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Disavventure a motore e nostalgia pedalante

Questo post potrebbe trasformarsi molto velocemente in un elogio della compianta Gemini. Per chiunque non seguisse il blog dalla notte dei tempi (di Splinder), Gemini è il mezzo di trasporto che ancor di più della Ya(xa)ris occupa il Koris-cuore. Gemini non ha mai avuto problemi di parcheggio o di imbottigliamento nel traffico. Gemini era eco-friendly, zero emissioni e palestra incorporata. Gemini andava anche sulla neve senza catene, con una certa dose di spregiudicatezza. La riparazione più costosa di Gemini fu quando saltò il mozzo della ruota e furono 30 euri, il resto era quasi tutto Koris-fattibile. Gemini ha resistito a qualunque tentativo di furto con scasso, anche senza il deterrente della zozzura perenne. Gemini aveva 50 anni sani sani e non li dimostrava (e valeva molto di più di quando sembrasse a prima vista). Gemini suscitava fischi d’ammirazione in tutti i meccanici a cui veniva presentata. Gemini non aveva bisogno di benzina o di diesel, solo di gambe adeguatamente polpacciute.

gemini

Gemini è stata per cinque lunghi anni la bici bolognese di Koris.

Koris si sposterebbe ancora solo ed esclusivamente tramite Gemini, solo che 70 km in bici la mattina potrebbero essere lunghetti, per di più con dislivello (la grande pecca di Gemini è l’assenza del cambio, cosa che se a Boulogne non si notava, a Marseille potrebbe essere fatale).
Tuttavia, quello che è successo ieri non sarebbe mai accaduto se Koris non avesse avuto la malaugurata idea di tuffarsi nel mondo dei motori.
Christine, aka la macchina di funzione maledetta, doveva fare una sorta di collaudo imprescindibile perché vuolsi così colà dove puote ciò che si vuole e più non dimandare. Fortuna ha voluto che il concessionario convenzionato fosse a uno sputo a palombella da casa Koris.
Fortuna a quel punto si è fermata lì.
Nota: un paio di settimane fa, Koris ha avuto la malaugurata idea di non vedere un pezzo di ferraglia ad altezza ruote entrando in un parcheggio, e la ferraglia ha palesato la sua presenza con uno schriiiiiiiik sulla portiera di Christine. Da allora Koris si ripete un rosario di “con Gemini non sarebbe mai accaduto, Crash Pandicoot (aka la Panda vecchio stile bianca modello SIP) avrebbe estirpato la ferraglia e sulla Ya(xa)ris ce ne saremmo fregati”. Essendo Christine fatta di alluminio e pastafrolla pare invece che abbia avuto una collisione con un asteroide.
Koris ha parcheggiato lunedì sera la vulnerata Christine nel parcheggio sotto casa sua in un posto corretto, umano, lontano da ferraglie di sorta. Il piano era “tirare fuori la macchina ore 7:30, mollarla al concessionario ore 7:45, tornare a casa ore 8:00, ritirare macchina ore 14:00, tornare a lavorare a casa come se non ci fosse un domani”.
E invece, plotwist.
Alle ore sette e mezza una macchina si era parcheggiata a un metro e mezzo dal culo di Christine. Quanto basta per creare un corridoio per altre macchine, non abbastanza per permettere a Christine di uscire. Almeno, non a una Koris imbranata con stress post-traumatico da ferraglia, ovvero “se non ho la Piazza Rossa moscovita a disposizione, non mi azzardo a fare manovra”. Koris è andata in lacrime a richiamare ‘thieu, che sì, è una self-rescuting princess ma se è il principe a tirare fuori la macchina è meglio. C’è da dire che è stato un lavoro di squadra che ha necessitato venti minuti di avanti-indietro con precisione chirurgica. In tutto ciò, una tipa parcheggiata nel vialetto dietro voleva uscire. Liberata Christine, la tipa si è accostata a Koris.
