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Meno ventidue, il tanuki

A ventidue giorni dalla fine, Koris scopre un nuovo animale-guida e si chiede come ha potuto vivere fino ad oggi ignorandone l’esistenza. Dopo le oloturie e gli haiku a loro dedicati, questo blog vi presenta una nuova bestiola mitologico-nipponica: il tanuki.

tanuki

Qualora gli attributi non fossero abbastanza evidenti, anche l’espressione pare dire “CHE DUE COGLIONI”

Non è chiarissimissimo che razza di bestia sia, una sorta di miscuglio fra un cane, un procione, un tasso, un gatto e uno che ne ha le palle strapiene. Perché in gran parte delle rappresentazioni artistiche del tanuki, particolarità è proprio questa: testicoli enormi. Esiste persino una filastrocca al riguardo: Del Tan Tan Tanuki le palle stan / Seppure il vento soffiando non sta / Girando girando girando.

Se lo dice Wikipedia, Koris ci crede.

E Koris è anche abbastanza convinta che il tanuki possa essere un ottimo riassunto di questi ultimi giorni su Neutroni Porcelloni. Ma anche dei penultimi. E anche dei terz’ultimi. E forse di tutti gli altri giorni da un anno e mezzo e più ad oggi. Tutti sotto il segno del tanuki e del suo scroto gonfiato a mongolfiera.

Un’altra storiella interessante sul tanuki raconta che il siddetto animaletto scherzoso abbia fatto a pezzi una vecchia e la abbia servita in zuppa al marito ignaro. Che poi è il sentimento dominante dopo una riunione col MegaCapo: smembrarlo e farne una minestra da spacciare in mensa.

C’è poi la capacità del tanuki di cambiare forma e farsi passare per altri oggetti. Un po’ come Koris quando cerca di farsi passare per una persona competente, ma più buffo. Per esempio, una storia dice che si trasformò nella teiera di un monaco. Passiamo sotto silenzio ogni legame fra i testicoli e la teiera e quello che potrebbe aver bevuto il monaco, che questo non è un blog pornazzo. Zozzone sì, pornazzo magari no (per ora, dicono che il pornazzo tiri tantissimo, hai visto mai).

Quindi, da qui fino alla fine, Koris potrebbe votarsi al tanuki: un essere che si è fatto due palle così e ha una gran voglia di cambiare forma.

tanuki

Forza e coraggio che magari fra 22 giorni le palle si sgonfiano.

P.S. Si ringrazia Junior per aver condiviso cotanta sapienza con Koris. Da oggi mai più senza il tanuki.

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Un Mathematicus alle Calanques

Dopo mesi e mesi di messaggi minatori da Parigi a base di “ma quando mi inviti nel Sud?”, Koris ha ceduto. Soprattutto dopo aver sperimentato il meteo parigino durante un fly-by nella capitale, ha capito che non era un invito, era una missione umanitaria.

Il Mathematicus è giunto sotto un cielo non granché per la Provenza, ma meraviglioso per un Parigino (tranne ‘theiu, che ormai ha perso pezzi della sua identità di nativo della Ville Lumière). È stato più o meno deportato alle Calanques, con alterne vicende che non narreremo in questa sede. Diciamo solo che ora, nel suo ufficio nella capitale, potrà vantarsi di aver percorso l’impervio sentiero fino alla Calanque du Podestat, sfidando i mortali pericoli che si celano sulle rocce delle Goudes. Insomma, circa.

Ha fatto la bellezza di trentamila passi in giro per Marsiglia, ma senza soddisfare la sua voglia di quartieri nord e malavita. Koris non lo ha giudicato pronto per entrare nel giro di kalashnikov e della droga poco prezzo. Soprattutto quando il Mathematicus chiedeva a ripetizione “ma il tuo quartiere è tranquillo, sì?”.

Ha anche sperimentato le dolcezze del metrò marsigliese che si fa aspettare un quarto d’ora la domenica mattina. Ha commentato, da buon parigino di adozione, “questo a Parigi non succede”.

Koris non lo ha nemmeno insultato troppo, inequivocabile segno di vecchiaia.

Forse una volta ogni cinque anni si può rifare. Più spesso no, altrimenti tornano le orribili abitudini a base di caccia alla cimice, cose a tre davanti ai videogiochi e pizza la domenica sera.

Corollario al post di ieri

A pensarci è vero, il settembre del 2008 (e anche a seguire dal fallito esame di Bazilla) fu un periodo del caspio per ragioni forse esagerate. Solo che all’epoca rimandare la laurea di sei mesi pareva una vera catastrofe, ed è inutile fare considerazioni adesso col senno di poi, ché del senno di poi son piene le fosse (Amperodattilo docet).
Però fu anche il momento in cui Koris capì alcune cose, soprattutto sui rapporti umani e forse anche su se stessa, perché nonostante ci si conosca dalla nascita su se stessi non si finisce mai di imparare.
Fu il momento in cui Junior diceva “se hai bisogno di parlare vieni pure su”, poi si finiva che non si parlava dell’esame e del Koris-malumore, ma di angeli che si fanno i birrozzi e di esperienze ultracorporee.
Quando il Mathematicus fungeva volontariamente da oggetto catartico, aspettava che Koris avesse finito di urlare e poi si giocava a Battle for Wesnoth.
Quando Whisper si presentava a cena esclamando “ho portato il gelato ai tre cioccolati e biscotto, mi sembrava abbastanza porco”. Lo stesso Whisper che la sera prima dell’esame di Bazilla atto due scontro finale, mentre Koris stava delirando dicendo che ok i circuiti coi BJT, ma se possiamo evitare i FET meglio, poi non era proprio sicura di sapere come si programma una FPGA, bene, durante lo sproloquio la interruppe e la abbracciò. Koris restò parecchio interdetta, gli chiese “perché?” (grande Koris, continua così che vai bene), lui rispose “Avevi la faccia di qualcuno che aveva disperatamente bisogno di un abbraccio”.
Quando Koris si trasferì in camera con Sofia, che sapeva quando parlare e quando invece mettere un cd vetusto e stappare la nutella.
Quando Liz pontificava delle sue cioccolate su messenger e trascinava Koris a vedere “Wall-E” perché quando era a Merdopoli aveva bisogno di sbraco.
Quando arrivò Nami e tutto fu più puccioso.
Quando Nick faceva i risotti a mezzanotte e nell’attesa, mentre sorgevano e tramontavano imperi durante la cottura del riso, si discettava di stampe erotiche giapponesi.
Fu anche il periodo in cui Koris capì che la vita è troppo corta per soddisfare i criteri di qualun altro. E imparò anche uno sticazzi ben piazzato toglie un sacco di fardelli dalle spalle, soprattutto quelli accollati da altri. E a un certo punto sticazzi (appunto) il prestigio, è meglio fare quello che piace e se ti piace pistolare con le emulsioni nucleari fallo, magari ti porta qualcosa di buono (e infatti).
Magari tutto sarebbe stato uguale anche se Koris avesse passato Bazilla e la sua microelettronica al primo colpo, molto probabile che la banda l’avrebbe festeggiata il 17 ottobre 2008 così come lo fece il 13 marzo 2009.
Però, a voler essere stolidamente ottimisti, anche gli intoppi e gli inciampi insegnano qualcosa. Non foss’altro a riconoscere le persone che ti circondano e ad apprezzarle per quello che fanno.

Operazione Oca

L’Operazione Oca è stata progettata metà novembre e, nonostante Trenitalia ci sia messa d’impegno perché Nostra Signora della Sfiga Ferroviaria regna tenacemente su di noi, è stata portata a termine con successo.
In una Milano Silent Hill Edition e deserta, con un’abbondante mezz’ora di ritardo causa attacco al treno da parte delle nutrie mannare, Koris ha ritrovato J e Salo e trovato Celia live per la prima volta. A narrarla con toni dell’oracolo di Delfi, si potrebbe dire che ne venne una per ogni punto cardinale. Circa, al netto del pressappochismo oracolare.
E si è celebrato questa sorta di piccolo miracolo compiuto dal web che le ha fatte trovare per caso e zompare sul treno in una delle rare occasioni in cui si trovavano tutte e quattro nello stesso paese.
Per scoprire che il senso estetico è una cosa soggettiva, ma anche no.
Per ammirare il Bosco Verticale che nella nebbia è molto post-apocalittico, stile “la natura si riprende i suoi spazi”, palude inclusa.
Per fare ventimila passi e un totale di tredici chilometri, sentendosi un po’ stanche perché non si ha più l’età per certe cose.
La prossima volta ci si incontra in un luogo con un divano. O in primavera, in una giornata in cui il meteo non concili l’abbiocco fotonico. E possibilimente senza attendere anni il prossimo evento cosmico.
E in tutto ciò, Keep Calm and Kill Them Later.

