Archivi categoria: friends

What if, un salto di dieci anni

Oggi, 34 marzo, Koris non ha molta voglia di parlare del presente. Tanto meno di parlare del futuro, su cui grava un’ipoteca di improbabili promesse e speranze (“appena finisce il confinamento faccio/vado/mangio…”). Koris però si è immaginata come sarebbe andato se questo gigantesco casino del vairus fosse scoppiato non ora, ma dieci anni fa.

Dieci anni fa Koris era una studentessa universitaria all’ultimissimo anno di fisica, con tesi in fieri. Ma soprattutto Koris viveva in Collegio con quelle che venivano spacciate per le menti brillanti dell’ateneo (e alcune lo erano davvero, poi c’era Koris ad abbassare la media). Questa sistemazione aveva fatto nascere meccaniche degne di studi antropologici quando non etologici, cameratismo, solidarietà, parecchia cazzimma, mors tua vita mea, parassitismo, opportunismo, simbiosi, grandi amicizie e quant’altro. Se fossero tutti restati confinati a causa del vairus nei loro monolocali condivisi a due a due, ci sarebbe stato cibo per almeno una decina di reality.

Il Molesto B., fisico-biotecnologo-qualcosa (un personaggio alquanto improponibile con un debole per le Cinesi e non andiamo oltre che se no diventa subito un horror) sostiene di aver trovato un vaccino per il vairus. Lo scrive più volte al giorno in mailing list facendosi linciare informaticamente (e non solo) ogni volta. Chiede a Koris di testarlo, convintosi che Koris studi medicina; Koris lo manda a cagare. Il Molesto B. perde il vaccino cucinando il Sabbione, un’orribile sbobba a suo dire cinese, una broda di acqua calda in cui galleggiavano spaghetti crudi, uova crude, spezie, un dado da brodo solido e altre cose di cui non vogliamo ricordarci (s’è già detto che è un personaggio improponibile?).

Flu, studentessa di medicina per davvero, prende la palla al balzo per fare bioterrorismo ai compagni di Collegio.

Il Mathematicus fa se stesso. Oscilla fra il “cazzomene del vairus” e l’ipocondria. Dà gli esami online ripetendo ossessivamente “domani buco”, perché certe cose non cambiano nemmeno nella finzione letteraria.

B. e Z., in camera assieme, sfogano i loro ormoni nell’intimità del domicilio facendo finta di niente e continuando a sfoggiare eterismo altrove. Per il resto mangiano. Del resto è rimasta impressa la frase “non so se ho più voglia di un pompino o di pane e nutella”.

Nami, anche in circostanze avverse, assicura al Collegio la sua quota di kawaii.

Nick si propone di risollevare gli animi facendo un risotto. Ora, i risotti di Nick iniziavano e si dilatavano a dismisura nei tempi, di cottura e non. Imperi sono sorti e tramontati nel tempo di preparazione di un risotto di Nick. È quindi plausibile che nel tempo della pandemia Nick riesca a portare a termine un solo risotto, appena appena cotto.

Il Pres propone un cineforum porno con grandi classici come “Biancaneve sotto i nani”. Si lamenta dell’assenza di una pizza decente, anzi, di una Pizza.

Qualcuno propone un cineforum serio, Koris e Junior lo snobbano e lo sotterrano con un’ondata di film trash. Grande successo di pubblico per quest’ultimo.

Mitch scarica “the_internet.zip”. Interrogato sul soggetto dai gestori della rete, si giustifica dicendo che erano distribuzioni di Linux.

Koris dà di matto perché a ottobre si deve laureare e deve lavorare alla tesi. Koris dà sempre di matto in tutti i possibili universi. Nel mentre picchia il Moltesto B. e gira enormi padellate di pasta, che quella è la sua vera skill segreta.

Sophia, la Koris-compagna di stanza, trova la vera cura per il vairus, in un barattolo di fagioli scaduti nel 2002. Sophia è una geniale biotecnologa e fan del cibo scaduto, ovvero come conquistare il mondo a colpi di gastrite.

Gecko vive la pandemia barricato in camera, chiuso dentro il suo sacco a pelo. Tanto Faithful si è ritirato in seno alla famiglia. Faithful l’insopportabile, per inciso, era originario dell’epicentro pandemico italico, solo una coincidenza? Noi di Voyager pensiamo di no.

Gweedo corregge l’ortografia e la dizione nei discorsi di Conte, ogni tanto tedia in giro, cerca di uccidere il vairus a colpi di azoto liquido.