“Per colpa sua mi fa arrivare tardi al lavoro!”
“Mi scusi, ma sa, io sta macchina dovevo tirarla fuori, se c’era un intelligentone che me la chiusa io non ne posso niente…”
“Ma no! Quella è la macchina di un condomino, la parcheggia sempre lì. Se dà fastidio basta citofonargli e se lei non lo sa è colpa sua!”
Eccerto. La famosa sosta ingombrante ma non se conosci il condomino. Koris augura ad entrambi un’estate piena di eritema solare sulle chiappe, nel mentre si ripete che se avesse avuto Gemini l’avrebbe semplicemete sollevata e spostata. Gemini aveva il vantaggio di avere un telaio leggerissimo forgiato da fabbri elfici.
In ritardo abissale, Koris ha portato la macchina al concessionario. Ci sarebbe da fare una dissertazione sul tempo che si può perdere da un concessionario, ma soprassediamo. Un impiegato prende Christine e la guarda.
“Lo sa che hai dei pneumatici così lisci che ci può correre in formula 1?”
“Me n’ero accorta, ma il CCC nel darmi la macchina mi ha detto che non era un problema”
“E invece è un problema sì! La macchina è a trazione anteriore, con questi pneumatici non si va da nessuna parte. Però l’usura era già precedente, non può averla fatta lei in soli tre mesi”
Koris l’unica trazione che conosce è quella a pedali. Koris, in fatto di macchine, è lo stereotipo femminile perfetto.
“Cambiamo le gomme, allora”
“C’è un problema: non sono comprese nel prezzo, deve anticipare lei i soldi e poi vede se la sua azienda glieli rimborsa. Ma la avverto, coi pneumatici così rischia di ammazzarsi”
“Quanto sarebbe?”
“250 euri”
Koris scaccia con nostalgia il ricordo dei copertoni comprati alla Coop e montati con Bryda sotto il portico del Collegio.
“Va bene, facciamolo, me la vedo col CCC”
Koris torna a casa, si attacca al pc, gestisce tutte le crisi del caso, si fa fuori un pacco di grissini al mais perché ha capito che tanto mangiare sano è accessorio (e tanto non c’è tempo di prepararsi il pranzo).
In un punto indeterminato della tarda mattinata, suona il telefono. È il concessionario.
“Senta, è passato il perito dell’assicurazione per il danno, dice che si fa riparare subito, abbiamo già ordinato i pezzi”
“Grazie per aver chiesto il mio parere, eh”
“Quindi ce la teniamo fino a venerdì, in attesa dei pezzi. Se vuole alle 14 può passare a ritirare la macchina di cortesia, ma avrà solo due posti”
“Che macchina sarebbe, per informazione?”
“Un simil-furgoncino”
Visioni di Koris alla guida di autoarticolato in stile trasporto eccezionale per imbranati cronici. Non è cosa. Non saranno Gemini, ma Fiestina e Ya(xa)ris uber alles.
“Molto gentile da parte sua, ma credo che andrò con mezzi propri fino a venerdì”
“Come preferisce lei”
“Solo una curiosità, ma alla fine chi vi paga il danno?”
“Ah, il tipo dell’assicurazione non ha lasciato detto niente. Faccia così, venga venerdì sera col libretto di assegni, in questo modo in caso paga tutto lei e poi si fa rimborsare”
Koris capisce che sarà cosa buona evitare di guardare l’estratto conto per i prossimi tre mesi, onde evitare di sconfortare la genetica ligure. Ti ricordi quando ti dissero “per i freni di Gemini sono 25 euri”? Ecco, sarà molto molto molto peggio.
E niente, lo sappiamo che per lavorare coi Neutroni Porcelloni Christine è un male necessario. Ma si stava meglio quando si andava a pedali.

