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Un venerdì tredici di dieci anni fa

Dieci anni fa, il cielo sopra Boulogne era di un azzurro così azzurro che faceva quasi dimenticare di essere nelle nebbie di Avalon. E Koris aveva addosso un nervosismo raro. Qualche ore dopo, era sbronza, con una corona d’alloro in testa e addosso, sopra la camicia, una maglietta che diceva “Ci vuole un fisico bestiale”, col disegno del dottor Cortex.

Dieci anni fa, una vita o un lampo fa, Koris si laureava di triennale dopo aver passato i sei mesi precedenti a cristonare perché doveva laurearsi a ottobre e mannaggia a Bazilla e all’esame di microelettronica, che se ci fossimo ricordati cos’era l’anti-logica e come circola la corrente nei FET era fatta. Ora, a distanza di dieci anni, con le fosse debordanti del senno di poi, sarebbe cambiato qualcosa? Probabilmente no, ma all’epoca era una tragedia.

Koris era la prima volta che indossava una roba che assomigliava in maniera vaga a un tailleur e aveva una preoccupazione in particolare: non cadere dai due centimetri di tacco. Poi sì, c’era anche una tesi da discutere con Bazilla in commissione, ma sarebbe stato peggio finire a culo per terra durante la presentazione. All’epoca Koris aveva ancora parte di quella beata incoscienza per cui “non ho mai visto una discussione di laurea, ma che sarà mai”. Non che non fosse già control freak all’epoca, ma forse c’era ancora un residuo di sicurezza di sé. O forse all’epoca era giovane, vai a sapere.

Quel venerdì tredici, e fu meraviglioso laurearsi di venerdì tredici, Koris imparò un sacco di cose, come quanto sia bello poter condividere un momento di gioia scatenata con la banda di pazzi che, all’occorrenza, ti riporta a casa nonostante tu insista che ce la fai benissimo a camminare dritta, basta solo comprendere le geometria non euclidea. Comunque Koris era già stordita dall’alba, non c’entrava lo champagne, tant’è che uscendo dalla proclamazione strinse la mano solo al presidente Forinosama e non al resto dei presenti, cosa per cui il Relatore la prese in giro fino alla discussione della magistrale.

La Koris di oggi, sotto un cielo di Provenza che potrebbe essere più azzurro e meno nuvoloso, un po’ invidia la Koris di ieri, che a quest’ora aspettava il bus 17 della 8:20. E non per i dieci anni in meno. O forse sì. La vecchia Koris, al netto delle insicurezze che con l’età sono peggiorate, ci credeva un sacco. O almeno, quel venerdì 13, quando verso le cinque giaceva più che brilla sul letto e piagnucolava ascoltando “Faith of the heart”, era convinta di essere finalmente sulla strada giusta. Perché quella corona d’alloro col fiocco verde, uguale a tante altre ma a cui Koris sotto sotto teneva tantissimissimo, era il simbolo che tutta quella fatica ad arrivare lì non era stata in vano, che da allora le cose avrebbero preso il verso giusto.

Oggi, vuoi l’indecisione, la vecchiaia incombente, il vivere alla giornata, la Koris del presente sente di aver in qualche modo tradito l’entusiasmo di quella poco più che ventenne che dieci anni fa si sentiva il mondo in mano.

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Il collegiale B. e l’autostima di adamantio

Koris iniziava il quarto anno di università quando, nel brumoso ottobre 2008 in cui approdarono in Collegio Nami e Flu, venne imbarcato anche un candidato collegiale che in questa sede chiameremo B., sebbene abbia ricevuto una miriade di soprannomi, quasi mai lusinghieri (del resto il Collegio era una stronzocrazia e ne andavamo piuttosto fieri). Codesto singolare individuo era iscritto a fisica, anche se in corso d’opera passò a scienze biologiche, ma non fu questo a renderlo famoso.

B. era un idiota di diamante, di quelli che non si scalfiscono nella loro imbellicità ma che incidono sugli altri. Per dirne una, era convinto che Koris facesse medicina. Corretto una volta, due, tre, seimila, continuava ad esserne convinto. Al punto che, incrociando Koris nei corridoi della facoltà, le disse “ma cosa ci fai qui? Medicina è da un’altra parte” (a quel punto fu appeso a un muro e insultato, perché se Koris non è diplomatica adesso, nel 2008 lo era ancor meno). Ebbe il coraggio di tirare fuori il dubbio anche il giorno della Koris-laurea triennale, venendo irriso da tutti i presenti.

