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Abbruttimento e brutture

‘theiu se n’è partito per la sua settimana di vacanza supplementare perché egli può, quindi da sabato Koris è padrona dei luoghi. Subito è stata colta dalla sindrome dell’Amperodattilo per cui la casa doveva essere pulita pulitissima, persino le fughe delle piastrelle della doccia e sotto a quel mobile in cui ormai la polvere sta costruendo architetture faraonica. Peggio che peggio, Koris-massaia è stata anche contenta e soddisfatta del risultato, durato più di cinque minuti per l’assenza di Zozzorath nei paraggi. Poi è tornata se stessa, ha giocato a Civilization IV per un numero di ore che per pudore non riporteremo, ha cercato di finire The Moment of Silence, punta e clicca con un’ottima storia e un gameplay discutibile, ha guardato un numero elevato di episodi di “The Fall” perché nessuno le ha detto di andare a dormire.

La prossima volta che ‘thieu se ne va in vacanza da infame perché egli può, al suo ritorno troverà almeno due gatti di cui è fiero obiettore di coscienza. Colpa sua, chi va all’osto perde il posto e si sa che i felini saltano volentieri sulle sedie libere. Del resto nella famiglia Koris è chiaro che i gatti non si adottano ma si appioppano.

In laboratorio è un delirio. Koris ogni giorno sgrana un rosario di bestemmie per non aver mandato quel cv a Neutronland dopo essersi fatta infinocchiare da Capo Giuseppi, che le ha rifilato un bidone degno dell’e-commerce delle origini, quando si mandavano le scatole dei telefoni coi mattoni dentro. Negli uffici temporanei è arrivata l’acqua ma si raggiungono temperature di fusione nucleare. Il caldo dà alla testa un po’ a tutti, si rifanno cose su cose perché nessuno sa davvero cosa vuole. Koris se lo porta già menato da casa, decide che in linea di massima il 90% delle merdate che vede non è un suo problema, però si rompe gli zebedei lo stesso.

Si pensava che più in basso di così non si potesse andare quando sono tornati alla carica i tizi che hanno accollato a Koris lo studio infatti del periodo di prova. Lo rivogliono, ma più bello e puccioso. Si è provato a spiagargli che Capo Giuseppi aveva forse previsto cose nel 2023, dall’altra parte hanno risposto che no, Capo Giuseppi sapeva benissimo che c’era budget per il progetto quest’anno e quindi si deve tirare fuori la ciccia. Tre ore di riunione passate a sparare mirabolanti balle per prendere tempo, compreso “le termiti rosse ci hanno mangiato il server, spiace”, mentre si scrive di nascosto a Capo Giuseppi che nonostante l’invito aveva amorevolmente fatto sega. Capo Giuseppi si degna di rispondere stamattina con “ah, sì, se n’era parlato a fine aprile, poi ci siamo scordati. Magari facciamo qualche calcolo durante l’estate”. Koris vorrebbe decorarsi l’ufficio con le budella del messere in questione, anche perché luglio sarebbe agli sgoccioli, che minchia di estate resta? Contando che ci sarebbe questa trascurabile cosa chiamata vacanza, e Koris non avrebbe alcuna intenzione di rinunciare al suo diritto alla disconnessione.

Insomma, Koris dovrebbe essere in ferie giovedì sera, ma potrebbe non arrivarci incensurata. Andrà a radere al suolo qualche città troppo vicina in Civilization IV.

Ritratto di Koris a due giorni dalle ferie

Lagne di un laboratorio di inizio estate

Manca poco più di un mese alla partenza per il paese delle grotte e dell’umidità, ovvero i Pirenei Atlantici (e Koris dovrà farsi il viaggio da sola in treno perché quel mostro senza quore di ‘thieu parte una settimana prima, kondividi se 6 indinnniato). Questo mese sarà lunghissimo perché Koris si è un pochino rotta gli zebedei di lavorare e invoca eventi tanto improbabili quanto sconnessi, fra cui le baby pensioni, l’allterta meteo, le cimici, le cavallette, insomma qualunque pretesto per quello che Junior chiama lo “stattiacasa”. Ci sarebbe lo smartuorchi, ma poi i capi piangono perché non fai legame sociale e non fai circolare il coviddi.