Sempre lì

Koris ne è sempre stata più o meno cosciente. O meglio, lo ha sempre saputo che non se n’era andato. Almeno, non si era lasciato archiviare come vita vissuta. Aspettava nascosto, allungano la sua ombra negli angoli bui, in attesa.
Oggi è spuntato fuori a sghignazzare. E anche questo Koris se lo aspettava.
Il Replicante, Roy Batty, il Koris-relatore di dottorato, fisicamente è rimasto a Luminy. Ma una parte del suo spirito abita in pianta stabile nel cervello di Koris, a futura memoria di tutto ciò che accadde nel 2013. Assieme allo spettro delle bietole bollite, ma questo è il Sonno della Ragione e ne abbiamo già parlato.
E oggi il Replicante è uscito in grande spolvero appena sono state pronunciate le parole “c’è molto lavoro da fare”, “capita che la gente lavori il sabato se c’è una scadenza”, “bisogna essere propositivi e avere spirito critico”.
Roy Batty, con gli occhi pallidi e i capelli stinti, se la ghignava col suo muso alsaziano.
“Bentornata in tutto quello che credevi di esserti lasciata alle spalle anni fa. Te le ricordi le mail alle sei del mattino di sabato, sì? E i cazziatoni perché la domenica sera non eri in laboratorio anche? E poi, te lo ricordi che sei svogliata, che manchi di spirito critico, che non ti impegni? Ah, qualora tu te lo stia domandando, sei già in ritardo. E qualunque cosa tu faccia non sarà mai abbastanza”
Koris ha cercato di ignorarlo e ripetersi i mantra che si era già preparata. Se va male, è solo una parentesi di un anno. Questa volta ci si gioca il futuro solo se va bene. In caso di catastrofe, hai sempre il contratto coi Copromorfi. Spesso basta solo essere organizzati e tu, grazie all’Amperodattilo, lo sei. Questa volta posso porre dei paletti. Andrà tutto bene. Non sono più la dottoranda sfigata lavoraschiavalavora. Andrà tutto bene.
Lo spettro portatile del Replicante la ha guardata sardonico. Lo stesso sguardo del “non duri un mese”. Poi Koris si è messa a lavoricchiare dopo le spiegazioni e con qualche idea buttata sulla carta Roy Batty si è zittito.
Almeno, per ora.
Più che imparare ad organizzarsi, Koris dovrà apprendere a tacitare quell’ombra malefica che dopo quasi quattro anni ancora non se ne vuole andare. A prendere iniziative senza temere la rappresaglia del “io non avevo detto questo”. A farsi le sue ragioni, con giudizio e senza accidia, per evitare di farsi mettere i piedi in testa.
Il gruppo dei neutroni porcelloni sembra umano, per ora. Grondante cose da fare, a tratti disorganizzato, ma umano. Koris, ricordati che anche Roy Batty sembrava umano, invece era un Replicante.
Ma ora, soprattutto, Koris deve stare tranquilla. Che tanto quella merda radioattiva che rimbalza ovunque e spakka tutto ti piace, Koris. Inutile che fai finta di no.

