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Ora o mai più

Con la recrudescenza del vairus che comincia a uscire dalle fottute pareti un po’ dappertutto, Koris ha dovuto prendere decisioni difficili per quanto riguarda i suoi ritorni in Italia. Ovvero prendere armi e bagagli e fare una toccata e fuga su un week-end, prima che le frontiere si chiudano dall’oggi al domani o richiedano quarantene in lazzaretti isolati in attesa di un tampone che potrebbe anche essere mai.

È stato un comportamento giudizioso? Forse sì, forse no, ma ormai è fatta. Il casus belli del resto era la revisione della Ya(xa)ris, macchina diciottenne che nonostante tutto fa ancora il suo sporco lavoro di utilitaria spartana. Ma se Koris avesse indugiato ancora, la Ya(xa)ris forse non avrebbe mai potuto passare la revisione italica. Sono cose complicate, signora mia.

Nel mentre, in famiglia sono tutti sopravvissuti con più o meno danni al confinamento e alla convivenza dal vairus.

U Babbu assume una dose giornaliera di 50 versi dell’Odissea in lingua originale. Si lamenta del suo accolito Tortellino che capisce poco. Inviato a fare la spesa, riesce ad arrivare con enormi provvisioni di qualunque cosa tranne ciò che gli era stato richiesto. Essendo alla fine dell’estate, è color terracotta e se ne vanta alquanto.

L’Amperodattilo ha lo stesso colorito. Di solito parla di cibo, quando non si lamenta del vairus e “io una roba così non l’avevo mai vista”. Ogni tanto legge cose a caso e fa strafalcioni del calibro di “torre merdata”; potrebbe essere un segno dei tempi, invece è sempre stato un segno distintivo del personaggio. Oltre a parlare di cibo, ne prepara in quantità industriali e si lamenta quando si consiglia di finire gli avanzi. “Cosa penserà ‘thieu che gli diamo da mangiare i resti del giorno prima?” si duole l’Amper.

Orso dice alla sorella che è meno magra del solito, ignorando deliberatamente la trave che si trova nel suo occhio. Lavora imprecando a un ritmo importante. Spacca il caricabatterie del MacBook e mentre va a comprarne uno l’Amperodattilo ripara il danno.

Il meteo annunciava temporali e siluri volanti, mentre il tempo meteorologico si è limitato ad essere umidiccio e stinfio. Koris aveva pianificato un nulla cosmico e ha passato 48 ore a scusarsi di non aver pianificato.

Il prossimo transito italico potrebbe risultare alquanto complicato. Ma del resto, del diman non v’è certezza e di questi tempi ancora meno del solito.

Pasqualcazzo

Un titolo di un ormai datato post di Arunka diceva “Pasqua, Pasquetta e Pasqualcazzo”. Fino ad oggi si era sempre sottovalutato il potere di Pasqualcazzo. Nel senso, non essendoci un limite al peggio, ogni anno può essere sempre più Pasqualcazzo, ma quest’anno il livello è comunque da record.

Tanto per cominciare, è stata la prima Pasqua senza pantagruelico pranzo dell’Amperodattilo, senza pasta al forno coi carciofi, senza “ma facciamo l’arrosto o la salsiccia?”, senza fave, senza salame e ora basta che se no Koris piange. Sono stati trovati in frigo dei ravioles del Vercors, ‘thieu è riuscito a cuocerli in maniera decente, poi hanno pianto entrambi perché avrebbero potuto essere direttamente nel Vercors a mangiarli e invece stica. Vairus, pagherai caro, pagherai tutto.

È stata anche una Pasqua senza uovo. Il cioccolatiere di fiducia ha aperto il quanto considerato “genere di prima necessità”, ‘thieu si era procurato un’alquanto discutibile campana di cioccolato. Per fortuna la sorpresa, temuta anch’essa alquanto discutibile, si è rivelata essere una miriade di caramelle di zucchero e pesci di cioccolato, con annesse coquilles Saint-Jacques di cioccolato (l’unica forma di coquilles Saint-Jacques a cui Koris potrebbe mai avvicinarsi).

