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Student Wars: la derivata colpisce ancora

Tanto tempo fa, in una galassia lontana, lontana…

(Eh, sarebbe bello)
Musica, titoli di testa.
Le forze ribelli dei Mostriciattoli sono asserragliate sul pianeta ghiacciato di St. Jérome. Ghiacciato perché le finestre tutte aperte del pianerottolo creano un vortice d’aria a 20 gradi sottozero nonostante sia giugno. Sono le otto e mezza e Darth Koris capisce che è l’ora di sferrare l’attacco a questi maledetti fancazzisti, che bisogna pur giustificare lo stipendio mensile in qualche modo.
Mosto Lampadato decide di tentare una sortita per andare a farsi li cazzi sua nell’altra sala esperienze al suo compare, Mostro Petomane. Solo che i droidi-sonda imperiali di Darth Koris lo intercettano in tempo zero e le torpedinieri stellare piombano alle spalle dei malcapitati cazzeggiatori ribelli. Darth Koris inchioda Mostro Lampadato per estorcergli informazioni.
“Posso chiederti cosa tu stia facendo qui, quando il tuo gruppo lavora nell’altra sala?”
“Chiedo una roba al mio compagno”
“Una roba? E di cosa si tratterebbe, di grazia?”
Mostro Lampadato cerca di opporre resistenza, ma il Lato Oscura della Forza è potente in Darth Koris che, grazie ai suoi poteri mentali (traducibili con un’occhiataccia significante “ti strappo la pelle dal culo e ci faccio una custodia per la reflex”), lo riporta da dove viene. Mentre infuria la battaglia, Mostro Sensuale ha una liason dangereuse con la ciambrana della porta. In un impeto di passione, cercando verosimilmente di sedurla, struscia la sua Impareggiabile Parte (copyright “Shogun”) su lei. Non avvedendosi degli occhi di Darth Koris su di sé. La battaglia infuria a colpi di AT-AT e svariati urli, Mostro Sensuale perisce sotto il fuoco amic del perculamento da parte dei compagni ribelli.
Mostriciattola TeI (“Timida e Introversa”, sinonimo di “Si fa quel si può”, eufemismo di “Non si può cavare sangue da una rapa”) viene distaccata dal suo gruppo, isolata, perduta in compagnia della sua sola calcolatrice, in un mare di derivate impossibili. Le appare in sogno la sua antica maestra Tac-Chet Tina che le suggerisce:
“TeI, fai rotta nel sistema Aula-A-Fianco e lì fatti insegnare a fare le derivate, tanto io sono a Lione, di voi me ne lavo le mani e non è in alcun modo un mio problema”
Nel sistema Aula-A-Fianco Mostricciatola TeI si imbatte in Maestra Koris (eh, quando è presente solo un docente su cinque tocca interpretare più ruoli), scongiurandola di iniziarla alla Forza, alla Matematica e alle Derivate. Sapendo che doveva occuparsene Tac-Chet Tina, Maestra Koris sulle prime non vuole sapere, poi si fa muovere da pietà. Inizia un duro addestramento a base di derivate dei quozienti, elevamenti a potenza e spade laser.
“Quindi la derivata di x alla n è n che moltiplica x alla n meno uno”
“Quello che ho scritto!”
“No, tu hai scritto n che moltiplica x alla n alla meno uno”
“E non è la stessa cosa?”
Maestra Koris ogni tanto diventa verde e sbotta massime del calibro “Fare o non fare: non c’è provare” oppure “La matematica non è un’arte figurativa”.
Fine primo tempo, è mezzogiorno e mezza, tutti a mangiare.
