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Non funziona una mazza

A 23 giorni dal momento in cui le sue chiappe si poseranno su un treno in direzione Tolosa prima e Pau poi, Koris sta cercando di installare Civilization IV su Blatto che metti che sui Pirenei ci sono due settimane di pioggia continua, meglio arrivarci equipaggiati e passare qualche turno a sottomettere territori come un presidente russo qualunque. Ma Blatto e Civilization sono riottosi e non vogliono saperne di andare d’accordo. Già Koris ha miserabilmente fallito a installare su Linux “Vampire the Masquerade: Bloodlines”, il nervosismo aumenta. Anche Arael, che in quanto costosissimo gheming leptop non sfiderà gli elementi in tenda, si sta ammutinando quanto a installazioni.

Al lavoro Koris passa le giornate a trattare file testuali, output di un codice che usa come una scimmia che ha imparato a spingere un bottone giusto. La fisica non la si vede nemmeno col binocolo. Koris aveva proposto una mezza idea di ottimizzare un algoritmo per evitare di fare milioni di milioni di calcoli (no, non stiamo scherzando), ma le è stato risposto “sticazzi, facciamo milioni di milioni di calcoli, cazzo ce frega”. E allora sticazzi, che si deve dire? Che a un certo punto le palle rotolano e bisogna stare attenti a non inciamparci sopra. Meno male che Capo Giuseppi si era lanciato in discorsi e discorsesse sul “challenge” e il lavoro importantissimo, quando invece l’unico challenge è non avere voglia di prenderlo a calci nel posteriore perché fa cacate.

Koris pensava che andare in montagna nel week-end la aiutasse a distendersi e invece nada. Sulle prime pensava di aver sbagliato clamorosamente a scegliere il percorso, poi si è ricreduta, poi si è ricreduta di nuovo quando c’è stato da salire in un canalone pietroso. Per arrivare a un lago a secco, cento per cento grandi insuccessi. ‘thieu si è bucato i piedi, quindi niente passeggiata di recupero la domenica. E il grandangolo di Koris ha deciso di ammutinarsi, per cui tutte le foto sono fuori fuoco. Visti i prezzi, non c’è budget per un nuovo grandangolo. Che palle.

Si naviga nell’incertezza del week-end perché Marseille è invasa dal caldo porco e la chiusura dell’entroterra grava come una minaccia a qualunque attività speleo. Per altro c’è il ponte del 14 luglio e non si è ancora deciso niente. ‘thieu aveva pensato alla Savoia episodio due ma i tempi di percorrenza l’hanno fatto desistere. Koris non sa e non risponde: voleva andare a fare un trekking di più giorni con notti in rifugio, ma il ritorno in grande spolvero del coviddi rende la cosa assai perigliosa.

Koris dovrebbe finire un fottuto racconto che ha iniziato a bomba e poi, come al solito, ha mollato lì perché era il solo conglomerato di banalità mal scritte. Poi l’editor del romanzo è fuggito col malloppo, quindi pare proprio che anche questo progetto naufragherà in gloria. Amen, ci abbiamo provato.

Un giorno funzionerà qualcosa, ma non è questo il giorno.

Visione artistica del Koris-cervello in cui l’unica luce di speranza è il treno per Pau

Bisogno di spazio

Koris lavora in queste cose di simulazioni di neutroni che saltellano su attinidi vogliosi da quasi due mesi. Per quanto sia possibile riempire un hard-disk in due mesi (certo, a botte di installer di videogiochi… ahem, cosa stavamo dicendo?), è poco verosimile che si riesca a farlo con file txt. A meno di avere file txt davvero grossi, ma in quel caso stai lavorando in fisica delle particelle e li hai trasformati in malvagi file ROOT. Ma questa è un’altra triste storia.

