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Emozioni dominanti

S’è già detto che Koris ultimamente è attanagliata da questo sconosciuto sentimento chiamato nostalgia per un posto di lavoro precedente. Che poi sarà anche nostalgia della comfort zone creatasi nonostante tutto, però ci sono dati oggettivi che le fanno sentire di aver fatto proprio una cazzata. Come sentire la mancanza di avere un dosimetro e poter disporre di un acceleratore, il quale si rompeva ogni due per tre, ma insomma, sempre acceleratore era. L’idea di aver rinunciato alla parte sperimentale le suscita un groppo in gola che andrebbe a buttarsi ai piedi del vice-capo di Neutronland dicendo “ripigliatemi, vi prego”. Senza contare la suprema nostalgia per l’ex Capo, che non è nemmeno più a Neutronland, che non ha alzato un dito quando era il momento di imporsi, che non considerava un suo problema il naufragare del Koris-progetto. Tuttavia Koris lo ricorderà sempre come colui che le tese la mano per uscire dall’inferno di Neutroni Porcelloni e se non ci fosse stato lui ora non saremmo qui a lamentarci. O meglio, forse saremmo qui a lamentarci ma di cose molto peggiori e in uno stato mentale putrido a dir poco. Ancora una volta, sindrome di Stoccolma a palate.

Koris ha scoperto del tutto casualmente che nonostante tutte le rassicurazioni delle risorse umane (perché c’è sempre qualcuno delle risorse umane di mezzo? Misteri), pare non abbia diritto allo smartworking prima di un anno di anzianità. Questa cosa era scritta da qualche parte oltre che sul sistema che ti dice “sticazzi lo smartworking” come un Brunetta qualunque? Ovviamente no. Le risorse umane rispondono al telefono? Uh, proprio, credici. Koris aveva puntato a prendere un giorno di smartworking per poter fare la trafila per rinnovare gli occhiali? Certo, e alla pari di tutti i Koris-piani se n’è andato affanculo in malora. Per altro, tanto per cambiare, come se non ci fosse una pandemia in atto e come se Marseille non fosse il dipartimento meno vaccinato e con più casi della France Metropolitaine.

Siccome secondo un brocardo dell’Amperodattilo “a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca”, Koris ora è sul chi vive per tutte le cose che potrebbero aver dimenticato di dirle. Che so, che ha il diritto a un numero massimo di pisciate al giorno. O che il concetto di ferie non esiste prima della fine del fottuto periodo di prova. O che non avrebbe diritto alla mensa e dovrebbe consumare il pranzo assieme ai cinghiali che girano qui attorno. La cosa potrebbe andare in escalation, ma Koris è diversamente calma.

Sul fronte pratico ci sono delle simulazioni che girano ma che ci stanno prendendo troppo tempo per i Koris-gusti. Passiamo sotto silenzio l’ennesimo fattaccio informatico di lunedì, ovvero “ah, ma non i permessi per la job submission” (io vi intossico la vita, altroché job submission). ‘thieu si lamenta che “almeno le tue simulazioni girano, le mie si piantano” e Koris sa che dovrebbe tirarlo su di morale, ma la cosa le riesce alquanto difficile; anche perché ieri mattina ‘thieu ha finito i pan di stelle lasciando il pacchetto sullo scaffale e gonfio in maniera ingannevole, quindi Koris si è ritrovata senza biscotti alle sei del mattino ed è un’esperienza che non si augura a nessuno. In questo periodo Koris vorrebbe essere brillante, creativa ed empatica, e invece è solo stanca. Forse non è il momento di chiedere troppo da se stessi.

Boh, insomma, passerà anche questa, passerà anche il momento no se di momento di no si tratta. Se non è un momento no, vedremo. Intanto a complicare le cose ci si mettono i piccoli dolori da niente, ad esempio il condominio da pagare con spese da Billionaire o il sito di Gibert Joseph che non accetta più la carta di Koris. Certo, l’emozione dominante di Koris sarà sempre la rabbia, ma se l’universo non ci si mettesse di impegno magari si potrebbe cambiare questa tendenza.

In effetti è vero

Argh

Ci sono titoli più accattivanti di un’onomatopea per invogliare alla lettura di un post. Però Koris non è nemmeno sicura di voler invogliare alla lettura, fate un po’ voi se volete leggerlo o no.

Potrebbe essere la volta buona che Koris ha fatto il passo più lungo della gamba, che dal basso del suo metro-e-nemmeno-sessanta ci vuole anche poco, ma teniamo conto di ciò che si diceva sui campi di atletica ovvero “Koris? Quella che ha le gambe di dieci centimetri e la falcata di tre metri?”. Ci stiamo incasinando, è evidente. Insomma, bella della sua capacità multiforme e del “se non lo so fare lo imparo”, Koris potrebbe essere arrivata al momento in cui la plasticità cerebrale non regge più e se non lo sai fare col cazzo che lo impari. Si sta parlando del lavoro, se non si fosse capito.

