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Paranormal informatic activity

Koris aveva sempre detto di non essere praticissima del codice di simulazione MCNP (non quello di #MaiUnaNJOY, un altro, che qui ci si diversifica), per non dire di essere come il diavolo e l’acqua santa (o come Koris e l’acqua santa, che è quasi la stessa cosa). Dopo aver fatto pressioni presso i Capi perché dispensassero la cifra folle di 150 euri, ovvero una settimana di benzina delle loro macchine da miniPiselli*, per comprare la licenza di MCNP, Koris ha passato il mese di luglio e agosto a disperarsi (ma dai?).
MCNP si è rivelato essere un vesapio di errori e ogni compilazione pareva un rodeo a cavallo di un tirannosauro sotto dieta macrobiotica. Koris aveva quindi osato sperare che MCNP cadesse nel dimenticatoio, in favore di un più intuitivo e meglio conosciuto TRIPOLI4.
Et ho errato.
Ovviamente i neutroni porcelloni hanno chiesto “e se facessimo i calcoli con MCNP? Dai, Koris, daje di MCNP”. Koris ha passato cinque lunghissimi secondi in cui avrebbe voluto sprofondare sotto terra, e non in senso speleo, e poi ha risposto “Ok, I will do that”. Dopodiché ha chiesto un tempo smodatamente lungo per fare i siddetti calcoli, più un preventivo per tutte le sedute di obbligatoria psicoterapia successiva.
Si è seduta davanti al pc pUtento e ha temuto il peggio.
E invece è andata in onda la scena di Matrix, in cui Neo si sveglia dicendo “I know kung fu!” e Morpheus risponde “Show me!” (Koris pensa sempre a Matrix in lingua originale perché Gul Sauk, la professoressa di anglo-sardo del liceo, gliene ha imposto la visione almeno una decina di volte).
In pratica, Koris ha imparato MCNP. Solo che non sa bene né come né quando.
Sono due giorni che tutto funziona, il che è abbastanza perverso.
Perché se le cose non funzionano, puoi sempre spaccarti la testa a cercare di capire perché non funzionino. Se funzionano invece è strano.
Comunque Koris si gode il momento, tanto sa che il Grande Cetriolo Cosmico saprà ripresentarsi sotto forma di bug informatico nel momento più opportuno.

*miniPiselli: una teoria statistica dice che la potenza e il costo della macchina siano inversamente proporzionali alle dimensioni dell’Impareggiabile Parte, a partire da un certo valore di soglia.

Ops, I did it again (and again)