Capo Giuseppi torna a far danni. Sorvoliamo sulle sue capacità di management pari alle doti culinarie di Koris. Avendo egli traslocato in un altro edificio, ci si era illusi che la relazione a distanza sarebbe stata sufficiente a farlo sparire dai radar, troppo intento a leccare natiche più in alto delle sue. Invece s’è fatto vivo via mail scrivendo a Kori e a una collega “c’è un seminario sullo tzutzurundura, ci andate?”. Gli si è risposto che prima di prendere decisioni sarebbe carino cosa sia uno tzutzurundura, ma Capo Giuseppi è un uomo a cui non si deve chiedere mai: “se ci andate lo scoprite, ditemi se partecipate”. Si precetta un terzo collega che ne sa un filo di più, Koris si azzarda a rispondere “se rientra nelle mie mansioni ci vado”. “Tanto avevo già comunicato agli organizzatori che ci andate” è la risposta di Capo Giuseppi. Koris, già su di giri per gli scambi precedenti, ha avuto una gran voglia di cercare un ferro arrugginito, arroventarlo e andare a ricamare a punto croce “stronzo” sul duodeno di Capo Giuseppi. E anche scrivere messaggi sconclusionati post-serata alcolica del calibro “mi manki torniamo axieme risp è urg” al suo ex-Capo, se questo non fosse fuggito il luoghi atroci dell’Ile-de-France.

In questi giorni il laboratorio è semi-deserto perché nonostante i grandi sforzi di tutti per ignorarlo, il coviddi è ancora fra noi. La settimana scorsa pareva un’ottima idea ammassare venti persone in una stanza per seguire un training via Skype, tenuto a Parigi. Koris rispose che piuttosto che piombarsi in una sala a guardare uno schermo per otto ore e per tre giorni si sarebbe fatta lo scrub facciale con la lima da falegname (e ci avrebbe guadagnato in estetica); Skype per Skype, tanto valeva restarsene in ufficio. Scontata come il reggaeton dell’estate, appena finito il traning è giunta la mail “Tizio è positivo, siete tutti potenzialmente infetti” a cui Koris ha risposto col gesto dell’ombrello. Un altro grande trionfo per il team dei sociopatici.

Il trasloco di uffici che doveva essere a metà maggio sarà in realtà il sette luglio con un ritardo degno di Trenitalia, ci scusiamo per il disagio. L’ultima scusa accampata dalla direzione era “nei nuovi uffici ci sono i ratti”, quindi non si sa se sia in corso una deratizzazione o se invece del trasloco bisogna avviarsi in processione urlando “Penitentia agite!” al fine di scongiurare la peste. A Koris urta moltissimo dover lasciare il suo ufficio, ormai divenuta un tempio di solitudine e silenzio, per doversi trasferire con un non meglio identificato stagista. E quest’annno la pazienza con gli stagisti è a zero, visto che hanno l’intelligenza media di un gasteropode.

La verità è che Koris un po’ si annoia. Sempre grazie alle grandi doti da manager di cui sopra, Capo Giuseppi le ha tolto due progetti su quattro (i due di cui le fregava qualcosa, ça va sans dire) a vantaggio di un terzo con la startup della fuffa… che non si è mai fatta viva. Nessuno è più sorpreso, nessuno è più basito. Sia chiaro, non siamo a livello di Neutroni Porcelloni dove altro al “ma che me frega di ‘sta roba” c’erano l’urgenza, la disorganizzazione totale, i ricatti e gli insulti a vuoto (e 150 km al giorno in macchina per tre ore di ingorghi). Koris ha raggiunto una certa atarassia lavorativa perché alla fine non è solo il lavoro a definire una persona, tuttavia si aspettava di meglio. Non è escluso che si torni ad ordire grandi congiure e che Toranaga esca dall’armadio con la naftalina.