Il direttore del Collegio, soprannominato già in tempi normali Gollum, dà istruzioni contraddittorie e in linea di massima tutti se ne fregano perché il Collegio è, da anni, sotto la dittatura rossa del Bailorg.

P.S. Questo post è una private joke fra vecchi sodali, ma anche sticazzi.

P.P.S. È anche colpa di Junior, questo post.

Distruzioni

 

Per te, Francia, il confinamento continua. Altre due settimane. Ma i Marsigliesi se ne fottono e vanno a passaggio lo stesso, cosa che fa incazzare Koris come una iena. Cosi si mette a urlare “ma allora andiamo a fare speleo, e che siamo, i più fregnoni?”. Poi non ci vanno perché sì, sono i più fregnoni.

La distruzione sistematica del salotto continua. Si è arrivati a due pareti su quattro, le due più rognose. Oggi si sposta la libreria come esercizio d work-out estremo. Poi vedremo se la legge di Murphy darà i suoi frutti e il vairus sparirà dalla faccia della terra, lasciando un salotto mezzo bianco e mezzo azzurro, con una libreria nel mezzo.

L’umore di Koris non è sempre ottimo e ogni tanto si ritrova al fondo di abissi piuttosto profondi e poco speleo. L’ottimismo non è mai stato il suo forte, per tempi di confinamento ancora meno. Koris ha come l’impressione che il vairus le abbia definitivamente fottuto la sua già agonizzante carriera, ma pazienza, s’è capito che nessuno ne uscirà indenne, chi più chi meno.

‘thieu vive un dramma tricotico. Koris lo aspetta al varco per fargli i codini.

Nel mentre una delle non moltissime ancore di salvezza resta “Call of Cthulhu”, dove ormai si sta smantellando la sanità mentale. Anzi, quella di Iset è già smantellata, il suo personaggio va in giro a leccare arcobaleni. Ma almeno, mentre i Grandi Antichi ti portano alla follia, non pensi al mondo reale. Che in questi giorni è sano e saggio guardare solo dalla finestra.

Alla ricerca di buone notizie

È ricomparsa la carta igienica nei supermercati. Sarà poca cosa, forse la gente ha capito che non serve svaligiare le corsie e che non c’è rischio di carestia. O forse ci sono appartamenti pieni di carta da culo. Misteri dell’epidemia.

Si è scoperto che i muri della casa di ‘thieu non seguono una geometria euclidea. Per farla breve, non sono dritti. Ciò rende assai complicato incollare la carta da pitturare, complici degli angoli arrotondati. Non è proprio una buona notizia, sembra di vivere ne “I sogni nella casa stregata“, ma visto che Lovecraft è l’insegna di questo confinamento, ben vengano i paradossi geometrici. Il prossimo rotolo lo compriamo a geometria parabolica.

Martin, confinato pure lui al di là dell’oceano, pare stia finalmente lavorando al fottutissimo libro. Momento di giubilo per Koris e Junior. Poi Orso ha fatto notare che probabilmente tirerà le cuoia mentre scrive il finale. Segue il solito necessario fat shaming a Martin.

Koris è riuscita a fare una piazza non disgustosa e con una pasta che non sia un blob disseccato. Bastava cambiare la farina.

Pare che Orso faccia tinte improponibili a coinquilini confinati. Peccato non essere lì.

Koris ha stanato un video di Barbero che, oltre che di storia, parla anche di cibo. E finisce con “io vorrei anche andare a buttare la pasta, che ho fatto il pesto”. Raddrizza le giornate storte (ma non i muri non-euclidei).

Iset fa le gocciole a mano, quando non perde punti sanità mentale.

Varie ed eventuali.

Al prossimo episodio, cerchiamo di dare le brutte notizie in modo gradevole.

Socialità (inde)fessa

Non è il miglior momento per essere socievoli. Non è il miglior momento per un sacco di cose, anche se per un tizio marsigliese sembrava il miglior momento per portare a spasso il suo boa da compagnia (giuro!). In fondo perché no, in questo scenario bizzarro un boa al guinzaglio che serpeggia per la spiaggia non è poi così fuori luogo.

Non si può dire che Koris sia da annoverare fra gli individui più socievoli del pianeta. Tuttavia, il confinamento pare avvicinare gli animi, nonostante Koris si sia allontanata dai social propriamente detti onde evitare di essere sommersa da uno tsunami di cacca ad ogni apertura di Facebook o Twitter. Che di cattive notizie se ne leggono già abbastanza sui giornali, almeno evitiamo il panico da social-massa.

In compenso ora Wazzappo unisce i popoli e fioriscono gruppi più o meno seri da ogni parte. Al di là delle frontiere chiuse, al di là degli oceani. Messaggio di fraternità anche se non sempre seria.

C’è il gruppo di famiglia, che esisteva già da prima ma ora si è intensificato. L’Amperodattilo manda foto di piatti, di fiori sul terrazzo, di U Babbu appeso a una scala mentre spolvera una libreria. Sono vivi e lottano insieme a noi, anche se chiusi in casa da tempo immemore. Orso ogni tanto invia foto di uova in camicia, che forse a Londra sono rimaste solo quelle, quando a Marseille non se ne trovano più.

Iset ha avuto l’idea del secolo e ha lanciato la grande idea della mini-campagna di Call of Cthulhu. Cosa c’è di meglio che perdere punti sanità mentale in una situazione che mette già a dura prova l’equilibrio psichico? Vi presentiamo il gruppo “Saranno Chtulhosi”, di cui non sopravvivrà nessuno, ma se no dov’è il divertimento? Nyarlathothep, salvaci tu.

Nato con nobili ragioni, e soprattutto perché il webmail non era preparato ad avere l’intero istituto in telelavoro, c’è il gruppo di Neutronland. Ora, la sua prossimità al gruppo “Saranno Chtulhosi” potrebbe far sì che messaggi destinati all’uno arrivino all’altro. Per fortuna non parlano la stessa lingua. La serietà del gruppo si è degradata in meno di 24 ore, quando alcuni eminenti colleghi hanno iniziato a evocare la possibilità di fare la cacca nei boschi in caso di carestia di carta igienica. Sarà un periodo difficilissimo.

Junior è un hipster del confinamento ed era già confinato before it was cool, insegna a tutti come sopravvivere da veri hikkikkomori. Grazie, Junior-sensei!

Celia è stata ormai dichiarata coinquilina virtuale. E anche J, quando gli orari americani permettono di ritrovarsi tutte assieme. Non è escluso che si ritrovino per un gruppo yoga in triangolazione fra Francia, Italia e Iuessei.

Pare che ‘thieu, per non essere da meno per cotanta socialità internettiana, voglia prendere lezioni di fagotto via Skype. Fagotto rinascimentale via Skype. Il livello sublime dell’ossimoro.

Ah, se solo ci fosse ancora il buon vecchio Messenger in quest’epoca buia…

St(r)age speleo

Giorni fa Koris ha commesso l’esiziale errore di iscriversi a uno stage di speleologia nel vicino dipartimento del Vaucluse, dove gli speleologi sono gente seria e agli stage ti spaccano le reni. Il secondo errore esiziale è stato dirlo a ‘thieu. È quindi cominciato un tira e molla infinito a base di “non vado”, “la logisitica è complicata”, “ci devo andare da sola e non so guidare”, “mi hanno messo in un gruppo di livello smodato, muoio” da una parte e un più monotono “ma no, vai, puoi solo imparare cose” dall’altra. Poi Koris ha notato che fra le iscritte c’era la sua QuasiOmonima nonché angelo custode e si è decisa ad andare. Certa che sarebbe finita malissimo.

All’andata in auto c’era solo da andare fieri di se stessi. In compagnia di Barbero che dall’autoradio parlava di banchieri, Koris ha superato indenne le strade buie nel mezzo del nulla del Luberon, ha fatto la spesa per il suo sostentamento minimo a Apt ed è arrivata in anticipo sulla tabella di marcia ai quattro gloriosi gradi del plateau di Albion. Ha persino trovato parcheggio senza a) frantumare la macchina arancione di ‘thieu b) dover percorrere sedici chilometri a piedi.

All’ostello è stata accolta dalla speleologa in capo, soprannominata LaCamionista, una donna dall’aspetto di una massaia e dal piglio di un generale prussiano di pessimo umore. Koris era l’una allieva presente, ciò nonostante è stata messa d’ufficio a preparare la non-meglio-identificata-zuppa per l’indomani assieme agli altri speleo-capi. A sentirli parlare fra loro di gente che si frantuma piedi a -400 uscendo con le proprie forze, bivacchi in Laos e pozzi senza fondo risaliti a mani nude, Koris era sempre più certa che non sarebbe sopravvissuta o, nel migliore dei casi, avrebbe fatto una figura di cacca. Ciò ha generato una notte quasi insonne in un unico castello occupato in una camerata da sei che ricordava molto Full Metal Jacket.

