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Carne per dinosauri

Che uno mica poteva avere un ritorno al lavoro pacifico, eh. Ci mancherebbe altro. La coglionanza permea l’universo, altro che la Forza e il Lato Oscuro, Jedi e Sith si sono sbagliati di brutto.
Antefatto: Koris e Binomio il Minghiascaro sei mesi fa avevano finalmente ottenuto il permesso di comprare un computer superpUtente, detto “la stazione”. Binomio si è incaricato di cercare le specifiche, visto che lui, a suo dire, ne sa perché si tiene sempre informato sulle ultime novità. Ne è uscito con un computer con hardisk a stato solido, tanta ram, una scheda grafica folle e una spesa di svariati mila euri.
Tale stazione è stata usata fino ad ora solo da Binomio, per fare cosa non è dato sapere (“voleva giocare a Dragon’s Dogma con le supertette, te lo dico io” suggerisce Junior).
L’altro giorno Koris è stata incaricata di fare una simulazione massiccia di neutroni. Siccome il portatile scabercio del lavoro si è sentito male solo a sentirne parlare, Koris ha reclamato l’uso della stazione. Binomio ha traccheggiato per mezz’ora senza addurre motivazioni plausibili, poi ha mollato la stazione a Koris.
E qui sono cominciati i deliri.
Si è scoperto che non è possibile installare un altro sistema operativo perché il disco è criptato. L’unico modo per decriptarlo sarebbe disintallare Windows e nessuno è certo di avere di che reinstallarlo (don’t ask). Ovviamente qualunque boot da usb, hardisk e Avada Kedravra informatici vari non funziona manco po’ ‘o cazzo. L’unico boot alternativo di cui vuole sentire parlare è da dvd e che cosa ce ne facciamo del dvd, signora mia?
L’incazzo di Koris ovviamente non è quantificabile. Ed è arrivato ad un livello ancor più inquantificabile quando Binomio ha commentato con la situazione con “Beh, puoi sempre dire ai tizi del progetto di ricerca che hai provato a girare le simulazioni, ma che non sei capace”.
Da quando ‘thieu le ha svelato l’esistenza di uova di dinosauro vicino alla Sainte Victoire, Koris sogna di ripercorrere le orme di Spielberg e mettere su un Jurassic Park Aix. Con un T-Rex che riduce a una sottiletta la Porsche del capo e i Velociraptor che divorano il Minghiascaro sul cesso. Magari non saranno dinosauri bio, ma sono sicuramente a chilometro zero.

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Fra un aggiornamento e l’altro

La vita reale è quella cosa che succede fra un aggiornamento del blog e l’altro, quando non succede niente di importante da essere riportato. O meglio, accadono una miriade di piccole cose insignificanti da riportare in un blog. O meglio, che se riportate susciterebbero il sempreverde commento “esticazzi?”. Bene, questo è un post puntiforme esticazzistico riassuntivo. Peggio di così ci post col conto delle calorie di ogni pasto delle anoressiche di Splinderiana memoria, reperti dei primi anni del secolo. Ordunque, in questi giorni:

  • Koris ha confermato il detto di Lovecraft secondo cui non è morto ciò che eternamente giace, in particolare gli equipaggiamenti informatici. Mesi fa il suo hardisk esterno chiamato Memup pareva aver esalato l’ultimo respiro portandosi dietro gigabytes di film, serie e reliquie software di vario genere. Koris lo aveva rimpiazzato con due nuovi hardisk (il backup e il backup del backup). Due sere fa, colta da follia, Koris ha riesumato Memup dalla polvere della libreria, ha smontato il case e ci ha soffiato dentro, come i peggiori niubbi. Memup è tornato alla vita, facendole una pernacchia per aver comprato backup e backup del backup;
  • Memup ha riesumato con sé una filmografia epico-fantasy della peggior specie, che non ha giovato al Koris-inconscio, già di per sé devastato. Ergo Koris sogna ad occhi più o meno chiusi di gente in armature di dubbio gusto, di neri signori oscuri che forse non sono proprio neri ma solo sporchi, di draghi che risolverebbero il problema del traffico mattutino e altra roba che non sfigurerebbe in una canzone di Rhapsody of Fire;
  • è uscito “Beyond the Red Mirror”, il nuovo album dei Blind Guardian (per peggiorare il punto precedente). Koris è passata dall’eccitazione molesta al fare “da da da” con annesso headbanging su qualunque assolo di chitarra in qualunque posto si trovi (lavoro, bus, gabinetto). Ma poi le passa, eh. Tempo di ascoltare “The Throne” e “Grand Parade” venticinque volte cadauna nei prossimi tre giorni. (Nei commenti su IuTubbe si lamentano che l’album voglia assomigliare troppo a “Nightfall”, Koris risponde un “Ce ne fossero!”, con gli occhi a cuoricino).
  • visto il diluvio domenicale, Koris ha guidato in autostrada per la prima volta, uscendone inaspettatamente indenne. La scusa era andare a fare boulder nella Palestra dei Fighetti, quella con la peggiore musica si possa avere in una palestra di arrampicata. Ne è seguito un intenso dolore ad avambracci, spalle e orecchie.
  • i bioritmi di Koris sentono la primavera e hanno deciso di anticipare la sveglia di 5 minuti. Permettendo così a Koris di arrivare al lavoro alle otto e cullare l’illusione di uscire presto. Solo che poi a mezzogiorno scoppia il merdone, si mangia appena e si finisce per uscire alle sei. In ritardo per andare ad arrampicare, nell’unica congiunzione astrale in cui gli altri sono in anticipo. Così Koris fa cose a caso e si ammazza su un 6a+ che però è troppo facile per essere un 6a+. Vabbè, robe da arrampicatori (scarsi);
  • Koris non riesce a capire se quelli che stanno spuntando sono addominali o panza generica. Visto quello che mangia, si propende per la panza. Se no Junior ha proposto anche l’Alien.
  • un tipo, dopo aver ascoltanto l’orribile parlantina francesizzante di Koris, ha esclamato: “Si sente che lei ha l’accento del Midi! Viene da Tolosa, vero?”. Come no.

In tutto ciò, domani arrivano i Maiores per dare una sorta di placet (o non placet o “fa proprio cacare”) a una possibile Koris casa. E avere l’Amperodattilo sotto lo stesso tetto è una sorta di audit per il disordine casalingo. Sarà il caso di trovare il tempo per nascondere i detriti radioattivi che girano per il salotto.

Ritorno alla vita reale

Per due settimane Koris ha fatto finta di non essersene mai andata via dalla casa dei Maiores, si è goduta l’essere figlia, lasciando che fossero gli altri a risolvere i problemi, riservandosi grandi dilemmi della vita quali gatta Spin e il suo eleggere a gabinetto il vaso della spirea o l’Amperodattilo che non passa i livelli dei giochini di Facebook.
Per una settimana Koris ha vissuto in un limbo spazio-temporale, nell’Ile de France a metà fra il XVIII e XIX secolo, passando così tanto tempo a Fontainebleau da credere che fosse casa sua (tralasciando il trascurabile fatto che casa sua entra comodamente nel salone da ballo, balconi compresi).
Tornata a Marseille, la vita reale aspettava al varco una Koris che invece avrebbe voluto passare la sua ultima settimana di vacanza a crogiolarsi nell’ansia del nuovo lavoro da cominciare il primo settembre.
Le piante, anziché essere sitibonde come Koris aveva temuto, avevano ricevuto troppa acqua e stavano per annegare. Tranne Nana, che prospera in qualunque ambiente più o meno ostile. La palmetta era marcita per due terzi; amputata per due terzi, nessuno avrebbe scommesso sulla sua sopravvivenza, e invece ad oggi mena un’esistenza quale tronco con un orribile ciuffo punk. L’acero David Bowie non si sa bene cos’abbia sofferto, forse l’abbandono, ha perso tutte le foglie e le sta rimettendo; forse voleva solo rifarsi il guardaroba. La pianta sicula si è trasformata da pianta grassa strisciante a creatura piena di tentacoli uscita dalla mente di Lovecraft e fa un po’ paura. La pianta sarda è marcita per la metà inferiore, ergo Koris ha estirpato tutto, sezionato le metà superiori e ripiantato tutto e ora aspetta i risultati del suo macabro esperimento.
Domenica Koris voleva mettere online tutte le foto parigine, ma la sua connessione era passata a miglior vita. Poi il router ha resettato la password a grande insaputa di tutti. Ci è voluto l’avvento di lunedì perché la connessione tornasse a un’ombra di normalità e anche ora non è che sia una festa.
Nel preparare scartoffierie per il suo nuovo lavoro Koris ha passato 24 ore di panico perché la securité sociale (ovvero la mutua francese) diceva di non averla mai vista e mai conosciuta, nonostante i quattro anni di contributi. Koris ha passato una serata a urlare la sua rabbia impotente contro i Cojones, contro l’università, contro il sistema e contro gente che non ne poteva niente. Poi il giorno dopo s’è scoperto che era colpa di un mancato aggiornamento e del “ma gli insegnanti hanno uno statuto a sé”. Tanta bile nera per niente.
La spesa da pre-guerra atomica, con l’approvvigionamento di ben 12 litri di latte, ha generato nelle braccia di Koris l’acido lattico equivalente a una cordata di sei lunghezze.
Dulcis in fundo, appena finito di vedere “Opera” di Dario Argento (chiedendosi se era ambientato in un teatro lirico o ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso), la lampadina del Koris-bagno di è fulminata. Così, tanto per fare atmosfera, tanto perché sei sola in casa.
Forse tutto sommato è meglio tornare a vivere a Fontainebleau.

P.S. Il template del blog ha avuto un incidente in seguito alla Koris-frustrazione. Ditelo se vi fa schifo.

Ma anche i colleghi…

Koris si lamenta tanto degli studenti che hanno le pigne nel cervello mentre fanno le esperienze di laboratorio, che rispondono a caso all’esame tanto per riempire l’horror vacui del foglio bianco, che alla richiesta “giustificare il comportamento dello strumento” scrivono “sì perché…” senza aggiungere altro, lasciandoti col cliff hanger e la suspence, nemmeno la relazione fosse un episodio di Battlestar Galactica.
Tuttavia i colleghi non sono da meno quanto a trovate geniali e logoramento nervi. Due esperienze significative.

Quadro uno: Koris sta mangiando nella cucina-sgabuzzino con due tecnici informatici. Arriva una professoressa dal volto di cartapecora, i lineamenti disfatti in una smorfia di terrore.
“Dovevo copiare dei video su una penna USB e non funziona!”
Uno dei due tecnici informatici si anima.
“Che significa non funziona?”
“Il computer si rifiuta, dice che è impossibile copiarli… eppure ho sempre fatto così per mesi, non capisco perché ora non vada!”
Gelo. Terrore. Sconforto. I tecnici informatici confabulano fra di loro sconsolati. Siamo di fronte a una versione primitiva della guerra dei robot? La macchina si rivolta contro l’umano creatore? Stiamo per entrare in Matrix dalla porta di servizio, schiavi di Windows Millennium?
A Koris sorge un dubbio.
“Ma c’è abbastanza spazio sulla penna per copiare questi video?”
Silenzio. Per altro silenzio imbarazzato, perché trattasi di una domanda così demente che sicuramente non sarà la chiave di siffatto enigma. E invece la faccia di pergamena si illumina, ogni ruga un bagliore di supernova.
“Potrebbe essere! Sono mesi che uso la stessa penna e ora devo copiare otto gigabytes. Mi sa che hai proprio ragione! Grazie, mi hai salvato la giornata!”
Eroi per caso. O forse eroi per caos.

Quadro due: Tacchettina in panico. E Tacchettina in panico non è un bello spettacolo, soprattutto a causa del suo squittire da topo a cui non v’è altro rimedio se non spaccarsi i timpani con gli Iron Maiden o Rossini a palla negli auricolari. Tacchettina punta Koris con gli occhi della disperazione.
“Tu conosci Word?”
“Abbastanza per volerlo evitare. Perché?”
“Sto scrivendo un articolo e mi ha aggiunto due pagine bianche. E non so perché! E non riesco a toglierle!”
Koris alza le chiappe e circumnagiva la scrivania fino al portatile indemoniato della Tacchettina. Osserva Word con l’aria di chi si è già pentito di aver offerto soccorso.
Poi scopre che le due pagine fantasma sono piene di a capo. Semplicemente da cancellare. Davanti a questo intervento divino, Tacchettina si trasforma in un pingue angioletto di Thun.
“Grazie mille! Così la prossima volta saprò come fare!”
Koris torna sconsolata alla sua playlist a base di “Cenerentola” e “A matter of life and death”.

Alla luce dei fatti, Koris si sta chiedendo se tutto ciò non sia una sorta di Truman Show universitario messo in scena dal Replicante per farle venire nostalgia dei neutrini e farla tornare all’ovile del laboratorio di fisica delle particelle sociopatiche.

Produttiva

“È l’effetto del rientro dalle vacanze, tu non sai cosa sia perché fino a una settimana fa non conoscevi il significato della parola ‘vacanze’. È normale non aver voglia di fare un tubo il giorno dopo il rientro”
Koris è tornata dal Vercors più zen che mai, con lo zaino pieno di panni sporchi e speranze pronte ad essere disilluse. Bisogna lavarli entrambi.
In laboratorio ieri non ha fatto l’equivalente del nulla cosmico (non è, vero, ha scritto il post), quando era previsto che cominciasse a preparare la presentazione per la discussione di dottorato, che incombe fra sedici giorni.
È riuscita a buttare giù ben tre slide su quarantacinque che vorrebbe farne. Poi ha deciso che Open Office le aveva rotto le palle e se n’è andata a scalare.
Stamattina ha guardato Open Office e si è detta “non gl’a a fo'”, quindi ha deciso di passare tutto in LaTeX. “Cos’è questo masochismo?” aveva commentato il Relatore ai tempi della tesi triennale.
Il Replicante invece se ne strafrega del mezzo, gli interessa il fine. Ha fatto due domande burocratiche, ha ricevuto due risposte vaghe, ha fatto per andarsene. Koris gli ha chiesto un consiglio, ricevendo la risposta: “fai come credi, tanto tu fai sempre bene”. Koris ha esitato a tirargli una testata per simpatia, dopo tanti mesi di mobbing.
Koris ha quindi iniziato le partiche per la qualificazione a maitre de conference. Le speranze di passare il concorso finale sono nulle, ma Koris ha la stessa filosofia di Brancaleone alla crociate.
Perciò fammi tuo prefetto, duca, conte o baronetto: Io mi batto! Hai visto mai…
Quando le chiederanno le motivazioni della sua carriera, Koris sarà costretta ad ammettere che si tratta di un’accozzaglia di “hai visto mai”.
O probabilmente il problema non si porrà, in quanto se la presentazione avanza a questa velocità, la discussione di dottorato dovrà essere spostata al 2045.

Vacanze necessitasi

È luglio e Koris ne ha una vaga consapevolezza per via delle scadenze imminenti che ultimamente tende a dimenticarsi, dimostrando la genetica di U Babbu. Ad esempio ha scoperto oggi che doveva consegnare l’assurdo dossier per la discussione di tesi. Oggi o mai più. Diciamo che il Replicante in linea di massima è sempre stato d’accordo, quindi se le firme non erano proprio tutte sue perché la burocrazia sforna ogni minuti nuovi moduli da far firmare, non è gravissimo. O no?
Koris non ha ancora capito se vede la fine del tunnel o se ha le allucinazioni. “La seconda che hai detto”, suggerisce il Replicante. Probabilmente è la calura marsigliese fa vedere i miraggi. E siccome in ufficio l’aria condizionata non esiste (Koris pensa che sia un bene, tranne quando vede i cammelli passare dietro al pc), Aurore è andata a procacciarsi un ventilatore. Fa molto anni ’80.
Koris nel week-end ha fatto essenzialmente due cose: aggiornare Ubuntu su Trillian e raccogliere prugne. E leggere Robert Jordan negli interstizi temporali fra codeste nobili occupazioni.
Trillian non poteva andare avanti così ancora per molto. O forse sì, se Koris avesse continuato a fare l’utonta e piagnucolare all’indirizzo di gente più qualificata di lei per risolvere turbe linuxiane. Questo perché avere un ingegnere informatico a disposizione troppo a lungo fa prendere cattive abitudini. Pertanto Koris si è isolata ricordandosi dei bei tempi quando in Collegio era l’unica smanettona, ha ripristinato la wireless e i repository e si è preparata psicologicamente ad aggiornare la versione. Ora, nonostante la politica “massì, butto dentro il primo live CD che ho e poi aggiorno” agli albori sembrasse buona, quattro aggiornamenti di sistema sono un crimine contro l’umanità. Soprattutto se durante il primo aggiornamento, dalla 11.04 alla 11.10, Trillian decide di spegnersi. E non avviare più l’interfaccia grafica ma avviare piuttosto le Koris-paranoie. Ma tutto bene quel che finisce bene, soprattutto quando uno se la cava da solo.
Le prugne sono state un remix dell’anno scorso. Perché ci si deve pur rifornire di materia prima per le marmellate. Ma quest’anno niente albicocche, l’albero ha fatto sciopero. Grande delusione.
“Ma l’anno scorso siamo usciti di testa per levare i noccioli?”
“Non ho alcuna memoria. Mi ricordo la marmellata di more, ma non quella di prugne”
“Speriamo di non diventare matti”
“Ma no, al massimo organizziamo una festa con tutti gli amici, li facciamo sbronzare e quando sono fradici li mettiamo a snocciolare le prugne”
Aggiornamento sulle marmellate in fieri nei prossimi giorni.
Forse domani a Koris sarà dato il permesso di vedere i dati. Se no opterà per pazienza.
Mercoledì andrà nel suo futuro laboratorio, non sa ancora a che ora ma sa che ci andrà.
Ma l’unico posto dove andrebbe veramente volentieri è in vacanza.

Sette e diciassette

Koris stamattina è arrivata in laboratorio alle 7:17. SETTE E DICIASSETTE. Roba che in giorni normali si è svegliata da dieci minuti e se va bene si sta vestendo. Il Cinese a forma di sigmoide del vecchio Koris-ufficio è arrivato dieci minuti dopo. Koris è orribilmente fiera di sé stessa. Sarà meglio che torni qualcuno a dare una regolata ai suoi bioritmi, altrimenti Koris sarà un cadavere orrendamente fiero di sé stesso.
MeteoFrance ha preso un granchio abnorme, scrivendo sole ovunque in tutte le Bouches du Rhone. Invece Luminy alle sette e diciassette pareva avvolto dalla nuvola nera di Mordor. Cosa che potrebbe anche essere densa di significati.
Koris ha presenziato a un meeting che doveva concludersi ieri e che invece avrà strascichi anche oggi (che è SEMPRE vacanza, ma non se sei un dottorando a termine). Perché la pianificazione è il nostro forte e i fisici possono lanciarsi in certe discussioni sul sesso degli angeli che farebbero impallidire i teologi bizantini. In compenso Koris ha visto le solite cose che voi umani non potete nemmeno immaginare e si sta convincendo che la sua analisi-incubo potrebbe anche andare bene. Peccato che pare opinione non sia condivisa.
In compenso è stata finalmente trovata un’utilità allo smartphone regalato a Natale. Già come sveglia non era male, ma quando si ha a che fare con gente schizofrenica, tocca correre ai rimedi. Koris ha scoperto la connessione 3G. Ha quindi dedicato la serata di mercoledì a cercare un client SSH. Ne ha installati cinque, ne ha trovato uno che era assolutamente stupendo ma non prendeva le lettere maiuscole, alla fine si è accontentata di uno medio che fa il suo sporco lavoro. Si è però accorta che in caso di altrui attacchi isterici, senza X-server non si va da nessuna parte (lett.) e installare un X-server sullo smartphone poteva essere troppo al di là delle Koris-capacità. Toccava trovare una soluzione alternativa. Poi si è scoperto che lo smartphone può condividere la sua connessione via cavo USB. E quando hai distribuzioni capricciose di Linux, la connessione via cavo è sempre una gran cosa.
Per ora i test sono andati a buon fine. Ovviamente al momento della verità non funzionerà e allora, come dicono i Giapponesi, shikata ga nai (Koris ieri sera ha rivisto “L’ultimo samurai” e le è presa una nostalgia nipponica senza fine). Comunque sta pure uscendo il sole, quindi non resta che incrociare le dita, credere nei dadi e sperare che il magheggio funzioni. Come diceva Jaime Lannister, quando GoT era ancora una serie degna di essere guardata…

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