Facendo una roba che chiameremo yoginnastica (o anche “guardare video yoga ma senza audio, come i porno”), Koris ha raggiunto una nuova consapevolezza. Consapevolezza che c’è pieno di polvere e bisogna mettere Roomba al lavoro. Vedi a cosa serve tenere la testa per terra mentre ci si massaggia la nuca con i calcagni. Quanto alla pace interiore, siamo sempre in WIP, non tanto “work in progress”, quanto “work in poilofaccio”.

La video-chiamata di famiglia a sorpresa ha portato alcuni elementi tradizionali. Orso spaparanzato su un divano londinese mentre il 90% del suo organismo è impegnato a digerire ravioli, necessita di caffè per affrontare il resto del pomeriggio. U Babbu va a fare le bon café che però purtroppo non potrà spedire a Londra. Per una volta l’Amperodattilo non si lamenta che non sa che fare con gli avanzi. Tuttavia avanza complimenti ai lunghi capelli di Barbie-thieu, la cui situazione tricotica è ormai fuori controllo, con grande sollazzo di Koris.

Koris ha un po’ l’odio perché aveva dei piani che prevedevano passare da Merdopoli alle Causses durante uno smodato numero di giorni di vacanza primaverile che avrebbe infine potuto prendere. Invece passa dalla camera al salotto, dove la decorazione è migliorata e non sembra più zona di guerra. Due speleologi in astinenza tenuti in vita dal Bricolage, skrivi amen e kondivi se 6 indinnniato!

Oggi sarebbe Pasquetta e com’è giusto che sia, il cielo marsigliese è grigio. Almeno quello, è giusto che certe tradizioni restino invariate.

Alla ricerca di buone notizie

È ricomparsa la carta igienica nei supermercati. Sarà poca cosa, forse la gente ha capito che non serve svaligiare le corsie e che non c’è rischio di carestia. O forse ci sono appartamenti pieni di carta da culo. Misteri dell’epidemia.

Si è scoperto che i muri della casa di ‘thieu non seguono una geometria euclidea. Per farla breve, non sono dritti. Ciò rende assai complicato incollare la carta da pitturare, complici degli angoli arrotondati. Non è proprio una buona notizia, sembra di vivere ne “I sogni nella casa stregata“, ma visto che Lovecraft è l’insegna di questo confinamento, ben vengano i paradossi geometrici. Il prossimo rotolo lo compriamo a geometria parabolica.

Martin, confinato pure lui al di là dell’oceano, pare stia finalmente lavorando al fottutissimo libro. Momento di giubilo per Koris e Junior. Poi Orso ha fatto notare che probabilmente tirerà le cuoia mentre scrive il finale. Segue il solito necessario fat shaming a Martin.

Koris è riuscita a fare una piazza non disgustosa e con una pasta che non sia un blob disseccato. Bastava cambiare la farina.

Pare che Orso faccia tinte improponibili a coinquilini confinati. Peccato non essere lì.

Koris ha stanato un video di Barbero che, oltre che di storia, parla anche di cibo. E finisce con “io vorrei anche andare a buttare la pasta, che ho fatto il pesto”. Raddrizza le giornate storte (ma non i muri non-euclidei).

Iset fa le gocciole a mano, quando non perde punti sanità mentale.

Varie ed eventuali.

Al prossimo episodio, cerchiamo di dare le brutte notizie in modo gradevole.

Socialità (inde)fessa

Non è il miglior momento per essere socievoli. Non è il miglior momento per un sacco di cose, anche se per un tizio marsigliese sembrava il miglior momento per portare a spasso il suo boa da compagnia (giuro!). In fondo perché no, in questo scenario bizzarro un boa al guinzaglio che serpeggia per la spiaggia non è poi così fuori luogo.

Non si può dire che Koris sia da annoverare fra gli individui più socievoli del pianeta. Tuttavia, il confinamento pare avvicinare gli animi, nonostante Koris si sia allontanata dai social propriamente detti onde evitare di essere sommersa da uno tsunami di cacca ad ogni apertura di Facebook o Twitter. Che di cattive notizie se ne leggono già abbastanza sui giornali, almeno evitiamo il panico da social-massa.

