Archivi categoria: Il etait une fois… Koris

Settembrizzazione

E come in tutte le favole, alla fine arriva il Mistral e la temperatura crolla di dieci gradi. O forse erano le favole, era solo il normale ciclo dell’atmosfera. Koris pensava che l’arrivo dell’aria settembrina le conciliasse il sonno, e in effetti così è. Non fosse che le concilia il sonno sul fuso orario della Patagonia: alle dieci di sera svegli e scattanti, il resto della giornata a GMT+1 una chiavica.
Al decimo giorno di “questa notte non dormire”, si aspettano visioni mistiche di tapiri alieni. In mancanza di benedizioni da parte di Yog Sothot e risotti ai funghi di Yuggoth, Koris cerca di sopravvivere col sonno al minimo sindacale. Orso, colpito dalla stessa nemesi familiare da parte di Morfeo, propone di fare una sorta di rituale della dormita, in modo da essere cullati dalla routine. Solo che se Koris si mette a fare un rituale minimo minimo esce Chtulhu e poi hai voglia a dormire con un Grande Antico in camera.
Cose che succedono nel frattempo: il CCC, oltre a spannocchiarlo a Koris, lo ha spannocchiato anche al Capo. Quindi il Capo scrive a Koris la domenica sera, nel panico. Koris si fa trovare già con le chiappe parate, ma non abbastanza per evitare consegne lampo. Koris si odia e odia anche l’universo conosciuto quando succedono queste cose.
Vista l’insonnia di cui sopra, Koris vive nella perenne paranoia di addormentarsi in macchina. Onde evitare di spiaccificolarsi mentre guida nel regno dei sogni, Koris usa l’arma definitiva: la discografia dei Rhapsody of Fire. Non puoi addormentarti mentre stai sbraitando “For the kiiiiiing, for laaaaaaaaand, for the mountaaaaaaain, for the greeeeeeen valleys where dragons fly!” all’uscita di Aix-en-Provence. E nella solitudine del tuo abitacolo, nessuno può sentirti stonare.
Vita sociale poca ma buona. Giocare a “Once upon a time” dopo quindici anni e in un’altra lingua è divertente lo stesso. Tuttavia, la mancanza del sadismo del Goblin Zoppo si fa sentire. Non ci sono più le navi che galleggiano negli stagni onde evitare di pronunciare la parola “mare”.
Koris ha scoperto l’esistenza di una teoria secondo cui sarebbe possibile la fusione nucleare fredda, ma con atomi dotati di muoni anziché di elettroni. Dal momento dell’agghiacciante scoperta, se ne va in giro ripetendo “la gente non sta bene!”. Vedi come sopra sui ciclisti in autostrada sulla corsia di emergenza perché “si fa prima”.
Insomma, settembre è arrivato, l’autunno si fa sentire clacsonando e sorpassando sulla destra, Koris ha ampi margini di miglioramento.

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Frammenti bolognesi

Bling bling.
La messaggeria di Facebook si fa viva.
“Ehilà, Koris, io sono dalle tue parti, ti va se ci vediamo?”
Il messaggio appartiene a uno dei Collegiali che si laurearono assieme a Koris in quel torrido sedici luglio di sette anni fa. Da allora si erano rivisti una volta in uno dei transiti marsigliesi, poi si erano limitati allo stalking su Facebook, soprattutto perché Koris è sempre convinta di rompere le palle al prossimo.
Koris e Tanìs si sono rivisti quindi venerdì sera, dopo sei anni di silenzio radar. La cosa bella dei collegiali è che ci si ritrova subito, merito forse dei cinque anni passati a stretto contatto.
Hanno parlato un bel po’ delle loro vite presenti, del folle mondo della ricerca, del post-doc che vale o non vale la pena.
Hanno gossippato di quando Parigi era diventata una sede staccata del collegio. Di gente che è sempre uguale a se stessa, gente che è migliorata, gente che è peggiorata.
Venerdì sera Koris è andata a dormire contenta, dicendosi che dovrebbe smettere di preoccuparsi di rompere le scatole al prossimo. E ricontattare un po’ di più i pezzi del suo passato.