Scuole di un altro secolo

Koris ha fatto le elementari negli anni ’90, che detto così pare di parlare di un altro millennio… no, fermi tutti, era un altro millennio.
All’epoca Koris non era edotta di eventuali polemiche sull’insegnamento agli infanti, se esistevano. Fatto che se tale scuola fosse trapiantata oggi, nel XXI secolo, probabilmente sarebbe linciata su Facebook, Twitter, i quotidiani locali e probabilmente anche un paio di trafiletti in quotidiani nazionali. Per dire, si portava ancora il grembiule. Nero. Obbligatorio per tutti, maschi e femmine. Una generazione di fashion blogger uccisa sul nascere.
Il maestro B., che in prima elementare li accolse con “Non dovete dirmi ciao maestro, dovete dire buongiorno signor maestro, non siamo amici del cuore”, non disdegnava urlare contro chiunque osasse anche solo muovere un dito durante le lezioni di matematica e scienze. In classe ne fece piangere più d’uno con rimproveri e note, perché nel banco si sta composti, non ci si alza durante la lezione, si sta in silenzio e si segue. Al giorno d’oggi gli direbbero che i bambini hanno bisogno di giocare, di sentirsi liberi e se gli si urla contro si generano traumi infantili insanabili, fior fiore di psicologi docent. Ciò detto, il maestro B. era un ottimo botanico e Koris ricorda pomeriggi di autunno a raccogliere foglie e piante per disegnare un erbario, ma non l’erbario basic “la margherita è gialla”, qualcosa con nomi scientifici, nomi dialettali, eventuali usi, stagioni… l’aula del maestro B. era piena di piante fatte crescere dagli scolari (fra cui l’acero di Koris, germogliato in un vasetto di yogurt) coi semi raccolti nei giardini. Non da agricoltura biologica, certo.
Il maestro B. insegnava anche musica e la prima canzone che insegnò alla classe fu “Bella ciao”. Oggi guadagnerebbe immediatamente un bollino di “comunista” su Facebook. Ma insegnava anche canti in dialetto ligure (“Leghista!”), per non parlare di una sorta di progetto in quarta elementare in cui raccolsero canzoni di tutti i dialetti d’Italia. Per non parlare delle canzoni della Prima Guerra Mondiale, che nelle orecchie di poveri infanti di dieci provocherebbero turbe senza fine.
La maestra F., che era la preferita di Koris probabilmente perché insegnava storia, predicava la necessità dell’imparare a memoria, perché la memoria è utile. Non nel XXI secolo, ora c’è Wikipedia, quindi perché mai saper collocare temporalmente gli eventi del medioevo? O perché imparare a menadito le province della Lombardia? Tarpa la fantasia dei pargoli, li costringe troppo tempo sui libri.
La maestra C. insegnava italiano nei primi anni delle elementari e se Koris ha una grafia più o meno leggibile, lo deve a lei (e anche all’Amperodattilo che davanti ai compiti mal fatti urlava “Zampe di gallina, nient’altro che zampe di gallina!” e strappava la pagina). Fu quella che anziché cercare il disagio profondo che portava Koris a scrivere da destra verso sinistra, disse semplicemente “Un giorno le passerà”.
Della maestra V. che prese il posto della maestra C. si è già ampiamente parlato. Più che una maestra, un generale prussiano. In questo XXI secolo non ci sarebbe più posto per lei. I compitini di grammatica a sorpresa scatenerebbero una levata di scudi in nome del panico in cui i poveri bambini sarebbero costretti a vivere ogni giorno. Le poesie imparate a memoria sarebbero aberrate da legioni di genitori scandalizzati. Le punizioni a base di “coniugare N volte il tale verbo in tutti i modi, forme desuete comprese” le varrebbero una citazione per crimini contro l’infanzia. Il divieto a tenere sul banco nulla più della penna, del foglio ed eventualmente del libro sarebbe visto come una sorta di regime 41 bis da quinta elementare. Le letture in classe, fra cui brani da “Le mie prigioni”, potrebbero infliggere incubi agli impuberi fino all’età adulta.
Ad essere onesti i metodi della maestra V. erano effettivamente osteggiati da una parte dei genitori, ma la maestra andava avanti lo stesso. “Sono decenni che faccio questo lavoro, non saranno i genitori ad insegnarmelo”, diceva.
E insomma, Koris è sopravvissuta lo stesso. Anche piuttosto bene, senza sentirsi particolarmente turbata, facendo i compiti tutti i giorni (ogni tanto sbuffando) senza che ciò le impedisse di giocare, senza sognarsi la gamba amputata di Maroncelli tutte le notti, senza diventare anarco-insurrezionalista o leghista. Forse giusto un po’ più autonoma e con un certo senso del dovere di un pargolo sempre giustificato e cresciuto nella bambagia.
Non era una scuola così terribile. Peccato che oggi non sarebbe più possibile.

Nota: mentre scriveva questo post, Koris si è sentita come l’Amperodattilo quando raccontava dei suoi tempi andati. I trent’anni incombono e la vecchiaia con essi.