Forte di questa consapevolezza, Koris stava generando dei grossi file da dare in pasto ai suoi simulatori nucleari, grossi ma non enormi. Era anche abbastanza fiera di tutta la catena ti automatizzazione che si era programmata per generarli ed eseguirli, massimo risparmio di tempo e sbattimento, minimo margine di errore umano, Replicante docet. È stata quindi parecchio interdetta quando si è trovata davanti un messaggio “non c’è più spazio disco, non si possono salvare i file”. Koris ha scoperto di avere un folle spazio disco di ben venti gigabytes, una roba adatta a un computer con Winzozz98, ah, quanti ricordi. I colleghi non ci hanno creduto.
“Metti la roba sul disco da due terabyte che abbiamo tutti in dotazione”

Dopo un’intensa ricerca, Koris ha concluso che il suo computer, dall’evocativo nome di Pioppo14, non sapeva niente di questo mega-disco, mai visto, mai conosciuto. Koris ha dovuto scomodare un tizio del servizio informato che ha sbolognato la richiesta con “la inoltro al collega che conosce Linux, io non posso aiutarla”. Che qui i tecnici del servizio informatico nel migliore dei casi hanno come titolo di studio l’ECDL (esiste ancora? Koris è forse decrepita? Noi di Voyager pensiamo di sì), ma di solito sono a livello “miocugggino che ne sa di computer perché passa tutta la giornata fra feisbuc e iuporn”. Questo mercoledì.

Giovedì Koris era sempre bloccatissima con lo stesso spazio di manovra del litorale ligure una domenica d’agosto: per continuare con la metafora, non si trovava parcheggio nemmeno per un triciclo. Però in bytes. Il servizio informatico forse era troppo impiegato a giocare a campo minato (sì, Koris, sei decisamente decrepita), quindi si è beccato un sollecito. Pungolato sul vivo, si è manifestato un tecnico che per assonanza e doti informatiche chiameremo l’Ameba.
“Eh, dovrebbe averlo montato, quel disco”
“Sì, ma non è montato, Pioppo14 non lo vede, io non lo vedo: è un disco invisibile?”
“Ah, no, vedo che non è montato”
“Splendido. Quindi?”
“Ora faccio un’operazione e la richiamo fra dieci minuti per riavviare la macchina”

Passano dieci minuti. Ne passano venti. Trenta. Un’ora dopo Koris si è alquanto scartravetrata la minchia e la vescica propone di fare un pit-stop al cesso. Quando torna si trova una mail dell’Ameba che dice “Ticket non risolvibile perché la persona non risponde al telefono”. Koris propende per la soluzione di facilità e si incazza; chiama il telefono dell’Ameba, ovviamente staccato, sia mai che risponde. Non resta che rispondere al ticket dicendo “sto piantonando il telefono, ditemi se posso riavviare Pioppo14”. Silenzio. Rumore di vento nel deserto. Balle di fieno che rotolano. Koris inizia cancellare parti di file non fondamentali, rimuovere file di test, fare la caccia al minimo spazio di memoria. La triste vicenda di una ricercatrice(?) costretta a risparmiare anche l’ultimo byte, una storiastrappalacarime, una lacrimastrappastorie, candidato all’Oscar per la peggiore sceneggiatura.

Venerdì, ovvero oggi, lo spazio latita, l’Ameba pure, Koris sistema file nell’equivalente di un monolocale parigino di otto metri quadri con bagno e angolo cottura (nello stesso punto), scomodissimo ma vuoi mettere il fascio di abitare a Parigi? Alle undici una mail dall’Ameba sembra salvare la situazione:
“Il problema è risolto, ora ha lo spazio disco disponibile, basta riavviare”
Koris riavvia dicendosi che forse può iniziare a lavorare senza fare economie di commenti negli script. Pioppo14 riavvia, login, terminale di Debian. La cartella delle simulazioni non c’è. Non c’è nemmeno la cartella degli script sordidi ma utili. Anche la documentazione è sparita. Per farla breve: non c’è più niente. C’è lo spazio disco disponibile, però, che è come dire che per riordinare il salotto il miglior metodo è appiccare il fuoco. Koris non è solo fuori dalla grazia di qualunque dio mai venerato sul pianeta, ma li sta anche bestemmiando a turno.