Ante-antefatto: al liceo Koris era un’abbastanza accanita giocatrice di Play-Station, per lo più perché, una volta comprata la consolle, la storia finiva più o meno lì, i giochi non chiedevano folli schede grafiche che Koris non ha mai posseduto (vabbè, un giorno arrivò la Play2, ma sono dettagli). La sua carriera terminò nel 2005 circa, quando lasciò Merdopoli per Boulogne. Lì un manipolo di collegiali dipendenti propose di comprare una Play-Station comune, ma il malvagio rappresentante Bailorg disse che era fuori discussione. “Se compriamo una Play-Station, qui c’è gente che non si laureerà mai più” disse e la questione fu chiusa.
Antefatto: nel settembre 2008 una Koris totalmente allo scazzo per essere stata bocciata a microelettronica, dovendo così ritardare la laurea di sei mesi, riuscì per caso a far funzionare l’emulatore Play-Statio per Mac Os X. Grosso errore. Il secondo grosso errore fu dirlo a Junior che, in circa 8 nanosecondi dall’annuncio “il robo funziona”, aveva già organizzato una di Final Fantasy Tactics. Si aggiunse dopo pochissimo tempo anche il Mathematicus (non prima di aver commentato “questo gioco fa schifo!”), che ne divenne dipendente. Il terzetto era arrivato quasi a finire il gioco. Poi boh. Poi Koris fece l’errore (a tutto tondo) di mettersi col Senzaddio e prese a passare le sue serate su ICQ. Final Fantasy Tactics finì dimenticato nell’hardisk di Trillian, ad oggi fuso.
Finita la parentesi emulazione, Koris pensava di aver chiuso coi videogiochi. Una meteora Warcraft II andò in onda col SonnoDellaRagione per un paio di settimane, ma come ogni cosa vagamente divertente legata al SonnoDellaRagione non era destinata a durare e doveva essere espiata con dolore.
Pareva che la storia fosse giunta veramente al termine.
E invece.
Koris aveva installato su Blatto anche l’emulatore PCSX, finito nel mucchio dei software del “non si può mai sapere”. Solo che la configurazione di base non funzionava e Koris non aveva voglia di sbattersi. Poi cazzo ti metti a giocare alla Play-Station nel 2016 a trent’anni?
L’altra sera, in un momento di poco acume, Koris cipollava con impostazioni assortire. Quando Koris è in momenti di poco acume, possono succedere le peggio cose.
Per esempio, PCSX si è avviato. Col logo vintage della Play-Statio.
Koris è rimasta a fissarlo per cinque minuti buoni, senza osare toccare la tastiera di Blatto. Qualunque mossa sarebbe stata azzardata.
PCSX potrebbe ripiombare nel suo oblio per i prossimi otto anni. Oppure… beh, oppure… una iso di un gioco si trova pure. Poi però glielo spiegate voi ai Capi che no, Koris non può venire al lavoro perché le servono sedici livelli da knight, sette da monk e cinque da summonner…

PCSX

Perché per funzionare, funziona benissimo!

