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Urlare nei gomitoli

E non solo perché oggi è l’otto di gennaio. Urlare nei gomitoli potrebbe essere una valida valvola di sfogo a sedersi per terra e piangere come un treenne a cui è stato rubato il ciuccio. Le ragioni ci sono tutte e anche se non ci fossero arriverebbero presto.

‘thieu ha avuto la folle idea di voler abbassare la cappa in cucina. Chiariamoci, l’idea in sé non sarebbe folle, non fosse che s’è capito che la cucina va guardata da lontano senza andare troppo nei dettagli, altrimenti si scoprono miserie. Ad esempio, la cappa era stata intonacata assieme al muro, non era stato tolto il cellophane dentro, non era stata fissata con le apposite viti ma con della colla merdosa e, dulcis in fundo, il muro dietro alla cappa non è stato né dipinto né intonacato. Siamo al livello superiore del “nascondere la polvere sotto al tappeto”. Koris è abbattutissima perché deve rifare l’intonaco prima che sia rimessa la cappa e non è che il lavoro sia stato fatto da Peppino l’usuraio in pensione, che a tempo perso fa il muratore in nero. Sta minchia di cucina è stata fatta da un’azienda seguita da un architetto e ci si ritrova comunque a dover rifare cose. Abbattimento generico.

La ripresa lavorativa è una pestilenza, nel senso letterale del termine. Le norme anti-coviddi sono complicate, imperscrutabili, interpretabili, più generiche del sistema della pila di una partita di Magic: The Gathering con mazzi blu primi anni 2000: se gioco l’istantaneo “droplets” sulla stregoneria “mascherina di stoffa” ha effetto prima o dopo dell’incantesimo “vaccino booster”, sapendo la creatura “coviddi” ha attacco improvviso e attacca senza TAPPare? (Scusate, nerdaggini di un’altra era) Insomma, il succo del discorso è “fate un po’ come cazzo vi pare, basta che non dichiarate che vi contaminate al lavoro e che venite almeno due giorni a settimana”. Capo Giuseppi fa lo gnorri e Koris ormai ha alzato un altare votivo all’ex-capo di Neutronland, che le manca tantissimo. Siamo alla fine della civiltà occidentale, iniziata coi Greci e finita con le lettere greche.

Lo studio che si trascina da settembre sclera. O meglio, il nettunio sclera. O piuttosto, ha una differenza del 5% con quello che dovrebbe essere, che secondo Koris viste le circostanze è grasso che cola, ma pare di no. Anche se la quantità studiata, che doveva essere lineare, forse lineare non è, chi può dirlo. Koris non sa più cosa inventarsi e ne avrebbe anche un po’ le palle piene di sacrificare ore supplementari, week-end e anche vacanze. Tuttavia teme che questa mancanza possa pesare sul periodo di prova, che finirà sempre troppo tardi per la Koris-sanità mentale.

Insomma, Koris vorrebbe sparire due settimane sotto i Pirenei Atlantici fra gli speleologi puzzoni che mangiano salsiccia, patate e formaggio facendo battute di dubbio gusto, ma bisognerà aspettare agosto per tanta grazia. Per ora ci si può drogare di videogiochi e sperare che il Maitre de Jeu mantenga la sordida promessa iniziata con “ho un background di una grossa campagna già pronto”. E cercare gomitoli in cui urlare il proprio disappunto.

Mistici gomitoli della follia, un racconto inedito di Lovecraft

Stati di emergenza

Meno pochi a Natale, meno ancora meno al Koris-compleanno, più un sacco di stress. A pacchi formato famiglia. Già, famiglia. Iniziamo con la lamentela uno.