P.S. L’Oca viene da “Shogun” di James Clavell, una delle citazioni più esilaranti che si possano trovare. Non sapendo quali siano i costumi sessuali dei nuovi arrivati Olandesi, i samurai si interrogano se, fra uomini e donne, non preferiscano le oche.
“Perché non chiediamo a una delle cameriere di andare a cercare un’oca?” propose amabilmente il vecchio samurai “Gleila lasciamo lì. Se la vuole bene, se no può sempre fare finta di niente”

Sorgi, o Minchia di Mare!

(Post di divulgazione scientifica di altissimo livello, ma non solo)
Koris è arrivata alla bella età di quasi 31 anni senza sapere esattamente cosa fossero le oloturie, anzi, piuttosto convinta che fosse tutt’altro tipo di bestia. Per fortuna che un giorno giunse Santa SangueDiPorco a portarle l’illuminazione.

sangue_di_porco

Da quel giorno la vita non fu più le stessa…

A Koris si è aperto un mondo (sommerso). Anche solo la pagina Wikipedia avrebbe portato le Minche di Mare ad assumere prepotentemente il ruolo di animale totemico del blog. A parte la loro forma aerodinamica che le rende particolarmente adatte a metafore in ambito lavorativo e non, alcune features le rendono ancora più affascinanti, meglio dell’iPhone X:

  1. Non hanno un cervello vero e proprio, sono dotate solo di nervi attorno alla bocca che poi si diramano nel resto del corpo. Rimuovendo chirurgicamente i nervi del cavo orale, la Minchia di Mare è comunque in grado di muoversi e funzionare come prima, quindi non ha un sistema nervoso centrale. Probabilmente potrebbe anche guidare una Maserati.
  2. Si nutrono di carogne e rifiuti, ma solo perché non c’è McDonald lì in fondo al mar.
  3. Hanno una sola gonade, il che può facilmente indicare i maschi come singoli coglioni ambulanti. Gli individui femminili depongono pseudo-uova da una sorta di ano, togliendo ambiguità del caso come dietro-ma-davanti o dietro-dietro.
  4. Sono tossiche, esattamente come molti loro consimili umani coglioni e privi di cervello. Solo alcuni molluschi possono digerirle e anche qui le similitudini con uomini senza spina dorsale si sprecano.
  5. Se si sentono minacciate, le Minchie di Mare sputano fuori una sostanza vischiosa. Tuttavia, in casi d’emergenza, possono eviscerarsi, ovvero espellere le budella, i polmoni e l’unica gonade per distrarre i predatori, tanto in qualche settimana ricrescono. Questo aggiunge nuovi significati alla locuzione “cagarsi addosso”.
oloturia

Ogni commento è superfluo, forse not-safe-for-work.

Tutto questo sarebbe già meraviglioso di per sé e conferirebbe alle Minchie di Mare un ruolo di spicco fra queste pagine. Ma una nuova scoperta ha catapultato Koris e SangueDiPorco nel Nirvana del ridicolo, dove l’assurdità è di grado così elevato da sconfinare nel sublime.
In Giappone le Minchie di Mare si chiamano namako, con un ideogramma che può significare topo o lumaca di mare. E sì, sono considerate commestibili come in Cina, ma non è questo il punto. Alle Minchie di Mare sono state dedicate migliaia di haiku, di cui mille tradotte nel libro “Rise, Ye Sea Slugs!”.
Il caso ha voluto che il libro si trovasse su Google. E no, niente, che lo si dice a fare, Koris si è innamorata di cotanta gigantiforme cazzata e delle sue mirabolanti applicazioni prive di senso. Ci sono poesie per tutti i gusti: Minche di Mare filosofiche, Minchie di Mare innamorate, Minchie di Mare al lavoro (ebbene sì!), Minchie di Mare in cucina, porno-Minchie di Mare. Del resto, stando a una leggenda di NippoLandia, quando gli dei chiesero ai pesci del mare se erano pronti a nutrire gli uomini, l’oloturia rimase muta senza dare il suo consenso. Allora la dea Ama-no-uzume (inventrice dello striptease, perché qui non c’è proprio NIENTE di serio) cucì la bocca alla Minchia di Mare, trasformandolo in un orifizio lacerato senza labbra né lingua. Fu il silenzio della Minchia di Mare a ispirare i poeti, pare, dall’epoca Edo fino alla cultura popolare di oggi.
Ergo da oggi in poi, ove necessario, Koris citerà haiku contenenti Minchie di Mare. Sipario su un haiku letterario:

Senza più capo
Né coda, la mia scrittura
è una Minchia di Mare
(Soseki Natsume)

oloturia_di_design

Una Minchia di Mare di design.

P.S. Non potete dire che questo blog non arricchisca la vostra cultura!

Frammenti bolognesi

Bling bling.
La messaggeria di Facebook si fa viva.
“Ehilà, Koris, io sono dalle tue parti, ti va se ci vediamo?”
Il messaggio appartiene a uno dei Collegiali che si laurearono assieme a Koris in quel torrido sedici luglio di sette anni fa. Da allora si erano rivisti una volta in uno dei transiti marsigliesi, poi si erano limitati allo stalking su Facebook, soprattutto perché Koris è sempre convinta di rompere le palle al prossimo.
Koris e Tanìs si sono rivisti quindi venerdì sera, dopo sei anni di silenzio radar. La cosa bella dei collegiali è che ci si ritrova subito, merito forse dei cinque anni passati a stretto contatto.
Hanno parlato un bel po’ delle loro vite presenti, del folle mondo della ricerca, del post-doc che vale o non vale la pena.
Hanno gossippato di quando Parigi era diventata una sede staccata del collegio. Di gente che è sempre uguale a se stessa, gente che è migliorata, gente che è peggiorata.
Venerdì sera Koris è andata a dormire contenta, dicendosi che dovrebbe smettere di preoccuparsi di rompere le scatole al prossimo. E ricontattare un po’ di più i pezzi del suo passato.

Della volubilità del mondo

E quando credi di sconvolgere gli amici accoppiandoti, sono loro che ti sconvolgono separandosi. E la cosa, in effetti, ti sconvolge più di quanto dovrebbe e passi la giornata a rimuginarci sopra, avvinghiandoti a ‘thieu quando passa con la scusa che sei sotto shock. Tutto ciò potrebbe mantenere un’amica sulle coste provenzali e necessitare l’acquisto di un Koris-pigiamone.
Andare in bici in una giornata di sole è uno dei piaceri della vita ed è una delle nostalgie più enormi dei tempi bolognesi. Ti chiedi perché non lo fai più spesso. Poi lo scooter che ti taglia la strada passando dal marciapiede ti ricorda che sei a Marseille e che andare in bici è uno sport molto più estremo dell’arrampicata e dello speleo messi assieme. Non che a Boulogne fosse meno pericoloso, però forse la gioventù aumentava lo sprezzo del pericolo.
Koris non sa più salare l’impasto della pizza. Reliquie del SonnoDellaRagione secondo cui il sale era una sorta di demonio incarnato pronto ad attentare all’integrità del sistema circolatorio. Mangiare insipido non sa di una minchia, ma vuoi mettere la salute? In compenso la pizza salame piccante e peperoni è buona, ma digeribile nello stesso lasso temporale di un mutuo a lungo termine. La prossima volta pizza e fagioli con le cotiche.
Koris ha in mente dei progetti letterari che forse escono, forse no, è da vedere. E no, non provate e rispondere #escilo.
A giudicare dalle ultime puntate, viste durante un ingorgo mostruoso del venerdì pomeriggio, gran parte del popolo di feisbuc ha preso X-Files per un documentario e non per una serie tv. Altro che “I want to believe” e “The truth is out there”, alla fine della sigla dovrebbero scrivere “Fox Mulder non è Piero Angela”.
E, a proposito di misteri, Koris passerebbe un’altra giornata inutile o presunta tale. Ma invece alle undici muoverà il culo, raccoglierà il suo fagottista preferito e andrà ad esplorare la solita grotta che non verrà mai cartografata per intero, ma almeno possiamo dire di averci provato. Altro cunicolo del mistero, altro giro…

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