Spirali attorno alla situazione

Ogni tanto Koris si chiede se è cretina o cosa. Dove per “cosa” si intende “Koris è VERAMENTE cretina”.
Comunque, tanto per, facciamo un incomprensibile (ma a un certo punto divulgare è inutile) riassunto di tutto ciò che ha portato all’attuale situazione assai poco lusinghiera e densa di cretinaggine assortita.
Il 29 aprile, parlando coi tizi dei neutroni sociopatici, si arriva alla conclusione che se la radioattività per i fotoni è un terzo di quanto si attende, probabilmente è colpa delle sezioni d’urto, perché usare le stesse avrebbe semplificato di troppo il problema. Vuoi mettere con la gioia di stare a chiedersi per giorni il perché e il percome.
Soluzione lampante: cercare le stesse sezioni d’urto, scaricarle, implementarle nel codice e tutti a casa felici.
Sticazzi, ovviamente.
Koris trova effettivamente la libreria di sezioni d’urto che le servono la prima settimana di maggio, subito prima di imbarcarsi per la Dent de Crolles. Solo che col piffero che si implementa ad occhi chiusi: sono solo file testuali, il codice vuole un file binario. Come si passa da un file testuale a un file binario? Con un compilatore, tale NJOY, distribuito aggratisse dai tizi che regalano dati nucleari. Benissimo, fantastico, meraviglioso, Koris ordina NJOY e parte a fare speleo. Dentro di sé si augura che per una volta si tratti di un programmino stupido con interfaccia grafica a cui si dà da mangiare un file di input per vedersi sputare un output bello pronto.
Certo, credici.
NJOY arriva effettivamente il martedì della seconda settimana. E appena aperto il DVD si scatena l’inferno. Si tratta di un programma sviluppato nel 1992, in Fortran. Ora, il Fortran è un linguaggio di programmazione che ha l’età dell’Amperodattilo e che sarebbe salutare andasse in pensione (come l’Amperodattilo). Koris aveva già avuto a che fare col Fortran quattro anni fa (sempre per una questione di sezioni d’urto, yay!) e aveva giurato “mai più nella vita”. Ma la vita non la ha ascoltata.
NJOY si rivela particolarmente malvagio, tanto da farsi forgiare l’hashtag #MaiUnaNJOY. Primo: esiste la versione Windows e la versione Linux. Koris opta per Linux e si mette a compilare quel relitto del XX secolo. Palate di errori, compilatori incompatibili, la macchina del tempo non va. Koris decide in via del tutto straordinaria di provare a buttare tutto su Windows. Dai, su, Windows è per gli utonti, vuoi che non abbiano messo una versione idiota punta-e-clicca?
No, certo che no.
Koris si fa un giro nel magico mondo del DOS, direttamente dal mondo dei videogiochi anni ’90. Santissimo retrogaming. Tant’è che la pila di errori non diminuisce. Per farsi sto sangue marcio torniamo su Linux. Windows torna nel dimenticatoio con la dicitura Windowsdimmerda.
Nel mentre Koris riceve finalmene una risposta dal “support” del codice nucleare in uso (non NJOY, quello delle simulazioni). Il support dice che l’aiuterebbero anche e le darebbero le sezioni d’urto precotte, ma bisogna prendere accordi e pagare. E anche se per assurdo i Capi fossero d’accordo a sborsare (cosa che non corrisponde a verità, perché in ogni ambito la ricerca deve sempre essere low coast e Koris è un po’ la Ryan-Air), quando arriverebbe il tutto? A settembre. Ma vaffanculo un po’.
Siamo al 17 maggio, giorno in cui Koris apre gli occhi e scopre che c’è un bug negli installer di NJOY. In pratica, i programmatori hanno lasciato uno spazio dove non dovevano e il Fortran non ha gradito. Tolto lo spazio, gabbato lo santo. Evviva, NJOY è pronto per essere utilizzato, la storia va verso la fine.
LOL
In realtà NJOY è un vespaio del cazzo. Per farla breve, è una sorta di puzzle con delle tessere in più e, spesso e volentieri, senza il disegno originale. Koris passa momenti di cupo sconforto su articoli del 1990 e simili per vedere quali tessere usare e quali no. E con quale file di input. NJOY la percula la maggior parte delle volte.
Ci vuole una settimana di pena perché Koris trovi il modo di tradurre burinamente i suoi file testuali in binario. Siamo al 24 maggio, il Piave mormorava, NJOY si lamentava. Ma le prima sezioni d’urto sono prodotte ugualmente. Al culmine dell’eccitazione molesta, Koris le butta in pasto al codice nucleare…
… stesso risultato, uguale a prima, niente di nuovo sotto il sole.
Grande momento di odio e depressione.
Koris è al momento in cui fa e disfa le tessere del puzzle NJOY. Ogni tanto sbatte il muso contro un crash, ogni tanto va meglio ma il problema di fondo. Koris vorrebbe sbattere ferocemente la testa contro uno spigolo, per vedere se ci sono dentro solo gelatina e cazzate.
Ah, ovviamente #MaiUnaNJOY.

Carne per dinosauri

Che uno mica poteva avere un ritorno al lavoro pacifico, eh. Ci mancherebbe altro. La coglionanza permea l’universo, altro che la Forza e il Lato Oscuro, Jedi e Sith si sono sbagliati di brutto.
Antefatto: Koris e Binomio il Minghiascaro sei mesi fa avevano finalmente ottenuto il permesso di comprare un computer superpUtente, detto “la stazione”. Binomio si è incaricato di cercare le specifiche, visto che lui, a suo dire, ne sa perché si tiene sempre informato sulle ultime novità. Ne è uscito con un computer con hardisk a stato solido, tanta ram, una scheda grafica folle e una spesa di svariati mila euri.
Tale stazione è stata usata fino ad ora solo da Binomio, per fare cosa non è dato sapere (“voleva giocare a Dragon’s Dogma con le supertette, te lo dico io” suggerisce Junior).
L’altro giorno Koris è stata incaricata di fare una simulazione massiccia di neutroni. Siccome il portatile scabercio del lavoro si è sentito male solo a sentirne parlare, Koris ha reclamato l’uso della stazione. Binomio ha traccheggiato per mezz’ora senza addurre motivazioni plausibili, poi ha mollato la stazione a Koris.
E qui sono cominciati i deliri.
Si è scoperto che non è possibile installare un altro sistema operativo perché il disco è criptato. L’unico modo per decriptarlo sarebbe disintallare Windows e nessuno è certo di avere di che reinstallarlo (don’t ask). Ovviamente qualunque boot da usb, hardisk e Avada Kedravra informatici vari non funziona manco po’ ‘o cazzo. L’unico boot alternativo di cui vuole sentire parlare è da dvd e che cosa ce ne facciamo del dvd, signora mia?
L’incazzo di Koris ovviamente non è quantificabile. Ed è arrivato ad un livello ancor più inquantificabile quando Binomio ha commentato con la situazione con “Beh, puoi sempre dire ai tizi del progetto di ricerca che hai provato a girare le simulazioni, ma che non sei capace”.
Da quando ‘thieu le ha svelato l’esistenza di uova di dinosauro vicino alla Sainte Victoire, Koris sogna di ripercorrere le orme di Spielberg e mettere su un Jurassic Park Aix. Con un T-Rex che riduce a una sottiletta la Porsche del capo e i Velociraptor che divorano il Minghiascaro sul cesso. Magari non saranno dinosauri bio, ma sono sicuramente a chilometro zero.