Si richiama il servizio informatico, perché col grandissimo cazzo che l’Ameba risponde alle mail.
“Tutti i miei file sono spariti, li recuperate immediatamente”
“Eh, devo vedere se il collega ha tempo e se possibile che recuperarli, perché se li ha cancellati…”
“Io non ho cancellato un bel niente, il suo collega ritrova quei file e basta”
Neanche cinque minuti dopo richiama l’Ameba.
“Ho sentito la sua conversazione”
Non è la gentilezza che salverà il mondo, sono i decibel in eccesso. L’Ameba promette che troverà i dati, ma nel mentre Koris non deve toccare Pioppo14 per nessun motivo, hai visto mai esplodesse. Tanto lavorare è sopravvalutato, le scadenze non esistono e il periodo di prova è come l’inserimento all’asilo.

Dopo un’ora buona mail trionfante dell’Ameba, che ha recuperato i dati. Koris va a controllare: c’è solo una cartella, per altro inutile. Tutto il resto boh, chi lo sa, potrebbe essere ovunque. Altro giro di bestemmie a entità ultraterrene, altra chiamata all’Ameba.
“Ma se le ho recuperato i file!”
“Non ce n’è nemmeno la metà”
“Ma lei è davvero sicura che ci fossero? Magari si sbaglia lei”
La risposta di Koris verrà censurata perché adatta ad un pubblico solo adulto, senza patologie e con parecchio pelo sullo stomaco.

Al settecentoquarantaquattresimo reboot di Pioppo14, pc che ricordiamo doveva essere nuovo di zecca e super performante, gli antichi file sono stati portati in salvo. Solo che lo spazio disco ora è pari a zero, non c’è più spazio nemmeno per uno spillo informatico. L’Ameba si esprime così:
“La sua cartella home era montata dove non doveva stare prima. Nel senso, prima quando non c’era più i file, ma anche prima che la spostassi. Ma forse è proprio il computer ad avere un problema, forse il disco da 2 Tb è montato, forse no, chi può dirlo?”
“Quindi?”
“Verremo la settimana prossima a recuperare il pc”
“Sarà una cosa lunga? Avrei delle scadenze…”
“Ah, non me lo chieda, non lo so, dobbiamo rimasterizzare il disco”.

“Rimasterizzare”, termine che Koris non sentiva da un decennio o forse più. Quando riavrà Pioppo14 (se lo riavrà) sarà dotato di un potentissimo Win3.1 con lettore di floppy? Koris non è sicura di volerlo sapere, ma in quel caso venti giga saranno uno spazio immenso. Quello che Koris vorrebbe sapere è perché ci si deve sempre appoggiare a queste aziende di incompetenti informatici, che sfruttano pagando al ribasso pur di vincere gli appalti, che fanno soffrire gli end-user e che generano disastrose perdite di tempo. Sarebbe troppo facile e troppo diretto avere un informatico del laboratorio, in questo stupido mondo di contratti fluidi e precarietà. E sarebbe troppo bello dare agli user le password di amministrazione…

Allora Ameba diventerà milionario

Stanchezze autunnali

Koris inizia a pensare che l’inizio di un nuovo lavoro dovrebbe farsi come l’inserimento all’asilo nido: graduale, poche ore al giorno, nessuno strappo brutale. Invece sticazzi perché siamo adulti, ora di nuovo nella locuzione adulti e vaccinati. Che poi Koris si prenderebbe a schiaffi da sola perché tutto sommato le avevano detto che era poco saggio non prendersi nemmeno un giorno di stop fra Neutronland e il nuovo lavoro; e invece no, col cappero, fuori uno, dentro l’altro, tanto a me chi m’ammazza. Risultato: Koris ha le energie di una medusa lasciata a seccare sul bagnasciuga. Troppo poche per esistere, abbastanza per stressarsi con varie ed eventuali.