Koris sta passando le giornate per lo più a litigare col servizio informatico perché le manca… tutto, circa. Se adesso ha una mail, oggi ha dovuto litigare di brutto con un tecnico abbruttito perché le sue credenziali non la lasciavano connettere al server.
“Deve usare le stesse credenziali che per l’accesso Windows”
“L’ho fatto, mi dice access denied”
“Deve scrivere ssh -x…”
“Ripeto, è quello che ho fatto, mi dice access denied”
“Lei non sa connettersi in ssh, eh?”
“…”
“Vabbè, senta, prendo la mano sul suo computer… ah, ma le credenziali di Windows sono maiuscole! Deve metterle minuscole!”
“…”
Adesso Koris può connettersi al server ma nessuno le ha detto dove minchia sono gli eseguibili e il wiki non la lascia accedere. Dovrebbe anche avere un terminale tutto suo che doveva arrivare oggi, ma il servizio informatico ha chiamato che non avevano lo scazzo di passare.

Per il resto Koris-impostore cerca di tenere un basso profilo e di inventarsi competenze. Dovrebbe lavorare con una tipa che ha uno scazzo epocale e la cosa mette Koris un po’ in soggezione. Vorrebbe porre seimila domande per fugare i suoi dubbi, ma ha paura che siano domande sceme e che le valgano lo stigma sociale e la cacciata con ignominia dal periodo di prova. Quindi si tiene i suoi dubbi, scartabella bibliografia e non capisce se ha capito. Per lo più si sente un impostore e ha paura di qualunque cosa le chiedano; ogni tanto pensa che le manca Neutronland anche se Neutornland non aveva futuro.

Poi magari è solo il primo impatto e dietro tutto questo c’è un gomitolo psicologico che a sbobinare in questa sede farebbe fuggire chiunque. Tuttavia come al solito l’ottimismo non è di casa e Koris vorrebbe almeno poter cominciare a fare danni su un computer, che alla fine si impara solo sbagliando molto, quindi prima si comincia e più c’è una speranza di imparare prima della scadenza di fine ottobre.

Mi pare un consiglio sensato

Prosa stagistica paranormale

Il ritorno sulla terra (inteso sulla superficie) è stato violento e non ancora metabolizzato. Un po’ perché, dopo tre settimane di sveglia-quando-capita, avere un affare che ti tira giù dal letto alle 6:10 dovrebbe essere vietato dal diritto internazionale. Un po’, anzi soprattutto, perché Koris deve occuparsi della tesina dello stagista e non è che sia una festa.

Per dirla in maniera gentile, Stagista J non ha esattamente lo stile di scrittura di Zolà. Ma nemmeno quello di un basic scrittore di young adult. E forse neppure quello del libretto di istruzioni del frullatore. La cosa che assomiglia di più allo stile di Stagista J è il verbale dei carabinieri tradotto con Google Translator versione 2006. Non proprio una lettura agevole né piacevole. Tout ce qui n’est point prose est vers; et tout ce qui n’est point vers est prose scriveva Molière, perché non conosceva la tesina di Stagista J che invece c’est de la merd… ahem.

Essendo Koris un individuo ansioso anche con scadenze non sue, aveva sollecitato Stagista J perché iniziasse a scrivere la tesina passo passo già a fine marzo. Che di “c’è tempo” sono pieni i cimiteri, chi ha tempo non aspetti tempo, ma soprattutto se rimandi a domani quello che puoi fare oggi, domani ti troverai sommerso da onde di mar commosso maleodorante e maledirai il te stesso del passato. Stagista J non ha la personalità del rivoluzionario e ha detto “ok”. La prima bozza della parte bibliografica è stata né più né meno che una tragedia: frasi senza verbo, paragrafi che saltavano di palo in frasca, figure generate a caso e piazzate e caso, senza referenze, senza indici, una bibliografia formattata come la lista della spesa scritta dietro uno scontrino. All’epoca Koris fece scendere dalla spalla il diavoletto-Bazilla (professore di microelettronica di Boulogne, personaggio iracondo di inaudita violenza verbale) che urlava fumando “manco al DAMS!” (scusa, Celia), andò da Stagista J e gli spiegò che così non andava per nulla, ma che c’era tempo e si poteva imparare a fare di meglio. Sempre docile, Stagista J disse “ok”.

Da allora le correzioni della tesina sono diventate una sorta di Koris-calvario generatore di dubbi esistenziali quali “ma ha capito? Ma gli ho spiegato male io? Ma si rilegge quando scrive? Ma sono io che pretendo troppo? Ma c’è vita intelligente nello stagista?”. Si sono presentati dilemmi etici quali “se gli riscrivo io il paragrafo la facciamo finita con questa tortura, però se gli mastico la pappa non impara nulla”. Qualche sospetto sulle capacità scrittorie di Stagista J venne a galla quando Koris lo trovò a riscrivere le frasi anziché usare la funzione correttore di Word. Stagista J si giustificò dicendo che è più a suo agio con LaTeX (e allora perché scrivi “ottimo uso del pack Office” nel cv?), Koris ci credette poco e ad ogni modo Stagista J poteva anche dirlo prima. Con alterne e faticose vicende si arrivò a luglio, con Koris scoglionatissima per le correzioni innumerevoli, il tempo scarso e le ferie imminenti. Disse a Stagista J che si sarebbe portata sui Pirenei una versione della tesina per correggere i peggiori strafalcioni, ma che al suo ritorno voleva che il malloppino fosse riletto, ben formattato in tutte le sue parti, bibliografia e appendici comprese, con delle conclusioni curate e con le referenze a posto. Adducendo che tre settimane sono un sacco di tempo (ahia), Stagista J disse “ok”.

Koris passò due serate pirenaiche a correggere la tesina di Stagista J in versione cartacea, sempre più tentata dal diavoletto-Bazilla a mettere i medesimi commenti che il Bazilla-vero faceva sulle relazioni di laboratorio, ovvero “SIGH!”, “MASOC”, “NOOOOOOO” e bruciature di sigaretta nelle parti senza speranza. Ogni tanto Koris andava da ‘thieu a chiedergli se capisse quello che c’era scritto, ‘thieu rispondeva “fossi in te smetterei di leggere e gli riconsegnerei la tesina dicendo che finché non scrive in maniera comprensibile io non gli correggo nulla”. Koris non si è persa d’animo e si è districata in una selva di errori di battitura, doppi spazi come se piovessero, cifre significative elargite a caso, termini scientifici latitanti, formule e figure disposte a guisa di quadri astratti. Koris sperava davvero che Stagista J, a 700 km di distanza, stesse mettendo una toppa a quel macello, del resto aveva detto “ok”.

Al ritorno a Neutronland, si scoprì che quel “ok” significava piuttosto un “digghe de shi”, locuzione ligure usata dall’Amperodattilo per placare le insistenze e poi proseguire a fare quel che si vuole. La tesina aveva un frontespizio, ma mancava di tutto il resto: le frasi senza verbo erano rimaste senza verbo, con virgole piazzate fra soggetto e predicato; la bibliografia era stata formattata tutta in corsivo con la scusa “ho visto che una norma permette di farlo” te la stampo io nel cranio, la norma, per altro con errori di battitura in titoli e autori; le figure erano state centrate aggiungendo spazi, come faceva U Babbu con le primissime versione di Word nel 1994, idem per i salti a pagina successiva; la funzione “simbolo” continuava a giacere inutilizzata; persistevano termini spannometrici quali “migliore”, “più grande”, “più piccolo” anziché quantificare le grandezze fisiche. Un commento a parte meritano le conclusioni, prese pari pari dal temino delle vacanze, ovvero “durante lo stage ho imparato molto”. Koris ha avuto un momento di possessione da parte dello spirito del Replicante (ex PhD advisor) che asseriva con sdegno “io non leggo più questa roba, ti arrangi”, poi è andata da Stagista J con una lista di correzioni lunga quanto i Promessi Sposi, da fare entro tempo limitatissimo. Per nulla scalfito, Stagista J ha risposto “ok, tanto devo mettere anche l’abstract in inglese”.

Koris pensava ormai che si fosse toccato il fondo, ma non aveva ancora saggiato la prosa anglofona di Stagista J. Fra “superior to” usato come “più grande di”, “runed” come participio passato di “run”, “fluency” anziché “fluence”, “it’s” usato come verbo, si può dire che Stagista J abbia un avvenire da ministro degli esteri. Anche peggio di dottorando Santuzzo che almeno ammetteva “I am not good at english grammer”. Prodezza degna di nota: in un paragrafo Koris aveva commentato “spiegare che dalle misure si può risalire al flusso”, si è trovata nel testo letteralmente “dalle misure si può risalire al flusso” e basta. Cecidere manus, o come disse ForinoSama (professore di Fisica I e idolo delle folle) “non si può cavare sangue da una rapa”, quindi Koris ha deciso che la tesina sarà mandata così com’è e che Stagista J se ne assumerà le conseguenze. Come al solito, in piena atarassia da dio epicureo, Stagista J ha detto “ok”.

Conclusioni da boomer farcite di “ai miei tempi qui era tutta campagna”. Ora, passi il non saper scrivere. Passi il poco rigore scientifico, anche se con la laurea in vista un pochino dovresti averlo in dotazione. Passi anche pensare che un sinonimo sia una malattia venera da evitare. Passi (ma un po’ meno) che tu, madre lingua, ti debba far correggere errori di battitura, grammatica e sintassi da una che è francese da un anno (magari Stagista J è disgrafico o è stato morsicato da un Bescherelle quando era piccolo, vai a sapere). Passi anche il non avere idea di come si formatta una bibliografia, nonostante avere numerosi esempi forniti nel corso degli ultimi sei mesi. Però minchia, essere un nativo digitale e usare Word come qualcuno che è appena passato al pc dopo decenni di macchina da scrivere meccanica, beh, va oltre la Koris-comprensione. Che forse questi pischelli nati all’alba del XXI secolo (fra Stagista J e Koris corrono 11 anni) hanno imparato a scuola l’uso di un computer, senza doversi barcamenare fra tentativi falliti, documenti corrotti in sola lettura e “cosa succede se scrivo un documento in Comic Sans rosso?” (ogni riferimento al font d’origine di questo blog è puramente casuale, ma era il 2006). E poi, come puoi arrivare all’ultimo anno di università con delle lacune del genere, nel mondo informatizzato dell’internet a portata di zampa e non più a 56k? E anche se ci arrivi, se ti si dice “metti i simboli per le lettere greche”, puoi anche provare a chiedere al signor Google, invece di crogiolarti nel “non so come si fa”. A meno che tu non sia convinto che tutto cada dal cielo, e del resto, se pensi che i numeri di pagina compaiano per magia esportando un documento in pdf…

Insomma, se Koris si trovasse a dover correggere una tesina del genere, il commento più gentile che le viene in mente è “sciatto”. Poi magari è troppo esigente, colpa delle sua storia fra Relatore Max (con commenti del calibro “l’interlinea del titolo non mi pare simmetrica, dovrebbe esserci un millimetro di più”) e Replicante (non riportiamo a galla commenti del Replicante che è meglio). Si sente anche un po’ in colpa, che magari poteva fare di più per Stagista J. Tuttavia, se qualcuno risponde sempre “ok” senza fare domande, Koris parte dallo stupido presupposto che ha capito, non che aspetti un divino intervento a salvarlo, una sorta di condono che tanto c’è il coviddi, già il fatto di presentare qualcosa dà diritto al massimo. Grandi misteri della didattica. Tant’è, la tesina è sulla via della consegna, Koris sta meditando il giudizio che darà in sede di commissione.

E no, la saga non è ancora finita: c’è ancora da preparare la presentazione, che doveva essere pronta per lunedì e invece nada, che qui il rispetto delle deadlines è fuori moda quanto le scarpe con la zeppa. Come commenterebbe Bazilla, “SIGH”.

Lo stagista, per esempio

Stagisti fancazzisti e relatori irresponsabili

Infine è giunto quel momento dell’anno in cui Koris dovrebbe partire, fra cinque giorni, per tre scandalose settimane nel nulla cosmico dei Pirenei Atlantici. Il “dovrebbe” è d’obbligo perché questa volta c’è di mezzo Stagista J che si sta rivelando essere un individuo autonomo come… come quelle piante da appartamento che se non ricevono la giusta dose d’acqua, di luce e di coccole giornaliere crepano male. Lasciato solo durante la permanenza merdopolese di Koris, Stagista J ha lavorato col ritmo del bradipo Flash di “Zootropolis”. Una cosa che ha mandato Koris fuori dai gangheri è stata la risposta “non ho fatto la correzione che mi hai chiesto perché non ho davvero capito quello che ho scritto, quindi non so come correggerlo”. Tralasciamo i discorsi da boomer stile “se l’avessi fatto io col Replicante o con Relatore Max…” e i what’s if del genere.

Ad ogni modo, Koris si sente in colpa a partire tre settimane e a lasciarlo solo in balia di un rapporto e di una presentazione che chissà come uscirà. Anche perché ha già vissuto questa cosa. Per esempio, undici anni fa, giorno più, giorno meno, quando Relatore Max se n’era andato al Fermilab a troppo pochi giorni dalla consegna della tesi magistrale. Per esempio quando il Replicante sparì in una ignota località della Polonia proprio due settimane prima la Koris-discussione di dottorato, dicendo che per la presentazione doveva (tanto per cambiare) cavarsela da sola, solo per fare il pignolo con gli event display la mattina stessa della discussione. In questi frangenti delicati della vita Koris si era sentita abbandonata, tradita e incapace di tirarsene fuori da sola; l’unica certezza che aveva era di essere circondata da una banda di stronzi.

Ora, Koris si era ripromessa di non far rivivere al suo stagista questo calvario. E di non rivivere lei giornate da 48 ore perché è il fottuto 20 agosto e sta minchia di rapporto va consegnato il 27 e somiglia solo a un’accozzaglia di cose a caso senza senso. Ha cercato di instradare Stagista J sulla strada del “se lo fai per tempo magari non ti riduci a fare una merda all’ultimo”, tuttavia la cosa pare non aver funzionato. Koris si sente responsabile di questi fallimento e sente che forse tre settimane di ferie sono troppe, forse è meglio restare col fiato sul collo di Stagista J perché lavori e non faccia finta di niente. In fondo se l’è preso lei lo stagista, deve assumersi le sue responsabilità.

‘thieu è già inviperito perché sostiene che se Stagista J non sa cavarsela da solo, allora peggio per lui, che arrivati alla fine dell’università bisogna avere un briciolo di autonomia. Secondo lui Stagista J si approfitta che Koris sia sempre pronta a parargli le chiappe ogni volta che non riesce a fare qualcosa, ma ora gli tocca arrangiarsi. Sì, ma perché Stagista J non riesce a fare le cose? Forse perché Koris non gliela ha spiegate bene? Forse perché Koris non sa spiegare? Forse è il caso che Koris cerchi di sopperire alle sue mancanze almeno con la presenza, anziché fuggire in ferie per tre settimane come l’ultima degli stronzi?

Koris è abbastanza convinta che né Relatore Max né tanto meno il Replicante si ponevano certe domande. Però magari erano professionisti veri e non “cosi” che sopravvivono alla meno peggio con la sindrome dell’impostore accovacciata sulla spalla. Quindi boh, forse è meglio partire una settimana dopo, lasciando Stagista J con un rapporto in uno stato circa presentabile e pregando gli dei ctoni che la presentazione si faccia rapidamente. Arrivati a questo punto possiamo dire che Koris è a tutti gli effetti una pessima relatrice, ma resta una campionessa indiscussa di sensi di colpa.

Avoja

Felicità è un rivelatore che funziona

Forse non è normalissimo che la felicità sia legata (anche) al capriccio di un ammasso di foglietti ad attivazione neutronica. Ma alla fine hai scelto di fare fisica anche perché questa robaccia ti piace, altrimenti per fare una cosa che ti faceva schifo non era proprio nelle tue corde tanto valeva scegliere economia e commercio.

Ieri è stato il giorno in cui il rivelatore disegnato da Koris al 100% veniva testato. Il test è arrivato con un mese sano di ritardo, bisognava fare tre campi neutronici diversi e invece se n’è fatto uno solo e per quanto riguarda il sistema di contaggio della spettrometria gamma lasciamo stare proprio. Insomma, tutto pareva destinato a fallire miseramente, anche perché l’acceleratore fa le bizze, quindi magari funziona, magari no, magari salta proprio per aria il driver dell’alta tensione (poi uno dice la scienza esatta).

La giornata non si è presentata coi migliori auspici: Koris aveva insistito perché si iniziasse a tirare neutroni sul suo rivelatore alle otto, quando alle otto e mezza non si vedeva in giro ancora nessuno. Ha fatto capolino TecnicoGomblottaro (vegano, crede agli alieni e al NN CIELO DIKONO, non si vaccina e altra roba) dicendo che tanto l’hall di irradiazione era piena di roba della gente che aveva fatto esperimenti ieri, toccava aspettare che venissero a mettere a posto i giocattoli, non prima delle nove. Koris invoca ad alte grida San Germano Mosconi.

Alle nove finalmente arrivano i siddetti tizi a sbarazzare, assieme al collega Responsabile dell’acceleratore.
“Però ieri c’erano un sacco di problemi, io non so se possiamo garantirti le quattro ore di irradiazione che hai chiesto”
Benissimo, perfetto, meraviglioso. Cos’altro potrebbe mai andare storto?
Koris va nella hall di irradiazione, pronta a piazzare la sua pila di foglietti metallici con supporto appositamente pensato da TecnicoBurbero più Capa; non entriamo nel dibattito per cui Koris voleva un supporto in carta e alluminio e invece ne ha avuto uno in polietilene (che disturba i neutroni), altrimenti non ne usciamo.
“Mi hanno detto che si poteva avvitare direttamente sul vassoietto porta-rilevatori”
“Ti hanno detto male, questo coso ha bisogno del treppiede fotografico per stare su”
“Ah. E dove lo trovo il treppiede fotografico?”
“Non lo trovi, lo hanno buttato via”
Nuova preghiera a San Germano Mosconi, maledizioni assortite sulla Capa e sul TecnicoBurbero. Alla fine il rivelatore che doveva avere un piazzamento precisissimo viene tenuto su con lo scotch e con un’abbondante dose di “speriamo che non caschi di sotto” (poi uno dice la scienza esatta).

All’accensione, l’acceleratore non era molto propenso a svegliarsi, emulo di quando Iset annunciò “perché mi chiami all’alba delle dieci del mattino?”. Poi fu il magnete uno che non ne voleva sapere. Poi fu il magnete a 90 gradi, astenersi facile ironia. Siparietto del TecnicoGomblottaro che si sente stocazzo e vuole spiegare a Koris cosa fanno le particelle in un campo magnetico, Koris si morde la lingua per non rispondergli “senti, coso, ho un pochino un dottorato in questa roba”. Poi fu il magnete due, rimesso in ragione con l’usata tecnica del “hai provato a spegnere e riaccendere?” (poi uno dice la scienza esatta).

Alle dieci e mezza e molte bestemmie, i primi neutroni iniziano a prendere a capocciate i foglietti del rivelatore. Non resta che sperare che l’acceleratore non salti per aria, o che non si bruci un driver, o che non salti la corrente ogni cinque minuti. Per peggiore le cose nella sala di controllo resta solo il TecnicoGomblottaro che anziché sorvegliare o fare anche solo finta di lavorare, mette video tutorial su come diventare il maestro assoluto del sintentizzatore, perché in fondo gli anni ’80 stanno tornando di moda ed è meglio farsi trovare preparati. Koris decide di passare le quattro ore successive sorvegliando il sorvegliante; nel mentre spedisce Stagista J, intento a fissare il vuoto cosmico perché non brilla per iniziativa, nel laboratorio di misura a preparare l’occorente informatico per la spettrometria gamma. Il fascio regge, i neutroni continuano a fare a botte coi nuclei del rivelatore.

Mezzogiorno e mezza, Koris è in preda ai morsi della fame che le fanno sognare gnocchi al Castelmagno con guarnitura di noci, pur sapendo che ha solo un tupperware con pomodori e mozzarella plasticosa. Il TecnicoGomblottaro si alza e fa per andarsene, che è per l’appunto ora di pranzo e poi ha preso appuntamento con un amico, è scortese farlo aspettare.
“Scusa, ma se si interrompe il fascio? Se cade la corrente?”
“Eh, pazienza”
“No, come sarebbe a dire pazienza? Dimmi almeno come posso fare per rimetterlo in funzione”
“Non te lo posso dire perché non sei abilitata. Ora vado che s’è fatta una certa, ciao”
Rubare uno stipendio: lo stai facendo come un vero professionista. Koris inizia a mormorare “ok, reazione di protoni su trizio, siamo solo noi due, io credo in te, possiamo farcela se tu reggi”. Per fortuna un quarto d’ora dopo arriva Collega Responsabile. Segue scambio di battute sulla piacevolezza e utilità di TecnicoGomblottaro.

Esattamente alle 14:25:37 l’irradiazione finisce. L’acceleratore ha tenuto per quattro ore filate, roba che non si vedeva da un bel po’. Non resta che l’ora della verità: il rivelatore di Koris ha funzionato o no?

Koris recupera la sua pila di foglietti nella hall di irradiazione. Grandi cautele per il terrore di “e se ho fatto male i conti di dosimetria e questo affare mi brucia le mani?”. Non brucia. Laboratorio di misura, smontaggio della pila di foglietti. Imprecazioni pesanti contro il bismuto che si è appiccicato al cobalto e non vuole lasciarlo mai più; ci spiace, bismuto, la vita è piena di delusioni. Koris prende il foglietto di alluminio e lo mette nello scassatissimo spettrometro gamma, ma come diceva il prof. Prussiano di analisi, “questo abiamo, questo amiamo”.

La tensione è alle stelle (per Koris, Stagista J è nel Nirvana di chi è troppo tranquillo per farsi problemi). Lo spettrometro registra qualche evento di rumore di fondo qui e là. Poi un evento a 1368 keV. Poi un altro. E un altro ancora. Il picco di trasmutazione dell’alluminio in sodio inizia a comparire, si staglia oltre il rumore di fondo, fiero e altero come chi sputerà tutti i suoi raggi gamma nelle quattordici ore successive. Il che significa una sola cosa: il rivelatore di Koris ha funzionato. Striscioni da stadio, mortaretti, trombe bitonali, cori volgari “eeeeeh l’uranio è l’elemento più infame che c’è”.

Che poi sì, come ha riassunto stagista J., “significa che la fisica funziona”. Esticazzi, lo sappiamo che non poteva non funzionare. Però ecco, poteva non funzionare così bene. Poteva attivarsi male, poteva non attivarsi affatto, poteva non assomigliare nemmeno da lontano alla simulazione. Non poteva esplodere perché non c’era niente che glielo permettesse, però insomma, sono tre mesi che va tutto male, concediamoci una gioia di una cosa che non si rivela così schifosa.

E niente, Koris è felice che il suo piccolo rivelatore abbia passato il primo test. Vuol che dire che, nonostante l’impostore e tutto quanto, forse un po’ di fisica sa ancora farla.

Ma infatti troveremo di certo qualcosa che non va, ma nel frattempo…

Insonnia, cervelli fuffosi e tutto il resto

Ah, che bella l’estate marsigliese, lu mari, lu sole, li motorini che fanno avanti a indietro nelle vie per tutta la notte. Koris continua a non capire la necessità di smotorare in pieno centro cittadino ad orari in cui i mortali dormono, però ammette che potrebbe trattarsi di un suo limite. Non che la cosa dovrebbe darle fastidio, tanto Koris non dorme; da qualche anno l’insonnia ha spodestato i sandali in quanto must imprescindibile dell’estate. Forse è colpa del cuscino, cosa che potrebbe fare di Koris una sorta di principessa sul pisello (evitiamo la facile ironia). Forse è colpa di tutti i cazzi che le girano per la testa (e anche qui evitiamo l’ironia). Vabbè, questo giro di frase ci sta portando in un cul-de-sac (non se ne esce da ‘ste metafore sporcaccione, aiuto!), riformuliamo. Koris ha deciso che deve cambiare cuscino perché l’Hampdan Ikea (ammesso e non concesso che si chiami così, visto l’andazzo potrebbe anche voler dire “testicoli” in svedese) classe 2019 è sfatto, l’imbottitura in sintetico si conglomerata in fiocchi che migrano in tutte le direzioni, anziché restare sotto il Koris-cranio. Si è quindi deciso di fare una cafonata e spendere cifre indegne per un cuscino in lattice della consistenza del marmo, quadrato perché qui in Francia vanno così e l’OCD impone una simmetria della biancheria da letto. Solo che ‘sta merda di cuscino non si trova. Se si trova online si richiedono cifre per cui sarebbe meglio prima vedere cammello, o piuttosto toccare cammello. Venditori di cuscini fisici manco a parlarne, sono spacciatori solo di merda sintetica. Koris è intrappolata in questo loop che genera insonnia che genera la necessità di una soluzione che genera il loop. S’è già detto che non se ne esce.

Nei rari momenti in cui l’imbottitura non migra, il Koris-cervello è ingombro di qualunque cosa possa generare un esepoitenepenti. Un piccolo Padre Maronno nell’ipotalamo, insomma. Koris è preccupata per la conclusione dello stage di Stagista J (che al contrario non è affatto preoccupato, beata gioventù), perché i dati sono sconclusionati, gli strumenti non funzionano e si rischia di non cavare un ragno dal buco. Per inciso, ieri c’è stato una sorta di Royal Rumble Koris vs i tecnici, perché l’una vorrebbe fare dei test con l’acceleratore, gli altri rispondono che tanto l’acceleratore si scassa, tanto vale aspettare dopo le vacanze. Guest star la Capa che millanta di voler dare una mano e invece se ne sta fra i piedi. Complice l’insonnia, Koris non capisce più nulla e sclera per lo stage di Stagista J come se fosse il suo, e chiunque bazzichi questo blog dal lontano 2010 dovrebbe sapere quanto ampi siano i margini di sclero di Koris (ah, cattività bernese, quanto NON ci manchi).

Koris aspetta mail che non arrivano. O forse sono lettere e non arrivano perché le poste marsigliesi fanno schifo. O forse fa schifo lei ma non glielo hanno ancora detto. Intanto su LinkeCoso arrivano ogni tanto mercanti di carne con allettanti del genere “il suo profilo è perfetto per lavorare in appalto su Neutroni Porcelloni, perché non torna?”. Boh, non so, amico, ma se ci fossi stata così bene forse ci sarei rimasta la prima volta, no? Insomma, thanks but no thanks, anzi proprio sticazzi.

‘thieu riesce ad essere stanco ed esagitato assieme ed è in effetti una bella performance. Troppo stanco per le faccende di casa, abbastanza esagitato per voler partire tutti i week-end a fare cose più o meno speleo, che richiedono logistica arzigogolata. Le serate trascorrono fra cercare di svuotare il cesto della roba da lavare e zaini da preparare e caricare in macchina. Che poi si tratta sempre di caricare macchine, solo che alcune hanno quattro ruote, altre un cestello. Stiamo divagando di nuovo? Probabile, ma Koris ha quattro ore di sonno all’attivo e forse uno zaino pieno di mutande da lavare in macchina, sperando sia la macchina giusta. Non è ancora chiaro se oggi ‘thieu passi a prenderla a Neutronlad per andare nel Vercors, se debbano ricongiungersi in un punto intermedio per andare quindi nel Vercors, o se non si vada affatto nel Vercors. Poche idee, ma confuse.

L’editor del romanzo è in silenzio radio. Koris non si sente di dargli torto, visto che è alla fine del romanzo e quella parte fa schifo. Come tutto il resto, probabilmente. Vabbè, un giorno ne parleremo anche su questi blog ma non è questo il giorno.

Se potesse Koris si estirperebbe il cervello e lo lascerebbe in formalina per un po’, tuttavia i migliori esperti nel campo sostengono che sia una pratica non reversibile e pertanto sconsigliata. Però sarebbe bello avere un diritto alla disconnessione della fuffa nel cervello.

Cose ingannevoli

Potrebbe essere il grande ritorno dell’isola della Delusione, in questo giugno in cui si scoprono cose di cui tutto sommato Koris avrebbe fatto anche a meno. Un po’ perché giugno sbatte addosso i primi caldi, quest’anno arrivati cosìdebottosenzasenso, ma siccome è un periodo di instabilità meteo, arrivano anche i temporali. Questo fa sì che Koris non sia andata in montagna questo week-end, cosa che nuoce gravemente al suo equilibrio mentale. Inoltre, visto che ogni sera sul sito del meteo compare la nuvoletta col fulmine, Koris va sempre in giro con un abbigliamento psicopatico pronto al caldo torrido e/o al diluvio, anche se poi non diluvia mai, c’è solo tempo umido. La prossima volta Koris vuole nascere mangrovia.

Su Neutronland la situazione umana sorvola la commedia umana. Il Capo dimissionario non si fa vedere, quando si fa vedere cammina a dieci centimetri dal suolo rispondendo “non è un mio problema, parlatene al mio successore”. La Capa è parimenti latitante, dicendo a destra e manca “dovete capirmi, i bambini, il marito che se ne va nel Nord”, giustificazione che la renderà evanescente senza che nessuno dica nulla. Il tizio che ha preso il posto millantato per Koris, colui che doveva avere mirabolanti doti e possederlo lunghissimo (il cv, zozzoni!), si è rivelato essere “da formare perché non conosce molto come vanno le cose sperimentali da queste parti” (però ci ha il pysello, vuoi mettere la competenz… ok, basta mood femminista arrabbiata). In compenso voci di corridoio dicono che messer Ultimo Arrivato si mette subito in lizza per la successione del Capo, quindi magari il posto si libera di nuovo, chi può dirlo. Solo che Koris ha l’impressione di aver già visto il film e per di più le assunzioni sono bloccate fino a fine 2022, quindi di che stiamo a parlare? Vabbè, ci si godrà il Game of Thrones laboratoriale da comparse, anche se le comparse sono sempre quelle che muoiono. Nel mentre non sono ancora apparse spade nella roccia per salvare il regno da guerre e distruzioni (e sotto l’elsa in lettere d’oro c’erano scritte queste parole “sticazzi”, ci sarebbe scritto “sticazzi”), forse non resta che fuggire a Honolulu.

Lo scintillatore ha le paturnie. C’è una remota possibilità che Koris abbia trovato la ragione del ballo del picco del cesio (nuova hit dell’estate, pensiamoci), solo che la soluzione potrebbe non essere facile. I consigli della Capa si sono rivelati disutili. Stagista J misura spettri gamma e ogni tanto si perde a fissare il vuoto, Koris in quei frangenti sente salire nell’animo un Replicante interiore che vorrebbe dire le peggio cose. Di solito riesce a reprimerlo, ma ogni tanto il Replicante interiore scappa al controllo, di solito quando Stagista J si lancia in elucubrazioni troppo ardite.
“Ma immaginiamo che lo spettro gamma diventi…”
“No. Qui non immaginiamo, qui misuriamo e poi traiamo le conclusioni. Smetti di fare delle congetture sul nulla”
Koris si sente molto in colpa per queste sue uscite, ‘thieu dice che è pedagogico.

Sul fronte informatico, il desiderio d Koris per avere un laptop con una scheda grafica che non sia uno sputo di silicio sulla cpu si sta facendo importante. C’è da dire che Blatto ha anche i suoi sei anni, sei anni per un Koris-laptop sono intensi, ed era pure un computer ricondizionato. C’è da dire anche che Koris non ha attualmente un budget da allocare a capricci del genere, nonostante la vocina interiore che dice “oh, senti, l’ultimo laptop nuovo di fabbrica che ci siamo comprati era Trillian nel 2007, un computer nuovo ogni 14 anni possiamo anche permettercelo”. Un vecchio computer di Orso, dotato di una Nvidia di ben 512 megabytes, sembrava utilizzabile come tappabuchi. Tuttavia, recuperato domenica, il povero aggeggio decenne ha esalato il suo ultimo boot ieri sera. Orso, da bravo economista, manda messaggi del calibro “it’s compare un pc time”.

Quindi negli ultimi giorni ci si illude che accadano cose che poi marcano visita, piccole o grandi che siano. Tocca aggrapparsi a quelle che si sperano siano certezze di rivalsa, come il secondo appuntamento fra venti giorni col sergente maggiore Pfizer, capo istruttore per anticorpi Marines anticoviddi.

Ma pure i capi laboratorio, eh.
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