Fra un aggiornamento e l’altro

La vita reale è quella cosa che succede fra un aggiornamento del blog e l’altro, quando non succede niente di importante da essere riportato. O meglio, accadono una miriade di piccole cose insignificanti da riportare in un blog. O meglio, che se riportate susciterebbero il sempreverde commento “esticazzi?”. Bene, questo è un post puntiforme esticazzistico riassuntivo. Peggio di così ci post col conto delle calorie di ogni pasto delle anoressiche di Splinderiana memoria, reperti dei primi anni del secolo. Ordunque, in questi giorni:

  • Koris ha confermato il detto di Lovecraft secondo cui non è morto ciò che eternamente giace, in particolare gli equipaggiamenti informatici. Mesi fa il suo hardisk esterno chiamato Memup pareva aver esalato l’ultimo respiro portandosi dietro gigabytes di film, serie e reliquie software di vario genere. Koris lo aveva rimpiazzato con due nuovi hardisk (il backup e il backup del backup). Due sere fa, colta da follia, Koris ha riesumato Memup dalla polvere della libreria, ha smontato il case e ci ha soffiato dentro, come i peggiori niubbi. Memup è tornato alla vita, facendole una pernacchia per aver comprato backup e backup del backup;
  • Memup ha riesumato con sé una filmografia epico-fantasy della peggior specie, che non ha giovato al Koris-inconscio, già di per sé devastato. Ergo Koris sogna ad occhi più o meno chiusi di gente in armature di dubbio gusto, di neri signori oscuri che forse non sono proprio neri ma solo sporchi, di draghi che risolverebbero il problema del traffico mattutino e altra roba che non sfigurerebbe in una canzone di Rhapsody of Fire;
  • è uscito “Beyond the Red Mirror”, il nuovo album dei Blind Guardian (per peggiorare il punto precedente). Koris è passata dall’eccitazione molesta al fare “da da da” con annesso headbanging su qualunque assolo di chitarra in qualunque posto si trovi (lavoro, bus, gabinetto). Ma poi le passa, eh. Tempo di ascoltare “The Throne” e “Grand Parade” venticinque volte cadauna nei prossimi tre giorni. (Nei commenti su IuTubbe si lamentano che l’album voglia assomigliare troppo a “Nightfall”, Koris risponde un “Ce ne fossero!”, con gli occhi a cuoricino).
  • visto il diluvio domenicale, Koris ha guidato in autostrada per la prima volta, uscendone inaspettatamente indenne. La scusa era andare a fare boulder nella Palestra dei Fighetti, quella con la peggiore musica si possa avere in una palestra di arrampicata. Ne è seguito un intenso dolore ad avambracci, spalle e orecchie.
  • i bioritmi di Koris sentono la primavera e hanno deciso di anticipare la sveglia di 5 minuti. Permettendo così a Koris di arrivare al lavoro alle otto e cullare l’illusione di uscire presto. Solo che poi a mezzogiorno scoppia il merdone, si mangia appena e si finisce per uscire alle sei. In ritardo per andare ad arrampicare, nell’unica congiunzione astrale in cui gli altri sono in anticipo. Così Koris fa cose a caso e si ammazza su un 6a+ che però è troppo facile per essere un 6a+. Vabbè, robe da arrampicatori (scarsi);
  • Koris non riesce a capire se quelli che stanno spuntando sono addominali o panza generica. Visto quello che mangia, si propende per la panza. Se no Junior ha proposto anche l’Alien.
  • un tipo, dopo aver ascoltanto l’orribile parlantina francesizzante di Koris, ha esclamato: “Si sente che lei ha l’accento del Midi! Viene da Tolosa, vero?”. Come no.