Koris era abbastanza serena per il ritorno italico natalizio. Ha una terza dose, i Maiores pure, poteva farsi venire a prendere a Nizza spendendo la folle cifra di nove euri di Flixbus. Tuttavia le cose semplici non sono per noi, quindi l’Italia ha deciso che la terza dose anche sticazzi, fatevi un tampone se venite dall’estero. Per limitare lo spargersi di fastidiose lettere greche, dicono, anche se ormai le lettere greche sono un po’ ovunque e qui più che una pandemia pare una versione di Demostene. Cosa che a ben pensarci necessita uno stato di emergenza permanente, ma stiamo divagando. La necessità di tamponarsi rendere alquanto difficile per i Maiores saltare da una parte all’altra della frontiera e raccattare merce marsigliese di contrabbando, quindi l’opzione uno è diventata infattibile. Il Flixbus notturno arrivava troppo tardi per gli Ampero-gusti, urgeva trovare un’alternativa. L’opzione treno fino a Ventimiglia con agevole cambio a Nizza per la bagatella di quattro ore di trasporti sembrava l’unica possibilità rimasta. Poi i treni francesi decisero che era bello millantare lo sciopero a oltranza e allora tornava in auge l’ipotesi “preghiamo che la Yaris regga il tragitto”, non proprio la più auspicabile.

Situazione attuale: lo sciopero dei treni forse è revocato, Koris ha una prenotazione per un tampone mercoledì sera e un biglietto per il Flixbus notturno (che a un certo punto sembrava sparito pure quello) perché hai visto mai. Nel mentre il governo da questa parte delle Alpi forse domani annuncia nuove misure, ma Koris ha deciso che ogni giorno ha la sua pena e per questa settimana anche basta così.

Pare che Koris abbia ancora un lavoro, o meglio, che Capo Giuseppi non si sia incazzato come una biscia per lo studio che non procede come dovrebbe. Forse se ne frega, forse lo studio non è così importante, forse al solito è Koris che prende tutto male. Ai posteri l’ardua sentenza ma anche no, basta che la situazione si protragga fino al primo marzo. Nel mentre Koris lancia simulazioni, anche se preferirebbe lanciarle dalla finestra e fare tutt’altro. Forse dovrà ritagliarsi tempo durante le vacanze di Natale per fare anche quello.

Siccome il Koris-compleanno (il troppesimo) è alle porte, Koris avrebbe un sordido piano. Tuttavia ultimamente ogni volta che sono stati annunciati grandi piani è sempre arrivato qualcosa a distruggerli. Pertanto seguitiamo in questo stato di emergenza anche della iattura, e cerchiamo di uscirne il meno peggio possibile.

Cosa tutt’altro che semplice in questo momento

Terza dose e oltre

Koris è di un umore fetido e potrebbe essere un nuovo effetto collaterale (nonché l’unico) della terzo dose di vaccino, altro giro, altro regalo. Che poi le è anche venuto il dubbio che si stesse vaccinando abusivamente, perché il foglio diceva “dose ad almeno sei mesi di distanza”, tutto il resto del mondo diceva “cinque mesi”, quindi anche impostore nel vaccinarsi. Ma ormai è fatta, una settimana e ci sarà un green pass rubato in più in giro, colpa dei Marsigliesi che non controllano nulla, green pass compreso. Per inciso, c’è una chiara decadenza dei locali in cui vengono allestiti i centri vaccinali: la prima dose era al blasonato stadio Velodrome, la seconda al più modesto Palais de Sport, la terza in un centro congressi qualunque. Per la quarta si piazzerà uno spacciatore dall’aria losca nei cessi della stazione, a questo punto.

L’umore fetido di Koris potrebbe essere svincolato dal vaccino, ma non è una teoria abbastanza alla moda. Diciamo che le cause rientrano nel grande calderone dei “vari&eventuali” ed essendo argomenti sensibili magari il lettore di passaggio non ha voglia di vederseli sbattere in faccia. Fatto sta che Koris un po’ si odia perché non ha la motivazione di fare nulla e non si fa granché. Poi ha l’impressione che non le piaccia più nulla e di essere diventata una smorfiosa. Queste considerazioni spaziano dal primo episodio della saga di “Wheel of Time” fino al libro che Koris sta leggendo in bus. Magari è un periodo, o magari è la vecchiaia.

