Archivi categoria: Fantasy

L’arrivo delle Tenebre

Per lunghe ere i Valar dimorarono felici nella luce degli Alberi di là dalle Montagne di Aman, ma tutta la Terra-di-mezzo giaceva nel crepuscolo sotto le stelle. Allorché le Lampade splendevano, la crescita vi si era iniziata, mentre adesso era interrotta perché tutto era tornato buio. Ma già le più antiche cose viventi erano sorte: nei mari le grandi alghe e sulla terra l’ombra di grandi alberi; e nelle vallate tra le colline avvolte dalla notte v’erano nere creature vecchie e forti. A quelle terre e foreste di rado andavano i Valar, salvo i soli Yavanna e Oromë; e Yavanna si aggirava tra le ombre, dolendosi perché la crescita e la promessa della Primavera di Arda erano sospese. Ed essa mise sonno su molte cose che erano sorte durante la Primavera, per modo che non invecchiassero ma restassero in attesa di un tempo di risveglio che ancora sarebbe stato.
J.R.R. Tolkien, “Il Silmarillion”

Ovvero: è arrivata l’ora solare, il Morgoth ha regalato un’ora di sonno in una giornata e le giornate di Koris si sono accorciate di tre ore, aggiungendo al tutto una glassa di stanchezza cronica appena il sole declina oltre l’orizzonte. Domenica Koris si è penosamente addormentata in macchina mentre tornava da Martigues, luogo in cui le falesie hanno la solidità dei crackers. Riaperti gli occhi all’altezza della stazione di St. Charles, vedendo le luci cittadine era fermamente convinta che fosse troppotardissimo. Ed erano a mala pena le sei.
“Beh, si dice che l’ora solare sia più naturale per gli esseri umani”
“Allora io sono stata sintetizzata in laboratorio”
Ergo Koris è una sorta di girasole zombie che alla mattina si stressa perché il sole è già sorto (pertanto è arbitrariamente tardi), alla sera invece mangia ad orario bernese e si addormenta ad un’ora in cui le galline stanno ancora guardando la tv. Inoltre, con le energie che si ritrova e il freddo che comincia ad assediare anche la Provenza, l’unico spirito di iniziativa di Koris concerne l’esplorazione di quello che Orso chiama “l’inesplorato fondo del letto” (ovvero quella parte in cui i piedi si ritrovano in una morsa glaciale e i Boogeymen di sorta hanno piantato il bivacco).
Soluzioni a questa situazione miserabile:

  1. Migrare in Georgia Australe verso l’estate antartica, dove il sole non scende mai sotto l’orizzonte;
  2. Risvegliarsi a primavera, al ritorno dell’ora legale. Possibilmente di venerdì

P.S. In francese il Boogeyman è detto “Croque-mitaine”, etimologicamente “il mangia-gatti”. L’Amperodattilo dovrebbe usarlo per minacciare Spin.

Vergogna è far del male

Il titolo è una massima dell’Amperodatillo, tramandata di generazione in generazione, che esorta a vivere una vita serena fregandosene dell’altrui giudizio e pensiero, a patto che si rispetti il fondamentale “la mia libertà del mio pugno finisce dove comincia il naso di un altro”. Seguendo tale filosofia si dovrebbe vivere una vita tranquilla e rilassata, in cui andare al lavoro in pigiama lilla e scarponi da sci leggendo “La critica della ragion pura” di Kant non crea nessunissimo problema.
Solo che Koris (e manco l’Amperodattilo) non è mai stata un’adepta fedele e si vergogna di un sacco di cose, tranne in certi giorni in stato di grazia in cui se ne frega del mondo. Ma in linea di massima tende a celare gran parte delle sue attività dietro una cortina di fumo, cambiando repentinamente argomento quando il discorso cade da quelle parti. Alcuni esempi:

  • “Cosa stai leggendo?”
    Risposta vera: “Storia di Napoleone e della Grande Armée nel 1812”
    Risposta di Koris: “Niente, un libro di storia”
  • “Cosa fai stasera?”
    Risposta vera: “Scrivo il mio romanzo che ormai è la tela di Penelope”
    Risposta di Koris: “Niente di che, sto al computer”
  • “Cosa stai guardando?”
    Risposta vera: “E.R. Medici in Prima Linea”
    Risposta di Koris: “Una vecchia serie”
  • “Hai dei progetti per domenica sera?”
    Risposta vera: “Vado a giocare di ruolo che ho un’elfa oscura che si sta creando un esercito di non morti”
    Risposta di Koris: “Vedo degli amici”

