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Lezioni mediterranee

“Hai una famiglia molto organizzata, ma è un’organizzazione, come dire… mediterranea”
Questo il commento ‘thieu a caldo dopo un altro richiamo di italianità, offerto da tre giorni di permamenza a Merdopoli per il congresso italiano di speleologia. Nella breve permanenza non è ben chiaro se ‘thieu abbia imparato nuovi vocaboli, ma ormai la si considera una causa persa.
L’uscita speleo prevista agli Scogli Neri per cui Koris ha un sacco insistito è stata fatta sì, ma alla bersagliera. Non si andava così veloce nemmeno al soccorso speleo (e grazie al cavolo, con la barella al seguito…). ‘thieu è riuscito a fare qualche foto, ma meno del previsto. Pazienza per la grotta fast’n’furious.
Koris, durante le presentazioni del congresso, si è incazzata come una biscia di fronte alle esplorazioni di un gruppo russo che è arrivato a quota -2200 alla Sima Veryovkina. Koris non se l’è presa tanto per la profondità, che tanto o si fanno esplorazioni nel Caucaso o si raggiuggono col ca… ucaso, appunto. Se l’è presa a morte perché questi sono passati in quattro anni da -400 a -2200. Hanno esplorato pozzi e pozzi senza mai dover tirare secchi di terra, senza essere costretti a scalpellare strettoie, senza avere il minimo dubbio del “ma sarà da quella parte? Boh!”. Ecco, tutto questo non è carino di fronte alla gente che esulta per aver percorso dieci metri dopo mesi e mesi di spaccamento di pietre (e non solo pietre). Koris ha passato il resto della serata strillando “non è giusto, però!”.
Au passage, Koris si è improvvisata interprete di qualunque lingua passasse sullo schermo verso il francese. Non c’è alcuna garanzia sul risultato.
L’Amperodattilo, in preda alla sindrome dell’ospite, ha cucinato il cucinabile fra focacce, ravioli, cappelletti, salsicce, patate e antipasti vari. ‘thieu ha chiesto se facesse sempre così, gli è stato risposto che può essere anche peggio. U Babbu ha effettuato un certo numero di viaggi in cantina e altrove da ampero-gregario.
Orso è diventato BarbOrso, nonostante la sorella lo osteggi in qualunque modo.
“Orso, sai cosa c’era fra le clausule del trattato di pace che Carlo Magno impose al duca longobardo di Benevento?”
“No, cosa c’era?”
“Di tagliarsi la barba”
Koris è tornata in Francia con due chili di Pan di Stelle generici della Coop, focaccia secca, olive taggiasche, parmigiano e altre cose da tipico “pacco da giù”, solo che in questo caso il pacco è da est. ‘thieu ha avuto un subitaneo amore per la focaccia di Recco e chiede perché in Francia non si trovi lo stracchino. Non ha ancora finito di stupirsi per come si possa passare dal livello del mare a settecento metri di altitudine in soli tre chilometri, ma ehi, è la Liguria, baby, e tu non puoi farci niente. Intanto Koris ha potuto staccare la spina e non pensare ai mille assilli che la aspettano all’uscita dell’autostrada di Marseille.
Prossima puntata a Natale. C’è del potenziale.

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Note e ignote

Alcune veloci note di quello che è successo dall’altra parte della frontiera:

  • Non si trova più gatta Spin. Forse è stata terrorizzata dall’arrivo di Koris e ‘thieu venerdì sera, fatto sta che il sabato mattina si era volatizzata. Lasciando dietro di sé tutte le porte chiuse. Vista la massa del felino, si esclude un comportamento quantistico. La posizione di gatta Spin è a tutt’oggi ignota.
  • ‘thieu sembra essere sopravvissuto all’esperienza merdopolese nonostante il miscuglio linguistico, la folle atmosfera della famiglia e le due paste al forno dell’Amperodattilo, che ha deciso di cucinare come se fosse stato invitato a Pasqua un intero battaglione della Vecchia Guardia dopo la campagna di Russia.
  • Koris ha finalmente trovato un proof reader degno di questo nome, solo che essendo fratello Orso tale proof reader è anche severissimo, bacchettante ed esigente. Ma ha anche dei difetti.
  • U Babbu ha tirato fuori l’equivalente dell’asso di mazze in fatto di musica barocca e rinascimentale. Si è instaurato un bizzarro dialogo fra U Babbu che parla italiano e ‘thieu che gli risponde in francese, ma riescono a capirsi a parlare di Monteverdi lo stesso.
  • Ya(xa)ris vive e lotta insieme a noi, anche quando le chiudono l’autostrada ad Altare per andare a Ceva e si ritrova dispersa fra le alture di Cosseria, direzione Garessio. Ma continua a fischiare ai 130 km/h.
  • L’uscita speleo italica ne è valsa la pena nonostante la camminata assassina per arrivare in grotta e nonostante il ritrovarsi al ritorno alle nove di sera sotto il temporale. Gli speleologi piemontesi sono stati più che accoglienti e la speleo-terapia su Koris pare iniziare a dare i suoi frutti. Poi non puoi rifiutarti di scendere un pozzo quando ti dicono “Fuma c’anduma!”, la tua genetica piemontese risponde subito anche contro l’istinto di conservazione. Criste né!
  • Per continuare col piemontese, ‘thieu è anche troppo buoncito e paziente. È stato comunque ricompensanto col gelato di Superfrutto e difficilmente ne mangerà un altro così buono in tutta la sua esistenza (per sua stessa ammissione).

Koris è attualmente tornata a Marseille e forse ha bisogno di un’altra settimana per riprendersi dalla santa Pasqua.

Molto molto divertente

Koris sta aspettando con ansia questo week-end che le pare lontanissimo anche se manca solo un pomeriggio. Perché quando strisci sui gomiti tutto sembra lontanissimo, parola di speleologa.
Ma Koris aspetta con ancora più ansia il prossimo week-end, quello delle cosidette vacanze. Con Pasqua, Pasquetta e Pasqua al cazzo un giorno in più per evitare di rientrare con tutto il traffico immaginabile e possibile. Una settimana in cui per ben due giorni la sveglia non suonerà alle sei mezza.
Koris se ne tornerà a Merdopoli per uno dei suoi fly-by. Nel menù dei quattro giorni, fra un uovo di Pasqua e dare noia a Orso, è compresa persino un’uscita speleo nelle grotte della Talebrania Superiore.
C’è un novità, tuttavia.
Quest’anno viene ‘thieu.
‘thieu che non parla una parola di italiano (a parte tutte le volgarità che Koris ripete e che sono passate per osmosi). Coi Maiores che biascicano qualche parola di francese ma ‘nzomma, Orso che parla il suo inglese londinese con qualche “belin” come guest star e Spin… no, niente, gatta Spin miagola e non si caca di striscio gli estranei, visto che preferisce cacare nei vasi di fiori.
Sarà una Pasqua molto molto divertente.

Cronache natalizie, 2016 ediscion

Ore 2:00: si sentono dei rumori in casa. Ma non è Babbo Natale che recapita i doni: è gatta Spin che è riuscita ad imboscarsi per evitare di passare la notte in terrazza. Il felino evaso viene ributtato da U Babbu nelle tenebre della notte Merdopolese.
Ora imprecisata: torna Orso dalla movida natalizia. Siccome non si sa se l’evento sia collocabile prima o dopo la fuga di Spin da AlTerraz, potrebbe anche darsi che Orso si sia portato il gatto di casa a ballare.
Ore 7:45: Koris si sveglia. Inizia la lotta per impedire all’Amperodattilo di andare a scuotere tutti i pacchetti per scoprire cosa contengano.
Ore 8:45: Orso viene svegliato d’ufficio. I Maiores sono al secondo caffè della giornata.
Ore 9:00: segue mezz’ora di spacchettamento regali, come secondo la migliore tradizione. Koris ottiene un sacco a pelo invernale serio, un lettore MP3 per rimpiazzare Pod in agonia e un set di dadi draconici, perché anche a Natale si deve poter tirare un fallimento critico. Orso inizia a fare foto a tutta la casa col grandangolo nuovo.
Ore 9:45: Orso e U Babbu sono obnubilati dal nuovo telefono di quest’ultimo. Ripassano la tabellina del 2 per non ben comprese ragioni.
Ore 10:20: terminata la lezione sul cellulare, Orso si trincea in bagno. Fervono gli ultimi preparativi. Spin rifiuta di farsi fotografare, non vuole essere inquadrata, fa la diva, ha venduto l’esclusiva a Novella 2000. Nell’unica foto concessa sembra un GattoMostro.
Ore 10:40: Koris e U Babbu si inabissano in cantina per andare a cercare un pentolone di brodo, un vassoio di insalata russa e una teglia di gnocchi alla parigina. La teglia dei siddetti gnocchi, a giudicare dal peso, è stata forgiata da una colata di ghisa di un altoforno. L’Amperodattilo ripete “Però se a Pasqua viene ‘theiu non sto a fare gli gnocchi alla parigina a un Parigino. Gli faccio i ravioli. O le lasagne?”. Amper, ci abbiamo ancora da passare Natale, a Pasqua ci pensiamo poi.
Ore 10:55: Koris viene arruolata a pelare patate. L’Amperodattilo fa BastarChef e si lamenta che non vede il sale, alla “mangio questo muoro”, “mio gatto viene e piscia su gamba”.
Ore 11:30: l’Amperodattilo chiede di andare a prendere il coso per il “lingfood”. Dopo attento lavoro filologico, Koris capisce che vuole il pane da fingerfood.
Ore 11:50: Arriva il resto della famiglia, inizia l’orgia di cibo.
Ore 14:10: Orso stramazza sul divano privo di sensi e soprattutto con un disagio gastro-esofageo, “se mangio le cipolline mi viene subito il reflusso”. Pausa prima dei dolci.
Ore 15:20: scofanato tiramisù, dimezzate le paste. Orso agonizza in preda al cibo. Il resto della famiglia parla dei grandi misteri dell’universo: area 51, gli alieni a Roosvelt, la pseudo-parente Mummia fuggita in segreto in Savoia e di cui i familiari rifiutano di dare notizie in maniera ostinata. Nei momenti in cui riemerge dal divano, Orso si lamenta di essere stempiato. Gli si fa presente, previo riscontro fotografico, di essere sempre stato stempiato, fin da bambino. “Ma almeno ero magro” commenta Orso, prima di ritirarsi dove il re va solo.
Ore 16:00: metà della famiglia (non) guarda un documentario sui canguri assassini.
Ore 17:00: la famiglia si disinteressa dei canguri e decide di interessarsi alle foto di ‘thieu, una sorta di valutazione dell’assente. Presiede l’Amperodattilo per la certificazione ISO 9001.
Ore 18:05: U Babbu e lo zio sono obnubilati da una cosa che potrebbe essere “Piccole Donne” ma forse anche no, l’Amperodattilo fa l’esegesi di Facebook. Orso, ovviamente, è in fuga, ma ha minacciato di tornare “per cena, ma tranquilli, mangio magari solo un po’ di tiramisù”. Fai un dolce, Orso non ti deluderà mai.
Ore 18:20: dramma da suicidio di Sky.
Ore 18:40: “E anche questo Natale lo abbiamo passato”, come da tradizione.
Ore 19:00: Koris dichiara che potrebbe essere venuto il momento per attaccarsi a Final Fantasy Tactics o a X-Files.
Ore 20:00: Orso torna mentre la famiglia guarda l’Eredità e la gatta fa le fusa. Siamo sopravvissuti.

Dialoghi in famiglia

Orso si prepara per uscire. Dialogo familiare.
Orso: “Devo mettermi il profumo”
U Babbu: “Vuoi prendere il mio?”
Orso: “No, ho il mio, da sport”
Amperodattilo: “Eh? Roquefort?!”
U Babbu: “Ecco, proprio. Così le cascano tutti ai piedi. Morte”
Orso: “E già che ho l’alito che sa di bagnetto piemontese… stiamo a posto”

Bentornati a casa.

Il preside sul limes

Notizie da Merdopoli:

Il preside del non-regio liceo dell’Amperodattilo è stato scelto per prendere la reggenza della presidenza del liceo della Talebragna inferiore. Esatto, la reggenza, come Richelieu. Il designato preside era già stato dirigente del liceo nella Talebragna inferiore e ne porta nel cuore indelebile e caro ricordo. A detta dell’Amperodattilo, perché i corridoi dell’edificio seicentesco sono stretti e quando passa il preside tutti si inchinano al suo incedere. Al contrario, i corridoi del non-regio liceo della costiera Merdopoli sono larghi e nemmeno il debordante ego del preside riesce a riempirli. Il suo passaggio resta inosservato e nemmeno gli studenti lo calcolano.
Il preside, da quando ha ricevuto la reggenza, passa gran parte del tempo in Talebragna inferiore. In pratica, fa l’imperatore sul limes, come Marco Aurelio, nel tentativo di contrastare le invasioni del popolo barbaro dei Monesigli. Resta sotto la tenda, a guardare la neve e a comporre esametri sciolti esclamando “Ecco! Ecco!”. Il rischio è che tutto finisca come alla battaglia di Adrianopoli, essendo i Monesigli in fondo in fondo abitanti della Talebragna Superiore. Quindi, obbligati a combattere, c’è chi riconosce amici e fratelli dall’altra parte in un crescendo di “Ma basta là!”, “Ma vörda sö!”, “Beica là!” e “Orca bëstia!”. Il preside rischia di finire fatto a pezzi dalle truppe all’urlo di “Masselû!”.
Nel mentre, al non-regio liceo di Merdopoli regna l’anarchia militare. L’assenza prolungata del preside-imperatore, disinteressato delle facende interne, si fa sentire. I pretoriani invocano il ritorno del preside, senza che nessuno sia in grado di prendere il suo posto. Gli studenti più turbolenti approfittano dell’assenza per darsi ai peggiori sgoverni, restando impuniti. Ci vorrebbe qualcuno che riporti la pax scientifica. L’Amperodattilo, unica figura che cerca di mantenere un ordine, passa per il liberto intellettuale che tutti detestano cordialmente. Qualora vi fosse un cambio al vertice, rischia la violenza delle folle.
U Babbu guarda con distacco gli avvenimenti. In fondo è stato a lungo un servitore di re Garga, sovrano del regno orientale del regio liceo.

Cazzata al burro generata al telefono ieri sera fra Koris, l’Amperodattilo e U Babbu.

La Nemesi dell’Ikea

Ci ricordiamo tutti il Game of Bidet, no? (Koris un po’ di più, ma vabbè) Evitiamo un riassunto delle puntate precedenti.
Sembrerebbe che la maledizione dell’Ikea somigli più all’ideale della colpa sviluppata dai Greci antichi: qualcuno dei Koris-antenati ha fatto qualcosa di male e le generazioni successive la scontano.
Koris di sicuro, ma anche i Maiores.
U Babbu e l’Amperodattilo avevano guardato con occhio incredulo le vicende del Game of Bidet, chiedendosi come fosse possibile una tale disorganizzazione. Da parte di un magnate del mobile in legno di pino, per di più.
Erano talmente scettici sull’inefficacia svedese che in settembre si concessero l’atto di ὕβϱις di comprare un armadio nuovo. E farselo spedire. E montare.
La spedizione di tale supplizio di Tantalo fu fissata al primo novembre. Si diceva che mancassero gli ammortizzatori delle ante e che fosse impossibile averli prima. I famosi ammortizzatori forgiati nel fuoco dei vulcani e temprati alle intemperie nordiche.
Quando Koris ricevette la notizia, mise in guardia gli incauti Maiores. A seguire, le prove:

screenshot

A futura memoria

Nemo est propheta in patria.
Ieri, all’alba delle 11, i fattorini Ikea (o piuttosto chi per esso) non si erano ancora fatti vivi. All’Amperodattilo è venuto un orribile, fantozziano dubbio.
E lì si scoprì l’assurdo: la consegna dell’armadio era stata scritta sì il primo novembre dalla commessa Ikea, con montaggio l’otto. Ma l’azienda delle consegne aveva registrato il contrario.
Consegna l’otto e montaggio il primo.
Coraggio, ripetete di nuovo.
Consegna l’otto e montaggio il primo.
Nella migliore delle ipotesi sarebbe stato consegnato l’armadio già montanto. Teletrasportandolo in loco, perché nessun orifizio o pertugio di casa permetterebbe il passaggio di un armadio integro.
Forse il montatore di armadi sarebbe arrivato il primo e avrebbe bivaccato fino all’otto in attesa della materia.
Forse l’Ikea ha inventato il viaggio nel tempo e nessuno lo sa.
La reazione di Koris a tale notizia è stata calma e compita:

risposta

Compitissima

Ora la situazione della casa avita è la seguente: l’armadio antico è già stato smantellato e smaltito. La roba è… probabilmente dappertutto, ma comunque in ordine, conoscendo l’Amperodattilo. U Babbu ha la prospettiva di combattere contro il call-center dell’Ikea per una nuova consegna. Si racconta che fosse la tredicesima fatica di Ercole.
In tutto ciò chi gongola è gatta Spin, da sempre fiera avversatrice di qualunque lavoro possa anche solo vagamente alterare l’ordine domestico costituito.

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