Al lavoro il nuovo passatempo trendy è acchiappare il coviddi. Si creano cluster e megacluster per le ragioni più svariate: feste serali, riunioni, pause caffè. “Ormai solo gli asociali non sono stati a contatto con positivi” ha dichiarato Capo Giuseppi a Koris, notoria asociale e pertanto al momento al riparo da contaminazioni di sorta. Oh, essere asociale del resto deve avere qualche vantaggio, oppure è solo una rottura di palle di umani normodotati che ti fanno presente “come sei asociale!”? Parlando di socialità, qualcuno pensava con orrore che visto lo propagarsi della quarta-quinta-ennesima ondata il temibile smartworking sarebbe tornato a reclamare vendetta, assieme alle teste di sindaci milanesi e di ministri riemersi dai governi Berluskaiser; invece no! A grande sorpresa le nuove direttive prevedono: mangiare in mensa in tempi record, evitare le pause caffè, proibire qualsiasi momento di convivialità o ragione di assembramento non strettamente lavorativa. Che poi ci sarebbe da chiedersi “ma se ci hanno detto di limitare lo smartworking per rafforzare il legame sociale e poi dobbiamo stare chiusi in ufficio che senso ha?”, ma suvvia, evitiamo le domande scomode.

Koris pensava di essere a buon punto con i regali di Natale, ma un fornitore truffaldino l’ha lasciata col culo per terra. Koris odia un po’ tutto, perché si era mossa a inizio novembre e invece adesso deve muoversi fra l’urgenza di un’alternativa e il nuovo universo delle dispute via PayPal. Deve anche riempire un carrello di videigiochi anni ’90 a due euri, che tanto verrà pagato dall’Orso, quindi tanto vale trovare il peggio del peggio. Peccato si sia già comprata da sola la versione XXI secolo-compatibile di Theme Park, sarebbe stato bellissimo. In compenso Koris si è auto-regalata “Le cronache di Heike” perché un libro di Eiji Yoshikawa non si disdice mai, soprattutto se è fuori catalogo e lo trovi a nove euri venduto da uno che sta svuotando la cantina.

La cucina pare non finire mai e se sono comparsi gli elettrodomestici, ci sono da aggiustare millemila dettagli che possono sembrare insignificanti ma invece no. ‘thieu ha dato l’ultimato per venerdì prossimo, dopodiché procederà a non meglio identificate maniere forti. Koris ne ha le palle pienissime e vorrebbe solo scomparire in una nuvoletta di polvere, l’unica cosa che non manca in questo periodo.

Per il resto bah. Koris porterà il suo umore putrido ad ammazzare mostrilli nelle Trincee Morte di Dragon Age, forse è il luogo in cui fa meno danni.

A differenza della maggior parte del genere umano

Fuffa da cantiere e non solo

Koris è ancora viva, qualora qualcuno se lo stesse chiedendo. Certo, dopo lo pseudo-film d’autore pseudo-speleo di ieri sera lo è un po’ meno (“The Cave of Forgotten Dreams“, se volete saperlo), ma che Koris sia poco sensibile a certi film d’autore è cosa nota, quindi la prossima volta sarà lasciata a casa a guardare cose trash al suo livello come “Megapython vs Gatoroid“. Sarà che ieri sera era digiuna, sarà che il venerdì sera Koris è instabile alla pari di un nucleo con troppi neutroni, per sopravvivere alla proiezione a un certo punto si è immaginata i commenti di Renè Ferretti. E quando le hanno chiesto “allora, ti è piaciuto?” si è rischiata una scena fantozziana da corazzata Kotiomkin. Vabbè, Koris grezza ma lo sappiamo.

Il cantiere avanza nonostante gli operai si siano ammutinati per due giorni per ragioni non meglio precisate. La tappezzeria è stata nuclearizzata, i tubi in eccesso estirpati, le piastrelle psichedeliche polverizzate. Sta pian piano sputando il pavimento nuovo, che ha la pecca di non indurre trip da sostanze psicotrope. ‘thieu ha trionfalmente annunciato di aver buttato via il neon dell’obitorio, che non ci mancherà per nulla, ma proprio per nulla, nemmeno per sbaglio. In compenso ora la casa è ostaggio degli elettrodomestici nuovi, posti in luoghi impensabili in attesa di una sistemazione, ritardata dall’ammutinamento operaio. Koris si è ripromessa che i prossimi lavori in casa li farà solo in The Sims.

Al lavoro Koris oscilla sempre fra delirio di onnipotenza e certezza che il 23 il Capo Giuseppi le darà il ben servito. Le risorse informatiche fanno il gran cazzo che vogliono, si teme l’aggiornamento del server, il centro di calcolo finge di non conoscere Koris perché non ha mai ricevuto formulari di sorta. Potrebbe andare tutto bene o tutto male o tutto boh. Neutronland continua ad essere un pensiero nostalgico e idealizzato come un ex fidanzamento breve ma intenso.