Campanga di sensibilizzazione all’abbandono del dottorando

È estate, la stagione in cui gli animaletti domestici che normalmente trotterellano attorno ai padroni diventano una palla al piede. C’è chi abbandona il cane in autostrada, chi apre la porta di casa al gatto per filarsela alla chitecella, lasciandolo gironzolare senza meta.
Anche i relatori/supervisors/directeurs de thèse se ne vanno in vacanza e abbandonano i loro dottorandi. I quali si comportano a metà fra cani e gatti: si aggirano con lo sguardo perso di chi non ha più niente nella vita, alla ricerca di chi può dare loro una ciotola di accademici croccantini per accollarsi definitivamente.
Santuzzo Panda, il dottorando di questo cortile, è stato abbandonato tempo fa dal suo relatore ufficiale e da qualche settimana anche dal suo correlatore. Santuzzo vaga disperato per i corridoi perché a settembre vuole andare a una conferenza, ma nessuno gli dà udienza. Santuzzo sta attraversando la parte esitva del suo personale inferno dottorale.
Solo che nel suo vagabondare ha incontrato Koris. E, come un animaletto senza padrone, ha iniziato a seguirla a casa.
Koris, avendo un background da bestiola dottoranda abbandonata, è particolarmente sensibile al fenomeno e reagisce come una dodicenne qualsiasi:
“Era tanto triste, tutto solo… possiamo tenerlo?”
“Se vuoi tenerlo te ne occupi tu. Guarda che un dottorando è un impegno, non è un giocattolo”
“Non c’è problema! Penserò a tutto io!”
Solo che fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Un mare di stupidaggini che faceva anche Koris quando era PhD-Koris, ma di cui si è ovviamente dimenticata con la vecchiaia.
Mercoledì pomeriggio Santuzzo si è presentato in ufficio pigolando.
“Ti ho mandato una mail, perché c’è un picco che non dovrebbe esserci?”
Koris era in tutt’altre faccende affaccendata, la mail era stata mandata cinque nanosecondi prima, nessuno l’aveva vista e Koris non aveva la minima idea di che razza di picco si stesse parlando. Per un attimo ha pensato che era così occupata che poteva rispondere come Roy Batty il Replicante quattro anni fa. Ovvero, a scelta: “sparisci, ho da fare” oppure “non è un mio problema”. Ma il Koris-cuore, benché stantio, non è di ghiaccio e tanto meno di circuiti stampati. E poi non si risponde male a un dottorando abbandonato.
Koris ha quindi mollato quello che stava facendo per guardare il grafico in allegato alla mail. C’era in effetti una gobba dove non avrebbe dovuto esserci.
“Ci sarà un errore da qualche parte”
“Sì, ma dove?!”
“In che senso dove?”
“Nelle tue simulazioni o nel mio modello?”
A questo punto Koris si immagina un mini-Bazilla, con barba e corna, che si arrampica sulla Koris-spalla e si mette a saltellare dimenando un forcone.
“Al DAMS! Gli studenti sono approssimativi e si sbagliano sempre! Digli di andare a rincontrollare i suoi conti. O cominci a amputare qualche arto…”
(Nota di colore: si mormorava nei corridoi dell’università di Boulogne che invece Bazilla come relatore fosse un adorabile buontempone, diversissimo dall’iracondo professore che si mostrava in aula)
Tuttavia l’approccio Bazilla funzionava bene quando Koris insegnava. Koris è anche eminentemente affetta dalla sindrome dell’impostore a un livello piuttosto acuto. Koris non se l’è sentita di dire a Santuzzo che era colpa sua.
“Facciamo che rivediamo entrambi tutto e ne parliamo”
Koris ha passato il resto della serata oppressa dal dubbio esistenziale, chiedendosi se si stesse dimenticando parti essenziali della Bethe-Bloch, che in fondo l’esame della Salamella chi minchia se lo ricorda più, che sono troppo vecchia per queste cose. Da lì a naufragare in un mare di inadeguatezza fisica, il passo è stato breve. Ripetere in loop per tutta la notte “i Maiores me lo dicevano che dovevo fare lettere e non fisica”, prego.
Stamttina Santuzzo manda una mail a un’ora in cui solo un dottorato in preda a crisi mistiche può vegliare.
“Avevo fatto un errore in un integrale! Ecco il grafico corretto”
Il grafico corretto aveva dei marker a fiorellini. Se Koris avesse inviato al Replicante un grafico del genere, le andava bene se rispondeva come il sergente maggiore Hartmann. Il mini-Bazilla sulla spalla ha pungolato Koris con il forcone.
“Allora, signorinah, la vogliamo smettere di pistolare coi sensi di colpa? Sono gli studenti che sbagliano. SEMPRE!”
Nel mentre Santuzzo, da cucciolo felice, si è precipitato di nuovo in ufficio da Koris dicendo “facciamo altre millemilioni di simulazioni! Facciamo tutto!”. Koris ha dovuto ridimensionare i suoi sogni di gloria accademica in nome del tempo di calcolo a disposizione. Santuzzo nel mentre si è fatto rassicurare sul “ma secondo te ce la faccio a discutere fra un anno? Ma secondo te mi accettano l’articolo? Ma secondo te il mio relatore mi odia?”. Perché se quattro anni fa ci fosse stato qualcuno a rassicurare PhD-Koris nell’abbandono estivo, forse la storia sarebbe andata diversamente.
Comunque, forse Koris non è emotivamente pronta ad essere assunta nell’aurea sfera dei relatori. Almeno finché non imparerà a dare retta al mini-Bazilla. Ma fra cinque giorni Koris parte, non senza aver instradato Santuzzo su cosa fare durante la sua assenza. Perché in sé il dottorando non è cattivo: il bastardo sei tu che lo abbandoni!

