ambiente Windows, non ne voleva sapere di installare AdobeSticazzi. Installato quindi su una copia vagante di Windows 10 (Koris e il suo rispetto alquanto discutibile per i dual boot), AdobeSticazzi continuava a dare “errore nel server, il suo libro non è disponibile”. Anche se lo hai pagato.
È stato necessario scomodare il Windows 7 nascosto nel cuore di VeloBlatto per riuscire ad insallare AdobeSticazzi, programma che per inciso può girare solo su un numero limitato di dispositivi perché se no fa brutto, dicono. Il programma dal ascm ha partorito con dolore un epub, Koris pensava fosse finalmente finita lì.
Certo, come no. LOL. (ep. II)
Il libro era protetto dai diritti d’autore, quindi poteva essere solo con AdobeSticazzi, su un numero limitato di computer. La cosa è diventata una questione di principio e Koris, con parecchie colorite imprecazioni, ha tirato furoi gli strumenti del mestiere per esorcizzare l’epub. A fine serata erano nati un epub free, un pdf, un docx e un file testuale perché hai visto mai. Per esclusivo uso personale.
A Koris, fossile informatico, girano tantissimo i coglioni. Perché ha pagato per avere quel file, com’è giusto che sia, ma non può farne quello che vuole, anche per un uso esclusivamente personale. Deve stare al capriccio di Adobe, che sottostà al capriccio di Microsoft. Altrimenti sticazzi l’ebook, anche se hai pagato. Per proteggere i diritti d’autore, dicono.
Alla fine di tutta questa trafila, Koris si è sentita presa per i fondelli. O meglio, truffata. Compro un ebook e non ne sono interamente proprietaria. Non posso leggerlo sul supporto che voglio e dove voglio. Come se comprassi un libro e potessi leggerlo solo in salotto e in camera da letto, nel cesso no. Non posso prestarlo a un amico a meno che non venga a leggerlo nel mio salotto (rigorosamente non nel cesso). Sarà Koris ad essere un fossile, ma questo modo di fare non le piace nemmeno un po’. Nel dubbio, meglio ammassare.

pirateria

Però anche rompere i coglioni a chi vorrebbe il suo file PAGATO in pdf, eh.

Il mio robot speciale

Nel 2010 piombò a casa dei Maiores un Roomba, il robot pulitore. Il Roomba, più che come aspirapolvere robotico, deve la sua fama ai video sui YouTube in cui è impiegato come trasportatore per gatti. Poi magari pulisce anche, ma sopratttutto trasporta gatti. Viste le dimensioni e il peso specifico di Spin, qualora il felino avesse mai pensato di salirvi sopra, il malcapitato robot si sarebbe trasformato in una focaccetta di plastica e silicio. Quanto al suo impiego primario, a casa dei Maiores niente può competere con la pulizia dell’Ampero-Robot (ovvero l’Amperodattilo istesso).
Fu così che Roomba fu impacchettato e relegato in cantina fino a data da destinarsi.
Un anno fa Koris, noto angelo caduto del focolare e nonché paladina delle pulizie sommarie, ricordò l’esistenza di Roomba e, vista la sua virtute nei lavori domestici, pensò bene di richiederlo se nessuno lo impiegava.
“Come vuoi, ma è rotto”
Koris lo recuperò lo stesso. Trasportato sulle sponde della Provenza e spacchettato, Roomba si accese, si guardò attorno e urlò al mondo il suo disappunto sotto forma di:
“Errore di carica: 3!”
Koris, esperta di turbe mentale di apparecchi informatici capricciosi, si armò di cacciavite e aprì il robot. Ivi scoperse che la batteria era ossidata, probabilmente a causa del disuso prolungato. ‘thieu, voltmetro alla mano, confermò la teoria.
Venne comprata una nuova batteria compatibile e una volta inserita Roomba fu di nuovo un robot felice, zampettante e pulente.
Per una sera.
Al secondo tentativo, la batteria era scarica. Koris fece per mettere Roomba sulla sua base quando il robot incontrò nuovamente il male di vivere.
“Errore di carica: 3!”
Forse è la base che non va. Il voltmetro disse che la tensione era buona.
Forse è il trasformatore che non va. Il voltemtro disse che anche il trasformatore era in buona salute.
Si decise di spostare Roomba a casa di ‘thieu, ove vi sono tutti gli strumenti per l’elettronico che non deve chiedere mai, e formulare un verdetto sulla sorte del robot: riparazione casalinga o discarica, visto che a sette anni dall’acquisto di garanzia manco a parlarne.
In un pomeriggio di particolare noia, ‘thieu ha smontato motori e schede elettroniche, con dialoghi di questo calibro:
“Errore di carica: 3!”
“Tua madre in bermuda, stronzo!” (n.d.K. pare che fra i Parigi la locuzione sia particolarmente offensiva)
Insomma, la tanto temuta guerra dei robot di Asimov sarebbe ancora molto lontana dall’avverarsi. Da questi suoi scambi filosofici ‘thieu arrivò a un aut-aut: o la batteria si è nuovamente fusa, oppure c’è un errore nel circuito di carica, ma in questo caso servono le specifiche della scheda madre per sapere quali transistor bisogna cambiare.
Caricata la batteria con un alimentatore stabilizzato gentilmente prestato dall’università, si è arrivati alla conclusione che sono i mosfet del circuito di carica. Koris, che non è esattamente un genio in microelettronica, non era sicura si avere il coraggio di cambiare transistor (“ah, signorina, e che facciamo, pistoliamo i mosfet?” pareva dire il mini-Bazilla sulla sua spalla). ‘thieu magari anche sì, ma forse era il caso di passare per metodi meno invasivi.
Volle che il caso che su e-Bay circolassero degli alimentatori esterni, forse rubati alle università, vai a sapere. Koris ne ha comprato uno, in modo da manlevare Rooba dall’usare il suo circuito mutilato.
Il robot è tornato fieramente alla vita venerdì sera. Essendo un robot semovente dotato, se non di volontà, almeno di un algoritmo di tracciamento, la prima cosa che ha fatto è stata fiondarsi nel cesso e uscirne con la guida del trekking nelle Bouches-du-Rhone. Visto che ora può muoversi, vuole visitare posti nuovi. ‘thieu e Koris hanno passato il venerdì sera ad inseguire Roomba e a fissarlo sbigottiti mentre il robot scorrazzava per casa. Koris si immaginava che il robot borbottasse fra sé “questa casa è così lurida che fra un po’ cammina da sola!” (cit. dal “Lamentationes pro domo mundanda”, Amperodattilo).
Forse la guerra dei robot è iniziata e la prima parte del loro piano è infiltrarsi fra gli umani, convincendoli di essere al loro servizio e minare il sistema dall’interno.

La Databasiade

Tanto tempo fa, nel 2009, un cuggino del nipote della sorella della zia di uno del gruppo speleo venne incaricato di fare un sito che pubblicizzasse on line le attività arrampico-alpino-trekking-speleologiche. Il cuggino del […] prese un sito precotto dal suo savoir faire, cambiò due o tre cosette e lo consegnò al gruppo molto sportivo ma poco information.
Meno tempo fa, nel 2015, Koris arrivò nel gruppo, vide il sito e pensò “Minchia che accozzaglia di pagine a metà fra web1.0 e web2.0 vorrei ma non posso!”.
Ancora meno tempo fa, a settembre 2017, Koris si disse che il sito era un reperto muffito e meritava una rinfrescatina.
Tale risoluzione si rivelò essere come un po’ tutte le Koris-idee: non lo avessi mai fatto.
Il sito si appoggiava ad un database in cui erano memorizzati tutti i resoconti delle uscite, più altre cose. Fino a pochi giorni fa, Koris si era sempre tenuta alla larga dai database. Con ragione, ora possiamo dire.
Il database in questione parlava la malefica lingua del MySQL, Koris no. Essendo tuttavia Koris una sorta di poliglotta informatica, non c’è voluto molto perché i due cominciassero a comunicare. A gesti. Dell’ombrello.
Koris ha scoperto che fra i plurimi megabyte del database c’erano non meno di 3500 commenti a vecchi resoconti. “Apperò,” si disse Koris “un tempo la gente sì che era attiva”. Al cinquantesimo “hypnotize women into bed”, s’è capito che i commenti, privi di qualunque moderazione, erano il regno di Spammolandia.
Deciso che la tabella “commenti” doveva essere distrutta col fuoco purificatore, Koris si è domandata perché ci fossero due tabelle apparentemente omozigote, news_new e news_news, forse una versione moderna della iota differenzia. Fuochino (purificatore, anch’esso). La tabella news_news raccoglie i resoconti delle uscite, quella news_new sostanzialmente… anche. Solo che vengono identificati come nuovi. E quand’è che diventano vecchi? Mai, se il moderatore non ci mette le mani. E se la gente ignora da che parte si piglia un database? Si sedimenteranno per sempre.
Anche la tabella news_news, oltre ad essere piena di colonne “NULL” perché mica abbiamo l’horror vacui, era foriera di sorprese. Come l’assenza di qualunque indicativo per il genere di attività, speleo o arrampicatoria che fosse. In compenso aveva una colonna flag, che si riconosce in un’ennesima tabella in cui quel flag corrispondeva all’attività. Chiunque abbia pensato questa cosa, doveva essere allergico al varchar.
Dracarys.
Con questa consapevolezza, Koris non poteva lasciare il sito in quello stato, la sua coscienza nerd non glielo avrebbe mai perdonato. Le riflessioni serali hanno fatto approdare a una conclusione ovvia: l’hosting lo abbiamo, nuclearizziamo tutto quello che c’è e facciamo risorgere un fantastico sito WordPress da quelle ceneri.
“Bisogna portarsi dietro anche tutti i resoconti dal 2009 ad oggi” hanno risposto gli altri.
I resoconti, epurati da Spammolandia e da ripetizioni inutili, erano in tutto 379. Koris ha avuto una fugace immagine di se stessa a fare copia-incolla per 379 volte. Non era cosa.
Ma se anche WordPress usa i database, magari si può fare un burinissimo trasferimento da un database all’altro e nessuno ha visto niente. Tralasciamo la narrazione di come Koris ha imparato a sue spese le query per la struttura pericolante. Una volta riempito alla bella e meglio il database tarocco di WordPress, Koris ha provato a importarlo sul suo spazio dedicato, per vedere come reagiva WordPress.
Male, ha reagito male.
Lo spettro del copia-incolla furioso si è ripresentato, assieme a un “gettiamo la spugna con disonore e facciamo seppuku con una penna USB”. Non esisteva proprio.
Koris è venuta a conoscenza di un plugin che importa database scaberci in wordpress. Solo che serviva un hosting (e no, quello del sito speleo non era utilizzabile, metti che si scassa tutto, poi come si spiega agli altri?). Il vecchio hosting del qui presente blog ha chiuso i battenti alle Isole Tuvalu. Gli hosting gratis in realtà sono gratis a pagamento.
Koris ha guardato Blatto, Blatto ha guardato Koris. “Vuoi diventare un server locale?” gli ha chiesto Koris. A giudicare dalla fatica successiva per installare XAMPP, la risposta doveva essere “manco per il cazzo”. Tralasciamo anche tutte le peripezie del caso, le turbe mentali di localhost e gli accessi negati perché sì. Diremo solo che per fermare il demone MySQL è stato necessario un esorcismo.
Parecchi chmod 666 dopo, Koris è riuscita a installarsi un interfaccia WordPress locale con siddetto plugin. Il quale ha avuto bisogno di parecchie pernacchie prima di decidersi a lavorare. Ma alla fine lo ha fatto: 379 post ora sono esportati in formato WordPress, in attesa di essere caricati su un sito “Welcome to the XXI century” che possibilmente faccia meno cacare del predecessore.
Ora che tutto più o meno funziona, le probabilità che il resto del gruppo dica “ma no, perché cambiare sito? È sempre andato benissimo” sono altissime. Ma in questo caso Koris ne avrà sempre tratto grandi lezioni di vita. Come restare il pù lontano possibile da database, server e MySQL.
Altro che “geekette” come la chiama ‘thieu, Koris è una fantozziata nerdaccia. Cambiamento di iniziale a piacere.

Paranormal informatic activity

Koris aveva sempre detto di non essere praticissima del codice di simulazione MCNP (non quello di #MaiUnaNJOY, un altro, che qui ci si diversifica), per non dire di essere come il diavolo e l’acqua santa (o come Koris e l’acqua santa, che è quasi la stessa cosa). Dopo aver fatto pressioni presso i Capi perché dispensassero la cifra folle di 150 euri, ovvero una settimana di benzina delle loro macchine da miniPiselli*, per comprare la licenza di MCNP, Koris ha passato il mese di luglio e agosto a disperarsi (ma dai?).
MCNP si è rivelato essere un vesapio di errori e ogni compilazione pareva un rodeo a cavallo di un tirannosauro sotto dieta macrobiotica. Koris aveva quindi osato sperare che MCNP cadesse nel dimenticatoio, in favore di un più intuitivo e meglio conosciuto TRIPOLI4.
Et ho errato.
Ovviamente i neutroni porcelloni hanno chiesto “e se facessimo i calcoli con MCNP? Dai, Koris, daje di MCNP”. Koris ha passato cinque lunghissimi secondi in cui avrebbe voluto sprofondare sotto terra, e non in senso speleo, e poi ha risposto “Ok, I will do that”. Dopodiché ha chiesto un tempo smodatamente lungo per fare i siddetti calcoli, più un preventivo per tutte le sedute di obbligatoria psicoterapia successiva.
Si è seduta davanti al pc pUtento e ha temuto il peggio.
E invece è andata in onda la scena di Matrix, in cui Neo si sveglia dicendo “I know kung fu!” e Morpheus risponde “Show me!” (Koris pensa sempre a Matrix in lingua originale perché Gul Sauk, la professoressa di anglo-sardo del liceo, gliene ha imposto la visione almeno una decina di volte).
In pratica, Koris ha imparato MCNP. Solo che non sa bene né come né quando.
Sono due giorni che tutto funziona, il che è abbastanza perverso.
Perché se le cose non funzionano, puoi sempre spaccarti la testa a cercare di capire perché non funzionino. Se funzionano invece è strano.
Comunque Koris si gode il momento, tanto sa che il Grande Cetriolo Cosmico saprà ripresentarsi sotto forma di bug informatico nel momento più opportuno.

*miniPiselli: una teoria statistica dice che la potenza e il costo della macchina siano inversamente proporzionali alle dimensioni dell’Impareggiabile Parte, a partire da un certo valore di soglia.

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