Dalle notizie che trapelano, Natale è ancora una volta sotto l’incognita del coviddi e Koris potrebbe anche essere rotta gli zebedei. Che poi è come incazzarsi perché piove o perché TrenItalia fa sciopero: del tutto inutile. Però tutto questo navigare a vista e dare direttive “un tanto al ciocco” (è italiano questo modo di dire? è piemontese? è Amperodattilo? Chissà) inizia a pesare sul Koris-inconscio. Per di più Koris si è legata al dito i ravioli fatti a mano dall’Amperodattilo a natale scorso che ha visto solo via wazzapp, mentre assaporava una fetida insalata russa fatta con tonno al naturale e maionese fallita. Koris potrebbe non reggere un altro natale senza Ampero-cibo lontano dalla famiglia. E invece no, del diman non v’è certezza e nemmeno dell’oggi pomeriggio. Poi ci sarebbe tutto un discorso intricato fra Greenpass, Mega Greenpass, obbligo vaccinale e passaggi alle frontiere, ma Koris non è abbastanza ferrata in argomento per sviscerarlo. L’unica certezza è che i “dobbiamo salvare il Natale” e “festeggiamenti con sobriertà” hanno spannocchiato la minchia.

Insomma, fuffa generica, in attesa che arrivino le grandi decisioni dall’alto. Speriamo non puzzino troppo.

Koris-definizione operativa

Bisogno di spazio

Koris lavora in queste cose di simulazioni di neutroni che saltellano su attinidi vogliosi da quasi due mesi. Per quanto sia possibile riempire un hard-disk in due mesi (certo, a botte di installer di videogiochi… ahem, cosa stavamo dicendo?), è poco verosimile che si riesca a farlo con file txt. A meno di avere file txt davvero grossi, ma in quel caso stai lavorando in fisica delle particelle e li hai trasformati in malvagi file ROOT. Ma questa è un’altra triste storia.

Forte di questa consapevolezza, Koris stava generando dei grossi file da dare in pasto ai suoi simulatori nucleari, grossi ma non enormi. Era anche abbastanza fiera di tutta la catena ti automatizzazione che si era programmata per generarli ed eseguirli, massimo risparmio di tempo e sbattimento, minimo margine di errore umano, Replicante docet. È stata quindi parecchio interdetta quando si è trovata davanti un messaggio “non c’è più spazio disco, non si possono salvare i file”. Koris ha scoperto di avere un folle spazio disco di ben venti gigabytes, una roba adatta a un computer con Winzozz98, ah, quanti ricordi. I colleghi non ci hanno creduto.
“Metti la roba sul disco da due terabyte che abbiamo tutti in dotazione”

Dopo un’intensa ricerca, Koris ha concluso che il suo computer, dall’evocativo nome di Pioppo14, non sapeva niente di questo mega-disco, mai visto, mai conosciuto. Koris ha dovuto scomodare un tizio del servizio informato che ha sbolognato la richiesta con “la inoltro al collega che conosce Linux, io non posso aiutarla”. Che qui i tecnici del servizio informatico nel migliore dei casi hanno come titolo di studio l’ECDL (esiste ancora? Koris è forse decrepita? Noi di Voyager pensiamo di sì), ma di solito sono a livello “miocugggino che ne sa di computer perché passa tutta la giornata fra feisbuc e iuporn”. Questo mercoledì.

Giovedì Koris era sempre bloccatissima con lo stesso spazio di manovra del litorale ligure una domenica d’agosto: per continuare con la metafora, non si trovava parcheggio nemmeno per un triciclo. Però in bytes. Il servizio informatico forse era troppo impiegato a giocare a campo minato (sì, Koris, sei decisamente decrepita), quindi si è beccato un sollecito. Pungolato sul vivo, si è manifestato un tecnico che per assonanza e doti informatiche chiameremo l’Ameba.
“Eh, dovrebbe averlo montato, quel disco”
“Sì, ma non è montato, Pioppo14 non lo vede, io non lo vedo: è un disco invisibile?”
“Ah, no, vedo che non è montato”
“Splendido. Quindi?”
“Ora faccio un’operazione e la richiamo fra dieci minuti per riavviare la macchina”