Ovvero, come dare il minor numero di dettagli possibile sulla propria vita privata pur non essendo una spia del KGB. Tante volte questa situazione porta a scoperte incredibili per conto terzi e finisce con “averlo saputo prima!”.
Venerdì, causa sciopero selvaggio dei bus in un’ottima porzione del dipartimento, Koris si è fatta portare a casa da una collega. Una carina, sempre in ordine, sempre sorridente, madre di tre bambini. Ora, se c’è una cosa che mostro-Koris detesta è la conversazione riempitiva fra pseudo-sconosciuti. Koris non ha mai preso “Conversazione Generale 1 e 2” come corso opzionale all’università. E in più è timida.
Poi la collega ha fatto la fatidica domanda: “Cosa fai questo week-end?”.
E qualcosa nei circuiti a risposta automatica deve essere andato storto. Forse il superego dormiva. Forse il filtro della vergogna si era intasato sulle calze bucate dal ginocchio in giù.
“Domenica sera vado a giocare di ruolo da amici”
Oh no, Koris, lo hai fatto. Ben che ti vada adesso ti si accolla l’etichetta NERD sulla porta dell’ufficio. Oppure ora ti tocca spiegare di qui fino alla stazione cosa sia un gioco di ruolo e se ti va bene ti prende per matta. Senza contare che poi ti chiederanno ogni giorno se la sera prima sei andata a giocare di ruolo, come i Cojones con l’arrampicata l’anno scorso.
“Fico! Io attualmente faccio il tecnoprete in Dark Heresy.”
E finisce che si passano tre ore a discutere l’eterna disputa elfi contro nani, delle campagne che partono serie e finisco a tarallucci e vino, di giocatori che si mandano affanculo in gioco e si sposano nella vita reale.
Anche se non lo avresti mai detto. Anche se non l’avresti ammesso nemmeno sotto tortura. Anche se il gioco di ruolo è po’ come il Fight Club, ergo “non parlare mai del gioco di ruolo”.
Ma Koris ha deciso di cambiare vita, ergo le gente pensi quel che vuole, lei del suo essere ruolista ne parla eccome. Tanto non fa del male a nessuno [1].

1. Nel “nessuno” non sono compresi personaggi non giocanti scassapalle, gente incauta che fa arrabbiare un mezz’elfo oscuro prima di colazione, svenevoli elfi silvani e chiunque si trovi sulla traiettoria di un 19 tirato sul D20.

Growing old

Growing old, ovvero invecchiare. Il che significa passare il sabato a ciondolare per casa facendo un lavoretto qui, un altro là, inconcludenti come gatta Spin.
Significa anche decidere che si è giovanissimi, andare dal gruppo di arrampicatori a spadroneggiare e dire che vuoi rientrare entro le 18, che ci hai da fare.
Significa anche che nonostante la situazione paresse volgere al peggio dal punto di vista arrampicatorio, ad arrampicare ci vai eccome. E fai anche la fichissima comportandoti come un’abbruttita dalla vita sul terzo 6a. E poi prendersi lo zaino e cambiare sito, perché al sole fa ancora caldo.
Significa anche farsi portare a casa di Van a giocare di ruolo, che il maître de jeu ha la vena sadica/omicida e se arrivi in ritardo magari decide di usare il tuo personaggio come vittima designata. E invece finisce che il tuo personaggio è l’uno che resta in piedi in tutta la compagnia e probabilmente diventerà un necromante a capo di una banda di non morti. La vita, ma anche la non-vita, a volte è ingiusta.
Significa anche tornare a casa scoprendo che c’è una tangibilissima possibilità che si faccia una serata gioco venerdì a casa tua. Solo che tu non ne sapevi niente. E ti rimproverano del tuo immedesimarti troppo nella tua elfa bionda.
Significa anche sapere che è l’una, doversi ancora fare la doccia, asciugarsi i capelli e lavare i piatti della colazione. Una gioia.

Ma invecchiare significa soprattutto non voler esistere il lunedì mattina dopo cotanta domenica, correre seriamente il rischio di addormentarsi ovunque (sia esso sul bus, sul cesso o in riunione) e dirsi che ormai l’età avanza e forse è venuto il momento di darsi una regolata. E lasciare il testimone di Weekend Warrior agli under-25.

Piesse: se poi mentre cerchi “tecniche per recuperare il boro radioattivo” Google ti suggerisce “tecniche per recuperare il tuo ex”, capisci che forse era meglio se fossi rimasta a recuperare le ore di sonno mancanti.

Disordine, negoziati e ritorno all’adolescenza

L’altro giorno la Tacchettina doveva essere in vena di attaccare briga, quindi ha portato tacchi e culo in ufficio, col suo fare da segretaria isterica.
“Koris, la tua scrivania non può restare in questo stato!”
Effettivamente, la scrivania di Koris è un delirio di pile di fogli contenenti in maniera omogenea prove d’esame, relazioni di laboratorio, cazzetti stereotipati a mo’ di glifi durante le riunioni, articoli stampati e liste delle spesa. Koris è cosciente che si tratta di un casino, ma lei lo chiama “il mio disordine organizzato”, eufemismo coniato con Iset sui banchi del liceo per giustificare il bordello cosmico che le due si trascinavano dietro.
“Perché la mia scrivania non può restare in questo stato?”
“Perché è un casino! Fa disordine nell’ufficio! Guarda la mia, è vuota e ben ordinata, con tutto al suo posto. Se viene qualcuno cosa pensa di noi, eh? Che assumiamo gente casinista?”
“Sai, quando ero laureanda in OPERA c’era un motto che circolava in laboratorio”
“Sarebbe a dire?”
“A clean desk is a sign of a sick mind”
La Tacchettina si è gonfiata come un rospo in amore, ha assunto una sfumatura color papavero e ha girato sui tacchi, lasciando Koris nel suo regno dell’entropia. Voci di corridoio dicono che sia andata a piagnucolare dalla Capa, ma a Koris gliene frega alquanto. Sono trent’anni che l’Amperodattilo cerca senza successo di portare Koris sulla via dell’ordine, non sarà la Tacchettina a vincere la crociata.

Koris ha fatto quello che per telefono pareva più un negoziato che un colloquio. Che quest’anima da diplomatico del io so’ io e voi nun siete un cazzo non si sa bene da dove sia uscita, ma tant’è. Koris ha posto le seguenti condizioni per un suo eventuale trasferimento nella piattazza parigina dell’Ile-de-France:

  • iniziare a settembre e non domani perché in fondo spes ultima dea;
  • stipendio lauto per poter far fronte al logorito nervoso della capitale;
  • un mese di prova prima dell’assunzione totale anziché quattro previsti;
  • possibilità, alla fine dei sei mesi del progetto, di filarsela nuovamente in terre dal clima meno truce, fosse anche l’umida Lione.

Le toccherà spendere circa 200 pippi (Orso cit.) per farsi un Marsiglia-Parigi in giornata, ma hai visto mai. Intanto si convince si essere una situazione in cui non può che finire bene, quindi relax. Crediamoci.

 Koris sta ricadendo in un pericolosissimo trip a base di samurai e marescialli di Francia, per altro con una certa virulenza. L’altro giorno è entrata nella sua libreria di fiducia e non è riuscita a uscirne senza un libro sui marescialli di Napoleone, nonostante abbia già N-mila tomi in argomento. Peggio di una teenager shophaolic in un negozio di scarpe durante i saldi. Sarà che sta leggendo le memorie di Ségur sulla campagna di Russia del 1812 come se fosse un ultras, ditribuendo colpi di “coglionazzo” a destra e a manca perché si lascia trasportare dagli eventi, e chi le fa uno spoiler è morto. Il trip sui samurai viene di conseguenza quando del tutto casualmente si scopre che dopo cinquant’anni hanno fatto una nuova edizione di “Sekigahara” di Ryotaro Shiba, quindi magari c’è persino speranza che lo traducano, magari. In realtà Koris stava cercando “Re in Eterno” di White, ma quando è stata dirottata su un sito di testimoni di Geova è rimasta un po’ perturbata.

Comunque c’è bisogno di qualche giorno di vacanza, prima che Koris decida di dire merde! (cit.) a Tacchettina e Parigini per ritirarsi a scrivere pagine di infima qualità su gente incazzosa e testosteronica armata di katana a Waterloo, magari a dorso di drago. Sì, è in uno stato mentale in cui potrebbe farlo.

Vipere, una mezza recensione

(Attenzione, Koris si lancia in una recensione, attività che non le riesce e pertanto praticherà a membro di segugio, come al solito. Che sennò le tocca lagnarsi della Capa e della Tacchettina che raggiungono livello peppia 9999 e non sarebbe carino)

Prologo: Koris per una volta fa una cosa alla moda e guarda Game of Thrones. Ma lo guarda come qualcuno che si è letto tutto “A song of ice and fire” nel lontano 2007, consigliato all’epoca da Batrace, quando il nome di G.R.R. Martin suscitava un “Martin chi?” e non era sinonimo di “tette-orge-budella”. Le prende quindi una voglia matta di esclamare “Sai che *** muore?” a chiunque legga Martin in metrò, ma poi si ricorda che c’è un girone dell’inferno apposta per gli spoiler.
Koris faticò a trovarsi un personaggio preferito fino al tomo che in italiano è “I fiumi della guerra”. Le piacevano i cospiratori dell’ombra come Varys e Ditocorto, Tyrion era un idolo indiscusso, ma mancava qualcosa. Poi venne lui: Oberyn Martell, la Vipera Rossa, principe di Dorne. E Koris si squagliò letteralmente in brodo di giuggiole.
Ieri sera Koris ha finalmente ricevuto dal suo pusher Gaetano il primo episodio della quarta stagione. E mentre si metteva a strillare “Dorniani! Dorniani!” durante la siglia d’apertura, eccola accontentata.

oberyn

Chi esser tu?

Siamo onesti, l’attore non è malvagia (quello è il problema!). E recita pure bene. I suoi modi sono adeguati al personaggio. Ma la sua faccia no.
Siamo onesti, è troppo bravo bambino. Quando vedi la sua faccia te lo immagini in giacca e cravatta all’uscita dal lavoro, pronto a prendere l’aperitivo. Non con la corazza, la lancia avvelenata e quant’altro. Non con un numero imprecisato di figlie bastarde in giro per il globo. Non a far strillare un sonorissimo “Nooooo!” a Koris, quando arrivò al punto in cui (segue spoiler sonorissimo), mentre leggeva “Il portale delle tenebre” in regionale all’altezza di Voghera, facendo voltare tutto il vagone.
Però, siamo onesti: a livello di casting poteva andare anche peggio. Ora speriamo che non gli facciano passare il resto della stagione nel bordello di Petyr Baelish.

Ciarpame letterario

Questo post è stato ispirato da quello di Jacque, ma Koris non ha ancora il coraggio di fare un vero coming out e pubblicare tutto.

Fin da quando ha imparato a scrivere, al contrario e per dritto, Koris si è sempre divertita a inventare storie, più o meno lunghe, e a metterle nero su bianco. Per suo piacere, per la scuola lo faceva mettendo il pilota automatico, non si capiva come le riuscisse anche bene. Non è vanagloria, è che si tratta probabilmente dell’unica cosa che Koris sa fare veramente.
Fu l’avvento del computer a incrementare la produzione, quando Koris aveva sette-otto anni e l’Amperodattilo la faceva ancora uscire di casa con i codini (ora Koris lo farebbe ancora, ma probabilmente verrebbe rinchiusa per oltraggio alla decenza). All’epoca scriveva racconti brevi, attività che in seguito non le è più riuscita. Protagonisti scelti a caso, potevano essere chiunque. Koris ricorda di aver scritto un racconto che si intitolava “Asterix e Obelix alla battaglia di Adrianopoli“: roba da togliere la patria podestà a U Babbu con uno schiocco di dita. Ma Koris si divertiva, poi all’epoca aveva Creative Writer che le metteva le figure dappertutto e lei lo adorava, finché un virus non se lo portò via con tutto Window 3.1.
Quando Koris era un’adolescente di dodici anni aveva deciso (o meglio, le venne l’idea) di buttarsi nel primo impegno letterario a lungo termine, un romanzo. E cosa poteva mai scrivere, in un’epoca di cambiamenti e ormoni folli? Una storia d’amore triste e sdolcinata ai confini della realtà? Col cappero: Koris si mise a scrivere un romanzo storico ambientato ai tempi di Napoleone. Il protagonista era un personaggio inventato dalla Koris-fantasia contorta, l’accuratezza storica era fastidiosa e c’era dentro una ventata di fantasy inconsapevole a base di visioni e premonizioni. Koris tuttavia abbandonò il progetto all’inizio del liceo, per timore delle prese per i fondelli. Anche di questo tentativo non resta granché grazie a un formattone. Unici superstiti alcuni capitoli stampati e raccolti in un quaderno giallo di cui Koris era gelosissima, tanto da nasconderlo sullo scaffale più alto, una sorta di Area 51 della cameretta. Se qualche estraneo cercava di arrivare al quaderno Koris diventava di una violenza travolgente, i bei tempi in cui passava dalle minacce ai fatti.
Sui quattordici anni, assieme alle prime paturnie astrofisiche, cominciò a scribacchiare senza impegno una storiella fantascientifica con alieni umanoidi che respiravano xenon su pianeta in cui l’acqua era la risorsa più preziosa. Si trattava di una sorta di accademia spaziale in cui i soldati, tutti bambini abbandonati e cresciuti lì, erano impegnati a combattere una guerra contro una specie di polpi alieni. Koris accantonò il progetto quando scoprì Star Trek e il gioco di narrazione ad esso ispirato.
Il 2002 fu la data fatidica in cui cominciò a ronzarle in testa l’idea che ancora l’assilla, ma di questo parleremo dopo. Forse.
A sedici anni giunse la fissa per la storia giapponese e poteva non nascerne una storiaccia anche lì? Koris prese a prestito la figura di Ishida Mitsunari e romanzò il romanzabile, in inglese, per essere più disadattata. A un certo punto lo ripassò in italiano e lo pubblicò pure su un blog, ma quando Splinder morì Koris non si prese la briga di recuperare il tutto, soprattutto per vergogna. Ma forse di questo sopravvive ancora qualcosa in qualche file txt perduto per i backup.
A marzo 2006 nacque il blog, ma il blog è sempre stato considerato una cosa un po’ a sé dalla produzione meramente letteraria.
Nell’autunno dello stesso anno, in un periodo di depressione universitaria, Koris cadde nel pozzo nero della fanfiction di Harry Potter. Fortunatamente, ne uscì in tempo grazie ai troppi esami del secondo anno. Anche qui non si salvò nulla e forse meglio così.

Bene. E ora, cosa sta scrivendo Koris, a parte le fandonie che vi propina periodicamente?
Alè, un bel respiro. Al mio tre.
Una trilogia fantasy. Che ci volete fare, è la moda, tutti i nerd hanno una trilogia nel cassetto, solo che quella di Koris ha fatto la muffa e se apriamo il cassetto si liberano miasmi putridi. Una storia in stile Martin, ma pensata prima che Koris leggesse Martin. La scrive dal 2002. No, non è corretto, diciamo che dal 2002 ad oggi la ha riscritta tre volte, con anni morti e anni scarsi. L’idea utopica sarebbe pubblicarlo, ma a Koris pare che il lavoro non sia mai finito. Ma intanto l’accanimento terapeutico la tiene lontana da idee peggiori.

No cretini, no party

Era stato annunciato che da quella serata non era previsto nè andarsene via presto, nè portare a casa l’onore, quindi Koris si era preparata psicologicamente. Poi ha preparato una torta perché lo aveva promesso. Alla fine ha optato per un dolce classico al cioccolato, morbido dentro e decorato con M&M, codette, stelle di zucchero e glassa che non si asciuga se è agosto e non hai un frigorifero. Il risultato è stato piuttosto psichedelico, ma Koris contava di tirarla fuori appena i presenti fossero cotti abbastanza da non farci caso. Così è stato.
Quando capiti in mezzo a gente che la pensa più o meno come te, capita che la sindrome di Cenerentola decada, e anche piuttosto velocemente.
“Bello il tuo vestito”
“Grazie”
“Ti fa molto… elfica!”
“Tu sì che sai come si fa un vero complimento!”
Il problema di questo genere di serate, pericolo sempre in agguato e assai difficile da aggirare, sono gli spoiler su qualunque cosa. Non è mai salutare andare a un compleanno del genere con un libro a metà o una stagione in meno di qualche serie. Koris infatti aveva finito apposta Battlestar Galactica venerdì sera. E aveva bisogno di parlarne, perché il finale di Battlestar Galactica potrebbe mandare in analisi le menti più impressionabili.
“Non credo che mi riprenderò facilmente”
“Eh, lo so, è scioccante”
“A un certo punto mi sono messa a urlare ‘Se muore pure Helo, io chiudo qui e non voglio saperne più niente!’. Ma quello ce lo hanno risparmiato”
“Di che parlate?”
“Battlestar Galactica”
“Noooo! Stop! Sono due anni che devo gaurdare la quarta stagione, non voglio sapere niente! Game of Thrones lo guardate?”
“Ho letto pure i libri, tutti!”
“No, aspetta, io sono a metà di ‘A Feast For Crows’, andateci piano!”
E poi si scopre che probabilmente il sogno erotico degli ingegneri informatici specializzati in intelligenza artificiale sono le dottorante in astrofisica. “The Big Bang Theory” smuove l’ormone di certe categorie più che “Dawson Creek” alle adolescenti (scusate, Koris era adolescente alla fine degli anni ’90, ma l’unico personaggio di qualunque serie che possa mai farle venire gli occhi a cuoricino è William Adama). Che il freelemon bisogna accoglierlo quando passa, ma sta diventando decisamente monotematico.
Poi arriva sempre il momento metal della serata. Era parecchio che Koris non aveva l’occasione di disquisire liberamente di quanto siano enormi i Blind Guardian, di quanto fossero meglio i Nightwish con Tarja (ma come cantante da sola non valga granché), di come la cantante degli Epica sia gnocca ma stronza. E si viene invitati a potenziali festival in zona, nel caso, non si sa mai.
“Ma sei tu che leggi Robin Hobb?”
“Finito da un pezzo”
“E il resto della serie vale quanto il primo?”
“Vale, vale, ma se non lo hai letto ti consiglio ‘Flowers for Algernon‘. Tieni, leggitelo”
“Ma non saprei quando ridartelo”
“Leggitelo tranquilla, in qualche modo me lo restituirai”
I giocatori di ruolo e fantasisti del genere sono una specie spesso sottovalutata. Al femminile tocca mimetizzarsi. A meno che non ci si presenti alla festa con un vestito anni ’30, trucco all black, piuma fra i capelli e un drago tatuato su ciascuna tetta. Koris ammette di essere stata un po’ turbata da questa presenza.
“Io voglio chiedere al mio ragazzo di sposarmi, ma voglio mettergliela in modo che non possa dire no. Solo che di giochi di ruoli non ne capisco niente. Mi aiutate?”
“Uhm, come si potrebbe fare una proposta di matrimonio in stile Magic?”
“Ci vuole qualcosa su cui lui non possa giocare un counter…”
E il Tunisino troppo simpatico, che ti espone tutte le sue teorie su “Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco” e si tira su una discussione che non se ne sentivano dai tempi di Batrace, che si inventa il kebab alle sardine per mussulmani, che fa massaggi che dovrebbe tenere uno stage obbligatorio per aspiranti partner. Quello che vorresti tenere a portata di mano per i giorni di depressione.
“È un gioco sullo stile… conosci ‘Alone in the Dark’?”
“E come no! Uno dei miei primi videogiochi, ci giocavo con l’Amperodattilo quando non c’era manco la scheda sonora!”
“Tuo marito è un uomo fortunato!”
“… lasciamo stare, vah!”
Che poi si fanno le quattro che uno nemmeno se ne accorge. Parecchia gente non si è accorta nemmeno che il tasso alcolico stava andando fuori controllo.
“Allora ci vediamo mercoledì per un tavolo di ‘Claustrophobia’?”
“Sì, mercoledì. O giovedì, non so. No, giovedì no, che forse vado in Russia in macchina, non abbiamo ancora deciso. Comunque ti amo, eh”
“In Russia? Non so, ci sono già andata, non è un granché…”
“Ci sei già andata? Allora di odio. Ma sono ubriaco, quindi sono in vena di abbracci!”
Avevano detto che ci sarebbe voluto fino a martedì per riprendersi. La stima era troppo ottimista.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: