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Storie senza storia

Il problema dell’avere un blog in tempo di pandemia e confinamento è l’aver poco da scrivere. Le giornate sono una successione di copia-incolla con minime variazioni sul tema. Si cerca di fare cosette e cosucce senza pensare troppo, perché se ti metti a riflettere finisce che ti rendi conto di quello che c’è fuori dalle quattro mura domestiche e potrebbe nuocere al delicato equilibrio mentale, tenuto con scotch e sputo.

Koris ha preso da J. un piccolo rituale che consiste nello scrivere ogni giorno tre cose buone o almeno non urfide accadute durante la giornata. Detta così pare una minchiata, ma aiuta un pochino a vedere del buono anche in giorni bui e tutti uguali.

Nel mentre la routine permette di riempire le giornate e un po’ annulla il passare dei giorni. Forse non è un modo di vivere molto sano, ma iniziare a lavorare alle 8, smettere alle 16:30, andare a correre per venti minuti, docciarsi, fare cose al computer in attesa della cena danno quelle certezze che non si ritrovano sui giornali o nel silenzio di Manù Macron. Che qui dovremmo essere sconfinati al primo dicembre, ma non ci crede nessuno perché siamo ottimisti.

In questa staticità c’è qualcosa che avanza, nonostante tutto. Il salotto è quasi finito, mancano dei ritocchi di pittura e poi si potrà definire una stanza normale e non un eterno cantiere. La prima mano di intonaco nel locale toilettes, comunemente detto cesso, è stesa quasi ovunque nonostante molte colorite espressioni perché anche lì i muri sono non-euclidei; peccato sia finito il secchio di intonaco. La prima parte del Koris-malloppo continua la sua cura dimagrante e ha perso la bagatella di 82 pagine, mentre la seconda è oggetto di andirivieni fra Koris e l’editor. Sono modi per occuparsi.

‘thieu se la passa un po’ peggio e questo è problematico, perché è alquanto difficile smuoverlo.

E niente, torneranno giorni migliori. Il problema è sapere quando.

Cenzino assistente smartuorching e motivatore dei giorni bui.

Waiting for…

E qui posso sinceramente dire che l’angoscia delle commedie di Beckett è pienamente giustificata e rispecchia la vita fin nei minimi dettaglia (con minuzie di particolari, come dice una certa giornalista del giornale-radio). Comunque…
C’è stata un’epoca, alquanto remota (l’era dell’Amperodattilo Triumphans, si potrebbe dire), in cui Koris era una bambina sensibile. Così sensibile da mettersi a piangere quando sgridavano il compagno di banco. Poi, col tempo e coi perigli, Koris ha indurito la scorza facendola diventare un guscio impenetrabile. Al liceo possedeva un’aplombe a metà fra l’angelico e il diabolico, un’atarassia degna di un dio lucreziano, sotto cui si celava probabilmente una panatura di spocchia e di supponenza, ottimo scudo contro le intemperie. Le ansie le relegava alle gare di atletica, ove era compito di Lerry fugarle con i più raffinati artifici.
Poi Koris inciampò nella Balda e il suo scudo di spocchia si sciolse come un panetto di burro su una piastra elettrica. Ma siccome il resto è storia non stiamo a narrarla. Nell’ultima anno aveva più o meno riguadagnato parte della sua atarassia, riuscendo quanto meno a dubitare in silenzio. E quindi successe il fattaccio.
Ad oggi Koris è tornata la bambina che scoppia in lacrime quando rimproverano gli altri, anche se non è colpa sia. E potrebbe piantare una canadese nel gabinetto, per accorciare i tragitti. Inoltre si sta drogando di citrato, Non è che Koris non digerisca, è piuttosto una forma di subdola dipendenza dettata dal nervosismo. C’è gente che fuma, gente che tira di coca e gente che si strappa i capelli per la tensione. Non pensavate mica che le Koris-manifestazioni di ansia potessero essere normali?
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Born to run

Sto ancora pagando con sudore, lacrime e acido lattico (il noto Sarkò dell’Amperodattilo) l’allungo o scatto-post-400-vorrei-ma-non-posso di ieri. Ma ne avevo bisogno. Era da un po’ che non andavo a correre e cominciavo a sentirne la mancanza. Del resto, lo ho anche sognato una notte. Doveva essere il campo di Celle durante il meeting Arcobaleno e la specialità doveva essere un 200 (del resto non mi sarei mossa per meno). Io continuavo ad obbiettare che non mi allenavo da anni, ma alla fine ho ceduto alle insistenze di Lerry. Certo, mi sarei stupita del contrario, anche in sogno.
"Koris, 5 per 300 recupero sei minuti. Domani gara"
Frase tipica della tarda serata del venerdì, ore diciotto e venti, subito dopo il riscaldamento. A cui Yaxara e Stato Maggiore al gran completo rispondevano prontamente "Obbedisco". Indipendentemente da dove e quando fosse la gara.
"Allora ci vediamo alla stazione, portati un panino per pranzo" se la giornata era buona e la gara non superava Genova come distanza.
"Veniamo a prenderti sotto la scuola all’una, fatti trovare pronta" se invece bisognava dislocarsi in qualsiasi altra provincia ligure o meno. Così, fra gli stuoli di figherrime del liceo classico di Merdopoli, in gonne con gli strass o pantaloni con vista deretano, spiccava un abietto individuo in tuta indaco e scarpe da ginnastica. Il più delle volte si celava per di più dietro a un borsone in tinta a cui era attaccata una lumaca di pelouche rosa, animale di cui andava fierissima, icona della velocista che era (o che forse non è mai stata, ma a posteriori le piace pensarlo). E all’una si parte per sbattersi sotto temperature inclementi (al rialzo e al ribasso), ore dei più disparati mezzi di trasporto, luoghi di cui nessuno aveva mai dubitato l’esistenza. Anzi, alcune località parevano giustificare solo dalla presenza del campo di atletica. Eterna seconda, perché quando quella che ti arriva sempre davanti è la campionessa nazionale c’è poco da fare. Corri per correre, dicendo "andate avanti voi che poi io arrivo" nel peggiore dei casi. Corri qualsiasi cosa e sotto qualsiasi nome perché nella società ci sono poche femmine che dicono incondizionatamente "vengo" a prescindere dal prestigio del meeting o dal materiale della pista. Torni a casa all’ora che capita, strisciando sotto la doccia prima di cena. Nota: qualsiasi ora sia, quando si arriva dalla gara di atletica è sempre ora di cena.
"Bene, adesso è finita, disfo la borsa e collasso su Merc…"
Suona il telefono. Potrebbe essere chiunque, ma sai già chi è.
"Pronto?"
"Chiappettebelle!!"
Eh, no, che cavolo, ancora?!
"Lerry, cosa vuoi? Ci siamo lasciati nemmeno dieci minuti fa…"
"Appunto, chiamo da una cabina telefonica. Senti, mi hanno detto che domani ci sarebbe una gara…"
E chi desiderava di meglio, del resto!
"Lerry, ho gareggiato oggi a Sciorba con ottanta gradi all’ombra…"
"Lo so, ma domani c’è una 4×200, due ci sono già, manchi tu e la quarta la raccattiamo sul luogo. Già che ci sono ti ho iscritto anche sui 400."
Certo, non aspettavo altro. Con la mia capacità polmonare i 400 sono proprio la mia gara preferita. Inutile dire che hai da studiare. Risponderebbe "te lo porti dietro". Quindi non c’è che una soluzione: if you can’t beat them, join them.
"Va bene, Lerry, domani pomeriggio una scampagnata a Genova posso anche farla…"
"Ehm, non è a Genova"
"Ah no? E allora dov’è?"
"…"
"…"
"…"
"Lerry, allora, dov’è ‘sto chézzo di meeting"
"A Pinerolo"


‘Cos tramps like us
baby, we were born to run

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Ieri non ho scritto, un po’ perché non c’era niente da scrivere (o forse ci sarebbe stato troppo da dire e niente di interessante), un po’ perché non ho avuto tempo. Un altro po’ perché Trillian ha deciso di prendersi cura di me e della mia laurea, per cui non si connessa fino alle sei passate. Che dolce e previdente, dove lo ritrovo un Mac così amoroso?
Ripresa del tirocinio, con un sacco di cose da fare. Da sola. La settimana prossima non c’è nessuno, per cui mi sono stati lasciati i compiti. Non tanto i quattro articoli ("Andranno a far parte della bibliografia della tua tesi, mi raccomando"… cavolo, adesso sì che be aware, the storn get closer), quanto i sette picchi dei sette piatti da analizzare. In realtà sono 98 analisi, perché ogni piatto ha top e bottom. E non sono certa al 100% di aver fatto la cosa giusta, dopo aver litigato venti minuti buoni con root perché non trovavo il fit panel per intercettare la distribuzione con la gaussiana. Ieri poi più che il dover poté il digiuno e all’una mi sono fiondata a raccattare un panino, lasciando il piatto 42 per tempi migliori. Finirò il lavoro dopo mercoledì, con calma. Per altro ieri avevo anche pubblico, un altro laureando come me, che però non sapeva nemmeno cosa fosse root. "Non è che puoi spiegargli qualcosa tu?". Come no! Un programma di cui fino a un mese fa non dubitavo nemmeno l’esistenza. Il migliore rapporto fra noi due è "tu crashi, io bestemmio". La prima volta ho passato un quarto d’ora di panico perché non riuscivo a capire nemmeno come si aprisse un file. E ho capito solo ieri che i dati e.TX sono della traccia in base, e1.TX sono del top e e2.TX sono del bottom. Ma non c’è problema, dovrei riuscire a spiegargli qualcosa.
Dunque, it’s up to me. L’addestramento è agli sgoccioli, say farewell to sadness and grief (questo non c’entra, ma suona bene), tocca farsi furbi.
Ieri dal punto di vista dell’apprendimento è stata una giornata postiva. Ho scoperto un sacco di cose. Come la derivata temporale del tensore di deformazione, che viene impiegata nell’espressione dello sforzo per i fluidi, da inserire nell’equazione del moto per giungere all’equazione di Navier-Stokes. Quack! Non ce la farò mai, a meno che non mi equipaggi la macro "ubiquity". A proposito, ho imparato a equipaggiare le magie come macro, meglio tardi che mai.
nel frattempo (mi) stanno succedendo cose strane. Una consapevolezza maturata durante il periodo di Pasqua. Pensavo fosse soltanto un pensiero passeggero, un’ansia da cambio di stagione, invece ha preso domicilio nella mia testa. Bel casino.
Voglio andare a correre.

I know the territory, I’ve been around
It’ll all turn to dust and we’ll all fall down
And sooner or later, you’ll be screwing around

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L’eterna lotta con le lenti a contatto continua, sempre più serrata. Devo comprare quelle di sinistra, il che equivale a ricordarsi di portare il pecunio. Costano inaspettatamente care, infatti all’ultima spesa ho potuto comprare solo quelle di destra. Ora so che nei lettori sorgono un paio di curiosità: perché "di destra" e "di sinistra"? Perché non le ha esaurite entrambe simultaneamente? Per il primo quesito vi rispondo che ho gli occhi asimmetrici, non già come Tyrion Lannister, Alessandro Magno o quella che ormai passerà alla storia come Bella Figheira, ma nel senso che da uno ci vedo il doppio che dall’altro. In realtà sarebbe più corretto dire che da un occhio ci vedo la metà, il che è molto poco. Per quanto riguarda l’acquisto, posso solo dire che l’imbranataggine chiama e Yaxara risponde. Sì, mi sono messa più volte la lente di destra nell’occhio di sinistra, causandomi scompensi mentali, turbe sulla miopia che avanza incontrastata e parecchi alberi sul mostaccio (non si poteva pretendere che vedessi anche dove andavo).
La cosa ludica dei miei pantaloni da atletica è che la scritta sulle gambe compare ora da una parte, ora dall’altra. Un po’ come il neo del principe Giovanni in "Robin Hood,  un uomo in calzamaglia" (a 4.47 quello che intendo).
Ho fatto una treccia così lunga che mancano solo le campanelle e poi Khal Drogo mi fa un baffo. Vero, dopo il fiocco rosso potrei cominciare a considerarle. Per la serie non convergente "peggio di così non può essere".
Si capisce che sto andando a correre, vero? E si capisce anche che oggi sono finalmente riuscita a studiare seriamente geofisica?
@Musicalbitch: non so cosa intendi per "vera fan", ma io adoro considerarmi tale. Di live non ne ho mai visti per impossibilità di sistema, essendo io nata nell’anno del live at Wembley (e quello del 2005… preferisco non contarlo). Non conosco proprio tutte le canzoni a memoria, ma diciamo un buon 70%. Ovviamente ho la discografia completa.

We’ll keep on fighting..

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E’ cominciata la primavera astronomica… e la dashboard si risveglia:

dashboard

Ora, io pago in organi interni chiunque mi porti fuori a fare una corsa. Ora. Immantinente. Alle 16.15 . Che voglia!!!!

Running against the grain
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