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Emozioni dominanti

S’è già detto che Koris ultimamente è attanagliata da questo sconosciuto sentimento chiamato nostalgia per un posto di lavoro precedente. Che poi sarà anche nostalgia della comfort zone creatasi nonostante tutto, però ci sono dati oggettivi che le fanno sentire di aver fatto proprio una cazzata. Come sentire la mancanza di avere un dosimetro e poter disporre di un acceleratore, il quale si rompeva ogni due per tre, ma insomma, sempre acceleratore era. L’idea di aver rinunciato alla parte sperimentale le suscita un groppo in gola che andrebbe a buttarsi ai piedi del vice-capo di Neutronland dicendo “ripigliatemi, vi prego”. Senza contare la suprema nostalgia per l’ex Capo, che non è nemmeno più a Neutronland, che non ha alzato un dito quando era il momento di imporsi, che non considerava un suo problema il naufragare del Koris-progetto. Tuttavia Koris lo ricorderà sempre come colui che le tese la mano per uscire dall’inferno di Neutroni Porcelloni e se non ci fosse stato lui ora non saremmo qui a lamentarci. O meglio, forse saremmo qui a lamentarci ma di cose molto peggiori e in uno stato mentale putrido a dir poco. Ancora una volta, sindrome di Stoccolma a palate.

Koris ha scoperto del tutto casualmente che nonostante tutte le rassicurazioni delle risorse umane (perché c’è sempre qualcuno delle risorse umane di mezzo? Misteri), pare non abbia diritto allo smartworking prima di un anno di anzianità. Questa cosa era scritta da qualche parte oltre che sul sistema che ti dice “sticazzi lo smartworking” come un Brunetta qualunque? Ovviamente no. Le risorse umane rispondono al telefono? Uh, proprio, credici. Koris aveva puntato a prendere un giorno di smartworking per poter fare la trafila per rinnovare gli occhiali? Certo, e alla pari di tutti i Koris-piani se n’è andato affanculo in malora. Per altro, tanto per cambiare, come se non ci fosse una pandemia in atto e come se Marseille non fosse il dipartimento meno vaccinato e con più casi della France Metropolitaine.

Siccome secondo un brocardo dell’Amperodattilo “a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca”, Koris ora è sul chi vive per tutte le cose che potrebbero aver dimenticato di dirle. Che so, che ha il diritto a un numero massimo di pisciate al giorno. O che il concetto di ferie non esiste prima della fine del fottuto periodo di prova. O che non avrebbe diritto alla mensa e dovrebbe consumare il pranzo assieme ai cinghiali che girano qui attorno. La cosa potrebbe andare in escalation, ma Koris è diversamente calma.

Sul fronte pratico ci sono delle simulazioni che girano ma che ci stanno prendendo troppo tempo per i Koris-gusti. Passiamo sotto silenzio l’ennesimo fattaccio informatico di lunedì, ovvero “ah, ma non i permessi per la job submission” (io vi intossico la vita, altroché job submission). ‘thieu si lamenta che “almeno le tue simulazioni girano, le mie si piantano” e Koris sa che dovrebbe tirarlo su di morale, ma la cosa le riesce alquanto difficile; anche perché ieri mattina ‘thieu ha finito i pan di stelle lasciando il pacchetto sullo scaffale e gonfio in maniera ingannevole, quindi Koris si è ritrovata senza biscotti alle sei del mattino ed è un’esperienza che non si augura a nessuno. In questo periodo Koris vorrebbe essere brillante, creativa ed empatica, e invece è solo stanca. Forse non è il momento di chiedere troppo da se stessi.

Boh, insomma, passerà anche questa, passerà anche il momento no se di momento di no si tratta. Se non è un momento no, vedremo. Intanto a complicare le cose ci si mettono i piccoli dolori da niente, ad esempio il condominio da pagare con spese da Billionaire o il sito di Gibert Joseph che non accetta più la carta di Koris. Certo, l’emozione dominante di Koris sarà sempre la rabbia, ma se l’universo non ci si mettesse di impegno magari si potrebbe cambiare questa tendenza.

In effetti è vero

Lavori, scritture e gheming leptop

Nonostante sia palesemente inadatta alla vita, Koris non lo sa e continua a vivere lo stesso. Questo per riallacciarsi all’ultimo post scritto. Diciamo che Koris è riuscita a non combinare ulteriori disastri che possano arrecare danni morali e materiali a cose o persone, all’infuori di Koris. All’interno di Koris c’è la solita alternanza di affannarsi a fingersi una persona normale e il devasto su tutta la linea. Non sempre è facile convivere fra questi due estremi, ma ormai ci siamo abituati.