Secondo tempo. La scena si trasferisce nella Città Fra le Nuvole, perché dopo mangiato i processi digestivi fanno sì che la testa di ognuno sia altrove. Darth Koris, avendo stretto un patto con i suoi colleghi imperiali disertori, aspetta rinforzi nel pomeriggio, sperando che la responsabilità di tutta la baracca non ricada ancora una volta sulle sue spalle. Mostro Lecchino, ad insaputa dei compagni, cerca di stipulare un accordo con Darth Koris per poter fare l’orale del suo gruppo nell’ora a lui più propizia. Solo che ogni volta che Darth Koris si presenta per dare battaglia Mostro Lecchino non è mai pronto e Darth Koris ha deciso che la pazienza è demodé.
Nello stesso Maestro Koris ha lo stesso problema con Mostriciattola TeI, che si presenta per l’ottava volta in lacrime incapace di districarsi fra i misteri della Forza e delle Derivate. “Quando un dottorato in fisica avrai, paziente più non sarai!” le sbotta a un certo Maestro Koris.
Nel frattempo Mostro Ansiogeno subisce un attacco a sorpresa da parte di Darth Koris.
“Visto che qui non c’è nessuno vi interrogo io. Sono pronti i vostri risultati sperimentali?”
“No, c’è una cosa che non mi torna”
“E cosa non vi torna?”
“Ah, non lo so proprio, dovrei guardarci”
“Voi lo sapete che rischiate un cazziatone con questo genere di risposte, vero?”
Nel frattempo si scopre che Mostro Lecchino in realtà deve la sua fedeltà solo a Tac-Chet Tina e non a Darth Koris. La quale si vendica all’orale in maniera terribile. Sorte analoga subisce Mostro Sensuale e il compare suo, perché la tecnica della decimazione non guarda in faccia nessuno, le forze dell’Imper nemmeno.
Alla fine anche Mostriciattola TeI di affaccia al temuto scontro con Darth Koris, nonostante Maestra Koris se ne sia andata scuotendo la testa e mormorando “derivatas ante porcos!“.
“Io avrei anche fatto il calcolo delle incertezze con le derivate, ma non mi quadra”
Darth Koris si erge in tutta la sua bassezza, scarpe da ginnastica e respiro di chi un cazziatone in canna di una potenza tale che il Lato Oscuro diventa biondo.
“E le derivate?”
“Beh, le ho fatte con Maestra Koris, quindi devono essere giuste”
Darth Koris avverte un tremito nella Forza.
“E la formula di partenza?”
“Ah, quella non può essere sbagliata, me la ha data Tac-Chet Tina!”
Al sentir nominare il rivale, Darth Koris inchioda ancora una volta Mostriciattole TeI e ingiunge di farle vedere la formula usata.
Crescendo musicale.
Tensione.
Alla formula manca un pezzo. Darth Koris vorrebbe lanciare un urlo. “Dolore, sofferenza, morte io sento… qualcosa di terribile è avvenuto. La giovane Koris soffre molto, soffre tremendamente” mormora Maestra Koris nella stanza a fianco.
Mostriciattola TeI cerca di farsi piccola piccola proponendo di rifare tutto da capo. Darth Koris le mozza una mano sibilando:
“No, te le faccio io e poi tu fai i conti”
Mostriciattola TeI cade in cupo cunicolo di disperazione e morte certa.
Darth Koris medita lo sterminio dei Mostriciattoli superstiti quando giunge la missiva “finiamo di interrogarli martedì”. Benissimo, tutti ibernati nella grafite e spediti fuori dalle palle, che sono le cinque e mezza e anche Darth Koris non ne ha più voglia, specialmente il venerdì.
Musica, titoli di coda.

Conclusione: otto ore di lezione danno le allucinazioni a chiunque. Tant’è che oggi Koris ha deciso di abbandonare il suo senso del dovere e se n’è andata a Sugiton, ove ha fatto il primo bagno della stagione, in barba al detto dell’Amperodattilo “San Pé ne vo un cun lé” (“San Pietro ne vuole uno con sé”, ovvero fare il bagno prima del giorno di San Pietro dovrebbe generare annegamenti; il solito detto che porta sfigazza).

Generazione di risposte casuali

Koris ha dato un esame da mezz’ora, quattro domande a cui rispondere in cinque righe. Gli studenti devono aver capito “quattro domande a cui rispondere a caso in cinque righe”. Ecco qui un greatest hits:

  1. Perché bisogna compensare la misura della termocoppia?
    “… la misura della termocoppia deve essere compensata perché non è quella buona”. Ma dai?
    “… perché è dissociata dalla realtà”. Termocoppie con poteri pisonici.
    “… perché la tensione è misurata dopo e sulle tavole non è la stessa”. Tu avevi l’horror vacui e dovevi pure scrivere qualcosa in quelle cinque righe, vero?
    “… perché la misura è falsa”. Si deus est, unde malus?
    “… si può evitare con le tavole”. Della legge?
  2. Cosa significa equilibrare le resistenze variabili di un ponte?
    “… equilibrare il ponte significa equilibrare il ponte”. Lapalissiano. E inquientante, dal momento che la hanno ripetuta in parecchi.
    “… l’equilibrio permette in qualche modo la misura…”. Misteri delle misure, qui a Kazzenger!
    “… se no la misura d’uscita non sarà bella (lett. jolie)”. L’esteta di St. Jérome.
    “… bisogna saper equilibrare il ponte”. Se no son cazzi amari.
  3. Spiegare il significato del coefficiente di dimensione di una valvola idrica.
    “… il significato del coefficiente permette di determinare…”. Un significato permette?!
    “… il coefficiente dà una dimensione alla valvola”. Lo chiameremo il motore immobile delle valvole.
    “… coefficiente usato per nominare la capacità”. Opzione uno: la capacità è titolo nobiliare, un tempo si veniva nominati baroni, ora con la crisi si opta per le valvole idriche. Opzione due: crisi mistica da roveto ardente, ovvero “non nominare la capacità in vano”.
    “… descrive la valvola”. Quel ramo della valvola idrica che volge a mezzogiorno…
  4. Cosa sono le perdite di carica regolari in un banco idrico e come si misurano quelle singolari?
    “… le misuriamo con un’equazione dell’idrodinamica”. Una a caso, van bene tutte.
    “… la colpa è della geometria che cambia”. La risposta è stata suggerita da Lovecraft quando scriveva “I sogni nella casa stregata“, evidentemente.

Il lato positivo è la fornitura di materiale per blog.

E se otto ore vi sembran poche

Succede che nonostante ci si impegni a prenderli a piccole dosi in quanto decisamente nocivi alla salute, i Mostri si presentino sotto forma di antibiotico (nel senso greco letterale del termine, qualcosa che toglie la vita) con prognosi di otto ore di corso pratico. Un lunedì. C’è gente che si è suicidata per molto meno.
Koris ha un numero indeterminato ma elevato di ore di sonno arretrato e smania per le vacanze natalizie come mai prima d’ora. Le otto ore coi Mostri hanno popolato i suoi incubi, soprattutto dopo la catastrofica lezione di venerdì, quando il banco idraulico ha deciso di diventare incontinente e inondare l’aula. Circostanza in cui Koris, incapace di arrestare la piena, avrebbe voluto morire. O essere catapultata in una realtà alternativa in cui fa la commessa al discount malfamato di Noailles in cui vendono la roba caduta dai camion.
Koris ha deciso che peggio di venerdì non poteva andare, quindi anziché prenderlo come un corso di laboratorio, ha scelto l’approccio sociologico della questione.
Quand’è che i Mostri dicono di non capire? Sempre. Il Mostro medio la ha come risposta di default a qualunque problema. Deve trattarsi del remake in chiave universitaria del “voglio la mia mamma” della scuola materna. Alla terza esperienza di laboratorio Koris ha ormai capito che non è colpa sua se i Mostri si lagnano con on ne comprend pas!. I Mostri non capiscono perché non si prendono la briga di leggere le tracce. O meglio, quando lo fanno la loro memoria si concentra sulla riga corrente (un nerd che interpretano e non compilano). La riga precedente è già dimenticata, quella successiva si trova in un futuro troppo lontano per prenderla in considerazione. Koris porta loro l’illuminazione divina semplicemente congiungendo due rige di uno stesso paragrafo, anche se preferirebbe scotennarli e picchiarli a sangue.
Un’altra variabile da prendere in considerazione è che i Mostri non ascoltano. O meglio, non è mai “buona la prima”. È come quando si imbianca il salotto, tocca dare più mani (anche se Koris preferirebbe dargli manate, ovvero ceffoni) di vernice. Koris ha dovuto ripetere tre volte a un Mostro che il risultato di una temperatura era la differenza fra la referenza e la temperatura misurata. Temperatura misurata, segno meno, referenza.
“Madame, je ne comprends paaaaaaas!”
A Koris è venuto il dubbio di essersi messa a parlare in italiano. O in greco antico, perché rifiutava di arrendersi all’evidenza.
I Mostri non hanno nessunissimo spirito critico e ancor meno senso fisico (frase che probabilmente avrà detto anche Bazilla a proposito del terzo anno di fisica nel lontano 2008). Sanno smanettare con gli strumenti per ragioni a Koris oscure, ma ignorano completamente come gli strumenti funzionino e che cosa essi misurino. Se dentro alla centrale di acquisizione dati vivessero spiritelli dispettosi che disegnano curve sullo schermo, non vederebbero nessunissima differenza.
Tuttavia i Mostri si inquitano se misurando la pressione in due tubi diversi con strumenti diversi non ottengono lo stesso risultato. Eggraziealcazzo, risponde Koris che si è scervellata per dieci minuti per capire la ragione. Perché i Mostri mica palesano la loro incapacità al mondo: preferiscono infondere il dubbio con un “Perché la caratteristica fra i due strumenti non è lineare?”. E Koris, che ha l’autostima di una blatta di fogna, si colpevolizza per non saper rispondere, invece di sparare un tranciante “Se usate gli strumenti a culo, mica è colpa mia”. Stessa cosa per qualunque uso improprio del software dedicato (in tutto ciò Koris si immagina sulla sua spalla un piccolo Bazilla furioso e saltellante che sbraiata il suo urlo di battaglia “Al DAMS! Dovete andare al DAMS!”).
Vedremo quali perle regalerà l’esame, questa volta.
“Madame, possiamo tenere gli appunti per rispondere alle domande?”
No, scusa, ciccio, e la fettina di culo con pinoli no?

Lacrime di coccodrillo

Nella sua lunga et dolorosa carriera universitaria Koris si è trovata in lacrime a causa esami un considerevole numero di volte. Per esempio: algebra&geometria (dopo essersi volontariamente cacciata all’orale per non sapere ortonormalizzazione di Graham-Schmidt), analisi II (aveva preso solo 28, porella), laboratorio II (perché dover accettare un 26 brucia), term statistica (quando si accorse a cinque minuti dalla fine che aveva sbagliato il conto delle particelle all’inizio del compito) e laboratorio III (che le rimandò la laurea triennale di cinque mesi). Per la verità laboratorio III non fu veramente piangere, furono piuttosto quattro mesi di lutto cupo e inconsolabile. Ovvero, Koris si riprende più facilmente dalle delusioni sentimentali che da quelle accademiche, problemi suoi.
Poi per bizzarri scherzi del destino, un giorno si effettua la transizione da lacrimosa a lacrimogeno. Situaziona alquanto imbarazzante.
Koris aveva appena finito di correggere gli esami mostruosi e vegetava ammuffendosi fra gli squittii della Tacchettina e gli urli della Segretaria-Pescivendola (stesso tono di voce, solo che anziché strillare “acchiuge e bughe” blatera di burocrazia casuale con tanto di subwoofer). È stata proprio questa voce soave a scuotere Koris dalla polvere che si stava ammassando a mo’ di nevicata. Solo che anziché annunciare cozze a metà prezzo, la Segretaria Pescivendola precedeva una studentessa.
“Vuole vedere il compito!” ha aggiunto, in un bisbiglio che si sarebbe udito da Fort St. Jean fino a Fort St. Nicolas (ovvero da una parte all’altra del porto) e chissà, forse fino a l’Estaque.
La studentessa è entrata in ufficio col classico passo di chi si avventura nella tana del lupo. Un passo che Koris conosce bene e che fino a un paio di mesi fa adottava per avventurarsi nel freezer che il Replicante chiamava ufficio.
Koris ricorda anche il compito, uno di quei compiti che gridano panico a dieci metri. Un esercizio smozzicato di qua, un altro lasciato a metà, uno fatto in maniera decente, uno missing in action. Un compito che ti fa sentire in colpa a correggerlo, perché l’autore ha studiato, probabilmente anche parecchio, ma ha la testa incasinata quanto il tuo cassetto delle mutande. E all’ultimo anno di università devi aver imparato un minimo di freddezza.
Koris veste l’abito (che chiaramente non le appartiene) del benevolo cazziatone, a metà fra l’ammiraglio Adama e il prof. Forinosama, e spiega:
“Il primo esercizio era impostato bene, ma ti sei persa nei calcoli. Idem per il secondo. Del terzo non c’è traccia, purtroppo, ed è un peccato perché l’impostazione era la stessa che vi avevo mostrato a lezione il giorno prima. Il quarto invece è fatto bene, ma conteggiando tutti i punti più di 8/20 non ho potuto darti”
E la studentessa cosa fa? Piange.
La Koris-compostezza va in frantumi. Non si aspettava che ai Mostri importasse qualcosa, anche solo vagamente. Urge un piano di emergenza. In francese, per inciso.
“Immagino che tu abbia studiato, ma bisogna mantenere il sangue freddo. Gli errori non sono di concetto, sono stupidaggini matematiche, ma non posso non tenerne conto”
“È che non è giusto, a me sempre così e altri invece si fanno il compito col telefono sotto…”
E tu che le rispondi? Tu che sai come ci si sente, quando arrivi in un primo anno dove tutti hanno già visto tutto al liceo e tu arranchi? Quando W. e l’Ing. prendevano 30 perché conoscevano già il testo del parziale di Fisica II? Quando decidi di non dare laboratorio III e Bazilla clona il compito di due anni prima, per inciso facilissimo?
Poi in fondo lo sai che è anche colpa sua, perché quando eri tu al suo posto avevi la lucida certezza che se ti fossi impegnata di più avresti avuto trenta, se avessi lasciato da parte il panico e contato bene le particelle, o scelto la logica giusta per il circuito. Ma il voto ti ruga così tanto che l’ammissione di colpa non può che peggiorare la situazione.
Visto che non può mettersi a piangere accanto a lei, Koris si accontenta di metterle una mano su una spalla.
“Questa volta è andata così, ma non è la fine del mondo. Ti rifarai in un altro esame, basta che impari a stare tranquilla e se non ne esci dai calcoli, lascia l’esercizio e fanne un altro”
Parole vuote e Koris lo sa. Perché in quelle circostanze l’unica cosa che si vuole sentir dire è “mi son sbagliata a contare i punti, era un trenta e lode”, che però non avviene quasi mai. Koris guarda la studentessa allontanarsi, certa che in cuor suo la sta vaffanculeggiando.
Ma che ci vuoi fare? La vita universitaria è questo, che piaccia o no.

Esami mostruosi

A quanto pare il binomio esami-ansia per Koris è presente a prescindere dal lato della cattedra da cui si svolge l’esame. Solo che mentre qualche anno fa il mantra era “sono certa che non ho capito niente, non passerò mai l’esame”, stavolta si è mutato in “sono certa che non hanno capito niente, non passeranno mai l’esame”. Riferito ai Mostri, ovvero i suoi studenti. Che poi, qualcuno si fosse mai posto il problema a Boulogne…
Per la prima volta da quando ha a che fare con loro, i Mostri non facevano la loro tipica cagnara. Pigolavano, piuttosto. Quindi non raccontiamoci palle, non c’è modo migliore di mantenere la disciplina se non una sana, implicita minaccia. Oderint dum metuant e risultato garantito. Il bello di avere il coltello dalla parte del manico.
Solo che a un certo punto ci si accorge di avere imbracciato un’ascia bipenne per tagliare un panetto di burro. Fuso, in certi casi.
L’esame non era difficile perché non lo era. Gli esercizi erano variazioni di quelli fatti a lezione. Ma visto e considerato che a lezioni i Mostri dovevano agire come tali, peggio per loro. Koris ha come il sentore che schiere di professori prima di lei abbiano pronunciato le stesse parole, ma sono dettagli.
Panico nella sala 164. Koris cerca di non farsi travolgere dall’isteria collettiva di cui lei stessa è fonte. Decide di smettere gli abiti della carogna e di aiutarli un po’, sotto suggerimento di U Babbu.
Il panico non passa. Perché non è l’elettronica che fa difetto ai Mostri, è proprio l’algebra di base da terza elementare. Ci vorrebbe una grazia collettiva, ma come ebbe dire una volta l’Amperodattilo in Cattadra “Le grazie le fa la Madonna, io la Madonna non sono per cui ti do 4”.
Uno porta il foglio a Koris.
“Madame, può dirmi se l’esercizio è giusto?”
Magari mentre ci prendiamo the e biscottini assieme, che ne dici? Un altro Mostro, brillantinato al lobo dell’orecchio sinistro e dalla classica pettinatura a leccata di vacca, assume un’aria più impositiva.
“Ma non abbiamo mai fatto la banda passante a lezione…!”
Quindici centimentri più in basso, Koris inalbera lo sguardo del “non diciamo corbellerie”, conosciuto anche come “bel tentativo, ma se insisti di stacco un braccio a morsi”.
“Certo che l’abbiamo fatta, se eravate troppo occupati a fare conversazione non è un mio problema”
Il Mostro cerca appiglio morale fra gli altri Mostri, ma l’esemplare Mostro-sotto-esame è un aulico esempio di egoismo, servilismo e “ognuno pensi a sé stesso”. Ulteriori rimostranze muoino sul nascere.
Ora Koris ha fra le mani il frutto di cotanto sudore, lacrime et sanguine. ‘na traggedia, in pratica.
Bazilla il Terribile aveva il vizio di mettere commenti a margine delle relazioni di laboratorio. Qualche esempio con traduzione:

  • “NEIN!!”: studenti cari, siete piuttosto lontani dalla soluzione
  • “Argh!!”: intraducibile. La leggenda narra che accanto a tale commentario si trovasse una bruciatura di sigaretta. In corrispondenza dell’errore
  • “Glib!”: la vostra pochezza intellettuale mi mette di cattivo umore
  • “Masoc!”: ci sono diversi modi per giungere alla soluzione, voi avete scelto quello masochista

Koris avrebbe potuto farne un larghissimo uso. Oppure, per usare il sistema di valutazione di Hogwarts, desolante.
Alla fine della correzione, accelerata grazie ad alcune consegne in bianco o quasi, Koris aveva scelta fra sacrificare una trentina di persone sull’altare della vendetta del suo personale orgoglio ferito da anni di angherie, oppure di soffrire l’ingratitudine degli studenti facendo magie nel punteggio degli esercizi. La parte livorosa dello Stato Maggiore, cresciuta a fiele e bile nera dall’esame di algebra in poi, si è così pronunciata:
“Che qualcuno ha mai avuto pietà in cinque anni perché ci si era dimenticati un segno meno? Bazilla mostrò forse misericordia davanti alle suppliche del ‘mi devo laureare’? Forinosama si commosse quando gli si disse che si veniva da un liceo classico? Nessuna pietà, niente prigionieri!”
Non si sa come, Koris ha propenso per l’altra strada.
Vediamo, se più costante sia l’altrui perfidia, o la clemenza mia.
Tanto i Mostri troveranno di che lamentarsi lo stesso.

Notturno senza Chopin

Capisci che il tuo stress potrebbe essere sulla buona strada per il punto di non ritorno se ti sogni il parziale di fisica II. Ma mica un normale parziale di elettromagnetismo, no. Un esercizio in cui si chiede di stimare la composizione chimica di un profumo a partire dai commenti di alcuni illustri (ma per chi?) compositori dell’800. “Lo ho trovato su un libro!” si giustificava Santa Maria Dielettrica, l’assistente incapace che faceva sorveglianza assieme al prof di musica delle medie, che diceva di conoscere benissimo gli illustri sconosciuti di cui sopra. Se poi l’unica in grado di svolgere l’esericizio era Emanuela R., compagna di scuola delle elementari che già all’epoca non capiva una fava né di matematica né di scienze.
Capisci che forse la tua vita sta prendendo una brutta piega quando ti addormenti leggendo, per rilassarti, il racconto “La Tomba” di H. P. Lovecraft, lo scrittore schizofrenico e sociopatico di Providence. Il problema è trovarlo rilassante come un’ora di beauty farm.
Altro elemento inquietante è svegliarsi pensando a Tyrion Lannister, quando sostiene che “andate tutti a fare in culo” non sono ultime parole degne di essere ricordate. E probabilmente non ti garantiscono gloria eterna nemmeno se le metti come conclusioni della tesi di dottorato.

Gli artisti e i capricciosi

Quando Koris frequentava l’università tre anni (cielo, che botta di vecchiaia!) or sono, c’erano professori con la malvagia tendenza a far imparare un sacco di cose inutili. Tipicamente le costanti, certe orribili relazioni di fisica statistica, degli incubi a base di funzioni di Bessel condite con lo spin. Gli studenti reagivano in un solo modo: bisognava copiare. Ove copiare non era tanto per passare l’esame, quanto per una questione di stile, una sfida contro l’autorità. E anche all’evenienza passarsi il compito, perché esisteva anche la stirpe di professori che permetteva di portarsi ogni genere di libro, appunto, conforto da casa. “Tanto non vi servirà a molto” era la frase tipica che ghiacciava ogni entusiasmo.
Gli studenti ai tempi di Koris erano dei veri e propri artisti del bigliettino. Alla fine del secondo anno Koris e W. avevano trovato una miniera di fogli protocollo già timbrati, che trasportarono negli anni a venire formule di contrabbando. Si ricorda in particolar modo l’esame di quantistica, in cui era proibito portare anche più di una penna con sé e W. ovviò al problema trasportando il protocollo illegale dentro la maglietta. Un altro eroe fu quello che, beccato mentre consultava un tomo di chimica da mille e più pagine, alla domanda “Cosa stai consultando?” rispose “La tavola periodica!”.
C’erano poi gli esami in cui copiare era scontato e pareva quasi uno spreco non farlo. Come l’esame di metodi matematici, quando il Mastino se ne andò lasciando la sorveglianza all’assistente russo. Manco a dirlo, finì a tarallucci e vino, visto che uno degli esercizi era paro paro ad uno svolto a lezione. O i parziali di laboratorio I, in cui si è abusato della disattenzione di Zio Palmo per far copiare anche i muri. Ciò nonostante a questi esami c’era sempre qualcuno che riusciva a farsi bocciare, per ragioni sconosciute.
Poi c’era ovviamente l’esame di Bazilla, in cui copiare era escluso per questioni di tempo, di sicurezza e di integrità strutturale. Ma Bazilla è storia a sé.
Koris ieri ha fatto la sua prima sorveglianza a un esame e in animo si sentiva abbastanza Bazilla, pronta a brasare chiunque avesse tentato di esibirsi nelle sue antiche prodezze. Perché cinque anni di vessazioni vanno in qualche modo sfogati e, come dice il Replicante, per gli studenti la sofferenza è pedagogica.
Invece nada. Settanta studenti e nessuno che abbia nemmeno provato ad allungare il collo verso il compito del vicino. Tutti concentrati sul loro compito e basta. Muti come pesci. Immobili, statici. Koris per un attimo si è domanda se fossero fessissimi loro o fessissima lei. Vedendo i risultati è piuttosto propensa per la prima ipotesi.
In compenso questi sono capricciosi. Ma così capricciosi che gli daresti un tuo professore a caso per cinque minuti, tanto per vedere l’effetto che fa. A inizio prova si è consumato il dramma della calcolatrice: venti individui in lacrime perché convinti che le calcolatrici sarebbero state offerte dalla casa. Ora, professori con un decimo della cattiveria di Bazilla avrebbero risposto “Cazzi vostri”. Qui no, qui la segreteria è andata a cercare calcolatrici per tutti.
A fine esame una ragazza è venuta a lamentarsi: “ma non era lo stesso esercizio dato l’anno scorso! Non è giusto!”. E sticazzi no? Koris si è trattenuta dal riderle in faccia, rendendosi conto che al di là delle alpi, nelle nebbie di Avalon, una simile affermazione sarebbe stata condita con i peggiori improperi. Qualcosa deve essere andato storto nei passaggi intermedi.
O tempora o mores!

P.S. Magari gli studenti francesi hanno un’integrità morale e considerano che copiare sia un’attività deprecabile. Forse sono onesti. Ma almeno studiassero…

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