P.S. Post dedicato a Celia, a Sangue di Porco e a tutte le (ormai ex) dottorande-Pokémon che si sono aggirate da queste parti. E anche all’Orso che c’è dentro fino al collo.

P.P.S. Nessun dottorando è stato maltrattato per la stesura di questo post.

Disavventure a motore e nostalgia pedalante

Questo post potrebbe trasformarsi molto velocemente in un elogio della compianta Gemini. Per chiunque non seguisse il blog dalla notte dei tempi (di Splinder), Gemini è il mezzo di trasporto che ancor di più della Ya(xa)ris occupa il Koris-cuore. Gemini non ha mai avuto problemi di parcheggio o di imbottigliamento nel traffico. Gemini era eco-friendly, zero emissioni e palestra incorporata. Gemini andava anche sulla neve senza catene, con una certa dose di spregiudicatezza. La riparazione più costosa di Gemini fu quando saltò il mozzo della ruota e furono 30 euri, il resto era quasi tutto Koris-fattibile. Gemini ha resistito a qualunque tentativo di furto con scasso, anche senza il deterrente della zozzura perenne. Gemini aveva 50 anni sani sani e non li dimostrava (e valeva molto di più di quando sembrasse a prima vista). Gemini suscitava fischi d’ammirazione in tutti i meccanici a cui veniva presentata. Gemini non aveva bisogno di benzina o di diesel, solo di gambe adeguatamente polpacciute.

gemini

Gemini è stata per cinque lunghi anni la bici bolognese di Koris.

Koris si sposterebbe ancora solo ed esclusivamente tramite Gemini, solo che 70 km in bici la mattina potrebbero essere lunghetti, per di più con dislivello (la grande pecca di Gemini è l’assenza del cambio, cosa che se a Boulogne non si notava, a Marseille potrebbe essere fatale).
Tuttavia, quello che è successo ieri non sarebbe mai accaduto se Koris non avesse avuto la malaugurata idea di tuffarsi nel mondo dei motori.
Christine, aka la macchina di funzione maledetta, doveva fare una sorta di collaudo imprescindibile perché vuolsi così colà dove puote ciò che si vuole e più non dimandare. Fortuna ha voluto che il concessionario convenzionato fosse a uno sputo a palombella da casa Koris.
Fortuna a quel punto si è fermata lì.
Nota: un paio di settimane fa, Koris ha avuto la malaugurata idea di non vedere un pezzo di ferraglia ad altezza ruote entrando in un parcheggio, e la ferraglia ha palesato la sua presenza con uno schriiiiiiiik sulla portiera di Christine. Da allora Koris si ripete un rosario di “con Gemini non sarebbe mai accaduto, Crash Pandicoot (aka la Panda vecchio stile bianca modello SIP) avrebbe estirpato la ferraglia e sulla Ya(xa)ris ce ne saremmo fregati”. Essendo Christine fatta di alluminio e pastafrolla pare invece che abbia avuto una collisione con un asteroide.
Koris ha parcheggiato lunedì sera la vulnerata Christine nel parcheggio sotto casa sua in un posto corretto, umano, lontano da ferraglie di sorta. Il piano era “tirare fuori la macchina ore 7:30, mollarla al concessionario ore 7:45, tornare a casa ore 8:00, ritirare macchina ore 14:00, tornare a lavorare a casa come se non ci fosse un domani”.
E invece, plotwist.
Alle ore sette e mezza una macchina si era parcheggiata a un metro e mezzo dal culo di Christine. Quanto basta per creare un corridoio per altre macchine, non abbastanza per permettere a Christine di uscire. Almeno, non a una Koris imbranata con stress post-traumatico da ferraglia, ovvero “se non ho la Piazza Rossa moscovita a disposizione, non mi azzardo a fare manovra”. Koris è andata in lacrime a richiamare ‘thieu, che sì, è una self-rescuting princess ma se è il principe a tirare fuori la macchina è meglio. C’è da dire che è stato un lavoro di squadra che ha necessitato venti minuti di avanti-indietro con precisione chirurgica. In tutto ciò, una tipa parcheggiata nel vialetto dietro voleva uscire. Liberata Christine, la tipa si è accostata a Koris.
“Per colpa sua mi fa arrivare tardi al lavoro!”
“Mi scusi, ma sa, io sta macchina dovevo tirarla fuori, se c’era un intelligentone che me la chiusa io non ne posso niente…”
“Ma no! Quella è la macchina di un condomino, la parcheggia sempre lì. Se dà fastidio basta citofonargli e se lei non lo sa è colpa sua!”
Eccerto. La famosa sosta ingombrante ma non se conosci il condomino. Koris augura ad entrambi un’estate piena di eritema solare sulle chiappe, nel mentre si ripete che se avesse avuto Gemini l’avrebbe semplicemete sollevata e spostata. Gemini aveva il vantaggio di avere un telaio leggerissimo forgiato da fabbri elfici.
In ritardo abissale, Koris ha portato la macchina al concessionario. Ci sarebbe da fare una dissertazione sul tempo che si può perdere da un concessionario, ma soprassediamo. Un impiegato prende Christine e la guarda.
“Lo sa che hai dei pneumatici così lisci che ci può correre in formula 1?”
“Me n’ero accorta, ma il CCC nel darmi la macchina mi ha detto che non era un problema”
“E invece è un problema sì! La macchina è a trazione anteriore, con questi pneumatici non si va da nessuna parte. Però l’usura era già precedente, non può averla fatta lei in soli tre mesi”
Koris l’unica trazione che conosce è quella a pedali. Koris, in fatto di macchine, è lo stereotipo femminile perfetto.
“Cambiamo le gomme, allora”
“C’è un problema: non sono comprese nel prezzo, deve anticipare lei i soldi e poi vede se la sua azienda glieli rimborsa. Ma la avverto, coi pneumatici così rischia di ammazzarsi”
“Quanto sarebbe?”
“250 euri”
Koris scaccia con nostalgia il ricordo dei copertoni comprati alla Coop e montati con Bryda sotto il portico del Collegio.
“Va bene, facciamolo, me la vedo col CCC”
Koris torna a casa, si attacca al pc, gestisce tutte le crisi del caso, si fa fuori un pacco di grissini al mais perché ha capito che tanto mangiare sano è accessorio (e tanto non c’è tempo di prepararsi il pranzo).
In un punto indeterminato della tarda mattinata, suona il telefono. È il concessionario.
“Senta, è passato il perito dell’assicurazione per il danno, dice che si fa riparare subito, abbiamo già ordinato i pezzi”
“Grazie per aver chiesto il mio parere, eh”
“Quindi ce la teniamo fino a venerdì, in attesa dei pezzi. Se vuole alle 14 può passare a ritirare la macchina di cortesia, ma avrà solo due posti”
“Che macchina sarebbe, per informazione?”
“Un simil-furgoncino”
Visioni di Koris alla guida di autoarticolato in stile trasporto eccezionale per imbranati cronici. Non è cosa. Non saranno Gemini, ma Fiestina e Ya(xa)ris uber alles.
“Molto gentile da parte sua, ma credo che andrò con mezzi propri fino a venerdì”
“Come preferisce lei”
“Solo una curiosità, ma alla fine chi vi paga il danno?”
“Ah, il tipo dell’assicurazione non ha lasciato detto niente. Faccia così, venga venerdì sera col libretto di assegni, in questo modo in caso paga tutto lei e poi si fa rimborsare”
Koris capisce che sarà cosa buona evitare di guardare l’estratto conto per i prossimi tre mesi, onde evitare di sconfortare la genetica ligure. Ti ricordi quando ti dissero “per i freni di Gemini sono 25 euri”? Ecco, sarà molto molto molto peggio.
E niente, lo sappiamo che per lavorare coi Neutroni Porcelloni Christine è un male necessario. Ma si stava meglio quando si andava a pedali.

Sempre lì

Koris ne è sempre stata più o meno cosciente. O meglio, lo ha sempre saputo che non se n’era andato. Almeno, non si era lasciato archiviare come vita vissuta. Aspettava nascosto, allungano la sua ombra negli angoli bui, in attesa.
Oggi è spuntato fuori a sghignazzare. E anche questo Koris se lo aspettava.
Il Replicante, Roy Batty, il Koris-relatore di dottorato, fisicamente è rimasto a Luminy. Ma una parte del suo spirito abita in pianta stabile nel cervello di Koris, a futura memoria di tutto ciò che accadde nel 2013. Assieme allo spettro delle bietole bollite, ma questo è il Sonno della Ragione e ne abbiamo già parlato.
E oggi il Replicante è uscito in grande spolvero appena sono state pronunciate le parole “c’è molto lavoro da fare”, “capita che la gente lavori il sabato se c’è una scadenza”, “bisogna essere propositivi e avere spirito critico”.
Roy Batty, con gli occhi pallidi e i capelli stinti, se la ghignava col suo muso alsaziano.
“Bentornata in tutto quello che credevi di esserti lasciata alle spalle anni fa. Te le ricordi le mail alle sei del mattino di sabato, sì? E i cazziatoni perché la domenica sera non eri in laboratorio anche? E poi, te lo ricordi che sei svogliata, che manchi di spirito critico, che non ti impegni? Ah, qualora tu te lo stia domandando, sei già in ritardo. E qualunque cosa tu faccia non sarà mai abbastanza”
Koris ha cercato di ignorarlo e ripetersi i mantra che si era già preparata. Se va male, è solo una parentesi di un anno. Questa volta ci si gioca il futuro solo se va bene. In caso di catastrofe, hai sempre il contratto coi Copromorfi. Spesso basta solo essere organizzati e tu, grazie all’Amperodattilo, lo sei. Questa volta posso porre dei paletti. Andrà tutto bene. Non sono più la dottoranda sfigata lavoraschiavalavora. Andrà tutto bene.
Lo spettro portatile del Replicante la ha guardata sardonico. Lo stesso sguardo del “non duri un mese”. Poi Koris si è messa a lavoricchiare dopo le spiegazioni e con qualche idea buttata sulla carta Roy Batty si è zittito.
Almeno, per ora.
Più che imparare ad organizzarsi, Koris dovrà apprendere a tacitare quell’ombra malefica che dopo quasi quattro anni ancora non se ne vuole andare. A prendere iniziative senza temere la rappresaglia del “io non avevo detto questo”. A farsi le sue ragioni, con giudizio e senza accidia, per evitare di farsi mettere i piedi in testa.
Il gruppo dei neutroni porcelloni sembra umano, per ora. Grondante cose da fare, a tratti disorganizzato, ma umano. Koris, ricordati che anche Roy Batty sembrava umano, invece era un Replicante.
Ma ora, soprattutto, Koris deve stare tranquilla. Che tanto quella merda radioattiva che rimbalza ovunque e spakka tutto ti piace, Koris. Inutile che fai finta di no.

Scuole di un altro secolo

Koris ha fatto le elementari negli anni ’90, che detto così pare di parlare di un altro millennio… no, fermi tutti, era un altro millennio.
All’epoca Koris non era edotta di eventuali polemiche sull’insegnamento agli infanti, se esistevano. Fatto che se tale scuola fosse trapiantata oggi, nel XXI secolo, probabilmente sarebbe linciata su Facebook, Twitter, i quotidiani locali e probabilmente anche un paio di trafiletti in quotidiani nazionali. Per dire, si portava ancora il grembiule. Nero. Obbligatorio per tutti, maschi e femmine. Una generazione di fashion blogger uccisa sul nascere.
Il maestro B., che in prima elementare li accolse con “Non dovete dirmi ciao maestro, dovete dire buongiorno signor maestro, non siamo amici del cuore”, non disdegnava urlare contro chiunque osasse anche solo muovere un dito durante le lezioni di matematica e scienze. In classe ne fece piangere più d’uno con rimproveri e note, perché nel banco si sta composti, non ci si alza durante la lezione, si sta in silenzio e si segue. Al giorno d’oggi gli direbbero che i bambini hanno bisogno di giocare, di sentirsi liberi e se gli si urla contro si generano traumi infantili insanabili, fior fiore di psicologi docent. Ciò detto, il maestro B. era un ottimo botanico e Koris ricorda pomeriggi di autunno a raccogliere foglie e piante per disegnare un erbario, ma non l’erbario basic “la margherita è gialla”, qualcosa con nomi scientifici, nomi dialettali, eventuali usi, stagioni… l’aula del maestro B. era piena di piante fatte crescere dagli scolari (fra cui l’acero di Koris, germogliato in un vasetto di yogurt) coi semi raccolti nei giardini. Non da agricoltura biologica, certo.
Il maestro B. insegnava anche musica e la prima canzone che insegnò alla classe fu “Bella ciao”. Oggi guadagnerebbe immediatamente un bollino di “comunista” su Facebook. Ma insegnava anche canti in dialetto ligure (“Leghista!”), per non parlare di una sorta di progetto in quarta elementare in cui raccolsero canzoni di tutti i dialetti d’Italia. Per non parlare delle canzoni della Prima Guerra Mondiale, che nelle orecchie di poveri infanti di dieci provocherebbero turbe senza fine.
La maestra F., che era la preferita di Koris probabilmente perché insegnava storia, predicava la necessità dell’imparare a memoria, perché la memoria è utile. Non nel XXI secolo, ora c’è Wikipedia, quindi perché mai saper collocare temporalmente gli eventi del medioevo? O perché imparare a menadito le province della Lombardia? Tarpa la fantasia dei pargoli, li costringe troppo tempo sui libri.
La maestra C. insegnava italiano nei primi anni delle elementari e se Koris ha una grafia più o meno leggibile, lo deve a lei (e anche all’Amperodattilo che davanti ai compiti mal fatti urlava “Zampe di gallina, nient’altro che zampe di gallina!” e strappava la pagina). Fu quella che anziché cercare il disagio profondo che portava Koris a scrivere da destra verso sinistra, disse semplicemente “Un giorno le passerà”.
Della maestra V. che prese il posto della maestra C. si è già ampiamente parlato. Più che una maestra, un generale prussiano. In questo XXI secolo non ci sarebbe più posto per lei. I compitini di grammatica a sorpresa scatenerebbero una levata di scudi in nome del panico in cui i poveri bambini sarebbero costretti a vivere ogni giorno. Le poesie imparate a memoria sarebbero aberrate da legioni di genitori scandalizzati. Le punizioni a base di “coniugare N volte il tale verbo in tutti i modi, forme desuete comprese” le varrebbero una citazione per crimini contro l’infanzia. Il divieto a tenere sul banco nulla più della penna, del foglio ed eventualmente del libro sarebbe visto come una sorta di regime 41 bis da quinta elementare. Le letture in classe, fra cui brani da “Le mie prigioni”, potrebbero infliggere incubi agli impuberi fino all’età adulta.
Ad essere onesti i metodi della maestra V. erano effettivamente osteggiati da una parte dei genitori, ma la maestra andava avanti lo stesso. “Sono decenni che faccio questo lavoro, non saranno i genitori ad insegnarmelo”, diceva.
E insomma, Koris è sopravvissuta lo stesso. Anche piuttosto bene, senza sentirsi particolarmente turbata, facendo i compiti tutti i giorni (ogni tanto sbuffando) senza che ciò le impedisse di giocare, senza sognarsi la gamba amputata di Maroncelli tutte le notti, senza diventare anarco-insurrezionalista o leghista. Forse giusto un po’ più autonoma e con un certo senso del dovere di un pargolo sempre giustificato e cresciuto nella bambagia.
Non era una scuola così terribile. Peccato che oggi non sarebbe più possibile.

Nota: mentre scriveva questo post, Koris si è sentita come l’Amperodattilo quando raccontava dei suoi tempi andati. I trent’anni incombono e la vecchiaia con essi.

Ops, I did it again (and again)

Ante-antefatto: al liceo Koris era un’abbastanza accanita giocatrice di Play-Station, per lo più perché, una volta comprata la consolle, la storia finiva più o meno lì, i giochi non chiedevano folli schede grafiche che Koris non ha mai posseduto (vabbè, un giorno arrivò la Play2, ma sono dettagli). La sua carriera terminò nel 2005 circa, quando lasciò Merdopoli per Boulogne. Lì un manipolo di collegiali dipendenti propose di comprare una Play-Station comune, ma il malvagio rappresentante Bailorg disse che era fuori discussione. “Se compriamo una Play-Station, qui c’è gente che non si laureerà mai più” disse e la questione fu chiusa.
Antefatto: nel settembre 2008 una Koris totalmente allo scazzo per essere stata bocciata a microelettronica, dovendo così ritardare la laurea di sei mesi, riuscì per caso a far funzionare l’emulatore Play-Statio per Mac Os X. Grosso errore. Il secondo grosso errore fu dirlo a Junior che, in circa 8 nanosecondi dall’annuncio “il robo funziona”, aveva già organizzato una di Final Fantasy Tactics. Si aggiunse dopo pochissimo tempo anche il Mathematicus (non prima di aver commentato “questo gioco fa schifo!”), che ne divenne dipendente. Il terzetto era arrivato quasi a finire il gioco. Poi boh. Poi Koris fece l’errore (a tutto tondo) di mettersi col Senzaddio e prese a passare le sue serate su ICQ. Final Fantasy Tactics finì dimenticato nell’hardisk di Trillian, ad oggi fuso.
Finita la parentesi emulazione, Koris pensava di aver chiuso coi videogiochi. Una meteora Warcraft II andò in onda col SonnoDellaRagione per un paio di settimane, ma come ogni cosa vagamente divertente legata al SonnoDellaRagione non era destinata a durare e doveva essere espiata con dolore.
Pareva che la storia fosse giunta veramente al termine.
E invece.
Koris aveva installato su Blatto anche l’emulatore PCSX, finito nel mucchio dei software del “non si può mai sapere”. Solo che la configurazione di base non funzionava e Koris non aveva voglia di sbattersi. Poi cazzo ti metti a giocare alla Play-Station nel 2016 a trent’anni?
L’altra sera, in un momento di poco acume, Koris cipollava con impostazioni assortire. Quando Koris è in momenti di poco acume, possono succedere le peggio cose.
Per esempio, PCSX si è avviato. Col logo vintage della Play-Statio.
Koris è rimasta a fissarlo per cinque minuti buoni, senza osare toccare la tastiera di Blatto. Qualunque mossa sarebbe stata azzardata.
PCSX potrebbe ripiombare nel suo oblio per i prossimi otto anni. Oppure… beh, oppure… una iso di un gioco si trova pure. Poi però glielo spiegate voi ai Capi che no, Koris non può venire al lavoro perché le servono sedici livelli da knight, sette da monk e cinque da summonner…

PCSX

Perché per funzionare, funziona benissimo!

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