Cinese d’adozione, nel senso che aveva passato un anno in Cina, testa di cazzo per vocazione, B. si rese partecipe di innumerevoli agghiaccianti prodezze che nel suo cervello contorto lo rendevano l’idolo delle folle. Secondo gli altri Collegiali, ivi compresi i più timidi e introversi, era un soggetto da evitare come la peste. Per dirne una, quando trovò la carne in offerta alla Coop ne comprò una tale quantità che il frigo non poteva contenerla, quindi la mise sotto al letto. Lasciandovela per mesi, per la delizia del suo compagno di stanza. Per non parlare di quando offrì per cena quello che venne chiamato “il Sabbione”, ovvero una scodella d’acqua calda in cui galleggiavano grani di pepe, verdure crude non identificate, spaghetti non cotti e un uovo, crudo pure quello. Ma potremmo parlare anche delle sue esasperanti mail di spam nella mailing list collegiale, l’imbucarsi alle cene totalmente non richiesto e altre spiacevolezze.

Di tale individuo si persero le tracce quando uscì dal Collegio perché il numero di esami dati a biologia era imbarazzante e basso (no, non attacchiamoci la pippa del “avrà fatto altro nel mentre”: il Collegio ci dava borsa&alloggio in cambio degli esami fatti bene e in tempo, non c’era un reale bisogno di guadagnarsi da vivere). Nessuno ne sentì la mancanza.

Colta da curiosità molesta, Koris ha fatto a Google la domanda che tanto la attanagliava, ovvero cosa avesse fatto B. della sua vita. La risposta non si è fatta attendere.

B. ha un curriculum di otto pagine, in cui si definisce “biotecnologo esperto”, ma senza dottorato. Dice di aver frequentato sei università diverse, senza finirne tante, e di aver fatto parte del gruppo Facebook dell’università di San Diego (wow, minchia). Si dice traduttore dal Cinese, presso se stesso, sollecitato da importanti clienti, quali il sito web del risotrante di suo cugggino o simili. Mette i corsi che ha seguito a destra e a manca, ivi compreso ragioneria alle serali (?) fra le esperienze lavorative. Ora dice di essere alla ricerca di un dottorato ma anche di finanziatori per una start-up di successo, nel mentre acquisisce skill di multitasking e comunicazione lavando piatti e facendo caffè (sic).

Koris è rimasta affascinata da tale mole di fuffa scritta come se B. fosse candidato al premio Nobel (per la fuffa potrebbe anche essere, pensandoci bene). E le è subito presa un subitanea invidia, come ogni volta che le si para davanti chiunque abbia più sicumera che sostanza, con un’autostima di adamantio e pochi dubbi su se stesso. Che forse, se provasse un po’ più di ottimismo e meno vergogna per il suo passato dal 2000 ad oggi, Koris potrebbe avere delle prospettive e non ridursi alla morale della medusa. Ma tant’è, è andata così.

Forse potrebbe essere un’idea (e un finanziamento per la start-up) mandare in appalto il Koris-curriculum a B., che ha mostrato simili doti di infiocchettamento di fuffa. Ma conoscendolo sarebbe capace di scrivere che Koris ha fatto medicina.

Ricordi lontani

In questi giorni su Twitter è comparso un messaggino (sì, ora ci facciamo ispirare i post da Twitter) che invitava a condividere il primo ricordo nitido. L’idea a Koris è parsa carina.

I primi ricordi di Koris sono un intorno dell’era pre-Orso.

Koris si ricorda seduta su una pila di cuscini in un ristorante di Siena, mentre mangiava patatine nel suo ultimo viaggio da figlia unica in quel di Montepulciano.

Un altro flash è quando i Maiores la hanno portata ad occhi chiusi in camera sua, dove ha trovato il letto nuovo, a ponte, bianco e rosso. Col senno di poi, si faceva posto all’Orso in arrivo. Orso che Koris avrebbe voluto chiamare Alessandro Becco Giallo, ma non le hanno dato retta.

Oppure una sera, sul terrazzo. Koris in piedi sul fu tavolo di metallo smaltato bianco, l’Amperodattilo che indica il pianeta Venere basso sull’orizzonte.
“Vedi? Quella stella cambia nome. Alla sera si chiama Vespero, al mattino Lucifero.”
Qualcuno direbbe “prove generali di satanismo per under 5”.