Forse il lavoro sta andando un po’ meglio, o forse è solo un’apparenza. Koris ha deciso che farsi cacciare per farsi cacciare è meglio che sia perché ha rotto il cazzo all’universo, invece che per manifesta incompetenza. Ha quindi passato la fine della settimana scorsa a scassare la uallera cercare chiarimenti a svariati colleghi e le nebbie di Avalon che avvolgevano gli attinidi putridi si sono un po’ diradate. Questo non significa che lo studio sia andato a buon fine, però alcune cose hanno un po’ più senso di prima. Poco, eh. Poi ci si mettono gli strumenti informatici a dare di matto, col bonus del servizio informatico che ti chiede uno screenshot del problema per cui hai appena dato il codice di errore. Ed è un attimo che ti piglia la sindrome di Stoccolma per Neutronland.

Il Koris-romanzo non è stato fagocitato dall’oblio, la correzione era solo in pausa estiva. Koris ha avuto uno scambio con l’editor per via di vedute divergenti, da cui si è ritirata bofonchiando cose poco carine con chi è rimasto a Tolkien come modello. Koris è affetta dalla solita sindrome del “sentirsi stocazzo”. C’è una possibilità su un milione che la prima parte del malloppo sia pubblicata l’anno prossimo, se per allora sarà rimasto qualcuno vivo.

Koris si è inoltre decisa a mettere in servizio un gheming leptop (sic) che i Maiores le avevano recapitato a sorpresa a inizio luglio. Com’è e come non è, da luglio in poi Koris non ha trovato un attimo per smanettarci seriamente, dove smanettarci significa installare Ubuntu in dual boot e vedere di farlo funzionare malgrado i disagi del firmware Intel. Koris ha approfittato del TFR di Neutronland per dotare il gheming leptop di un ssd da 2 Tb e di 8 giga di ram in più, quindi ha aspettato un momento propizio per installare il tutto. Ora il gheming leptop si chiama Arael (come il quindicesimo angelo di Neon Genesis Evangelion e niente è lasciato al caso) e sta scaricando “Dragon Age: origin” comprato alla folle cifra di cinque euri su GoG. Koris sta cercando di procurarsi “Napoleon Total War” e di trovare il coraggio di spendere ben venti euri per “We. The revolution” ora che il problema “uè the resolution” è risolto grazie alla presenza di una scheda grafica. Se avete proposte di videigiochi che Koris si è persa dal 2010 (ma pure prima) ad oggi fatevi avanti.

Per il resto Koris cerca di sopravvivere fra il sonno che la piglia alla sprovvista e il far finta di essere un umano funzionale. Il fresco notturno aiuta, il problema è lo sbalzo di temperatura in giornata. C’è bisogno di vacanze. Peccato che le più vicine siano le vacanze di Natale…

Ma solo se me la controlla qualcun altro

Momenti di Dunning-Kruger

Dicesi effetto Dunning-Kruger una curiosa capacità delle mente umana a credersi capacissima di tutto quando invece non sa una mazza. Si tratta alla fine della fiera di un grossolano di autovalutazione che porta a pensare di essere i migliori. Il contrario della sindrome dell’impostore, insomma. Si chiama così dai nomi degli scopritori, ma anche perché “sindrome del galletto sulla monnezza” suonava male e “sentirsi stocazzo” ancora peggio.

Sono due giorni che Koris è affetta da questa sensazione di pseudo-onnipotenza e ha l’illusione che, da non capire una fava, è passata a capire tutto. Un po’ come quando in Matrix Neo viene attaccato alla conoscenza via usb nella nuca, ma meno spettacolare. Koris non ha idea della causa di questo suo delirio di (in)comprensione degli attinidi da riciclare, ma visto che ha passato i quattro giorni precedenti a reputarsi una merda secca e a voler tornare a Neutronland, si gode il momento. Tanto la caduta le farà malissimo come al solito.

La nostalgia di Neutronland è sempre lì e Koris non sa bene cosa farne, visto che è la prima volta che non ha lasciato il prima con la voglia di farlo saltare per aria. O meglio, sì, è già capitato, ma ci sono voluti mesi per rendersene conto e comunque tornare indietro non era mai stata una soluzione. Da una parte Koris si dice che se per assurdo la grande congiura di palazzo andasse dritta, potrebbe persino… o forse no, le idee non sono chiarissime in merito. Tanto è tutto ipotetico.

I problemi informatici di ogni genere e numero paiono essersi fermati, cosa che ha permesso a Koris di concentrarsi su codici e non su “chiamare il tecnico e dare di matto”; e forse anche questo aiuta ad avere meno terrore di quella roba là che c’è da consegnare per fine ottobre. Koris vorrebbe che la tizia con lo scazzo imperiale le passasse gli script aggiornati, così magari ci può mettere le mani per davvero e non elucubrare su un vecchio esperimento di cui manca il quadro generale, per cui non si sa quanto uranio ci vuole per fare la salsa tonnata radioattiva.

Koris si vergogna tantissimo a dire che è un’ex-fisica delle particelle, ex-strumentista, ex-quella che ha fatto un po’ di tutto nella vita perché bisognava portare a casa la pagnotta e non era portata per fare la escort. Poi ha scoperto di non essere l’unica, che ci sono due ex-particellari e un ex-cosmologo, quindi insomma, se ce la fanno i cosmologi forse può farcela anche Koris (non abbiamo quasi niente contro i cosmologi, quasi, eh). Il tempo porterà le risposte, e soprattutto le porterà il tempo di calcolo.

Il fatto di poter di nuovo usare ufficialmente Linux per lavoro e non di frodo è un piacere che non si provava dai tempi del dottorato, per restare in tema. Ma non è il caso di farsi prendere dalla nostalgia, che passa al primo “cmake command not found”. E non facciamoci prendere dall’entusiasmo che il segmentation fault è in agguato dietro l’angolo. A proposito, nella sala della stampante qualcuno ha appeso dei meme di programmazione; Koris aspetta di ambientarsi un po’ e poi aggiungerà il suo preferito.

Questo. Non programmatori astenersi

Koris è conscia che questo stato di grazia è transitorio come un nucleo instabile, per cui ne approfitta per farci un post. Tanto già questo week-end ‘thieu vuole andare a fare pozzi grossi nelle Causse, quindi l’inadeguatezza potrebbe presto essere il piatto forte del menù.

Argh

Ci sono titoli più accattivanti di un’onomatopea per invogliare alla lettura di un post. Però Koris non è nemmeno sicura di voler invogliare alla lettura, fate un po’ voi se volete leggerlo o no.

Potrebbe essere la volta buona che Koris ha fatto il passo più lungo della gamba, che dal basso del suo metro-e-nemmeno-sessanta ci vuole anche poco, ma teniamo conto di ciò che si diceva sui campi di atletica ovvero “Koris? Quella che ha le gambe di dieci centimetri e la falcata di tre metri?”. Ci stiamo incasinando, è evidente. Insomma, bella della sua capacità multiforme e del “se non lo so fare lo imparo”, Koris potrebbe essere arrivata al momento in cui la plasticità cerebrale non regge più e se non lo sai fare col cazzo che lo impari. Si sta parlando del lavoro, se non si fosse capito.

Koris sta passando le giornate per lo più a litigare col servizio informatico perché le manca… tutto, circa. Se adesso ha una mail, oggi ha dovuto litigare di brutto con un tecnico abbruttito perché le sue credenziali non la lasciavano connettere al server.
“Deve usare le stesse credenziali che per l’accesso Windows”
“L’ho fatto, mi dice access denied”
“Deve scrivere ssh -x…”
“Ripeto, è quello che ho fatto, mi dice access denied”
“Lei non sa connettersi in ssh, eh?”
“…”
“Vabbè, senta, prendo la mano sul suo computer… ah, ma le credenziali di Windows sono maiuscole! Deve metterle minuscole!”
“…”
Adesso Koris può connettersi al server ma nessuno le ha detto dove minchia sono gli eseguibili e il wiki non la lascia accedere. Dovrebbe anche avere un terminale tutto suo che doveva arrivare oggi, ma il servizio informatico ha chiamato che non avevano lo scazzo di passare.

Per il resto Koris-impostore cerca di tenere un basso profilo e di inventarsi competenze. Dovrebbe lavorare con una tipa che ha uno scazzo epocale e la cosa mette Koris un po’ in soggezione. Vorrebbe porre seimila domande per fugare i suoi dubbi, ma ha paura che siano domande sceme e che le valgano lo stigma sociale e la cacciata con ignominia dal periodo di prova. Quindi si tiene i suoi dubbi, scartabella bibliografia e non capisce se ha capito. Per lo più si sente un impostore e ha paura di qualunque cosa le chiedano; ogni tanto pensa che le manca Neutronland anche se Neutornland non aveva futuro.

Poi magari è solo il primo impatto e dietro tutto questo c’è un gomitolo psicologico che a sbobinare in questa sede farebbe fuggire chiunque. Tuttavia come al solito l’ottimismo non è di casa e Koris vorrebbe almeno poter cominciare a fare danni su un computer, che alla fine si impara solo sbagliando molto, quindi prima si comincia e più c’è una speranza di imparare prima della scadenza di fine ottobre.

Mi pare un consiglio sensato

Cose ingannevoli

Potrebbe essere il grande ritorno dell’isola della Delusione, in questo giugno in cui si scoprono cose di cui tutto sommato Koris avrebbe fatto anche a meno. Un po’ perché giugno sbatte addosso i primi caldi, quest’anno arrivati cosìdebottosenzasenso, ma siccome è un periodo di instabilità meteo, arrivano anche i temporali. Questo fa sì che Koris non sia andata in montagna questo week-end, cosa che nuoce gravemente al suo equilibrio mentale. Inoltre, visto che ogni sera sul sito del meteo compare la nuvoletta col fulmine, Koris va sempre in giro con un abbigliamento psicopatico pronto al caldo torrido e/o al diluvio, anche se poi non diluvia mai, c’è solo tempo umido. La prossima volta Koris vuole nascere mangrovia.

Su Neutronland la situazione umana sorvola la commedia umana. Il Capo dimissionario non si fa vedere, quando si fa vedere cammina a dieci centimetri dal suolo rispondendo “non è un mio problema, parlatene al mio successore”. La Capa è parimenti latitante, dicendo a destra e manca “dovete capirmi, i bambini, il marito che se ne va nel Nord”, giustificazione che la renderà evanescente senza che nessuno dica nulla. Il tizio che ha preso il posto millantato per Koris, colui che doveva avere mirabolanti doti e possederlo lunghissimo (il cv, zozzoni!), si è rivelato essere “da formare perché non conosce molto come vanno le cose sperimentali da queste parti” (però ci ha il pysello, vuoi mettere la competenz… ok, basta mood femminista arrabbiata). In compenso voci di corridoio dicono che messer Ultimo Arrivato si mette subito in lizza per la successione del Capo, quindi magari il posto si libera di nuovo, chi può dirlo. Solo che Koris ha l’impressione di aver già visto il film e per di più le assunzioni sono bloccate fino a fine 2022, quindi di che stiamo a parlare? Vabbè, ci si godrà il Game of Thrones laboratoriale da comparse, anche se le comparse sono sempre quelle che muoiono. Nel mentre non sono ancora apparse spade nella roccia per salvare il regno da guerre e distruzioni (e sotto l’elsa in lettere d’oro c’erano scritte queste parole “sticazzi”, ci sarebbe scritto “sticazzi”), forse non resta che fuggire a Honolulu.

Lo scintillatore ha le paturnie. C’è una remota possibilità che Koris abbia trovato la ragione del ballo del picco del cesio (nuova hit dell’estate, pensiamoci), solo che la soluzione potrebbe non essere facile. I consigli della Capa si sono rivelati disutili. Stagista J misura spettri gamma e ogni tanto si perde a fissare il vuoto, Koris in quei frangenti sente salire nell’animo un Replicante interiore che vorrebbe dire le peggio cose. Di solito riesce a reprimerlo, ma ogni tanto il Replicante interiore scappa al controllo, di solito quando Stagista J si lancia in elucubrazioni troppo ardite.
“Ma immaginiamo che lo spettro gamma diventi…”
“No. Qui non immaginiamo, qui misuriamo e poi traiamo le conclusioni. Smetti di fare delle congetture sul nulla”
Koris si sente molto in colpa per queste sue uscite, ‘thieu dice che è pedagogico.

Sul fronte informatico, il desiderio d Koris per avere un laptop con una scheda grafica che non sia uno sputo di silicio sulla cpu si sta facendo importante. C’è da dire che Blatto ha anche i suoi sei anni, sei anni per un Koris-laptop sono intensi, ed era pure un computer ricondizionato. C’è da dire anche che Koris non ha attualmente un budget da allocare a capricci del genere, nonostante la vocina interiore che dice “oh, senti, l’ultimo laptop nuovo di fabbrica che ci siamo comprati era Trillian nel 2007, un computer nuovo ogni 14 anni possiamo anche permettercelo”. Un vecchio computer di Orso, dotato di una Nvidia di ben 512 megabytes, sembrava utilizzabile come tappabuchi. Tuttavia, recuperato domenica, il povero aggeggio decenne ha esalato il suo ultimo boot ieri sera. Orso, da bravo economista, manda messaggi del calibro “it’s compare un pc time”.

Quindi negli ultimi giorni ci si illude che accadano cose che poi marcano visita, piccole o grandi che siano. Tocca aggrapparsi a quelle che si sperano siano certezze di rivalsa, come il secondo appuntamento fra venti giorni col sergente maggiore Pfizer, capo istruttore per anticorpi Marines anticoviddi.

Ma pure i capi laboratorio, eh.

Di nuovo sull’orlo del baratro

Dopo aver indorato la pillola in ogni modo, pare che ci risiamo, che la già scarsa libertà di movimento sta per diventare ancora più scarsa, fino a ridursi a “ora d’aria a correre fra le merde di cane”. Come dicono i Francesi, ce l’abbiamo appeso al naso. E visto che di naso si tratta, il qualcosa appeso al naso non ha nemmeno un buon odore. Nemmeno il Capo, ottimista fino all’assurdo, riesce ad essere ottimista, quindi la situazione deve essere catastrofica.

Koris ha la testa piena di fuffa, e come ogni volta che ha la testa piena di fuffa, diventa un fuffa-generator. I pensieri si rincorrono nella scatola cranica, vanno a sbattere contro le pareti, cercano di uscire e si trovano ancora più imbrigliati di prima. Finisce che Koris sente il bisogno di fare delle non meglio precisate cose, ci prova, si accorge di fare schifo più o meno in tutto, quindi non osa più fare un tubo. Ma il bisogno di fare cose non s’è calmato, quindi si sente in colpa di non fare. Così all’infinito, fino ad arrivare a una dimensione cosmica della colpa e del bisogno di fare. La serenità è un concetto ormai sconosciuto.

L’unico posto in cui Koris sta bene è in grotta, per alchimie non meglio precisate. Tuttavia non è ancora riuscita a farsi dare un lasciapassare anti-coprifuoco e anti-lockdown per andare in grotta anche in periodi impossibili, pare la speleo-terapia psicologica non sia riconosciuta dalla scienza moderna. Quindi niente, si va poco e male, quando Koris vorrebbe solo teletrasportarsi nel Vercors o alla Pierre-Saint-Martin, rotolare per pozzi e meandri fino a profondità importanti, uscire gelata e zozza, quindi lavarsi e mangiare l’equivalente del suo peso in trigliceridi. Invece no, col cazzo, quindi ci si sente in colpa anche a mangiare salsiccia&patate non giustificabili da uno sforzo fisico importante. Che vita impossibile.

Un’altra cosa di cui Koris sente crudelmente la mancanza è il gioco di ruolo, una delle due o tre occasioni di socialità che si concedeva prima della buriana covidica. Sarebbe bellissimo sedersi a sei attorno al tavolo sulla veranda di Van, ordinare la pizza unta da Michel che non consegna mai prima delle otto, tirare fuori dadi e schede dei personaggi e complicare azioni che nella testa del DM dovevano durare due turni, non fino a mezzanotte. E invece anche quello col cazzo; per altro la combriccola latita ed è restia a Skype, quindi nemmeno il gdr versione palliativa.

Per evadere, Koris ha iniziato a costruire un impero cinese a Emperor. Poi si sente incapace perché quegli stronzi di contadini cazzeggiano anziché coltivare canapa (o forse se la fumano), l’economia va in malora e la città si spopola. Quindi Koris si sente in colpa perché non finisce mai un gioco (vabbè, a pare “Syberia”) e a trent’anni e passa sarebbe anche il caso di darsi una regolata (o aspettare l’età dell’Amperodattilo, per cui l’essere gamer è giustificabile con… la stagionatura, diciamo). Poi si ricorda che dovrebbe scrivere mille cose, leggere pagine e pagine, fare mille altre cose, pulire i cessi o trovarsi un futuro e allora il baratro della colpa si apre sotto i suoi piedi.

Il lavoro ormai sta diventando un sequenza di cose boh. Koris sta organizzando una campagna di irradiazioni per fine maggio, ma… chissà. Perché non si sa quando arriva lo spettrometro gamma, indispensabile per le misure. O meglio, si sa ma non si sa, lo sapremo una decina di giorni prima della data pattuita (a cazzo, dal servizio acquisti, non ne parliamo che è meglio). Se non arriva, sono fringuelli per diabetici, perché non si sa bene come organizzare caratterizzazioni e tutto. Questo se non ci sarà il lockdown francese atto tre, perché in quel caso Koris non vuole nemmeno pensare cos’altro potrebbe succedere. Però Koris pianifica e fa i conti, perché la Capa ha detto di farlo e perché è tanto bello veder saltare per aria i propri piani, ancora una volta. Poi c’è l’arrivo del tirocinante a marzo e se non si possono fare le misure, che minchia gli facciamo fare, mistero. Ah, il tutto per un “grazie, ora se ne vada” fra un anno e mezzo. Merdaviglioso.

Insomma, c’è poco da stare allegri, e infatti non siamo allegri. “Uh, Koris, ma c’è gente che ha problemi peggiori” e lo sappiamo. Ma anche senza i problemi peggiori della fantomatica altra gente, la sanità mentale è appesa a un filo. Koris un po’ vorrebbe piangere, ma non ci riesce.

E infatti qui non si sta divertendo nessuno (pure la foto sulla neve, InspiroBot demmerda)

Delirio, paura e sconfinamento

Oggi è il primo giorno di… sconfinamento? Deconfinamento? Scatenamento? Fine della quarantena? Insomma, si può smettere di uscire con un’autocertificazione infilata fra le chiappe in tasca e si può andare circa dove si vuole, in un raggio di 100 km, mantenendo le distanze sociali che tanto chi minchia vuole avere essere umani vicino. Alcuni sono tornati in ufficio, non Koris perché a Neutronland hanno deciso che non si torna prima del settordici di quaglio del duemilamai. A meno di contrordini dell’ultimo minuto a base di “domani vieni”, che sono tutt’altro che improbabili.

Koris ha ricevuto il computer per lavorare giovedì scorso. A quattro giorni dalla fine del periodo di quarantena, dopo due mesi di domande. Ha osato sperare che fosse rapido e operativo, invece assomiglia soprattutto a una macchina da scrivere con internet. O almeno, la sua utilità è quella. Non ha nessuno dei programmi che servirebbero a Koris per lavorare, non è chiaro se il servizio informatico possa installarli a distanza, c’hanno troppo da fare, loro. Koris ha fatto la sua solita scena isterica, poi le è apparso lo spirito del Replicante e del suo motto “se uno ha voglia di lavorare, trova gli strumenti anche se non li ha”. Quindi si è rassegnata a continuare a lavorare su Blatto, computer personale Debian-munito che è già abile e arruolato. È giusto continuare ad arrangiarsi con mezzi propri per lavorare? Noi di Voyager pensiamo di no, ma non se ne frega nessuno di quello che pensiamo noi di Voyager.

Koris continua ad aspettare risposte alle sua mail, correzioni ai suoi rapporti, segni divini, varie ed eventuali. Tutto tace che tanto i problemi sono sempre altri. E se chiedi ti accolli e se non chiedi non sai lavorare in team. Bisogna arrangiarsi e fare dei sacrifici, c’è grossa crisi.

Lo sconfinamento non dà a Koris quell’euforia che forse pervade qualcun altro. Sarà che la quiete marsigliese era una bella cosa, in nome del “si stava meglio quando si stava peggio”. Sarà che ormai permane la sensazione che sia andato tutto a culo, che ora è il momento di tornare a fare le cose di prima ma peggio e senza illusioni di sorta, che ci siamo scoperti fragili esseri umani più mortali che mai. Sarà che arriveranno risposte e le risposte saranno brutte, come per esempio “Potremo andare in vacanza in montagna? No, c’è da recuperare il tempo perduto” o “Possiamo tornare in grotta? No, è considerato uno sport di gruppo” o ancora “Il mio progetto verrà portato avanti? No, non ci sono progressi visibili”.

Comunque Koris è abbastanza convinta che fra due settimane il vairus sarà tornato signore e padrone dei luoghi, quindi lo sconfinamento durerà giusto il tempo necessario per illudersi che tutto sia andato bene.

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