Al lavoro Koris dovrebbe fare cose che prevedono il far evolvere attinidi minori e le avevano detto che doveva essere tutto pronto per fine ottobre. Questa cosa ha generato una mole non trascurabile di Koris-sensi di inferiorità e un surplus di stress da aprire un import/export. Poi venerdì s’è scoperto che visto che questa cosa non poteva essere consegnata per fine agosto (e non è un Koris-problema), allora poi vediamo per quando la vogliono. E cosa vogliono in dettaglio. E perché lo vogliono. Koris vorrebbe parlare col capo che se la tira da manager per avere le idee un filo più chiare, che qui è un attimo che si diventa come Neutroni Porcelloni. Nel mentre il protoattinio vuole imbucarsi nelle lista degli isotopi fissili, “vengo anch’io” “no, tu no”, e allora fa schiantare la simulazione. Non diremo ancora una volta che ci manca Neutronland, che ormai stiamo diventando noiosi come quelli che si sono mollati col fidanzato storico.

In tutto questo Koris è un po’ fiera di se stessa perché è riuscita a scendere alla Grande Crevasse, cosa che a maggio non sembrava possibile. Anche lì, ci sarebbe poco da essere fieri perché è l’ennesima riprova che non c’è un problema oggettivo, solo un buco nero nel cervello che ogni tanto diventa troppo grosso per essere ignorato e fagocita un po’ troppe cose. Koris sta cercando di imparare a gestirlo, senza indugiare troppo in similitudini alla “Black Swan“.

Il gheming leptop Arael si sta rivelando utile per recuperare tutto quello che Koris si è persa in materia di videogiochi dal 2005 ai giorni nostri. È anche vero che un’adulta e vaccinata forse dovrebbe occuparsi di altro, ma il Koris-cervello ha bisogno di svago, quindi menare spettri assortiti in Dragon Age pare una buona idea. Anche lamentarsi che Dragon Age è un Diablo 2 con una grafica meno putrida è una buona idea. Anzi, Diablo 2 è superiore perché permette di creare un necromante di nome Kakka, Dragon Age per ora no. Anche questi grandi problemi dell’esistenza, assieme all’assenza di una vera e propria campagna di gioco di ruolo. È un mondo difficile, signora mia.

Koris vorrebbe scrivere altro, ma probabilmente sarebbero lamentele su quanto è stanca e su quanto vorrebbe andare in letargo, quindi soprassediamo. Sarà colpa del cielo grigiastro e della nebbiolina autunnale; o sarà colpa del Koris-cervello che come al solito gira troppo veloce.

Siamo nel 90% mind fuck

Emozioni dominanti

S’è già detto che Koris ultimamente è attanagliata da questo sconosciuto sentimento chiamato nostalgia per un posto di lavoro precedente. Che poi sarà anche nostalgia della comfort zone creatasi nonostante tutto, però ci sono dati oggettivi che le fanno sentire di aver fatto proprio una cazzata. Come sentire la mancanza di avere un dosimetro e poter disporre di un acceleratore, il quale si rompeva ogni due per tre, ma insomma, sempre acceleratore era. L’idea di aver rinunciato alla parte sperimentale le suscita un groppo in gola che andrebbe a buttarsi ai piedi del vice-capo di Neutronland dicendo “ripigliatemi, vi prego”. Senza contare la suprema nostalgia per l’ex Capo, che non è nemmeno più a Neutronland, che non ha alzato un dito quando era il momento di imporsi, che non considerava un suo problema il naufragare del Koris-progetto. Tuttavia Koris lo ricorderà sempre come colui che le tese la mano per uscire dall’inferno di Neutroni Porcelloni e se non ci fosse stato lui ora non saremmo qui a lamentarci. O meglio, forse saremmo qui a lamentarci ma di cose molto peggiori e in uno stato mentale putrido a dir poco. Ancora una volta, sindrome di Stoccolma a palate.

Koris ha scoperto del tutto casualmente che nonostante tutte le rassicurazioni delle risorse umane (perché c’è sempre qualcuno delle risorse umane di mezzo? Misteri), pare non abbia diritto allo smartworking prima di un anno di anzianità. Questa cosa era scritta da qualche parte oltre che sul sistema che ti dice “sticazzi lo smartworking” come un Brunetta qualunque? Ovviamente no. Le risorse umane rispondono al telefono? Uh, proprio, credici. Koris aveva puntato a prendere un giorno di smartworking per poter fare la trafila per rinnovare gli occhiali? Certo, e alla pari di tutti i Koris-piani se n’è andato affanculo in malora. Per altro, tanto per cambiare, come se non ci fosse una pandemia in atto e come se Marseille non fosse il dipartimento meno vaccinato e con più casi della France Metropolitaine.