In tutto ciò, domani arrivano i Maiores per dare una sorta di placet (o non placet o “fa proprio cacare”) a una possibile Koris casa. E avere l’Amperodattilo sotto lo stesso tetto è una sorta di audit per il disordine casalingo. Sarà il caso di trovare il tempo per nascondere i detriti radioattivi che girano per il salotto.

Ritorno alla vita reale

Per due settimane Koris ha fatto finta di non essersene mai andata via dalla casa dei Maiores, si è goduta l’essere figlia, lasciando che fossero gli altri a risolvere i problemi, riservandosi grandi dilemmi della vita quali gatta Spin e il suo eleggere a gabinetto il vaso della spirea o l’Amperodattilo che non passa i livelli dei giochini di Facebook.
Per una settimana Koris ha vissuto in un limbo spazio-temporale, nell’Ile de France a metà fra il XVIII e XIX secolo, passando così tanto tempo a Fontainebleau da credere che fosse casa sua (tralasciando il trascurabile fatto che casa sua entra comodamente nel salone da ballo, balconi compresi).
Tornata a Marseille, la vita reale aspettava al varco una Koris che invece avrebbe voluto passare la sua ultima settimana di vacanza a crogiolarsi nell’ansia del nuovo lavoro da cominciare il primo settembre.
Le piante, anziché essere sitibonde come Koris aveva temuto, avevano ricevuto troppa acqua e stavano per annegare. Tranne Nana, che prospera in qualunque ambiente più o meno ostile. La palmetta era marcita per due terzi; amputata per due terzi, nessuno avrebbe scommesso sulla sua sopravvivenza, e invece ad oggi mena un’esistenza quale tronco con un orribile ciuffo punk. L’acero David Bowie non si sa bene cos’abbia sofferto, forse l’abbandono, ha perso tutte le foglie e le sta rimettendo; forse voleva solo rifarsi il guardaroba. La pianta sicula si è trasformata da pianta grassa strisciante a creatura piena di tentacoli uscita dalla mente di Lovecraft e fa un po’ paura. La pianta sarda è marcita per la metà inferiore, ergo Koris ha estirpato tutto, sezionato le metà superiori e ripiantato tutto e ora aspetta i risultati del suo macabro esperimento.
Domenica Koris voleva mettere online tutte le foto parigine, ma la sua connessione era passata a miglior vita. Poi il router ha resettato la password a grande insaputa di tutti. Ci è voluto l’avvento di lunedì perché la connessione tornasse a un’ombra di normalità e anche ora non è che sia una festa.
Nel preparare scartoffierie per il suo nuovo lavoro Koris ha passato 24 ore di panico perché la securité sociale (ovvero la mutua francese) diceva di non averla mai vista e mai conosciuta, nonostante i quattro anni di contributi. Koris ha passato una serata a urlare la sua rabbia impotente contro i Cojones, contro l’università, contro il sistema e contro gente che non ne poteva niente. Poi il giorno dopo s’è scoperto che era colpa di un mancato aggiornamento e del “ma gli insegnanti hanno uno statuto a sé”. Tanta bile nera per niente.
La spesa da pre-guerra atomica, con l’approvvigionamento di ben 12 litri di latte, ha generato nelle braccia di Koris l’acido lattico equivalente a una cordata di sei lunghezze.
Dulcis in fundo, appena finito di vedere “Opera” di Dario Argento (chiedendosi se era ambientato in un teatro lirico o ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso), la lampadina del Koris-bagno di è fulminata. Così, tanto per fare atmosfera, tanto perché sei sola in casa.
Forse tutto sommato è meglio tornare a vivere a Fontainebleau.

P.S. Il template del blog ha avuto un incidente in seguito alla Koris-frustrazione. Ditelo se vi fa schifo.

Ma anche i colleghi…

Koris si lamenta tanto degli studenti che hanno le pigne nel cervello mentre fanno le esperienze di laboratorio, che rispondono a caso all’esame tanto per riempire l’horror vacui del foglio bianco, che alla richiesta “giustificare il comportamento dello strumento” scrivono “sì perché…” senza aggiungere altro, lasciandoti col cliff hanger e la suspence, nemmeno la relazione fosse un episodio di Battlestar Galactica.
Tuttavia i colleghi non sono da meno quanto a trovate geniali e logoramento nervi. Due esperienze significative.

Quadro uno: Koris sta mangiando nella cucina-sgabuzzino con due tecnici informatici. Arriva una professoressa dal volto di cartapecora, i lineamenti disfatti in una smorfia di terrore.
“Dovevo copiare dei video su una penna USB e non funziona!”
Uno dei due tecnici informatici si anima.
“Che significa non funziona?”
“Il computer si rifiuta, dice che è impossibile copiarli… eppure ho sempre fatto così per mesi, non capisco perché ora non vada!”
Gelo. Terrore. Sconforto. I tecnici informatici confabulano fra di loro sconsolati. Siamo di fronte a una versione primitiva della guerra dei robot? La macchina si rivolta contro l’umano creatore? Stiamo per entrare in Matrix dalla porta di servizio, schiavi di Windows Millennium?
A Koris sorge un dubbio.
“Ma c’è abbastanza spazio sulla penna per copiare questi video?”
Silenzio. Per altro silenzio imbarazzato, perché trattasi di una domanda così demente che sicuramente non sarà la chiave di siffatto enigma. E invece la faccia di pergamena si illumina, ogni ruga un bagliore di supernova.
“Potrebbe essere! Sono mesi che uso la stessa penna e ora devo copiare otto gigabytes. Mi sa che hai proprio ragione! Grazie, mi hai salvato la giornata!”
Eroi per caso. O forse eroi per caos.

Quadro due: Tacchettina in panico. E Tacchettina in panico non è un bello spettacolo, soprattutto a causa del suo squittire da topo a cui non v’è altro rimedio se non spaccarsi i timpani con gli Iron Maiden o Rossini a palla negli auricolari. Tacchettina punta Koris con gli occhi della disperazione.
“Tu conosci Word?”
“Abbastanza per volerlo evitare. Perché?”
“Sto scrivendo un articolo e mi ha aggiunto due pagine bianche. E non so perché! E non riesco a toglierle!”
Koris alza le chiappe e circumnagiva la scrivania fino al portatile indemoniato della Tacchettina. Osserva Word con l’aria di chi si è già pentito di aver offerto soccorso.
Poi scopre che le due pagine fantasma sono piene di a capo. Semplicemente da cancellare. Davanti a questo intervento divino, Tacchettina si trasforma in un pingue angioletto di Thun.
“Grazie mille! Così la prossima volta saprò come fare!”
Koris torna sconsolata alla sua playlist a base di “Cenerentola” e “A matter of life and death”.

Alla luce dei fatti, Koris si sta chiedendo se tutto ciò non sia una sorta di Truman Show universitario messo in scena dal Replicante per farle venire nostalgia dei neutrini e farla tornare all’ovile del laboratorio di fisica delle particelle sociopatiche.

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