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Meno sei ma #nonseneesce

Meno sei giorni al campo speleo del Berger. Koris è arrivata al lavoro strisciando sui gomiti e cercando di convincersi che, se avesse tenuto un basso profilo, avrebbe potuto trincearsi in ufficio e passare la giornata a finire il suo modello MCNP. O almeno morire nel tentativo, ma sempre nell’intimità dell’ufficio.
Et ho errato.
Koris era appena arrivata in ufficio e cercava di arginare la sua sindrome dell’impostore scartabellando roba sulla Bethe-Bloch (ciao, laurea con 110 e lode in fisica, ciao), quando è arrivato il Cancelliere Palpatine con quell’espressione. A metà fra il contrito e il disperato, riesce sempre a farti capire che è colpa di quei maledettissimi Jedi che vogliono prendere il controllo della Repubblica, lui non c’entra niente, sta solo chiedendo aiuto. Koris, come Anakin Skywalker, ci casca regolarmente (ma probabilmente non approfitterà del benefit di diventare Darth Koris).

jedi

“Colpa dei Jedi se non ci sono più le mezze stagioni, signora mia”

“C’è da rifare e consegnare entro oggi una versione definitiva del maledetto documento, io non so come fare, ho bisogno che lo faccia tu”
“Va bene, ci provo, faccio una versione e poi la mando in giro”
“No, non mandarla in giro, mandala a me”
“A te e al PiccoloZarDiTutteLeRussie” (aka il Russo Junior che ultimamente si sta allargando un po’ troppo)
“No, è in vacanza, per questo i documenti da correggere spettano a te”
Moto di ira, collera, stizza e tutte quelle robe che conducono al Lato Oscuro. Visto che il PiccoloZarDiTutteLeRussie ieri si è presentato a rompere i cabassisi per quelunque inezia, avrebbe potuto menzionare il dettaglio della sua sparizione. Invece no, ha fatto terra bruciata, ritirandosi in buon ordine senza dire niente. Astuto come una faina. La sa più lunga di una prolunga.
“Per quando vuoi il documento?”
“Fra mezz’ora. Poi ci saranno da corregere dei reviewers. Poi ci sono quei documenti da rivedere in comunicazione coi tipi di Barcellona…”
“Quali tipi di Barcellona?”
“Non hai partecipato al meeting un mese fa?”
“No, nessuno mi ha invitato, il SodomizzatoreDiDrosofile ritiene che io non faccia parte del jet-set”
“Ma porca miseria! Sistema il documento uno, poi vieni da me che vediamo di metterci una pezza”
A suon di pezze qui Koris si fa una coperta patchwork, peccato ci siano seimila gradi.
Meno sei giorni e quel meno sei è stato (ri)conquistato vendendosi l’anima per quello che resta. Se oggi si esce prima di mezzanotte è già qualcosa, che le riunioni alle quattro del pomeriggio sono raramente buon segno.

Paranormal coglionity

Punto della situazione a otto lunghissimissimi giorni dal campo al Gouffre Berger.
Qualche mariuolo si è introdotto nel parcheggio prima e nella macchina di Koris poi per fregarle un paio di occhiali da sole graduati da miope di marca sconosciuta e la penna usb con la musica. Cosa se ne faccia di tali tesori non è dato sapere. Parimenti non è dato sapere come si sia introdotto in macchina, essendo che non c’è segno di infrazione e la macchina è stata trovata chiusa il lunedì mattina. Gradita consulenza da Guglielmo da Baskerville.
Koris ha dovuto rendere Christine per esorbitante numero di chilometri. È stata dunque dotata di Christine II, stessa macchina ma grigia. Tale solenne passaggio di consegne ha comportanto un inevitabile scambio col CCC. Il succo della discussione:

  • Il contratto rinnovabile ma anche no, per la serie “chi ci capisce è bravo”. Riportiamo fedelmente lo scambio:
    “Ma c’è una speranza che il mio contratto a gennaio venga rinnovato, secondo te?”
    “Sicuramente verrà rinnovato! Io ne sono certo!”
    “E allora come funzionerebbe? Con quanto anticipo conviene muoversi per parlare con la controparte?”
    “Ah, non lo so, ma tanto il tuo contratto non può essere rinnovato”
    Se Koris non sta scrivendo questo post dal carcere per omicidio efferato è un puro caso;
  • le ore di straordinario, con annessa sceneggiata (e qui parte in automatico il a un dottor della mia sorte certe scuse, signorina). Perché se Koris fa ore in più l’azienda non ci lucra abbastanza, ma oh, il CCC è dalla tua parte. La proposta di farsele passare come ore di riposo è caduta nel vuoto cosmico perché “sulle tue ore di riposo l’azienda ci paga le tasse, quindi deve pagare il cliente, non si può fare, oh, quanto mi dispiace, battiamoci il petto assieme”. Mancava solo “Hanno ammazzato compare Turiddu“;
  • i chilometri di Christine II non sono comunque sufficienti ad arrivare a fine contratto. Koris ha cercato di negoziare di mettere in servizio la Ya(xa)ris per la metà delle indennità chilometriche che le spettano basta che smettano di romperle i coglioni. Toccato sul portafoglio, il CCC si è illuminato di immenso e ha detto “Ah, sì, certo!”. Poi si è incupito di nuovo e ha esclamato “No, se lo facciamo per te vorrebbero farlo tutti, non si può!”. Ma prima era sì! E ‘mo è no!

Tacciamo per decenza la scena in cui il CCC cerca le chavi di Christine II pur avendole in mano e cerca di rifilare a Koris le chiavi di Christine I. Koris, essendo stronza dentro, ha atteso la fine della pantomima senza dire niente.
Sul lavoro, Koris manca di pazienza e vorrebbe esplodere crani con l’imposizione delle mani. Il Russo sociopatico fa correzioni a un documento di quattro mesi fa. Correzioni inessenziali che fanno venire l’eczema. Nel mentre si cerca una composizione isotopica di un olio di origine aliena, forse. Così le simulazioni restano monche. Koris ha una gran voglia di urlare “io mollo tutto e vado ad allevare vongole!”.
Per la serie “ci sono le Masche“: sono spariti il porta occhiali da vista (no, non era assieme agli occhiali da sole) e il cavetto del lettore MP3. No, non erano in macchina. Il continuum spaziotemporale li ha inghiottiti senza pietà.
Mancano ancora otto fottutissimi giorni al Berger e può succedere di tutto.

Promosso a giugno

Koris vorrebbe tanto essere teletrasportata in una qualunque estate liceale di troppi anni fa, foss’anche per poter evitare di svegliarsi alle sei e mezza tutti i giorni e non doversi sorbire due ore di macchina. Magari evitiamo l’estate 2003 coi tubi esplosi nel maniero dei Maiores e l’esilio a Piana. Soprattutto che ora a Piana è esondata la fossa biologica e se non ci fosse l’Amperodattilo probabilmente tutti sarebbero ancora nella merda (tranne Orso, che sta studiando da abitatore di ponti londinesi, avendo ricevuto lo sfratto, e sta cercando un ponte con Netflix).
Mancano esattamente tredici giorni alla partenza per il Berger, campo speleo del -1000, e sono troppi giorni. Se la compressione dello spazio-tempo non ci fa tornare al cazzeggio liceale, possiamo almeno zippare questi tredici giorni in tre? Sarebbe molto apprezzabile, strega Adele che ha esagerato con gli steroidi (e se non avete giocato a Final Fantasy VIII non potete capirla).
Per la serie “solo cose belle”, il CCC ha detto a Koris che non le verranno pagati gli straordinari, ovvero le giornate in cui fa più ore dell’orologio. Non ne ha diritto, non va bene, non sono cose che si fanno, suvvia. E poi se arriva solo ogni tanto, uno può anche fare un sacrificio, c’è grossa crisi. A Koris fumano i cabassisi non poco per questa ragione, anche se ha un piano di back-up per farsi passare le ore in più come permessi (#credici).

inspirational

“Prima dell’ispirazione viene il massacro”
#JustKorisThings (grazie Junior per il contributo)

Comunque, Koris continua a volere risposte per prendere provvedimenti in merito. Solo che continua a non avere risposte. Quindi si dispera in cuor suo, come color che son sospesi, facendo un sacco di capricci.
Non avremo le mega vacanze dei promossi a giugno, ma focalizziamoci sui meno tredici giorni.

Tutte le paranoie, minuto per minuto

Sarà che le giornate tipo da dieci ore e più si impilano e che Koris non ha più voglia di arrivare a casa alle otto di sera, incapace di intendere e di volere, ma Koris ha avuto (e sta avendo) una crisi di pessimismo lavorativo delle sue.
Ormai sono quasi sei mesi che Koris lavora qui e l’argomento “che facciamo dopo il contratto?” non è stato minimamente toccato. Essendo che le capacità diplomatiche di Koris sono pari a quelle di un drago in dieta macrobiotica (e i draghi, si sa, preferiscono la sugna ai fagioli edamame), non sa nemmeno bene come buttare lì il discorso. Koris è diretta e non è sempre una sua qualità positiva.
Ora, Koris si sta effettivamente sbattendo un sacco. E il Capogruppo le riconosce anche i suoi sforzi, ma verba volant. Come dice ‘thieu (che si è sorbito lo sproloquio, quindi #thieusantosubito), per quanto verba volant, è la migliore assicurazione perché possa esserci un seguito. Ma non è abbastanza per esserne sicuri, questo è certo.
Koris ha l’impressione che tutto finisca sempre come al solito: “ottimo lavoro, grazie dei fior, ora fuori dalle palle che torna l’avente diritto”. Un sacco di esperienza, un sacco di ottime linee sul cv, molto onor, poco contante.
Nonostante le giornate tipo e lo stress, Koris non vuole tornare da Binomio, dal pollaio e a fare i mastrussi dei capi. Anche perché Koris è moderatamente certa che al suo ritorno le preparano una fregatura da manuale per sbarazzarsi di lei. Quelli sono campioni di inserimento supposte, la faranno sembrare colpa sua.
Koris non ha assolutamente il tempo né le energie per pensare a piani di back-up di qui a febbraio. Non sa nemmeno se è il caso di pensarli davvero perché non ha risposte. Forse non le avrà prima di gennaio, forse boh. “Ah, ma qui c’è gente a cui hanno rinnovato il contratto il giorno prima. O tre mesi dopo. Qui gira così” le hanno detto. A Koris è venuto l’eczema per molto meno.
“Tu vorresti sapere come va a finire il libro e ti ritrovi a non sapere nemmeno quante pagine ha il libro” dice ‘thieu che la sa lunga. Koris invece rosica.
E quindi Koris avrebbe bisogno che Toranaga, la sua divinità di fiducia, le ri-facesse un miracolo. In fondo, è un miracolo più semplice del precedente. Sul tributo possiamo accordarci.

La Via Crucis dei pantaloni estivi

Capita, anche nell’esistenza di una Koris qualunque, che ci si trovi nella necessità di dotarsi di pantaloni estivi, pena andare in ufficio in mutande, coi polpacci preda dell’aria condizionata. Capita anche che una Koris qualunque un sabato qualunque in cui è eccezionalmente libera decida di sacrificare una mattina per andare alla ricerca del siddetto copriculo. E capita anche che, per una volta nella vita, sarà forse il giro di boa dei trent’anni, Koris si impegni a non fiondarsi sul primo paio di braghe vagamente papabili e vagamente della sua taglia, ma a scegliere con criterio ragionato.
Capita tuttavia che l’Universo non ci creda nemmeno un po’ e decida di divertirsi.
Koris ha iniziato quella che nel suo immaginario è una via crucis con un minimo sindacale di buona volontà. Non può farti tutto schifo, Koris. Riuscirai a trovare un paio di pantaloni che siano presentabili a un gruppo sociale non composto esclusivamente da arrampicatori o speleologi (o fisici, perché non è che ci sia molto da stare allegri). E riuscirai a considerare il compito, se non piacevole, almeno sopportabile. Avanti, ammetti che quella dei tuoi anni precedenti era una posa e che c’è una femminilità nascosta dentro di te a cui fa piacere provarsi vestiario. Vestiario che non comprenda solo pile, neoprene o materiale tecnico di colori improbabili, si intende.
L’Universo ha ribato il suo perentorio LOL.
Entrata nel primo negozio, Koris aveva un’idea piuttosto precisa del pantalone che intendeva comprarsi. L’unica pecca è che doveva trattarsi di un’idea aggioranta alla moda 2010, perché di un simile capo di abbigliamento non si è trovata traccia. In compenso, eccezion fatta per i jeans che ai 30 gradi estivi potrebbero anche uccidere, sembrava di essere stati catapultati in Jumanji, complice la presenza di braghe zebrate, leopardate, pitonate, fintopelo. Nella giungla dovrai stare, finché una taglia 38 non compare. Non era decisamente cosa. Koris ha cercato invano una paio di pantaloni di lino, nella vana speranza che aumentare il budget servisse a qualcosa. I pantaloni di lino sono fabbricati esclusivamente per i baricentri importanti. Ricordiamo al pubblico pagante che Koris consiste in 46 kg strizzati in 155 cm. Non esattamente quello che si definisce una taglia forte, eccezion fatta per le cosce. Abdichiamo il pantalone di lino. Evitiamo anche Jumanji. Resta il reparto junior. Che oh, a Koris andrebbe anche bene. Ma i pantaloni rosa confetto taglia 12 anni anche no. I maschi non sono contemplati, maledetta teoria del gender.
Koris si dirige alla seconda stazione della via crucis, del resto fa anche caldo e la sofferenza comincia a farsi sentire. Il negozio in questione è più piccolo e luminoso, magari hanno in stock fantasie che non prevedono maltrattamenti di animali e di senso estetico. Ma non è mica così facile. Tutti i pantaloni vagamente Koris-papabili sono in tinta unita, delle seguenti tinte: arancione sparaflash, giallo fosforescente, verde vomito alieno, fucsia Barbie passione allucinogeni. Koris forse non è psicologicamente pronta per diventare parte di un trip da LSD. Se no si può sempre optare per un paio di pantaloni bianchi, ovvero le braghe usa-e-getta, messe un’ora, messe a lavare (e comunque non torneranno mai più come prima).
Terza stazione della via crucis, ecce Koris. È la stessa catena di negozi in cui l’Amperodattilo ha spesso trascinato Koris, in tempi di carestia vestiaria. Con un po’ di culo magari ce la caviamo con poco e in breve tempo. L’Unierso questa volta risponde ROTFL. Pantaloni animalier. Pantaloni floreali. Pantaloni fluorescenti. Pantaloni floreali animalier fluorescenti per zebre hippy dipendenti dagli acidi. Poi appaiono loro. Un paio di pantaloni leggeri, anonimi, beige. Un po’ da vecchia signora, ma con gli accessori giusti potrebbe funzionare, si dice Koris, ripetendo frasi a cazzo da “Il Diavolo veste Prada”. Se ne prova un paio che dovrebbero essere più o meno della sua taglia. E in effetti sono della taglia giusta, ma per due Koris. Inizia il balletto della ricerca della taglia perduta. Fino ad arrivare a quella che, qui in Francia, è contrassegnata come una taglia 34, minimo contemplato. Che di prosciutti cosce andrebbe anche bene. Ma non di vita. Lunghezza LOL.
Koris è sul punto di buttarsi in ginocchio in mezzo a teenagers shopaholic perfettamente a loro agio e mettersi a gridare “perché, perché mi tocca questa pena?!”. In latino. Al contrario. In un chiaro caso di possessione demoniaca, che sarebbe un’ottima scusa per andare in mutande al lavoro ed evitare questa pena.
Koris non se la sente di affrontare una quarta stazione della via crucis perché evidentemente il regno dei cieli sarà di qualcun altro. Qualunque velleità di impiegare un’oncia di buon gusto è andata a farsi friggere, prova ancora una volta che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Poi si decide che a mali estremi, estremi rimedi: reparto bimbi. Koris opta per due paia di pantaloni che siano il più anonimi possibile (tanto da lontano non si vede che sono fiorellini e forse anche rosa), trova una taglia che le entri e che la umili il giusto, quindi si avvia alle casse lanciando strali contro la società consumistica e la grande distribuzione dell’abbigliamento.
Ora, via crucis a parte, Koris ci avrebbe anche messo una certa buona volontà questa volta. Solo che proabilmente, se cercasse consigli top fèscion, più che il blog di Chiara Ferragni dovrebbe consultare il catalogo di Benetton 0-12.

Caina attende

Essendo cresciuta a dosi massicce di “Cerentola” di Rossini, Koris è sempre stata abbastanza convinta che la migliore strategia è e sarà la mia vendetta il lor perdono. Insomma, di essere un individuo capace di provare buoni sentimenti di fronte alle ingiurie passate e ormai fossili.
(Poi ti presentano il duo malefico Mozart/Da Ponte che si canticchiano la vendetta è un piacer sebrato ai saggi, obliar le onte e gli oltraggi è bassezza e ognor viltà e finisce tutto in vacca. Come alla discussione della magistrale che poco mancava che il presidente di commissione dicesse “la proclamo dottore in fisica, baciamo le mani”).
Comunque, libretti d’opera a parte, Koris pensava di essere abbastanza vecchia da innestare la modalità emozionale “sticazzi” e riuscire a provare persino un po’ di umana pietà per certi soggetti, in quanto appartenenti alla stessa specie. Fino a prova contraria.
Finché non è piombato nella sua casella di posta, dopo più di due anni di silenzio, lui. Proprio lui.
Il SonnoDellaRagione.
(Quindi se i bookmakers del blog se lo giocavano spacciato 25 a 1, andranno delusi)
Si è ripresentato a chiedere Koris-notizie.
Si è ripresentato a fare autodafè per essere stato troppo duro con Koris mentre stavano assieme.
Si è ripresentato raccontando una storia di miserie degna di Emile Zolà.
Si è ripresentato a mendicare un’ombra di conforto.
Koris, sulle prime, ha provato un’ondata di rabbia, in nome un sacrosanto “cazzovuoi?”. Se nessuno ti ha evocato da quando hai smarmittato fuori dalla Koris-vita un motivo ci sarà, no? Chieditelo. La risposta è dentro di te (epperò è sbajata).
Poi Koris ha cominciato a pensare.
Ha pensato che venire a chiedere scusa a tre anni dalla fine è insensato. Come dire “il gatto è morto tre anni fa, ma lo abbiamo tenuto in questa scatola, se vuoi puoi accarezzarlo ancora”. Come se Grouchy si fosse presentato la sera di Waterloo sul campo di battaglia chiedendo “sono mica in ritardo?”. Come se servisse a qualcosa parlare adesso della rottura, quando non si è voluto ascoltare prima per evitarla, ammesso che ciò fosse possibile.
Poi Koris ha pensato alla sua storia da novella verista. Al fatto che preferisce leggere Zolà che vivere in un romanzo d’appendice. E lì le è venuto da citare “Shogun”.
Karma, ne?
Che è più o meno traducibile con “era destino, non è vero?”. E in quell’istante Koris non è stata in grado di provare né pietà né empatia. Solo un vago senso di sollievo all’idea del “avrei potuto esserci ancora in mezzo”.
Il SonnoDellaRagione se n’era andato compiangendo Koris e la sua “piccola vita di merda”, facendole fare una vera vita di merda. E ora che Fortunae rota volvitur ha all’improvviso nostalgia di quella normalità che tanto ha vituperato, ora che si trova nel momento del bisogno (in una situazione che sembra essere molto colpa sua). Ora che, a suo dire, ha bisogno di svegliarsi da un incubo e sperare che questi tre anni non siano stati che un sogno.
C’è da riconoscere che il messaggio è stato sapientemente costruito: prima il velato rimprovero per non essersi più sentiti, poi l’evocazione dei bei tempi andati con tanto di pentimento, la narrazione della sua attuale situazione miserabile e per finire il rimpianto, con l’augurio che Koris stia bene. Tutto infiorettato per generare sensi di colpa, magari un po’ di rimorso, e infine una risposta che apra uno spiraglio.
No, SonnoDellaRagione, no.
Koris non si sente per niente in colpa, pensando a te e pensando a sé. Nemmeno nel momento del bisogno. Hai sempre rifiutato tutto quando eri ancora in tempo (e anche fuori tempo massimo), ma ormai sei un fossile nei Koris-ricordi. Sei cristallizzato nelle zucchine bollite, nell’inverno senza riscaldamento, nel tuo sentirti sempre migliore di tutti, nella tua follia, nelle lacrime che sei costato a Koris. E non per la rottura, a tuo dire dura: per la vita che c’è stata prima. Per l’aver preso e troppo raramente dato. Per aver metodicamente distrutto Koris, avvelenandole qualunque cosa positiva in momenti già difficili. Per aver denigrato e gettato alla polvere quello che ora chiami “un sogno” e che all’epoca definivi “la schiavitù della routine quotidiana”.
No, Koris non prova pietà, né per la tua situazione spinosa, né tanto meno in nome della nostalgia dei tempi che furono. Koris non ti darà alcun sostegno. Koris probabilmente non ti risponderà nemmeno. Anzi, Koris non riesce a non sentirsi sollevata a vedere tutto questo con distacco e dirsi “guarda cosa hai rischiato”.
E sì, probabilmente Koris ha già un posto prenotato nel lago ghiacciato della Caina all’inferno per questa mancanza di compassione. Ma di vita terrena, l’unica di cui può ad oggi attestare l’esistenza, ne ha una sola. E il SonnoDellaRagione non ha più alcun diritto di farne parte.

Nota: qualcuno potrebbe dire “facile per te, tu ora hai ‘thieu”. È vero che la presenza di ‘thieu mette un no categorico a qualunque minimo fraintendimento di sorta, anche se ‘thieu fosse solo un’unghia della persona meravigliosa che è. Ma a onor del vero, questo post (e tutto quello che vi è legato) è a prescindere da ‘thieu, dai suoi occhi blu, dal sieguo Cupido, amo un bel volto, né so mancar di fé. Koris ha speso troppe energie e troppo tempo ad aggrapparsi al bordo dell’abisso prima, a ricostruire i cocci poi. Il non concedere nemmeno un dito al SonnoDellaRagione lo deve innanzitutto a se stessa.

bridgetjones

“Francamente preferirei pulire il culo a Saddam Hussein”

C’est ainsi que l’Amour de tout temps s’est vengé:
que l’Amour est cruel, quand il est outragé!

Pienezze

Ci sono settimane che ti passano velocemente. Sopra. Prima avanti e poi in retromarcia. Tre volte.
Koris si è sbattuta un sacco per un documento fondamentale fondamentalissimo che doveva venire dall’Oriente prima, dalla Russia poi e che è finito col Senatore Palpatine che mercoledì ha sentenziato “Se chiedo a te di farlo so che per domani ho una bozza, quindi fallo tu”. Così lo ha fatto Koris, dal mercoledì alle undici al giovedì a mezzogiorno. Non non-stop, ma grazie a un certo numero di ore che chiameremo veramente straordinario perché, come dice l’economOrso politicamente scorretto, “prenderlo in culo con la ricorsa anche no”. Poi a Koris queste ore di straordinario non verranno mai riconosciute, essendo che il CapoPadroneDellaBaracca ha già sentenziato “c’è grossa crisi, se fai straordinari non te li paghimo, accordati ufficiosamente col cliente per arrivare più tardi un giorno” (eccerto).
Il concessionario che ha avuto in cura Christine la macchina infernale chiama Koris un paio di volte al giorno per pregarla di ritirare la valutazione al vetriolo. Dopo aver perso Christine nel loro garage. Dopo aver perso il Koris-assegno (“non è che può passare a farcene un altro?” “come vi suona il concetto di mancoperilcazzo?”). In parole povere, no way.
Koris vorrebbe fare tante cose, ma il divano sarebbe un’opzione allettante. Con tanti videogiochi fine anni ’90, primi anni 2000. Tanto sta diventando tutto abandonware. Potenza dell’essere vecchi. Poi tanto ci sono sempre dll che mancano e si finisce a giocare a solitario.
‘thieu santo subito perché ha capito che la soluzione a tutto di solito è il gelato. Col cioccolato fuso sopra. ‘thieu ne sa sempre un sacco. Prometti a Koris un gelato e sarà tua per sempre. In allegato il suo bagaglio di follia, prendere o lasciare.
Continua il caldo umido, il meteo delle mangrovie. E no, Koris non è ancora psicologicamente pronta al #jesusimangrovia. Bisognerebbe emigrare al di sopra dei 2000 m di quota. O al di sotto del circolo polare antartico.

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