Un ricordo più strutturato è l’arrivo di Orso. Nella sua nuova cameretta, Koris si svegliò una mattina di luglio del ’90 e trovò U Babbu, in pigiama azzurro, in mezzo al corridoio che le annunciò l’arrivo del (allora) mini-plantigrade. C’era la Cuginastra che dormicchiava sul divano, poiché Orso ebbe la buona idea di nascere nel cuore della notte una settimana prima del dovuto (e da lì capì che arrivare in anticipo non era il suo stile).

Koris ricorda anche che di lì a tre giorni, proprio mentre baby Orso prendeva possesso di metà della camera, lei si sfracellava il mento sul giardino di marmo della cucina. Tanto per aggiungere casino al casino.

E oggi Koris ha preferito scriverlo qui perché, un pochino, la funzione del blog è anche questa: il ricettacolo delle Koris-memorie, anche di quelle sedimentate nei neuroni più profondi.

Tu ora ridi, ma…

Per ragioni che non staremo a spiegare da queste parti, Koris è tornata a vedere il sito del suo professore di informatica, Services. Services proviene da un’era assai buia della Koris esistenza, il 2006, e non fu trattato da trauma come avrebbe meritato solo perché c’erano bestie peggiori in giro (algebra&geometria, per esempio). Anche la Koris-memoria è assai parca di dettagli circa l’esame di programmazione informatica, a parte che fosse rognoso al punto giusto e che Koris volesse solo toglierselo dai piedi. Ma da luglio 2006 ad oggi ne è passato di codice nei compilatori, fra C++, python e cose più estreme, quindi la difficoltà non è più apprezzabile.

Di Services in sé Koris serba qualche ricordo in più. La rete di computer con i nomi dei personaggi del Flauto Magico. L’albero genealogico dei paperi Disney sulla scrivania. La bicicletta blu scassatissima con cui veniva in dipartimento. Il sarcasmo, soprattutto il sarcasmo. Come quando proferì in aula magna, verso le quattro del pomeriggio, davanti a una platea allibita dai puntatori “Siete nelle nebbie di Avalon?!”.

A quanto pare il lupo perde il pelo ma non il vizio. Koris ha dato un’occhiata ai risultati degli esami degli studenti dodici anni dopo di lei e non c’è da stupirsi, sono disastrosi allo stesso modo (quindi non era solo colpa tua, Koris del 2006). Solo che ora sono accompagnati da commenti:
“grafia illeggibile, la prossima volta porta la Stele di Rosetta”
“non avrei mai supposto che una domanda pensata perché nessuno prendesse zero potesse dare simili esiti, espressi dalla dicitura ‘con infamia’ nell’elenco”
“il problema del moto lineare rettilineo per un fisico è come il biberon per un neonato: senza non sopravvive”
“Per l’esame orale, portate almeno la vostra testa”
“grafia indecente, se il problema è risparmiare inchiostro, la prossima volta ti regalo una penna”
“ha tirato a sorte contando solo sul 50% di possibilità di prenderci”

E a Koris è venuto da ridere. Peggio, le è parso quasi simpatico. Anche se lo sa, se si fosse beccata uno di quei commenti dodici anni fa, col cavolo che lo avrebbe trovato simpatico. Perché in fondo, a pensarci bene, fu giusto prima dell’esame di informatica che la volontà di fare questa cazzo di fisica ha vacillato fortemente per un secondo. Su un regionale in partenza nella Bassa Padana in una torrida giornata di luglio. Quando l’Amperodattilo disse:
“Allora noi torniamo a Merdopoli, tu hai tutto?”
E Koris, per un interminabile secondo, ebbe una voglia matta di scoppiare in lacrime come se avesse avuto quattro anni e urlare “no, basta, io non ce la faccio più, frega un cazzo di niente, riportatemi a casa, fanculo Boulogne, fanculo la laurea, fanculo tutto”. Un lunghissimo secondo in cui, preda di una forza superiore, non disse niente.

E i Maiores se ne tornarono a Merdopoli. E Koris partì su quel regionale per Boulogne. E Koris fece uno scritto di C++ ai limiti della decenza, ma andò ugualmente all’orale. E all’orale dell’unico esame in cui era necessario un computer mancò la corrente. E fu un lunghissimo esame con citazioni dall’Elisi d’Amore. E quando Services disse “Accetti 28?” Koris stava per svenire dal sollievo.

