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Speleo Things, stagione 6

Nuova stagione. Loffia.

Come in tutte le serie che si rispettino (ma anche no), capita che una stagione sia più sotto tono delle altre. Dove c’è poca trama e troppo sviluppo di personaggi di cui non è che ci fosse proprio bisogno. Questa stagione del campo speleo alla Pierre Saint Martin è stata proprio così. Ma tutto sommato grasso che cola, visto con la piega presa dagli eventi a marzo, il campo speleo poteva non esserci proprio.

Koris e ‘thieu hanno passato gran parte delle due settimane ad allargare un meandro di quindici metri a -70, sempre nel loro BB26 adorato che tanto li aveva viziati l’anno scorso. Quest’anno no, niente vizi, solo duro lavoro nella corrente d’aria a 5 gradi. Per arrivare, qualche giorno fa, su una saletta in cui si intravede… la continuazione del meandro. Quindi la stagione 2021 si aprirà paro paro che la 2020, ma non precorriamo i tempi.

‘thieu non ne è stato molto entusiasta. ‘thieu ha molto imprecato perché il meandro era (ed è ancora) diversamente largo. ‘thieu si è scoraggiato molto più di Koris e in certi giorni ha inalberato un’espressione truce, dichiarando di non volerne sapere più nulla. Alla fine voleva saperne ancora, ma lamentandosi ad ogni centimetro. È un mondo difficile.

Al contrario, Koris era motivatissima a spaccare roccia e infilarsi nel meandro intimo. Ma Koris è in uno stato mentale assai bizzarro per cui le vanno bene un sacco di cose, soprattutto se non hanno a che fare con le persone. Poi fare su e giù per trenta metri di pozzo potrebbe aver giovato alla sua fifa dei pozzi grossi. Potrebbe, eh. Per conferma si potrebbe fare a settembre l’Abisso delle Patate col suo gustoso P65.

Sviluppo dei personaggi, si diceva. Quest’anno, strano ma vero, al campo speleo c’era più gente del solito. Koris ha fatto conoscenza con un geek degli esplosivi (ciao agenti della CIA, felice di vedervi) che si è rivelato essere un personaggio sotto molti aspetti, fra cui quello di grande gueule de Ch’ti. Koris, abituata alla dizione marsigliese o parigina di ‘thieu, ha imparato un sacco di cose nordiche. E con nordiche si intende da “Giù al Nord“. Ha anche appreso un sacco di cose per fare grandi kaboom, ma non è sano discuterne.

Personaggi di cui invece si sarebbe fatto volentieri a meno: Pisellone II. Pisellone I era uno speleologo marsigliese che credeva sempre di avercelo più grosso, lungo e magnifico degli altri. Pisellone II uguale, ma da Lione. Caratterizzato dalla più pura essenza di mascolonità tossica, Koris ha tirato un sospiro di sollievo quando si è infine tolto dai piedi. Lui e la sua teoria per cui “no, ma il BB300 ha l’aspetto di un vero abisso, il BB26 non continua”. Try again, ciccio, piglia e porta a casa il tuo P20, noi siamo a -70. In miniera, ma a -70. Che poi per Koris ognuno può fare quello che vuole, ma senza denigrare il lavoro degli altri.

Personaggio minore: il pompiere del Nord trasferito nel Gers (questa cosa ripetuta in media ogni 5 minuti) che allietava le cene raccontando disgrazie, incidenti stradali, incendi, gente morta male. Costui si è tirato dietro la moglie e i figli pro-ana, alimentati a mezza salsiccia a pasto. Parentesi: Koris ha dei grossi problemi di incomprensione con le mogli non-speleo degli altri speleo, ma questo merita un post a parte.

Koris è sopravvissuta a una delle peggiori avventure culinarie della sua vita, ovvero la sauce bolognaise. Che nella mente malata di qualcuno che non sapeva non solo cucinare, ma manco mangiare, dovrebbe essere il ragù. Il sugo “sauce bolognaise”, abbreviato “bolò” (perché pare un bolo alimentare in via di digestione), è giunto in barattolo. Già se fosse stato ragù Saclà sarebbe stato poco apprezzato, la “sauce bolognaise” marca falso-italiana BuonGustoMaAncheNo non aveva alcuna speranza di essere mangiabile. La moglie del pompiere ci ha aggiunto delle carote (“così mangiamo un po’ di verdura”) e una scatola di funghi interi. Una cucchiata di tale intruglio era servita su un piatto di pasta padana (sic!) messa a bollire per venti minuti e lasciata raffreddare per un quarto d’ora perché “tanto la pasta sta”. In seguito all’episodio e al “a me datene poca, eh!”, Koris è stata classificata come “di gusti difficili”. Una medaglia al valore, in pratica.

Quest’anno loffio ha portato a delle esplorazione loffie. Ma finché c’è vita e corrente d’aria nel meandro c’è speranza. L’anno prossimo si spera che il meandro “della lingua e del dito” (ciao, Celia) porti al tanto agognato pozzo Ziogatto. Non ci resta che sognarlo per un altro anno.

Notti folli e giorni molli

L’estate è qui anche se nessuno lo ha chiesto davvero. Questo significa che Koris impiega un tempo lunghissimo ad addormentarsi, quindi in tempo record si sveglia e inizia un tour di bevo-piscionotturno che pare una bambola Sbrodolina degli anni ’90. Forse Sbrodolina non pisciava, i ricordi in merito sono confusi.

Comunque, notti interrotte da gaudenti motorini che smotorano nelle vie, gente che pensa che tirare petardi nelle tenebre sia un’ottima idea, caldo generico fomentato dallalobby degli shorts.

Che c’entrano gli short? Semplice: tutti i pigiami da donna (ma anche da bambina) non prevedono nessun genere di pantaloncino che vada al di là dell’inguine. Bermuda abolito, l’essere femmineo deve essere sexy anche quando dorme nell’afa estivo. Peccato che lo sfregamento fra cosce produca calore, che produce sudore, che produce un risveglio estemporaneo carico di parolacce. Se Koris ha già scritto questa cosa pazienza, la ribadisce. Non ci sono solo bombe sexy al mondo, ci sono anche femmine normali che vorrebbero dormire senza cosce che fanno splurch splurch. Colpa della cellulite, della ritenzione idrica, dell’avere dei prosciutti sopra le ginocchia.

Quando alla mattina ci si sveglia in realtà si è già svegli. Circa. Se dice culo e non si è caduti in coma giusto cinque minuti che suoni la sveglia, ci si alza e si fa cambiare l’aria in casa nell’unico refolo concesso dalla giornata. Poi non è che Koris sia davvero sveglia: vive la giornata in uno stato di disconnessione dalla realtà, con picchi di attenzione e momenti in cui cola sul tavolo, persa ogni forma solida.

Quando Koris pensa che le estati scorse faceva ancora più caldo e per di più una volta alzata doveva guidare per 70 km fino a Neutroni Porcelloni, si chiede come cavolo facesse. Poi si ricorda che viveva più di là che di qua, abbracciata all’orlo del collasso e allora no, niente, non è che avesse più energie; era la forza della disperazione a tenerla più o meno in piedi.

Nel mentre luglio è alle porte e luglio doveva essere un mese in cui arrivavano risposte. Ma non sarà così. Forse sarà ottobre o più probabilmente sarà mai. Ci vuole pazienza in questa vita, signora mia.

Koris continua a trifolarsi il cervello alla ricerca di una trama che sia fantasy, ci sia azione, abbia a che fare col suo malloppo e stia in 50 pagine. Col cervello insonne in pappetta non è la cosa più semplice da fare.

Accozzaglia

A voler guardare il bicchiere mezzo pieno, si può vedere la grotta mezza vuota. Nel senso che dopo settimane-mesi percepite come anni-secoli-millenni, sabato si è tornati in grotta, ma siccome tutti si sono raccomandati di andarci piano, Koris e compagni sono tornati a scavare i buchi non proprio profondi reperiti tempo prima. Le grotte che promettono e non mantengono. Quelle che “ancora un sacco di terra e poi vedrai che il passaggio si apre”. Vabbè, l’importante era rimettere il naso sottoterra, il resto è paccottiglia.

Il resto… beh, non è che ci sia uno sciopero del blog. È che nella Koris-vita non succede granché, nonostante la fine del confinamento. Koris contia a tele-lavorare in maniera assai poco smart ma soprattutto isolata. Aspetta mail da Godot che non arrivano oggi, ma di sicuro domani. Come siamo passati dal paradiso di febbraio a questo non è ben chiaro, anche se Koris inizia a sospettare che quella di prima fosse solo una patina superficiale. E che forse la misura delle persone si comprende nelle emergenze. Karma.

Sono stati lanciati dei piani per il ritorno. Per quello che valgono, perché erano già stati fatti altri piani che sono finiti puntualmente nella rumenta per ordini superiori. Ma tanto non è un Koris-problema, non si parla mai dei non permanenti, gente caduca di dubbia utilità che tutti lasciano nel dimenticatoio. Tanto se il lavoro è giudicato insufficiente, la colpa è solo loro.

Cosa ci sarebbe da dire di interessante? Che siamo al quarto capitolo di Final Fantasy Tactics e che forse stavolta lo finiamo davvero. Forse. Se non ci blocchiamo su quest a caso.

Koris sta guardando il secondo anime della sua vita, ovvero Neon Genesis Evangelion (il primo è l’impareggiabile Nichijou). Junior si è lamentato che avrebbero potuto vederlo assieme in collegio. Ha quindi ricevuto alcuni commenti via Wazzap e ha ritrattato questo sentimento. Con Celia invece si sono sottolineate le troppe similitudini fra Ikari Gendo e un relatore di tesi qualunque.

Un libro aspetta di essere ritirato da Koris, ma aspetterà ancora a causa del temporale che sta per scoppiare e del servizio informatico che ha inchiodato Koris alla scrivania sine die.

C’è voglia di patatine, ma non si comprano patatine perché a) siamo chiatti b) poi ‘thieu fa il moralista e le mangia tutte. Ci si tiene la voglia di patatine da due mesi.

Bon, passerà anche questa e il tempo poterà le risposte. Forse.

asuka

Il grosso problema di non capire se si è il personaggio tsundere o se non si sopporta il personaggio tsundere.

Il resto delle riflessioni notturne

Tanto tanto tanto tanto TANTO bene non va. Altrimenti Koris non si ritroverebbe (di nuovo) a guardare sfilare le ore nel cuore della notte. C’è da dire che ha fatto il possibile per non aggiungere ira all’insonnia. C’è stato dello sforzo. Si è messa a rileggere un libro-relitto della sua adolescenza, “Vivere e morire per Napoleone”, giunto a casa di ‘thieu per ragioni non note. Solo che anziché trovare resoconti di gente che si butta alla carica a villoso petto nudo o pettegolezzi sulle uniformi tamarre di Murat, si è ritrovata a leggere una sorta di diario di un chirurgo di guerra. E allora ditelo che lo fate apposta.

Koris continua a pensare al suo grasso e grosso culo, dicendosi che no, non doveva andare così per un cazzo. Che uscire da tre anni di difficoltà (filtro censura per evitare di turbare gli animi col termine corretto da usare) per… uhm, beh, NON USCIRE PROPRIO non è così facile. Certo, non è facile per nessuno, ma non è questo il Koris-punto. Il punto è che proprio quando iniziava a pensare che non andasse proprio tutto-tutto-tutto male, tutto-ma-proprio-tutto si è messo ad andare malissimo. Colpa sua, sì. Che poi è una cazzata, ma Koris pensava di poter finalmente prendere i ponti e le vacanze che nei tre anni successivi si era fumata. Che oh, resta una cazzata, ma quando pensi che aspettavi solo la rivalsa e invece sticazzi, un po’ ti fa male. Che non volevi finire di nuovo a dare le dimissioni con 50 giorni di ferie arretrati. L’abbiamo già detto che è una cazzata, vero?

L’assenza di valvole di sfogo si fa sentire. Perché quando pratichi sport diversamente conformi e da alcuni ritenuti estremi da… uhm… anni (arrampicata prima, speleo poi) per quasi tutti i fine settimana, il resto è un palliativo. Pure il salotto di Penelope, il bricolage tirato per le lunghe per durare fino alla fine di questo periodo infame, se fine ci sarà.

‘thieu dice “potresti scrivere”. Come se per scrivere fosse sufficiente posare il culo su una sedia e battere sulla tastiera. Come se scrivere non fosse fatto di esperienze, riflessioni, sensazioni. Koris non è sufficientemente vecchia per scrivere le sue memorie, rinchiusa in quattro mura. O forse lo ha già fatto e le sue memorie stanno qui, neeeeeext.

Quanto ai piani, anche ai micro-piani piccini piccini che Koris si era fatta fino a un mese fa, meglio non parlare. Che pare che salti pure il capo alla Pierre-Saint-Martin questa estate, quindi le ragioni per continuare a zampettare nel mondo paiono molto risicate.

Altro fun fact che in realtà non è fun per un cazzo: non potendo andare a casa sua, Koris non ha notizie della sua domanda di naturalizzazione. Che probabilmente è stata cestinata e non le hanno mandato nemmeno un “lol didnt read”. Ma il ministero degli interni potrebbe in effetti avere altri problemi attualmente che non gli sporchi stranieri venuti in Francia a rubare il lavoro (precario).

P.S. Che poi oh, lo sappiamo che c’è gente che ha problemi veri. Gente che lavora negli ospedali e non si ferma un secondo, gente che sta male, gente che ha perso i suoi cari, gente in situazioni precarie. Però questo è anche un po’ il mio blog, se non mi lamento qui delle mie cagate tanto vale che mi metta dei post-it lamentosi per casa.

32 marzo

Vista la routine sempre uguale da tre settimane a questa parte, Koris non vede perché si dovrebbe cambiare mese. Tutto continua identico a se stesso, tanto vale continuare anche marzo. Aprile verrà recuperato dopo. O forse anche no, chissà.

‘thieu va in giro ripetendo che bisognerebbe trovarsi del buon cioccolato per Pasqua. Koris non ha ben presente quando sia Pasqua, essendo Pasqua ad aprile ed essendo (per Koris) marzo prolungato fino a data da destinarsi. Ma tanto la pasticceria di fiducia è chiusa, quindi niente pesciolone di cioccolato fondente. Sì, qui in Francia per Pasqua fanno ogni genere di animale di cioccolato. Sì, le pasticcerie non sono considerate generi di prima necessità e nemmeno le librerie, ci meritiamo di essere sterminati dal vairus.

Le mail di Koris cadono nel vuoto siderale. Forse in laboratorio nessuno si ricorda più di lei. Forse la hanno licenziata e si sono dimenticati di dirglielo. O glielo hanno notificato per raccomandata. Ma la posta è chiusa, quindi non si può andare a recuperare la raccomandata. Peggio, in certe zone la posta non consegna nemmeno, quindi non arriva nemmeno l’avviso. L’unico elemento che fa propendere per il mantenimento le lavoro è l’accesso al webmail. Webmail che è omertoso come un pregiudicato di mafia. Karma.

Koris ha scoperto di non avere più né il pilot né la prima stagione di Battlestar Galactica e questo è molto male. Perché è sempre il buon momento per riguardare Battlestar Galactica, ma durante una pandemia forse ancora di più. Che poi Koris impieghi circa sei giorni a guardare un film è un altro discorso.

Ieri sera sono passati dei pipistrelli sotto le finestre di casa. Piccoli, dolci, pucciosi pipistrelli che non sono più disturbati dal traffico notturno. E se vengono a papparsi le zanzare ancora meglio.

Koris deve ammettere di non essere molto felice, ma tant’è, così è, c’è poco da fare. Ha anche l’impressione che la colpa della pandemia sia sua, in quanto la vita iniziava a prendere una piega interessante con un lavoro decente, un romanzo un pubblicazione e un racconto in finale per un concorso (e che avrebbe dovuto essere pubblicato). Sì, va bene, è la solita lamentela di chi sta bene e ha il culo seduto a casa al sicuro. Però almeno il diritto al piagnisteo lasciatecelo…

Distruzioni

 

Per te, Francia, il confinamento continua. Altre due settimane. Ma i Marsigliesi se ne fottono e vanno a passaggio lo stesso, cosa che fa incazzare Koris come una iena. Cosi si mette a urlare “ma allora andiamo a fare speleo, e che siamo, i più fregnoni?”. Poi non ci vanno perché sì, sono i più fregnoni.

La distruzione sistematica del salotto continua. Si è arrivati a due pareti su quattro, le due più rognose. Oggi si sposta la libreria come esercizio d work-out estremo. Poi vedremo se la legge di Murphy darà i suoi frutti e il vairus sparirà dalla faccia della terra, lasciando un salotto mezzo bianco e mezzo azzurro, con una libreria nel mezzo.

L’umore di Koris non è sempre ottimo e ogni tanto si ritrova al fondo di abissi piuttosto profondi e poco speleo. L’ottimismo non è mai stato il suo forte, per tempi di confinamento ancora meno. Koris ha come l’impressione che il vairus le abbia definitivamente fottuto la sua già agonizzante carriera, ma pazienza, s’è capito che nessuno ne uscirà indenne, chi più chi meno.

‘thieu vive un dramma tricotico. Koris lo aspetta al varco per fargli i codini.

Nel mentre una delle non moltissime ancore di salvezza resta “Call of Cthulhu”, dove ormai si sta smantellando la sanità mentale. Anzi, quella di Iset è già smantellata, il suo personaggio va in giro a leccare arcobaleni. Ma almeno, mentre i Grandi Antichi ti portano alla follia, non pensi al mondo reale. Che in questi giorni è sano e saggio guardare solo dalla finestra.

J’ai vu du monde

J’ai vu du monde assis dans un coin de la place Jean Jaurès à se dorer la pilule au soleil. Une dizaine de jeunes de vingt ans, en short et t-shirt, vautrés les uns à coté des autres au sol, à discuter. Comme s’il n’y avait pas une épidémie en cours.

J’ai vu du monde se rencontrer sur les bans et bavarder tout proches, une bière à la main. Peut-être ils étaient des pauvres gens qui n’avaient rien d’autre dans la vie. Mais les pauvres gens n’ont pas des iPhones ou des casques de moto sous le bras.

J’ai vu des gens à risque assis sur la Plaine à lire le journal ou à faire les mots croisés. Fort bonne idée, s’ils ne risquaient pas d’occuper une des rares places en réanimation si jamais le virus les atteint.

J’ai vu des familles complètes (parents, grands-parents, cousins) faire balader leur fils. C’est très bien de faire prendre l’air aux enfants pendant un quart d’heure, mais si votre enfant a désormais 15 ans il serait temps de le responsabiliser, au lieu de le promener.

J’ai vu du monde en queue à la superette, tous avec des masques. Les uns sur les autres. Comme s’ils n’avaient jamais entendu parler de la distanciation sociale.

J’ai vu une fille se promener, avec un masque filtrant qui sont désormais impossibles à trouver. Le masque était calé sur le menton. Car la fille était occupée à fumer un gros joint.

Et alors je veux vous le dire dans mon mauvais français de sale étrangère: vos flashmob, vos applaudissements à 20 heures pour les médecins, vos hashtags ne servent foutrement à rien. Et ils sont même assez hypocrites. Mais j’imagine que c’est plus vite et rapide comme ça, plutôt que suivre les recommandations du gouvernement.

Ho visto gente

Ho visto gente seduta in un angolo della piazza a prendere il sole. Una decina di ventenni, in t-shirt e poco più, sdraiati l’uno accanto all’altro sul selciato, a discutere del più e del meno. Come se non ci fosse un’epidemia in corso.

Ho visto gente riunirsi sulle panchine e discutere gomito a gomito, con la birra alla mano. Magari erano solo dei poveracci a cui era rimasto solo quello. Ma di solito i poveracci non hanno l’iPhone e il casco della moto sull’avambraccio.

Ho visto gente della fascia più a rischio seduti in piazza a leggere il giornale o a fare le parole crociate. Ottima idea, se non fosse che il virus rischia di mandarli in uno degli ormai pochi letti in terapia intensiva.

Ho visto famiglie allargate (genitori, nonni, cugini) portare a spasso il loro figlioletto. D’accordo il quarto d’ora d’aria dei vostri bambini, sacrosanto. Ma se vostro bambino ha 15 anni magari è l’ora di responsabilizzarlo, invece di portarlo a pascolare.

Ho visto gente in coda al supermercato, tutti con le mascherine. Ma addossati gli uni sugli altri. Come se non avessero mai sentito parlare di distanze di sicurezza.

Ho visto una ragazza passeggiare, con un mascherina, una di quelle col filtro che non si trovano più. Abbassata sul mento. Perché si stava fumando un cannone.

E allora lo voglio dire: i vostri flashmob, i vostri applausi ai medici dal balcone alle otto di sera, i vostri hashtag non servono a un cazzo. E sono anche un po’ ipocriti. Ma immagino sia più rapido e divertente così che non seguendo le indicazioni del governo.

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