Sarà un mese lunghissimo

PuntiPost

Post simil-resoconto che sviscera alcune cosette inessenziali della Koris-vita.

Piedini che passione: strizziamo l’occhio ai nostri amici feticisti, che se no le keywords de blog si impoveriscono. Koris era abbastanza motivata (leggasi: disperata) per approfittare del sabato senza speleo per andare a procacciarsi le Converse. Poi il suo grasso e grosso culo le ha fatto presente che muoversi dal divano sprovvisti delle necessarie informazioni di base poteva essere una mossa azzardata, quindi Koris ha prima cercato dove andare a colpo sicuro per codeste scapre. Risposta rapida: da nessuna parte. Il vantaggio di calzare scarpe di 22.5 cm fa sì che non le abbia nessuno, proprio nessuno, assolutamente nessuno. Il grasso e grosso culo ha quindi suggerito che essendo i centimetri una misura abbastanza affidabile, si potevano ordinare sull’internet e tanti saluti allo sciòpping. Koris è pertanto in attesa di un paio di Converse numero 35 trovate come occasionissima per la fascia scolastica elementari-medie (per davvero); qualora siano troppo lunghe, l’Amperodattilo ha proposto di mettere del cotone in punta, altrimenti di tagliare un pezzo di piede. Meno male che Koris non ha mai avuto il desiderio di sposarsi con vestito bianco annessi e connessi, altrimenti le sarebbe toccato andare all’altare indossando un abito Barbie Sposa Radiosa e ai piedi delle Lelli Kelly di vernice. Fine della parte umiliazione/”ih ih ih piediny”.

Summertime: la vita torna alla normalità e il solstizio si avvicina, il che significa che Koris è tornata nelle braccia serrate dell’insonnia e Morfeo sta facendo le carte per il divorzio. Di notte non si suda ancora come coguari ma è tutta una questione di tempo. La luce del giorno arriva troppo presto e a Koris ricorda di quella volta a Mosca quando si svegliò alle otto ma il sole era già allo zenit e andò nel panico. Fatto sta che le troppe ore di luce hanno sballato i bioritmi di Koris che già di per sé non erano tanto sani. Ieri notte, in preda a non si sa quali pensieri molesti, ha comprato un libro usato a mezzanotte passata perché altrimenti non sarebbe mai riuscita a dormire. Va tutto benissimo, insomma.

SpeleoCose: non si va in grotta da due settimane per svariate ragioni e questo potrebbe giustifica lo stato alterato. Però sabato-domenica c’è l’esercitazione del soccorso speleo, quindi forse saremo risarciti. O forse no, lo sapremo solo vivendo. ‘thieu si lamenta che non vuole svegliarsi presto per andare all’esercitazione, in compenso è esagitato perché per il ponte dell’Ascensipone vuole andare in Savoia e lo ripete in loop dieci volte al giorno. Coi bambini ci vuole pazienza, signora mia.

Groupies rinascimentali: domenica Koris è andata ad ascoltare ‘thieu che si esibiva in conservatorio. Tuttavia non è andata per supporto morale o per amore, le motivazioni erano tutte la bombarda basso, ovvero due metri di tubo ligneo sforacchiato che hanno abitato per due mesi un angolo del salotto. Vedere ‘thieu maneggiarlo dal basso del suo metro e ottanta è stata un’esperienza indimenticabile. Il suono emesso pareva la modulazione della sirena di un traghetto, ma senza l’inquinamento annesso. A meno che il musicista non abbia il coviddi, come ha dimostrato la vita vissuta.