Ops, I did it again (and again)

Ante-antefatto: al liceo Koris era un’abbastanza accanita giocatrice di Play-Station, per lo più perché, una volta comprata la consolle, la storia finiva più o meno lì, i giochi non chiedevano folli schede grafiche che Koris non ha mai posseduto (vabbè, un giorno arrivò la Play2, ma sono dettagli). La sua carriera terminò nel 2005 circa, quando lasciò Merdopoli per Boulogne. Lì un manipolo di collegiali dipendenti propose di comprare una Play-Station comune, ma il malvagio rappresentante Bailorg disse che era fuori discussione. “Se compriamo una Play-Station, qui c’è gente che non si laureerà mai più” disse e la questione fu chiusa.
Antefatto: nel settembre 2008 una Koris totalmente allo scazzo per essere stata bocciata a microelettronica, dovendo così ritardare la laurea di sei mesi, riuscì per caso a far funzionare l’emulatore Play-Statio per Mac Os X. Grosso errore. Il secondo grosso errore fu dirlo a Junior che, in circa 8 nanosecondi dall’annuncio “il robo funziona”, aveva già organizzato una di Final Fantasy Tactics. Si aggiunse dopo pochissimo tempo anche il Mathematicus (non prima di aver commentato “questo gioco fa schifo!”), che ne divenne dipendente. Il terzetto era arrivato quasi a finire il gioco. Poi boh. Poi Koris fece l’errore (a tutto tondo) di mettersi col Senzaddio e prese a passare le sue serate su ICQ. Final Fantasy Tactics finì dimenticato nell’hardisk di Trillian, ad oggi fuso.
Finita la parentesi emulazione, Koris pensava di aver chiuso coi videogiochi. Una meteora Warcraft II andò in onda col SonnoDellaRagione per un paio di settimane, ma come ogni cosa vagamente divertente legata al SonnoDellaRagione non era destinata a durare e doveva essere espiata con dolore.
Pareva che la storia fosse giunta veramente al termine.
E invece.
Koris aveva installato su Blatto anche l’emulatore PCSX, finito nel mucchio dei software del “non si può mai sapere”. Solo che la configurazione di base non funzionava e Koris non aveva voglia di sbattersi. Poi cazzo ti metti a giocare alla Play-Station nel 2016 a trent’anni?
L’altra sera, in un momento di poco acume, Koris cipollava con impostazioni assortire. Quando Koris è in momenti di poco acume, possono succedere le peggio cose.
Per esempio, PCSX si è avviato. Col logo vintage della Play-Statio.
Koris è rimasta a fissarlo per cinque minuti buoni, senza osare toccare la tastiera di Blatto. Qualunque mossa sarebbe stata azzardata.
PCSX potrebbe ripiombare nel suo oblio per i prossimi otto anni. Oppure… beh, oppure… una iso di un gioco si trova pure. Poi però glielo spiegate voi ai Capi che no, Koris non può venire al lavoro perché le servono sedici livelli da knight, sette da monk e cinque da summonner…

PCSX

Perché per funzionare, funziona benissimo!

I dinosauri non vanno in moto

Durante la prima delle sue due settimane di speleo-devasto, a Koris è capitata un’esperienza ancora più devastante dei -450 metri andata e ritorno.
Uno degli speleologi presenti era venuto con moglie e figlie al seguito. Queste utlime, di tre e quattro anni, hanno mostrato fin da subito una sorta di venerazione per Koris, fatto assai bizzarro visto che Koris concorre per il premio Erode 2016 e sostiene di non volere bambini fra i piedi finché non saprà come si cucinano.
Koris non aveva a che fare con pargoli da… da quando Orso non può più essere definito tale, ecco. Si trovava giusto un po’ fuori allenamento e totalmente ignara di quali siano le mode ludiche del momento.
C’è da dire che una gran parte del tempo in cui Koris veniva sequestrata era dedicata a cose “da femmina”, ovvero cercare di pettinare l’ammasso di lunga peluria che Koris chiama capigliatura, già piuttosto provato dalle uscite speleo. Koris si è ritrovata in testa un numero spropositato di mollette a tema Frozen, trecce e quant’altro, almeno finché non decretava che era il momento opportuno per passare al gioco preferito di baby-Orso, ovvero “‘tacco!” (all’attacco, tutti addosso, ammucchiata selvaggia, ma non adosso all’Amperodattilo che si rompe). Meglio due bambine sulla schiena che le mollette in testa.
Una sera le bambine hanno invitato Koris a giocare nella loro tenda dopo cena. Koris si aspettava già una pletora di Barbie da vestire e agghindare, pratica a cui lei non si è mai avvalsa, nemmeno per sbaglio (qui un elenco dei giochi di Koris quando poteva permetterselo). Le due hanno tirato fuori un sacco di giocattoli in prestito. Giocattoli da “maschi”: dinosauri, motociclette, pezzi di Duplo. “Ok, così cominciamo a ragionare” si è detta Koris, rassicurata.
“Come si chiama lui?” ha chiesto una delle due, brandendo un tirannosauro.
“Ahem, è un tirannosauro. Mangia gli altri dinosauri” ha risposto Koris.
“E lui?”
“È un triceratopo”
“E lui?”
“Non so come si chiama, è tutto bozzoluto…”
L’ignoranza paleontologica di Koris non è stata presa in alcuna considerazione. La bimba grande ha afferrato una moto, il tirannosauro e ha esclamato:
“Allora adesso tu devi prendermi!”
La piccola ha fatto lo stesso col dinosauro bozzoluto.
Koris è stata sul punto di dire che no, doveva essere il contrario, il triceratopo non mangia il tirannosauro. Che non è così che si gioca coi dinosauri.
Poi si è ricordata che i suoi dinosauri vivevano fra i vasi della terrazza. Che il T-Rex si chiamava DentiAguzzi (in onore del lacrimosissimo “Alla ricerca della valle incantata“) ma era vegetariano e suonava la chitarra, nello stesso complesso in cui un brontosauro blu suonava le percussioni. Che la triceratopa non poteva che essere femmina e si truccava coi petali dei gerani. Che c’era un altro dinosauro (uno spinosauro, forse?) che aveva perduto parte della mascella e allora si immaginava che parlasse con la zeppola.
E per un attimo Koris si è sentita tremendamente adulta. Troppo adulta, per dirla tutta.
Quindi, fanculo. Ha preso una moto, il dinosauro restante e si è messa a fare le impennate fra i pezzi di Duplo. Se negli anni ’90 i dinosauri suonavano il rock’n’roll, nel XXI secolo possono benissimo andare in moto.

Cottura al ghiaccio

Koris non frequentava un ghiacciaio, se va bene, dal 2001, quando in vacanza coi Maiores era andata fino al fronte del ghiacciaio del Morteratsch. Ora che ci pensa ci sarebbe anche il Plateau Rosa a Cervinia nel 2007, ma visto che ci si arriva sopra in funivia ed è pieno di gente, Koris lo considera troppo mainstream per essere un vero ghiacciaio.
I ghiacciai costano fatica, sudore e bolle sui piedi. Più una certa dose di autolesionismo, sarà per quello che Koris li adora.
Quindi Koris ha cominciato a stressare chiunque le stesse attorno e fosse recettivo per essere prontamente riportata su un ghiacciaio.
I Maiores declinarono dicendo “c’abbiamo un’età”.
Il fratello Orso ne ebbe abbastanza dopo l’esperienza delle creste del Monte Carmo e si defilò dicendo “belin!”.
Gli amici collegiali fissavano Koris attoniti con lo sguardo del “Esepoitenepenti?”.
Il Senzaddio glissò dicendo “io sono un uomo di mare, su quei sassi non ci voglio salire”.
Il SonnoDellaRagione snobbò dicendo “non c’è niente di interessante su un ghiacciaio, non vedo veramente alcuna ragione per andarci”.
Poi venne ‘thieu.
E venne il Glacier Blanc nel Parc National des Ecrins.

glacierblanc

Ed semplicemente bellissimo.

A Koris stava venendo la sindrome di Stendhal a quasi 3000 metri di altitudine, mentre saltellava come una capra da una roccia all’altra, come quando aveva cinque anni e i ghiacciai così grossi e lei così piccola. E si è innamorata di nuovo (del ghiacciaio, ma anche di ‘thieu che permette tutte queste follie).
Insomma, Koris si è cotta al sole del cielo alpino, nonostante i chili di crema spalmati più e più volte, con gli occhi a cuoricino nonostante il riverbero.
E ha deciso di non far passare altri quindici anni di qui al suo prossimo ghiacciaio. Ma la prossima volta vuole andarci con ramponi e picozza.

Vaccino contro la coglionaggine

Antefatto numero uno: Koris è stata bambina negli anni ’80/90, un’epoca in cui le mamme non avevano l’internet. Ergo le cagate degli antivaxxer non cricolavano, ergo ci si vaccinava. Quindi Koris è stata vaccinata contro un sacco di cose, questo perché l’Amperodattilo è smart. O, secondo alcuni, perché Big Pharma passava le mazzette.
Antefatto numero due: Koris da bambina non ha mai fatto la varicella. Mai. Manco quando l’ha avuta Orso. Manco quando ce l’avevano i compagni di scuola. Forse all’epoca i Koris-anticorpi erano addestrati dal Sergente Maggiore Hartmann.

metro

“Vi ammazzo di ginnastica, vi faccio venire i muscoli al buco del culo!” (sì, Koris quand’era bambina guardava “Esplorando il corpo umano”)

2016, present days.
La tizia che si chiama come un’insalata confabula con Binomio. Se ne esce che fra i figli di alcuni tizi che lavorano lì c’è una sorta di epidemia di varicella. E alcuni dei colleghi di Koris non la hanno fatta.
Koris interloquisce nella conversazione.
“Ma scusate, ora non c’è un vaccino contro la varicella?”
Binomio guara Koris come se stesse parlando di riti porno-satanici in onore del dio assiro Pazuzu.
“Sì, ma sai, un vaccino ha sempre dei rischi. Non sai mai quello che ti iniettano, vai a sapere le conseguenze. Meglio ch i bambini facciano la malattia come vuole la natura…”
Mabaffangulo, minchione. E hai anche studiato. Certe cose uno se le aspetta dal SonnoDellaRagione, che sosteneva che l’antitetanica con dentro l’alluminio gli aveva fatto venire l’asma, il rachitismo e… che ve lo si dice a fare, è scontato.
Sarebbe difficile rispondere una cagata peggiore, ma la tizia-insalata ce la fa.
“Sì, sappiamo che esiste, ma è già uno sbattimento stare dietro alle vaccinazioni obbligatorie di mia figlia, quelle consigliate me le evito volentieri”
Tu non sei l’apoteosi dell’egoismo, vero? O forse è la visione di Koris che c’ha l’autismo a causa della trivalente.
Koris a questo punto dice che lei non ha mai fatto la varicella e che quindi chiederebbe un po’ di cautela. Che d’accordo che non si trasmette per interposta persona, ma qualora gli adulti si ammorbassero Koris preferirebbe evitare. Binomio la guarda come… come prima, via.
“Ma non è normale che tu non la abbia mai avuto”
Eh, oh, Binomio, spiegalo tu ad Hartmann.

anticorpi

“Chi è quel virus checca pompinaro che ha firmato la sua condanna a morte? Ah, non è nessuno, vero? Sarà stato l’Escherichia Coli buono del cazzo!”

Però magari metti che Hartmann in trent’anni è andato in pensione. E poi del resto non si può tuonare contro gli antivaccinisti sull’internet e poi fare finta di niente. Koris fa la cosa che non fa mai: telefona al medico. Anche se è una cosa che Koris odia visceralmente. No, effettivamente c’è una cosa che odia di più: le punture.
“Qui c’è gente che ha bambini appestati e che potrebbero diventare dei potenziali appestatori. E io per l’estate avrei altri progetti. Che faccio?”
“Se passa nel pomeriggio la buco al volo e non ci si pensa più”
Risparmieremo il siparietto che potrebbe essere copiaincollato dallo stesso scenario vaccinistico verificatosi con Koris dall’87 in poi. Diciamo che ha dovuto convincersi tantissimo che era per una buona causa.
Forse ve lo raccontiamo con la seconda dose. O con il richiamo dell’antipolio il ritorno&la vendetta che si vede che davano gratis. Peccato non esista anche un vaccino contro la coglionaggine, che visto quello che gira in ufficio Koris se lo farebbe anche.
Comunque, se domani Koris si sveglia autistica, verde o con un tentacolo in mezzo alla fronte, sapete il perché.

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