Adesso Koris ride ai commenti caustici del suo ex professore, perché ha visto cose peggiori (Bazilla o il Replicante, per dire) e perché ora che ogni tanto agli studenti andrebbe aperto il cranio per verificare che non sia vuoto. Però, dodici anni fa, c’è stato un eterno secondo in cui per poco non avrebbe mollato tutto. E non c’era niente da ridere, tanto meno per l’esame di informatica. Ma forse il tempo ha anche questa virtù, di aver consegnato quel secondo all’oblio e di lasciare che Koris rida di quel che è stato (e che continua ad essere). E va bene così.

Corollario al post di ieri

A pensarci è vero, il settembre del 2008 (e anche a seguire dal fallito esame di Bazilla) fu un periodo del caspio per ragioni forse esagerate. Solo che all’epoca rimandare la laurea di sei mesi pareva una vera catastrofe, ed è inutile fare considerazioni adesso col senno di poi, ché del senno di poi son piene le fosse (Amperodattilo docet).
Però fu anche il momento in cui Koris capì alcune cose, soprattutto sui rapporti umani e forse anche su se stessa, perché nonostante ci si conosca dalla nascita su se stessi non si finisce mai di imparare.
Fu il momento in cui Junior diceva “se hai bisogno di parlare vieni pure su”, poi si finiva che non si parlava dell’esame e del Koris-malumore, ma di angeli che si fanno i birrozzi e di esperienze ultracorporee.
Quando il Mathematicus fungeva volontariamente da oggetto catartico, aspettava che Koris avesse finito di urlare e poi si giocava a Battle for Wesnoth.
Quando Whisper si presentava a cena esclamando “ho portato il gelato ai tre cioccolati e biscotto, mi sembrava abbastanza porco”. Lo stesso Whisper che la sera prima dell’esame di Bazilla atto due scontro finale, mentre Koris stava delirando dicendo che ok i circuiti coi BJT, ma se possiamo evitare i FET meglio, poi non era proprio sicura di sapere come si programma una FPGA, bene, durante lo sproloquio la interruppe e la abbracciò. Koris restò parecchio interdetta, gli chiese “perché?” (grande Koris, continua così che vai bene), lui rispose “Avevi la faccia di qualcuno che aveva disperatamente bisogno di un abbraccio”.
Quando Koris si trasferì in camera con Sofia, che sapeva quando parlare e quando invece mettere un cd vetusto e stappare la nutella.
Quando Liz pontificava delle sue cioccolate su messenger e trascinava Koris a vedere “Wall-E” perché quando era a Merdopoli aveva bisogno di sbraco.
Quando arrivò Nami e tutto fu più puccioso.
Quando Nick faceva i risotti a mezzanotte e nell’attesa, mentre sorgevano e tramontavano imperi durante la cottura del riso, si discettava di stampe erotiche giapponesi.
Fu anche il periodo in cui Koris capì che la vita è troppo corta per soddisfare i criteri di qualun altro. E imparò anche uno sticazzi ben piazzato toglie un sacco di fardelli dalle spalle, soprattutto quelli accollati da altri. E a un certo punto sticazzi (appunto) il prestigio, è meglio fare quello che piace e se ti piace pistolare con le emulsioni nucleari fallo, magari ti porta qualcosa di buono (e infatti).
Magari tutto sarebbe stato uguale anche se Koris avesse passato Bazilla e la sua microelettronica al primo colpo, molto probabile che la banda l’avrebbe festeggiata il 17 ottobre 2008 così come lo fece il 13 marzo 2009.
Però, a voler essere stolidamente ottimisti, anche gli intoppi e gli inciampi insegnano qualcosa. Non foss’altro a riconoscere le persone che ti circondano e ad apprezzarle per quello che fanno.