Traslochi neutronici: Koris si gode l’ufficio solitario in compagnia degli acari, mentre aspetta che le dicano quando dovrà lasciare i luoghi. Nel frattempo i rapporti dei colleghi già traslocati dicono che in certi uffici non ci sono abbastanza prese né di rete né di corrente, non ci sono tende alle finestre esposte a sud, non ci sono né riscaldamento né aria condizionata. Del resto, come dice la Segretaria Karen, è tutto temporaneo, per soli sei mesi o qualcosa di più.

Varie, avariate ed eventuali: siccome ormai il cervello di Koris è perso, ogni tanto si mette a canticchiare “Shiva Shiva Shankara“, canzone tratta dal film high fantasy in lingua telugu “Damarukam“, scoperto una sera con Junior perché la caccia al trash sta diventando una ricerca filosofico-morale. E adesso che l’avete sentita è anche nel vostro cervello.

Piedini psichedelici

Decisioni difficilissime

Ieri sera poteva essere una serata senza storia come tante, ma Koris ha avuto la pessima idea di andare a cliccare sul sito di Neutronland, colta da non si sa bene quale ispirazione divin-demoniaca. E lì il fattaccio: il posto che le avevano promesso e poi soffiato da sotto il naso, ora è di nuovo disponibile. Bello, sgargiante, a tempo indeterminato, aperto agli esterni come non lo era stato nel 2020. Tutto ciò in seguito a meccaniche laboratoriali alla Game of Stronz di cui non tratteremo in questa sede.

Tratteremo invece di come si sente Koris da ieri sera: fuori di sé per mille ragioni. Perché non è che ora soffra le pene dell’inferno come quando lavorava a Neutroni Porcelloni in qualità di manodopera schiavile, sia chiaro. Però è anche vero è che se n’è andata da Neutronland solo perché le scadeva il contratto in meno di un anno e quando hai superato una certa età il brivido del contrattino è qualcosa che non si vuole più provare. Non ha mai odiato Neutronland, al contrario. Anzi, forse lo ha amato pure troppo, perché veniva dall’inferno e quando vieni dall’inferno tutto sembra anche più bello e colorato. Sì, insomma, quella del lavoro attuale è una scelta di stabilità e di opportunità, non di contenuti. Ci siamo capiti? Forse no, ma pazienza.

Il sentimento immediato è stato il solito “e se poi te ne penti?”. Ovvero, il sacrosanto terrore. Spieghiamoci: Koris ha ancora un mese del fottuto periodo di prova e ha paura che se Capo Giuseppi viene a sapere dei magheggi intestini, la cosa finisca male. E magari Koris si ritrova col cerino in mano perché a Neutronland hanno già trovato un altro baby sitter di sorgenti radioattive. Bisognerebbe prendere il telefono e chiamare gli ex colleghi, ma con che pretesto? Serve un presto? Aiuto, la pandemia ci ha fatto dimenticare come si vive. Nemmeno a dirlo, l’immobilismo è un “e se poi te ne penti?”, ovvero se Capo Giuseppi si rivela insopportabile come ogni tanto sembra poi ci si mangia il fegato vita natural durante per l’occasione sprecata.

Altro sentimento fondamentale: la collera. Perché letteralmente porco cazzo. Perché questa cosa arriva con un pessimo tempismo; se fosse arrivata sei mesi fa sarebbe stato l’ideale. Se fosse arrivata fra sei mesi Koris avrebbe finito il periodo di prova e avrebbe una mente più sgombra per decidere con un’oncia di lucidità in più. Già, perché Koris è stanca morta, vorrebbe solo andarsene una settimana in un eremo in montagna senza dover rendere conto a nessuno, e con nessun si intende proprio nessuno. Perché qualora le cose vadano in porto, sarebbe un altro periodo di prova da sopravvivere, un altro momento di “do tutto per dimostrare che sono degna” (sì, non è l’atteggiamento giusto, lo sappiamo). E ora come ora quel “tutto” è davvero poco.

Altro fattore di collera: porco cazzo, poteva succedere quando era il momento. Il tizio che ha dato origine a tutta questa buriana avrebbe potuto pensarci prima di mandare all’aria i Koris-piani e non solo. Ci si sarebbe risparmiati un sacco di dubbi, di insonnie e di tempo. Forse non era destino, certo. Però porco cazzo lo stesso.

Insomma, Koris è sospesa in questo limbo di indecisione. Un po’ cerca di farsene una ragione, dicendo che alla fine la vita non è così male, che siamo a un passo dalla tanto agognata stabilità e che un lavoro è solo un lavoro, nella vita c’è anche altro. Un po’ si avvinghia al telefono pronta a chiamare l’ex collega M, con già tutta la lettera di motivazione pronta, unica lettera di motivazione che non richiederebbe uno sforzo erculeo per essere scritta.

Con molta probabilità non ne uscirà nulla e Koris vivrà nel dubbio per il resto dei suoi giorni. Però in questo preciso istante il momento è delicato e da maneggiare con cura. Intanto col cazzo che si riesce a vivere tranquilli per una settimana di fila.

The empiest words that there’ll ever be
It could have been me, it could have been me

Urlare nei gomitoli

E non solo perché oggi è l’otto di gennaio. Urlare nei gomitoli potrebbe essere una valida valvola di sfogo a sedersi per terra e piangere come un treenne a cui è stato rubato il ciuccio. Le ragioni ci sono tutte e anche se non ci fossero arriverebbero presto.

‘thieu ha avuto la folle idea di voler abbassare la cappa in cucina. Chiariamoci, l’idea in sé non sarebbe folle, non fosse che s’è capito che la cucina va guardata da lontano senza andare troppo nei dettagli, altrimenti si scoprono miserie. Ad esempio, la cappa era stata intonacata assieme al muro, non era stato tolto il cellophane dentro, non era stata fissata con le apposite viti ma con della colla merdosa e, dulcis in fundo, il muro dietro alla cappa non è stato né dipinto né intonacato. Siamo al livello superiore del “nascondere la polvere sotto al tappeto”. Koris è abbattutissima perché deve rifare l’intonaco prima che sia rimessa la cappa e non è che il lavoro sia stato fatto da Peppino l’usuraio in pensione, che a tempo perso fa il muratore in nero. Sta minchia di cucina è stata fatta da un’azienda seguita da un architetto e ci si ritrova comunque a dover rifare cose. Abbattimento generico.

La ripresa lavorativa è una pestilenza, nel senso letterale del termine. Le norme anti-coviddi sono complicate, imperscrutabili, interpretabili, più generiche del sistema della pila di una partita di Magic: The Gathering con mazzi blu primi anni 2000: se gioco l’istantaneo “droplets” sulla stregoneria “mascherina di stoffa” ha effetto prima o dopo dell’incantesimo “vaccino booster”, sapendo la creatura “coviddi” ha attacco improvviso e attacca senza TAPPare? (Scusate, nerdaggini di un’altra era) Insomma, il succo del discorso è “fate un po’ come cazzo vi pare, basta che non dichiarate che vi contaminate al lavoro e che venite almeno due giorni a settimana”. Capo Giuseppi fa lo gnorri e Koris ormai ha alzato un altare votivo all’ex-capo di Neutronland, che le manca tantissimo. Siamo alla fine della civiltà occidentale, iniziata coi Greci e finita con le lettere greche.

Lo studio che si trascina da settembre sclera. O meglio, il nettunio sclera. O piuttosto, ha una differenza del 5% con quello che dovrebbe essere, che secondo Koris viste le circostanze è grasso che cola, ma pare di no. Anche se la quantità studiata, che doveva essere lineare, forse lineare non è, chi può dirlo. Koris non sa più cosa inventarsi e ne avrebbe anche un po’ le palle piene di sacrificare ore supplementari, week-end e anche vacanze. Tuttavia teme che questa mancanza possa pesare sul periodo di prova, che finirà sempre troppo tardi per la Koris-sanità mentale.

Insomma, Koris vorrebbe sparire due settimane sotto i Pirenei Atlantici fra gli speleologi puzzoni che mangiano salsiccia, patate e formaggio facendo battute di dubbio gusto, ma bisognerà aspettare agosto per tanta grazia. Per ora ci si può drogare di videogiochi e sperare che il Maitre de Jeu mantenga la sordida promessa iniziata con “ho un background di una grossa campagna già pronto”. E cercare gomitoli in cui urlare il proprio disappunto.

Mistici gomitoli della follia, un racconto inedito di Lovecraft

Stati di emergenza

Meno pochi a Natale, meno ancora meno al Koris-compleanno, più un sacco di stress. A pacchi formato famiglia. Già, famiglia. Iniziamo con la lamentela uno.

Koris era abbastanza serena per il ritorno italico natalizio. Ha una terza dose, i Maiores pure, poteva farsi venire a prendere a Nizza spendendo la folle cifra di nove euri di Flixbus. Tuttavia le cose semplici non sono per noi, quindi l’Italia ha deciso che la terza dose anche sticazzi, fatevi un tampone se venite dall’estero. Per limitare lo spargersi di fastidiose lettere greche, dicono, anche se ormai le lettere greche sono un po’ ovunque e qui più che una pandemia pare una versione di Demostene. Cosa che a ben pensarci necessita uno stato di emergenza permanente, ma stiamo divagando. La necessità di tamponarsi rendere alquanto difficile per i Maiores saltare da una parte all’altra della frontiera e raccattare merce marsigliese di contrabbando, quindi l’opzione uno è diventata infattibile. Il Flixbus notturno arrivava troppo tardi per gli Ampero-gusti, urgeva trovare un’alternativa. L’opzione treno fino a Ventimiglia con agevole cambio a Nizza per la bagatella di quattro ore di trasporti sembrava l’unica possibilità rimasta. Poi i treni francesi decisero che era bello millantare lo sciopero a oltranza e allora tornava in auge l’ipotesi “preghiamo che la Yaris regga il tragitto”, non proprio la più auspicabile.

Situazione attuale: lo sciopero dei treni forse è revocato, Koris ha una prenotazione per un tampone mercoledì sera e un biglietto per il Flixbus notturno (che a un certo punto sembrava sparito pure quello) perché hai visto mai. Nel mentre il governo da questa parte delle Alpi forse domani annuncia nuove misure, ma Koris ha deciso che ogni giorno ha la sua pena e per questa settimana anche basta così.

Pare che Koris abbia ancora un lavoro, o meglio, che Capo Giuseppi non si sia incazzato come una biscia per lo studio che non procede come dovrebbe. Forse se ne frega, forse lo studio non è così importante, forse al solito è Koris che prende tutto male. Ai posteri l’ardua sentenza ma anche no, basta che la situazione si protragga fino al primo marzo. Nel mentre Koris lancia simulazioni, anche se preferirebbe lanciarle dalla finestra e fare tutt’altro. Forse dovrà ritagliarsi tempo durante le vacanze di Natale per fare anche quello.

Siccome il Koris-compleanno (il troppesimo) è alle porte, Koris avrebbe un sordido piano. Tuttavia ultimamente ogni volta che sono stati annunciati grandi piani è sempre arrivato qualcosa a distruggerli. Pertanto seguitiamo in questo stato di emergenza anche della iattura, e cerchiamo di uscirne il meno peggio possibile.

Cosa tutt’altro che semplice in questo momento

Terza dose e oltre

Koris è di un umore fetido e potrebbe essere un nuovo effetto collaterale (nonché l’unico) della terzo dose di vaccino, altro giro, altro regalo. Che poi le è anche venuto il dubbio che si stesse vaccinando abusivamente, perché il foglio diceva “dose ad almeno sei mesi di distanza”, tutto il resto del mondo diceva “cinque mesi”, quindi anche impostore nel vaccinarsi. Ma ormai è fatta, una settimana e ci sarà un green pass rubato in più in giro, colpa dei Marsigliesi che non controllano nulla, green pass compreso. Per inciso, c’è una chiara decadenza dei locali in cui vengono allestiti i centri vaccinali: la prima dose era al blasonato stadio Velodrome, la seconda al più modesto Palais de Sport, la terza in un centro congressi qualunque. Per la quarta si piazzerà uno spacciatore dall’aria losca nei cessi della stazione, a questo punto.

L’umore fetido di Koris potrebbe essere svincolato dal vaccino, ma non è una teoria abbastanza alla moda. Diciamo che le cause rientrano nel grande calderone dei “vari&eventuali” ed essendo argomenti sensibili magari il lettore di passaggio non ha voglia di vederseli sbattere in faccia. Fatto sta che Koris un po’ si odia perché non ha la motivazione di fare nulla e non si fa granché. Poi ha l’impressione che non le piaccia più nulla e di essere diventata una smorfiosa. Queste considerazioni spaziano dal primo episodio della saga di “Wheel of Time” fino al libro che Koris sta leggendo in bus. Magari è un periodo, o magari è la vecchiaia.

Al lavoro il nuovo passatempo trendy è acchiappare il coviddi. Si creano cluster e megacluster per le ragioni più svariate: feste serali, riunioni, pause caffè. “Ormai solo gli asociali non sono stati a contatto con positivi” ha dichiarato Capo Giuseppi a Koris, notoria asociale e pertanto al momento al riparo da contaminazioni di sorta. Oh, essere asociale del resto deve avere qualche vantaggio, oppure è solo una rottura di palle di umani normodotati che ti fanno presente “come sei asociale!”? Parlando di socialità, qualcuno pensava con orrore che visto lo propagarsi della quarta-quinta-ennesima ondata il temibile smartworking sarebbe tornato a reclamare vendetta, assieme alle teste di sindaci milanesi e di ministri riemersi dai governi Berluskaiser; invece no! A grande sorpresa le nuove direttive prevedono: mangiare in mensa in tempi record, evitare le pause caffè, proibire qualsiasi momento di convivialità o ragione di assembramento non strettamente lavorativa. Che poi ci sarebbe da chiedersi “ma se ci hanno detto di limitare lo smartworking per rafforzare il legame sociale e poi dobbiamo stare chiusi in ufficio che senso ha?”, ma suvvia, evitiamo le domande scomode.

Koris pensava di essere a buon punto con i regali di Natale, ma un fornitore truffaldino l’ha lasciata col culo per terra. Koris odia un po’ tutto, perché si era mossa a inizio novembre e invece adesso deve muoversi fra l’urgenza di un’alternativa e il nuovo universo delle dispute via PayPal. Deve anche riempire un carrello di videigiochi anni ’90 a due euri, che tanto verrà pagato dall’Orso, quindi tanto vale trovare il peggio del peggio. Peccato si sia già comprata da sola la versione XXI secolo-compatibile di Theme Park, sarebbe stato bellissimo. In compenso Koris si è auto-regalata “Le cronache di Heike” perché un libro di Eiji Yoshikawa non si disdice mai, soprattutto se è fuori catalogo e lo trovi a nove euri venduto da uno che sta svuotando la cantina.

La cucina pare non finire mai e se sono comparsi gli elettrodomestici, ci sono da aggiustare millemila dettagli che possono sembrare insignificanti ma invece no. ‘thieu ha dato l’ultimato per venerdì prossimo, dopodiché procederà a non meglio identificate maniere forti. Koris ne ha le palle pienissime e vorrebbe solo scomparire in una nuvoletta di polvere, l’unica cosa che non manca in questo periodo.

Per il resto bah. Koris porterà il suo umore putrido ad ammazzare mostrilli nelle Trincee Morte di Dragon Age, forse è il luogo in cui fa meno danni.

A differenza della maggior parte del genere umano
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