Siccome secondo un brocardo dell’Amperodattilo “a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca”, Koris ora è sul chi vive per tutte le cose che potrebbero aver dimenticato di dirle. Che so, che ha il diritto a un numero massimo di pisciate al giorno. O che il concetto di ferie non esiste prima della fine del fottuto periodo di prova. O che non avrebbe diritto alla mensa e dovrebbe consumare il pranzo assieme ai cinghiali che girano qui attorno. La cosa potrebbe andare in escalation, ma Koris è diversamente calma.

Sul fronte pratico ci sono delle simulazioni che girano ma che ci stanno prendendo troppo tempo per i Koris-gusti. Passiamo sotto silenzio l’ennesimo fattaccio informatico di lunedì, ovvero “ah, ma non i permessi per la job submission” (io vi intossico la vita, altroché job submission). ‘thieu si lamenta che “almeno le tue simulazioni girano, le mie si piantano” e Koris sa che dovrebbe tirarlo su di morale, ma la cosa le riesce alquanto difficile; anche perché ieri mattina ‘thieu ha finito i pan di stelle lasciando il pacchetto sullo scaffale e gonfio in maniera ingannevole, quindi Koris si è ritrovata senza biscotti alle sei del mattino ed è un’esperienza che non si augura a nessuno. In questo periodo Koris vorrebbe essere brillante, creativa ed empatica, e invece è solo stanca. Forse non è il momento di chiedere troppo da se stessi.

Boh, insomma, passerà anche questa, passerà anche il momento no se di momento di no si tratta. Se non è un momento no, vedremo. Intanto a complicare le cose ci si mettono i piccoli dolori da niente, ad esempio il condominio da pagare con spese da Billionaire o il sito di Gibert Joseph che non accetta più la carta di Koris. Certo, l’emozione dominante di Koris sarà sempre la rabbia, ma se l’universo non ci si mettesse di impegno magari si potrebbe cambiare questa tendenza.

In effetti è vero

Lavori, scritture e gheming leptop

Nonostante sia palesemente inadatta alla vita, Koris non lo sa e continua a vivere lo stesso. Questo per riallacciarsi all’ultimo post scritto. Diciamo che Koris è riuscita a non combinare ulteriori disastri che possano arrecare danni morali e materiali a cose o persone, all’infuori di Koris. All’interno di Koris c’è la solita alternanza di affannarsi a fingersi una persona normale e il devasto su tutta la linea. Non sempre è facile convivere fra questi due estremi, ma ormai ci siamo abituati.

Forse il lavoro sta andando un po’ meglio, o forse è solo un’apparenza. Koris ha deciso che farsi cacciare per farsi cacciare è meglio che sia perché ha rotto il cazzo all’universo, invece che per manifesta incompetenza. Ha quindi passato la fine della settimana scorsa a scassare la uallera cercare chiarimenti a svariati colleghi e le nebbie di Avalon che avvolgevano gli attinidi putridi si sono un po’ diradate. Questo non significa che lo studio sia andato a buon fine, però alcune cose hanno un po’ più senso di prima. Poco, eh. Poi ci si mettono gli strumenti informatici a dare di matto, col bonus del servizio informatico che ti chiede uno screenshot del problema per cui hai appena dato il codice di errore. Ed è un attimo che ti piglia la sindrome di Stoccolma per Neutronland.

Il Koris-romanzo non è stato fagocitato dall’oblio, la correzione era solo in pausa estiva. Koris ha avuto uno scambio con l’editor per via di vedute divergenti, da cui si è ritirata bofonchiando cose poco carine con chi è rimasto a Tolkien come modello. Koris è affetta dalla solita sindrome del “sentirsi stocazzo”. C’è una possibilità su un milione che la prima parte del malloppo sia pubblicata l’anno prossimo, se per allora sarà rimasto qualcuno vivo.

Koris si è inoltre decisa a mettere in servizio un gheming leptop (sic) che i Maiores le avevano recapitato a sorpresa a inizio luglio. Com’è e come non è, da luglio in poi Koris non ha trovato un attimo per smanettarci seriamente, dove smanettarci significa installare Ubuntu in dual boot e vedere di farlo funzionare malgrado i disagi del firmware Intel. Koris ha approfittato del TFR di Neutronland per dotare il gheming leptop di un ssd da 2 Tb e di 8 giga di ram in più, quindi ha aspettato un momento propizio per installare il tutto. Ora il gheming leptop si chiama Arael (come il quindicesimo angelo di Neon Genesis Evangelion e niente è lasciato al caso) e sta scaricando “Dragon Age: origin” comprato alla folle cifra di cinque euri su GoG. Koris sta cercando di procurarsi “Napoleon Total War” e di trovare il coraggio di spendere ben venti euri per “We. The revolution” ora che il problema “uè the resolution” è risolto grazie alla presenza di una scheda grafica. Se avete proposte di videigiochi che Koris si è persa dal 2010 (ma pure prima) ad oggi fatevi avanti.

Per il resto Koris cerca di sopravvivere fra il sonno che la piglia alla sprovvista e il far finta di essere un umano funzionale. Il fresco notturno aiuta, il problema è lo sbalzo di temperatura in giornata. C’è bisogno di vacanze. Peccato che le più vicine siano le vacanze di Natale…

Ma solo se me la controlla qualcun altro

Momenti di Dunning-Kruger

Dicesi effetto Dunning-Kruger una curiosa capacità delle mente umana a credersi capacissima di tutto quando invece non sa una mazza. Si tratta alla fine della fiera di un grossolano di autovalutazione che porta a pensare di essere i migliori. Il contrario della sindrome dell’impostore, insomma. Si chiama così dai nomi degli scopritori, ma anche perché “sindrome del galletto sulla monnezza” suonava male e “sentirsi stocazzo” ancora peggio.

Sono due giorni che Koris è affetta da questa sensazione di pseudo-onnipotenza e ha l’illusione che, da non capire una fava, è passata a capire tutto. Un po’ come quando in Matrix Neo viene attaccato alla conoscenza via usb nella nuca, ma meno spettacolare. Koris non ha idea della causa di questo suo delirio di (in)comprensione degli attinidi da riciclare, ma visto che ha passato i quattro giorni precedenti a reputarsi una merda secca e a voler tornare a Neutronland, si gode il momento. Tanto la caduta le farà malissimo come al solito.

La nostalgia di Neutronland è sempre lì e Koris non sa bene cosa farne, visto che è la prima volta che non ha lasciato il prima con la voglia di farlo saltare per aria. O meglio, sì, è già capitato, ma ci sono voluti mesi per rendersene conto e comunque tornare indietro non era mai stata una soluzione. Da una parte Koris si dice che se per assurdo la grande congiura di palazzo andasse dritta, potrebbe persino… o forse no, le idee non sono chiarissime in merito. Tanto è tutto ipotetico.

I problemi informatici di ogni genere e numero paiono essersi fermati, cosa che ha permesso a Koris di concentrarsi su codici e non su “chiamare il tecnico e dare di matto”; e forse anche questo aiuta ad avere meno terrore di quella roba là che c’è da consegnare per fine ottobre. Koris vorrebbe che la tizia con lo scazzo imperiale le passasse gli script aggiornati, così magari ci può mettere le mani per davvero e non elucubrare su un vecchio esperimento di cui manca il quadro generale, per cui non si sa quanto uranio ci vuole per fare la salsa tonnata radioattiva.

Koris si vergogna tantissimo a dire che è un’ex-fisica delle particelle, ex-strumentista, ex-quella che ha fatto un po’ di tutto nella vita perché bisognava portare a casa la pagnotta e non era portata per fare la escort. Poi ha scoperto di non essere l’unica, che ci sono due ex-particellari e un ex-cosmologo, quindi insomma, se ce la fanno i cosmologi forse può farcela anche Koris (non abbiamo quasi niente contro i cosmologi, quasi, eh). Il tempo porterà le risposte, e soprattutto le porterà il tempo di calcolo.

Il fatto di poter di nuovo usare ufficialmente Linux per lavoro e non di frodo è un piacere che non si provava dai tempi del dottorato, per restare in tema. Ma non è il caso di farsi prendere dalla nostalgia, che passa al primo “cmake command not found”. E non facciamoci prendere dall’entusiasmo che il segmentation fault è in agguato dietro l’angolo. A proposito, nella sala della stampante qualcuno ha appeso dei meme di programmazione; Koris aspetta di ambientarsi un po’ e poi aggiungerà il suo preferito.

Questo. Non programmatori astenersi

Koris è conscia che questo stato di grazia è transitorio come un nucleo instabile, per cui ne approfitta per farci un post. Tanto già questo week-end ‘thieu vuole andare a fare pozzi grossi nelle Causse, quindi l’inadeguatezza potrebbe presto essere il piatto forte del menù.

Argh

Ci sono titoli più accattivanti di un’onomatopea per invogliare alla lettura di un post. Però Koris non è nemmeno sicura di voler invogliare alla lettura, fate un po’ voi se volete leggerlo o no.

Potrebbe essere la volta buona che Koris ha fatto il passo più lungo della gamba, che dal basso del suo metro-e-nemmeno-sessanta ci vuole anche poco, ma teniamo conto di ciò che si diceva sui campi di atletica ovvero “Koris? Quella che ha le gambe di dieci centimetri e la falcata di tre metri?”. Ci stiamo incasinando, è evidente. Insomma, bella della sua capacità multiforme e del “se non lo so fare lo imparo”, Koris potrebbe essere arrivata al momento in cui la plasticità cerebrale non regge più e se non lo sai fare col cazzo che lo impari. Si sta parlando del lavoro, se non si fosse capito.

Koris sta passando le giornate per lo più a litigare col servizio informatico perché le manca… tutto, circa. Se adesso ha una mail, oggi ha dovuto litigare di brutto con un tecnico abbruttito perché le sue credenziali non la lasciavano connettere al server.
“Deve usare le stesse credenziali che per l’accesso Windows”
“L’ho fatto, mi dice access denied”
“Deve scrivere ssh -x…”
“Ripeto, è quello che ho fatto, mi dice access denied”
“Lei non sa connettersi in ssh, eh?”
“…”
“Vabbè, senta, prendo la mano sul suo computer… ah, ma le credenziali di Windows sono maiuscole! Deve metterle minuscole!”
“…”
Adesso Koris può connettersi al server ma nessuno le ha detto dove minchia sono gli eseguibili e il wiki non la lascia accedere. Dovrebbe anche avere un terminale tutto suo che doveva arrivare oggi, ma il servizio informatico ha chiamato che non avevano lo scazzo di passare.

Per il resto Koris-impostore cerca di tenere un basso profilo e di inventarsi competenze. Dovrebbe lavorare con una tipa che ha uno scazzo epocale e la cosa mette Koris un po’ in soggezione. Vorrebbe porre seimila domande per fugare i suoi dubbi, ma ha paura che siano domande sceme e che le valgano lo stigma sociale e la cacciata con ignominia dal periodo di prova. Quindi si tiene i suoi dubbi, scartabella bibliografia e non capisce se ha capito. Per lo più si sente un impostore e ha paura di qualunque cosa le chiedano; ogni tanto pensa che le manca Neutronland anche se Neutornland non aveva futuro.

Poi magari è solo il primo impatto e dietro tutto questo c’è un gomitolo psicologico che a sbobinare in questa sede farebbe fuggire chiunque. Tuttavia come al solito l’ottimismo non è di casa e Koris vorrebbe almeno poter cominciare a fare danni su un computer, che alla fine si impara solo sbagliando molto, quindi prima si comincia e più c’è una speranza di imparare prima della scadenza di fine ottobre.

Mi pare un consiglio sensato
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