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Della volubilità del mondo

E quando credi di sconvolgere gli amici accoppiandoti, sono loro che ti sconvolgono separandosi. E la cosa, in effetti, ti sconvolge più di quanto dovrebbe e passi la giornata a rimuginarci sopra, avvinghiandoti a ‘thieu quando passa con la scusa che sei sotto shock. Tutto ciò potrebbe mantenere un’amica sulle coste provenzali e necessitare l’acquisto di un Koris-pigiamone.
Andare in bici in una giornata di sole è uno dei piaceri della vita ed è una delle nostalgie più enormi dei tempi bolognesi. Ti chiedi perché non lo fai più spesso. Poi lo scooter che ti taglia la strada passando dal marciapiede ti ricorda che sei a Marseille e che andare in bici è uno sport molto più estremo dell’arrampicata e dello speleo messi assieme. Non che a Boulogne fosse meno pericoloso, però forse la gioventù aumentava lo sprezzo del pericolo.
Koris non sa più salare l’impasto della pizza. Reliquie del SonnoDellaRagione secondo cui il sale era una sorta di demonio incarnato pronto ad attentare all’integrità del sistema circolatorio. Mangiare insipido non sa di una minchia, ma vuoi mettere la salute? In compenso la pizza salame piccante e peperoni è buona, ma digeribile nello stesso lasso temporale di un mutuo a lungo termine. La prossima volta pizza e fagioli con le cotiche.
Koris ha in mente dei progetti letterari che forse escono, forse no, è da vedere. E no, non provate e rispondere #escilo.
A giudicare dalle ultime puntate, viste durante un ingorgo mostruoso del venerdì pomeriggio, gran parte del popolo di feisbuc ha preso X-Files per un documentario e non per una serie tv. Altro che “I want to believe” e “The truth is out there”, alla fine della sigla dovrebbero scrivere “Fox Mulder non è Piero Angela”.
E, a proposito di misteri, Koris passerebbe un’altra giornata inutile o presunta tale. Ma invece alle undici muoverà il culo, raccoglierà il suo fagottista preferito e andrà ad esplorare la solita grotta che non verrà mai cartografata per intero, ma almeno possiamo dire di averci provato. Altro cunicolo del mistero, altro giro…

La stagionatura dei sentimenti

Ci sono rapporti interpersonali che paiono migliorare col tempo, come un formaggio o un prosciutto.
Ovviamente la materia di base deve essere buona o almeno decente, se no si marcisce subito o non se ne parla più. Si inizia da qualcosa che potrebbe essere ottimo se consumato sul posto, immediatamente così come si presenta. Ma per qualche ragione la reazione non ha luogo, vuoi per mancanza di fame, vuoi per mancanza di tempo.
La materia però resta. Si trasforma. Invecchia, per quanto papabile resti.
Arriva persino una fase in cui il tutto diventa immangiabile. Non è più fresco, ma non si può ancora definire avariato. O forse non si vuole definire avariato per abitudine, vai a sapere. Lo si abbandona in cantina e si conserva la chiave per tempi minori.
Capita persino che ci si dimentichi della sua esistenza. Finché non lo si ritrova, talvolta per caso, talvolta chiedendosi “chissà che fine ha fatto…”. Solo che non si ritrova più il latte di allora: si è trasformato in un meraviglioso formaggio. Sarà stato il tempo, saranno state contaminazioni esterne, è evoluto. Ovviamente non si può pretendere di gustarlo allo stesso modo, ma si può scoprire una nuova pietanza. Anche più godibile della prima.
Dopo anni e anni di frequentazione e non frequentazione, il rapporto fra Koris e Lerry è ormai giunto allo stadio di fontina valdostana (tant’è che le ha fatto maneggiare il duenne mini-Lerry, usando la stessa giustificazione di ‘thieu, tu t’entraines pour plus tard).

E il tutto in 48 ore

Venerdì sera.
Torna dal lavoro, addormentati in bus perché è venerdì sera e il venerdì sera è giusto essere stravolti. Però non troppo, eh.
Molla il surplus a casa, riparti con lo stretto necessario per andare a Vitrolles a preparare le corde per l’uscita di domenica. Che ti eri offerta volontaria, tirare bidone all’ultimo momento pareva brutto, proprio brutto.
“L’uscita di domenica sarà tranquilla e anche quella della successiva. Quella della settimana dopo, nel Var, però te la sconsiglio, l’entrata della grotta è molto stretta. Per darti un’idea, la cavità si chiama La Tomba e quella a fianco, ancora più stretta, Il Sarcofago”, perché l’umorismo del Var non si smentisce mai.
Torna a casa alle nove, dopo aver ribadito di prendere delle corde belle lunghe perché non sai ancora volare. Preparati salsiccia e patate fritte mentre guardi Crozza.

Sabato
Sveglia alle sette e mezza perché quando Bazilla ti scriveva “MASOC!” sulle relazioni di laboratorio mia aveva torto.
Che si fa, si va ad arrampicare? E certo, mica ti svegli all’alba per stare sul divano.
Raccatta cibo e altre chincaglierie, butta tutto nello zaino da arrampico, recupera la Ya(xa)ris e vai all’appuntamento agé del sabato.
Si decide di andare a Lascours dove non c’è parcheggio, quindi abbandona la Ya(xa)ris in centro. La macchina per vendetta decide di mettersi in riserva.
“Va bene, andiamo a Lascours, ma io faccio solo cose facili che ho un dito in meno e domani devo essere in forma”
E poi stocazzo, insomma, ritrovati appesa a un 5c+ in strapiombo e un 6a del disagio, perché con te stessa sei donna di parola.
Torna a casa in ritardo sulla casella di marcia, fatti una doccia, preparati ad uscire con Van.
Passa una serata simpatica fra giochi di società e perfetti sconosciuti. Carino, ma coi ruolisti veri è un’altra cosa.
Alle undici ripieghi a dormire perché ti si chiudono gli occhi. Mentre stai per addormentarti ti ricordi che il cibo ingurgitato nella giornata ammonta a due barrette di cereali, una manciata di albicocche secche e qualche fetta di salame.

Domenica
Ti svegli da sola alle otto perché le dormite mattutine sono fuori moda. Ti illudi dunque di avere un sacco di tempo prima dell’appuntamento in grotta all’una e mezza.
Alle nove vai a fare la spesa che la dispensa langue.
Poi pulisci casa che sta diventando un merdaio. Poi fai una lavatrice (che tu non lo sai ancora, ma resterà da stendere).
Sono le undici, c’è ancora un sacco di tempo, quindi decidi di andare a sfamare la macchina. Che in fondo mica ci si può lamentare, la Ya(xa)ris aveva visto l’ultimo pieno il 13 dicembre.
Mentre torni a casa scopri che l’amica A. ha troppo da fare e non verrà in grotta, però può essere spiritualmente presente prestandoti la tuta degli omini deformi (quella che ha le gambe di tredici centimetri e il tronco di tre metri).
Arrivi a casa dopo mezzogiorno e mezza e ammetti candidamente a te stessa di essere in ritardo. E il sacco da speleo non è pronto. Quindi prepara una pasta a cazzo e il sacco di conseguenza, cercando solo di non mettere un uovo nello zaino e il discensore in padella.
All’una e mezza riesci ad essere puntuale. Si parte per la montagna della Sainte Baume, in cui fa un caldo assurdo.
“Forse ti ho trovato una tuta per te, è di uno della sezione ragazzi a cui è diventata piccola. Però è taglia dodici anni”
“Dodici anni è la mia taglia preferita”
Arriva ai due buchi gemelli, Les Aubagnais e La Sainte Thérèse. Il pozzo di 36 metri di Les Aubagnais mette un po’ di disagio, però poi passa. Arriva ai piedi di una gigantesca cascata di calcare bianco, per scoprire che l’equipaggiamento è vetusto e non permette di continuare. Fai marcia indietro.
“Possiamo andare alla Sainte Thérèse, sarà la tua prima strettoia”
Però c’è un vantaggio all’essere tappi: per quella strettoia è un’autostrada. Tu sei maldestra come una Panda senza servosterzo, ma è un altro discorso. Scendi fino in fondo alla Sainte Thérèse, impara manovre nuove. Risali chiededo di disequipaggiare tutto perché non sei più a disagio. Anzi, ora che l’imbrago non ti sega più una coscia sei quasi comoda. Esci dal buco dopo aver spiato un pipistrello che si sveglia dietro una vela di calcare.
Arriva a casa alle otto passate. Fatti una doccia per salvare le apparenze, scoprendo di avere più lividi che ginocchia. Ora puoi andare a dormire.

Per fortuna oggi è lunedì e ci si riposa.

P.S. Koris deve cominciare a riflettere a una categoria apposta per le uscite speleo. Suggerimenti?

Scene di una famiglia ordinaria

Tutta intenta a pelare patate per gli zucchini ripieni dell’Amperodattilo, Koris si affetta a metà per lungo l’unghia del dito medio, scomodando tutti gli dei mentre saltella succhiandosi il detto dito. C’è chi si fa la french manicure e chi si taglia le unghie col pelapatate.

“Ho da studiare come un porco!”
Si lamenta l’Orso ipocondriaco, che sostiene di presentare qualunque disturbo gli passi per la testa (dolorante), dall’astigmatismo all’emicrania passando per i denti del giudizio senza dimenticare l’intestino lungo e inadeguato, degno erede di suo zio. Poi studia nell’intervallo fra le partite, mentre si annulla su divano mentre guarda “Tutto il calcio minuto per minuto” assieme a U Babbu. Ne riemergono entrambi dopo circa cinque ore di discussioni da CT della nazionale.
“Comunque non stavamo cazzeggiando, eh, stavamo prendendo confidenza col divano” si difende U Babbu.

Koris interroga gli antichi avi sulle sue possibilità di stalking e mire di freelemon.
“Ricorda, il requisito fondamentale è sempre che sia orfano” risponde il vecchio saggio Sioux Cervo Che Caga, lo stregone responsabile della qualità ISO 9001 per la tribù.
(No, non c’è un nuovo membro della famiglia, però la bocca da cui uscì tale massima preferisce celarsi nell’anonimato)

Koris e l’Amperodattilo studiano disposizioni di cucine e parcheggi impossibili per sistemare un bidet. La futura Kors-casa assume i contorni della fabbrica del duomo. U Babbu nel mentre propone di piazzare mensole, librerie e chincaglierie varie, facendosi cazziare dall’Amperodattilo in vena di vuoto zen.

Al fine di fare un regalo a sorpresa alla Cuginastra, Orso finge di volersi fare le sopracciglia, anche se vorrebbe farsele davvero. Koris e l’Amperodattilo entrano così nel negozio di un estetista per la prima volta nelle loro vite. Qualora vi chiedeste quali geni Koris avesse pescato nel pool, eccovi qui un calzante esempio di genetica mendeliana.

Koris ha guidato la 500 (ostinandosi a chiamarla la Punto) per le impervie strade costiere di Valinor, rimpiangendo la sua Ya(xa)ris, soprannominata la Macchina Delli Cazzi Tua in quando non si permette di dirti quando devi cambiare marcia, non ti chiude fuori dalla portiera con le chiavi dentro, è discreta, leale e con un numero di bottoni adeguato a chi ha preso confidenza col cruscotto di una Panda anni ’90 (n.d.K. ricordiamo che per sei anni e più Koris non ha voluto sapere niente di codesto suo attuale autoveicolo del cuore). Per non parlare della benzina, momento delicato in cui Koris stava per aprire il serbatoio con un piede di porco se non fosse giunto un suo aiuto un gentile signore a indicarle il mistero delle nuove Fiat dell’era Marchionne.
Orso non è stato per niente contento.
“Ma belin, ma guarda dove hai messo il sedile! Dritto così e sotto il volante, belin, non riuscivo nemmeno ad entrare in macchina!”
“Io guido seduta, mica spaparanzata sul divano come te”

Iset è stata dispensatrice di saggezza. Saggezza di Iset, ma pur sempre saggezza.
“E quindi ‘sto matematico post arrampicata mi ha chiesto di uscire, però io ero troppo un cadavere e manco mi sono ricordata di chiedergli il numero”
“Ma come?! Questi sono fondamentali! Sono cose che si imparano a quattordici anni!”
“Ti ricordo che noi a quattordici anni giocavamo a Tomb Raider e leggevamo le Dragonlance, altro che chiedere numeri in giro”
“Vabbè, quattordicenni normali della nostra era, non quelli di ora che sono troppo avanti pure per noi…”
Stiamo irrimediabilmente invecchiando.

Le burle del Generale Inverno

Gennaio 2002, Merdopoli, prima delle sei mattino.
Koris è una studentessa di quinta ginnasio, perché il Regio Liceo Classico di Merdopoli, oltre ad essere regio, ha anche una sezione vintage con ginnasio più liceo. Come tutti gli studenti ginnasiali quindicenni, Koris dorme al secondo piano del letto a castello, con Orso accoccolato nel basamento, in attesa che l’Amperodattilo venga a tirarla giù dal letto.
Suona il telefono fisso di casa. A quindici anni Koris non è ancora completamente paranoica e un telefono che suona alle sei del mattino non genera una reazione a catena di preoccupazioni apocalittiche, ma solo una sequenza di imprecazioni sconnesse. Forse è qualcuno che ha sbagliato numero, rimettiamoci a dormire.
L’Amperodattilo si appropinqua al letto sospeso di Koris brandendo il cordless.
“È per te, è Iset”
Iset, ovvero la compagna di banco e di sventure con cui Koris è culo&camicia (senza chiedersi chi sia l’uno e chi l’altra), con cui si hanno i neuroni in file sharing. Koris si butta giù dalla scala a pioli, scavalca l’Orso dormiente e risponde con accenti da oltretomba.
“Pronto?”
“Ciao!” saluta Iset con voce garrula. Ora, Iset è la donna che forgiò l’espressione “l’alba delle dieci e mezza”. Sentirla garrula alle sei del mattino è quanto meno bizzarro.
“Cosa c’è?”
“Qui alle Porte della Valbormida sta nevicando di brutto, quindi sai io che faccio? Me ne torno a dormire fino a tardissimo e col cappero che vengo a scuola a fare la versione. Informa tutti in mia vece. Ciao ciao!”
Nel mentre Koris ha raggiunto una finestra. E non crede ai suoi occhi: a Merdopoli, città col mare e col sole considerata al nord per errore sperimentale, sta nevicando. E anche con convenzione teutonica.
Consiglio di famiglia per decidere il da farsi e far entrare il povero micio Spotty, divenuto un felino surgelato. U Babbu si impone dicendo che un po’ di neve non è una giustificazione per saltare un compito in classe di latino. C’è gente che è tornata dalla Russia a piedi, non si vede come due fiocchi possano impedire di andare a scuola. Ergo armatevi di vocabolario, scarpe imbottite e andiamo. L’Amperodattilo entra alle dieci e liquida la faccenda con “razzi vostri”. Orso ronfa e non è pervenuto. Koris e U Babbu salgono sul mezzo corazzato di famiglia: la Panda Young bianca, verosilmente esubero della SIP, priva di qualsiasi optional ma con tanta determinazione.
U Babbu guida, Koris pulisce il vetro con uno straccio. Le strade di Merdopoli sono deserte e piene di neve. Più che via Stalingrado, pare la Prospettiva Nevskij. La Panda più che avanzare pattina, col complesso dell’autoscontro verso i muri. È a tutt’oggi misterioso come i due giunsero indenni al liceo.
Nota di colore: in classe di Koris erano in cinque su diciotto, quindi la versione saltò. Farete i martiri del latino un’altra volta.

Febbraio 2015, Marseille.
MeteoFrance parlava chiaro, l’Apocalisse si sarebbe scatenata la notte fra martedì e mercoledì. Il Generale Inverno, the day after tomorrow, la nevicata catastrofica e se siete nelle avversità e non intravedete via d’uscita, inginocchiatevi e pregate Dio che vi mandi Shackleton. Perché se cadono due fiocchi nelle Bouches du Rhône la follia dilaga e si dichiara lo stato d’emergenza.
Vista la situazione e non essendoci compiti di latino di mezzo, Koris aveva deliberato che qualora mercoledì mattina si fosse svegliata con Marseille imbiancata, non avrebbe messo il naso fuori di casa e si sarebbe beata del privilegio del home working. Traduzione: mi sveglio alle otto, resto in pigiama tutta la giornata e faccio il lavoro documentario sbracata sul divano. Una sorta di recupero dell’impresa compiuta con U Babbu più di un decennio prima. Fatti un’allerta meteo tua, insomma. Il capo pareva pure d’accordo.
Martedì sera Koris guardava compulsivamente il cielo nuvoloso ma stitico di neve. Si fiutava nell’aria il bidone di MeteoFrance. La mattina c’era appena una spruzzata verso Aix e la Sainte Victoire imbiancata pareva quasi una montagna vera. Nessun disagio sulle strade. Arresasi all’assenza di scuse, Koris si è rassegnata ad andare in ufficio.
“Vabbé, pazienza, niente nevicata. Tanto MeteoFrance sostiene che da giovedì torni la primavera; quindi smetto di portarmi i tre chili di portatile del lavoro a casa”
Oggi, giovedì. Koris è in ufficio. E sta nevicando. Si accettano scommesse sul come (e in quanto tempo) Koris tornerà a Marseille se tale follia biancastra non smette immediatamente di fermarsi sulle strade.

365 giorni di cazzi tua

Mentre gironzolava per Marseille meditando che 13 euri per 300 grammi di albicocche secche sono un furto punibile con la legge del taglione, Koris aveva l’impressione che la giornata avesse qualcosa di strano. O meglio, non strano: particolare (come si dice dell’individuo brutto come una Seicento Multipla ma per cui si ha la cotta di turno). Ha cominciato a fare il grand tour degli anniversari dal 1789 in poi ma nada, niente di rilevante.
Poi lo scantinato della sua memoria ha lasciato uno spiraglio e un ricordo è evaso: il 31 gennaio dell’anno scorso Koris metteva piede definitivamente nella sua attuale casa, lasciando alle spalle tutto quello che era stato nel bene e in particolare nel male, le lacrime in tasca e il sentimento di aver toppato ancora una volta.
Stamattina si è detta che sticazzi, sono solo 365 giorni? Non 365 mesi? Anni? La spelonca in cui viveva non risale all’eone Archeano? Dal punto di vista delle comodità domestiche sì, senz’altro, ma nella Koris-vita?
Insomma, sono 365 giorni che Koris è single. L’anno scorso pensava che questa considerazione avrebbe avuto ricadute alla Bridget Jones, quel glorioso senso di inadeguadezza che fa parte della natura femminile e in particolare di quella di Koris. Il classico sentimento che porta a sintonizzarsi sul canale Youtube di un gruppo emo a caso per dimenticare il mondo e annegare i dispiaceri in un enorme barattolo di nutella.
“Vedrai, quando sarai single da un anno sentirai il bisogno di avere qualcuno al fianco e magari ti iscriverai pure a un sito di incontri online” disse la presenza eterea (ma anche sticazzi il buonismo, chiamiamolo col suo nome, il Contadino) in uno di quei momenti in cui si sentiva incoraggiante verso il prossimo. E Koris si era anche terrorizzata all’idea. Del resto erano appena tre mesi che il Senzaddio le aveva mandato la lettera del trattamento di fine rapporto (in una rapida escalation da “però non è definitivo, io vorrei restarti accanto” a “il sentimento più potente che provo per te è la voglia di piantarti un proiettile in un ginocchio” nella stessa telefonata) quando si mise fra i piedi il Contadino che all’epoca pareva un passerotto sperduto nel mare della vita. Forse non sarebbe sopravvissuta troppo a lungo senza qualcuno che la salvasse dai pericoli a cui va incontro una solitaria donzella.
Ecco, Koris pensava di arrivare ad oggi derelitta, con sedici chili di più e inglobata nel divano.
E invece sticazzi.
A parte qualche chilo di più, ma perché l’alimentazione nella Casa delle Libertà prevede soffritti e grassi insaturi, non solo bietole bollite (e poi i muscoli nelle spalle pesano, diciamoci la verità).
Koris è tutt’altro che sull’orlo del suicidio. E la mentalità del con un marito che meglio si sta lasciamola pure al 1792 e alle opere di Cimarosa. Siamo nel XXI secolo, nell’armadio c’è una maglietta dono di Orso con scritto “Self-rescuting princess” e il ruolo del cicisbeo è un po’ passato di moda. Koris non stava da sola e senza paturnie sentimentali dal quarto anno dell’università, momento da neolaureata si sentiva così potente da tenere Boulogne nel palmo della sua mano, mentre si trastullava coi suoi neutrini e viveva circondata da una pletora di amici di cui, quelli per davvero, non si potrebbe fare a meno.
E col cavolo che l’essere single la abbassasse l’autostima. Stava molto meglio con sé stessa che quando ha dovuto sorbirsi gli sbalzi d’umore di qualcuno.
Forse è quella la chiave, forse Koris sta meglio da sola. Forse si gestisce meglio quando altra io non ho che il mio capriccio, con piena libertà nell’universo del FattiLiCazziTua. Forse non ha una mezza mela perché è una fragola, quindi è inutile sbattersi a cercare ua metà che non combacia mai abbastanza bene. Forse semplicemente le cose vanno bene così.
(Poi magari domani si presenta l’aitante principe azzurro arrampicatore e nel giro di due settimane Koris ritorna in modalità sole-cuore-nettunio radioattivo amore, mandando in vacca tutto questo bel discorso. Però, per dirla in linguaggio fisico, il livello di confidenza del verificarsi di questo evento è piuttosto vicino allo zero)
Sulle prime si guarda solo quel che si lascia, è dopo che si apprezza l’esserselo lasciato veramente alle spalle.

Nel regno di Moria

Non era camminata di palagio
là ’v’eravam, ma natural burella
ch’avea mal suolo e di lume disagio.

Koris ce l’aveva sulla lista delle cose da fare da almeno un paio di anni, solo che aveva sempre rimandato. Prima era da fare con la presenza eterea, che tuttavia di fronte ad ogni tentativo di organizzare nicchiava al suono di “io non voglio una guida che mi spieghi, posso cavarmela benissimo da solo” (e Koris, che tiene alla pelle anche se non sembra, aveva decretato che non era cosa). Poi doveva essere fatta da sé medesimi, solo l’occasione non si presentava mai e dopo un po’ Koris ha alzato bandiera bianca. Del resto l’arrampicata bastava e avanzava come passatempo meno standard dell’uncinetto.
E poi…
“Uno del club di Vitrolles organizza un’uscita di iniziazione alla speleologia in una grotta facile. Ti va di venire?”
Avoja.
Cioè, diciamola tutta, qualche attimo di dubbio all’ingresso della Grotte de la Castelette c’è stato. Soprattutto quando Koris ha visto il buco in cui avrebbe dovuto infilarsi. Però se ci passa uno di un metro e ottanta per novanta chili ci passa anche Koris. Di larga misura.
Del resto Tolkien a Moria mette a vivere i nani, mica i giganti di ghiaccio. Non sarà mica un caso. E ci sarà ben un vantaggio ad essere nani, ogni tanto.
La sensazione di essere nelle viscere della terra è strana. Alla fine è un mondo a sé, un microcosmo dove scorrono i secoli a formare strutture goccia a goccia e tu sei solo un animaletto appeso a una corda che zampetta su meduse di roccia coperte di fango.
Che poi diciamocelo, scendere su una corda immersi nel buio fa molto meno impressione di quando il fondo si vede benissimo. O sarà che scendere una ventina di metri alla fine non è poi gran cosa.
Risalire è un’altra gioissima storia. Il momento in cui ti accorgi che 13° col 90% di umidità possono essere una temperatura orribilmente calda.
E gli iniziatori più pazienti del mondo che non ti mettono fretta e ti dicono “se non te la senti di passare facciamo dietro-front subito” aiutano un sacco. Gli uomini preistorici non avevano tutti i torti.
Insomma, Koris si è divertita e anche parecchio. Potrebbe rifarlo, qualora si ripresentasse l’occasione.
Poi possiamo darci tranquillamente all’uncinetto, visto che il parapendio non ci attrae e le immersioni subacquee non sono decisamente cosa.

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