In compenso ora Wazzappo unisce i popoli e fioriscono gruppi più o meno seri da ogni parte. Al di là delle frontiere chiuse, al di là degli oceani. Messaggio di fraternità anche se non sempre seria.

C’è il gruppo di famiglia, che esisteva già da prima ma ora si è intensificato. L’Amperodattilo manda foto di piatti, di fiori sul terrazzo, di U Babbu appeso a una scala mentre spolvera una libreria. Sono vivi e lottano insieme a noi, anche se chiusi in casa da tempo immemore. Orso ogni tanto invia foto di uova in camicia, che forse a Londra sono rimaste solo quelle, quando a Marseille non se ne trovano più.

Iset ha avuto l’idea del secolo e ha lanciato la grande idea della mini-campagna di Call of Cthulhu. Cosa c’è di meglio che perdere punti sanità mentale in una situazione che mette già a dura prova l’equilibrio psichico? Vi presentiamo il gruppo “Saranno Chtulhosi”, di cui non sopravvivrà nessuno, ma se no dov’è il divertimento? Nyarlathothep, salvaci tu.

Nato con nobili ragioni, e soprattutto perché il webmail non era preparato ad avere l’intero istituto in telelavoro, c’è il gruppo di Neutronland. Ora, la sua prossimità al gruppo “Saranno Chtulhosi” potrebbe far sì che messaggi destinati all’uno arrivino all’altro. Per fortuna non parlano la stessa lingua. La serietà del gruppo si è degradata in meno di 24 ore, quando alcuni eminenti colleghi hanno iniziato a evocare la possibilità di fare la cacca nei boschi in caso di carestia di carta igienica. Sarà un periodo difficilissimo.

Junior è un hipster del confinamento ed era già confinato before it was cool, insegna a tutti come sopravvivere da veri hikkikkomori. Grazie, Junior-sensei!

Celia è stata ormai dichiarata coinquilina virtuale. E anche J, quando gli orari americani permettono di ritrovarsi tutte assieme. Non è escluso che si ritrovino per un gruppo yoga in triangolazione fra Francia, Italia e Iuessei.

Pare che ‘thieu, per non essere da meno per cotanta socialità internettiana, voglia prendere lezioni di fagotto via Skype. Fagotto rinascimentale via Skype. Il livello sublime dell’ossimoro.

Ah, se solo ci fosse ancora il buon vecchio Messenger in quest’epoca buia…

Morbi, rifiuti tossici e possessioni

Koris ormai ogni volta che apre Repubblica sente suonare in testa una canzone a caso presa dal “Llibre vermell de Montserrat”, canti medievali liturgici e non scritti durante la peste del ‘300 (poi non dite che questo blog non vi impara le cose). I Maiores sono più o meno confinati nei loro quartieri, l’Amperodattilo ha eretto un altare a Santa Amuchina Protettrice a cui offre in sacrificio ecatombi di microbi. Ma questo anche prima che arrivasse lo gran mordo, quella dell’Amperodattilo è una devozione secolare. U Babbu è stoico, Orso al contrario disdice ritorni a casa onde evitare di essere confinato in lazzaretto una volta tornato in Britannia. Al contrario, sul suolo gallico sono tutti circa ottimisti sull’evolversi dell’epidemia, sarà che anche il virus schifa chi non è un adepto del bidet. Koris e ‘theiu, poi, non si fanno nessuno scrupolo: in quanto consumatori di zuppe liofilizzate scadute da tre anni, sono terreno troppo pericoloso per infezioni di sorta. Anche a Neutronland sono tutti piuttosto ottimisti.

“Se c’è qualcuno infetto, lo chiudiamo nell’irradiatore e tiriamo fuori il californio grosso. Dopo non ci saranno più virus. Non c’è nemmeno più l’umano infetto, ma sono dettagli.”

Parlando di cose tossiche ma per davvero, la storia del gran morbo sulle italiche rene è stata presa al balzo per rifarsi vivo niente meno che da lui, il tossico biologico a chilometro zero, il SonnoDellaRagione. Almeno per proteggersi dalla radioattività vale il criterio di ottimizzazione di tempo-schermo-distanza, per certi esseri umani non è sufficiente. Koris pensa di ignorarlo e di osservare se questo fenomeno ritorna davvero ogni tre anni, stile Pennywise di “It”.

Quanto alla vera epidemia che infesta la Koris-vita (relitti del passato a parte), ovvero le possessioni demoniaco-informatiche, potrebbe volgere al termine. Finalmente.

Blatto è tornato in sé dopo un tempo di debug a colpi d’ascia di una lunghezza massacrante. Koris era ormai così abituata a passare le serate a scrivere cose sibilline su una shell che ora che è tutto finito quasi si annoia.

Marvin, deportato su Neutronland, fa il suo sporco lavoro di pc del Cretaceo a 32 bit. Anche lo spettrometro funziona, meraviglia delle meraviglie. Soprattutto da quando Koris ha scoperto il pulsantino per accendere l’alta tensione.

Insomma, si aspetta che tutto prima o poi torni alla normalità. E che i rifiuti tossici si smaltiscano da soli.

Genetica e bricolage

L’Amperodattilo, che risponde anche al soprannome di Volpe Aggiustatutto, ha sempre avuto un gusto abbastanza esigente per il design di interni. E con esigente si intende che segue canoni di bellezza propri all’Amperodattilo, da cui non è ammessa alcuna devianza. Il bello è nell’occhio di chi guarda, ma soprattutto in quelli dell’Amperodattilo.

Anni e anni fa, quando si pagava ancora in lire e il XX secolo era agli sgoccioli, in camera dei Maiores c’era una tappezzeria beige chiaro con dei (probabilmente) mazzolini di fiori. In famiglia si dice che fosse un prezzo da pagare per non sollevare polveroni. Fatto sta che all’Amperodattilo non garbava nemmeno un po’ e non perdeva occasione per mostrare il suo disappunto con “che schifo questa tappezzeria color caghetta!”. Poi, un bel giorno d’estate, ingaggiò baby-Koris e ancora-più-baby-Orso al rutilante prezzo di duemila lire al giorno affinché si armassero di spugne e togliessero di mezzo la maledetta tappezzeria-color-caghetta. Al suo posto la camera fu totalmente ritinteggiata di bianco, momento iniziale di un cosiddetto periodo bianco dell’Amperodattilo, che ancora si fa sentire a distanza di decenni.

Ora, sfruttamento del lavoro minorile a parte, certe esperienze plasmano per sempre la psiche di una bambina. Per il Koris il beige è sempre stato il color caghetta e quindi, sebbene tollerato in rarissimi casi in materia di abbigliamento, da bandire in seacula saeculorum dal design di interni. La tappezzeria anche, della tappezzeria color caghetta nemmeno a parlarne.

Anni prima di incontrare Koris, ‘thieu ha acquistato un appartamento di cui aveva apprezzato i volumi (è un criterio per scegliere gli appartamenti? Noi di Voyager siamo perplessi ma seguitiamo), ma che lasciava alquanto a desiderare in fatto di decorazione. Per dare un’idea, una stanza aveva la moquette marrone e una tappezzeria arancione: un disagio cromatico tale che potrebbe essere difficilmente concepito nelle casette trash dei Sims, ancora meno nella vita reale. Erano gli anni settanta-ottanta, che forse non è una scusa per i discuti discutibili, ma una giustificazione per l’abuso di LSD. Nascosta nella moquette, con ogni probabilità.

Ora, Koris non ha mai conosciuto (per sua fortuna) la stanza moquettata marrone e tappezzata arancione, anche perché questa cosa avrebbe potuto pregiudicare il suo rapporto con ‘thieu. Ha conosciuto le porte color caghetta, che ancora resistono. I primi tempi Koris era restia a imporre modifiche, anche perché veniva rimpallata con “un giorno me ne occupo”. Poi qualcosa di più forte di lei ha preso il sopravvento e qualche tempo fa si è messa a sverniciare porte.

Oggi, colta da fulmineo odio per qualunque chiambrana di porta osasse mostrare ancora un color caghetta, si è messa a ridipingere tutto quanto le passasse sotto mano. Questo solo perché le porte vanno prima sverniciate, scoprendo strati geologici di orrori, ed è un lavoro usurante impossibile da portare a termine la domenica pomeriggio. E che colore ha usato Koris per disfarsi del beige caghetta? Il bianco.

I casi sono due: o invecchiando sta diventando come l’Amperodattilo, oppure la genetica di Volpe Aggiustatutto continua a prendere il sopravvento.

E ancora non è iniziato il grande complotto per la cucina…

Storie postali

Koris pensava che un titolo del genere poteva essere dedicato ai pacchetti mandati in giro prima di Natale, diretti in svariate direzioni del globo, con pochissima serietà al loro interno. Ma con grande sorpresa, i pacchetti sono giunti tutti a destinazione in tempo, persino quelli fragili sono arrivati integri. Magie natalizie che scaldano il cuore e ti danno fiducia nell’umanità per un quarto d’ora.

Questa storia ha invece per protagonisti Koris e U Babbu, più le poste nelle loro velleità bancarie. Sedetevi che sarà lunga e complicata.

Sono stati trovati alcuni buoni fruttiferi risalenti al secolo scorso e intestati in parte a Koris, in parte a U Babbu. Questi buoni fruttiferi fanno parte di una lunga e tortuosa storia familiare di cui non discetteremo perché appunto troppo lunga e tortuosa. Fatto sta che i buoni scadono, le poste tomo tomo cacchio cacchio se li sarebbero anche tenuti, ma l’Amperodattilo li ha trovati in un cassetto e con le poste nessuna pietà. A quanto ammontino addì fine 2019 non è dato saperlo, si sa solo che l’importo iniziale era di cento mila lire (cinquanta euri, una cena fuori al cinese all you can eat o in pizzeria se non prendi il dolce). Ma tant’è, era ormai una questione di principio.

Nota di colore: tali buoni possono essere ritirati solo all’ufficio postale Merdopoli 1, che non sono le poste centrali, relegato in un antro del mercato civico e semi-sommerso dalle cacche dei piccioni. Seconda nota di colore: l’ufficio postale è aperto solo di mattina.

Da lontano la cosa pareva se non semplice, almeno fattibile. Si fanno i documenti per la successione (trentadue euri di marche da bollo, inestimabile tempo di code in comune per gli atti notori), si prova che U Babbu è l’erede universale, Koris firma quello che deve firmare, si ritira il cash al netto delle tasse di successione e poi ci si va a mangiare una pizza, integrando quello che manca.

Facile, no? No.

Non è che Koris nei suoi rari transiti merdopolesi smani dalla voglia di buttare tempo in coda alle poste, ma ha deciso di fare questo sacrificio il 24 mattina. L’ufficio postale era aperto, non si vedevano intoppi di sorta. Assieme a U Babbu si è mossa verso l’orario di apertura pronta ad apporre le firme necessarie e a tornare al suo stampo furbo con cui sfornare torte.

Ovviamente il tentativo di anticipo è stato inutile, i diversamente giovani aficionados della posta erano già lì in pole position. Allo sportello un’unica impiegata. Koris ha erroneamente pensato che ne fosse arrivata una seconda, ma la tipa in questione ha spazzato il suolo, vuotato i cestini della spazzatura e se n’è andata.

Dopo telegrammi e prelievi al banco (che il bancomat esiste solo da una trentina d’anni, la gente deve ancora abituarsi), è venuto il turno di Koris e U Babbu.

“Senta, sappiamo che le daremo un dispiacere, ma dovremmo ritirare questi buoni…”
“Non posso farlo”
“Come, scusi?”
“Sì, è una procedura lunga e io sono sola ed è la vigilia di natale…”
“Vabbè, ma la posta è aperta, dovreste erogare il servizio”
“No, sono da sola e c’ho il pubblico, non posso passare tutto il tempo con voi, è la vigilia di Natale”
“Senta, mia figlia viene dall’estero, è venuta apposta, non è che può prendersi una settimana di ferie per venire in posta qui.”
“Ma sono da sola…”
“Abbia pazienza, ma i problemi di gestione del personale della posta non ci riguardano!”

U Babbu di solito non alza mai la voce, sentirlo dire certe cose è sempre uno shock. Forse anche per l’impiegata.

“Ma è una successione, è lunga…”
“Abbiamo gli atti notori, abbiamo tutto”
“Vabbè, posso proporvi questo: mi lasciate i documenti, faccio una fotocopia delle carte di identità, se ho tempo mi studio la cosa fra un cliente e l’altro e tornate in orario di chiusura, vorrà dire che finirò più tardi”
“Basta che finiamo…”
“Beh, se finiamo alle tre del pomeriggio pazienza”

Koris e U Babbu se ne sono andati con la promessa di tornare verso la chiusura, mentre discettavano fra loro di quanti secoli fossero necessari per recuperare dei soldi che spettavano di diritto. Koris, detta anche la iettatrice, ha ipotizzato che non sarebbe finita così facilmente.

E infatti.

Puntuali come gli accolli, Koris e U Babbu si sono presentati alle poste in chiusura, ma ancora affollate della popolazione tipica da poste. Allo sportello la stessa tipa.

“Eccoci, siamo venuti come detto da lei.”
“Sì, lo so, ma ora non ho più la linea”
“… cioè in che senso?”
“Il computer non va.”
Koris, in uno slancio di metà scazzo, metà altruismo, si offre.
“Senta, io ci capisco di computer, se vuole ci do un’occhiata…”
“No, no, mi hanno tolto la linea dalle poste centrali, non posso più fare nulla.”
“Ma scusi, siamo a mezz’ora prima dell’orario di chiusura!”
“Eh, ma è il 24 dicembre, ce la hanno tolta un po’ prima…”
“Sì, ma noi non possiamo continuare a venire a caso sperando che voi abbiate la linea e che ci sia abbastanza personale”
“Ah, ma tanto i soldi mica ve li diamo subito”
“… sarebbe a dire?”
“Ora apriamo la successione, poi andrà allo sportello dodici cassa quindici caveau diciassette, vediamo se danno l’accordo e poi potete disporre dei soldi, una volta prelevate le tasse di successione.”
“E quando sarebbe?”
“Non le so dire in alcun modo”
“Sì, ma Koris non può prendere ferie così da un giorno all’altro sperando che vada tutto bene.”

Koris, forte della sua cittadinanza francese in fieri, ha avuto un’idea.
“Senta, ma non posso fare una delega a U Babbu? Un’attestazione sull’onore, scrivo che gli do il potere di firmare per me, con lo scan della carta d’identità e…”
L’impiegata si è messa a ridere.
“Deve farla convalidare da un notaio, viene a costarle di più dei soldi che deve ritirare. Qui mica siamo in Francia, eh!”
“Vabbè, ma allora come diamine facciamo?”
L’impiegata si è sincerata che l’ufficio fosse abbastanza deserto.
“Beh, è suo padre, no? Parto dal principio che siate d’accordo sul ritirare i buoni, quindi basta che falsifichi la sua firma.”
Ah. Ecco. No, raga, tutto apposto, scusate.
“E comunque c’è un problema con gli atti notori”
“ANCORA?!”
“Il comune non li ha fatti correttamente, devono essere rifatti”
“Ma sono 32 euri!”
“Beh, io non posso sapere se la moglie del deceduto rinuncia all’eredità, non c’è scritto”
“La moglie del deceduto è deceduta e noi siamo a corto di medium”
“Vabbè, facciamo che scriviamo sull’atto, tanto non ci guarda nessuno”

Koris è talmente francese che ancora si stupisce per queste cose. Appuntamento per questa valanga di falsi al 27 dicembre per avviare la pratica.

U Babbu si è presentato in posta il 27 per scoprire che no, la pratica non può essere avviata. Perché è stato trovato un libretto postale con ben OTTANTANOVE CENTESIMI, intonso dal 2001, che per qualche assurda ragione blocca tutto. Ora si sta cercando di annullarlo in extremis, nessuno sa bene cosa fare, l’impiegata delle maledette poste di Merdopoli 1 ha scritto alla sede centrale di Trieste per sapere cosa fare. Si aspetta una risposta, se mai risposta ci sarà. Restate con noi e (forse) scoprire il seguito.

A non-conclusione della vicenda, vi lasciamo un consiglio: se volete lasciare dei soldi in eredità, siate astuti e fate come la nonna di ‘thieu, lasciate dei lingotti d’oro.

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