Passano dieci minuti. Ne passano venti. Trenta. Un’ora dopo Koris si è alquanto scartravetrata la minchia e la vescica propone di fare un pit-stop al cesso. Quando torna si trova una mail dell’Ameba che dice “Ticket non risolvibile perché la persona non risponde al telefono”. Koris propende per la soluzione di facilità e si incazza; chiama il telefono dell’Ameba, ovviamente staccato, sia mai che risponde. Non resta che rispondere al ticket dicendo “sto piantonando il telefono, ditemi se posso riavviare Pioppo14”. Silenzio. Rumore di vento nel deserto. Balle di fieno che rotolano. Koris inizia cancellare parti di file non fondamentali, rimuovere file di test, fare la caccia al minimo spazio di memoria. La triste vicenda di una ricercatrice(?) costretta a risparmiare anche l’ultimo byte, una storiastrappalacarime, una lacrimastrappastorie, candidato all’Oscar per la peggiore sceneggiatura.

Venerdì, ovvero oggi, lo spazio latita, l’Ameba pure, Koris sistema file nell’equivalente di un monolocale parigino di otto metri quadri con bagno e angolo cottura (nello stesso punto), scomodissimo ma vuoi mettere il fascio di abitare a Parigi? Alle undici una mail dall’Ameba sembra salvare la situazione:
“Il problema è risolto, ora ha lo spazio disco disponibile, basta riavviare”
Koris riavvia dicendosi che forse può iniziare a lavorare senza fare economie di commenti negli script. Pioppo14 riavvia, login, terminale di Debian. La cartella delle simulazioni non c’è. Non c’è nemmeno la cartella degli script sordidi ma utili. Anche la documentazione è sparita. Per farla breve: non c’è più niente. C’è lo spazio disco disponibile, però, che è come dire che per riordinare il salotto il miglior metodo è appiccare il fuoco. Koris non è solo fuori dalla grazia di qualunque dio mai venerato sul pianeta, ma li sta anche bestemmiando a turno.

Si richiama il servizio informatico, perché col grandissimo cazzo che l’Ameba risponde alle mail.
“Tutti i miei file sono spariti, li recuperate immediatamente”
“Eh, devo vedere se il collega ha tempo e se possibile che recuperarli, perché se li ha cancellati…”
“Io non ho cancellato un bel niente, il suo collega ritrova quei file e basta”
Neanche cinque minuti dopo richiama l’Ameba.
“Ho sentito la sua conversazione”
Non è la gentilezza che salverà il mondo, sono i decibel in eccesso. L’Ameba promette che troverà i dati, ma nel mentre Koris non deve toccare Pioppo14 per nessun motivo, hai visto mai esplodesse. Tanto lavorare è sopravvalutato, le scadenze non esistono e il periodo di prova è come l’inserimento all’asilo.

Dopo un’ora buona mail trionfante dell’Ameba, che ha recuperato i dati. Koris va a controllare: c’è solo una cartella, per altro inutile. Tutto il resto boh, chi lo sa, potrebbe essere ovunque. Altro giro di bestemmie a entità ultraterrene, altra chiamata all’Ameba.
“Ma se le ho recuperato i file!”
“Non ce n’è nemmeno la metà”
“Ma lei è davvero sicura che ci fossero? Magari si sbaglia lei”
La risposta di Koris verrà censurata perché adatta ad un pubblico solo adulto, senza patologie e con parecchio pelo sullo stomaco.

Al settecentoquarantaquattresimo reboot di Pioppo14, pc che ricordiamo doveva essere nuovo di zecca e super performante, gli antichi file sono stati portati in salvo. Solo che lo spazio disco ora è pari a zero, non c’è più spazio nemmeno per uno spillo informatico. L’Ameba si esprime così:
“La sua cartella home era montata dove non doveva stare prima. Nel senso, prima quando non c’era più i file, ma anche prima che la spostassi. Ma forse è proprio il computer ad avere un problema, forse il disco da 2 Tb è montato, forse no, chi può dirlo?”
“Quindi?”
“Verremo la settimana prossima a recuperare il pc”
“Sarà una cosa lunga? Avrei delle scadenze…”
“Ah, non me lo chieda, non lo so, dobbiamo rimasterizzare il disco”.

“Rimasterizzare”, termine che Koris non sentiva da un decennio o forse più. Quando riavrà Pioppo14 (se lo riavrà) sarà dotato di un potentissimo Win3.1 con lettore di floppy? Koris non è sicura di volerlo sapere, ma in quel caso venti giga saranno uno spazio immenso. Quello che Koris vorrebbe sapere è perché ci si deve sempre appoggiare a queste aziende di incompetenti informatici, che sfruttano pagando al ribasso pur di vincere gli appalti, che fanno soffrire gli end-user e che generano disastrose perdite di tempo. Sarebbe troppo facile e troppo diretto avere un informatico del laboratorio, in questo stupido mondo di contratti fluidi e precarietà. E sarebbe troppo bello dare agli user le password di amministrazione…

Allora Ameba diventerà milionario

Rumente nucleari e cucine

Koris non è deceduta per i postumi da soccorso speleo, anche se visti i lividi che ancora le ornano le gambe la cosa non era così scontata. Non aver potuto prendere il lunedì di ferie per mangiare, lamentarsi e dormire a causa del fottuto periodo di prova non ha aiutato.

Sul cosiddetto lavoro Koris ha finito una parte dei conti che doveva fare per fine ottobre, o forse metà novembre, o forse chissà, il capo Giuseppi talvolta è chiaro come l’omonimo premier a cui assomiglia. Ora arrivano gli uccelli senza zucchero, i fringuelli per diabetici, insomma, i cazzi amari. Perché la seconda parte dei conti è terra incognita, non l’ha mai fatto nessuno, non si può che sperare che funzionino. Questa cosa genera in Koris un grande giramento di zebedei perché alla soglia dei 35 le pare di averla vista fin troppo spesso. Forse ci sono problemi di merda che le vengono riservati d’ufficio.

Per altro ci sarebbero da spendere due parole su questo esperimento pieno di cose fatte un tanto al chilo, proprio “so’ du’ etti e mezzo de plutonio, signò, che faccio, lascio?”, a cui Koris deve trovare un senso. E soprattutto fatto il 31 agosto 1988, più di trent’anni fa. In quella data Koris era probabilmente a spiaggia a giocare col “pesce-pempa” (pesce-pentola, un secchiello a forma di pesce palla di una bruttezza imbarazzante), l’Amperodattilo correggerà se non è vero. Non pensava minimamente che a qualche centinaio di chilometri le stavano rendendo la vita difficile in prospettiva con attinidi assortiti. Anche perché se a un anno e mezzo conosci gli attinidi hai bisogno di un esorcismo. Però a dirla tutta quelli della generazione di Chernobyl un po’ di confidenza con gli attinidi ce l’hanno innata, come succhiata col latte o trasmessa nel ventre materno… vabbè, stiamo divagando.

Trenta e più anni dopo, Koris passa le giornate a scrivere “homo” e “hetero” sulle composizioni dei suoi isotopi; al copia-incolla numero 666 capace che le appaiano senatori leghisti col farfallino, a cui potrà rispondere che rispetta tutte le inclinazioni, ha anche tanti amici transuranici, ma che certe cose è meglio che ognuno se le calcoli a casa sua. Soprattutto se equivale a ripetere dieci volte per otto composizioni gli stessi conti facendo copia-incolla che possono quintuplicare il rischio di introiarsi male. Ne vedremo delle brutte.

Al di fuori del rutilante mondo dei prodotti di fissione d’annata, è la stagione dei sequel. E proprio come la HBO se ne esce con una nuova porcata serie sulla scia di “Game of Thrones”, “Fire and Blood”, ci cui nessuno sentiva proprio il bisogno dacci Winds of Winter brutto chiattone, anche sulle sponde Marsigliesi si ripropongono vecchi format. Pare che dopo vicissitudini degne dell’Odissea, ‘thieu possa finalmente rifare la cucina. Narrami o musa del versatile pensile alto che perduto andò nei mesi del covid. E insomma, ci sono tutti i presupposti perché finisca come un sequel di Game of Bidet. I lavori dovrebbero iniziare il due novembre, che a noi la superstizione ci fa il pippone proprio, e cosa c’è di pronto? Nulla.

In tutto ciò Koris vorrebbe solo spiaggiarsi a fare cose molto utili alla società come giocare a “Dragon Age: Origins”. E visto il meteo forse salta pure lo speleo-ponte nelle fredde contrade del Vercors…

Infatti sopravvivere al periodo di prova è un’usanza sopravvalutata

Emozioni dominanti

S’è già detto che Koris ultimamente è attanagliata da questo sconosciuto sentimento chiamato nostalgia per un posto di lavoro precedente. Che poi sarà anche nostalgia della comfort zone creatasi nonostante tutto, però ci sono dati oggettivi che le fanno sentire di aver fatto proprio una cazzata. Come sentire la mancanza di avere un dosimetro e poter disporre di un acceleratore, il quale si rompeva ogni due per tre, ma insomma, sempre acceleratore era. L’idea di aver rinunciato alla parte sperimentale le suscita un groppo in gola che andrebbe a buttarsi ai piedi del vice-capo di Neutronland dicendo “ripigliatemi, vi prego”. Senza contare la suprema nostalgia per l’ex Capo, che non è nemmeno più a Neutronland, che non ha alzato un dito quando era il momento di imporsi, che non considerava un suo problema il naufragare del Koris-progetto. Tuttavia Koris lo ricorderà sempre come colui che le tese la mano per uscire dall’inferno di Neutroni Porcelloni e se non ci fosse stato lui ora non saremmo qui a lamentarci. O meglio, forse saremmo qui a lamentarci ma di cose molto peggiori e in uno stato mentale putrido a dir poco. Ancora una volta, sindrome di Stoccolma a palate.

Koris ha scoperto del tutto casualmente che nonostante tutte le rassicurazioni delle risorse umane (perché c’è sempre qualcuno delle risorse umane di mezzo? Misteri), pare non abbia diritto allo smartworking prima di un anno di anzianità. Questa cosa era scritta da qualche parte oltre che sul sistema che ti dice “sticazzi lo smartworking” come un Brunetta qualunque? Ovviamente no. Le risorse umane rispondono al telefono? Uh, proprio, credici. Koris aveva puntato a prendere un giorno di smartworking per poter fare la trafila per rinnovare gli occhiali? Certo, e alla pari di tutti i Koris-piani se n’è andato affanculo in malora. Per altro, tanto per cambiare, come se non ci fosse una pandemia in atto e come se Marseille non fosse il dipartimento meno vaccinato e con più casi della France Metropolitaine.

Siccome secondo un brocardo dell’Amperodattilo “a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca”, Koris ora è sul chi vive per tutte le cose che potrebbero aver dimenticato di dirle. Che so, che ha il diritto a un numero massimo di pisciate al giorno. O che il concetto di ferie non esiste prima della fine del fottuto periodo di prova. O che non avrebbe diritto alla mensa e dovrebbe consumare il pranzo assieme ai cinghiali che girano qui attorno. La cosa potrebbe andare in escalation, ma Koris è diversamente calma.

Sul fronte pratico ci sono delle simulazioni che girano ma che ci stanno prendendo troppo tempo per i Koris-gusti. Passiamo sotto silenzio l’ennesimo fattaccio informatico di lunedì, ovvero “ah, ma non i permessi per la job submission” (io vi intossico la vita, altroché job submission). ‘thieu si lamenta che “almeno le tue simulazioni girano, le mie si piantano” e Koris sa che dovrebbe tirarlo su di morale, ma la cosa le riesce alquanto difficile; anche perché ieri mattina ‘thieu ha finito i pan di stelle lasciando il pacchetto sullo scaffale e gonfio in maniera ingannevole, quindi Koris si è ritrovata senza biscotti alle sei del mattino ed è un’esperienza che non si augura a nessuno. In questo periodo Koris vorrebbe essere brillante, creativa ed empatica, e invece è solo stanca. Forse non è il momento di chiedere troppo da se stessi.

Boh, insomma, passerà anche questa, passerà anche il momento no se di momento di no si tratta. Se non è un momento no, vedremo. Intanto a complicare le cose ci si mettono i piccoli dolori da niente, ad esempio il condominio da pagare con spese da Billionaire o il sito di Gibert Joseph che non accetta più la carta di Koris. Certo, l’emozione dominante di Koris sarà sempre la rabbia, ma se l’universo non ci si mettesse di impegno magari si potrebbe cambiare questa tendenza.

In effetti è vero
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