Traumi non superati per intero

Ieri ricorrevano dieci anni (sì, dieci, si trasuda vecchiaia) dal malefico giorno in cui Koris fallì miseramente e in grande stile l’esame di microelettronica di Bazilla e si fece così saltare la laurea a ottobre, posticipandola a marzo. All’epoca sembrò una tragedia, la fine del mondo, la parola fine a… tutto, circa.
Perché Koris ha sempre avuto il senso della misura delle catastrofi.
Deve esserci una parte di Koris si è surgelata a quella data e che non è più andata avanti. Una Koris-parte che non si è mai laureata, dottorata, sopravvissuta a varie ed eventuali, ed è rimasta fossilizzata al settembre 2008 in cui, col senno di poi, non è che sia successa questa gran tragedia (dice la Koris-razionale).
O forse Koris è solo un cervello bacato che pensa troppo, dorme troppo poco, ha paura anche della sua ombra, si prenderebbe a schiaffi ogni due per tre (e comunque mai abbastanza) e forse avrebbe bisogno di una riconnessione alla vita vera. Ora e fin dal 2008.
(Voleva essere un post positivo su come si superano le difficoltà, yeah, il tempo guarisce tutto e c’è il lieto fine, ma è un post che non ci ha creduto abbastanza)

Micromondi

Capitò, in un’uggiosa giornata di novembre 2013, che Koris venne portata dai Cojones (Tacchettina&co., per chiunque avesse la memoria corta) a fare quella che fu l’unica vera riunione di ricerca di quel faticoso anno. La riunione ebbe luogo dal Vicino Di Casa Nucleare di Neutroni Porcelloni, ovvero a poco più di 1 km di distanza da dove Koris sta attualmente posando il culo. Perché le hazard fait bien les choses, ovvero niente accade per caso anche se sembra di sì. Koris di quella riunione ricorda poco: il Post-Doc al curry con la presentazione che verrà ripetuta uguale a se stessa per tutto l’anno (ripensandoci, Santuzzo non è poi così male), il Capo che faceva largo sfoggio di public relationshio, la Capa che durante il viaggio di ritorno slinguazzava il culo al direttore del Dipartimento Universario (“un incapace come pochi”, nota di ‘thieu, perché le cose non accadono veramente mai a caso) per ritagliare un posto alla Tacchettina. Il viaggio di ritorno fu eterno sotto una cappa grigia, Koris già uggiosa di sé per motivi inerenti al SonnoDellaRagione, tant’è che si disse “lavorare da quelle parte mai, ma proprio mai nella vita” (#credici, Koris). Dei tizi del Vicino Di Casa Nucleare non serba alcun ricordo, a parte di un tizio pelato che faceva parte dello sci club di Venelles.
Giorni nostri. Fra i Neutroni Porcelloni c’è un problema di importare sorgenti nucleari e farlo fare ai colleghi Russi nel bagaglio a mano di un volo RyanAir non pare bello. Per farla breve, al netto di parecchi moccoli, bisogna redigere un’autorizzazione di cui si sa poco o niente. Dopo mesi e mesi di Koris-materllo pneumatico (perché indovinate un po’ a chi è toccata la patata bollente), il Capo ha deciso di sfoderare i suoi contatti da Imperatore Palpatine e ha evocato una riunione col Vicino di Casa Nucleare.
Quando ha visto il nome del tizio evocato, le è venuto un dubbio. “Ma dai, ci sono almeno mille persone in quel sito vuoi proprio che…” si è detta. Una ricerca su GoogleStalking ha fugato ogni incertezza: il caso ha voluto proprio che. Dopo un iniziale momento di “glib!” esistenziale, Koris ha fatto spallucce. Koris, sono passati anni, li hai visti una volta sola e poi mai più, chittesencula.
La sicurezza dell’oblio è durata finché non è venuto il momento di programmare la riunione. Il contatto evocato disse testuali parole:
“Non ci servono i dati di Koris, la abbiamo già nel nostro database. Ci siamo già visti da qualche parte”
Cazzissimo.
Koris non ha la skill “diplomazia” nemmeno quando gioca di ruolo, nella vita reale è proprio escluso. Quindi che fare le rispondono “ah, ma perché non lavori più coi Cojones? Perché non abbiamo più avuto tue notizie sul fronte della ricerca?”? Koris sarebbe capacissima di rispondere “a suon dirmi che si cominciava la settimana dopo, sono passati gli anni e anche i contratti, quindi eccomi altrove”, però non sa se sia socialmente accettabile. O magari hanno mollato i Cojones pure loro, non sarebbe così improbabile.
Insomma, Koris oggi pomeriggio deve andare in riunione con questa gente emersa dal passato. Nel mentre riflette su quanto microscopico sia il mondo, sull’a volte ritornano quindi se ricompare anche il Replicante non c’è da stupirsi, e sul fatto che Koris ormai può fumarsi alla grande i sei gradi di separazione.

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