L’indomani sono arrivate anche le altre speleo allieve, in maggioranza donne, cosa quasi mai vista prima, ora prendiamo gli speleologi maschi in minoranza e li facciamo pisciare seduti. Dopo colazione, LaCamionista ha annunciato che si sarebbe presa cura dei tre bimbetti presenti (non per mangiarli, strano), mentre gli altri avrebbero pescato a caso la grotta in cui avrebbero armato pozzi fino alle sei di sera e cazzi loro se non uscivano in tempo.

Koris, in una perfetta imitazione di Harry Potter allo Smistamento, ha scelto il suo bigliettino ripetendo fra sé e sé “non Autrans, per piacere, non Autrans, non Autrans!”. Perché Autrans ha i pozzi grossi e cattivi e anche se sono facili da armare no, proprio no, non è cosa.

Koris ha aperto il suo biglietto.
“Bourinet”
Ah, pfiu, allora scialla, tuttapposto. Per altro anche la QuasiOmonima aveva tirato lo stesso, quindi squadra femmina, supervisore zen e uscita in scioltezza. Illuse.

Dopo aver girato come la merda nei tubi non poco per trovare la grotta, perché la descrizione era vecchia di sei secoli, il Bourinet ha accolto i tre con un orifizio di una larghezza alquanto relativa. Boh, magari si sarebbe allargato dopo (spoiler: no). La QuasiOmonima ha iniziato ad armare, Koris-fancazzista si è detta che forse, se la tiravano per le lunghe, non avrebbe finito il sacco di corda in tempo e Koris non avrebbe dovuto scendere su corde armate da se medesima.

“No, no, tanto ci si può scambiare, fate un pozzo per una e vi scambiate il sacco”

“Poteva andare peggio, poteva essere largo” si è ripetuta Koris mentre faceva contorsioni sulla calcite per passare e spremendosi le meningi per piazzare cinghie, fix, moshettoni e quant’altro nel poco che offriva la grotta. Arrivata a uno slargo (molto relativo), KorisBuonOcchio si è resa conto che dopo una strettoia c’era un pozzo più largo. Ha quindi atteso l’arrivo del supervisore con un sorrisone da chi stava per rifilare un bidone.

“Che fai qui?”
“Aspetto la QuasiOmonima per darle il sacco e passare davanti”
“No, no, vai pure.”
“Ma poi si annoia…”
“Vai avanti”
“Maaaaa…”
“Vai, su!”

Koris non si sbagliava, c’era effettivamente un pozzo più largo del resto. Con un’eventuale continuazione attraversando il pozzo volando, ma Koris non ci ha voluto credere. Con molti sforzi di volontà, molta persuasione da parte del supervisore e molte maledizioni a ‘thieu in quanto assente (a cosa serve avere un principe azzurro se non viene nel momento del bisogno, signora mia, che tempi!), Koris è riuscita ad armare il pozzo e a scendere. Scesi dieci metri, qualcosa non quadrava, niente era evidente, il pozzo non suonava giusto.

“Non lo so, ho come l’impressione di non essere nel posto giusto…”
“Infatti, ti ho lasciato scendere perché era pedagogico”
“Ah”
“Infatti il pozzo è da attraversare”
“Merda!”
“Hai già armato un corrimano aereo?”
“No, me ne sono sempre ben guardata”
“Ah, vabbè, sarà la prima volta, allora”

Koris non vuole sapere come ha fatto. Però ha fatto. Al netto del terrore, ma ha fatto. Era abbastanza affamata (“facciamo come se fossimo in esplorazione, niente pausa pic-nic e mangiucchiamo ogni tanto”) e fiera di se stessa quando le è piovuto un pezzo di silice su una spalla, dall’alto del pozzo. Che ha preso l’imbrago e la parte più imbottita della tuta, quindi non ha fatto danni. Solo non è proprio da inserire nella top ten degli speleo-momenti.

Il disarmo e l’uscita si sono risolti con una collezioni di lividi nei passaggi diversamente larghi del Bourinet. C’è stata anche un’esercitazione di salvataggio su corda, quell’esercizio un po’ porno di cui tutti gli speleologi passano momenti di intimità a gambe annodate. All’uscita il supervisore ha commentato.

“Si vede che sei abituata ad uscire con gente più esperta di te. Però sai fare, ora è il tuo turno di passare davanti”

Koris in effetti si è resa conto che quando c’è ‘thieu sta così bene nella sua confort zone di capricci, quindi che vada davanti lui. Però forse è il momento di smettere.

All’ostello una truppa di speleologi affamati ha spazzolato una quantità immensa di patatine, salame, salatini e qualunque cosa potesse fungere da aperitivo per accompagnare la birra (tranne tre individue di cui non faremo nomi che hanno cercato di sbronzarsi a succo di mela). Poi LaCamionista è arrivata a portare in tavola la zuppa, un calderone in cui galleggiavano pezzi di carne di dubbia provenienza, carote, porri, sedano, farro e verdure che erano capitate lì per caso. La carne non proveniva dagli speleo-bimbi, si tiene a sottolineare.

La serata doveva concludersi con un briefing tecnico, invece si è conclusa con un sacco di gente che è andata a tirare fuori dal pantano la macchina di quelli che erano finiti a Autrans. Altro fatto degno di nota, lo SmartPhogn di Koris ha lasciato le sue sofferenze terrene, nonostante non sia stato maltrattato dalle strettoie del Bourinet. Ciò ha generato un sacco di disagio logistico. A palate.

Segue notte altrettanto poco sonnolenta perché la camerata riempita si era trasformata in una stalla e, incredibile ma vero, anche le ragazze russano.

L’indomani Koris era abbastanza convinta che sarebbe andata a godersi in sole facendo esercizio di corda in falesia. Altro grossolano errore.

“Koris, QuasiOmonima, voi andate sottoterra al Jackie”

E vabbè, che sarà mai una grotta di più? Questa volta il supervisore è un aitante professore di ginnastica part time, che per metà anno insegna ginnastica e l’altra metà sparisce in posti esotici come la Colombia. Koris, hai sbagliato tutto nella vita. E stai per sbagliare ancora.

Koris si era fatta la riflessione che i pozzi brutti&cattivi stanno di solito più in basso, quindi se armava i primi pozzi non c’era alcuno stress, tutto liscio e filiamo a casa tranquilli. Certo, come no.

Il primo pozzo è in effetti andato secondo i pieni. E anche il secondo sembrava andare secondo i piani, finché Koris non ci ha messo il culo dentro: due chiodi e 24 metri di vuoto sotto le chiappe. La configurazione ideale per correre da ‘thieu e dirgli di salvarla. Solo che errore 404: ‘thieu not found.

“C’è un pozzo enorme!”
“Uh, sì, proprio insondabile!”
“Ma io non so fare…”
“Ma sì che sai fare. Inizia col metterti comoda e non far strisciare troppo la corda, poi ti dico perché.”

C’è voluto del tempo e coraggio, una secchiata di coraggio. Però è andata anche questa. Una demolizione della confort zone in piena regola. Koris è arrivata al fondo del pozzo in preda alla ridarella isterica, che una roba così non l’aveva mai fatta.

“Ora te lo posso dire: la corda era una otto millimetri”

Ecco, armare un pozzo da sola da 24 metri di vuoto su uno spaghetto non aveva mai pensato di farlo. Fai te la vita.

Il resto del Jackie, dopo il momento di intensa emozione, è passato senza inghippi. Armo veloce, supervisori che pisciano nei pozzi, disarmo rapido e via veloci di ritorno in ostello ad occupare la lavatrice per lavare le corde. Che poi arrivano gli altri e ti fanno lavare la roba nella bacinella enorme, nonché ex abbeveratoio per le mucche. Bella la vita dello speleologo.

Koris, fiera di sé e piena di buone intenzioni, alle 17 ha salutato tutti per tornare in quel di Marseille. Era convinta che sarebbe stato un rientro facile, basta fare la strada al contrario e ascoltare Barbero (sì, Koris si era portata la scorta). Ma non aveva fatto i conti col GPS, che ci teneva proprio a farle visitare i villaggi di Simiane La Rotonde, Oppedette e altri posti campagnoli che quando Koris è sbarcata ad Apt le sembrava di essere arrivata a New York e, quando ha raggiunto l’autostrada a Pertuis, voleva baciare la terra. E la sera aveva male a muscoli che non sapeva di possedere. Senza contare i lividi.

Però, se tutto ciò ha instillato in Koris un dubbio di sicurezza di sé, forse è stato un vero stage utile. Devastante, ma utile, se Koris trova il coraggio di passare davanti.

Meno ventidue, il tanuki

A ventidue giorni dalla fine, Koris scopre un nuovo animale-guida e si chiede come ha potuto vivere fino ad oggi ignorandone l’esistenza. Dopo le oloturie e gli haiku a loro dedicati, questo blog vi presenta una nuova bestiola mitologico-nipponica: il tanuki.

tanuki

Qualora gli attributi non fossero abbastanza evidenti, anche l’espressione pare dire “CHE DUE COGLIONI”

Non è chiarissimissimo che razza di bestia sia, una sorta di miscuglio fra un cane, un procione, un tasso, un gatto e uno che ne ha le palle strapiene. Perché in gran parte delle rappresentazioni artistiche del tanuki, particolarità è proprio questa: testicoli enormi. Esiste persino una filastrocca al riguardo: Del Tan Tan Tanuki le palle stan / Seppure il vento soffiando non sta / Girando girando girando.

Se lo dice Wikipedia, Koris ci crede.

E Koris è anche abbastanza convinta che il tanuki possa essere un ottimo riassunto di questi ultimi giorni su Neutroni Porcelloni. Ma anche dei penultimi. E anche dei terz’ultimi. E forse di tutti gli altri giorni da un anno e mezzo e più ad oggi. Tutti sotto il segno del tanuki e del suo scroto gonfiato a mongolfiera.

Un’altra storiella interessante sul tanuki raconta che il siddetto animaletto scherzoso abbia fatto a pezzi una vecchia e la abbia servita in zuppa al marito ignaro. Che poi è il sentimento dominante dopo una riunione col MegaCapo: smembrarlo e farne una minestra da spacciare in mensa.

C’è poi la capacità del tanuki di cambiare forma e farsi passare per altri oggetti. Un po’ come Koris quando cerca di farsi passare per una persona competente, ma più buffo. Per esempio, una storia dice che si trasformò nella teiera di un monaco. Passiamo sotto silenzio ogni legame fra i testicoli e la teiera e quello che potrebbe aver bevuto il monaco, che questo non è un blog pornazzo. Zozzone sì, pornazzo magari no (per ora, dicono che il pornazzo tiri tantissimo, hai visto mai).

Quindi, da qui fino alla fine, Koris potrebbe votarsi al tanuki: un essere che si è fatto due palle così e ha una gran voglia di cambiare forma.

tanuki

Forza e coraggio che magari fra 22 giorni le palle si sgonfiano.

P.S. Si ringrazia Junior per aver condiviso cotanta sapienza con Koris. Da oggi mai più senza il tanuki.

Un Mathematicus alle Calanques

Dopo mesi e mesi di messaggi minatori da Parigi a base di “ma quando mi inviti nel Sud?”, Koris ha ceduto. Soprattutto dopo aver sperimentato il meteo parigino durante un fly-by nella capitale, ha capito che non era un invito, era una missione umanitaria.

Il Mathematicus è giunto sotto un cielo non granché per la Provenza, ma meraviglioso per un Parigino (tranne ‘theiu, che ormai ha perso pezzi della sua identità di nativo della Ville Lumière). È stato più o meno deportato alle Calanques, con alterne vicende che non narreremo in questa sede. Diciamo solo che ora, nel suo ufficio nella capitale, potrà vantarsi di aver percorso l’impervio sentiero fino alla Calanque du Podestat, sfidando i mortali pericoli che si celano sulle rocce delle Goudes. Insomma, circa.

Ha fatto la bellezza di trentamila passi in giro per Marsiglia, ma senza soddisfare la sua voglia di quartieri nord e malavita. Koris non lo ha giudicato pronto per entrare nel giro di kalashnikov e della droga poco prezzo. Soprattutto quando il Mathematicus chiedeva a ripetizione “ma il tuo quartiere è tranquillo, sì?”.

Ha anche sperimentato le dolcezze del metrò marsigliese che si fa aspettare un quarto d’ora la domenica mattina. Ha commentato, da buon parigino di adozione, “questo a Parigi non succede”.

Koris non lo ha nemmeno insultato troppo, inequivocabile segno di vecchiaia.

Forse una volta ogni cinque anni si può rifare. Più spesso no, altrimenti tornano le orribili abitudini a base di caccia alla cimice, cose a tre davanti ai videogiochi e pizza la domenica sera.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: